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una vita non basta

Ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà

Episodio 10 – Sonni irrequieti

Il ritorno verso casa fu fonte di vari pensieri per Lucia, un turbinio di dubbi e speranze lottavano tra loro. Forse gli strascichi dell’alcool o forse quelle strane idee in testa, quello strano sesto senso, non le permisero di ammirare la luna piena mentre sola si avviava verso casa,  la luna piena, come quella che adorava guardare da piccola, nelle sere di inizio estate, con Marco  vicino l’amata quercia. Spesso negli ultimi anni la nostalgia la rapiva e non le permetteva di godere delle soddisfazioni professionali, capitava che a volte si sentisse inadeguata, come questa sera.

Il tragitto bar – casa fu faticoso. Improvvisamente lacrime amare cominciarono a rigare il suo bel viso, si sentiva sola e spaesata, sempre più spesso nell’ultimo periodo si era chiesta se avesse fatto la scelta giusta, se dividere la sua strada da quella di Matteo fosse stata la decisione migliore, ma il dubbio che ancor più la attanagliava era capire se lasciare il paese e rincorrere un sogno forse troppo grande fosse stata la cosa più corretta da fare.

Con la malinconia si abbandonò alle braccia di Morfeo. Un sonno disturbato ed affollato di incubi non tardò ad arrivare. Sognò uno stormo di uccellacci rapaci neri e con gli occhi gialli che la beccavano, nessun dolore reale ma un fastidio nell’anima che l’accompagnò fin dopo il risveglio quando si ricordò di quell’incubo appena concluso ed un malessere interiore si fece largo dentro di lei. Non si sentiva molto bene ma soprattutto non aveva voglia di andare in ufficio, però non poteva esimersi, era un giorno importante, Mr Right, alias il grande capo, sarebbe stato presente per verificare  l’evolversi di alcuni lavori, o meglio, voleva velatamente fare la predica a qualcuno, non era ancora chiaro a chi, ma era sicuramente questo il motivo. Di solito l’ apparizione di quella fantastica chioma color platino in ufficio era sinonimo di guai in vista per qualcuno, generalmente senza un motivo specifico, ma ovviamente nessuno osava contraddirlo se non voleva ritrovarsi in mezzo alla strada (letteralmente) con un cartone in mano contenente tutti gli indispensabili che generalmente una donna tiene in borsa.

Affidandosi all’onnisciente sapienza di internet cercò il significato dell’ incubo  appena fatto trovando come risposta semplicemente la necessità di ritrovare la giusta serenità. Pensò che non le era di grande aiuto, che questo lo aveva capito da sé, che non le serviva certo un sito internet per spiegarle che era irrequieta dentro, che non le andava mai bene niente, quindi spense il portatile sbuffando e si diresse verso l’ ufficio, per niente pronta ad affrontare la giornata. Si apprestava ad affrontare una possibile lavata di capo con un umore pessimo ed un senso d’inquietudine che le aveva tolto anche l’appetito, per certi aspetti anzi non aveva per niente timore di questa possibilità, che gliela facesse pure se era il caso, aveva ben altri problemi al momento.

Il briefing stava per iniziare quando Carla si sedette al suo fianco  nella sala riunioni e le passò furtivamente un post-it con su scritto “Stasera all’aperitivo ti presento il mio futuro marito!”. Il messaggio era contornato da cuoricini e faccine stilizzate tutte sorridenti. Un senso di nausea percorse Lucia che però fece buon viso a cattivo gioco, forse il suo pessimo umore era causato da questa cosa, dalle smancerie e dal sentimento che Carla si incaponiva ad ostentare con lei, paladina del “io le emozioni non le provo”, anche nei momenti meno opportuni. La riunione inaspettatamente filò liscia come l’ olio, nessuna lavata di capo, almeno in apparenza, Mr. Right era veramente passato in ufficio per fare il punto della situazione o forse solo per sfoggiare l’ ultima dama al suo fianco, subito soprannominata l’extraterrestre per via del colore dell’abito (un appariscente argento scintillante) e dell’altezza dei tacchi con cui stranamente riusciva anche a camminare con una discreta grazia.

La giornata lavorativa trascorse quindi senza particolari patemi fino al rompete le righe e all’annuncio di Carla, attesa protagonista della serata:

  • “Bene! Siete pronte? La giornata è stata intensa ma non è ancora finita! Forza prendete le vostre cose che stasera siete mie ospiti, non azzardatevi a controllare i prezzi, voglio che sia una bella serata e non dobbiamo farcela rovinare da niente e da nessuno, va bene?”

Con questa dichiarazione Carla diede inizio al festeggiamento. Dopo qualche minuto la porta  del locale si aprì ed entrò un ragazzo stupendo,  barba incolta al punto giusto, occhiali da sole ed un fisico atletico che non lasciava intravedere  neanche un accenno di pancetta sotto quel bel completo gessato indossato in maniera alquanto sportiva. Tutte si voltarono a guardarlo, lui fermo all’ingresso si guardò intorno e una volta individuata la meta si diresse verso di loro, Carla si alzò e, sorridente come non mai, gli andò incontro.

No non poteva essere vero.

  • “Piacere, io sono….”
  • Lucia non riuscì a proferire parole davanti a tanta grazia, era un uomo fantastico, con un nome che tanto le ricordava l’infanzia, la sua infanzia con… “MARCO”
  • “Princess”

Due nomi, pronunciati uno di seguito all’altro gelarono all’istante tutta l’aria dell’ intero pianeta.

  • “Cosa ci fai qui?”
  • “No no, cosa ci fai qui lo dico io!”

L’ imbarazzo delle altre collega faceva da contorno a questa scenetta che vista da fuori era tragi-comica mentre vissuta in prima persona era solo tragica.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

L’interpretazione dei “Bianchi”

Ho sempre vissuto con la musica in testa.  I miei più antichi ricordi sono di me bambino piccolo in adorazione davanti al giradischi rapito dalle musiche di The Wall dei Pink Floyd ma soprattutto da quel vinile che all’esterno era per me così insignificante ma bastava aprirlo per rimanere folgorato da tutti quegli strambi personaggi raffigurati. Penso che la mia passione per la musica si possa far risalire a quei momenti.

Mio padre durante la mia infanzia era un elemento abbastanza attivo nel portare avanti l’industria musicale in Italia. Erano i tempi della vera musica, dei veri artisti, delle musicassette e dei vinili che lui acquistava abbastanza spesso, soprattutto artisti italiani come Venditti e De Gregori, ma nel mobiletto dello stereo potevo trovare anche Dalla, Vanoni, Beatles, Ron, Alunni del Sole e Ruggeri (il cui vinile La parola ai testimoni fu il primo da me messo sul piatto e fatto accarezzare dalla testina) insieme a tanti altri.

In realtà l’unico vero  mito di mio padre è sempre stato  Lucio Battisti.

Ogni uscita era celebrata a casa come un evento, me lo ricordo ancora, e ogni disco veniva acquistato in tutte le forme disponibili, che poi erano le due suddette, vinile e musicassetta. E’ per questo che oggi ci ritroviamo una collezione completa che varrebbe un bel po’ se mio padre non avesse ceduto a diversi attacchi di pazzia che lo hanno portato a:  1) cimentarsi in una inutile quanto ridicola catalogazione dei suoi tesori musicali andando ad apporre su ogni copertina un adesivo con su scritto un numero che neanche so cosa voglia significare (e non lo voglio neanche sapere in realtà!). Me lo ricordo ancora quel pomeriggio di tanti anni fa, nel tavolo del soggiorno, io piccolino a guardare e lui intento a ritagliare, scrivere ed incollare, e già allora non ne capivo bene il motivo anche se penso che mi abbia impressionato a tal punto da influenzare la mia futura passione per il controllo, gestione e catalogazione delle cose; 2) usare alcune copertine di vinili come quadri da appendere nel suo studio in garage, con tanto di chiodi a rovinare irrimediabilmente delle chicche di gran valore.

Ovviamente, volente o nolente, conosco tutta la discografia di Battisti a memoria, e oggettivamente ne riconosco la grandezza, un disco come  Anima latina ad esempio è ancora oggi, dopo decenni, inarrivabile, ma questo a mio padre non lo dico, comincerebbe con la sua solita tiritera sulla differenza tra Lucio e gli altri per poi passare a denigrare i miei di idoli, non riuscirei più a fermarlo.

I dischi di Battisti a cui sono più affezionato però sono quelli scritti insieme a Panella, i cosiddetti “Bianchi”, e questo perché li ho vissuti totalmente e intensamente essendo usciti proprio nel periodo della mia infanzia. Ricordo ad esempio quei sabati di inverno dopo pranzo quando prima di accompagnarmi al campo per il calcetto mio padre mi faceva sorbire per ben due volte di fila l’ascolto del  bianco del momento.

Ora, i Bianchi li conoscono in pochi, sono sempre stati criticati per il loro significato ermetico (ma quale significato? Ce n’è davvero uno?), il loro non-sense, non hanno entusiasmato, non sono entrati nel cuore della gente, non hanno venduto, sono passati quasi inosservati. Eppure, dando oggi anche un’occhiata ai commenti su Youtube, anche in quel caso Battisti aveva guardato lontano. I bianchi adesso, dopo vent’anni, stanno pian piano risorgendo, vengono riscoperti, mi è capitato ultimamente di leggere (e quindi poi commentare) post su FB di ragazze che riportano versi di queste canzoni oppure che ne linkano i file audio, e c’è chi grida alla poesia, al capolavoro, addirittura alla superiorità di Panella rispetto a Mogol.

Dopo vent’anni!

Io li ho sempre amati, anche quando, per la maggior parte dei casi,  per non dire nella totalità, di quei testi non ci ho mai capito un tubo.

Ed ecco che alcuni giorni fa su Amazon ti becco questo libro, “Da Don Giovanni a Hegel” di Alexandre Ciarla, con recensioni altissime. E’ l’unico libro sui Bianchi che si pone come finalità quello di analizzare tutti i dischi e spiegarne il significato canzone per canzone, strofa per strofa. Non potevo lasciarmelo sfuggire e finalmente oggi l’ho ritirato. Per prima cosa ho fatto una foto e l’ho inviata a mio padre, che al momento si trova  in vacanza nel suo paese di origine, con sotto la proposta “10 € e te lo faccio leggere” . Ha subito risposto con una cascata di emoticons di cuori e sorrisi, a lui così indigesti di solito, e ha iniziato a tempestarmi di domande…penso che il suo ritorno a casa non sarà poi così traumatico.

Successivamente ho dato una sfogliata all’interno leggendo qua e là a caso e ho pensato a quanto sarà bello ed entusiasmante dare finalmente un significato, chiaro o recondito che sia perché sempre di interpretazione si tratta, a canzoni che fino ad oggi sono state per me per lo più cozzaglie di parole sistemate alla rinfusa e musicate.

Dalle poche righe lette mi si è aperto dentro un mondo nuovo,  ma non dirò neanche questo a mio padre.

Note

Con il termine “Bianchi” si intendono i cinque album di Battisti (gli ultimi prima della sua morte) scritti con il paroliere Pasquale Panella. Vengono chiamati “Bianchi” per via delle loro copertine, completamente bianche appunto con al centro un disegno (creazione dello stesso Battisti) o una lettera o un insieme di lettere. I cinque album in questione sono: Don Giovanni (1986), L’apparenza (1988), La sposa occidentale (1990), Cosa succederà alla ragazza (1992), Hegel (1994).

P.S. Questa non è una recensione del libro, che ancora non ho neanche letto, quanto un insieme di impressioni, ricordi e considerazioni personali. E’ per questo che il post verrà inserito nella sezione Diario e non in quella Libri

 

Rieccomi

Sono appena tornato, più abbronzato che mai, dalla mia piccola vacanza nelle isole Eolie…che dire…sono stati dei giorni fantastici tra granite, ottimo cibo, escursioni, natura e paesaggi mozzafiato, mare cristallino, gite in barca, scalate a piedi ma anche su due e quattro ruote, incontri e nuove amicizie. Non mi sono fatto mancare proprio nulla questa volta!

Non pensavo di potermi divertire così,  che mi potesse piacere tanto passare le mie ferie al mare piuttosto che in una città d’arte europea…questo viaggio ha praticamente rivoluzionato il mio concetto di vacanza.

Spero al più presto di riuscire a farvi vivere, per quanto possibile ovviamente,  le mie stesse emozioni attraverso il mio solito diario di viaggio completo di foto, ma sono già sicuro di non riuscirci, non sono così bravo nello scrivere e descrivere.

Intanto si va avanti, l’estate continua e non dobbiamo fermarci.

A presto

 

 

Finalmente

Finalmente in ferie!

Penso che mai come questa volta ho aspettato con tanta trepidazione l’inizio delle vacanze vere e proprie, vacanze lunghe visto che tornerò in ufficio il 22 agosto, se tornerò, forse, chissà, spero di no.

Le ultime sono state settimane particolari, ricche di tensione. Giorni che mi hanno visto protagonista a lavoro di una querelle che mi ha davvero fatto “sbarellare”  e che ha cambiato il mio modus operandi lavorativo, quando è troppo è troppo. Da adesso in poi basta concessioni, basta favori, niente più disponibilità illimitata che continuo ad offrire da ben due anni nonostante una condizione lavorativa davvero penosa. Da adesso in poi farò quello che mi tocca fare, negli orari in cui è previsto che lo faccia. Adesso sono più sereno e pronto a prendermi le mie soddisfazioni, e perché no anche le mie vendette e che cavolo! Tanto non ho più nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Ma non voglio scrivere di questo oggi.

L’estate entra nel vivo ed io mi sento pronto ad accoglierla nel miglior modo possibile. Mi sento bene, pieno di fiducia nel futuro e con tanta voglia di godermi la vita.

Sono in ferie solo da un paio di giorni  ma devo dire che sono già molto contento di come vanno le cose. Ho già rivisto in trasferta vecchi carissimi strambi protagonisti di una fase della mia vita con cui ho passato una davvero bella serata, per non parlare del matrimonio di uno dei miei più cari amici che è stato teatro di  gran divertimento fino a notte fonda tra buon cibo, bella compagnia, balli, alcol, musica e nuove conoscenze, una bellissima serata. Certo, nello stesso giorno avrei dovuto essere anche al matrimonio di un altro grande amico, un compagno di sventura lavorativa, il mio fratellino palermitano, ma non ho ancora ricevuto in omaggio il dono dell’ubiquità purtroppo,  mi dispiace tanto, davvero.

Il mare me lo sto già godendo da un po’ e a questo continuerò ad aggiungere i restanti componenti per le ferie perfette, ovvero amici, serate, o meglio ancora nottate, spensieratezza e libertà, intesa come libera concezione del tempo, in parole povere vivere senza l’assillo dell’orologio.

Dopo Amsterdam ecco poi un altro viaggetto, questa volta molto più low cost. Dall’uno al quattro agosto sarò a Lipari, la più grande isola delle Eolie, per godermi qualche giorno di relax e svago in una vera località estiva e non nelle solite afose capitali europee. Ovviamente non vi farò mancare il mio solito diario di viaggio corredato da foto, in previsione di questo ho anche inserito nel menù Viaggi del blog la sezione Italia.

Non ho messo in preventivo altro per ora, ho deciso di prendere ciò che mi si propone giorno per giorno, senza pensieri e senza programmi.

Intanto ne approfitto per raccontarvi qualcosa su questo ultimo mese che volge già al termine. In realtà ho fatto davvero ben poco a parte passare un weekend fuori, nella mia casa di famiglia del messinese in compagnia dei miei genitori, l’occasione giusta per rilassarmi un po’, ricaricare le pile, incontrare qualche parente, fare un tuffo nei bei ricordi del passato, soddisfare un ciclico bisogno di vivere un posto che porto nel cuore per tantissimi motivi e godere delle sue prelibate granite. Ho già chiuso invece il mio blog fratellino, mi sembrava ridondante e ovviamente non ho mai pensato di lasciare né di mettere in secondo piano voi, sono all’interno del vostro mondo, quello di WordPress, da quasi un anno e questo significa che mi ci trovo proprio bene.

Buona Estate a tutti!

 

Episodio 9 – Un matrimonio per tutti

Alla fine Carla  decise di informare anche tutte le altre colleghe che, sorprendendola, le fecero davvero una grande festa, paradossalmente più di quanta gliene abbia fatta Lucia,  tanto che, vuoi per il molto tempo libero a disposizione, vuoi per il fatto che, si sa, l’idea del matrimonio manda in visibilio la maggior parte delle ragazze, in età da marito o no, dotate di potenziale fedele compagno per la vita ma anche single con il sogno del principe azzurro, si  proposero tutte di darle una mano per qualsiasi cosa le fosse necessario.

Carla non se lo fece ripetere due volte e cominciò a stimolare la fantasia di molte sue colleghe così che non solo loro iniziarono a proporre idee originali  ma i preparativi si trasformarono quasi in un progetto comunitario.

Ogni giorno c’era sempre chi arrivava con qualche nuova proposta più o meno originale e spesso dopo il lavoro ci si riuniva tutti al bar dietro l’angolo per fare il punto della situazione, definire i dettagli e buttare giù i successivi obiettivi: riviste, applicazioni, siti specializzati ma anche semplici cartelloni pubblicitari, Pinterest e Instagram, furono fonti di  ispirazione, era un periodo felice.

Ad ogni aperitivo il brindisi era per la sposa, le colleghe stavano diventando amiche e questa situazione iniziava a piacere a Lucia, era bello lavorare in un clima armonioso, era bello arrivare in ufficio la mattina e vedere le altre con il sorriso stampato sul viso, con la creatività alle stelle, con la necessità di mettere nero su bianco le nuove idee.

Carla poi era raggiante, aveva sempre temuto il dover organizzare tutto da sola,  senza l’aiuto della sua famiglia che ora la vegliava da lassù. Per tutti questo evento stava diventando un momento d’unione e anche i superiori erano soddisfatti dell’atmosfera che si era creata in azienda, questo matrimonio aveva permesso alle dipendenti di fare gruppo e adesso portare a termine le diverse scadenze era diventato molto più semplice, era proprio vero il detto “l’ Unione fa la forza!”.

Intanto i mesi passavano, il fatidico giorno si avvicinava e per Carla era arrivato il momento di distribuire gli inviti tra le colleghe, adesso non poteva esimersi dall’estendere l’invito a tutto il team, capo compreso.

Restava solo una cosa da fare in realtà,  presentare il futuro marito alle colleghe.

Una sera, in un dopo lavoro come tanti, all’ ormai solito aperitivo post-ufficio  Carla fece una proposta:

  • “Ragazze, cosa ne dite se un giorno di questi usciamo a cena? Ho scoperto un giapponese davvero carino e non troppo costoso, qui in zona, a qualche isolato di distanza, vi va?”

In coro le colleghe si dissero entusiaste dell’ idea, molte immaginavano anche cosa le aspettasse.

Lucia, contagiata dal clima armonioso e festoso non si tirò indietro, del resto per lei ogni scusa era buona per cenare al giapponese e strafogarsi di hurumaki e tempura, però in lei c’era sempre quel non so che di strano che non la abbandonava, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in tutta quella storia, un qualcosa che di tanto in tanto le appesantiva lo stomaco. Ma cosa? Sembrava tutto così perfetto e chiaro, forse era solo un po’ di stress,  o la consapevolezza che il tempo avanzava anche per lei che intanto stava dedicando tutto il suo tempo esclusivamente al lavoro, forse quel matrimonio inconsciamente la faceva sentire incompleta, sola.

Non riusciva davvero a capire quel suo stato ansioso ma cercava comunque di fare buon viso a cattivo gioco, per Carla, lei se lo meritava davvero.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Fa caldo!

E’ la mia prima estate qui su WordPress, e nonostante tutte le mie buone intenzioni so già che non sarò in grado di tenere aggiornato il mio blog con una cadenza soddisfacente.

I motivi sono facilmente intuibili: il minor tempo a disposizione ma soprattutto il CALDO!

Come si fa a concentrarsi, a sedersi a scrivere qualcosa di senso compiuto, mentre ti stai letteralmente liquefacendo?

E’ impossibile!

E’ per questo che spero di riuscire ad aggiornarvi di tanto in tanto sulla mia estate  almeno con pillole di poche righe.

Di post più lunghi e seri ne ho già iniziati un bel pò, ma di questo passo non penso che vedranno la fine prima di settembre.

Un ovvio rallentamento lo subirà anche la storia di Lucia e Marco, anche perchè in questo caso gli impegni ed il caldo raddoppiano, colpiscono non solo me ma anche Marta.

I nostri fan e fedeli lettori se ne dovranno fare una ragione, vorrà dire che in vacanza porteranno il racconto di un altro scrittore eheh.

Ok, adesso vi devo salutare, passo il mocio sotto la sedia e scappo a mare.

Buona estate a tutti!

 

Il blog fratellino

Ciao a tutti amici,

vi scrivo solo per comunicarvi che da oggi questo mio blog avrà un fratellino gemello, non omozigote però. Ovvero, ho deciso di aprire un altro blog, con lo stesso nome ma in un’altra piattaforma, anche se in realtà sempre del buon vecchio WordPress si tratta.

I post saranno uguali  a parte qualcuno più personale che potrete continuare a leggere solo qui, in quello che resta il mio blog principale.

Comunque mi sembrava giusto dirvelo, se volete dargli un’occhiata potete farlo qui:

http://unavitanonbasta.altervista.org/

Un buon inizio settimana a tutti

Per una volta fieri del tricolore

Capisci di essere solo quando, durante un Europeo di Calcio, su quattro partite dell’Italia ben … QUATTRO!, cioè tutte, le guardi a casa, da solo, in un paio di occasioni con la compagnia di tuo padre.

Niente bandiere, niente magliette, niente birra, niente amici, niente urla, niente abbracci. E dire che fino a qualche tempo fa per queste partite ci riunivamo in un paio di decine di persone, quindi un paio di decine di allenatori e superstiziosi iettatori.

Altri tempi!

Anche in Paese, niente di organizzato, giusto un paio di locali hanno trasmesso la partita in TV, e dalle loro foto di Facebook non mi è parso di scorgere quella presenza e quell’entusiasmo che dovrebbero essere naturali in occasioni come queste, forse le uniche ormai dove ci sentiamo tutti accomunati da uno stesso sentimento, dove ci sentiamo davvero uniti e fieri, dove mettiamo da parte per qualche ora tutti  i problemi, le insoddisfazioni e le umiliazioni che quella stessa bandiera che sventoliamo  ci infligge con grande noncuranza nei restanti 350 giorni dell’anno.

Sono gli unici momenti in cui ci sentiamo di gridare FORZA ITALIA, con il cuore.

Speriamo quindi di andare avanti, tra mille difficoltà e contro ogni pronostico, anche perchè è in queste occasioni che diamo il meglio, ed è in queste condizioni che vincere è più bello.

“We can be Heroes just for one day”

 

About Brexit

Il buon vecchio mortadella disse alla gente : “Adesso lavorerete un giorno in meno e guadagnerete come se aveste lavorato un giorno in più”. E devo dire che nella prima parte di questa sua affermazione fu molto profetico, volando persino basso, perché non solo abbiamo lavorato un giorno in meno, non abbiamo lavorato proprio più!

Non ho studiato economia, non ne capisco i meccanismi, ma sono abbastanza scaltro per comprendere ciò in cui si è trasformata l’Unione Europea.

Le aspettative erano alte, altissime, e devo dire che effettivamente i vantaggi si sono rivelati enormi, a volte oserei persino dire incalcolabili.

La moneta unica però ha dato una mazzata alla vita degli italiani diminuendo in maniera spaventosa il loro potere d’acquisto. Se prima con 10 mila lire il sabato sera mi sentivo non dico ricco ma benestante, il giorno dopo, la domenica, con l’equivalente in euro  potevo improvvisamente considerarmi uno straccione.

Anche il lavoro è venuto tristemente a mancare, non se ne trova neanche a cercarlo col lumicino, per fortuna  adesso possiamo allargare le nostre ricerche all’estero con molta più facilità rispetto ai nostri nonni e bisnonni. Andare a lavorare a Berlino è come trasferirsi da Palermo a Milano, anzi meglio, si risparmia sui voli.

Oggi  è  evidente  che  al comando di tutto nella politica europea ci sono le solite lobby, in primis le banche, e soltanto successivamente  tutto il resto, con buona pace dei cittadini ultimi della lista (che vi ricorda Monti?).

E’ evidente che ci sono al suo interno Stati di serie A e di serie B (pensate al ruolo dell’Italia nell’accoglienza dei migranti mentre la Turchia per molto meno si riempie di soldi).

E’ evidente che ogni nazione ha perso la propria sovranità, e non mi riferisco solo alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi.

E’ anche evidente l’assurdità di molte decisioni imposte ai vari Paesi, non capisco ad esempio perché in Sicilia si debbano buttare centinaia e centinaia di tonnellate di arance autoctone, di elevatissima qualità tra l’altro,  per dover  importare quelle tunisine o spagnole, ed altre inconcepibili boiate.

E’ però anche vero che dei tanti fondi europei messi a disposizione per la crescita del territorio solo una minima parte vengono spesi, e anche in maniera oscena, dai nostri governatori, gli altri tornano al mittente, come se non ne avessimo bisogno. Noi stiamo bene così.

Cosa voterei in un eventuale referendum leave/remain come quello appena conclusosi in UK?

Sono convinto che questa comunità europea sia completamente da ristrutturare, partendo dalle fondamenta, ma è pur vero che l’alternativa non mi lascia neanche tanto più tranquillo. E poi a ben guardare di Paesi virtuosi all’interno della comunità europea se ne trovano, Germania esclusa.

Adesso sono ben curioso di capire le conseguenze di questa Brexit, cosa cambierà in campo economico, politico, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, solo il tempo può dircelo. Intanto mi piacerebbe sentire le vostre riflessioni, quindi avanti amici blogger, ditemi la vostra.

Episodio 8 – Sposa al caffè

  • Lucia, hai già scaricato la posta questa mattina?
  • No Carla, sto finendo i bozzetti da consegnare per domani, la guardo dopo…

In una battuta Lucia era riuscita a smontare tutto l’entusiasmo della sua dirimpettaia di scrivania. Mentre riordinava i disegni tanto sudati però si chiese come mai la sua collega avesse quel sorriso stampato in faccia, di lunedì mattina poi. La curiosità ebbe la meglio, mise tutto da parte  ed andò a controllare. Tra le varie mail in posta ricevuta ne trovò una inviata proprio da lei.

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Da: “Carla” <CarlaOttomani@studiofashion.com>

Data: Oggi 08.32

A: “Lucia” <LuciaSaetta@studiofashion.com>

Oggetto: SONO FELICE

Cara Lucia,

Scriverti una mail nonostante tu sia davanti a me ti sembrerà strano, ma volevo dirti che… SONO FELICE!

Sei la prima in azienda a cui racconto ciò che mi è successo.

Sgancio la bomba!

Ieri sera Marco mi ha chiesto di sposarlo e l’ha fatto nel più classico dei modi, mi ha portata a cena in riva al lago, dopo il dolce si è alzato, si è inginocchiato e mi ha chiesto di diventare sua moglie!! E’ stato dolcissimo! E…

E’ stato un momento bellissimo.

Volevo condividerlo con te soltanto, l’unica qui dentro che sono sicura sarà realmente felice per me.

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Lucia fece una smorfia leggendo tutto il miele che la sua collega aveva raccontato, in fondo è sempre stata un maschiaccio e tutte quelle romanticherie non l’avevano mai entusiasmata. Persa tra i suoi pensieri non si accorse che Carla la stava guardando con occhi pieni di speranza…speranza che sembrava trasformarsi in vergogna e rabbia attimo dopo attimo, si era aspettata ben altra reazione in realtà.

  • Allora? Hai letto?

Lucia si schiarì la voce, ricompose i suoi pensieri e si rese conto che in fin dei conti non era colpa della sua dirimpettaia di scrivania se lei ed il romanticismo viaggiavano su due strade parallele. Sorrise, si ricompose e le rispose

  • Complimenti Carla!Sono felice per te, per voi! Ti ringrazio per avermi reso partecipe di una notizia così importante, per la tua fiducia, ne sono orgogliosa. Festeggiamo con un bel caffè

Nel tragitto verso la macchinetta le sembrava di volare. Ecco, anche Carla si sposava, anche lei aveva conosciuto l’ uomo della sua vita, mentre lei non ne era nemmeno alla ricerca. Si rese conto che forse Carla aveva riposto in lei fin troppa fiducia. Si, era contenta di questa bella notizia, ma era anche un bel po’ invidiosa. Forse era un sentimento comune a tutte le ragazze in quella situazione, ma le capitò davvero di chiedersi se mai anche lei un giorno sarebbe stata così felice. Scrollò la testa per fugare quei pensieri e concentrarsi sull’unica collega che forse poteva davvero considerare un’amica, era stata la prima ad aiutarla in quell’ ufficio, la prima a porgerle una mano anziché un bastone.

  • Per me senza zucchero…
  • Lucia! Certo che sei strana! Passi che non sei per niente dolce e romantica, ma almeno un sorriso, sembra che anziché dirti che mi sposo ti sia passata sopra con un TIR!

Fu del tutto inutile Carla aveva colto la strana reazione e mostrava ora la sua delusione.

  • Scusami Carla, ma… Non so cosa mi è preso, sono felicissima per te, davvero credimi! Anzi…per qualsiasi cosa, qualsiasi bisogno, io sono qui per te.
  • Grazie Lucia, non è molto che ci conosciamo, ma credo di avere trovato in te un’amica vera.
  • Ti prego niente lacrime…

Le due tornarono in ufficio con il sorriso sulle labbra,  non prima che Carla si fosse ricomposta il viso, nessuno infatti notò niente, tutto era uguale, come sempre, tutto eccetto Lucia.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Buona fortuna. Ma a chi?

Mi hanno fatto sorridere ieri sera, di disgusto ovviamente, i commenti di alcuni esponenti dei vari partiti politici che, durante le maratone televisive per lo spoglio dei ballottaggi delle elezioni comunali, dopo essere stati umiliati al voto, anzi dal non voto (tra un paio d’anni presumo che i seggi accoglieranno solo palle di polvere), ironicamente auguravano buona fortuna ai cittadini romani dopo l’elezione a sindaco dalla grillina Raggi.

Io invidio questa gente, davvero, perché io non riuscirei mai ad avere una tale faccia da schiaffi da rendermi così ridicolo, soprattutto davanti una nazione intera.

Roma. Massacrata, deturpata, invivibile, pericolosa, senza più nessuna forma, seppur minima, di legalità e civiltà. Uno scempio totale. Una vergogna mondiale.

Ma chi l’ha ridotta Roma in questo stato?

La verità è che la Raggi sicuramente non potrà fare di peggio rispetto alle precedenti amministrazioni, neanche a volerlo.

Io sono anche sicuro che riuscirà anche a migliorare un po’ le cose portando un minimo di onestà e trasparenza, e non ci vuole poi tanto.

Sono anche sicuro che gliela faranno pagare. Perchè la vittoria dei grillini è pericolosa, potrebbe voler significare la fine degli inciuci. Perché il politico purtroppo da noi, ed i fatti di cronaca lo attestano,  non pensa al bene comune. In pochissimi  accettano la sconfitta, il loro unico intento è fare opposizione, strenua, insignificante, stupida, controproducente, così come molti di loro hanno già fatto intendere ieri sera, con l’eccezione di Milano che ha dato un grande segnale di civiltà, stile, correttezza e voglia di crescita. Quell’opposizione che rende le amministrazioni impotenti, che blocca tutto, che non consente di far nulla di buono.

Un pò come la campagna contro Renzi per il prossimo referendum che forse davvero potrebbe significare una piccola svolta, ma vabbè, questo è un altro discorso.

Poi con la Raggi sarà ancora più semplice visto che sicuramente il movimento non gestisce TV, giornali, né ha  legami con i poteri forti.

Penso che assisteremo ad un bel teatrino, sempre vergognoso, perché non dobbiamo mai rinunciare alle nostre prerogative.

E così l’Italia è ferma, anzi, regredisce.

E allora si, buona fortuna, ma a tutti noi.

La speranza è cenere

Non è la prima volta, ma mai la distruzione è stata tanta.

Sappiamo anche che non sarà nemmeno l’ultima nonostante tutte le parole dei rappresentanti delle istituzioni che abbiamo ben imparato ormai a non tenere in considerazione, del resto avevano parlato e fatto proclami anche nelle precedenti occasioni.

Sappiamo anche che l’autocombustione non esiste, che in passato i colpevoli sono stati presi e facevano parte di coloro che dovevano salvarci.

Malgrado ciò è successo, di nuovo.

Era quasi scontato ma nessuno ha vigilato o preso le opportune precauzioni.

Fatto sta che mezza isola è stata devastata e, nonostante lo spropositato numero di forestali in regione, tutto è andato in fumo.

Fatto sta che per gli inquirenti già è chiaro che si è trattato di un’azione dolosa ben organizzata, la nostra terra è stata nuovamente mortificata dai suoi stessi figli.

Che pena!

Le fiamme sono scese in paese, fino al lungomare, hanno raso al suolo case, chiese,  locali, alberghi, giardini, attività commerciali, hanno lambito le stazioni di servizio.

Le verdi colline madonite ora sono nere.

Il nostro bel cielo luminoso è ancora coperto dal fumo.

La gente piange, si dispera, ha perso tutto.

La gente esprime tutta la sua rabbia, tutta la sua indignazione, quasi medita vendetta nei confronti delle istituzioni locali e nazionali.

La gente è stanca, di tutto, ha perso anche quel poco lavoro che era rimasto, la stagione estiva è seriamente compromessa.

Io mi trovavo in ufficio, non ci ho pensato un  attimo e con un paio di colleghi abbiamo indossato le maschere e ci siamo uniti ai soccorsi, nel nostro piccolo abbiamo dato un contributo per  tenere lontane le fiamme dal nostro ospedale.

Alfano infierisce, dice che la macchina dei soccorsi ha funzionato bene. Forse non ha capito bene la situazione, o forse ci voleva prendere in giro, o  fare bella figura con chi è lontano e non conosce la situazione come è veramente,  secondo me non ha neanche visto le foto e i video del dopo.

Ma ci rialzeremo. Anche questa volta.

Non so se più forti di prima, ma purtroppo consapevoli che non cambierà mai nulla nonostante le indignazioni e le promesse di questi giorni.

Siamo in Italia, siamo in Sicilia.

Sunset

Sono convinto che il momento più bello in spiaggia sia il tramonto.

Forse questo risente un po’ eccessivamente della mia vena malinconica, da ultimo giorno di vacanza prima del ritorno a scuola, “The last day of summer never felt so old…”  direbbe Robert Smith,  però non si può negare che ci sono circostanze in cui ti senti improvvisamente in pace con te stesso e col mondo, come se tutto il resto non avesse importanza.

E’ l’ attimo in cui capisci che la vera bellezza della vita sta nelle piccole cose, quelle più semplici: una spiaggia, la compagnia di un amico o una ragazza, un drink ed un tramonto come questo.

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Privilegi estivi

Mi rendo conto di essere un privilegiato. Almeno sotto certi aspetti.

Abito in un angolo di paradiso, un angolo di paradiso che sta purtroppo letteralmente cadendo a pezzi, un po’ come tutti i comuni italiani, ma forse, mi spiace dirlo, molto più rovinosamente, ma molto di più.

Che peccato! Che rabbia!

Di amici ne sono rimasti pochi. Il lavoro è inesistente, sempre se non ti va di essere indegnamente sfruttato. Le strade sono desolate, i negozi ed i locali chiudono, i ragazzi scappano via, tant’è che a volte, conoscendosi più o meno tutti, mi capita di pensare a questo o quel ragazzo o ragazza, a quanto tempo è che non mi capita di incontrarli, salvo poi scoprire che si sono trasferiti a Milano o ancora meglio, sempre di più, all’estero.

Ma non è sempre stato così. Fino a circa otto anni fa d’estate sembravamo vivere in un posto magico, un ombelico del mondo, e anche in inverno c’era un certo movimento.

Nonostante tutto ancora oggi mi sento a volte comunque un privilegiato.

Ho il mare a due passi. Ma veramente. Solo perché abito un po’ in periferia per andarci devo prendere il motore ma in meno di due minuti sono già lì. Quelli che abitano in centro ci vanno a piedi impiegando lo stesso tempo.

E già la gente mi invidia per questo.

L’invidia si trasforma in rabbia, e a volte la gente non mi insulta solo per buona educazione, quando confesso di non essere ancora andato in spiaggia quest’anno.

Lo so, è vergognoso.

In realtà non è colpa mia, è che al momento il bagno a mare per me è off-limits ancora per almeno un paio di settimane a causa dei postumi di quel piccolo intervento di quasi un mese fa.

Il fatto grave è che comunque questa situazione non mi pesa più di tanto.

Diversi erano i tempi in cui ci ritrovavamo in tanti in spiaggia, ogni giorno,  dal primo pomeriggio fino a dopo il tramonto,  tra scherzi, nuotate, partite di beach volley, discorsi, progetti, magari anche di tanto in tanto godendo della vista e a volte anche della compagnia di quella che i Baustelle definiscono YE-YE, ovvero la calata delle turiste dal nord Europa, anche se storicamente sono sempre stati i francesi a colonizzare le nostre strade nei mesi estivi, e di fatti ancora oggi di amicizie oltre le Alpi ne abbiamo un po’.

Oggi, al massimo, tranne uno-due giorni la settimana, posso godere della compagnia di un buon libro, che non è neanche male, o dello spettacolo naturale del tramonto nella nostra scenografica spiaggia (sfido a trovarne una migliore, almeno come panorama),  visto che odiando la confusione e la sempre presente volgarità e inciviltà di alcuni, preferisco andare a mare nel tardi pomeriggio, il momento più adatto per goderselo al meglio.

Certo, chi mi legge da un luogo che è lontano dal mare, chi fa dei massacranti viaggi toccata e fuga la domenica o va incontro a spese non indifferenti per una piccola vacanza sui litorali in questo momento sicuramente mi odierà, e lo capisco anche.

L’estate è ancora alle porte e sicuramente, con tutto il tempo libero a disposizione tra l’altro, tra un po’ starò qui a farmi odiare nella maniera opposta, ovvero raccontandovi dell’abbronzatura (sempre appena accennata, ma in questo caso è colpa della melanina), dei bagni al tramonto o, perché no, a mezzanotte, degli aperitivi in riva al mare, delle danze scatenate sugli scogli, di discoteche sotto le stelle,  di bionde trecce e occhi azzurri e poi…, di scollature che feriscono mortalmente,  di sigarette Copenaghen, schiene spogliate che profumano di Stoccolma, di minigonne pallide.

Non odiatemi, almeno come io non vi odio in inverno.

 

 

 

Episodio 7 – Finalmente moda

Nulla di più complicato.

Trovare un posto di lavoro o anche uno stage in azienda che si avvicinasse anche solo lontanamente alle sue aspirazioni o comunque le permettesse di introdursi in quel mondo si stava rivelando complicatissimo.

Sembrava che non ci fosse posto per lei.

Lucia modificava il suo Curriculum Vitae quasi ogni giorno cercando di migliorarlo, e ne inviava tantissimi utilizzando i maggiori (ma anche i meno attendibili) siti di recruitment,  sembrava ormai essere diventata questa la sua prima occupazione.

A volte cadeva nello sconforto e pensava che forse Matteo non aveva tutti i torti.

Poco male, non era solo per quello che comunque si erano allontanati.

Quel giorno Lucia, tra il rassegnato ed il disperato, scelse di stampare il suo ultimo CV aggiornato impreziosendolo a modo suo. Andò nel suo negozio di stoffe preferito, scelse una stola con un ricamo arabesco che le ricordava le emozioni vissute durante quella vacanza di fine superiori, cucì le due pagine del CV su di una carta simil pergamena e rilegò il tutto con del nastro banlon, infine andò personalmente a consegnare il suo originalissimo CV ad una piccola azienda del circondario.

Fu grazie a questo colpo di genio che venne finalmente notata.

Il CV di Lucia purtroppo era povero di esperienze ma presentato in quel modo dimostrava creatività, gusto, coraggio, tutte qualità che stuzzicarono l’azienda e le permisero di ottenere l’opportunità di uno stage al momento non retribuito, però, beh, era già una cosa.

Convocata in sede, dopo un colloquio conoscitivo il suo nuovo responsabile l’accompagnò in un giro esplorativo della sede, la presentò ai colleghi, scelse una delle due scrivanie libere di un ufficio open-space e la fece accomodare:

“Da domani mattina tu lavorerai qui…”

Il primo giorno di lavoro passò velocissimo tra disegni, bozzetti, ago e filo, iniziò a prendere confidenza con l’ ambiente e conoscere meglio le colleghe.

Fin da subito notò astio da parte di una di loro che aveva conosciuto durante la  pausa caffè. Non le diede molto peso, finché lei un giorno le si avvicinò e le sussurrò:

  • E tu saresti il nuovo talento? La piccola mocciosa che scorazzava in bicicletta in mezzo alla campagna oggi vorrebbe diventare la nuova stilista della nostra casa? Piccola, ridimensionati!

Lucia restò basita e non rispose. Non era da lei restare senza parole, ma questa volta era stata colta impreparata e tanto meno poteva immaginare che la donna che aveva davanti fosse quella bambina sola e silenziosa che incontrava al paese quando giocava con Marco.

Caspita, era incredibile vedere come una persona potesse cambiare con il passare degli anni.

Mentre nella sua testa giravano questi pensieri Lucia restò con un sorriso di cortesia stampato in faccia, bevve il suo caffè e salutò educatamente senza dare adito a polemiche e senza controbattere a quella collega che doveva esserle la più vicina visti i trascorsi ma che invece sembrava davvero poter rappresentare un problema, un problema che comunque avrebbe superato lavorando con la solita passione, tenacia e sacrificio.

Lucia aveva appena capito cosa l’aspettava, cosa voleva dire sgomitare per riuscire ad emergere, non si sarebbe fatta trovare impreparata, avrebbe dato battaglia, ma era allo stesso tempo anche curiosa di capire  l’origine di tutto quell’astio nei suoi confronti, in fondo era passata una vita dalla sua infanzia in paese.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Friends

Bando alle ciance, ci sono casi in cui è inutile e forse anche irrispettoso perdersi in lunghi giri di parole.

Cercare di spiegare i motivi per cui Friends è la sitcom più bella di sempre è un esercizio senza senso, è così e basta, chi non lo crede è solo perché non ha mai visto una puntata, o l’ha vista ma con pregiudizio, che poi una serie tv va giudicata  nella sua interezza e non dopo aver magari beccato l’unica puntata in cui si tira il fiato.

I sei protagonisti, Rachel, Ross, Chandler, Joy, Phoebe e Monica, ma anche gli altri, Gunther, Janis & co, con i loro difetti, le loro ossessioni, la loro simpatia e si, anche la loro stupidità,  nelle 10 stagioni realizzate hanno dato vita ad uno spettacolo unico, perfetto, incomparabile.

Le loro battute, i loro tormentoni, le loro vicende imbarazzanti, le loro storie, sono rimaste nell’immaginario collettivo, sono patrimonio inestimabile per chi è cresciuto a pane e televisione, Friends ha saputo coinvolgere e mettere d’accordo  tutti nel segno della risata e del romanticismo.

Si, romanticismo, avete capito bene, perché Friends non è solo risate a crepapelle, è fondamentalmente una storia d’amore (veramente sono due), con tutti gli alti e bassi, le problematiche del caso, e momenti di alto sentimentalismo che in alcuni casi sfiorano il poetico.

Ci sarà un motivo se dopo ormai tanti anni dalla messa in onda dell’ultima puntata non uno ma più canali tv, free e pay, continuano a mandarlo ininterrottamente in onda  con sempre un così grande successo. Te ne accorgi quando, nonostante tu l’abbia visto svariate volte, nonostante tu ormai conosca tutti i dialoghi e le battute a memoria, non puoi fare comunque a meno di ridere come se fosse la prima volta.

Un difetto? Forse le prime puntate della prima serie ed in generale l’ultima sono molto al di sotto dello standard, ma nel mezzo, cioè in pratica in ben nove stagioni, si raggiungono  livelli irraggiungibili per qualsiasi altra sit-com, The Big Bang Theory compresa.

Trama:

In un appartamento di New York si snodano le storie di sei amici: una ex obesa ora chef maniaca della pulizia, un paleontologo dal divorzio facile, una bizzarra massaggiatrice dal passato difficile, uno stupido attore dall’incredibile appetito, una ex figlia di papà affermatasi nel mondo della moda ed un sarcastico….non si è mai capito che lavoro faccia Chandler!

Stagioni: 10

Voto: 10/10

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Monaco di Baviera in 23 scatti

Monaco di Baviera è la Germania. Lo so, non  ne è la capitale, è vero, ma è la città che più la rappresenta, quella che più incarna i suoi valori e le sue tradizioni. Berlino è una città meravigliosa, affascinante, decadente, è la vetrina del secolo appena trascorso, ma è anche una metropoli, una città cosmopolita che ha barattato la tradizione con l’avanguardia, soprattutto culturale.  Monaco di Baviera invece no, vive ancora di passato con la sua architettura, la sua atmosfera, i suoi palazzi, il suo cibo, i suoi abitanti che non si fanno scrupolo di vestirsi come se fossero appena usciti da una puntata di Heidi.

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Marienplatz

I palazzi, i monumenti, i musei da vedere sono innumerevoli, le piazze ed i viali da vivere e godere non si riescono a contare, così come le caratteristiche birrerie, per non parlare poi dei luoghi nelle vicinanze. Uno dei ricordi più belli di tutti i miei viaggi è stato senz’altro il tragitto in treno da Monaco a Fussen attraversando la Baviera ed i suoi caratteristici paesini di una bellezza indescrivibile, mi è venuta quasi voglia di scendere ad una stazione a caso e trasferirmici in pianta stabile.

Monaco di Baviera è una città moderna ma al tempo stesso in essa è come se il tempo si fosse fermato ad un secolo fa. Potrei scrivere per ore sulle emozioni vissute, su come mi sia sentito bene tra le sue strade, in fondo era una delle città in cima alla mia personale lista dei posti da visitare quando ho iniziato a viaggiare.

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Uno dei cortili interni della Residenz

In questo mio diario di viaggio questa volta vorrei iniziare dal cibo e da un locale in particolare, uno dei più rinomati e caratteristici al mondo: l’ Hofbrauhaus. Non è soltanto un edificio storico, uno dei teatri principali della politica tedesca del primo dopoguerra, quando ancora di politica si combatteva nei locali, il luogo in cui emerse l’arte oratoria di Hitler nella celebre Schlacht (battaglia) im Hofbrauhaus del 1921 e dove lo stesso diramò i 25 punti programmatici del suo partito e tenne moltissimi altri discorsi prima di passare a platee ben più ampie.  Prima di essere un ristorante dove poter gustare le meravigliose prelibatezze tipiche del luogo (che scorpacciate di stinchi di maiale e di kartoffel, queste ultime divine gratin) è soprattutto una birreria, o meglio, è la birreria più famosa del mondo, dove si produce la celebre HB sin dal 1589. Inutile dire che era per me l’attrazione più importante. Entrare, sedersi in una delle tante tavolate condividendo il pasto con una persona del luogo o un altro turista, e mangiando fare conoscenza, scambiarsi racconti, il tutto mentre una tipica orchestra bavarese tiene alto l’umore dei clienti che si dimenano tra brindisi, alcuni piuttosto rumorosi, urla, risate, calici in alto e foto ricordo. E che dire delle cameriere, ovviamente rigorosamente vestite in modo tradizionale, che riescono a  servire in un solo viaggio una decina di calici di birra da un litro con il solo uso delle loro due mani? Ma come faranno mai? e di quella che passa tenendo in grembo un megacestino colmo di pretzel? L’ Hofbrauhaus è il must see di Monaco, è la cartolina più bella della Baviera,  impossibile perderselo.

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Hofbrauhaus

Camminando per le strade  della città si respira aria di storia, dai Wittelsbach, la grande famiglia regnante in Baviera, a Hitler. Molti sono infatti i luoghi che rimangono in modo indelebile legati al nazismo, in fondo Monaco è stata la culla del movimento ed un appassionato di storia come me non può far finta di niente.

Odeons Platz, uno dei luoghi più belli della città a mio avviso, è dominata dalla Feldherrnhalle, ovvero la copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze, e dalla vicina Theatinekirche, chiesa seicentesca, primo esempio di barocco italiano in Baviera. In questa piazza venne represso nel sangue il celebre Putsch di Monaco, il fallito colpo di Stato di Hitler. Proprio davanti la Feldherrnhalle i nazisti in marcia vennero fermati dalla polizia subendo perdite rilevanti tra morti e feriti (tra cui lo stesso Goring) e per questo motivo dopo il 1933 la piazza diventò un luogo sacro del Reich. Tra i tanti palazzi attorno, al numero 13, sorge anche l’Herzog Max Palais, ora sede di una banca ma prima palazzo del duca Max, luogo dove nacque la principessa Sissi.

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Feldherrnhalle

Più distante dal centro sorge invece  Konigsplatz,  una grande piazza ai cui lati si affacciano tre splendidi edifici di stile classico: il Proppylaen, la Staatliche e la Glyptothek. Ques’ultima è una meta irrinunciabile per tutti gli studiosi e amanti dell’arte classica in quanto espone una collezione di marmi di periodo greco e romano appartenuti ai reali di Baviera.

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Glyptothek

Anche in questo caso il rimando al nazismo è diretto, Konigsplatz non solo fu usata da Hitler per le parate ed i comizi, ma si trova proprio accanto a tutti quelli che furono gli edifici amministrativi del partito nazista, oggi sopravvissuti e ovviamente adibiti ad altro (l’edificio principale è adesso sede del conservatorio e lo studio di Hitler è stato trasformato in una comune aula).

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Vecchia sede del partito nazista in Konigsplatz

Testimonianze di quel  periodo storico sono ben visibili anche all’interno del bellissimo Stadtmuseum, il museo civico che ripercorre la storia della città, al cui interno un intero settore è dedicato proprio all’avvento del nazionalsocialismo.

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Stadtmuseum

Monaco però deve gran parte della sua bellezza ai suoi storici abitanti reali, i  Wittelsbach appunto, che hanno lasciato alla città almeno due capolavori,  la Residenz ed il castello di Nymphenburg.

La Residenz, situata in pieno centro, fu abitata dai reali fino al 1918, ovvero fino alla caduta della monarchia, e si presenta come uno dei palazzi reali più grandi d’Europa. Anche qui si può trovare un po’ d’Italia, dalla facciata principale ispirata a Palazzo Pitti di Firenze a, sorpresa delle sorprese, un intero salone adornato da enormi quadri raffiguranti panorami di città siciliane, e che emozione vedere tra questi anche il  mio paese!

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Residenz

La Residenz è un palazzo sontuoso con i suoi interni eleganti e maestosi tra cui spicca l’Antiquarium, ovvero la più grande sala rinascimentale a nord delle alpi, e l’elegantissimo Cuvillies Theater, il piccolo teatro di corte gioiello del rococò.

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Antiquarium

Il castello di Nymphenburg, la principale residenza estiva dei reali bavaresi, si trova invece in quella che era prima aperta campagna e adesso  periferia della città. Arrivati dinnanzi lo splendido edificio si viene accolti da stormi di cigni che abitano il bel parco frontale. Sul retro c’è un ulteriore parco ma di dimensioni molto più estese dove è possibile perdersi per i sentieri imbattendosi di tanto in tanto in diversi padiglioni come   l’Amalienburg che contiene all’interno una sontuosa sala degli specchi in cui riposò anche la futura regina di Francia Maria Antonietta, ed il Badenburg che conserva la prima piscina coperta e riscaldata dell’Europa moderna (inizio 700).

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Nymphenburg
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Nymphenburg

Non inferiore è l’interno dell’edificio le cui eleganti stanze sono state testimoni della nascita e del battesimo di Ludwig II, il re delle favole, e della prima esibizione di Mozart alla tenera età di sei anni davanti ad un reale. Il castello contiene al suo interno anche due musei, quello delle porcellane e quello delle carrozze, queste ultime davvero sbalorditive.

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Nymphenburg – interni

Direi che di storia e di birra ho scritto già troppo, ma dovrete pazientare ancora un po’ perché Monaco è anche molto altro.

Marienplatz è il centro nevralgico della città, la piazza principale, il ritrovo di tutti i turisti oltre che di tutti gli abitanti. Dominato dai due splendidi palazzi, l’Alte ed il Neue Rathaus, al centro spicca  la Mariensaule, un’alta colonna di marmo che sostiene all’estremità la statua in bronzo dorato della Madonna patrona della Baviera. Se poi doveste ritrovarvi lì alle ore 11 o alle 12, o in alcuni periodi anche alle 17,  non dimenticate di alzare il naso verso l’alto (ma non lo scorderete perché lo vedrete fare a tutti), potrete assistere al celebre Glockenspiel, il più grande carillon della Germania in azione.

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Marienplatz

L’elegante strada principale del centro storico di Monaco nella quale si affacciano chiese e negozi unisce Marienplatz ad un’altra importante piazza della città, Karlsplatz, o più comunemente detta Stachus, insieme alla prima la più conosciuta e frequentata e dominata da una grande fontana dove in molti in estate cercano refrigerio.

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Stachus

Proprio su un  lato di questa strada si affaccia la cattedrale di Monaco, la Frauenkirche, che con il suo inconfondibile aspetto ed i suoi due campanili gemelli alti 99 metri con la punta a forma di cipolla  è  uno dei simboli della città.

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Frauenkirche

E che dire poi dei musei?

La Neue Pinakothek contiene opere  di Manet, Monet, Renoir, Cezanne, Klimt, Van Gogh (I girasoli) e tanti altri.

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Neue Pinakothek

L’Alte Pinakothek, che gli sta di fronte, porta avanti invece l’eredità della politica artistica e culturale dei Wittelsbach con una gran quantità di quadri di pittori famosi come gli italiani Leonardo, Giotto e Tiziano.

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Alte Pinakothek – interni

Da non perdere neanche il museo della tecnica e della scienza, il più grande del mondo con più di un milione di visitatori ogni anno, ed il BMW Museum che presenta in oltre 5000 mq la storia ed i modelli che hanno reso celebre (e continueranno a farlo) nel mondo la casa automobilistica bavarese.

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BMW museum
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Museo della tecnica e della scienza

A pochissima distanza dalla sede BMW sorge poi  il parco olimpico (con il mitico Olympiastadion) con quelle sue caratteristiche costruzioni collegate tra loro da quella copertura a rete dall’andamento ondulante che lo rendono unico nel suo genere, anche se il parco per eccellenza a Monaco è sicuramente il Giardino Inglese. Si tratta di uno dei parchi cittadini più grandi del mondo dove gli abitanti ed i turisti sono soliti passeggiare, andare in bici, giocare o bersi una birra sotto la torre cinese. Di solito è qui che i bavaresi usano anche prendere il sole, vestiti o anche, questo è il bello, nudi. Purtroppo le mie aspettative qui sono state illuse visto che le nudità presenti non erano certo quelle che mi auguravo di vedere.

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Torre cinese al Giardino Inglese

Nella mia settimana a Monaco, come già accennato, ho trovato anche il tempo per due gite fuoriporta usufruendo dell’efficienza e puntualità, nonché delle offerte, della linea ferroviaria tedesca. In fase di prenotazione, acquistando il Bayer Ticket, un biglietto valido giornalmente da utilizzare in libertà in tutta la Baviera, ho ricevuto un foglio con tutte le combinazioni possibili dei treni da poter prendere per raggiungere la mia meta sia all’andata che al ritorno. Vorrei sottolineare che le varie coincidenze  erano a volte anche inferiori ai cinque minuti, ma io mi sono comunque fidato e non ho mai perso un treno per un ritardo o altro motivo! Abbiamo tanto da imparare!

Fussen e Norimberga quindi. Lo so, il primo luogo non vi dice nulla, ma se vi dicessi Ludwig II? Ok, neanche….allora, chiudete gli occhi e pensate alla vostra infanzia, ai cartoni della Disney, alle favole, ai loro castelli, ecco! Ci siamo, i castelli. A Fussen si trovano due dei castelli più importanti che riportano al re Ludwig:  Hohenschwangau, in cui trascorse la sua infanzia,  che però viene da tutti snobbato (anche da me) per il ben più importante, il meraviglioso, castello di Neuschwanstein, questo si fatto costruire dal re delle favole. Non solo l’edificio ma anche tutto l’ambiente che lo circonda è veramente qualcosa di magico. Di castelli ne ho visti tanti in giro per l’Europa ma nessuno può paragonarsi in bellezza ed eleganza,  sia negli interni che nell’aspetto esteriore.

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Neuschwanstein

La visuale più bella del castello si ha dal vicino ponte di Maria, un lungo ponte di legno sospeso a chissà quante centinaia di metri dal vuoto. Una volta raggiunto attraverso un sentiero il ponte non promette niente di buono ma in quell’istante sarete così rapiti dall’estasi del momento che farete senza neanche rendervi conto ciò che in condizioni normali non avreste mai avuto il coraggio di fare ovvero intraprendere il cammino sulla stretta passerella per farvi fotografare con il castello alle spalle.

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Neuschwanstein visto dal Ponte di Maria

Per un gioco di naturali associazioni Norimberga nel nostro immaginario collettivo è la città del famoso processo ai gerarchi nazisti e delle grandi annuali adunate del Reich nell’ancora presente e visitabile (io ci sono stato) “stadio” realizzato appositamente da Speer. In realtà Norimberga è anche una bellissima città medioevale con un centro storico davvero incantevole ed una piazza che non passa inosservata. E’ sicuramente un posto che merita una visita, ancor più nel periodo natalizio quando ospita i più importanti mercatini.

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Norimberga

Beh, che dire di più, forse mi sono anche dilungato troppo questa volta, sicuramente la mia passione per la storia in molti punti ha preso il sopravvento e di questo non posso che scusarmi, spero che almeno le foto abbiano reso meno tedioso il racconto. Mi piace pensare di essere riuscito nonostante tutto ad incuriosire qualcuno di voi, di aver spinto qualcuno a pensare: “mmm Monaco, perché no?!”, sono sicuro che al vostro  ritorno penserete: “Neogrigio aveva proprio ragione”, ne sarà valsa la pena.

IL BLOGGER AWARD VERSATILE

Era un bel po’ che non venivo nominato in un TAG, la cosa stava addirittura facendomi preoccupare finché ecco qui questo bel BLOGGER AWARD VERSATILE, alquanto gossipparo,  affibbiatomi direttamente dalla carissima Marta di Pensieri Loquaci. La ringrazio, ora posso dormire sonni più tranquilli. Ringrazio anche Violeta da cui ho avuto successivamente una nuova nomina.

Ecco le semplicissime regole:

  1. Ringrazia e indica chi ti ha nominato/a
  2. Nomina almeno 15 blogger
  3. Condividi sette fatti su di te.

Per una questione di praticità cambierò l’ordine dei punti 2 e 3 raccontando prima qualcosa di me e successivamente nominando 15 (sono davvero tanti però 15!) di voi.

Allora, cominciamo….

Uno

Inizierei col descrivere brevemente una mia particolarità caratteriale. Penso di non esagerare quando dico di essere affetto da una sindrome maniacale di natura ossessiva-compulsiva. Questo lato del mio carattere esce fuori soprattutto nell’atto di chiudere o spegnere determinate cose, ad esempio, quando esco di casa mi ritrovo a verificare ripetutamente di aver chiuso per bene la porta afferrando il pomolo esterno e tirandolo verso di me per varie volte. Stessa cosa per la porta del garage, dell’ufficio e con gli sportelli della macchina nella quale mi assicuro più volte anche di aver ben azionato il freno a mano. E poi, il gas l’ho spento? Le finestre le ho chiuse? Mi è capitato qualche volta anche di ritornare a casa dopo essere già fuori per fugare ogni minimo dubbio. E vogliamo mettere con l’ordine in casa? Tutto deve essere sistemato alla perfezione: i quadri devono essere appesi seguendo una certa precisa geometria, i libri  sistemati per altezza, autore ed edizione, i cd per artista ed anno di pubblicazione. E che non provino a spostare leggermente le mie coppe o i miei suppellettili, me ne accorgerei immediatamente. Beh, si, avete ragione, sante persone quelle che mi sopportano.

Due

Sono un grande appassionato di storia del novecento, non faccio che documentarmi, leggere libri, biografie, guardare documentari e film, parlarne. I miei argomenti preferiti sono nazismo, seconda guerra mondiale, e guerra fredda. Il mio personaggio storico preferito è invece JFK per il quale nutro un’autentica passione, non a caso il mio film preferito in assoluto è  JFK un caso ancora aperto, il capolavoro di Oliver Stone (ma di questo ve ne avevo già parlato in un vecchio TAG dedicato ai film).

Tre

Mi piace l’inverno, le atmosfere freddi e decadenti, guardare la pioggia cadere attraverso la finestra. Questo si rispecchia anche nei gusti personali: musicalmente amo la new wave, gruppi come i The Cure, Depeche Mode, Litfiba, Baustelle, Bluvertigo e altri che hanno come caratteristica un suono cupo e underground dominato dal basso e con testi malinconici e poetici;  il mio fumetto preferito è Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, molto dark anch’esso; per la scelta delle vacanze sono attratto quasi esclusivamente dai paesi freddi del nord Europa; odio la confusione (se non allo stadio o ad un concerto) ed il caldo; mi accorgo spesso di pensare in maniera totalmente differente rispetto alla maggior parte delle persone che mi circondano e, per concludere in bellezza, sono anche abbastanza ansioso e ipocondriaco.

Quattro

Ho un’autentica ed esagerata fobia per i topi. Al solo pensiero di vederne uno avvicinarsi rischio lo svenimento istantaneo. Non ci posso fare nulla, è più forte di me.

Cinque

Sono il tipico eterno indeciso, ho difficoltà nel fare una scelta, ho sempre bisogno di una spintarella per buttarmi. Quando però sono sicuro di una cosa allora sono un caterpillar, ho tra l’altro una mente molto organizzata ed analitica che mi permette di gestire al meglio ed in fretta ogni cosa che mi trovo davanti.

Sei

Odio la discoteca! Profondamente! In ogni sua forma. Non l’ho mai amata, figuratevi oggi con questa musica a mio avviso impossibile da ballare, un rumore anche alquanto fastidioso. Almeno negli anni 90 c’era una musica dance di tutto rispetto! Non amo ballare e soprattutto non amo questi luoghi in cui la personalità si annulla, dove non è possibile neanche poter scambiare una parola. Preferisco mille volte passare le serate estive in un lido, in spiaggia, con gli amici, sorseggiando un bel cocktail magari davanti ad un bel gruppo che allieta la serata con della buona musica.

Sette

Sono una buona forchetta. Adoro mangiare, soprattutto il pesce. Il mio piatto preferito sono gli spaghetti con le vongole (e non alle vongole, è diverso), però fatti da me non quelli che si mangiano al ristorante che nell’80% dei casi hanno il gusto di semplici e insignificanti spaghetti all’aglio (tra l’altro io l’aglio neanche lo metto). Non lesino comunque nemmeno una gran bella grigliata di carne e vado pazzo per il prezzemolo.

Dopo essermi sputtanato un pò sono adesso curioso di sentire le vostre confessioni, quindi nomino:

Ale&Vale

Giovanna’s travels

Travel & Marvel

I discorsi dell’ascensore

Julian Vlad

Il diario di carta

Racconti dal passato

Miriam’s version

Valeinperfection

L’arca di Michy

Pensieri sparsi di una psicopatica

Chiarachiarissima

I love capelli ricci

Non sono ipocondriaco

Ragazza dal cuore di ghiaccio  (ma non ci credo)

We will rock you

Massimo Cotto è un tuttologo della musica, lo definirei quasi un  onnisciente del settore. Lavora in questo campo da sempre, per la RAI, per le maggiori testate giornalistiche, curando le autobiografie di tanti grandi artisti e scrivendo numerosi piacevoli libri tra cui questo che consiglio a tutti gli appassionati delle sette note. In We Will Rock You vengono raccontati i segreti, le bugie, i miti, la genesi e le curiosità di ben 709 canzoni che, dopo aver letto il libro, ascolterete in maniera diversa perché saranno diventate storie che vi apparterranno un po’ e delle quali custodirete dei piccoli segreti che in questo caso sarà un piacere rivelare, perché no, avrete infatti l’occasione di fare bella figura in molte conversazioni raccontando prelibate chicche, come ad esempio che in Another Brick in the Wall dei Pink Floyd il coro era composto da 23 ragazzini  le cui  voci furono sovrapposte ben 12 volte per dare l’impressione che fossero molto più numerose; che la Mandy di Barry Manilow non era una donna bensì il suo cane; che Come Togheter fu scritta da Lennon con il fine di farne lo slogan per la campagna elettorale di Timothy Leary candidato a governatore della California; che quando il presidente dell’etichetta Atlantic ascoltò per la prima volta I Want To Know What Love Is dei suoi Foreigner scoppiò a piangere; che What a Wonderful World, il capolavoro di Armstrong, fu un grande flop con solo 1000 copie vendute per poi diventare un grandissimo classico soltanto alla morte del cantante. Queste e tantissime altre curiosità, anche molto più interessanti, da leggere e fare proprie perché, come canta Bruce Springsteen, “abbiamo imparato più da un disco di tre minuti che da tutto quello che ci hanno trasmesso a scuola”.

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Recensioni

Di tanto in tanto, quando improvvisamente mi passa per la testa l’idea interessante e  ho il tempo, la voglia e/o l’entusiamo di recepirla ed applicarla immediatamente (sennò poi addio), ho il piacere di aggiornare il mio blog per poter fornire a me ulteriori spunti di sviluppo e a voi followers, per chi vorrà,  nuove possibilità di lettura.

Ho deciso in questo caso quindi di apportare una variazione alla struttura del menù principale sostituendo la sezione “Libri” con una più generale chiamata ”Recensioni”. Questa conterrà  al suo interno non solo i suddetti libri ma anche musica, film e serie tv (e chissà cosa altro in futuro).

Una volta che ci siamo vi aggiorno anche sugli altri post in uscita.

Il racconto di Lucia e Marco scritto a quattro mani con Marta Vitali di Pensieri Loquaci ovviamente vivrà di ulteriori capitoli anche se, per ovvi motivi, non possiamo più garantirvi una precisa e puntuale pubblicazione settimanale.

Per il resto sto cercando di ultimare un nuovo personale diario di viaggio, questa volta su Monaco di Baviera,  come al solito condito da tante foto da me scattate sul posto tra cui, forse, anche una  sorpresa.

Per il resto è un periodo poco prolifico, a parte la balenata idea di una serie di racconti (o soltanto uno) di vita diretta sulla mia precedente vita da studente pendolare.

Ma adesso chissà, magari salterà presto fuori qualche nuova recensione, in effetti è molto che non ne pubblico una e dovrei averne alcune già pronte da tempo.

Vi aspetto quindi, come sempre.

 

Episodio 6 – Avere stoffa

L’estate, quell’estate, passò velocemente. I ricordi della vacanza iniziarono a sbiadirsi lasciando spazio ai pensieri delle nuove decisioni da prendere, decisioni difficili perché avrebbero influenzato il futuro. Scegliere il percorso di studi che le avrebbe permesso di avverare il suo sogno di sempre sembrava difficile, non esistevano corsi di laurea specifici ma solo specializzazioni alle quali si arrivava dopo aver affrontato percorsi non dedicati.

Ma i giorni passavano ed era giunto il momento di scegliere.

Cambiare amicizie, cambiare abitudini, forse classificare Matteo come un semplice e passeggero amore estivo, tutto per raggiungere uno scopo, diventare stilista di moda.

La fantasia a Lucia non era mai mancata, e tanto meno la speranza.

Quelle volte che ne avevano parlato Matteo non l’aveva appoggiata fino in fondo, l’ avrebbe voluta vedere felice ma allo stesso tempo pensava che il percorso che Lucia stava intraprendendo fosse troppo distante dalla realtà, una volta terminato il percorso di studi si sarebbe trovata con un pezzo di carta in mano che non le avrebbe offerto molte chances di carriera, non sarebbe stato per niente facile trovare sbocchi lavorativi, sicuramente non lì, in quella città che le sarebbe andata stretta, come un abito cucito male.

Matteo provava a far desistere Lucia, ma tutti i suoi sforzi erano vani, non sapeva che affrontandola di petto avrebbe sortito solo l’ effetto contrario, più lui cercava di evidenziarle solo gli aspetti negativi più lei si convinceva di poter riuscire a fargli cambiare idea, che il mondo non è solo nero, che esiste anche la parte bella, doveva solo trovarla.

I primi giorni di quella nuova fase della sua vita si rivelarono un disastro.

Lucia era una ragazza molto timida e non riusciva ad ambientarsi, non riusciva a legare con nessuno in quella nuova realtà così grande e confusionaria per lei, così scelse di dedicare tutte le sue attenzioni allo studio. Non le interessava nient’altro, doveva e voleva dimostrare prima di tutto a se stessa, e perché no, anche un po’ a Matteo,  che ci sarebbe riuscita, avrebbero un giorno sentito parlare di lei nel mondo della moda. Del resto era questo desiderio che l’aveva portata lontana dal paese, non poteva ora rimangiarsi tutto. Non poteva davanti ad una difficoltà arrendersi, non era da lei.

Lucia aveva bisogno di sentirsi libera, teneva a Matteo anche se era forse troppo diverso da lei, ma non poteva sottostare alle regole che lui gli imponeva, del resto non lo avrebbe permesso a nessuno. Avrebbe invece voluto al suo fianco una persona che l’appoggiasse, perché no, anche negli errori che sicuramente avrebbe commesso, voleva avere la possibilità anche di sbagliare piuttosto che tradire se stessa.

Piano piano i due si allontanarono naturalmente, senza quasi accorgersene, fino a quando Matteo diventò solo un ricordo, un ragazzo troppo schematico e troppo poco fantasioso, con il quale non riusciva neanche a divertirsi granché.

Nell’ultimo turbolento periodo insieme Lucia correva spesso in soffitta dove aveva deciso di cimentarsi nella creazione di un abito, con una vecchia macchina da cucire e dei manichini, i vecchi attrezzi di lavoro della nonna, iniziò ad unire pezzi di stoffa senza un progetto chiaro in mente.

Per lei era impensabile abbandonare questa strada, sapeva che sarebbe stata difficoltosa, ma per esaudire un desiderio bisognava lottare e lei lo stava facendo.

Lì, in soffitta, le capitava di ripensare a quando era bambina, a quando correndo e giocando con Marco si stracciava le magliette e con mosse ingegnose le legava creando nuovi indumenti.

Ricordava di quando fingeva di sfilare davanti a Marco e lui rideva a crepapelle, loro ridevano a crepapelle, insieme.

Quanti ricordi nascondeva quella soffitta, un pezzo di infanzia trasferito in città.

Intanto tra conoscenze interessanti e personaggi stravaganti l’università andava avanti e  si stava rivelando molto più interessante del previsto fugando così i dubbi iniziali.

Quegli anni non furono esaltanti, dopo la delusione Matteo Lucia non voleva ripetere lo stesso errore, aveva ben chiaro in mente il suo progetto di vita, quindi relativamente poche furono le feste, le uscite con gli amici, le gite, i ragazzi, tutto sacrificato per la sua applicazione intensa allo studio che le permise di veleggiare col vento in poppa fino ad una laurea conseguita con il massimo dei voti ed in anticipo di qualche mese.

Lucia era finalmente laureata, finalmente ora poteva chiedere il permesso per entrare nel mondo della moda. Ci sarebbe riuscita, ne era sicura, in fondo aveva mai fallito in qualcosa?

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

NO inglese NOT job

In quest’ultima settimana, come per magia, il mio telefono è diventato il protagonista assoluto sconvolgendo il mio tedioso tempo. Un no-stop di chiamate ha caratterizzato questi giorni, tutte (tranne una) provenienti da uno stesso prefisso, il +44, che dopo una piccola ricerca ho scoperto essere dell’UK.

Dovrei esserne contento, e in effetti lo sono, vuol dire che il mio CV desta interesse, vuol dire che ho qualche possibilità per il mio futuro.

Non sono contento invece dell’andamento di questi colloqui.

In pratica oggi se non ti avvicini ad un livello di Inglese mother tongue sei tagliato fuori!

Io purtroppo nella mia carriera scolastica ho sempre studiato il francese, e posso dirvi che lo conosco davvero bene. L’inglese invece l’ho studiato da solo e potete immaginare il mio livello. Non è che non lo sappia, ho fatto anche per lavoro dei corsi tecnici all’estero in inglese, il fatto è che ho bisogno di immedesimarmi nella lingua, non parlare altro che quella per almeno una settimana, ed oggettivamente qui non ne ho la possibilità. L’ideale sarebbe migliorarlo in UK, lavorando, direttamente sul campo, ma mi  sa che ciò sarà impossibile, del resto un tipo oggi mi ha mandato una bella mail con su scritto (in inglese): “…è stato un piacere sentirti, chiamaci quando il tuo inglese sarà fluente…”.

Sono un pò sconfortato, un pò tanto veramente.

Viste queste difficoltà da oggi concentrerò le mie ricerche sui paesi francofoni, anche se le opportunità non sono le stesse.

Intanto oggi ho pure dovuto subire una piccola operazione, piccola ma dolorosa, molto dolorosa, e fastidiosa nel suo decorso. Niente di che, non allarmatevi, dopo due ore ero già a casa a incassare i NOT inglesi, come se non mi bastasse il dolore della zona suturata a buttarmi giù.

 

 

 

Episodio 5 – Enjoy!

Quale facoltà? Era questa la domanda che torturava Lucia, scegliere di seguire la passione che aveva fin da bambina, provando a diventare una stilista, oppure abbandonare l’idea e seguire un percorso formativo che le permettesse più sbocchi? La scelta era difficile ma aveva tutta l’estate per pensarci, ora doveva, voleva, prima di tutto  dedicare tutta se stessa al viaggio in Spagna, in fondo se lo era meritato.

Sei ragazze. Alcune amiche, altre solo conoscenti, amiche di amiche, destinazione Andalusia, tante speranze ed un’unica sola promessa prima di partire: “Niente struggimenti di cuore e vietato parlare di responsabilità, parola d’ordine: enjoy!”. Le premesse erano ottime per una vacanza all’insegna del divertimento e del riposo, del resto se lo erano guadagnato ampiamente dopo cinque anni di studio, tra di loro c’era chi si sarebbe rapportata subito con il mondo del lavoro, insomma, la vacanza dopo la maturità stava diventando uno spartiacque tra il passato ed il futuro. La vacanza sarebbe durata sedici giorni, le tappe obbligatorie, erano Granada, Malaga, Siviglia e Cordoba. Avevano l’imbarazzo della scelta dei posti da visitare, ma alla fine, seguendo i vari consigli della rete, dei forum e di chi c’era già stato, la scelta era ricaduta su quelle quattro, le più importanti, e poi comunque avrebbero affrontato la vacanza con lo zaino in spalla,   libere di poter cambiare programma in qualsiasi momento, si sarebbero spostate da una città all’altra con i mezzi pubblici, la Spagna ne è ben fornita.

Era tutto pronto. L’arrivo in aeroporto sancì l’inizio della vacanza. Due ore e quarantacinque minuti dopo atterrarono sul suolo spagnolo, era il primo volo in aereo per Lucia, era emozionata per tutte le cose belle che la vita le stava offrendo. Le sei ragazze scelsero di tenere un diario in cui annotare i piccoli avvenimenti che la quotidianità gli avrebbe riservato. Ognuna di loro doveva, alla fine della giornata,  scrivere le proprie sensazioni e raccontare come aveva vissuto la giornata. A turno invece tenevano un piccolo glossario in cui annotare tutte le parole storpiate che inventavano, perché nessuna di loro aveva mai studiato lo spagnolo, ed il dizionario del viaggiatore non sempre aveva le risposte che cercavi. Le avrebbero rilette al ritorno e ne avrebbero riso. Scoprirono l’importanza degli ostelli per i giovani viaggiatori, il significato della “siesta” e l’importanza degli spuntini. Scelsero di visitare ogni giorno almeno un monumento e di scegliere a sorte cosa visitare laddove la città ne fosse stata colma, in fondo erano lì soprattutto per la movida spagnola. A Granada visitarono l’ Alhambra, a Cordoba la Mezquita, a Siviglia la Plaza de Espana, ma assistettero anche ad una corrida e ad uno spettacolo di Flamenco oltre ad essersi abbuffate di paella,  a Malaga la Cattedrale. Riuscirono alla fine a visitare anche altre città secondarie come Jerez de la Frontera  e Marbella, e toccare l’ oceano a Gibilterra, scoprendo anche che in Spagna la domenica si riposa, non interessa se la città è turistica, la domenica in Spagna  è “todo serrado”. Erano libere, raggianti di felicità, stavano godendo delle gioie della giovinezza e non erano mai state così bene,  si promisero di non perdersi di vista, di rivedersi anche quando la vacanza sarebbe finita, un incontro al mese o al massimo ogni due mesi, sicuramente avrebbero visto insieme il videoclip che Lucia avrebbe montato una volta a casa con tutti i video girati di città in città. In Spagna conobbero moltissimi ragazzi italiani, d’altronde all’estero dove puoi dire di non incontrarli?,  con i quali riuscirono ad instaurare un’amicizia, in alcuni casi un po’ più di una semplice passeggera conoscenza.

Lucia però aveva segretamente lasciato il suo cuore a casa, non ne poteva parlare con le altre durante la vacanza non solo perché avrebbe infranto la promessa fatta alla partenza ma anche perché ancora non si sentiva pronta, non era ancora niente di importante, era un amico in comune e non voleva pressioni esterne. Riuscì a divertirsi come le altre, più delle altre vista la sua passione per la Spagna, ma spesso il suo pensiero volava veloce a casa, a Matteo. Era partito per il mare? Era rimasto a casa? Com’era andato il suo esame? Si sarebbero rivisti? O la fine della scuola aveva sancito la fine della loro affettuosa amicizia? Tanti dubbi che in alcuni momenti la rendevano triste, ma quando le altre si accorgevano del suo muso lungo, le bastavano pochi secondi, era sufficiente uno sguardo ed il sole tornava a risplendere.

Quella vacanza fu speciale, indimenticabile, si era presentata così ancor prima della partenza e alla fine era riuscita addirittura a superare le più rosee aspettative. Ma adesso era finita, era ora di tornare a casa, era tempo di cominciare una nuova vita, di scegliere la facoltà, di intraprendere un nuovo cammino, forse con Matteo, forse no.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Mi descrivo con i libri TAG

Non mi ricordo da chi di voi blogger da me seguiti ho preso ispirazione per questo TAG, non lo ricordo, è passato un po’ di tempo e in quel momento ho dimenticato di annotarlo, non potrei neanche cercare di capirlo senza perdere almeno un’ora di tempo visto che non sono stato direttamente nominato, il TAG era aperto a tutti quelli che volessero cimentarsi, quindi magari chi si riconosce può farsi avanti e dichiararne la proprietà.

Posso dire però che è stato davvero un piacere rispondere a queste domande per le quali mi sono basato esclusivamente su titoli di libri da me letti e di mia proprietà, libri che sono stati scelti quasi esclusivamente per i loro titoli piuttosto che per il loro contenuto.

Le regole le ho intuite, semplicemente rispondere alle domande attraverso i titoli dei nostri libri.

Eccoli dunque:

1) Sei maschio o femmina?

Il giovane Holden – J. Salinger

2) Descriviti

Perfetto difettoso – P. Pelù

3) Cosa provano le persone quando stanno con te?

Sogni di Bunker Hill – J. Fante

4) Descrivi le tue relazioni precedenti

Incubi e deliri – S. King

5) Descrivi la tua relazione attuale

Alta fedeltà – N. Hornby

6) Dove vorresti trovarti?

A sud di nessun nord – C. Bukowski

7) Come ti senti nei riguardi dell’amore?

Tutto è fatidico – S. King

8) Come descriveresti la tua vita?

La commedia umana –  W. Saroyan

9) Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?

Ci rivediamo lassù –  P. Lemaitre

10) Dì qualcosa di saggio

Le parole sono pietre – P. Levi

11) Una musica

La canzone di Susannah – S. King

12) Chi o cosa temi?

Desperation – S. King

13) Un rimpianto

Donne – C. Bukowski

14) Un consiglio per chi è più giovane

Giocare da uomo – J. Zanetti

15) Da evitare accuratamente

Niente è illegale – J. Reston

 

Nomino:

Iris&Periplo

I discorsi dell’ascensore

Pensieri Loquaci

Me e my books

e tutti quelli che si vogliono cimentare, massima libertà

Liebstar award TAG

neimenovano (1)

E rieccomi qui con un altro TAG, l’ennesimo, e non uno qualunque bensì un Liebstar Award TAG, nientepocodimenoche il mio terzo Liebstar Award TAG, il secondo nel giro di poco tempo.

In verità dopo tutta questa scorpacciata dell’ultimo periodo avrei voluto dedicare un po’ di tempo a scrivere post un po’ più personali e originali ma quando sei nominato allo stesso TAG da ben tre persone non puoi tirarti indietro facendo finta di nulla, quindi lo farò ma ad una condizione: al posto di pubblicare tre post diversi rispondendo a 30  domande condenserò tutto in un unico post facendo una selezione e scegliendo le 10 domande che più mi hanno coinvolto in fase di scrittura.

Ringrazio quindi per la nomination L’arca di Michy, Pensieri loquaci e Niente Panico

 

1.Hai mai creato/inventato TAG?

Si, poco tempo fa ho creato un TAG sui viaggi, I POSTI CHE…TAG, che inaspettatamente sta ancora oggi  avendo un successo clamoroso. Ricevo giornalmente link di nuovi blogger che mi invitano a leggere le loro risposte alle mie domande ed  il mio post originale è già stato visitato più di 200 volte, un numero incredibile per  gli standard del mio blog, per non parlare poi di tutti quei blogger che  hanno cominciato a seguirmi, tutte cose queste che mi rendono orgoglioso.

2.Collabori con qualche blog/sito?

Anche qui la risposta è affermativa. Chi segue con attenzione il mio blog del resto dovrebbe saperlo già, collaboro da poco meno di un mese con Marta Vitali del blog Pensieri Loquaci per la realizzazione di un racconto in episodi sulla storia (d’amore?) di due ragazzi, ex migliori amici, che si ritrovano dopo tanti anni. Di solito pubblichiamo ogni martedì alle ore 18 e abbiamo già dato vita a quattro episodi (nel mio blog potete trovarli nella sezione RACCONTI à UNTITLED). Non abbiamo uno schema in mente, andiamo avanti a fiuto, giorno dopo giorno, scambiandoci mail e procedendo con aggiunte e miglioramenti a iterazioni successive. Marta è felice, pensa che stiamo facendo un buon lavoro e che, perché no, potrebbe forse uscirne un piccolo ebook, io al momento preferisco prenderlo per quello che è, un piccolo esercizio di scrittura e collaborazione di cui sono al momento molto soddisfatto.

3.Il colore che ti mette allegria

Più che del colore che mi mette allegria parlerei di quello che mi fa stare bene, che adoro e che mi da gioia, ovvero il celeste. Ho un debole anche per il verde ma il celeste nella giusta tonalità è per me qualcosa di magico, e lo è molto di più se accostato ad un bel blu intenso.

4.Se poteste tornare indietro, qual’è l’errore che non rifareste?

Mah, questa è difficile, di errori penso di averne fatti tanti, come ognuno di noi del resto, piuttosto invece tornerei indietro per sfruttare meglio alcune occasioni, parole non dette o azioni non fatte al momento giusto, o fatte ma nel modo sbagliato o comunque in un modo del tutto diverso da quello voluto e pensato. Per svariati motivi non sono mai riuscito a cogliere l’attimo, non ci riesco neanche oggi, e passato quello le cose rimangono lì, nei miei pensieri, nella mia immaginazione di cosa sarebbe potuto accadere e/o di cosa ne sarebbe stato. Per riassumere direi, errori pochi, rimpianti tanti.

5.Qual’è il vostro artista musicale e preferito e perché?

E’ quasi impossibile rispondere a questa domanda. Io adoro la musica, ma la Musica, quella con la M maiuscola, quella che è morta nei primi anni 2000 tranne qualche rara eccezione. La musica è importante nella vita, ha il compito di scandire il tempo, incorniciare i momenti, far rivivere il passato. Ad ogni gruppo o cantante amato io associo un particolare periodo della mia vita più o meno bello o triste. La colonna sonora dei miei anni è composta soprattutto da Depeche Mode, Cure, Negrita, Bersani, Carboni, Battisti, Venditti, Bluvertigo, Pink Floyd, Silvestri, Green Day, Gigi D’Agostino, Baustelle, Ligabue, Bowie e chissà quanti altri, davvero tantissimi altri. Se proprio però dovessi sceglierne uno, se dovessi citare il gruppo che mi accompagna in maniera costante da sempre non posso che rispondere Litfiba. Li ho scoperti nel 97 ai tempi di Mondi Sommersi, fu il singolo Ritmo a farmi innamorare di loro. Da quel momento non li ho più lasciati, ho acquistato tutta la discografia, riesco a riconoscere ogni singola canzone dalla prima nota, ho letto libri, ho spulciato notizie, sono andato ai concerti, ho scritto attivamente nel loro blog e ho pure condotto due speciali su di loro nella radio del mio paese, più di così…

6.Qual’è la vostra paura più grande?

E’ soffrire o veder soffrire qualcuno dei miei cari per una brutta malattia. Considerato il fatto che sono un tipo molto ansioso e che per lavoro vedo e soprattutto sento parlare continuamente di malattie questa è una paura che mi porto sempre dietro.

7.Se potreste esprimere 3 desideri quali sarebbero?

Vorrei solamente e semplicemente questo: salute, serenità e gioia per me e i miei familiari, il resto è solo contorno di poco conto.

8.Cosa cambiereste della vostra vita?

Bella domanda questa, a cui non è possibile dare una risposta con certezza. A volte penso che sia a posto così a parte un paio di grave mancanze come quella di un lavoro soddisfacente, altre volte invece penso che non ci sia niente da salvare e che sia indispensabile una totale rivoluzione. La verità è sempre al centro, ed è spiegata qui , nella presentazione del mio blog.

9.La tua macchina, pulita e profumata oppure “l’importante è che vada”

Odio il disordine e la trasandatezza quindi, come  ogni cosa in mio possesso, deve essere ben presentabile ed ordinata. Certo poi ci sono le eccezioni che dipendono molto dal mio stato umorale del periodo

10.Hai mai perso qualcosa che pensavi fosse di vitale importanza per poi accorgerti che anche senza vivevi tranquillamente?

Nel mio palazzo stanno rifacendo la facciata e sono giunti quasi davanti al nostro giardino precludendoci lo sfogo naturale estivo. In estate noi in giardino facciamo di tutto, mangiamo, parliamo, cuciniamo, parcheggiamo i motori, in pratica ci viviamo. Pensavamo di soffrirne parecchio, in realtà ne stiamo soffrendo pochissimo, anche se non siamo ancora in piena estate ….

Ecco le mie dieci domande:

  • Dove ti piacerebbe vivere?
  • Cosa ti aspetti dalla tua vita?
  • Che genere di musica preferisci?
  • In vacanza: resort o zaino in spalla?
  • Barcellona o Madrid?
  • Amsterdam o Stoccolma?
  • La tua birra preferita?
  • Il tuo vecchio gioco in scatola preferito?
  • PS4 o XBOX one?
  • Mediaset Premium o Sky?

 

Questa volta non nomino nessuno, anzi, nomino tutti, quindi chiunque legga questo TAG si senta in dovere di realizzarlo rispondendo alle mie domande😉

 

 

 

 

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