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una vita non basta

Just hang on and suffer well

Goodnight lovers

Puoi prenderti il tuo tempo
Aspetterò in fila
Non devi nemmeno darmi
L’ora

Quando sei nato per amare
Sei nato per soffrire
Come tutte le sorelle di spirito
E  i fratelli di spirito

Goodnight lovers – Depeche Mode

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Un amore da un’altro mondo

1Q84 – H. Murakami

● ● ● ○ ○

20/11/2017-29/01/2018   new

Cartaceo – pagine 1157

Rimango sempre convinto del fatto che l’amore più bello sia quello non consumato, semplicemente per il fatto che lo abbiamo sofferto, lo abbiamo sognato, ma soprattutto lo abbiamo idealizzato. Altro punto a suo favore è che non potrà mai deluderci, perché non lo abbiamo vissuto e quindi non è stato soggetto agli scontri e alle normali incomprensioni della vita di tutti i giorni. E’ per questo che tutti ne abbiamo uno, o più di uno, a cui ci capita a volte di ripensare… che so, una vecchia amica o una compagna di scuola, quest’ultima è un classico  poi. E’ questo il sentimento, elevato ai massimi livelli, su cui si fonda questo romanzo, l’amore tra due compagni di scuola. Due ragazzi con una storia familiare simile, difficile per entrambi,  uniti per sempre da una sfuggente stretta di mano, l’unica interazione mai avuta. Uniti per sempre ma solo nei ricordi, e chissà se il sogno di incontrarsi si realizzerà in un altro mondo, l’1Q84, uguale in tutto al nostro se non per la presenza di ben due lune, una, quella che noi conosciamo e che siamo abituati a vedere, l’altra più piccola, un po’ deforme, verde. Tutto per colpa di un libro, un bestseller la cui pubblicazione mette in moto strani, misteriosi e pericolosi scenari che uniscono tutti i protagonisti di questo romanzo e intrecciano le loro vite che improvvisamente acquistano interesse, avventura e brivido. Ovviamente il tutto orchestrato dalle sapienti mani del maestro Murakami che come sempre  più che scrivere sembra dipingere facendoci vivere dentro un sogno. Questa volta però, forse per la lunghezza, forse per colpa mia, ho avvertito un po’ di stanchezza in alcuni passaggi, forse con cento pagine in meno il lavoro sarebbe stato più fluido, ma in quel caso avrei dovuto dare 5 stelle, voto pieno.

 

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Il party

Io qui non ci volevo venire! Mi pesava proprio! Non volevo lasciare i miei affetti, le mie cose.

La mia voglia di tornare a casa  è poi cresciuta col tempo nei primi mesi fino a che click!  qualcuno ha azionato l’interruttore giusto e sconvolto i miei processi mentali. Ora non voglio più andarmene, o meglio,  non in tempi  ravvicinati.

L’interruttore lo hanno spinto in tanti: la vivibilità della città, l’atmosfera lavorativa, l’esperienza di vita che mi porta a godere in pieno di tantissime situazioni, ma soprattutto gli amici, in fondo siamo un gruppetto di colleghi che per simpatia, affinità mentali e di condizioni si sono avvicinati tanto.

Questo appena trascorso è stato IL WEEKEND,  quello del party aziendale. Lo aspettavamo da mesi e devo dire che  nonostante le aspettative fossero alte il riscontro è stato dello stesso livello, e voi sapete che molto spesso succede il contrario.

Ingresso in lista, un locale tutto per noi, il cibo (scarso per la verità), l’alcol (a fiumi), il manager europeo che apre le danze con un discorso molto easy e friendly e poi le riapre, ma per davvero, dando vita al delirio generale in pista. La compagnia giusta in più di 500 persone, il mio grandissimo team, il migliore (anche per i risultati lavorativi), i brindisi, le risate, tante, gli abbracci, il sostegno a chi non si regge più in piedi, le foto buffe, le dignità perse, le parrucche bionde, dirty dancing, le urla, i ritiri…. Una serata memorabile, non ne ricordo una più bella al momento ma di sicuro è stata una di quelle che non puoi dimenticare, mai.

Poi il dopo serata, anzi nottata, a casa di una collega  a mangiare frise (specialità pugliesi che non conoscevo),  ritornare a casa con uber, dormire qualche ora e ritrovarsi tutti a pranzare (fare merenda) in un locale,  tornare a casa della collega e buttarsi sul letto, farsi foto strane a vicenda e inviarle nel nostro gruppo messenger  a beneficio di chi sta ancora riposando. Poi la domenica con Ale tra pranzo, caffè e pancake in un locale tipo Central Perk, libri non trovati e soprattutto unicorni.

Durante la festa, venerdì sera, Francesco, prossimo rientrante in Italia, nel marasma generale mi ha abbracciato più volte sbiascicando sempre le stesse parole di autocommiserazione, quasi piangendo: “mi dispiace troppo lasciarvi”.

Descrive tutto.

Neanche io al momento ce la potrei fare.

 

1922

Ultimamente mi sto dedicando ai film, soprattutto alle tante nuove uscite che portano su pellicola i romanzi di Stephen King. Non potevo quindi lasciarmi scappare questo  tratto da uno dei quattro  racconti contenuti in una bellissima opera  del re,  Notte buia, niente stelle e prodotto e distribuito da Netflix. Tutti e quattro trattano tra l’altro lo stesso argomento di fondo,  ovvero la violenza sulle donne.

Mettiamola così, io odio i topi. Non è che proprio li odi, ne ho una paura viscerale, mi basta vederne uno per saltare sulla sedia e gridare come una bambina. Ognuno ha le sue fobie, vorrete mica biasimarmi? Ebbene, in questo film di topi ce ne sono a bizzeffe, più di quanto io potessi sopportare, non per questo però ho interrotto la visione. Il film è davvero bello, e nonostante i topi e alcune scene davvero disgustose, ti tiene incollato allo schermo. Magari qualche volta ti ritrovi a guardare attraverso le dita delle mani  portate istintivamente sul viso per proteggere gli occhi, ma che thriller sarebbe poi  senza?

Che poi non è neanche un thriller, niente di più lontano dal genere splatter,  è la semplice storia di un omicidio, di un contadino che irritato da alcune importanti decisioni prese dalla moglie coinvolge il figlio nel suo assassinio. Da quel momento niente sarà più lo stesso per loro e tante saranno le sventure che li perseguiteranno.

La dimensione è quella della campagna, degli inizi del 900, di duro lavoro sui campi, di vecchi ideali e dei nuovi che vengono ancora guardati con sospetto e nausea, la città…posto per effeminati, per gente viziosa. E’ uno scontro di ideali e di vecchie culture, per il femminismo ci sarebbero voluti almeno altri 40 anni.

Un bel film, da vedere e da consigliare, topi a parte.

Trama

Un contadino coinvolge il figlio nell’assassinio della moglie pur di non vendere un prezioso appezzamento di terra da lei ereditato. Da quel momento saranno perseguitati dalla sventura.

Durata: 101 min

Voto:  ● ● ● ○ ○  il pesante fardello  dei propri peccati

1922-poster

Songs of your life TAG

Cattura - Copia

“Abbiamo imparato più da un disco di tre minuti che da tutto quello che ci hanno trasmesso a scuola”  Bruce Springsteen

“La musica fa sognare, volare, capire. La musica dà la forza di reagire. La musica fa viaggiare senza partire.”  Litfiba

Era da tanto che volevo creare un TAG musicale tutto mio. Io amo la musica, l’ascolto di continuo, aprendomi a (quasi) tutti i generi. La studio, la scopro, e potrei benissimo gareggiare a Sarabanda, non sfigurerei.

La musica è una componente importante nella nostra vita, scandisce tutti i momenti, quelli belli e quelli brutti, e basta solo qualche nota a farci tornare in mente ricordi  che sembravano perduti per sempre. Ci rilassa, ci diverte, ci esalta, ci unisce, ci fa sognare, ci fa capire, ci ricorda,  ci dà coraggio, ci commuove.

Ho selezionato 15 domande a cui rispondere, potevano essere centinaia, ne ho scelte 15, se riscuoterà lo stesso successo del mio vecchio TAG sui viaggi magari penserò ad una seconda edizione.

Iniziamo con le regole:

  • Cita il creatore del post, ovvero me, Neogrigio;
  • Inserisci l’immagine ufficiale del post;
  • Rispondi alle 15 domande;
  • Nomina 10 blogger più il sottoscritto che è tanto curioso di leggere le vostre risposte.

Pronti?

Via alle domande.

  1. La tua canzone preferita?

E’ quasi impossibile rispondere. Penso sia un testa a testa tra Futura di Dalla e Amsterdam dei Diaframma feat. Litfiba, con una leggera prevalenza per quest’ultima. Ci sarebbe pure Getting even dei White Lies che mi fa alquanto impazzire…

  1. Il tuo cantante/gruppo preferito?

Storicamente i Litfiba, di cui ho tutti i cd, quasi tutti i libri, e che ho sempre ascoltato, amato e tenuto come riferimento.

  1. Il tuo musicista preferito?

Adoro il suono del basso, quindi direi proprio Simon Gallup il cui suono nelle canzoni dei Cure ha caratterizzato in maniera indelebile gli anni 80 e 90.

  1. Il vostro cd preferito (no raccolte, live o greatest hits)?

Tempo fa feci un TAG sui 10 album più belli. Ancora oggi ho dei pesi sulla coscienza per le risposte date, non perché mi sono pentito delle scelte ma perché ho lasciato fuori troppi album, troppi artisti, Negrita e Litfiba in primis, o il mitico Siberia dei Diaframma, disco cult. Adesso che ne devo scegliere uno direi proprio Anima Latina di Battisti. Un album avanti anni luce rispetto al suo tempo e per questo allora non capito, un album memorabile da un punto di vista musicale. Anche Dalla  dell’altro grande Lucio, è un disco grandioso.

  1. Potessi fare un duetto in un live, con chi lo faresti? E con quale canzone?

Ho sempre sognato di stare in un palco con Fiumani e Pelù e urlare in coro di quel giorno ferito che impazziva di luce, Amsterdam of course.

  1. Concerti: l’ultimo visto? Quello che vorresti vedere? Quello più bello? E quello più brutto?

Di concerti ne ho visti davvero tanti. L’ultimo, sicuramente uno dei più belli, è stato quello dei Depeche Mode dello scorso giugno…una scaletta fantastica con un finale epico, tutto molto rock. E’ impossibile per me sceglierne uno: Depeche Mode, Cure, Litfiba, Bersani…ho vissuto sempre grandi emozioni e ho bellissimi ricordi di quasi tutti. Pochi sono i crucci da togliermi ancora, il più grande è sicuramente Roger Waters. Sul concerto più brutto invece non ho dubbi, quello di Grignani di un paio di estati fa, non si reggeva in piedi, non stava a tempo, scambiava canzoni e sembrava averci dato davvero dentro prima di iniziare.

  1. Il tuo più vecchio ricordo musicale?

Potevo avere 3-4 anni, mentre la mia mente vagava fantasticando su quegli strani disegni all’interno della copertina del vinile mio padre metteva su l’lp, abbassava la testina e partiva In the flash? Prima canzone di The Wall  dei Pink Floyd. Brividi.

  1. Chi fareste tornare in vita per godere ancora della sua musica? Mercury, Jackson, Strummer, Battisti, Dalla, Cobain, De Andrè?

Direi Battisti, giusto per far risollevare un po’ la qualità della musica italiana ormai veramente pessima, più che pessima, direi abominevole.

  1. Dance anni 70, 80 o 90?

90, l’epoca d’oro, con Gigi D’Agostino sugli scudi

  1. La canzone che vorreste fosse suonata al vostro matrimonio?

High dei Cure. O The loudest sound, sempre loro, fa lo stesso.

  1. Cd, mp3, Spotify o vinile?

Avendone la possibilità andrei di vinile, senza minima ombra di dubbio.

  1. Che ne pensi della discografia musicale italiana degli ultimi 5 anni?

I talent, soprattutto Amici,  hanno messo la pietra tombale sulla musica italiana. Tra i pochi gruppi che si salvano degli ultimi 10-15 anni i migliori sono senza minima ombra di dubbio i Baustelle.

  1. Qual è l’ultimo cd che hai acquistato?

L’amore e la violenza dei Baustelle. Meraviglioso.

  1. C’è una canzone che associ ad un bel ricordo? (indica canzone e ricordo)

Fotoromanza  della Nannini, ho ancora negli occhi, nelle orecchie e nel cuore mia nonna, la cantava di continuo quando ero piccolo.

  1. Canzone e cd del momento

Come canzone direi proprio Island in the sun dei Weezer. Come cd invece uno scoperto in questi giorni e consigliato dal mio collega Giacomo: Surfer Rosa dei Pixies, con la bellissima Were is my mind, anche se negli ultimi due mesi ho ascoltato tantissimo Io, tu, noi, tutti di Battisti.

Nomino:

Judith

Fulvialuna

Kikkakonekka

Pensieri loquaci

Pennilein

Deby  fallo questo 🙂 !

Vittorio

Cazzeggio da Tiffany

Il mondo delle parole

Caduta fuori dal tempo

Frantumi

Non sono più sicuro
Di cosa sto cercando
So solo
Che sono più difficile da consolare
Non capisco chi sto cercando di essere
Invece di me (stesso)
Ma la chiave (di tutto)
È una questione di (auto-)controllo

A pain that I’m used to – Depeche Mode

 

Domande di percorso

E poi con quello che succede
In una vita come questa
Non è che ti puoi chiedere
Se sia la strada giusta
Ad ogni angolo, ogni semaforo che c’è

Ma che discorsi – D. Silvestri

Brain storming

Divano.

Cuffie.

Occhi chiusi.

Pensieri in libera circolazione.

Bran Van 3000, Drinking in L.A.

Sull’amicizia

Ieri sera ho per la prima volta provato l’esperienza di andare al cinema qui in Polonia. Spinti da Alessia ci siamo accodati in due, io ed il sempre presente Domenico, l’uomo che non conosce la parola “no”. Il film, scelto da Alessia, era The Place, l’ultimo di Genovese, ovviamente proiettato in italiano (sennò che ci andavo a fare?) con i sottotitoli in polacco. Film bello ma pesantuccio tanto che Alessia si è pure addormentata per un pò. A me comunque è piaciuto, penso che sia un film che offre notevoli spunti di riflessione secondo la sensibilità dello spettatore,  certo, non convince pienamente visto la staticità dell’azione che per l’intera durata del film è incentrata in un tavolo di un bar.

La serata è continuata in una famosa birreria del centro, dove, riparandoci da un freddo veramente intenso, dopo aver impiegato venti minuti per trovare un posto a sedere e scegliere una birra tra le tantissime, abbiamo passato un paio d’ore a parlare e a scherzare fino a che, un pò alticci, abbiamo deciso di ritornare a casa …. ma che ci avranno messo dentro quella birra? mah….una bellissima serata comunque.

Oggi invece sono stato protagonista di una vera e propria carrambata, ho rivisto infatti dopo quasi 10 anni il mitico Giuseppe, tecnico di Bari conosciuto in quel di Milwaukee. A lui ho sempre associato un’esperienza bellissima a tantissime risate. Aveva saputo che ero a Varsavia e mi ha chiamato per vederci essendo anche lui qui in vacanza con la compagna polacca ed il figlio di lei. Abbiamo passato mezza giornata insieme e sono stato davvero felice di questo. Ci siamo abbracciati come se fossimo stati grandi amici da una vita, abbiamo parlato, ricordato, riso, ha insistito per offrirmi colazione e pranzo, abbiamo passeggiato, ci siamo salutati e ci siamo riabbracciati promettendoci di risentirci presto.

A volte penso a come io abbia questa capacità di tenere strette a me le persone anche solo conoscendole per poco, come abbia la capacità di tenere i contatti o comunque di essere cercato e benvoluto da tutti, o quasi. Non so cosa sia, sarà una questione di sensibilità, di disponibilità, di correttezza nei rapporti umani, qualsiasi cosa sia ne sono davvero fiero.

Anche qui a Varsavia le cose stanno veramente migliorando, sono felice di aver fatto questa scelta, adesso ho tanti amici a cui mi sono legato davvero tanto, un sacco di cose da fare, di esperienze da condividere. Peccato non averlo fatto prima, è questo il mio più grande cruccio. Sono sicuro che qualsiasi cosa succederà domani non perderò neanche loro per strada.

 

 

The best of 2017

Nel selezionare gli articoli riepilogativi dell’anno appena trascorso ho notato subito una grandissima differenza rispetto ai precedenti ovvero una moltitudine di post molto personali. E’ per questo che ho deciso di usare questo The best of 2017 per segnare il passaggio da una vita all’altra, dalla mia deprimente condizione di lavoratore sfruttato, umiliato e non pagato  a quello di lavoratore all’estero finalmente quasi pienamente soddisfatto di sè.  Ovviamente al centro c’è il trasferimento a Varsavia, fonte di, in ordine cronologico, speranza, rassegnazione, ansia, aspirazione  e infine  felicità mista a incertezza. E’ stata dura sceglierne solo cinque, questo è il risultato, in ordine puramente cronologico:

Un raggio di Sole

il post che è forse il simbolo della fraterna amicizia che unisce ancora oggi me ed i miei vecchi colleghi.

Galleggio

un post che meglio degli altri descrive il deprimente periodo durato circa tre anni di lavoratore umiliato e non pagato, tre anni della mia vita quasi buttati al vento.

La pioggia e gli arrivi

Pillole dell’estate appena trascorsa.

Chiedimi se sono felice

Sfoghi e riflessioni prima della partenza per Varsavia

Integrazia

Tutta la bellezza della mia nuova vita.

 

La classifica dei primi 5 post più letti del mio blog (TAG esclusi) è invece:

1. Lunghi giorni e piacevoli notti

2. Perchè una vita non basta

3. New life

4. Letture 2017

5. Avanti così

Il mio Sanremo all’estero

Sarò brevissimo.

Avete visto l’ultimo film di Checco Zalone? Quo Vado? Si, sicuramente…l’hanno visto tutti. Per chi non lo avesse in mente il buon protagonista trovatosi per vari vicissitudini a vivere all’estero ricomincia ad avere nostalgia dell’Italia vedendo per caso in tv Sanremo.

Io l’altro ieri ne ho visto mezz’ora, in streaming, e reputo il risultato abominevole in tutto, nella conduzione e soprattutto nelle canzoni, ma si sa ormai,  la musica italiana è morta anni or sono ed i pochi rimasti degni di tale nome si tengono ben lontani dal gareggiare in questa vetrina (anche se Gazzè merita). Anche gli Elii mi hanno davvero sorpreso in negativo, era meglio non partecipare piuttosto che rovinare un così bel curriculum in questo modo.

Mi hanno detto di Fiorello…ma lui non fa testo, è un fuoriclasse, e una mezz’ora non può salvare un’intera karmesse settimanale. Sono sicuro che venerdì Pelù non tradirà, a quanto pare presenterà un omaggio a Battisti (ah, i grandi cantautori di una volta…), ma lo vedrò successivamente, in qualche video della sua sola esibizione.

Ecco, ritornando al discorso iniziale….a me Sanremo la nostalgia di casa non l’ha fatta venire affatto, anzi…

Strategie

Il sabato sera, le salite al paese in cui frequentavamo il liceo, le discussioni, i segreti, i migliori amici, le cotte, la macchina,  la musica durante il tragitto, questa:

 

Che bei tempi!

Varsavia, scatti. Vol.3

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L’orologio

Dovevo scrivere questo post tempo fa ma per vari motivi ho sempre rimandato. Poco male, rimedio ora. Uno dei momenti più belli dell’anno appena trascorso, durato pochi istanti e passato in sordina quasi per tutti, è stato per il mio compleanno, quando mio padre mi ha regalato l’orologio di mio nonno, di cui porto il nome, quello che indossava quotidianamente.

E’ stato come un piccolo passaggio di consegne e anche se ho tenuto, o almeno penso di aver tenuto, il mio solito aplomb, devo dire che mi sono molto emozionato.

Oggi l’orologio fa bella mostra di se nella mia stanza, esposto in un cofanetto da me messo su, un po’ come un trofeo. Ogni volta che lo guardo mi ricordo chi sono e da dove vengo.

Mio padre aveva un orologio 
Senza nessuna peculiarità
Eppure quando lo guardava mi sembrava che il mondo fosse più sicuro

L’orologio – D. Silvestri

Le cose che pensano

Era il 1986 e nasceva mia sorella. Io avevo quattro anni e non ho chissà quali ricordi di quel periodo.  Una cosa però la ricordo eccome! Era appena uscito Don Giovanni, il primo album del duo Battisti – Panella e mio padre ovviamente lo mandava in loop continuo quotidianamente finchè prese l’abitudine di cullare mia sorella sulle note di Le cose che pensano, la canzone di apertura dell’album. Diventò subito la ninna-nanna ufficiale.

Ancora oggi è una delle mie canzoni preferite.

In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
Sul bordo m’affacciai
d’abissi belli assai
Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai
M’estasiai, ti spensierai
m’estasiai, e si spostò
la tua testa estranea
che rotolò
Cadere la guardai
riflessa tra ghiacciai
sessanta volte che
cacciava fuori
la lingua e t’abbracciai
Di sangue m’inguaiai
Tu quindi come stai
Se è lecito che fai
in quell’attualità
che pare vera
Come stai, ti smemorai
ti stemperai e come sta
la straniera, lei come sta
Son le cose
che pensano ed hanno di te
sentimento, esse t’amano e non io
come assente rimpiangono te
Son le cose prolungano te
La vista l’angolai
di modo che tu mai
entrassi col viavai
di quando sei
dolcezza e liturgia
orgetta e leccornia
La prima volta che
ti vidi non guardai
da allora non t’amai
tu come stai (ah! come stai)
Rimpiangono te
son le cose, prolungano te
certe cose

Don Giovanni – Battisti

Work in progress

Ebbene si, ho iniziato a scrivere un racconto un pò più lungo di quelli a cui sono abituato, ed il bello è che non ne avevo neanche intenzione, così come è anche vero che non so neanche se avrò nel tempo la voglia e la capacità di completarlo.

Dopo la lunga storia di Marco e Lucia scritta con la nostra amica blogger Marta e portata avanti per circa un anno avevo promesso a me stesso che non mi sarei più cimentato in una cosa del genere, così lunga intendo,  e che mi sarei dilettato di tanto in tanto solo in qualche brevissimo racconto, ogni volta che avessi avuto un’idea decente e l’ispirazione e la voglia necessaria per buttarlo giù.

Tutto è iniziato qualche giorno fa a lavoro. Pronti a tornare a casa ci siamo messi a scherzare, più che altro a prendere in giro Alessia che aveva appena rischiato di dare una capocciata in uno spigolo. Pasquale e Daniele hanno iniziato a immaginare scenari orribili quanto divertenti che finivano con noi che nascondevamo a calci il corpo esanime della poverina  sotto il suo desk fino a quando i capoccia se ne fossero accorti per il cattivo odore dovuto alla decomposizione. Vi sembrerà di cattivo gusto uno scherzo del genere ma il tutto è avvenuto in un’atmosfera di grande ironia e divertimento, con tante risate di contorno, comprese quella della protagonista.

Quella stessa sera scoppia la scintilla. Stavo affettando dei pomodori per aggiungerli alla mia mega insalatona con verdura, tonno, olive, salame e mozzarella quando improvvisamente la mia mente malata per associazione di idee ritorna ad un film con Cameron Diaz, un film molto dark ma anche molto carino che vi invito a guardare: Una cena quasi perfetta. Ora non sto qui a raccontarvi la trama anche perchè non vorrei fare spoiler ma ad un tratto il racconto si era già ben formato nella mia testa prendendo spunto da questi due episodi.

Finito di mangiare mi sono messo subito al lavoro facilitato dai vari racconti di Alessia sulla ricerca di un monolocale tutto per lei che ha finalmente trovato proprio in questi giorni e su altre varie cose, potendo quindi ridurre al minimo la fase di invenzione per concentrarmi sulla parte descrittiva, che è quella mi riesce molto meglio. Ne è così uscito fuori il primo capitolo lungo una pagina, molto di più di un mio normale racconto finito.

Soddisfatto del lavoro, come promesso, l’ho inviato via messenger alla protagonista. Il giorno dopo mi ritrovo in chat questi suoi messaggi.

Cattura

Provare a continuarlo mi sembra un obbligo ormai, potrebbe essere il “romanzo” che ho sempre pensato e desiderato di scrivere. L’unico problema è che adesso ho qualche dubbio su come continuarlo, la mia idea iniziale era un buon miscuglio di ansia e paura ma visto che la protagonista ha ormai i colori di una conoscente…magari penserò a qualcosa di più soft, mi sa che navigherò a vista in fase di scrittura.

L’unica cosa certa è che da questo punto in poi il racconto sarà fatto leggere solo quando sarà finito, con tanto di titolo. Solo allora lo pubblicherò qui prima a puntate con cadenza settimanale ed infine tutto completo in un’apposita voce del menù del mio blog.

 

TAG Le Olibriadi

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Il mio carissimo Kikkakonekka mi ha nominato in questo TAG, forse sa quanto mi piace leggere. E’ facile per me farlo visto che sul mio blog tengo traccia di tutte le letture dei vari anni con i relativi commenti ai vari libri, non mi resta che scegliere i tre romanzi (e sottolineo romanzi) che mi sono piaciuti di più e fare copia-incolla.

Ecco comunque le regole del TAG:
– Citare i creatori del tag, che sono “Il Salotto Irriverente” e “D.A.vide Digital Art”
– Ringraziare il blog che ti ha taggato
– Inserire il banner del tag
– Fotografare i tre libri che più vi sono piaciuti e che avete letto nel 2017, e fate la vostra classifica!
– Condividete la foto su Facebook, Instragram o sul vostro blog con l’hashtag #Olibriadi
– Taggate tre persone o tre blog

Ecco quindi le mie scelte:

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Murakami 

Periodo di lettura: 15/03/2017 – 19/03/2017

L_incolore_Tazaki_Tsukuru_Murakami

Questa volta Murakami mette in soffitta la sua proverbiale prosa onirica per tuffarsi in una storia totalmente realistica come nel caso del suo  capolavoro Norwegian Wood. Anche questa volta si tratta di un romanzo di formazione, e soprattutto, anche questa volta il risultato è ottimo. Tazaki Tsukuru è un ragazzo che viene improvvisamente allontanato dalla sua stretta cerchia di amici. Privato senza un perché di quell’affetto così totalizzante e importante perderà ogni stima di se stesso passando periodi bui. Solo tanti anni dopo, spronato da una ragazza che potrebbe tirarlo fuori da quell’agonia, avrà la forza di affrontare finalmente il suo passato andando alla ricerca dei motivi di quell’allontanamento. E’ un libro davvero bello, magari un po’ triste, molto riflessivo, ma che si fa divorare voracemente. Peccato per il finale che lascia il lettore un po’ troppo col fiato sospeso e senza un’importante risposta. Forse però questa volta la conclusione della storia non è tanto importante, per questo viene lasciata all’immaginazione del lettore che può articolarla secondo la sua sensibilità. In questo caso è il percorso che conta, la crescita, la maturazione e la presa di coscienza dei propri mezzi.  Ed è un percorso bellissimo.

 

I pilastri della terra – K. Follett

Periodo di lettura: 25/01/2017 – 11/02/2017

815JpZXoaMLSignori e  signore ecco il romanzo totale! Un capolavoro assoluto di narrazione che riesce a tenere il lettore incollato in modo famelico per più di mille pagine.  Una lotta infinita tra il bene ed il male. Un tumulto di continue emozioni, di forti sentimenti e di avventure. Intrighi, lotte di successione, eredità, guerre, amori, tradimenti, speranze, sogni, gelosie, passioni, fame, paura, capacità,  non c’è una sfaccettatura dell’animo umano che viene risparmiata, tutto è elevato all’ennesima potenza. Più di cinquanta anni di storia all’ombra di una costruzione di una cattedrale in una Inghilterra caotica e dilaniata da guerre civili e dissidi interni. In una parola: il romanzo! Uno dei più belli mai letti!

 

Pulp – Bukowski 

Periodo di lettura: 20/01/2017 – 25/01/2017

Ormai consapevol71-loReTfQLe di essere vicino alla fine dei suoi giorni il grande Bukowski sforna questo grande libro, sarcastico, grottesco, surreale. Per la sua ultima avventura lascia in disparte il suo alter ego di sempre Henry Chinaski, rendendolo così immortale,  per dare vita al detective Nick Belane, l’investigatore privato più dritto di Los Angeles che si sbatte per risolvere i suoi assurdi casi commissionatigli da ancora più assurdi committenti. Alieni, coppie adultere, usurai, vecchi poeti francesi,  John Fante, Dante Alighieri  e la stessa Morte che gioca con lui accompagnandolo fino alla fine, sono tra i protagonisti di questo racconto dove tutto sembra girare attorno ad un Passero Rosso, di cui Belane è alla disperata ricerca e di cui tutti sembrano aver sentito parlare.  In mezzo le solite cose, l’alcol, le risse al bar, le discussioni sfrontate, il linguaggio sboccato, continui doppi sensi e il demone del sesso ormai  però sopito. E’ un Bukowski stanco che si racconta e che ci lascia in dono le sue considerazioni sulla vita, sull’esistenza ed il suo significato. E’ una lettera d’addio, che più originale non si può.

Nomino:

Vittorio

Judith

Ehipenny

 

Berlino in 14 scatti

Berlino è la città delle mie prime volte: la mia prima volta in Europa, il mio primo viaggio con gli amici, il primo viaggio organizzato da me.

Sembra strano ma la prima volta che sono uscito fuori dai confini italiani è stato per il viaggio di fine anno al quinto liceo con destinazione Tunisia, una settimana in giro per il Paese tra le principali città del nord ed il deserto del Sahara. La seconda volta invece è stato per lavoro, direttamente negli Stati Uniti. Quindi Africa e poi America. Strano no?

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Ormai lanciato dall’esperienza statunitense e dall’indipendenza economica nei primi mesi del 2009 sono stato quindi promotore con gli amici di un viaggio estivo a Berlino riuscendo a mettere insieme un numeroso quanto eterogeneo gruppo di partecipanti, quattordici persone, molte delle quali sconosciuti gli uni agli altri, un gruppo troppo grande per poter girare la città in maniera efficace, ed infatti già dal secondo giorno in modo naturale ci dividemmo in tre sottogruppi indipendenti.

La scelta di Berlino non è stata casuale. Ho sempre amato la storia del 900 e Berlino a mio parere è stato il centro focale di quel secolo, dai primi del 900 alla guerra fredda passando per Hitler ed il Nazismo. Berlino è stato il simbolo della divisione, lo scontro sul campo tra URSS e USA, tanto che Kruscev amava paragonarla alle palle dell’occidente, quando aveva voglia di mettere un po’ di pressione o paura bastava strizzarle, e quindi  il blocco, il muro, ecc…. E come non ricordare i tentativi di fuga da est a ovest, Hans Conrad Shumann che in divisa supera il confine non sapendo che il suo salto immortalato in foto diventerà un simbolo per tutto il mondo, Reagan che invita Gorbaciov ad abbattere il muro, la Stasi, la DDR, e quello schieramento di carri armati sul Checkpoint Charlie che sono stati ad un niente dal dare vita ad un’escalation militare e nucleare di proporzioni incommensurabili. Non per niente Berlino è stata la musa di numerosi artisti e ha ispirato  tanti capolavori, a livello musicale come non ricordare ad esempio Futura di Dalla, Wind of change degli Skorpions e soprattutto Heroes di Bowie. Tutto questo può essere ottimamente descritto  in quel mitico discorso di JFK concluso con la stupenda frase “Ich bin ein Berliner”. Quindi no, non è stata una scelta casuale.

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Uno dei tanti affascinanti scorci di Berlino

Per tutti questi motivi Berlino mi è rimasta nel cuore e tra tutte le mete viste è quella in cui ritornerei, per viverla meglio, per scoprirla più a fondo, per rimediare a tutti quegli errori che per la poca esperienza della prima volta non hanno reso  la visita completa.

Ma adesso passiamo alla città. Questa volta, visto anche il tempo trascorso, ve la racconterò  attraverso la descrizione di alcune foto che mi suscitano i ricordi più vivi.

Comincerei da quella che è forse l’attrattiva più affascinante ovvero la visita al Reichstag e alla sua cupola di Foster in cui è possibile salire fino alla cima attraverso un percorso a spirale da dove poter ammirare a 360 gradi la città dall’alto e scattare bellissime foto attraverso il gioco di specchi che essa offre. Il Reichstag si trova proprio dietro la porta di Brandeburgo e presenta nella parte anteriore un bellissimo prato dove è possibile stendersi e rilassarsi in tutta tranquillità godendo dello spettacolo architettonico del contrasto tra classico e moderno della struttura, contrasto di cui Berlino è ricca.

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Reichstag

 

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Cupola di Foster

La porta di Brandeburgo  è il simbolo di Berlino e mi ha così colpito per la sua semplicità e per il suo fascino storico che l’avrei ammirato per molto tempo ancora. In realtà mi piacerebbe rivivere quelle sensazioni in inverno, con meno confusione, col cielo grigio e magari una spolverata di neve, un po’ come  se vivessi dentro Alexander Platz di Battiato. Sarebbe il momento giusto per godere al massimo della sua vista.

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Porta di Brandeburgo

Alexander Platz era la piazza principale di Berlino Est, il punto focale della città e quindi di una mentalità, di una ideologia. Questo lo si può dire anche oggi visto il fascino che ancora conserva e per la presenza della torre della tv che è il punto di riferimento per l’intera città visto che svetta in altezza su tutti gli altri edifici.

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Torre della tv

Superata la torre di Brandeburgo e dirigendosi verso sinistra troviamo prima il grande monumento in memoria di tutti gli ebrei uccisi in Europa, 2711 colonne di varie dimensioni che ricoprono un’intera piazza e all’interno del quale  è davvero curioso perdersi come dentro un labirinto, e ancora più avanti, Potsdamer Platz con il Sony Center, un grande complesso di moderni edifici del nostro Renzo Piano che di notte si illumina di colori sgargianti. E’ qui che nel 90 Roger Waters organizzò il leggendario concerto di The Wall per celebrare la caduta del muro.

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memoriale agli ebrei

 

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Sony Center

La zona più bella della città è però a mio avviso l’isola dei musei, un intero quartiere pieno di bellissimi edifici adibiti a musei, il più importante dei quali è il Pergamum con la ricostruzione dell’altare di Pergamo che comunque non mi ha entusiasmato più di tanto. Attraversato dallo Sprea il quartiere deve il suo fascino oltre che a questi edifici anche ai vari pub sulle rive del fiume ma soprattutto alla presenza del maestoso Duomo.

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Duomo

Un must see di Berlino è ovviamente l’Est Side Gallery. Situato nella vecchia Berlino Est la porzione di muro ancora rimasta intatta a imperitura memoria (si spera, ho sentito che vogliono abbatterlo per far spazio ad un centro commerciale) si estende per 1,3 km e offre solo emozioni, non solo per i bellissimi murales, tra cui il famosissimo bacio tra Breznev  e Honecker.

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East Side Gallery

Amo ad esempio questa semplice foto, per nessuna velleità artistica ovviamente ma per quello che rappresenta. Quante sofferenze per i tedeschi dell’Est che per decine di anni hanno sognato di oltrepassare quel muro, quanti morti nel tentativo di farlo, e adesso fotografarlo così sembra la cosa più semplice del mondo, come con un semplice passo adesso si possa passare da est a ovest e viceversa. Come cambia il mondo!

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muro

Berlino è una continua scoperta. Un affascinante misto tra classico e moderno, tra nuovo e vecchio, come già detto. E’ possibile passare dal bellissimo castello di Charlottenburg al modernissimo e simbolico museo ebraico, il più grande d’Europa, che da solo offre questo contrasto visto che durante la visita si passa dal Berlin Museum, dal quale si entra, al modernissimo blitz, fulmine, una struttura ricoperta da lastre di zinco a forma di stella di David destrutturata al quale si arriva tramite un passaggio sotterraneo. Davvero emozionante al suo interno l’installazione Shalechet, o delle foglie cadute, dove in un sempre più angusto corridoio sono posizionate 10000 facce tristi di acciaio rappresentanti le vittime della Shoah che,  sbattendo le une sulle altre sotto i nostri passi, producono un suono simile ad un lamento, ad un pianto. Suggestivo e commovente.

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Castello Charlottenburg
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Shalechet – museo ebraico

Tante altre cose ho visto durante quella settimana, dal parco del Tiergarten all’Olympiastadion in una serata diventata storia con il record mondiale di Bolt (ve ne ho già parlato), dal Checkpoint Charlie allo zoo  con il suo famoso orsetto bianco Knuth, ma tante altre cose avrei ancora da vedere, l’Orologio dei popoli ad esempio, o il museo della Stasi, ed è per questo che il mio è stato solo un arrivederci.

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Olympiastadion

 

 

Il sentimento è una cosa semplice

Se potessi io stare a un altro tavolo 
guarderei a te mentre sei al telefono
e mi chiederei chissà cosa si dicono
e mi ingelosirei senza averne titolo
mi innamorerei praticamente subito
come se
fosse urgentissimo
come se
fosse un miracolo 

Come se – D. Silvestri

 

Ascolto questa canzone in loop continuo da quando è stata pubblicata, quindi da circa due anni. Soprattutto adoro questa frase che descrive così bene i sentimenti e ci ricorda che questi stanno nei piccoli gesti, nelle piccole cose. Una descrizione simile, semplice ma potentissima, l’ho trovata anche in una canzone di Bugo & Viola (la meravigliosa Violante Placido) in un verso che recita così:

L’amore è quando mangi la brioche che ti ha scaldato la bambina,

ma ora è fredda ma la mangi uguale.

Amore mio infinito – Bugo & Viola

 

Volevo costruirgli sopra un piccolo racconto dei miei, almeno per una volta uno senza ansie. Ci ho pensato per giorni, ho riflettuto tanto, ma niente, non ho partorito nulla di pur lontanamente interessante… magari chissà, in futuro forse. Poi ho pensato che meritasse una profonda riflessione sociologica, ma anche qui non mi sono sentito in grado, in fondo perché arrovellarsi in cerca di frasi ad effetto e conturbanti voli pindarici se è già tutto chiaro in poche e semplici righe? Sta tutto lì, basta solo avere la sensibilità di coglierlo. Nessun fiore, nessuna scarpetta di cristallo, nessun principe azzurro, nessun cartone Disney, nessuna dimostrazione clamorosa, che poi si sa il tempo che trovano… basta un telefono ed il cuore del malcapitato che improvvisamente si strugge senza neanche un motivo. Capisce di essere geloso e quindi innamorato. Improvvisamente. Miracolosamente. E cosa c’è di più romantico di un cuore che si strugge di gelosia? Chiedete a Ian Curtis…

In pochissimi oggi sono capaci di scrivere canzoni dello stesso livello di Daniele Silvestri. Questa ne è la prova, e vi sfido ad affermare il contrario.

 

Varsavia, scatti. Vol.2

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Episodio 38 (ultimo)- Ripartire da zero

Il cercapersone cominciò a squillare con insistenza ma ci vollero parecchi secondi prima che Ferenc potesse tornare con la mente sulla terra e ricordarsi di essere reperibile. Scese al volo dall’autobus prima che partisse e varcò correndo l’ingresso dell’ospedale, gli ci vollero solo dieci minuti per entrare in sala pronto per operare.

Il cuore quasi gli si fermò quando si accorse che in quel letto, in arresto cardiaco, c’era proprio la sua Lucia. Ebbe qualche secondo di panico di cui si accorsero anche i suoi assistenti in attesa di sue istruzioni, poi si fece coraggio e più determinato che mai guidò l’intervento.

I minuti sembrarono ore e la concitazione fu massima finchè Ferenc si tolse i guanti e gettandoli a terra si allontanò mentre un suo assistente ripeteva la frase di rito: “ora del decesso…”.

Seduto e tremante dall’ansia Marco vide Ferenc uscire dal reparto con la tuta ancora sporca di sangue. Sembrava avere lo sguardo assente. Si fece coraggio, si alzò dalla sedia e andò a chiedere notizie. Ferenc vide un uomo andargli incontro e parlargli ma lui non capiva e sentiva nulla. Chiuse gli occhi, scrollò la testa, li riaprì e mise a fuoco. Lo riconobbe subito, come non avrebbe potuto? E rispose nell’unico modo che in quel momento gli era possibile, colpendolo al volto con un potente quanto inatteso pugno ben assestato. Marco cadde a terra, il naso e la bocca che sanguinavano copiosamente, e non provò nemmeno a rialzarsi.

Ferenc tirò dritto come se non fosse successo nulla, passò in mezzo al gruppo di persone che si erano accalcate numerose incuriosite da ciò che era successo, e si diresse verso l’uscita. Una volta fuori si strappò di dosso la tuta e contro ogni regola la buttò in un cassonetto qualunque:

– Come se mi importasse più qualcosa!

mormorò.

Salì dunque sull’autobus e si diresse verso casa con la mente piena di pensieri e soprattutto di domande. Sarebbe tornato a lavoro tra qualche giorno, a consegnare le sue dimissioni, del resto se non lo avesse fatto avrebbe comunque ricevuto la lettera di licenziamento dopo ciò che era successo.

Ma non aveva più senso, niente aveva più senso. Aveva dedicato tutta la sua vita al prossimo, a salvare la vita di sconosciuti e poi aveva fallito quando era stato il turno di quella a lui più cara.

Cosa avrebbe fatto adesso? Che cosa ne sarebbe stato di lui? Questo ancora non poteva saperlo, l’unica cosa che sapeva era che avrebbe ricominciato tutto dall’inizio, avrebbe cambiato le priorità della sua vita e avrebbe cercato di essere felice, se mai ci fosse riuscito.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

E con questo cari followers è finita questa storia che iniziata per caso si è protratta per ben 38 episodi e per più di un anno. Ringrazio la mia collega di penna Marta per questa lunga esperienza dalla quale ho tratto tanti insegnamenti. Speriamo di avervi almeno per un minimo incuriosito e intrattenuto con piacere e vi ringraziamo di averci seguito per tutto questo tempo. Adesso guardiamo avanti verso nuovi progetti e con nuove idee. Un grazie a tutti voi.

 

E’ un vero blue monday, ciao Dolores

Oggi è il blue monday, la giornata più deprimente dell’anno. E come non ci si può deprimere di fronte ad una notizia come questa!?  Le agenzie ci hanno appena informato della morte di Dolores O’Riordan, cantante dei Cranberries e voce simbolo degli anni 90. Aveva solo 46 anni.

L’impatto emotivo è così alto che ho la mia home page di Facebook intasata di post e canzoni su di lei. Del resto le abbiamo voluto tutti bene, con quella personalità che mette tutti d’accordo e quella voce trascinante nel rock e poetica nelle ballate.

I Cranberries hanno segnato la mia giovinezza. Zombie, Just my imagination, Animal istinct, Dreams, sono soli alcuni dei tantissimi titoli che abbiamo amato e ameremo per sempre.

Un  idolo della nostra generazione che ci lascia prematuramente. Non possiamo che dirle grazie e piangerne la perdita. Tristemente.

Rieccomi

Come saprete la mia settimana di vacanza è finita e sono già tornato a Varsavia.  Sono stati giorni davvero importanti perché mi hanno fatto capire che non ho più la testa per ritornare a casa e che avrei dovuto fare questa scelta già un paio di anni fa anziché riporre le mie speranze in gentaglia di infima lega. Sono ormai abituato alla mia “indipendenza”, a fare ciò che voglio quando voglio, a non sentire sempre le stesse storie, inutili discorsi, a starmene tranquillo. Sono ormai legato al mio lavoro, ai miei colleghi, alla bellissima atmosfera che si respira, quasi che non vorrei più andarmene. E poi quelli che erano i miei spazi a casa sono ormai già stati occupati  tanto che in tutta quella confusione stavo per avere un esaurimento nervoso.  Poi c’è sempre quel discorso dello spopolamento della città che sembra davvero ormai una landa desolata, quei pochi che sono rimasti sono disperati ormai e non fanno che lamentarsi della triste vita che conducono.

Ovviamente è però sempre bello tornare a casa, vedere i genitori e tutti gli altri, stare tra le tue cose, mangiare come si deve e riprendere due dei sei chili persi (ah, vi ricordate? Questa era una meta che mi ero prefissato e ci sono riuscito alla grande. Sono un figurino ormai anche se mi sa che dovrò presto mettere le mani al portafoglio per rifarmi il guardaroba visto che mi sta tutto grande adesso).

Ho deciso per vari motivi che eviterò da oggi in poi vari dettagli sulla mia vita privata, ma non tutti ovviamente, avrete sempre mie nuove in generale. Però voglio giusto descrivervi qualche bel momento passato in questi giorni: la grandissima accoglienza ricevuta dai miei amici al mio arrivo il 31 dicembre sera, si è girata mezza piazza a guardare, alcuni di loro non sarei riuscito a rivederli visto che sarebbero ripartiti il giorno dopo; la cena a Palermo con i miei due carissimi vecchi colleghi, Mary e Sandrino, con il piccolo Alberto grande protagonista; il mio coniglietto Yves che mi ha seguito ovunque ed in ogni momento cercando le mie attenzioni, incredibile, non lo avrei mai immaginato, più fedele e affezionato di un cane!; il matrimonio della sorella di Tessa; Vanni che parte per le Antille per lavoro ed il nanetto che tornato a casa da mesi ha messo su una pancia assurda; la serata con il mio migliore amico, erano anni che non se ne faceva una così, davanti una birra a raccontarci di tutto.

Adesso speriamo in questo 2018, chissà che sorprese ci riserverà.

Siberia

Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avro’ attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro’ le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.
sdr
I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspettero’ questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro’ il peso di queste distanze…
di queste distanze… di queste distanze…
Di queste distanze…

Siberia – Diaframma

Letture 2018

Anche nel 2018, come per i due anni precedenti, avrete la possibilità di seguire passo dopo passo le mie letture. Ovviamente al momento ci sono delle difficoltà logistiche in quanto abitando ormai lontano da casa non ho i miei libri a  mia completa disposizione, però non mi arrendo. Ho appena portato con me una scorta che dovrebbe essermi sufficiente per qualche mese, dopodiché penso che passerò al Kindle, ormai non ne posso più fare a meno anche perché non ho la possibilità di tornare a casa spesso e comunque i libri in valigia pesano e occupano spazio vitale.

Le varie recensioni porteranno da oggi in poi informazioni aggiuntive come ad esempio il numero di pagine e il tipo di supporto (digitale o cartaceo), per il resto non dovrebbe cambiare nulla. Potrete leggere le mie mini recensioni seguendo il solito percorso dal menù a tendina : Recensioni –> Libri –> Letture–> 2018.

I giudizi personali espressi seguono la medesima interpretazione:

 ○○○○○  pessimo;  ●○○○○  deludente;

●●○○○  godibile;   ●●●○○  bello;

●●●●○ bellissimo;  ●●●●●  MUST READ!

Quindi, buona lettura e lasciatevi ispirare!

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1Q84 – H. Murakami

● ● ● ○ ○

20/11/2017-29/01/2018   new

Cartaceo – pagine 1157

Rimango sempre convinto del fatto che l’amore più bello sia quello non consumato, semplicemente per il fatto che lo abbiamo sofferto, lo abbiamo sognato, ma soprattutto lo abbiamo idealizzato. Altro punto a suo favore è che non potrà mai deluderci, perché non lo abbiamo vissuto e quindi non è stato soggetto agli scontri e alle normali incomprensioni della vita di tutti i giorni. E’ per questo che tutti ne abbiamo uno, o più di uno, a cui ci capita a volte di ripensare… che so, una vecchia amica o una compagna di scuola, quest’ultima è un classico  poi. E’ questo il sentimento, elevato ai massimi livelli, su cui si fonda questo romanzo, l’amore tra due compagni di scuola. Due ragazzi con una storia familiare simile, difficile per entrambi,  uniti per sempre da una sfuggente stretta di mano, l’unica interazione mai avuta. Uniti per sempre ma solo nei ricordi, e chissà se il sogno di incontrarsi si realizzerà in un altro mondo, l’1Q84, uguale in tutto al nostro se non per la presenza di ben due lune, una, quella che noi conosciamo e che siamo abituati a vedere, l’altra più piccola, un po’ deforme, verde. Tutto per colpa di un libro, un bestseller la cui pubblicazione mette in moto strani, misteriosi e pericolosi scenari che uniscono tutti i protagonisti di questo romanzo e intrecciano le loro vite che improvvisamente acquistano interesse, avventura e brivido. Ovviamente il tutto orchestrato dalle sapienti mani del maestro Murakami che come sempre  più che scrivere sembra dipingere facendoci vivere dentro un sogno. Questa volta però, forse per la lunghezza, forse per colpa mia, ho avvertito un po’ di stanchezza in alcuni passaggi, forse con cento pagine in meno il lavoro sarebbe stato più fluido, ma in quel caso avrei dovuto dare 5 stelle, voto pieno.

 

 

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