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una vita non basta

Just hang on and suffer well

TAG: i 10 album

Da un’idea di Vittorio e soprattutto in seguito alle sue scelte che hanno suscitato un bel dibattito prende vita questo semplicissimo TAG musicale. Beh, semplicissimo lo è  solo per le modalità di risposta visto che necessita di scelte ben dolorose.

La domanda a cui rispondere è una:

Quali sono i 10 album/cd di cui non fareste proprio a meno?

Ecco i miei, i primi che mi vengono in mente, in ordine casuale e scegliendone uno solo per  ogni autore:

La sposa occidentale – L. Battisti

Dalla – L. Dalla

Il sussidiario illustrato della giovinezza – Baustelle

The head on the door – The Cure

The wall – Pink Floyd

Colpo di coda – Litfiba

Metallo non metallo – Bluvertigo

Monetine – D. Silvestri

Nimrod – Green Day

Nevermind – Nirvana

 

Nomino:

Lali1605

Indianalakota

Kikkakonekka

Elisa

Caduta fuori dal tempo

E tutti quelli che vogliono partecipare!!!!!!

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Gratificazioni

Mi sono bastati due mesi e mezzo in questa nuova azienda, una nota multinazionale dell’e-commerce (esticazzi!!!) per ottenere quello che non ho mai avuto in nove faticosi e sudati anni di durissimo lavoro nella mia vecchia azienda.

Il mio team leader, un vero leader, uno di quelli che cementano il gruppo e che fanno di tutto per il bene della squadra e di ogni singolo elemento di essa (e non quei mafiosi che ho conosciuto in precedenza, bravi solo a impossessarsi del lavoro altrui, a umiliarti, e a mettere gli uni contro gli altri) oggi mi ha fissato un colloquio privato face-to-face da cui non sapevo cosa aspettarmi anche se pensavo fosse normale visto il periodo di prova ormai prossimo a scadere.

Poche ore dopo sono qui a raccontarvi di questo bellissimo colloquio programmato in buona sostanza per elargirmi complimenti ed elogi, per dirmi quanto piaccia il mio modo di lavorare,  la mia cura dei dettagli,  la professionalità mostrata, per informarmi dei feedback positivi ricevuti per me dai responsabili della qualità e dai partner stessi.

La discussione ha poi preso largo verso altri lidi. Mi ha chiesto cosa pensavo dell’azienda, del team, di cosa ho in programma per il futuro, del mio passato lavoro, della città e di tutto un pò. Sono stato onesto e gli ho detto che adoro lavorare in un’azienda del genere, con tutte le iniziative atte a migliore il lavoro di tutti e a cementare il gruppo, che ammiro come gestisca il team, che mi colpisce questa integrazione tra i vari elementi nonostante le continue partenze e i nuovi arrivi, e la disponibilità di tutti ad aiutare il prossimo (a proposito, sto già facendo da trainer ai nuovi arrivati). Gli ho detto che però lo stipendio non mi soddisfa del tutto e che visto il mio passato lavorativo tra qualche settimana o qualche anno, chi lo sa, potrei anche ricevere una nuova offerta  impossibile da rifiutare ma che nonostante questo andrei via a malincuore visto quello che lascerei.

E’ stata una chiacchierata molto bella da cui entrambi siamo usciti contenti e soddisfatti, lui lo era visibilmente, io probabilmente di più, e finalmente  ho capito una volta per tutte quanto tempo abbia perso in un posto che non mi meritava affatto.

 

#Mindflow – pt. 4 – I miei 5 minuti di celebrità (ep. 1 di 2)

Categoria: sport

Non vi ho mai raccontato dei miei trascorsi sportivi.

Ben prima di dedicarmi all’hobby del calcetto durante i weekend avevo giocato a calcio a livelli agonistici nelle giovanili della squadra del mio Paese, e anche con buoni risultati.

Nella categoria Giovanissimi (età compresa tra 12 e 14 anni) giocavo come portiere e arrivammo primi in campionato vincendo tutte le partite tranne che per un solo pareggio.  Eravamo una squadra caterpillar. Gli avversari ci accoglievano in trasferta  quasi con reverenza, ovunque andassimo trovavamo un pubblico numeroso ad attenderci, e a volte, purtroppo, lo stesso pubblico usciva un po’ dal comune senso del pudore nel tifare la propria squadra, tanto che per ben due volte fummo costretti ad uscire dal centro sportivo scortati dalle forze dell’ordine.

Nelle partite in casa la situazione non era diversa. Giocavamo sempre la domenica mattina, in un campo proprio al centro del paese e accanto ad una chiesa molto frequentata. La gente usciva da messa e veniva ad affollarsi lungo il perimetro del campo da gioco, a frotte. Ricordo ancora la festa dopo l’ultima partita, il giro di campo per salutare il pubblico, la festa in pizzeria quella stessa sera. Il mio compleanno.

Ma non era finita qui perché la vittoria del campionato ci dava il diritto di partecipare ai playoff per il titolo di campione provinciale. La semifinale la giocammo contro il Bagheria, vincemmo 3-1 in trasferta, con spogliatoi allagati e conseguente uscita dal centro sportivo scortati dai Carabinieri, di nuovo,  e 3-2 sempre per noi, al ritorno in casa. La finale invece si giocò in campo neutro, a Palermo, contro il Cinisi. Vincemmo 1-0 con un gol negli ultimi minuti. Eravamo diventati campioni provinciali! E non mancarono foto e articoli nei vari quotidiani regionali. Peccato che i social e gli altri mezzi di comunicazione di oggi erano ancora lontani dal venire.

Quell’anno partecipammo anche ad un torneo internazionale, a Rimini. Arrivammo terzi, battuti in semifinale dalla Lucchese, ma con la soddisfazione di aver vinto nel nostro girone eliminatorio con un netto 2-0 contro la squadra tedesca che poi si sarebbe aggiudicata il torneo.

Gli anni successivi non furono ricchi di soddisfazioni, per questioni di età metà della squadra dovette passare a categorie superiori, io giocai come terzino, cambiando quindi ruolo, nell’under 18, saltando per intero una categoria e praticamente non giocando mai. Poi, rientrando nella mia categoria di appartenenza (Allievi), passai ad una squadra di un  Paese vicino, giocando davvero bene come stopper.

Dopo una piccola parentesi nella prima squadra di quel Paese durata pochi mesi, sempre come stopper,  e dopo essere tornato a giocare a casa un anno  nella seconda squadra del mio Paese come secondo portiere, lo studio, la stanchezza e la voglia venuta meno furono tra i motivi che mi spinsero a lasciare, senza soffrirne tra l’altro, il calcio agonistico.

E’ stato meglio così.

 

The best of 2015

Volevo farlo già tanto tempo fa, ma non è mai troppo tardi per iniziare. Volevo, alla fine di ogni anno, ripercorrere un po’ il percorso dei 365 giorni appena trascorsi, mettendo in evidenza quelli che reputo essere i cinque migliori post, i più sentiti, quelli secondo me meglio riusciti, per ridargli nuova vita e condividerli nuovamente con voi semmai ve li foste persi.

Un the best ha sempre il suo fascino no?

Per recuperare il tempo perduto in questi ultimi due mesi pubblicherò i 5 migliori post del 2015 e del 2016, a Gennaio sarà invece la volta di quelli del 2017.

Sarà dura.

Non però per il 2015. Ho iniziato la mia avventura qui su WordPress proprio nel Settembre di quell’anno e, vuoi per il poco tempo, vuoi per la poca esperienza, indicare i cinque migliori post non mi è poi tanto complicato.

In ordine casuale:

Il mio primo concerto dei Depeche Mode, come ne sono diventato fan,  due miei carissimi amici ed il mio amatissimo nonno. C’è molto di me in questo post, forse uno dei pochi in cui alla fine mi sono lasciato travolgere dalle emozioni.

Sono molto orgoglioso di questo mio racconto. Così romantico e così inaspettatamente tragico. Mi piace molto tutta la parte relativa all’incontro,  come il protagonista lo rivive in modo così nitido.

Mi sono divertito tantissimo in questo gioco davvero geniale. Il risultato penso sia stato buono nonostante io non primeggi in fantasia. Vi invito a provarci, tanto li amate i libri vero?

E’ il post che presenta il mio blog, tanto che lo trovate sempre lì, in primo piano nella sezione About. E’ qui che spiego il titolo del mio blog, che ne descrivo gli intenti, che mi confesso con tutti voi, che mostro tutte le mie incertezze ed i miei sogni infranti. Questo post sono io. Ed è uno dei più letti, ancora oggi.

E’ questo un diario di viaggio in cui lascio chiaramente trasparire il mio amore per questa città. L’ho scritto col cuore. L’avevo pensato per sottoporlo a “Turisti per caso” sperando che venisse pubblicato. Non è successo, ma potete comunque trovarlo nel loro sito. Non ci sono foto in questo post, quelle le potete trovare nell’altro che ho scritto su questa città.

 

Per quanto riguarda le visualizzazioni invece ecco quelli che sono stati in quell’anno i cinque più letti, ovviamente non considerando i vari TAG. Questa volta ovviamente l’ordine non è casuale (al 5° posto un pari merito).

  1. L’Alsazia in 10 scatti
  2. Poesie dorsali
  3. Budapest in 16 scatti
  4. Cracovia in 5 scatti
  5. Elisa  e Budapest

 

 

 

 

 

 

sVENTURAti

Ho fatto passare qualche giorno sia per smaltire la delusione, non tanta devo dire perchè me lo aspettavo, sia perchè al momento sto evitando di stare troppo al pc, ho gli occhi davvero stanchi, e non solo,  quindi penso che per un pò il mio blog vivrà di rendita.

Ovviamente l’Italia è un popolo di allenatori ma in realtà a svolgere la professione sono ben pochi quindi io mi limito a porre semplici quesiti e considerazioni sulla vergognosa eliminazione dai mondiali di Russia 2018.

Inizio andandoci giù pesante, ma chi la faceva in realtà la formazione? O meglio, chi comandava all’interno dello spogliatoio? Ecco, io ho dei seri dubbi che Ventura abbia avuto il pieno controllo della situazione. O questo o a mio avviso è completamente schizofrenico, e sinceramente non me lo aspetto da un allenatore comunque bravo e sicuramente di grande esperienza, non internazionale però obietterete, e avete anche ragione.

Ma come puoi andarti a giocarti il passaggio diretto nel girone in Spagna in maniera sfrontata col 424 per poi giocarti la qualificazione a Milano, partita in cui devi rimontare, con tre centrali di difesa  fino al 95esimo  contro una squadra che non aveva neanche la minima intenzione di passare il centrocampo?

Come ti viene in mente di giocarti la carta della disperazione inserendo De Rossi?

Perchè invece che fare giocare la squadra col migliore modulo per sfruttare i migliori giocatori a disposizione (Insigne su tutti)  ovvero il 433 giochi col miglior modulo per  sfruttare tre bolliti difensori, tre senatori, che non hanno fatto altro che giocare la palla in orizzontale tra di loro?

Perchè non passare a due centrali e mettere anche un esterno alto in difesa in modo da non dare il compito di crossare continuamente a Chiellini che sappiamo tutti come non eccella in tecnica? Almeno negli ultimi dieci minuti….e perchè insistere con questi cross contro una difesa che non aspettava altro? Una difesa in cui il giocatore più basso è 1 metro e 90?

Perchè affidi tutto a Jorginho dopo che l’hai sempre schifato? Ma quale è stato il progetto in questi ultimi due anni? Stesso discorso per Gabbiadini.

Ventura….ma chi comandava davvero?

Che poi su dai… neanche un gol in due partite contro una squadra davvero modesta. Peggio! Un solo tiro in porta in due partite, quello di El Shaarawy. Ma dove volevamo andare?

Tutti ora a dare la colpa ai troppi stranieri, come se le altre nazioni non li avessero. In Italia, ma anche all’estero, giocano con costanza e ottimo rendimento gran bei giovani connazionali che meriterebbero un posto ma che sono chiusi dai soliti dinosauri intoccabili. Cosa c’entrano gli stranieri se nella partita decisiva il nostro miglior giocatore, punto di forza della capolista, l’unico che poteva creare davvero qualcosa dal nulla e risolvere la partita, marcisce in panchina per tutto il tempo vedendo entrare chi gioca scampoli di partita nella propria squadra di club?

Forse è stato meglio così, prendiamola come una possibilità, la migliore,  di rivoluzionare tutto: via sti senatori che davvero non se ne può più, via Tavecchio che si è distinto solo in figure di merda clamorose, e dentro un allenatore competente e con le palle, che dia spazio ai giovani e non sia succube di procuratori e poteri forti. Si farà? No, perchè il calcio è lo specchio del popolo e solo in Italia ci si può lamentare del VAR dopo tutto quello che è successo e continuava a succedere. Solo in Italia ci si può lamentare di come vanno le cose, parlare di rivoluzione e poi votare un bimbominchia di 21 anni figlio di un carcerato che ha prosciugato i fondi europei della formazione lasciando a mani vuote migliaia e migliaia di giovani onesti e disperati “lavoratori”. Solo in Italia si danno le case a chi occupa quelle non sue e poi si sfratta una nonnina vittima del terremoto.

Io per i mondiali so già  per chi tifare, Polonia ovviamente, questione anche di civiltà. Ma anche la Croazia non è mica male…

Chopin

La presenza di Chopin a Varsavia è tangibile. Ti accoglie già in aeroporto, che porta il suo nome, e lo senti per strada. Si, lo senti proprio, perché le panchine, non tutte, a Varsavia suonano, basta premere un pulsante e le note del compositore circondano l’aria, per la strada. Per non parlare poi di tutte le sale da ballo a lui  intitolate, le scuole di ballo, i concerti, che nelle stagioni più calde, per mesi, si tengono nei parchi, settimanalmente e gratuitamente. In fondo il suo cuore è ancora qui, nella capitale polacca,  conservato nella chiesa di Santa Croce.

Ovviamente di Chopin c’è anche il museo, in centro, in una traversa di Nowy Swiat, in un elegante edificio la cui facciata, per chi ci fosse stato, ricorda tantissimo quella del castello di Godollo, antica residenza estiva cara alla principessa Sissi a pochi km da Budapest.  Devo dire però che la visita non mi ha entusiasmato, per fortuna ci sono andato di domenica quando l’ingresso è gratuito. Al suo interno è possibile vedere molte lettere, documenti e testimonianze del grande musicista, molti quadri, molti spartiti. E’ possibile conoscerne la vita attraverso delle guide interattive. Le memorabilia che colpiscono di più sono però una ciocca dei suoi capelli e l’ultimo pianoforte da lui usato.

Un museo da consigliare ai veri fan e agli appassionati di musica classica. Interessante ma non un must have per tutti gli altri.

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L’ultimo pianoforte usato da Chopin

L’esordio boom di Faletti nell’editoria

Ecco una mia nuova recensione dei libri da me letti in questo 2017. Si tratta dell’opera prima di Faletti che tanto successo ha avuto in Italia. Vi ricordo che potete leggere le altre mie recensioni letterarie di quest’anno qui .

Io uccido – G. Faletti   ● ● ● ○ ○   (28/06/2017 – 05/08/2017) old 2°

L’idea è bellissima. A Montecarlo un assassino annuncia i suoi delitti, tutti eccellenti, in diretta radio, durante un seguitissimo programma, sfidando le forze dell’ordine fornendo loro degli aiuti di natura musicale.  Geniale! E inaspettata è anche la risoluzione del giallo. Davvero bello quello che fu l’esordio letterario dell’ex comico e artista poliedrico Faletti. Anche la trama, nonostante la sua complessità, scorre abbastanza bene. Manca però a mio avviso di maturità nella narrazione in alcuni punti, ed in generale di quella costante e quasi reale sensazione di pathos che non tutti riescono a offrire ai loro lettori.

Festa nazionale

Stamattina mi sono alzato alla buon ora ma mezz’ora dopo ero già fuori con l’obiettivo di fare un pò di spesa. Mi sono reso subito conto però che c’era qualcosa di strano, e non per tutte quelle persone, centinaia, che in pettorina correvano per strada quella che sembrava essere una maratona amatoriale.

Bandiere polacche ovunque, nei palazzi, sulle aste portate in alto dalla gente e fatte sventolare. E  la stessa gente con coccarde, spille e soprattutto fasce al braccio, tutte rigorosamente bianche e rosse.

Ecco! Me l’ero proprio dimenticato! Oggi è l’11 novembre, festa nazionale qui in Polonia. In questa data si festeggia l’indipendenza raggiunta nel 1918, la nascita della seconda repubblica che dopo essere stata spartita, nel 1795, tra Russia, Prussia e Austria, ritorna nuovamente ad apparire nelle cartine geopolitiche dopo ben 123 anni.

Quale orgoglio per queste persone, riversarsi per strada da soli od in comitiva, portando addosso fieri i simboli del proprio paese.

Noi davvero queste cose ce le sogniamo, ma in fondo di cosa dovremmo andare fieri?

P.S. ovviamente il centro commerciale era chiuso, dovrò tornarci domani mi sa.

Manekin e piatti tipici

E ora iniziamo a parlare un po’ di cibo iniziando dal mio ristorante di fiducia!

Manekin è stata la mia prima alternativa a Burger King e KFC. I primi giorni a Varsavia li ho passati in un b&b a pochi metri dal grande viale Marszalkowska e stanco di pranzare e cenare in queste due catene da cibo di massa, anche se spesso prendevo un’insalata, ho deciso di provare questo locale  tra i diversi posizionati uno accanto all’altro.

Sono da subito diventato un cliente abituale.  Manekin è ormai il mio porto sicuro dove rifugiarmi quando non ho voglia di cucinare o di lavare i piatti,  quando ho voglia di qualcosa di più appetitoso o quando semplicemente voglio “santificare” le domeniche.

E’ un locale prettamente specializzato in crepes salate ma di solito io opto sempre per le tagliatelle con spinaci e salmone, dove le tagliatelle sono fatte con la pasta delle crepes ovviamente. Un abbondantissimo piatto con un gran pezzo di salmone e una pepsi mi costano sui 25 zloty, dai 5 ai 6 euro quindi. Un pasto che mi soddisfa ampiamente in gusto, quantità e prezzo.

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Il locale poi è molto carino, accogliente, con camerieri di bella presenza, giovani, educati  cordiali e veloci nel servirti. La cucina è a vista, proprio davanti l’ingresso.

Quello che non fanno da Manekin invece è il piatto tipico polacco. I pierogi ricordano vagamente i nostri ravioli, in realtà sono però più grandi, di forma leggermente diversa, rigorosamente fatti a mano (tranne quelli che trovi nei supermercati) e ripieni di qualsiasi cosa: carne, verdure, formaggi ed, ebbene si, anche frutta. Di solito vengono serviti con un po’ di cipolla e pancetta. Io sono solito mangiarli in un baretto vicino l’ufficio durante la pausa pranzo al modico costo di 10 zl (poco più di 2 euro). Davvero un piatto gustosissimo.

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Altro piatto tipico da me provato è la golonka che non è altro che lo stinco di maiale, cotto in modo che la pelle sia spessa e croccante. Buonissimo ed enorme, è meglio se lo si divide in due. Da non sottovalutare neanche una tipica salsiccia, di cui non ricordo l’astruso nome, di colore nero e composta da grano e sangue rappreso. Un gusto davvero nuovo per i nostri palati, piuttosto pesante ma devo dire anche molto gradevole. Un piatto di sostanza.

Poi ci sono le zuppe, che in inverno penso saranno un must. Io fin’ora ne ho assaggiate diverse, con funghi, salsiccia, uova e chissà cosa altro. Spesso vengono servite all’interno di una coppa di pane, una chicca che è un piacere per gli occhi, la fantasia ed il gusto.

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Ma la cucina polacca non si ferma qui e sarà mia cura aggiornarvi di tutte le prelibatezze provate.

 

Pronti, partenza, via. Meno uno.

Sono passate solo 48 ore,  forse anche meno, dalla chiusura dei seggi e dalla proclamazione di Musumeci quale presidente della regione Sicilia che già il suo primo deputato è stato fatto fuori, dalla giustizia ovviamente. Il neo deputato Cateno De Luca è stato arrestato per una frode fiscale di quasi 2 milioni di euro. In un paese civile ora la persona in questione dovrebbe avere un briciolo di dignità e dimettersi se non fosse per l’appunto l’ago della bilancia della maggioranza all’ARS.

Solo in Italia si possono falsare persino le elezioni permettendo a delinquenti con condanne o imputazioni sulle spalle di candidarsi.

Ma non vorrei scordarmi di un’altra schifosa situazione questa volta targata PD. In preda alla più nera disperazione dopo aver fallito miseramente al governo ed aver contribuito ad affossare ulteriormente (mi domando quale sarà il fondo, spero di non vederlo mai) questo Paese, non essendo per niente sicuri neanche dell’intercessione divina cercata durante le messe (vorrei sapere cosa ne pensa Papa Francesco di questa storia), si è macchiata di un peccato ancora più peccaminoso: falsare le firme di inabili anziani in più case di riposo nel catanese per prenderne i voti. Una vergogna infinita che spero possa portare a delle aspre pene per i colpevoli.

Come direbbe Silvestri: “più in basso di così c’è solo da scavare”. E siamo solo all’inizio.

La Torre Nera

“L’uomo in nero fuggì nel deserto ed il pistolero lo seguì”

E’ l’incipit più amato dai fan del re, il più citato, quasi come un mantra,  uno dei più importanti  tra le saghe letterarie.  Quando lo senti storpiare già dai primi minuti capisci che il film è una farsa.  Io comprendo la buona intenzione, o meglio ancora la furbata per fare cassa con un prodotto di siffatta specie, ma avrei preferito rimanere con la speranza di una futura trasposizione piuttosto che vedere rovinato un capolavoro del genere.

Sette libri, SETTE!!!, e sappiamo tutti quanto il re sia prolisso nello scrivere, concentrati in appena più di 90 minuti. Una storia talmente rappezzata ed in alcuni punti anche inventata che non fornisce neanche lontanamente la complessità dell’opera, apparendo tra l’altro monotona e addirittura tragicomica in numerosi tratti. Almeno la metà dei protagonisti principali sono totalmente dimenticati, non parliamo quindi dei vari personaggi secondari, di tutti i flashback sulla giovinezza del pistolero, dello stesso King, dei vari luoghi.

Bocciato in toto.

Ora si facciano perdonare e ci diano in pasto una serie tv come si deve! L’hanno fatto con Le cronache del ghiaccio e del fuoco e ne è uscito Il trono di spade che è diventato un fenomeno di massa, non vedo perché non dovrebbero farlo per l’opera magna del Re. Chissà cosa ne verrebbe fuori, chissà che seguito!

Attendiamo fiduciosi. In compenso farò finta di non aver mai visto questo scempio.

Trama

Il giovane Jake catapultato nel Medio Mondo si unisce all’ultimo dei pistoleri per combattere l’uomo in nero e salvare quindi la Torre Nera, una mitica struttura da cui dipende la sopravvivenza della terra e di tutti i mondi paralleli ad essa.

Durata:  95 min

Voto:  ○ ○ ○ ○ ○  massima delusione

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Elezioni regionali in Sicilia: considerazioni

Consapevole del fatto che questa terra non ha un futuro perché semplicemente fa di tutto per autodistruggersi vi elenco qualche considerazione personale ispirata dalle news dai vari siti o da alcuni commenti e post sui social, Facebook in primis:

Sull’astensionismo:

Molti hanno puntato il dito sull’astensionismo che è stato superiore del 50%  non considerando però che una buona percentuale di questi astenuti dal voto è composta da persone che, pur mantenendo la propria residenza nel proprio paese d’origine, sono stati COSTRETTI (!!!) a scappare dalla Sicilia per poter guadagnare qualcosa senza dover mortificare la propria dignità. La triste verità, per chi ancora non lo avesse capito o fa finta di non vedere,  è che la nostra isola si sta spopolando, e anche velocemente visto che un noto quotidiano poco tempo fa ha calcolato una  media, solo per la città di Palermo, di mille persone in fuga al mese. Questo problema tra l’altro penso che non si risolva rivotando per l’ennesima volta chi è stato l’artefice di tutto questo, chi quelle poltrone le occupa già da anni distinguendosi solo per inefficienza e illegalità.

Gli impresentabili:

Passiamo quindi agli impresentabili di cui era piena la lista che ha vinto. Sono stati così tanti i candidati condannati o anche solo imputati  che reputo si sia trattata di una elezione vergognosa. Dare anche la possibilità a persone del genere è di per sé una sconfitta sociale per il paese, quando poi queste persone vengono elette con migliaia di voti allora poi due pensieri ti vengono.

Presidenti di seggio:

Così come ti vengono certi pensieri quando scopri che un presidente di seggio su tre in provincia di Catania si  è stranamente dimesso dal suo incarico.

Bimbi prodigio:

E a proposito di voti, fanno scalpore i 22000 presi da un giovincello di 21 anni facente veci di cotanto papà arrestato e impresentabile per cose certo non da niente. Un giovanotto alla sua prima esperienza politica, senza arte né parte, ma con grandi capacità, presumo. Un bimbo prodigio insomma. O no?

Intercessione fallita:

Fa ancora più sensazione infine la clamorosa debacle del PD visto soprattutto il suo appoggio divino. I comizi del suo candidato nel bel mezzo delle messe nelle chiese di quartiere non hanno avuto un ritorno se non indigesto per chi ha ancora conservato un minimo senso del pudore.

Che dire…speriamo bene. Ma ormai non ci spero neanche più.

 

M’innagghiri

Ricapitoliamo quindi la giornata di ieri: continua l’invasione di amici dei miei coinquilini francesi, invasione che adesso sta iniziando a limitare davvero le mia vita in casa, sia di giorno che di notte, ed io sto cominciando ad esasperarmi; Tessa è tornata a casa, l’ho accompagnata alla stazione degli autobus e l’ho vista salire su quello diretto in aeroporto; ho passato l’intero pomeriggio a lavorare, il mio primo turno domenicale, dalle 12 alle 20, e per questo non ho potuto accompagnare Tessa all’aeroporto; la striscia di vittorie dell’Inter si è fermata alla traversa di Vecino allo scadere, che sfiga incredibile! Sarà davvero dura conquistare un posto Champions con tutte queste squadre così attrezzate quest’anno.

Che bella domenica vero?

Ma soffermiamoci alle cose più importanti. L’inter veniva da una lunga…no no dai, scherzo! Che poi non tanto, Lazio e Roma mi fanno una paura matta.  La settimana con Tessa è stata una boccata d’ossigeno ma al tempo stesso mi ha confermato che questa qui a Varsavia non può che essere un’esperienza temporalmente limitata. Stare così lontano da casa, senza neanche la possibilità di tornare per un weekend, per uno stipendio così misero sta iniziando a pesarmi. Il mantra della settimana è stato proprio questo, “m’innagghiri”,  che in dialetto siciliano vuol dire proprio  “me ne devo andare”, e non ci sono biondone che tengono!!!  L’ho capito il lunedì quando al secondo paio di scarpe rese inutilizzabili da queste condizioni atmosferiche ho realizzato che comprarmene un altro paio per superare decentemente l’inverno non è poi così scontato, dovrò fare un bel po’ di economia. Ma c’è altro. La lingua ad esempio, così astrusa, così incomprensibile, e non tutti parlano inglese. E se un giorno, toccando ferro, avessi bisogno di un medico? Come farei? Il solo pensarci mi mette un’ansia terribile. Ed  è un peccato, perché qui in realtà si vive molto bene, così bene che l’Italia sembra davvero terzo mondo. E poi le biondone…(ok basta!)

Ci sto lavorando? Al ritorno intendo. Magari ve lo sarete chiesto. Si, certo. Giornalmente invio decine di cv ma vorrei stendere un velo pietoso sulle agenzie interinali italiane, magari qualche giorno scriverò un post descrivendovele una per una, ormai posso benissimo farlo vista la mia triennale esperienza quotidiana.

Ma torniamo all’argomento principale: la settimana con Tessa. Io ho comunque lavorato in questi giorni ma lei non si è persa d’animo e ha girato in lungo ed in largo la città ed i suoi musei, tanto che adesso conosce Varsavia meglio di me. Il tempo per le cose da fare insieme l’abbiamo comunque trovato. Abbiamo soprattutto mangiato, tanto, forse anche troppo. Abbiamo girato diversi ristoranti (la cosa più bella di stare qui è che puoi andare a mangiare al ristorante spendendo davvero un’inezia) e abbiamo assaggiato i piatti più tipici, soprattutto ricordo il chilo e cento di carne di vario tipo che abbiamo trangugiato da Kompania Piwna la domenica a pranzo, e le zuppe ma soprattutto la squisita torta di mele cosparsa di crema di vaniglia gustata da Zapiecek, diventato col tempo il nostro ristorante di riferimento, oltre a Manekin of course. Ma sul cibo leggerete presto un bel post ad hoc.

Abbiamo mangiato tanto ma abbiamo anche camminato tantissimo, e soprattutto abbiamo visitato posti davvero belli come ad esempio il castello di Wilanow ed il parco Lazienki di cui spero potervi presto scrivere postando anche varie foto.

E’ stato bello stare di nuovo insieme, ed è triste pensare di poterlo fare nuovamente per una sola settimana tra due mesi. Io adesso ricomincio il mio solito tram-tram varsaviese, con la sola novità dei turni a lavoro. Non mi resta che sperare di tornare al più presto a casa, magari anche solo avvicinandomi tornando in Italia.

14-08-2015 (3)
Tessa in un mio scatto di un paio d’anni fa

Il mio bunnydog

Ho scritto questo post qualche mese fa, prima di trasferirmi a Varsavia. Le cose non sono comunque cambiate tranne che per il fatto che io non posso godermelo ogni giorno e  che lui è diventato ancora più grosso.

Vi ricordate Yves? Ve lo avevo presentato appena portato a casa, quando era ancora così.

Da quel giorno sono passati un bel po’ di mesi ed il piccolissimo coniglietto impaurito che si rifiutava persino di muoversi all’interno della gabbia è oggi diventato un meraviglioso esemplare di coniglio nano testa di leone che scorazza per casa con grande sicurezza rimanendo in gabbia poco e niente.

Più che un coniglio a me in verità sembra un cane. Non ha in realtà quel livello di interazione ma ci va vicino, per questo lo definisco il mio Bunnydog, e quando dico mio intendo proprio mio, con buona pace di mia sorella, la vera padrona, quella che lo ha voluto, che lo pulisce, lo rifornisce di cibo, lo spazzola e gli compra tutto il necessario. Yves ha occhi solo per me, mi segue ovunque, si siede a fianco, quando sosto per un tempo più prolungato si rilassa stendendosi per lungo, e quando non lo accarezzo per un po’ lui me lo fa presente arrampicandosi sulle gambe. Mia sorella lo chiama, lui ci va, ma mi basta un cenno per fargli cambiare rotta verso di me. Non è molto simpatico nei suoi confronti, lo so, ma mi diverto troppo vederla arrabbiarsi così.

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E’ un animale molto abitudinario Yves, concentra le sue attività la mattina (quando qualcuno è a casa e lo si lascia libero)  quando dà fondo per lo più ai suoi bisogni fisiologici, e la sera, quando lo vedi scorazzare per il corridoio in lungo e largo ad alta velocità, a volte con salti davvero spericolati. Spesso ci gioco un po’, corro da una parte all’altra con lui subito dietro, quando invece sto al pc, chiuso in camera, lui viene dietro la porta e comincia a grattarla per farmi uscire.

All’ora di pranzo invece, come per magia, si accuccia nel solito punto della cucina accanto la finestra  e da lì non lo smuovi neanche con le bombe fino alle cinque del pomeriggio almeno. A volte si rianima un po’ ma è giusto il tempo di stiracchiarsi, come un bambino. Raramente invece esce nel giardino. Quelle poche volte che lo fa avanza piano piano, radente il muro, perlustrando con attenzione, ma poi torna subito indietro, di corsa.

E’ un animale davvero di compagnia. Mia sorella spesso lo prende in braccio tenendolo per il sedere e le zampe anteriori e lui assume una posa davvero buffissima, è troppo divertente. E poi è così riconoscente, non manca mai il momento  in cui ci  riserva le sue attenzioni, le sue coccole conigliesche che sono il girarci attorno ai piedi e leccarci la mano ogni volta che ne ha occasione.

Non pensavo che un coniglio potesse interagire così, potesse essere così di compagnia. E’ stata una gradevole sorpresa e adesso Yves è a tutti gli effetti un membro della nostra famiglia di cui tutti noi ci prendiamo cura con affetto.

 

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Senza ritegno

Il parroco che alla fine della messa fa salire sull’altare il candidato PD alla regione siciliana ed i suoi accoliti (sindaco compreso) per la loro “omelia”.

Non ho veramente più parole.

Intanto i ragazzi sono costretti a fuggire.

Come me.

VERGOGNA

Splendido

E non sai più chi sei, che farai…                                                                                                        E non puoi nasconderti, no non puoi…                                                                                              Ti perderai per rinascere,  ma viviti tutto ora che puoi.                                                                Quando arriva l’amore a salvarti la vita. Viva la vita!                                                              Buona fortuna e sia… SPLENDIDO.                                                                                      SPLENDIDO.

Splendido – Negrita

Undici metri

Questo piccolo racconto trae ispirazione dalla canzone di De Gregori “La Leva calcistica del 68”

Undici metri. Solo undici.

E’ la distanza tra quel pallone e la rete. E’ la distanza per la gloria.

Silenzio. Non si sentono neanche i sospiri, tutti sospesi nella trepidante attesa. C’è che si nasconde il volto tra le mani, chi stringe i pugni, chi trema, nervoso, chi non ce la fa e si è già girato dall’altra parte, l’esito lo intuirà dalle espressioni degli amici e dei tifosi. Solo undici metri, ma sembrano chilometri. Le gambe pesano, il portiere sembra un gigante, la porta minuscola. Affiora la paura, la responsabilità pesa come un macigno.

L’arbitro non ha ancora fischiato, sono solo attimi ma sembrano giorni. Ha il tempo di ricordare i suoi primi calci alle lattine sulla strada davanti casa, le scarpe rappezzate. E poi la scuola calcio, la polvere, le prime partite, il trasferimento in Europa lontano dalla famiglia inseguendo il successo ed il benessere economico, il riscatto per sé ed i suoi cari. Sacrifici. E poi il debutto, l’esplosione, con l’aiuto di Dio, i dribbling, i gol, i titoli sui giornali, le apparizioni in tv… tutto per quel momento lì, la sua vita racchiusa in un attimo.

L’arbitro fischia, il portiere accenna dei piccoli movimenti di disturbo.
Lui guarda il pallone, i muscoli sono caldi e reattivi, non ha più paura adesso.

 

Tessa is here

Oggi arriva Tessa.

Ha sfruttato la sua settimana di ferie per venirmi a trovare. Finalmente una faccia familiare dopo esattamente due mesi. Starà qui fino a domenica prossima e spero si possa anche divertire nonostante io lavori, ma per fortuna giorno 1 è vacanza anche qui ed è un giorno in più da poter passare totalmente insieme. E poi lei il 31 fa il compleanno…

Non abbiamo dei programmi fissati, anzi si, un paletto l’ho messo: domenica pranzo da Kompania Piwna. Per il resto le mostrerò la città e magari lei ne approfitterà per comprare qualcosa a poco prezzo.

Ovviamente non sarò attivissimo qui su WordPress, ma  ho avuto il tempo di lasciarvi qualche post, giusto per non farvi sentire troppo la mia mancanza. Siate contenti per me.

A presto.

 

La Sirena protettrice

Proprio al centro della piazza della Città Vecchia (Stare Miasto) di Varsavia, ad uso e consumo dei continui scatti fotografici, si erge la statua della Sirena, protettrice e simbolo e della città.

Ad essa è legata una delle leggende più romantiche dell’intera Polonia, ve la racconto.

Molto tempo fa nel Baltico vivevano le due figlie del dio Tritone, due sirene. Un giorno le due sorelle decisero di dividersi, una si diresse verso Copenhagen (e oggi la conosciamo tutti bene, anche chi non l’ha mai vista di persona), l’altra invece raggiunse Danzica, risalì la Vistola e si fermò a Varsavia dove fece amicizia con la popolazione del luogo. La sua fama si sparse ed un giorno un avido avventuriero giunse in città e la rapì con lo scopo di arricchirsi, finchè un giovane pescatore riuscì a liberarla. La sirena per sdebitarsi promise di diventare la protettrice della città e gli abitanti, ammirati, le dedicarono una statua che la raffigurava armata di spada e scudo e la posizionarono al centro della piazza.

La statua che oggi ammiriamo è però solo una copia in zinco, l’originale in bronzo è conservata ed esposta al Museo Storico.

Esistono a Varsavia altre due statue raffiguranti la sirena, la seconda si trova vicino la sponda della Vistola nei pressi del ponte Swietokrzyski e la terza in Karowa Street.

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Autobiografia di un rocker impegnato

Ecco la mia nuova mini recensione sui libri letti quest’anno.

Ovviamente, ormai lo sapete, le trovate tutte qui

Identikit di un ribelle – P. Pelù   ● ● ○ ○ ○   (20/06/2017 – 28/06/2017) old 2°

Questo secondo libro del rocker fiorentino inizia da dove è finito il precedente, Perfetto Difettoso, ricoprendo quindi in maniera autobiografica tutti gli anni che vanno dall’inizio della carriera da solista all’ultimo album, sempre da solista, Identikit, con in mezzo la reunion con Renzulli e quindi la rinascita dei Litfiba con l’uscita dell’album Grande Nazione. Non mancano però aneddoti sull’infanzia e sui Litfiba  anni 80 e 90. E’ stato molto piacevole leggere questo libro, sia perchè molte parti sono davvero interessanti, da fan ma anche da comune lettore, sia perchè altre sono davvero divertenti, ma soprattutto perché certe avventure le ho vissute in prima persona. E’ anche vero  però che l’ho trovato molto meno coinvolgente e avvincente rispetto al precedente. Le vicende autobiografiche sono infatti intervallate da moltissimi capitoli di riflessioni, pensieri di natura politica, di denuncia sociale, di avvertimenti, che a volte rendono la lettura un po’ tediosa o anche deprimente, soprattutto perché traspare in maniera evidente la totale sfiducia del cantante nel nostro sistema sociale: la  mancanza di giustizia e di onestà,  e tutto quello che rende oggi davvero difficile vivere degnamente in questo Paese. Per veri fans.

Anna Frank no!

Anna Frank no!

Anna Frank presa in giro dagli ultrà della Lazio no!

Anna Frank con la maglietta della Roma decisamente no!

Ma perchè? mi domando!

Tale insensibilità davvero travalica ogni buon senso! Prenderei ogni singolo tifoso della Lazio protagonista di questa vergogna e gli spiegherei chi è Anna Frank. Lo porterei ad Amsterdam, non a fumare erba o per andare con le prostitute, ma a visitare la sua casa, il suo nascondiglio. Fargli capire cosa significa vivere come topi in trappola. Poi, non contento, lo porterei ad Auschwitz, per comprendere davvero la vastità di quella tragedia! Su cui non c’è nulla da scherzare!

Preferisco pensare che sia un problema di ignoranza e non  di cattiveria!

 

“Non è la fame ma l’ignoranza che uccide”

Dimmi il nome – Litfiba

#Mindflow – pt. 3 – Le due sveglie

Categoria: università

A Palermo la sveglia  mattutina poteva essere di due tipi: o una canzone degli U2 sparata a tutto volume  o il rumore di un coltello che affonda in una bottiglia di plastica.  Non ci si poteva sbagliare.

Luca era un patito di Bono Vox & co, oltre che di oroscopi, ed infatti comprava il periodico Astra tutte le settimane. Quando era a casa e si svegliava per primo la storia era sempre la stessa: si recava in cucina, accendeva la playstation, inseriva il cd (se non era già rimasto dentro dalla volta precedente) e premeva play non prima di aver messo il volume al massimo. Potevano essere le sette del mattino o le nove, era lo stesso. E anche se io non ho mai amato particolarmente gli U2 devo dire che come risveglio non era poi male.

Più comica e disperata era la seconda. Riccarduzzo si alzava con lo stimolo ma ogni volta trovava il bagno occupato da Giulietto. Solo che Giulietto non si alzava per lo stimolo ma per farsi doccia, trucco e parrucco, quindi  occupava i sanitari per un bel po’. E non si sbrigava! Era totalmente  indifferente alle urla di dolore e ai pugni sulla porta. Così quando proprio non ce la faceva più, ovvero ogni volta, Riccarduzzo cedeva alla disperazione, prendeva una bottiglia di plastica, la segava in alto, e la riempiva.  La lite che sarebbe scoppiata qualche minuto dopo non trovava una soluzione per la prossima occasione.

Scene di vita universitaria. Ve ne racconterò diverse.

Altro che culo! Se solo ci fosse la 3/4…

E adesso inauguriamo la rubrica sport parlando ovviamente di calcio, e ovviamente della mia passione nerazzurra.

Napoli – Inter ha dimostrato ben due cose, la prima è che ormai il Napoli è una macchina dai sincronismi perfetti che non stecca una partita, gioca un calcio champagne, sempre,  e sarei davvero felice se vincesse lo scudetto, lo merita davvero, la squadra e la sua gente; la seconda è che l’Inter è ormai una conferma, perchè non è facile uscire imbattuti dal San Paolo, quasi impossibile uscire con la porta inviolata. Altro che fortunati! E si, ok, Handanovic  è sempre miracoloso, ma a ben vedere abbiamo concesso solo un’azione pericolosa, la doppia occasione Callejon – Mertens, il resto è stato un tiro da 25 metri e un tentativo di autogol. E a ben vedere anche il Napoli ha rischiato, sul tiro di B. Valero ma soprattutto sul coast-to-coast di Vecino salvato sulla linea da Albiol, paradossalmente l’azione più pericolosa della partita.

Borja Valero quindi, a mio avviso il vero punto debole dell’Inter soprattutto se schierato da trequartista. Troppo lento, troppo poco fiuto del gol per giocare in quel ruolo, ed infatti il secondo tempo siamo andati in difficoltà perdendo ogni pallone in quella zona e lasciando Icardi disperatamente solo. L’ingresso di Joao Mario, anche lui adattato ma sicuramente più efficace, è stato tardivo secondo me. La mancanza di un trequartista di qualità è davvero il più grosso problema di questa squadra: B. Valero è troppo lento, J. Mario troppo compassato, Brozovic altalenante, servirebbe un solo acquisto, in quel ruolo, per far fare il salto di qualità definitivo alla squadra, che so, un Drexler o un Pastore.

Menzione particolare invece ai due nuovi acquisti, Vecino che offre quantità e qualità a centrocampo e che riesce a spaccare le partite con le sue accelerazioni ed i suoi inserimenti, ma soprattutto Skriniar…che giocatore questo! Un muro invalicabile! Anche per Insigne e Mertens! Altro che Bonucci!!!

Ovviamente da qui l’unica possibilità che ho è quella di guardare le partite in streaming, di solito con un commento in spagnolo che è comprensibile al 100% ed è privo delle tipiche faziosità italiane (vedi ad esempio Piccinini con la Juve). Durante un tempo morto, parlando dei prossimi playoff per i mondiali e disquisendo sulla nostra nazionale, dopo aver affermato che il progetto di Ventura è inesplicabile, il telecronista si è lasciato andare ad una domanda legittima: perchè non viene convocato Zaza che nel Valencia sta facendo sfracelli? E perchè invece lo era quando faceva  panchina nella Juve? Beh…la risposta la conosciamo tutti (e come si spiegherebbe altrimenti la convocazione di Sturaro ai precedenti Europei?).

Buon campionato a tutti.

Occasioni perse

Ne parlavo nella presentazione del mio blog e potete sempre leggerlo nella sezione About.  Lo ribadisco oggi che ne ho un’esperienza ancora più diretta perché vissuta da vicino.

Si, avrei tanto voluto fare l’Erasmus. E’ stata la più grande mancanza della mia vita, senza dubbio.

L’altra sera mi sono ritrovato attorno al  tavolo della mia cucina con i miei due coinquilini francesi, due loro amici connazionali, ed una simpatica ragazza turca dagli occhioni verdi, Sena. Seduti in due gruppi, ogni gruppo col suo pc, hanno iniziato a programmare viaggi da qui a dicembre. Hanno prenotato biglietti e ostelli  per Vilnius, Praga, Danzica, Bratislava. E mi sono ritrovato a invidiarli di brutto,  veramente tanto.

Ma non solo per i viaggi, ho viaggiato tanto anche io d’altronde.  L’esperienza che stanno vivendo è fantastica. Il solo ritrovarsi fianco a fianco con gente proveniente da tutto il mondo, assorbirne la cultura, condividerne i giorni e le sere, e le notti, stringere amicizie così intense, vivere per un anno la vita al 100%, divertirsi everyday, in piena libertà, senza nessun pensiero oltre a quello di godersela, con criterio, perché non ho ancora visto nessun ragazzo sconsiderato fino ad oggi.

Riflettendoci nella mia vita non c’è stato un periodo  in cui me la sono goduta così. Da pochissime di tutte le esperienze  che ho fatto, e ne ho fatte così tante che quasi mi vergogno anche a lamentarmi, posso dire di avere tratto il massimo, il 100%. Per tanti motivi, di diversa natura.

Ho tanti rimpianti. Troppi treni, di tutti i tipi, mi sono passati davanti, ed io sono sempre rimasto fermo, seduto in quella panchina della stazione, stringendo in mano il mio biglietto (perché le possibilità le ho avute) e guardando con rammarico e rassegnazione l’ultimo vagone pieno di gente festante scomparire in lontananza,  pensando, illudendomi e sapendo di farlo,  che il prossimo sarebbe stato quello giusto.

 

Chiesa del Santo Salvatore

Ad un’estremità del lungo viale Marszalkowska, l’estremità che sento mia perché è la zona che ho bazzicato sin dai primissimi giorni a Varsavia e che continuo a vivere ancora, si trova la bellissima chiesa del Santo Salvatore.

Ideata dai migliori artisti della città ad inizio del secolo scorso, bombardata dai tedeschi e successivamente  ricostruita, è posizionata in una trafficata piazza circolare e  con le sue due torri è un punto di riferimento per l’intera zona.

La chiesa è davvero bella, la migliore per quanto ad oggi di mia conoscenza, ti ammalia facilmente, la guarderesti per minuti interi. L’interno invece lascia un po’ a desiderare, come tutte le chiese che fino ad ora ho visitato.

sdr

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