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una vita non basta

Ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà

Episodio 17 – La filastrocca ungherese

“Ecco, giusto  il giorno del compleanno di Marco, il 12 Aprile”. Si rende conto che non ha ancora superato quella fase, ci sarebbe voluto del tempo. “Basta non ci devo più pensare…”

“Hernest! 12! Noi siamo nella fila 12!”

“Signorina! Eccoci nuovamente qui.”

“Che sollievo ritrovarvi…”

Sul viso di Lucia si accende un sorriso spontaneo.

Una voce inizia a gracchiare dall’altoparlante e dopo i saluti di rito il comandante informa i passeggeri della temperatura che avrebbero trovato una volta rimessi i piedi a terra, in Ungheria.

“Neanche uno stewart degno di nota!”  Con aria sognante  Lucia guarda le hostess  indicare le uscite di sicurezza e spiegare come indossare la maschera dell’ossigeno, ma in realtà  è persa nei suoi pensieri, poi scuote il capo, stringe la cintura e via…

Qualche minuto dopo il decollo Lucia si ricorda del biglietto che la signora seduta accanto a lei le aveva dato. Lo prende tra le mani e inizia a leggere.

Esküt a Barátság/Giuramento dell’amicizia


Minden egy Egy mindenkiért / Tutti per uno, uno per tutti

Ez az a szövetség, hogy esküszünk /E’ questo il patto che noi giuriamo

A szép nap a rossz években /Nei giorni belli, negli anni brutti

Minden a levelek egy ág /Tutte le foglie da un unico ramo

És az összes folyók egy tengert/ E tutti I fiumi in un solo  mare

Az összes erők egyik karja /Tutte le forze in un solo braccio

És ez a kar is meg tudja csinálni /E questo braccio ce la può fare

Akkor elég, hogy ha csinálom/ Voi ce la fate se io ce la faccio

Miért nem maradnak hosszabb ideig senkit mögött/  Perché non resti più indietro nessuno:

Egy mindenkiért, mindenki egyért /Uno per tutti, tutti per uno

Una lacrima le riga il viso appena capisce il senso di quella filastrocca. Ma era così evidente che stava scappando dai dolori del cuore? Si volta verso la signora e accenna un debole sorriso.

“ Grazie”,  dice a mezza voce per non disturbare il riposo di quella simpatica vecchietta.

L’aereo atterra puntuale. Lucia cercando di sdebitarsi per le emozioni regalatele in volo aiuta i suoi nuovi amici a sbarcare, attende con loro l’arrivo delle valige al nastro e li accompagna all’ uscita.

“Ora? Con cosa andate in centro?Vi fermo un taxi?”

“No grazie, sta per arrivare…Eccolo!… Nemecsek!” grida la donna sbracciandosi verso un ragazzo alto e ben vestito.

Anche Lucia si gira in quella direzione e vede quel ragazzo  incamminarsi frettolosamente verso di loro. Giunto a destinazione abbraccia subito l’anziana donna, poi, dopo aver salutato anche Ernest, si gira verso di lei, fissandola. Lucia arrossisce all’instante.

“Piacere sono Nemecsek, lei invece è?”

Lucia è come inebetita.  Era appena sbarcata in terra ungherese e già aveva perso il comando del suo cuore. No no. Doveva crescere. Riprende il comando dei suoi pensieri  per un decimo di secondo e…

“Lucia, scusi. Piacere io sono Lucia. Ho avuto la fortuna di conoscere i suoi genitori in viaggio, mi hanno fatto compagnia. Ore glieli affido, mi raccomando…”

E con un sorriso Lucia si congeda dai suoi primi amici ungheresi.

“Signorina! Se ha bisogno d’aiuto conti su di noi!”

“Grazie, davvero. Grazie!”

Raggiunge un taxi e cartina alla mano indica il nome del suo albergo.

Chissà cosa voleva dire la signora, e poi, come avrebbe potuto ritrovarla? Non le aveva lasciato nessun recapito, non aveva modo di rintracciarla.

Solo in albergo Lucia si accorge che sul retro del foglio, in un angolino, la signora aveva scritto anche un numero di telefono.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Liberarsi

“But it’s much too late” you say
“For doing this now
We should have done it then”
Well it just goes to show
How wrong you can be
And how you really should know
That it’s never too late
To get up and go

Doing the unstuck – The Cure

——————–

“Ma è troppo tardi” dici
“Per farlo ora,
Avremmo dovuto farlo allora”
Beh così ti puoi rendere conto
Di quanto tu abbia torto
E di come tu debba capire
Che non è mai troppo tardi
Per darsi da fare

Io, Piero e Ghigo

Nel mio vecchio Live Space di MSN una volta pubblicai una lista dei desideri da realizzare. Ce n’erano un bel po’. Ripensandoci oggi posso dirmi molto soddisfatto degli ultimi otto anni, di quei desideri ne ho realizzati un gran numero.  Ora non ricordo i dettagli  ma sicuramente alcuni di questi erano importanti, altri invece erano più superficiali, ma tutti contribuivano in egual misura alla mia felicità.

Tra quelli più easy sicuramente c’era quello di incontrare i miei idoli, i Litfiba.

Pelù lo incontro nel 2008, durante un firma-copie di Fenomeni alla Mondadori di Milano. Riesco anche a farmi una foto di sgamo mentre lui è  intento a firmarmi il cd. Niente di eccezionale ovviamente. Qualche mese, dopo all’interno del forum ufficiale, un tipo, non so come mi riconosce e mi invia un suo scatto di quel momento, molto migliore rispetto a quello in mio possesso ma pur sempre rubato. Ne sono comunque contentissimo.

Il massimo però l’ho raggiunto pochi giorni fa, sempre durante un firma- copie organizzato in un centro commerciale di Palermo. Solo che questa volta non c’è solo Piero ma anche Ghigo, insomma, i LITFIBA  in formazione completa, almeno dal 1990 in poi.

Il mio nuovo cd del loro ultimo lavoro, Eutòpia, è firmato da entrambi.

E questa volta niente foto rubate, un bel primo piano con me al centro abbracciato a entrambi, tutti e tre sorridenti, Ghigo con un’espressione un po’ sorpresa, Piero in versione simpatia, sorridente, mentre con una mano fa un gesto che sa tanto di rock. Veramente una gran bella foto, anche perché scattata da un fotografo professionista messo a disposizione gratuitamente dell’organizzazione per evitare la confusione più totale a causa  degli immancabili selfie.

Questo era il mio vero desiderio.

Non ho aspettato nemmeno un giorno. Un  ingrandimento fa già bella mostra di sé in una parete della mia stanza,  e io ne sono molto orgoglioso.

Se Eutòpia è un sogno, io voglio continuare a sognare”

             Eutòpia – Litfiba

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Hasta la vista Fidel

E così si è spento uno degli ultimi grandi protagonisti del 900. Un simbolo, per molti un mito, per me un grande personaggio ricco di contraddizioni.

Cuba era il postribolo dell’America prima che Castro riuscisse a renderla un Paese libero. Era monopolio dalle grandi compagnie Americane (la United Fruit Company su tutte) che saccheggiavano i raccolti e le ricchezze e schiavizzavano la gente, ma soprattutto era la terra dei balocchi per la grande mafia italo-americana. Lansky, Giancana e tutti gli altri avevano spostato  a Cuba i loro affari e l’ isola era ormai rinomata a livello mondiale per i suoi casinò, le sue prostitute e per lo spaccio della droga, ma anche per il lusso portato dai milionari americani e non che vi si recavano per soddisfare in modo legale le proprie voglie.  Castro, a capo di un gruppetto di fedeli tra cui il fratello e il Chè, mise fine a tutto questo mettendo in fuga un presidente colluso come Fulgencio Batista e ridando libertà e dignità alla propria terra. Un mito, si, lo condivido per questo.

Purtroppo però Fidel si rivelò anche un atroce dittatore che traditi ben presto i suoi stessi ideali costrinse una moltitudine di suoi seguaci ormai disillusi e in pericolo all’esilio nella vicina Florida. E di per sé il suo celere sposare la causa comunista (e di questo Ike non fu esente da colpe) non può essere definita una condanna se per compiacere Kruscev non avesse dato vita ad un periodo di instabilità politica  che avrebbe potuto portare ad una terza guerra mondiale che combattuta con armi atomiche avrebbe detto bye bye al nostro mondo così come ora lo vediamo.

Fidel Castro. Per moltissimi simbolo di libertà e rivoluzione; per gli USA e i suoi presidenti una spina nel fianco, un neo intollerabile perchè situato solo a pochi km di distanza; per i suoi ex fedeli, i famosi anticastristri di Miami che non dormono ancora pensando a quella Baia dei Porci, un traditore da fare fuori; per la CIA un’ossessione. Si, un’ossessione se si contano tutti i progetti portati avanti dall’Agenzia per ucciderlo o screditarlo davanti al mondo: la suddetta Baia dei Porci, una trappola organizzata ad arte per fregare Kennedy e costringerlo a invadere l’isola, il veleno nel cibo, i sigari esplosivi, ma soprattutto la tanto famosa quanto fantasiosa Operazione Mangusta che aveva come fine il privarlo della barba in modo da azzerargli il carisma e annientarlo politicamente.

E’ per questo che da ieri notte molti cubani non fanno che piangere, molti altri invece invadono le strade con i loro caroselli traboccanti di felicità.

“La storia mi assolverà” ripeteva sempre Fidel.

Io attendo curioso questa sentenza.

 

“C’è una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta
e invece è l’unica certezza che ho
C’erano dei porci in una baia, armi contro la miseria
solo che quel giorno il vento cambiò
C’era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso
che milioni di bandiere guidò
e che diceva
Venceremos adelante
o victoria o muerte”

                      Cohiba – D. Silvestri

 

 

 

 

Schifato

Non chiedetemi perchè, non lo so neanche io (di solito non guardo mai questo tipo di programmi in TV),  ma stasera tramite il mio Premium Play ho visto alcune puntate recenti di Quinta Colonna, un programma di attualità condotto da Del Debbio.

Beh…che dire…ne ho viste e sentite di cotte e di crude rimanendo davvero indignato per le cose assurde che capitano in questo nostro paese  e per la totale assenza delle istituzioni nei confronti dei cittadini, quelli onesti.

 In pratica uno spot per l’espatrio.

Episodio 16 – Due simpatici vecchietti

Una luce rossa riflette sul soffitto l’orario. Le sei.

E’ ora di alzarsi, sistemare le ultime cose in valigia e partire.

La prima tappa è l’ ufficio  per risolvere la burocrazia degli ultimi documenti, poi in agenzia  a ritirare il biglietto aereo e  via, taxi ed aeroporto. Sbrigare tutte queste commissioni la mattina stessa è stata un’idea di Lucia, un’idea forse azzardata ma utile, le tante cose da fare non l’avrebbero fatta pensare troppo all’ennesimo stravolgimento della sua vita.

Questa volta non poteva fallire.

Cara Carla.

Scusami se non te ne parlo di persona, ma non  riesco…

Sono in partenza, devo essere in aeroporto per il primo pomeriggio.

Mi spiace per tutto quello che è successo, è stata una reazione istintiva a cui forse sia io che tu abbiamo dato fin troppa importanza.

Ci tengo alla tua amicizia e mi dispiace non essere parte attiva nella preparazione di questo evento, ma no, non posso rischiare di rovinare ulteriormente questo tuo, VOSTRO momento.

Scelgo di partire, con la coda tra le gambe. Non pensare che io stia scappando, parto perché è meglio per tutti. Per me, per riprendere in mano la mia vita, per te che così potrai dedicarti completamente al tuo matrimonio con Marco senza eccessivi pensieri.

Buona fortuna. Spero che un giorno potremo andare oltre questo problema e ritrovarci complici come qualche tempo fa.”

Lasciare la lettera sulla scrivania di Carla è l’ultima cosa che fa prima di uscire.

“Dove vai tutta di corsa? Cosa c’è? Adesso non ti degni neanche di dire ciao?”

Lucia riconosciuta all’istante la voce si gira lentamente e con un sorriso teatrale risponde.

“Sto partendo. Ciao Carla, ti voglio bene”

E va via chiudendosi dietro la porta, senza mai voltarsi. Era fatta. Che il tempo possa sistemare tutto.

Addio città di provincia, una capitale europea la stava ora aspettando. Da questo punto di vista per lei era una crescita professionale. Durante il tragitto in taxi verso l’aeroporto  sfoglia distrattamente un opuscolo fornitole in agenzia. Resta colpita da questa foto raffigurante una piazza enorme, pare sia Piazza degli Eroi. Eccola Budapest! L’idea iniziava ad eccitarla, stava già cominciando a dimenticare tutto il resto.

Al terminal in attesa dell’imbarco acquista un piccolo dizionario, così giusto per iniziare ad imparare almeno le frasi di prima sopravvivenza una volta messo piede sul terreno ungherese. Si ritrova a ridere da sola guardando strani accenti e lettere ignorate fino al giorno prima. Nel suo delirio non si accorge di aver attirato l’attenzione dei passeggeri che accanto a lei aspettavano lo stesso aereo.

“Signorina, lei è veramente divertente, cosa sta leggendo?”

La voce proviene dalle sue spalle ma non si gira, non  ha voglia di emergere da quella bolla di felicità che si era appena creata.

“Signorina…”

Gira finalmente la testa e si accorge che un bizzarro vecchietto con un colbacco in testa la guarda sorridendo, accanto a lui una signora molto elegante gli cinge il braccio.

“Hernest, non disturbare”

“No mi scusi, non mi disturba affatto, è solo che ero immersa in questa specie di lettura, insomma, tra poche ore sarò in Ungheria e non so nemmeno pronunciare Buongiorno.”

“Si dice  köszönöm, però sarebbe meglio se lei imparasse come si dice Buona Sera, atterreremo nel tardo pomeriggio…”

“Certo…”

“Signorina, venga accanto a me, lasci perdere mio marito che la sta prendendo in giro. La parola di prima significa Grazie. Venga, l’ aiuto io, le insegno una filastrocca che la aiuterà ad ambientarsi.”

“Grazie, probabilmente la buona stella nei confronti del sesso opposto mi è avversa, ultimamente non fanno altro che prendermi in giro…”

“Non si preoccupi di mio marito, è un burlone… E poi l’ ultimo periodo è stato molto difficile per noi..Non gli dia peso..”

Una voce metallica informa i passeggeri che l’aereo è pronto per accoglierli. Lucia si congeda tenendo stretto un biglietto scritto per lei dalla signora, non lo apre per vedere cosa ci sia scritto, lo farà una volta a bordo, sarà un bel diversivo durante il volo. Qualsiasi cosa sia l’avrebbe comunque conservato con cura, è il primo ricordo di questa nuova avventura.

  Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Global Spirit Tour

E’ un periodo musicale.

Ecco un  altro pass per una nuova magica serata, una serata da emozioni forti, una di quelle sere che ti rimangono dentro, per sempre.

Si tratta pur sempre di una scommessa.

Riuscirò, riusciremo ad andare? Dove saremo il prossimo giugno? Troveremo il tempo o avremo la possibilità di trovarci lì quella sera?

Non lo so.  Si vedrà. Il concerto dei Cure da questo punto di vista mi ha insegnato tanto.

Che poi era una promessa fatta tanto tempo fa.  E’ un bel regalo che mi auguro si riesca a scartare, insieme.

In realtà io avevo già dato, vi ricordate? Ve ne parlai qualche tempo fa qui.

Ma questi non sono certo  sacrifici, sarà un piacere esserci nuovamente. Sarà una gioia cantare a squarciagola, lodare la magia del silenzio e agitare le mani mentre Dave e Martin ti fanno notare che le stelle brillano alte nel cielo e nel frattempo ti rassicurano, ti dicono che tutto andrà bene. Ne ho bisogno.

Sarei stato molto più contento di riviverlo altrove in realtà, ma alla fine ho dovuto soccombere alla dura legge di Ticketone. L’ultima volta proprio a Roma ebbi brutte esperienze organizzative, questa volta cercherò di essere più previdente.

Non resta che attendere quindi, magari in silenzio. Intanto ho ben altre risposte da cercare e ben altri progetti da realizzare, molto più importanti.

 

E ti ringrazio per avermi portato qui,

per avermi mostrato la mia casa,

per aver cantato queste lacrime.

Finalmente ho scoperto che la mia casa è qui”

                          Home – Depeche Mode

 

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#RitornoalLICEO pt. 2 – Il primo giorno

Il ritrovo è alla stazione. E’ da lì che parte l’autobus. Tra i ragazzi in attesa ne conosco ben pochi, giusto un paio di buoni vecchi compagni della scuola elementare più un ragazzo che conosco di vista, che io sappia  l’unico mio futuro compagno di classe. Prendiamo posto a sedere  con estrema cautela tra quei tanti ragazzi più grandi di noi e sicuri di sè. Non passa molto tempo che comincia una specie di mercato della matricola. I ragazzi più grandi cercano il giovane imberbe da mettere sotto la propria ala. Noi siamo incuriositi da quella baraonda, ma per lo più siamo terrorizzati, cosa ci accadrà?  Non chiedetemi come ma alla fine della giornata, senza aver fatto nulla di particolare, o meglio, senza aver neanche aperto bocca, io avrò ben due “protettori”, i mitici Pio & Piero.

Pio & Piero erano i “capi” dell’autobus, cioè i ragazzi con più carisma a cui tutti davano ascolto. Sedevano sempre verso la fine, nei due posti giusto dietro la bussola posteriore, era quello il centro decisionale. Quando uno dei due mancava, o mancavano entrambi, i ragazzi rimasti in piedi non si permettevano mica di sedersi, rimanevano alzati per tutto il viaggio con i posti liberi ad un metro da loro.  Pio & Piero avevano (hanno) solo due anni in più di me. Si, era una specie di nonnismo, ma fatto con gran classe. Erano più dei comici che degli aguzzini, e tutti li amavamo per questo. Non ho mai visto Pio & Piero alzare le mani a nessuno. E mai nessuno le alzò a me visto che ero un loro protetto, ovvero un intoccabile.

Arriviamo in classe in ritardo ovviamente. Siamo davanti la porta d’ingresso, io, quel ragazzo, Vanni, che imparerò ad amare anche così com’è, ed un ragazzo di un paesino vicino al nostro che da lì a poco verrà ribattezzato Beatles, e Beatles per sempre rimarrà fino a quando, qualche mese dopo, deciderà di ritirarsi. Troppo stancante per lui quell’interminabile viaggio tra tre città ogni giorno.

E’ proprio Beatles che senza neanche un cenno  bussa ed apre la porta. Entriamo. Tutti ci guardano con grandissima curiosità. Ecco i pendolari si saranno detti. Ovviamente è rimasto vuoto il primo banco, è lì che ci sediamo io e Vanni, proprio davanti la cattedra. Beatles prende posto in quello più laterale accanto ad un ragazzo di un altro paese vicino, Patrizio, l’inventore del nome Beatles.

Tutto è iniziato così

Just like heaven

Ho iniziato ad ascoltare assiduamente i Cure da poco tempo. Li ho amati alla follia fin da subito e sempre di più approfondendo la loro discografia. E poi il loro essere così dark, così new wave, così decadenti, profondi, new romantic  e malinconici… non c’erano dubbi, non potevano non piacermi. Poi succede una cosa strana che mi era già successa qualche anno fa con i Depeche Mode, una volta legatomi in maniera indissolubile al gruppo…TAC…mi esce il tour, peraltro non atteso visto che non era in uscita nessun nuovo lavoro. Un segno insomma. E le occasioni si devono prendere al volo. L’occasione in realtà stava per sfuggirmi visto che le tre date italiane sono andate subito sold-out.  Fortunatamente però (e questo è un altro segno) poco tempo dopo, vista la grandissima richiesta, esce  un’altra data, sempre a Milano, il giorno dopo della prima, il 2 novembre. Biglietti presi, era fatta! Era il 2 febbraio.

Esattamente nove mesi di attesa. Nove mesi di paura che a causa della mia precaria stabilità lavorativa alla fine non avrei potuto essere lì. Non è accaduto, fortunatamente.

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Per una volta non mi  sono documentato, non ho studiato su internet le scalette delle date precedenti, anche perché è risaputo che ogni concerto dei Cure è diverso. Soltanto la mattina stessa  ho dato un’occhiata alla scaletta del giorno precedente. Il fatto di assistere alla seconda data di una stessa città a distanza di un giorno mi aveva fin da subito lasciato un po’ perplesso. Temevo di assistere ad un concerto un po’ più particolare. Non mi sbagliavo.  Lo spettacolo a cui ho assistito è durato tanto per un normale concerto, due ore e un quarto, ma molto meno rispetto agli standard della band, ad esempio alle quasi tre ore della sera prima. Non ho avuto la fortuna di sentire dal vivo pezzi come A night like this, Hot hot hot!!!,  Doing the unstuck, The hungry ghost , Trust, The walk, Open, ma soprattutto quel capolavoro di High, tutti cantati la sera precedente.  Mi è dispiaciuto tanto.

Poco male! Davvero!

E’ stata una serata memorabile.

La mia prima volta al Forum Assago. Un palazzetto fantastico così come eccezionale è l’organizzazione, con la metro che ti accompagna fino a davanti ai cancelli. Un edificio gremito di pubblico adorante.  Gente di tutti i tipi scongelata direttamente dagli anni 80, dark, con lunghi cappotti neri di pelle, famiglie con prole tutti vestiti a tema, rockettari, insomma…ogni tipo di colori, acconciature, stili… i Cure mettono d’accordo tutti.

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Arrivo un’ora e mezza prima, faccio la fila e riesco a prendere i posti secondo me migliori nel mio secondo anello non numerato. Un po’ mi pento quando vedo che scegliendo il parterre sarei potuto essere proprio sotto il palco. Vedrò benissimo comunque e riuscirò a godermelo al meglio, comodamente.

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Arriva il gruppo spalla The thilight sad ma il forum è ancora mezzo vuoto. Cantano, non dispiacciono, alcune canzoni si fanno apprezzare tanto. Ringraziano e vanno via. L’attesa cresce, ed io, bandana alla testa, ammazzo il tempo bevendomi una birra con un mio caro amico mentre le ragazze parlano di altro.  Più di mezz’ora dopo, pochi minuti prima delle otto e mezza, le luci si spengono. Il palazzetto intanto si è riempito in ogni ordine di posto.

Eccoli.

Robert Smith non è più quello di una volta, ma solo fisicamente. E’ più appesantito, i capelli sono più radi ma il look è sempre quello che ha ispirato Edward mani di forbice e This must be the place di sorrentiana memoria (quello con un grandissimo Sean Penn).  Il suo carisma però è intatto, tutti pendono dalla sua voce, dalle sue chitarre, da ogni suo gesto. Il pubblico impazzisce quelle poche volte che improvvisa piccoli passi di danza.

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Smith è ovviamente i Cure, ma i Cure sarebbero i Cure senza Simon Gallup? Il basso che ha ammaliato gli anni 80 è il contraltare rock al decadentismo di Robert. Ecco le prime parole della recensione dell’autorevole testata  Rolling Stone uscita il giorno successivo: Simon Gallup galoppa da una parte all’altra del palco. Cavallo pazzo, è eccezionale nel suo personalissimo tributo a Paul Simonon dei Clash con gli stivaloni da biker, la bandana rossa che ciondola dai jeans e il ciuffone esagerato a tagliare l’aria. Il bassista dei Cure è davvero uno spettacolo nello spettacolo: indossa una t-shirt smanicata degli Iron Maiden e si diverte a citarli alla fine di A Forest, suonando una sera il giro di The Trooper e la sera successiva quello di Phantom of the Opera.”

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Smith inizia a cantare Out of this world  ed io ho già la pelle d’oca, continua con Pictures of you  e sembra che al posto dell’epidermide io abbia ormai delle squame.  Salto come un razzo alla prima nota di basso di Just like heaven che quasi faccio morire di paura chi mi sta attorno, mi stupisco della bellezza live di A forest e ballo come un pazzo insieme a tutti i diecimila e rotti paganti sulle note di Friday I’m in love. E’ solo mercoledì ma è comunque una serata di grande passione.  Non ci saranno le hit della sera precedente ma ci sono delle chicche a me prima sconosciute ma che dal giorno dopo saranno in loop continuo nei miei dispositivi musicali oltre che nella mia testa: The perfect girl, All I want  ma soprattutto Push e Play for today il cui ritornello cantato da tutti i fan della prima ora presenti al concerto mi ha impressionato (una volta a casa scoprirò anche la meravigliosa The loudest sound, l’”Enjoy the silence” dei Cure che mi ha sconvolto i sentimenti) . Non ci saranno le hit sopra citate ma ci sono The lovecats e soprattutto forse la mia preferita in assoluto: The last day of summer. Sapevo che era un titolo poco suonato dal vivo, non ci speravo nemmeno,  ascoltarlo mi ha davvero emozionato, quasi alle lacrime, e quindi chissenefrega delle sopra citate?

Il suono è pulito, perfetto, quasi riprodotto da un cd se non fosse per le diversità degli arrangiamenti. Riporto ancora alcuni passi della recensione di Rolling Stone: “La prima sera al Forum Robert Smith non aveva tanta voce: forse risparmiata all’inizio del concerto (prima canzone il primo novembre: Open), persa verso la fine (chiusura, questa sì ormai di rito, con Why Can’t I Be You?). “Push va urlata”, si lamentava deluso un fan……. Lo show del due novembre è stato strepitoso: più breve – solo due blocchi di bis – ma decisamente più intenso. I Cure hanno stravolto la scaletta, partendo con Out of This World e liberandosi di qualche hit ingombrante nella prima mezz’ora di concerto. Poi hanno sparato Kyoto Song – sicuramente il momento più alto della due giorni a Milano – un pezzo nuovo digeribilissimo (Step Into The Light), Play for Today e, strada facendo, The Lovecats: miao/miao!”

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Ripeto, machissenefrega delle hit non ascoltate? Era importante esserci! Sarei stato contento di ascoltare anche soltanto Just Llike heaven.

Notti come queste sono notti da ricordare e tramandare. Sono notti da raccontare ai nipotini. Già mi vedo dirgli “sai, una volta c’era la Musica, e io l’ho vissuta sulla mia pelle”.

Quando guarderemo indietro a tutto ciò

Come so che faremo

Tu ed io, ad occhi aperti

Mi chiedo…ricorderemo veramente

Cosa si prova ad essere vivi?

                                               Out of this world

 

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SETLIST:  Out of this world, Pictures of you, Closedown, Lullaby, The perfect girl, All I want, The baby screams,  Push, In between days, Boys don’t cry, Kyoto song, Lovesong, Just like heaven, The last day of summer, From the edge of the deep green sea, Bloodflowers, Step into the light, Want, Never enough, Burn, Three imaginary boys, Play for today, A forest, The lovecats, Friday I’m in love, Closet to me, Why can’t I be you?

#RitornoalLICEO pt. 1 – Una scelta felice

L’unica cosa che mi spaventava era proprio l’idea del viaggiare continuamente, ogni giorno, in autobus, e per un percorso di 20 km sola andata pieno di curve e strettoie. Non ho mai sofferto di mal d’auto ma pensavo che alla lunga potesse risultare pesante se non addirittura pericoloso. Ero ancora un ragazzino timido e timoroso e mi preoccupava anche il distacco dal mio ambiente, chissà cosa avrei trovato in quel paese a me sconosciuto, se e quando mi sarei ambientato. Ma la decisione era stata presa e senza neanche pensarci troppo, non ho mai pensato minimamente di iscrivermi al liceo classico, in testa avevo sempre e solo avuto lo scientifico.

Nella vita capita quasi quotidianamente di dover fare delle scelte, importanti o meno. Spesso dopo anni ci si guarda indietro per tirare le somme  pensando a quello che sarebbe potuto essere, e molte volte ci si rammarica di aver preso la decisione sbagliata. Una delle poche certezze della mia vita è che quella volta feci la scelta giusta, e fino ad oggi, dopo tanto tempo dalla fine di quei miei cinque anni di studio, non mi sono mai pentito né ho mai messo in discussione neanche per un momento la felice decisione di essermi iscritto in quel liceo scientifico, in quella cittadina di collina  a cui sono ormai indissolubilmente legato. Un posto che sento  quasi come casa mia, pieno di affetti e ricordi. Un luogo che mi ha fatto crescere,  che mi ha aperto ad una nuova fase dell’adolescenza, che mi ha dato una nuova mentalità, nuove idee, sicuramente migliori di quelle che avrei potuto assorbire restando a casa. Ma soprattutto un posto che mi ha fatto conoscere persone davvero speciali e vivere momenti indimenticabili. Persone e momenti che vi racconterò in questa rubrica.

 

Episodio 15 – Incontri e scontri

Marco era al bancone e aveva appena chiesto un caffè quando si sentì chiamare. Subito si voltò in direzione della voce, quindi del tavolino.

Lucia intanto era accovacciata alla ricerca di un qualcosa di inesistente all’interno della borsa. In quel momento avrebbe davvero voluto scomparire, ma tutte le prove per diventare la miglior illusionista della città in passato erano miseramente fallite, perché avrebbe dovuto andare a buon fine proprio quella?

“Andrea! Ma che bello! Cosa ci fai qui?”

“Marco ma tu e la tua Princess vi siete messi d’accordo? Stai avendo la sua stessa reazione vero Lucia? Lucia….Ma dov’è?”

Con uno scatto felino spiccato al momento giusto Lucia era riuscita ad allontanarsi rintanandosi nel bagno del bar.

Per una volta si congratulò con se stessa ma ora doveva capire cosa fare, come comportarsi, e non aveva molto tempo.

Da lì, infatti, poteva sbirciare senza essere vista anche se doveva stare attenta a non fare delle brutte figure con gli altri clienti del locale. La prima speranza era quella che Marco se ne andasse, e che questo avvenisse nel minor tempo possibile. Aveva deciso giusto la sera prima di affrontare le situazioni di petto, di non scappare, ma non pensava di doversi mettere alla prova così presto, tra l’altro voleva prima di tutto provare a riaffrontare Carla, studiare la sua reazione e poi… poi forse avrebbe affrontato anche Marco. Avrebbe avuto bisogno di qualche intensa lezione di interval trainig per scacciare le lacrime alla prima avvisaglia, ma ci sarebbe riuscita, un passo per volta.

Persa nei suoi pensieri non si accorse che Marco ed Andrea non c’erano più, forse si erano allontanati insieme. Era libera, di nuovo libera.

Uscì di fretta dalla toilette per sentirsi subito gelare il sangue nelle vene.

“Lucia! Ma dove eri fuggita????”

“Marco, Andrea, ciao. Sono andata un attimo in bag…beh, cose da donna”

Il rossore in viso si faceva sempre più evidente, ma Lucia riuscì a mantenere un aplomb degno di una donna di classe alla quale aspirava ma che ancora non era.

Con un sorriso sornione Andrea decise di affondare il coltello nella piaga: “ Marco mi ha appena detto che sta per sposarsi, cosa ne dici di ricomporre il trio? Vuoi essere la mia più uno? O vuoi che sia io il tuo, è lo stesso.”

“Sei un idiota! Andrea sei un’ idiota! Io non potrò esserci al matrimonio di Marco, sto partendo per Budapest!”

Lucia si rese conto che ancora una volta la sua reazione era stata esagerata.

Marco la guardò scioccato: ”Scusa, dov’è che vai??”

“Marco, vado a Budapest per lavoro. Non ho voglia di parlarne, non adesso, non con voi. Io vado, ho da fare.”

Lucia non lasciò il tempo per  nessuna risposta, furente si avviò verso il parcheggio e maledisse la malsana idea di non acquistare la guida su internet ma di recarsi direttamente in libreria.

Alla disperata ricerca delle chiavi della macchina Lucia si appoggiò alla portiera.

Amava queste borse grandi, capienti e colorate, avevano solo un piccolo difetto, faceva sempre una gran fatica a trovare ciò che le serviva.

“Devi stargli lontana. Cosa c’è che non capisci di questa frase?”

Inizialmente non fece caso alla voce dietro di lei, non capì subito che la persona che stava parlando era Carla.

Quando sentì qualcuno picchiarle nella spalla si girò, la vide, sorrise e sbiancò.

L’espressione della sua amica, anche se forse ormai era da considerare una ex amica, era al di là di ogni immaginazione.

“Carla ti prego. Non è come pensi!”

“Lucia, non è mai come penso, ma se ti becco fare gli occhioni dolci a Marco…”

Lucia ignorò le provocazioni di Carla e si congedò.

“Devo andare. Ci vediamo prossimamente.”

“Anche no, piccola stronza!”

Lucia si liberò dalla stretta, salì in macchina e si avviò verso l’uscita del parcheggio.

Una ics grande come una casa era da mettere sulla casella di quella giornata decisamente da dimenticare.

Arrivata a casa, nel suo nido, laddove pensava di essere al sicuro, trovò una lettera nella cassetta della posta.

Pensò che la cosa avesse un che di romantico, chi scriveva ancora lettere? Iniziò a fantasticare, immaginando chissà quale scenario mentre apriva la busta.

Uno sconto del supermercato della zona la riportarono con i piedi per terra, era chiaro, oramai per essere notati si doveva essere originali, e questo supermercato aveva scelto di pubblicizzare gli imminenti sconti in questo modo.

Niente, non c’era niente da fare.

Una tisana avrebbe forse allietato quel poco che restava della giornata.

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Ritorno al liceo

Come ho già accennato in un precedente post sarà presto in pubblicazione qui sul mio blog una nuova rubrica. Di diverso da quanto anticipato c’è che ho deciso di allargare il contenuto del tema senza però discostarmi troppo dall’idea iniziale. Oggetto della rubrica saranno infatti storie e aneddoti dei miei cinque anni di  liceo, e non solo quindi della vita da pendolare. Era da molto, molto tempo, che mi balenava in testa l’idea di mettere “su carta” i vecchi ricordi di un periodo che è stato per me così bello e divertente,  e adesso questa mi sembra l’occasione giusta per farlo. Finalmente! Ci troverete storie personali, aneddoti esilaranti, personaggi surreali ma realissimi. Li leggerete così, alla rinfusa, senza seguire un preciso ordine temporale, semplicemente seguendo il flusso dei ricordi. Spero vi piacciano. Io sicuramente mi divertirò a raccontarle, tra una risata e una lacrima.

Rieccomi

E quindi rieccomi qua!

Dopo una settimana in giro tra Italia e Spagna, tra Milano e Siviglia.

Dopo una settimana quasi FRENETICA tra amici da rivedere e bimbe da conoscere.

Dopo una settimana EMOZIONANTE tra il concerto dei Cure che mi ha messo i brividi e il ritorno a San Siro.

Dopo una settimana DELIZIOSA per l’indescrivibile bontà delle tapas.

Dopo una settimana di SORRISI e RELAX.

Ovviamente vi racconterò tutto, ho solo bisogno del tempo per sistemare un pò di cose e selezionare le foto più belle. Sicuramente pubblicherò un bel post sul concerto ed il mio ormai immancabile diario di viaggio (di Siviglia, ma forse anche di Milano)…

…STAY TUNED!

Mr Peacock

Mr Peacock ha pensato bene di sfruttare uno dei suoi primi svolazzi per precipitare da chissà dove proprio sul balcone della mia ragazza, per sua fortuna giusto poco prima che lei casualmente vi si recasse.

Io non so se Mr Peacock, o più semplicemente Mr P., o meglio ancora più affettuosamente Wini, cercasse un’altra famiglia, sempre se ne abbia mai avuta una del resto, fatto sta che ora è diventato il suo  ”inseparabile” cagnolino.

Un cagnolino che quando la sente ritornare da lavoro subito le riserva una particolare melodia che ormai sappiamo riconoscere come: “Ben tornata! Prendimi che giochiamo”. E così una volta aperta la gabbietta lui si ferma in bilico sul bordo della porticina in attesa che la sua mano si avvicini e lui possa salirci su per iniziare lo show.

Tra le mani Mr Peacock fa mille cose: gioca con i bracciali, si accuccia per farsi accarezzare, gioca ad “acchiappa dito”,  quando è in vena fa anche delle piccole passeggiate sul braccio e se siamo fortunati possiamo assistere anche alla sua performance tutta personale, una sorta di breakdance col collo di una comicità bestiale che termina con un salto svolazzante fin sopra i capelli dove assume una posa in stile Mufasa sulla rupe dei re.

A Wini puoi anche parlare, lui ti ascolta attentamente, a volte ti fissa con quegli occhietti esilaranti, magari inclinando la testa,  altre volte invece si contorce tutto pulendosi il piumaggio dopo aver assunto le pose più ridicole.

Mr. Peacock è una specie di pappagallino. E’ un inseparabile? Non lo so, non lo abbiamo capito, neanche la proprietaria del negozio di animali è riuscita a stabilirne la razza con certezza. Sicuramente un veterinario saprebbe dirci di più a riguardo  ma al momento non ci sembra il caso, e non si ha neanche il tempo, tanto i suoi bisogni sono sempre quelli.

Le poche certezze che abbiamo  è che Wini va pazzo per le mele, adora stare a testa in giù,  è uno sporcaccione,  odia gli specchietti oppure semplicemente ama distruggerli, non lo abbiamo capito (stavolta Google ha toppato), ed è ancora piccolino, direi un pulcino, con alcune delle  sue natìe piume grigie sul petto che spesso fanno ancora capolino tra quel bel piumaggio di un bellissimo verde intenso e regolare.

Ho letto su internet che la sua vita media oscilla tra i dieci e i venti anni, vederlo crescere sarà curioso e divertente.

N.B. sono ben accetti consigli ed eventuali indicazioni sulla razza

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Forse ho esagerato

Tra i miei propositi di inizio anno uno dei più importanti era quello di cercare di fare buon viso a cattivo gioco e cercare di godermi per quanto possibile la vita reagendo a questo continuo senso di malessere causato dalla mia attuale condizione lavorativa e alla conseguente impossibilità di programmare con serenità il proprio futuro.

Devo dire che rispetto all’anno scorso ho compiuto grossi passi avanti sotto questo punto di vista. Si, ci sono stati periodi un po’ deprimenti, come quello compreso tra febbraio e maggio, ma in linea di massima ho sempre assunto un atteggiamento  positivo  con una grande propensione al fare, anche senza l’aiuto chimico del caffè che a me fa un po’ un effetto a metà tra  LSD e  diuretico (è per questo che ne faccio sempre a meno fuori casa) .

Qualcuno potrebbe dissentire, dire che in realtà YESMAN non lo sono poi  stato tanto, ma qui vorrei difendermi dicendo che esserlo non vuol dire accettare tutto, cose che odio comprese. Con il diventarlo volevo piuttosto esprimere un cambiamento di mentalità tale da trasformare un vorrei ma non posso in un vorrei e lo faccio, senza troppe paranoie. E penso di esserci riuscito.

Se tutto va bene, martedì 1 novembre prenderò quindi un aereo diretto a Milano per la terza vacanza dell’anno. La terza! Giusto nel periodo economicamente più disgraziato della mia vita! Proprio nel momento in cui non becco un euro da quattro mesi (quasi cinque)! Forse questa volta ho davvero esagerato. Ma vabbè…carpe diem.

Non raggiungevo questi livelli  dal lontano 2009, dai tempi del trittico Berlino – concerto dei Depeche Mode a Roma – Millwaukee,  e in quel caso l’ultima trasferta, quella americana, era stata per ragioni di lavoro.

Dopo Amsterdam e le isole Eolie adesso è la volta del duo Milano – Siviglia, per la mia prima volta in terra spagnola. Una visita mordi e fuggi che si è trasformata in una settimana intensa, piena di impegni. Dopo otto anni ritorno nel capoluogo lombardo, città in cui ho vissuto per 5 mesi. Non ci sarà solo il concerto dei mitici The Cure al Forum di Assago nella mia agenda, o il tornare a San Siro per tifare la mia squadra (a proposito, #iostoconDeBoer !),  ho tante altre cose da fare, posti da visitare, tanti amici da rivedere, e una bimba di due mesi da conoscere.

Siviglia poi era l’unica meta spagnola della mia lista dei posti da visitare. Per me incarna la vera cultura spagnola, molto più di Madrid e Barcellona, e dati alla mano era la meta più economica e pratica da visitare partendo da Milano in quella settimana. Non vedo l’ora di godere delle sue bellezze architettoniche e delle sue prelibatezze culinarie (tapas e paella in primis).

Non per questo però vi lascerò soli per un’intera settimana. Di certo l’uscita  del prossimo episodio di Lucia e Marco subirà dei ritardi ma ho già programmato per giovedì la pubblicazione di un post che penso vi piacerà tanto, per una volta parlerò dei nostri amici animali.

Commentate e scrivetemi pure, vi risponderò certamente al mio ritorno, quando vi racconterò di questa vacanza che spero si confermi esaltante così come si presenta.

P.S. ho effettuato una nuova modifica al mio blog. Alla fine ho totalmente eliminato la sezione FOTOSHORT, ho pensato che il suo contenuto poteva benissimo essere inserito dentro alla più comune sezione diario.

 

Episodio 14 – Ritorno al presente

Le braccia di Lucia gli circondarono il collo, come se in quel caloroso abbraccio avesse voluto sfogare  tutto lo stress accumulato di recente, come se avesse finalmente trovato un appiglio sicuro a cui aggrapparsi con tutte le sue forze.

“Certo che la vita è proprio strana eh? Ritrovarti per caso in una libreria”

“Si, hai ragione. Ma dai, raccontami, come stai? Cosa ci fai qui? Da quanto tempo non ci vediamo?”

“Non so da dove cominciare… Ci prendiamo un caffè? Ti va? Ho un decennio di avventure da raccontarti”

“Certo, ho tutto il tempo che vuoi! Ma che bello… peccato non ci sia anche  Marco!”

Al solo nominare quel nome a Lucia le si riempirono  gli occhi di lacrime. Andrea si accorse di aver toccato un tasto dolente, ma stranamente si sentì  quasi  soddisfatto di quella sua reazione.

“Dai, Lucia, non fare così…”

“No, scusami, hai ragione, è una reazione esagerata, è solo che sto passando un periodo un po’ movimentato e questa cosa… insomma, non pensavo di ritrovarti, non pensavo di ritrovarti qui poi, cosa ci fai? “

“Beh, ci abito….ma dai su andiamo”

Uscirono dalla libreria con la guida di Budapest appena acquistata.

Nel tragitto verso il caffè della galleria Lucia appoggiò la testa sulla spalla di Andrea facendolo arrossire. Scelsero il tavolino di vetro posizionato all’interno del bar,  proprio davanti la vetrata che si affacciava sul corso, dove la serena stasi delle persone sedute era in contrasto con la frenesia di coloro che si affrettavano  alla ricerca di chissà cosa di  così indispensabile.

Mentre si gustavano una cioccolata calda Andrea non perse tempo ed iniziò a raccontare alla sua amica d’infanzia come mai avesse scelto la città, cosa lo aveva spinto fin lì. Raccontò della sua carriera universitaria e  delle sue trasferte come ricercatore. Rivangò a Lucia alcuni episodi dell’ infanzia riuscendo così a strapparle un sorriso, ricordarono quei momenti in cui lei, lui e Marco formavano il trio perfetto. Marco.

“Lo hai più visto?” domandò curioso  Andrea, pentendosi immediatamente di quella domanda.

“Si, l’ho ritrovato per caso poco tempo fa. Sta bene, sta per sposarsi.”

“Coooosaaa?? Marco si sposa?? E con chi? La conosci? Avevo sempre creduto che un giorno avrebbe sposato te.

“No. Non sono io la prescelta.”

“Forse se tu non fossi andata via… ”

“Tu non cambi mai eh? Fin da bambino ti divertivi a prendermi in giro,  sei cresciuto in altezza ma il cervello è rimasto uguale!”

“Dai Lucia… Non fare la bambina!!!”

“Cosa ne sai di cosa è successo? Come sempre sputi sentenze senza conoscere i fatti. Hai sempre fatto così! Idiota! Sei un idiota!”

Lucia furente si alzò dal tavolino e per poco non ribaltò la tazza di cioccolata quasi vuota in grembo al suo amico d’infanzia. Si avviò verso l’ uscita ma una volta giunta alla porta a vetri si girò e freneticamente  tornò a sedersi al tavolino.

“Senti Andrea, ora ti racconto brevemente la mia versione dei fatti, tu devi stare zitto ed ascoltare, ok?”

“Si padrona!” E sfoderò uno dei suoi sorrisi ebeti che  facevano strage di cuori  ma causavano in Lucia un istinto omicida difficile da gestire.

“Aaargh! Sei proprio un’ idiota!”

“Anche io ti voglio bene, Lucia!” rispose sarcastico.

“La mia collega, o meglio l’unica collega che mi abbia accolta in ufficio come un’amica, si sta per sposare…”

“Non dirmi che lo sposo è Marco!!”

Ed una fragorosa risata fece sobbalzare la signora bon ton seduta al tavolino di fronte.

“Zitto. Devi stare zitto ed ascoltare… Dicevo. Si, lo sposo è Marco, ma io non lo sapevo. Ho avuto una pessima reazione quando l’ho scoperto, insomma, è stato inaspettato. Ecco perché sto per partire per lavoro, voglio allontanarmi da questa situazione, ho già fatto abbastanza casini…”

Lucia pronunciò le ultime parole a testa bassa, non si accorse che Andrea non la stava più ascoltando,  guardava in un’altra direzione.

“Ma quello è… MARCOOOOO!”

“Non ci posso credere! Ma cosa ho fatto di male?!? Non lo chiamar….”

“MARCOOOOOOO!”

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Un’estate fa…questa

But the last day of summer
Never felt so cold
The last day of summer
Never felt so old

The last day of summer – The Cure

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Upgrade blog

Di tanto in tanto mi vengono delle idee per il mio blog. Non è che mi ci metta a pensarle, arrivano da sole nei momenti più disparati. Tra tutte quelle che mi vengono in mente qualcuna a volte colpisce la mia attenzione, in questo caso allora si che comincio a rifletterci su e a domandarmi: ne vale la pena? Potrebbe piacere? Ma soprattutto, va a migliorare il blog?

Questo è uno dei rari casi in cui la mia risposta alle tre domande è sempre la stessa: si, ed il risultato mi soddisfa molto. In poche parole i cambiamenti sono questi: ho fuso le due sezioni FOTOSTORY e SHORT trasformandole in FOTOSHORT in cui quindi troverete  singole foto commentate e  citazioni varie anche esse commentate, e perché no, anche foto commentate con citazioni.  Il posto vacante viene invece occupato da una nuova sezione chiamata RUBRICHE, si, perché ho deciso di dare il via ad alcune rubriche di vita vissuta, la mia. Una c’è già e si chiama #Americanate in cui racconto le mie avventure negli Stati Uniti di qualche anno fa, un’altra invece sta già per nascere e racconterà aneddoti della mia vita da liceale pendolare. Sarà un bel tuffo nei ricordi più belli.

Il mio blog quindi si aggiorna e si fa più ricco.

Spero gradirete.

Episodio 13 – Scuse e ripartenze

Lucia si rese conto che per l’ennesima  volta stava per scappare davanti ad un problema senza affrontarlo. No, questa volta non poteva andare così, questa volta avrebbe sistemato tutto prima di partire. Si rese conto anche che stava gesticolando mentre parlava tra se e se in libreria, nella sezione viaggi. Era la prova che doveva rimediare con Carla prima di impazzire definitivamente. Qualsiasi buona idea le si presentasse in mente non riusciva a non pensare a lei, ecco perché doveva prima di tutto risolvere la questione e solo dopo poteva pensare esclusivamente a questa nuova avventura che il destino le aveva riservato.

Forse il modo più corretto per affrontare Carla era iniziare a testare il terreno con una mail di scuse,  aprirsi il cuore in modo semplice e diretto,  e doveva farlo subito, prima di ripensarci e perdere l’ispirazione, benedetti smartphone!

Da:”Lucia” <LuciaSaetta@studiofashion.com>

Data: Oggi 08.32

A:  “Carla” <CarlaOttomani@studiofashion.com>

Oggetto: SCUSA

Non so davvero da dove iniziare.

Potrei partire raccontandoti per filo e per segno la mia infanzia, spiegarti perché sono piombata qui, dal giorno alla notte, ma no, non voglio tediarti.

Non ho giustificazioni, lo so, scusami per il mio comportamento.

Scusami se non sono stata in grado di supportarti e starti vicino,come del resto avrei voluto anche io. Scusami se ho tradito la tua fiducia.

Ho avuto una reazione improvvisa. Non sono mai stata capace a controllarmi, è un mio difetto, sono fatta così e spero di migliorare, non so se ci riuscirò, ma ti prometto che ci proverò.

Ho deciso di partire,  ho inviato la candidatura per la trasferta a Budapest, credo che non avermi davanti per i prossimi mesi sia per te motivo di sollievo, per me è invece una necessità di cambiare aria e ritrovare un equilibrio che è andato perso.

Questa faccenda con il TUO Marco mi ha destabilizzata, ma non ti preoccupare per me, mi rimetterò in piedi e tornerò più forte di prima.

Sono felice per te, lo sono davvero, in fondo al cuore mi fa piacere sapere che stai per coronare un sogno della vita.

Lo sono anche per Marco, non poteva trovare una persona migliore, devo solo accettarlo ed andare avanti.

Scusa.

La mail era pronta.

Lucia leggeva e rileggeva quelle parole forse troppo mielose, ma doveva scrivere un messaggio ad hoc per colpire la sua amica e farsi perdonare, solo così poteva mettersi il cuore in pace e voltare pagina.

Al diavolo Marco e tutto il resto, tutte le sue illusioni erano andate in frantumi.

I suoi sogni di bambina si sono sgretolati davanti ad un drink di un bar qualunque…aveva ragione il suo maestro di yoga quando le aveva consigliato di smettere con l’aperitivo dopo il lavoro, aveva bisogno di meditare e riequilibrare le bioenergie.

La porta scorrevole della libreria si aprì.

“E tu? Cosa ci fai qui?”

“Lucia, giusto?”

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Ansia e confusione

Lo sono stati questi ultimi tre giorni, lo saranno i prossimi, in generale lo saranno soprattutto queste prossime settimane. E’ un periodo colmo di tensione, di attese, di ansia, di scadenze, di avvenimenti, ed io sto reagendo con una clamorosa apparente tranquillità esterna ma con un continuo nodo allo stomaco che forse è sintomo di una vicina esplosione emotiva. E’ paradossale il fatto che per buona parte dell’anno aspetti invano delle novità che poi si riversano invece addosso tutte contemporaneamente nei momenti meno opportuni. Non voglio dire nulla al momento, però sappiate che sembra che in ballo ci saranno il mio futuro lavorativo, un viaggio, un avvenimento importante e nuove opportunità che potrebbero rendermi felice e triste al contempo. Per ora ho pure difficoltà a scrivere, a leggere, a concentrarmi, ma vi spiegherò e racconterò ogni cosa al momento giusto, man mano che gli scenari andranno a delinearsi. Spero solo a metà novembre di chiudere questo periodo con un bel sorriso stampato in faccia. Auguratemi buona fortuna.

Thirteen days

Un paio di anni fa lessi un libro che come spunto di partenza  ipotizzava le condizioni del nostro pianeta  se in quella famosa elezione  alla presidenza  degli Stati Uniti del 1960 l’avesse spuntata Nixon e non Kennedy. Descriveva paesaggi senza vita, aridi, con poche persone che si affannavano a ricostruire una civiltà distrutta da una furiosa ed incosciente guerra nucleare. Ovviamente esagerava e comunque non si può mai dire cosa sarebbe successo, la storia non si costruisce con i se e con i ma. E’ importante però conoscerla la storia, soprattutto quella del 900. Ho già affrontato l’argomento in un vecchio post ma perdonatemi se mi ripeto. Io ritengo che non è possibile capire il mondo di oggi senza conoscere bene i fatti del secolo scorso,  soprattutto quelli che hanno caratterizzato la guerra fredda tra USA e URSS ed i loro paesi satelliti, ma la scuola è molto carente in questo, penso addirittura quasi totalmente assente. Chiedete ai ragazzi usciti da poco dalla maturità, quanti di loro hanno conoscenza dell’argomento? Pochi, troppo pochi. E le cose non migliorano molto ponendo le stesse domande ad un neolaureato in materie umanistiche. Fortunatamente ci viene incontro  la cinematografia che a volte dà il suo contributo importante come in questo bellissimo film che sembra un thriller uscito dalla penna di un grande visionario scrittore quando in realtà è una storia assolutamente vera. E’ la descrizione dettagliata dei 13 giorni che tennero il mondo col fiato sospeso. E’ la storia di una partita  tra JFK e Kruscev su una scacchiera cubana. E’ la storia di un uomo, JFK, che con l’aiuto del fratello Robert, del consigliere O’Donnell (grande Kevin Costner), di McNamara e  pochi altri,  lottando contro tutti e tutto,  prendendo decisioni pesanti e impopolari,  riesce alla fine nella grande impresa di evitare una ormai sicura escalation militare che avrebbe portato immediatamente USA e URSS ad una guerra nucleare ed  il mondo alla rovina. E’ la storia di pochi eroi illuminati che hanno avuto la forza di anteporre il bene comune  alle lobby e ai poteri forti che influenzano pesantemente i paesi. E’ la prova che l’uomo quando vuole esce dai binari e rinsavendo, con  slanci unici, effettua colpi di coda che lasciano il segno. E’ la dimostrazione che  il bene tende a vincere sempre. E’ il grande lascito di Kennedy al mondo. E’ la nostra storia, perché se siamo quelli che siamo oggi buona parte dipende da quei 13 giorni.

Trama

Ottobre 1962. Gli Stati Uniti scoprono l’installazione di missili nucleari a Cuba da parte dell’URSS. Ne nasce un braccio di ferro che porta il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Durata: 139 min

Voto: ● ● ● ● ○   bello

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Episodio 12 – Occasioni

La notte era passata ma purtroppo non aveva portato consiglio, anzi, si era svegliata ancora più confusa e triste, non riusciva a intravedere una via di uscita.

Sentiva il disperato bisogno di ritornare in se e ritrovare quell’energia, quell’entusiasmo ormai perso da diverso tempo. Una tazza di latte in compagnia di qualche video divertente su Youtube l’avrebbe forse aiutata a distrarsi per un po’.  Dopo essersi lavata, ancora in pigiama fece scaldare un po’ di latte nel microonde e dopo aver atteso  un paio di minuti lo posò vicino al pc, doveva solo rispondere ad una semplice  mail di lavoro, cosa che avrebbe dovuto già fare ieri,  poi poteva ritagliarsi una mezz’oretta di puro relax. Fu in quel momento, aprendo la sua casella di posta elettronica,  che l’occhio le si posò su una comunicazione interna di qualche giorno prima che era passata totalmente inosservata ai suoi occhi. Stava questa volta per cancellarla d’istinto quando riflettè sul fatto che quello era il primo giorno di un di un nuovo ennesimo inizio, e quel STAGE ESTERO 2016 scritto in grassetto nell’ oggetto della mail  adesso meritava tutta la sua attenzione. La aprì.

Da:  “Ufficio personale” <ufficiopersonale@newtrendmoda.com>

A:”Team design” <designteam@newtrendmoda.com>

Oggetto: STAGE ESTERO 2016

 Vi informiamo che a seguito della fusione con la International Design stiamo ampliando il nostro organico e la nostra rete commerciale. Chiediamo per tanto l’eventuale disponibilità ad un periodo di trasferta indefinito per la formazione del personale in altre sedi europee di nuova acquisizione….

 … e via dicendo.

L’occhio di Lucia andò a cercare direttamente il cuore dell’informazione, la lista delle filiali europee, e mentre leggeva sentì montare dentro di se una sicurezza sempre maggiore, era forse questa la soluzione a tutti i suoi problemi? Uno stage all’estero per fuggire via da quella imbarazzante e dolorosa situazione, per dare una sterzata alla propria vita, vedere le cose con occhi e prospettive diverse, arricchire il suo CV e ritrovare le vecchie ambizioni ultimamente ormai sopite, conoscere nuove persone, acquisire una nuova mentalità, non poteva che essere il destino, di solito era solita cancellare immediatamente questo tipo di mail, invece questa volta…

Il tempo trascorse rapidamente senza che Lucia si rendesse conto di nulla, il latte si era freddato, la pagina Youtube  era ancora in standby sullo schermo. Le ci vollero un paio di lunghi minuti di attenta lettura e studio ma alla fine riuscì ad avere tutto chiaro. La cosa positiva era che aveva tutte le carte in regola non solo per partecipare ma anche per essere selezionata, restava solo da capire che meta scegliere, non aveva molto tempo ma non voleva neanche pensarci troppo, e anche se poteva aspettare il lunedì successivo compilò subito la domanda allegando tutta la documentazione richiesta  per la meta che a prima vista la intrigava maggiormente e la inviò.

Ecco, era fatta! Non rimaneva che aspettare, sarebbe riuscita a ricominciare tutto daccapo in una nuova città? All’estero poi… Non era il momento di pensarci. Quel pomeriggio sarebbe passata in libreria e alla sezione viaggi  avrebbe acquistato una guida, voleva cominciare già a farsi un’idea della città  scelta, ambientarsi sulla carta. A questo punto anche l’inevitabile incontro con Carla la rendeva meno ansiosa, non sapeva ancora cosa dirle, come giustificarsi, ma passò oltre,  lo saprò quando l’incontrerò, pensò,  e spense il pc, bevve un sorso di latte oramai troppo freddo per essere gustato, posò la tazza nel lavello e con un sorriso beffardo sussurrò “chissenefrega”.

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Hart of Dixie

La verità è che ho cominciato a guardare questa serie TV casualmente, senza aspettarmi granché, anzi, non mi aspettavo proprio nulla. La mia enorme  diffidenza iniziale è stata però fugata subito. Con mia grande sorpresa mi sono presto ritrovato in una sorta di dipendenza tale da poter senza dubbio oggi inserire Hart of Dixie  tra le mie esperienze più positive in ambito di serie tv.

I personaggi sono adorabili e profonde sono le loro trasformazioni, quasi come se fosse un telefilm di formazione. Si parla di sogni, di lavoro, di rapporti umani ma principalmente di amore e di amicizia e delle difficili conseguenze del sovrapporsi di questi due sentimenti.

Bluebell è una piccolo paesino dell’Alabama molto radicato nelle sue antiche tradizioni, un paesino dove tutti  conoscono tutti  ma in realtà nessuno conosce se stesso, riuscirà a farlo solo alla fine dopo un lungo percorso catartico che prende inizio dall’arrivo in paese del nuovo medico, la ricca newyorkese Zoe Hart (la bellissima Rachel Bilson), che con la sua mentalità metropolitana ed il suo prorompente quanto genuino carattere crea scompiglio sin da subito nella sonnolenta vita del paese scatenando  ogni genere di passione.

Fresco, leggero, ironico, romantico, divertente e commovente, Hart of Dixie non è di certo un telefilm dalle grandi pretese, ma nella sua semplicità il  compitino lo svolge al meglio e lo spettacolo è ben più che godibile, così come il suo finale, nella forma tra i più belli che ricordi.

Consigliatissimo.

Trama

La dottoressa Zoe per una serie di vicissitudini è costretta ad accettare per un anno un lavoro come medico generico in un piccolo paese dell’Alabama, Bluebell, ovvero quanto di più lontano e diverso ci possa essere dalla sua frenetica e modaiola vita newyorkese. Il suo arrivo sconvolgerà la tranquilla vita del paese e dei suoi abitanti.

Stagioni:  4

Episodi: 76

Durata episodio:  41 minuti

Voto: ● ● ● ● ○   bello

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L’estate sta finendo TAG

lestatestafinendotag

E’ da un po’ di tempo che non vengo nominato in un TAG. Ultimamente ho provato a lanciare il mio secondo TAG sulle vacanze ma noto che purtroppo non fino ad ora non si è avvicinato neanche lontanamente al  successo del precedente. Beh posso pure capirlo, il primo era un TAG che faceva sognare ad occhi aperti luoghi lontani e faceva affiorare bellissimi ricordi, questo è invece molto più pratico e noioso, che rimanda ad azioni non per tutti gratificanti, provare per credere cliccando qui.  Non fa nulla. Adesso rieccomi  con questo nuovo TAG gentilmente offertomi da Marta .

La mia amica Oriana amante della musica è andata a pescare una vecchia hit degli anni 80 per dare un titolo a questo suo TAG riepilogativo della stagione appena trascorsa, ottima scelta.

Ecco le regole:

– Citare il blogger che l’ha creato taggando l’articolo originale
– Utilizzare l’immagine del TAG come copertina o nel testo dell’articolo
– Rispondere alle domande possibilmente accompagnando le risposte con delle immagini
– Aggiungere una tua domanda e togliere quella che ti piace di meno
–Nominare 5 utenti (se vi va)

Ecco le mie risposte e la mia nuova domanda (è la numero quattro)
1 – Qual è la foto più rappresentativa di questa estate 2016 (non necessariamente delle vacanze)?

La foto simbolo della mia estate, e l’ho già annunciato sul mio profilo Instagram in tempi non sospetti, è sicuramente questa.

vul-1

È stata scattata in barca al largo di Lipari nel tragitto verso Vulcano. Una barca, la costa, lo splendido mare azzurro, la fantastica compagnia che per mia politica non faccio comunque vedere… sicuramente il giorno più bello della mia estate.

2 – Qual è la tua vacanza ideale? L’hai mai fatta?

Penso che l’importante sia comunque divertirsi e magari crescere culturalmente, ciò che mi aspetto maggiormente da ogni viaggio

 

3 – Cosa ti mancherà di più di questa estate 2016?

Posso rispondere nulla? Niente di così indimenticabile, e poi io non amo molto l’estate.

 

4 – Il periodo estivo preferito?

L’estate ufficialmente termina a metà settembre, non ho quindi dubbi a riguardo, il mio periodo preferito è proprio l’ultimo. Temperatura più fresca, confusione ridotta e sopportabile, maggiore tranquillità e quindi maggiore libertà,  maggiori intrattenimenti (stranamente qui è così) e quella atmosfera da chiusura di giochi e sogni e inizio anno scolastico, quel malinconico tirare le somme per ricominciare  che io adoro. Insomma Settembre è il mio mese preferito.

 

5 – Sei stato in vacanza quest’estate? Se sì, dove?

Beh, si, lo saprete già, qualche giorno alle Isole Eolie. Cliccare qui per maggiori informazioni.

 

Non mi resta che nominare:

Il diario di carta

La luce è in ognuno di noi

Alcuni aneddoti dal mio futuro

Elebblog

L’arca di Michy

 

 

 

Ok, il follower è giusto

Cento! Cento! Cento!

Kikkakonekka si è appena iscritto al mio blog diventandone il CENTESIMO follower.

Ebbene si, CENTESIMO!!!

Ovviamente lui non ha vinto nulla oltre a questa menzione, una cartolina che ho promesso di inviargli e la possibilità di poter leggere i miei fantastici post con più assiduità (e dopo questa minaccia sono certo che cancellerà l’iscrizione).

Ho festeggiato qualche giorno fa il mio primo anno su WordPress e già oggi festeggio il mio centesimo follower! Che dire se non …

… GRAZIE ! A tutti voi!

 

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La mia casa è una valigia

OssiTossina

Una filosofa così oscura che Schopenhauer te lo svendo come precursore del PositiveThinking

My enchanted worLd

Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto - Carl Sagan -

Willy Worka

Lavorare all'estero non è mai stato così facile

Librologica

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m3mango

Se vieni, è il miglior apprezzamento.

folleggiamenti

il titolo dice già tutto.

CancelloSempreiMieiBlog di Deby C.

...non fidarti mai troppo dei tuoi occhi, a volte le cose sono diverse da come appaiono.

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She turned her can'ts into cans and her dreams into plans.

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Vivere per viaggiare, viaggiare per vivere...

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