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una vita non basta

Just hang on and suffer well

22/11/63

La notizia dell’imminente uscita di questo libro, 22/11/63, ai tempi mi riempì di gioia ed euforia. Pensate, il mio scrittore preferito che basa il suo nuovo lavoro su uno dei miei miti. Il risultato poi non tradì le attese, si parla infatti a mio avviso di uno dei migliori lavori del Re, e non sono il solo a pensarlo da quanto leggo nei vari forum e gruppi Fb. Il finale poi lo è sicuramente, se pensate a quello di IT questo è un vero capolavoro, così romantico poi.

La prima cosa da dire sulla serie TV è che ricalca in maniera fedele il libro in quasi tutto. Certo, Bill non si unirà mai a Jake né quest’ultimo entrerà mai in contatto con Oswald né ucciderà il marito di Sadie, il resto però segue la linea tracciata dalla versione cartacea e parlare della serie tv equivale a parlare del libro. Beh, quasi, perché con tutta la buona volontà il telefilm, seppur di grande qualità, non riesce a raggiungere i livelli eccelsi del romanzo.

Bello tutto, l’ambientazione, la fotografia, la ricostruzione, i costumi, bravissimo James Franco nel ruolo del protagonista, paraculo King quando indica Oswald come unico attentatore e basa tutto su questa teoria (forse non ha mai visto il filmato di Zapruder), ma questo con la serie tv non c’entra granchè. Tutto è costruito in modo efficace, il passato che rema contro, l’effetto farfalla, il finale, questo si di gran spessore come nel libro.

Perché solo tre stelle allora? Non lo so, forse ne meriterebbe una in più, ma sapete…il paragone pesa come un macigno. Comunque consigliato.

Trama

L’insegnante Jake Epping torna indietro nel tempo per cercare di impedire l’assassinio di Kennedy. Troverà però numerosi ostacoli sulla sua strada, il passato che cerca in tutti i modi di non cambiare il corso delle cose ed un grande amore.

Stagioni:  1

Episodi:  8

Durata episodio:  50 – 80 min circa

Voto:   ●●●○○  un tuffo negli anni 60

kinopoisk.ru

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Primavera

La primavera è arrivata all’improvviso, cogliendo tutti di sorpresa.  Le temperature hanno raggiunto livelli impensabili fino a pochi giorni fa, fa caldo, quasi come se fosse già estate.

Varsavia si è completamente trasformata, il sole l’ha resa bellissima, colorata del verde intenso e ordinato dei parchi, del blu e oro delle facciate dei palazzi del centro, del biondo delle ragazze che  hanno messo da parte i giubbotti per indossare camicie e canottiere, gonne e pantaloncini.

L’atmosfera è diversa, c’è aria di frenesia e gioia, le strade si sono riempite di pattini e biciclette ed il bellissimo lungo Vistola è diventato una tappa obbligata dove trascorrere i pomeriggi del weekend. Sembra quasi che tutti stiano attendendo qualcosa di meraviglioso, lo si vede dai sorrisi della gente che incontri per strada.

Io non sono molto preparato a tutto questo, ho l’armadio pieno di maglioni e pantaloni invernali, poche le  camicie sfruttabili, solo un paio di scarpe, ma mi arrangio comunque, qualcosa ho, qualcosa ho comprato e comprerò, in attesa di tornare a casa a fine maggio per portare con me tutto il resto o almeno quello che riuscirò a fare entrare nella valigia da imbarco.

Amo sempre di più questa città ed il mio gruppo di amici che aumenta sempre di più di numero: Riccardo, Kamila, adesso Chiara. Abbiamo sempre cose da fare, posti da visitare, locali dove mangiare, strade dove scherzare. Ridere.

Sarà una bellissima estate, se la vivrò, qui intendo.

Le tasse: PIT-11 e PIT-37

Ovviamente, come lavoratore dipendente, anche qui in Polonia ho dovuto superare lo scoglio delle tasse. Di solito in Italia ci pensa mio padre, io gli giro il CUD e lui mi prepara tutto, io devo solo fare la fatica di firmare. Un paio di volte ha provato ad insegnarmelo, anche sotto mia richiesta, ma lui non è un buon maestro ed io ho poca pazienza se ritengo che il metodo di apprendimento non sia costruttivo, quindi ogni tentativo è stato vano anche se ho appreso le nozioni di base.

Qui in Polonia però ho dovuto fare tutto da solo. Compilare dei moduli così delicati in lingua polacca sembra un ostacolo insormontabile, fortunatamente però l’azienda ci ha fornito un corso su come calcolare i dati e compilare il modulo quindi mi sono sentito sicuro nell’applicarmi  in totale solitudine aiutando pure diversi colleghi nella compilazione.

L’iter è molto simile a quello italiano. L’azienda fornisce il PIT-11 corrispondente al nostro CUD.  Attraverso i dati del PIT-11 è possibile compilare il PIT-37 che sarebbe il nostro Modello Unico. Il requisito fondamentale per il completamento di tutto l’iter è il possesso del NIP, ovvero del codice fiscale, che avevo già richiesto e ottenuto qualche mese fa.

E’ possibile presentare il PIT-37 entro la fine di aprile nell’ufficio competente ovvero l’Urzad Skarbowy di riferimento del tuo quartiere di residenza, il mio è Srodmiescie.  Se nel frattempo hai cambiato casa e abiti in un altro quartiere oltre al PIT-37 devi presentare allo sportello anche il PIT-7 per notificare il cambio di residenza.

Non mi resta che attendere i 300 e rotti Zloti che lo Stato mi deve, dovrebbero arrivarmi a breve (non tra un anno, e questa è una bella differenza).

Non posso vivere lontano dall’amore

Abbiamo dovuto aspettare solo un anno questa volta prima di poter avere tra le mani un nuovo lavoro dei Baustelle. Questo non dovrebbe sorprendere più di tanto analizzandone la genesi: scritto durante il tour del precedente disco il nuovo ne è la naturale continuazione, o contrapposizione, a partire dal titolo, uguale se non per quel “volume 2” di distinzione, al concetto grafico, molto simile, con le stesse due ragazze ritratte, gli stessi colori, la stessa atmosfera vintage. Si parla sempre di amore e di violenza, ma non più di amore nella violenza bensì di  violenza nell’amore, dando vita ad un lavoro molto introspettivo, molto malinconico, in cui l’amore non ha la vena salvifica assunta nel primo volume ma diventa sofferenza per sensibili amanti illusi e disillusi.

L’amore è negativo,  la più bella ballata del disco, sin dal titolo ne è il manifesto programmatico  “Perché l’amore è negativo, perché la pace un giorno finirà. Il nostro cuore è sporco e cattivo, il vero amore ci distruggerà. Mi manchi davvero, lo sai?”. Eppure, dopo il pezzo d’apertura, lo strumentale Violenza (da notare come le due canzoni strumentali smoettono di essere solo un interludio), la prima canzone, e primo singolo, Veronica n°2 , è la classica canzone d’amore, un amore incondizionato e totalizzante: “Non voglio piangere sul tuo passato, non ne so nulla degli affari tuoi, di chi è venuto, di chi se ne è andato, di chi ti ha toccato il culo, di chi ti ha detto di sì…Vedi la vita diversa con Veronica. Chiedi un mondo migliore per Veronica, uccidi per poterla salvare, per toccare la pelle di Veronica, gli occhi di Veronica, l’ombra di Veronica. Vivi per Veronica”. Una canzone meravigliosamente pop e radiofonica, con quelle sonorità e quel  “la la la baby come on”  che fanno “molto Pulp”, tanto Common people , “pure troppo” direbbero i detrattori. Ma del resto sono queste le sonorità che da sempre hanno distinto i Baustelle dal desolante panorama della musica italiana di oggi: testi poetici, quel tocco seventy-  eighty così vintage ma a cui allo stesso tempo ci stiamo disperatamente riaggrappando, spaghetti western e Morricone.

L’idillio amoroso però non dura molto e già nella terza traccia, Lei malgrado te  si trasforma in lacerante sofferenza. Il tema è quello classico, lui sta con lei ma ama follemente un’altra (“Stare lontano da te e accontentarsi di quello che c’è non è la soluzione migliore per me, ma che ci vuoi fare”), per quello che presumibilmente diventerà un grande classico del gruppo grazie anche ad un ritornello fantastico, sicuramente uno dei vertici del disco: “Lei malgrado te muore per me, vive per me, ma non sa niente della vita e del dolore”.  In  A proposito di lei, canzone che sa molto di Sanremo, ma  Sanremo quello degli anni migliori, o meglio ancora molto Patty Pravo, c’è  il rancore di chi è stato mollato, di chi muore di gelosia vedendo il suo uomo ricominciare con un’altra. Una canzone di risentimento, rabbia,  delusione, di tempo sprecato, di ricerca del distacco, nonostante una melodia allegra e solare “Lei, solo sciocchezze fai per lei. Cosa me ne frega se tu con lei scrivi canzoni, stai con lei. E non ho pietà, una come lei la regalerei. Che farai? Quando ti lascerà dove andrai?”

E’ con Perdere Giovanna che si tocca in maniera diretta, senza fronzoli, il topic. Ci si rende conto di come è facile innamorarsi ma è ancora più semplice disinnamorarsi. E’ così che  ritrovare la libertà, ricominciare con un’altra donna, coniugare nuovamente al presente il verbo amare, diventa quasi naturale,  perdere la donna con cui prima si era condiviso tutto diventa un’azione elementare, come perdere un accendino o le chiavi, anche se rimane sempre il dubbio che potrebbe trattarsi di un errore (“Cancellare in un colpo solo tutti i suoi messaggi per un errore madornale”).

Veronica n°2 però non è l’unica canzone d’amore positivo del cd. Baby, senza un  ritornello o essa stessa nella sua interezza un ritornello,  racconta l’innamoramento, il desiderio di passare il tempo insieme, riempire le giornate, i vuoti.  Tazebao, la canzone più rock del disco, segue la stessa riga sfociando però nell’attualità: mentre fuori il mondo va a rotoli tra Casa Pound, negri, fascistelli e bombe, i due amanti rimangono chiusi in casa,  quasi insensibili a quanto li circonda, decisi ad amarsi ovunque e comunque (“E tu vuoi vivere con me. Dici: <<Forever io e te. Milano, Roma, assassinati, in coma, che problema c’è?>>”). Chiaro il collegamento ad Eurofestival del primo volume, io però ci vedo anche Io e te nell’appartamento del Sussidiario. In questi due pezzi l’amore è salvifico ma contiene anche dei retrogusti amari, soprattutto nel primo pezzo: le insicurezze, il tormento del tempo che passa, la paura che non duri in eterno (“Vedi, non sono triste come ti aspettavi, non sono gli altri uomini che amavi. E dammi tanto e non mi abbandonare perchè senza di te non so che fare“).

A proposito del Sussidiario, Caraibi era stata scritta proprio per il cd di esordio anche se è poi rimasta in incubazione fino ad oggi. Un amore giovanile finito male, il dolore  di chi è stato lasciato che brucia ancora nonostante il tempo trascorso, il non capire il senso di tutto ciò (“Per quanto riguarda me, non ho capito niente dell’amore che finisce”) . Un bellissimo cantato che esplode in un ritornello inglese molto easy, molto Le vacanze dell’83 di cui mi sembra  un naturale prosieguo sia musicale che testuale, la mia preferita del cd.

Chiudono il cd l’altro pezzo strumentale, La musica elettronica  (in contrapposizione alla musica sinfonica del primo capitolo, così come Violenza del resto si contrappone a Love);  il secondo  singolo estratto, e non per niente, Jesse James e Billy Kid, trascinante singolo dal sapore spaghetti –western, ed  Il Minotauro di Borges, apertamente ispirato al racconto del minotauro contenuto nel L’aleph, il celebre libro dello scrittore argentino. E’ qui che a mio avviso si raggiunge l’altro apice del disco, soprattutto nella lunga coda strumentale vagamente psichedelica in cui ritorna ripetutamente la frase “Amore mio”, amore che però il minotauro non conoscerà mai, ovvero il paradosso di essere libero ma non essere uomo. Triste quanto emblematica chiusura di un cd di ottima fattura sia musicale che testuale, un gradino sopra rispetto al precedente, ed è già tanta roba.

Bianconi può anche dire che “le canzoni me le scrive il cane” , può parlare di 12 pezzi facili, che è anche il sottotitolo dell’album, ma di facile qui non c’è nulla. Sotto queste leggere e orecchiabili melodie pop, dietro la sempre più emozionante voce di Rachele, si cela tutto il sentimento umano, e la sensibilità fa l’ascoltatore ghiotto, in fondo  “dietro ogni fiorellino si nasconde un tumore”. E’ la Siberia trasformata in pop, Fiumani penso che abbia apprezzato, perchè l’amore è si sofferenza,  ma come recita Lei malgrado te,  è impossibile viverci lontano.

Complimenti al cane.

Tracklist: 1) Violenza (strumentale);  2) Veronica n°2; 3) Lei malgrado te; 4) Jesse James e Billy Kid; 5) A proposito di lei; 6) La musica elettronica (strumentale); 7) Baby; 8) Tazebao; 9) L’amore è negativo; 10) Perdere Giovanna; 11) Caraibi; 12) Il minotauro di Borges

Voto: ● ● ● ● ○  Siberia in pop

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Romanzo Criminale

Per raccontare la storia della banda della Magliana, forse la più celebre ed al tempo stesso misteriosa della storia del nostro Paese, c’era proprio bisogno di una grande serie TV, e questa sicuramente lo è.

La storia è si molto romanzata, con grandi libertà nel racconto della vita dei personaggi, ma la colonna portante che delinea il tutto si attiene ai fatti reali, dall’origine della banda al suo inarrestabile cammino verso la conquista della capitale e oltre, cambiano i nomi ma le vicende sono quelle, non si parla di tutte le ramificazioni ma si lascia intendere molto.

E’ una storia di malavita ma anche di grandi rapporti umani e sentimenti: l’amicizia innanzitutto, e poi la fedeltà ed il tradimento, l’amore, la fratellanza, il coraggio e l’ostinazione. Grandissimi a mio avviso i personaggi del “Freddo” (ispirato ad Abbatino) e del Dandy (il famoso De Pedis), ma in realtà non sfigura nessuno a parte qualche rara eccezione.

E’ una serie breve ma avvincente, ricca di colpi di scena, di emozioni e con una colonna sonora a mio avviso meravigliosa. Da guardare, anche per conoscere questa parte della nostra storia, ed infatti io ho già inserito nel carrello di Amazon un paio di libri per approfondire l’argomento.

Trama

E’ la storia romanzata della banda della Magliana che per più di 10 anni ha “comandato” Roma entrando anche in tutti i più grandi misteri italiani ancora irrisolti di quel periodo.

Stagioni:  2

Episodi:  22

Durata episodio:  55 min circa

Voto:   ●●●●●  avvincente

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Disillusione

Noi, i pugni in tasca ed i sogni fuori

Linea d’ombra – Litfiba

5 cose che non sai di me TAG

Ok , su, tiriamo via questo dente che già ho fatto attendere troppo l’invito del mio amico kikkakonekka.  Da dove parto? Cosa posso dire? Non lo so, facciamo che riporterò le prime 5 cose che mi vengono in mente e che posso spifferare senza problemi:

  • Ho una fobia matta per i topi. Mi basta vederne uno anche da lontano per entrare nel panico. Non so cosa potrebbe accadermi se dovessi essere toccato da uno di loro, specialmente con la coda. Tremo al solo pensiero.
  • Ho sempre sognato di saper suonare uno strumento musicale davvero bene ma per vari motivi non ho mai sviluppato questa abilità. Ci ho provato eh! Ho pure acquistato un basso da combattimento e qualcosa sono riuscito anche ad impararla, ma poca roba rispetto a quello che desideravo. Chissà, magari in futuro, quando non saprò più che farmene….
  • Non amo le moto e le auto, non amo ballare, non sono un dongiovanni, non fumo, non bevo se non una birretta o un cocktail di tanto in tanto, praticamente non ho vizi….che vita di merda eh?
  • Mi faccio sempre un sacco di paranoie, rifletto troppo sulle cose e non riesco mai a prendere una decisione senza rammaricarmi per la soluzione alternativa. Ho comunque sempre ragionato con la testa o per far felici gli altri, penso ben poco a ciò che faccia felice me.
  • Sono un interista sfegatato che però non crede più nel calcio per colpa di una squadra che continua a tirare le fila del gioco con malaffare neanche tanto velato. Amo le cose tristi, le arti dark e decadenti, e conservo nel cuore un sacco di momenti meravigliosi a cui do forse più importanza di quanto dovrei. Ah, esco pazzo per gli spaghetti alle vongole, cucinati da me però!

Nomino:

Caduta fuori dal tempo

Miss Elena

Tuttolandia

Pensieri loquaci

Il mondo delle parole

Judith laugh loudest

Deby

Pasqua senza uovo

Ed è passata anche questa Pasqua polacca, senza le proverbiali uova di cioccolata visto che qui non se ne trovano.  L’atmosfera è stata la stessa del Natale, ovvero tanti amici via, poca gente in giro e negozi e pub chiusi, un po’ deprimente quindi,  se non che questa volta l’arrivo di Tessa ha portato un po’ di casa e familiarità al tutto. E’ stata qui poco più di una settimana, da sabato scorso a ieri 2 aprile, giorno di pasquetta, quando l’ho accompagnata in aeroporto per  il ritorno a casa, per questo una volta che ci siamo vi racconterò l’intera settimana, così come mi capita di fare spesso.

In realtà la settima si è animata solo giovedì quando, complice una serata alla Pizzeria Spaccanapoli organizzata nelle ultime ore, ho fatto conoscere a Tessa le mie due grandi amiche Alessia e Federica. Abbiamo passato lì una bella serata a cui si è poi aggiunta sul finire anche la mitica Stefania.

La sera successiva è stata invece la volta di una cena di gruppo tra colleghi: io e Tessa, e poi Stefy, Alessia, Oscar, Daniele, Giacomo e Rossella, Pasquale e Maria Grazia, Minella e Mateusz “piccolo”. Lo Stary Dom è un locale elegante e noi con i nostri racconti, scherzi, casini e soprattutto sguaiate risate siamo stati forse un po’ troppo fuori contesto. Il cibo è però stato eccellente, magari un po’ caro per gli standard, e la compagnia meravigliosa come sempre, gli unici ingredienti questi necessari e sufficienti per mettere su una bella serata. Serata che non è però finita lì perché seppur in pochi, io e Tessa, Giacomo e Rossella, Daniele e Minella, abbiamo deciso di continuarla altrove optando per una discoteca di musica techno in Jasna, in centro, molto underground, come piace a Dani.

Il sabato è stato invece più tranquillo. Abbiamo pranzato a casa con Federica che ci ha raggiunto per farci ed avere compagnia. Abbiamo mangiato e parlato fino a pomeriggio inoltrato per poi rivederci la sera per un’ultima birretta al solito Piw Paw.

Pasqua infine. Dovevamo essere soli io e Tessa, per via di tutte le defezioni (un bel po’ di gente è tornata intanto in Italia) e delle tardive organizzazioni, ma ci siamo ritrovati alla fine a dividere il cibo con altre cinque persone: il sempre presente Dani, Pasquale e Maria Grazia, Rossella e la new entry Marco che con la sua verve e le sue fissazioni ci ha allietato per tutta la giornata. Tessa ha cucinato per tutti: cannelloni, un secondo di maiale ed il dolce, e tutti hanno gradito molto facendo anche vari bis. Sono contento che anche lei si sia inserita bene in questo bel gruppo, che si sia aperta alla condivisione del tempo e delle cose, e che sia stata molto ben accettata dagli altri che l’hanno presa tutti in gran simpatia fin da subito.

Di questa Pasqua e di questa settimana  mi rimangono tante cose, tante conferme, un’amara considerazione ma soprattutto un bel po’ di confezioni di cioccolata erroneamente comprati da Tessa con l’intento di portarli a casa ma lasciati qui per mancanza di spazio in valigia, altre che uova….

Lei malgrado te

Lei malgrado te

muore per me,

vive perché

non posso vivere lontano dall’amore.

Perché lei malgrado te

muore per me,

vive per me,

ma non sa niente della vita e  del dolore.

Lei malgrado te – Baustelle

 

BANG!!

Dritto al cuore, colpito e affondato!

Agata

Che colpevole ritardo nello scrivere questo post! Pensate che avevo “sognato” , si può dire sognato o è esagerato?, questo momento per anni.  Però spiegarlo non è semplice, o comunque lo potrei anche fare, e lo farò, ma non renderebbe giustizia a tutto quello che c’è stato, tutte le avventure di quel bellissimo capodanno del 2005 passato a Milano e targato Taizè. Raggiungiamo un compromesso, vi  fornisco solo le minime info su questo avvenimento e su quello che successe in quei giorni per poi magari riparlarne in seguito  con appositi post e passo subito a descrivere quello che mi è capitato un mesetto fa.

Taizè è un incontro religioso a cui partecipano giovani provenienti da tutta Europa. Ogni anno questo evento viene organizzato in una diversa città europea, nel 2005 fu la volta di Milano ed io ed i miei amici partimmo, con obiettivi non proprio religiosi, per questo capodanno alternativo, dormendo insieme ad altri ragazzi provenienti da altre zone d’Italia in una delle tante palestre messe a disposizione dalle varie parrocchie, quelli arrivati da più lontano furono invece ospitati in famiglia.

Noi eravamo un bel gruppo ma facemmo anche delle nuove bellissime amicizie, ricordo ad esempio le ragazze di Viterbo, una delle quali fece capitolare il cuore del tusano, ma soprattutto le ragazze polacche: Suzanna, Agata, Carolina ecc… che si distinsero non solo per bellezza ma anche per simpatia. Passammo dei bellissimi giorni insieme, ridendo tanto,  e nacque così una cara amicizia che continuò anche dopo, Suzanna ci venne a trovare qualche giorno con amici  l’estate successiva e con Agata mi scambiavo lettere, lettere!!! via posta!!!! vi ricordate? fogli, penne…ci scrivevamo in francese e ci inviavamo foto e altro ancora finchè tutto col tempo naturalmente scemò fino a terminare. Non dimenticammo però noi partecipanti di quell’avventura, soprattutto noi maschietti ovviamente, il dolce ricordo di quelle donzelle, col desiderio di chissà quando magari rivederle.

Io ci sono riuscito, il mese scorso per l’appunto. Sono su facebook quando vedo tra i collegati a messenger proprio Agata. Memore di un suo passato Erasmus in Italia la contatto nella nostra lingua facendole sapere che mi trovo a Varsavia, magari le avrebbe fatto piacere. Mi risponde subito euforica dicendo che anche lei si trova qui da qualche anno e che potevamo, dovevamo, vederci.  Ci mettiamo d’accordo per due settimane dopo a causa dei suoi impegni. Quando mi vede mi corre incontro e mi abbraccia colma di felicità, è stato veramente bello, emozionante. Abbiamo passato la serata in un localino a mangiare ottime crepes con pesto e mozzarella e raccontandoci di tutto. Lei è proprio cambiata. Più bella e professionalmente affermata, avvocato e rappresentante di una organizzazione internazionale per le persone bisognose (per questo motivo qualche ora prima di vederci aveva tenuto una conferenza in senato), forte e sicura di sè, divertente e amorevole, piena di progetti e vogliosa di cambiare il mondo, o comunque rendere questa società un posto migliore per le donne ed i più bisognosi, “cazzuta” l’ho definita io insegnandogli questo termine. Dopo qualche ora di racconti mi porta in giro, mi fa vedere la sua piazza preferita, la accompagno alla posta (aperta fino a mezzanotte) per inviare  missive per dei suoi clienti nella notte più fredda che io ricordi in vita mia.

Ci salutiamo con l’obiettivo di rivederci, non lo abbiamo ancora fatto, ho intenzione di rimediare a breve.

 

Bandiera bianca

Sul ponte sventola bandiera bianca.

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Veronica n.2

Ecco il nuovo album dei miei amatissimi Baustelle. L’Amore e la violenza Vol. 2 sembra proprio essere la naturale continuazione del precedente lavoro uscito solo un anno fa, stesso titolo, simile art  concept e copertina, stesse tematiche, stesse sonorità….se sarà bello solo la metà sarà già un successo.

Ecco, magari il fatto di poterlo acquistare, scartare e inserire nel mio stereo, come da routine, questo si che mi mancherà, in questa occasione sentirò si la mancanza di casa.

Intanto ecco il nuovo singolo, Veronica n. 2 che già mi è entrato dentro e di cui riporto un passo che amo alla follia:

“Non voglio piangere sul tuo passato
Non ne so nulla degli affari tuoi
Di chi è venuto di chi se ne è andato
(e di chi ti ha toccato il culo)
Di chi ti ha detto di si
Di cosa pensa tua madre
Ma se il dolore che s’indossa d’inverno
E’ l’unica certezza di ogni amante mortale
Il fatto che mi manchi da star male
La mia unica nuovissima specialità
E il sangue scorre ancora nelle vene
Nel male e nel bene”

Colore su colore

Ho deciso di cambiare immagine del profilo.

Da quando ho aperto il blog ho già cambiato un pò di cose, compresa la foto dello sfondo, e questa immagine stile anni 60 in bianco e nero adesso stona proprio, non si adatta più a ciò che la circonda.

Inserisco colore su colore.

E’ sempre qualcosa di poco chiaro però rende di più l’idea e penso offra sensazioni migliori a chi mi segue.

 

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Ci proviamo

Sarà pure una lingua veramente astrusa, ma dobbiamo provarci no? Almeno per conoscere le basi, il minimo indispensabile per comunicare e capire.

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Un compleanno infinito, e anche un po’ cubano. Part III

(…precedente)

Nonostante la nottata appena trascorsa e le poche ore di sonno la domenica ho riaperto gli occhi abbastanza presto. Dopo aver vegetato un po’ a letto ed aver sistemato i vestiti della sera precedente buttati sul divano in attesa di essere lavati visto tutto l’alcol assorbito involontariamente camminando per il locale, dopo una bella doccia ristoratrice ma non troppo, verso l’una mi sono diretto verso Manekin per il mio pranzo domenicale. Un paio di ore dopo ero già in giro con Ale e le sue amiche per una visita della città approfittando della bella giornata, la seconda di fila dopo settimane di freddo davvero polare. Il museo della scienza Copernico nel primo pomeriggio era già sold-out ma noi non ci siamo fatti scoraggiare e ne abbiamo approfittato per una bella passeggiata sul lungo Vistola con tanto di birra gustata in totale relax seduti  nella veranda di un bar, un posto che in estate sarà davvero meraviglioso e che per questo spero di avere la possibilità di vivere. L’ultima tappa della giornata, almeno per me,  è stata infine il museo di Chopin per una visita molto stile bimbi avendo passato buona parte del tempo a giocare nell’area a loro adibita.

Non è finita però, perché il weekend si è protratto fino al lunedì quando dopo il lavoro ci siamo ritrovati tutti nello stesso locale di venerdì, il preferito di Stefy, l’organizzatrice di tutto quanto,  per un aperitivo di saluti. Il locale tutto per noi, il cibo cucinato solo per noi, la foto di gruppo del proprietario finita subito sulla pagina fb del locale, la simpatia della cameriera toscana che col suo marcato accento ha fatto sentire Daniele a casa, poi un’ultima passeggiata, i saluti, gli abbracci.

Quando vivi all’estero, in un ambiente come questo, in situazioni come queste, ti accorgi di quanto è bella e anche strana la vita. Quanti sono gli incontri che fai, la gente che conosci, che frequenti per uno o due giorni e che probabilmente non rivedrai più anche se magari ricorderai per sempre. Quanta fratellanza si instaura, quante le profonde amicizie proprio per questo senso di comunione tra gente che si ritrova nelle stesse condizioni, lontana da casa. La parola che racchiude tutto è una: condivisione! E questa condivisione mi ha cambiato tanto, adesso mi sento un uomo migliore, con altre priorità, altri valori, e sicuramente  anche triste per aver scoperto tutto così in ritardo e per la certezza che purtroppo non durerà a lungo. Cercherò di goderne il più possibile, anche se in realtà non quanto vorrei.

 

 

 

Un compleanno infinito, e anche un po’ cubano. Part II

(…precedenti)

Le contingenze a cui mi riferivo sono stati gli arrivi di due amici di Stefania, e di Libera, Livia, Caterina ed Eliana, le quattro migliori amiche di Alessia, tutti in arrivo con lo stesso volo da Bari anche se non si conoscevano neanche. Per l’occasione, anche perché uno dei due ragazzi, Luigi, saliva proprio per festeggiare i suoi 30 anni,  Stefania un paio di settimane prima  aveva proposto di organizzare una serata al famoso Teatro Cubano  prendendo anche due tavoli per non fare la fila che di solito è di ore. Io non amo ballare, men che meno il latino-americano, ma ovviamente ho dato subito il mio assenso, come tutti gli altri, e con grande euforia. Da quel momento non si è fatto che parlare  di questa serata nel gruppo whatsapp creato proprio per l’occasione con tutti i partecipanti (Federica no, lei aveva già da tempo programmato un weekend a Lisbona con Mateusz e Salvo) e la parola d’ordine è stata “carichissimi!”, motto che usiamo ancora oggi tanto è entrato nel nostro gergo comune.

Sabato pertanto ci siamo ritrovati a pranzo, io, i nuovi arrivati ed Alessia, mangiando da Zapiecek e bevendo forse fin troppo, facendo amicizia, ridendo di brutto, anche perché sia Luigi che Gianni si sono subito rivelati in tutta la loro simpatia contagiosa anche se spesso fin troppo sopra le righe, e facendo anche un po’ tardi in vista dei programmi per la serata.

Alle 21:00 l’immancabile Domenico era già sotto casa mia e insieme ci siamo diretti verso casa di Stefania e Martina, luogo d’incontro per il pre-serata a contenuto alcolico ma non poi tanto. All’orario convenuto tutti giù e con tre Uber ci siamo diretti  verso il locale per quella che si è rivelata una bellissima serata, questa volta si ad alto contenuto alcolico. Ho ricordi davvero belli che difficilmente dimenticherò, i cocktail con Daniele, i soliti sfottò a Domenico, gli abbracci, le dimostrazioni di affetto, l’esaltazione generale, le risate. Che bello!

Abbiamo dato forfait solo verso le quattro dirigendosi verso casa, a piedi io e Dome, anche se c’è voluto un po’ prima di prendere sonno.

(segue…)

 

Un compleanno infinito, e anche un po’ cubano. Part I

Il mio secondo capodanno fuori casa, il primo all’estero. Come l’ho passato vi chiederete? Benissimo! Ho avuto tante prove di amicizia che non mi aspettavo neanche, tutto ciò mi ha prima sorpreso e poi anche un po’ commosso. Per un paio di contingenze i “festeggiamenti” del mio compleanno, venerdì, si sono protratti per tutto il weekend e oltre per quello che io considero come un unico grande giorno.

La mezzanotte di giovedì l’ho passata a casa di Alessia, quella che è sicuramente la mia migliore amica qui in terra polacca. Abbiamo passato il tempo a parlare, ascoltare musica e portare avanti un puzzle di un paesaggio collinare davanti ad una birra. I primi auguri me li ha fatti lei dunque, seguita a ruota da quelli del mio caro amico, nonchè da qualche mese anche mio avvocato, “mastino”, ho invece passato i primi minuti del mio nuovo triste anno in più sul sedile di un’auto chiamata con la stupenda app Uber parlando di calcio italiano con Pawel, l’autista. Che fantastica conquista Uber! Ma magari ne parlerò a parte.

Odiando per ovvi motivi il giorno del mio compleanno quest’anno avevo cercato di porre rimedio cancellando la mia data di nascita su fb, sapete…mi secca proprio stare al centro dell’attenzione. Purtroppo però non avevo fatto i conti con mia zia che ha pensato bene di piazzare sulla mia bacheca un bel post di auguri, tra l’altro con un’immagine di dubbio gusto e con due giorni d’anticipo. Tutto saltato, o quasi, perché è vero che di post di auguri su fb ne ho ricevuti ben pochi, meno di una decina contro le centinaia degli anni scorsi, ma è anche vero che Federica ha scoperto il tutto spifferando tutta contenta la sua scoperta nel nostro gruppo whatsapp Piwo, che in polacco vuol dire birra. In realtà Alessia ed Enrico lo sapevano già, ma loro non avrebbero parlato.

Il 9 mattina a lavoro nonostante le mie preghiere affinchè non diffondessero troppo la voce tutto attorno a me è stato un continuo brusio di sorrisi, battute e auguri neanche troppo velati, tanto che la voce si è poi comunque sparsa anche se in modo limitato. Sono rimasto senza parole invece quando alle nove e mezza, in ritardo di mezz’ora dall’inizio del suo turno di lavoro, Ale, con ancora il cappotto,  si è presentata direttamente da me con un vassoio di dolcetti, i miei preferiti, comprati da lei ma da parte anche di Fede e Stefy, dolcetti che abbiamo poi mangiato insieme a lavoro dopo le 18, quando siamo rimasti pressoché soli insieme a Dani e Pasquale. Dopo il lavoro ci siamo poi avviati verso un locale del centro, gestito da un italiano, per un aperitivo terminato verso le 23. Una bellissima serata passata con Ale, Stefy, Domenico e Dani, amici che si sono superati anche questa volta, quando ad un certo punto si sono spente le luci del locale ed è entrato lo chef con una mega porzione di tiramisù con tanto di candelina sopra cantando happy birthday insieme a tutti gli altri avventori del locale mentre io ero paralizzato dalla sorpresa  e dall’emozione.

(segue…)

Amunì

Di solito sono una persona molto riflessiva, una di quelle che prima di prendere una decisione, anche la più stupida,  pondera ogni aspetto, vantaggi e svantaggi, perdendoci sopra pure il sonno, per giorni. E’ capitato però che una delle più importanti decisioni della mia vita l’abbia presa in un istante, con una spensieratezza quasi irreale, con un atteggiamento al limite del menefreghismo più totale. Il bello è che col senno di poi sono ancora convinto di aver fatto la scelta giusta, tanto è che a volte penso che quel detto siciliano che recita “chiù longa è a pinsata chiù grandi è a minchiata (più a lungo si riflette e più è probabile che si faccia una scelta sbagliata)” abbia proprio ragione.

Terminata la triennale a Palermo decido che ne ho abbastanza di quell’università, di quei professori, di quell’ambiente. Una laurea tecnica da cui non avevo appreso nulla di utile, di spendibile fuori, solo formule e filosofie di tecnologie di trent’anni  fa. Cosa sarebbe stata la specialistica? Un semplice rifacimento delle materie della triennale, con gli stessi professori, gli stessi argomenti, la stessa disorganizzazione, la stessa considerazione nulla nei confronti dello studente. Decido per questo di andare ad  iscrivermi altrove, di spendere tempo e denaro per una specialistica che fosse tale, ovvero un approfondimento su un determinato settore. Scelgo così la Sapienza di Roma per via della presenza di un particolare ramo, l’optoelettronica.

I buoni propositi e le rassicurazioni  iniziali però sono subito tradite. Con il mio collega di Messina Antonio detto anche “Compare”  troviamo subito notevoli difficoltà, la principale è quella di dover ridare dieci materie già superate nella triennale, condizione questa per la quale avevamo avuto delle rassicurazioni antecedentemente l’iscrizione. Si fa dura. I giorni passano e la situazione non migliora. Ambiente anche lì poco vivibile, sono pure  vittima di denigrazione da parte di  un professore che è solito fare battutine sul mio essere siciliano. Povero  vecchio stolto! Che poi io sono sempre stato fiero di esserlo, siciliano, essere abitante di una terra così meravigliosa che la sua bellezza non soccombe neanche alle barbarie di chi la gestisce. A peggiorare le cose le condizioni di vita fuori dall’ambiente universitario, con una vita sociale meno che non pervenuta. Cado quasi in depressione. Insomma, ho la netta sensazione di non cavarne un ragno dal buco e sinceramente mi pesa soprattutto il fatto di gravare così tanto sul portafoglio dei miei.

Tutto questo finchè  un giorno non trovo  il Compare a lezione. Si materializza giusto alla fine della prima ora, con lo zaino in spalla ma più serio del solito. Si avvicina a me rimasto seduto a sistemare degli appunti e mi dice:

– Io me ne torno a casa.

Per  la mia incomprensione delle sue reali intenzioni  il resto della conversazione prende  il seguente corso, me lo ricordo ancora, come se fosse ieri:

– Ma come te ne torni? Sei arrivato adesso.

– No, non hai capito, Me ne torno a Palermo.

Non so perché ma non sono molto sorpreso.  Quando capisce che non ho  in serbo una risposta, dopo un paio di secondi mi lancia la fatidica esca:

– Tu che fai?

Non ci penso un attimo. Lo guardo e gli dico:

– Amunì!

Amunì! Che in siciliano vuol dire andiamo, facciamolo.

Raccolgo tutto velocemente, mi alzo e lo seguo alla sede centrale (la nostra facoltà stava, penso stia ancora, a pochi metri dal Colosseo) per fare la rinuncia agli studi.

Due giorni dopo sono di nuovo casa. Una settimana dopo seguo nuovamente i corsi a Palermo. Pochi mesi dopo sono al San Raffaele di Milano, con un lavoro che mi ha causato una gastrite e mi ha fatto perdere tre anni della mia vita ma che comunque mi ha dato tantissimo, davvero.

 

Fotoromanza

Questo amore è una camera a gas,
è un palazzo che brucia in città ,
questo amore è una lama sottile,
è una scena al rallentatore.
Questo amore è una bomba all’hotel,
questo amore è una finta sul ring, 
è una fiamma che esplode nel cielo
questo amore è un gelato al veleno.

Mia nonna cantava sempre questo ritornello,  mentre cucinava, mentre cuciva, mentre faceva i normali lavori di casa, mentre riposava,  per diletto. In loop continuo, per anni, tanto che io ancora piccolo credevo fosse una canzone dei bei vecchi tempi andati, un pò come la Casetta in Canada.

Adesso ogni volta che l’ascolto ho quasi il magone, mi tornano in mente tutti quei bei momenti della mia infanzia, ed ho ancora la sua voce qui, nelle orecchie e nel cuore.

Home office

Parto da una premessa. La mia vita qui a Varsavia sta diventando così piena e frenetica che ho anche difficoltà a scrivere per questo mio blog. Ovviamente cercherò di fare in modo  di raccontarvi un po’ di tutto, magari un po’ in ritardo, ma in quel caso mi scuserete,  e  quindi di assicurare i miei tre post settimanali del lunedì, mercoledì e venerdì, sperando di mantenere questo passo. Il fatto è che trovata la giusta compagnia non mi annoio più, sono sempre impegnato in qualcosa e non vedo l’ora che arrivi la primavera e soprattutto l’estate per vivere quella che dicono essere una stagione davvero meravigliosa in città.

Per quanto riguarda la settimana trascorsa potrei parlarvi della carrambata con Agata, una mia amica polacca conosciuta tredici anni fa a Milano per il capodanno di Taizè, ma su questo scriverò un post ad hoc.

Vi parlerò qui invece di questo weekend targato home office. Una volta al mese, a volte due, a volte, se fortunati, nessuno, ci tocca un turno di lavoro nel weekend da svolgere a casa tranne che per il turno di sabato mattina. Devo dire che è questa una cosa davvero pesante per me perché oltre a non potermi godere  al massimo  il weekend ho anche un giorno libero durante la settimana che non so come riempire, preferirei davvero andarmene a lavoro. Questa volta però con i miei colleghi abbiamo messo su una strategia davvero funzionale, ovvero farci compagnia a vicenda.

Sabato è stato il turno di Alessia, ci siamo perciò recati a casa sua, non tutti però, solo io e Fede che ci ha raggiunto dopo pranzo. Abbiamo fondamentalmente cazzeggiato, tra foto buffe con le varie app e letture del futuro con le carte degli angeli (ahhah!). Domenica invece è toccato a me il turno 8-16. Verso mezzogiorno Alessia ha ricambiato il favore venendomi a fare compagnia in attesa di Federica, la cuoca del gruppo, insieme mi hanno sfamato e anche pulito la cucina, a buon rendere. Una volta finito il turno di lavoro abbiamo guardato un film fino all’arrivo di Daniele, Martina e Stefania quando abbiamo organizzato una mega mangiata di crepes con marmellata e/o nutella. Alla fine ci siamo ritrovati alle dieci e mezza io, Dani e Ale a cucinare per il pranzo lavorativo dell’indomani di tutto il gruppo.

Giornate davvero piacevoli. Meno piacevole è invece il freddo che ci ha investito, davvero terribile con temperature che sono arrivate anche a -15 °C e che in alcuni casi ci hanno fatto proprio soffrire, ed io ho pure perso i guanti…oggi però per fortuna qualche raggio di sole ha iniziato a fare capolino, la speranza è che continui per un weekend che si prospetta davvero impegnativo da un punto di vista social.

Discopolo

In Polonia la musica per antonomasia è la disco polo.

Ora io non è che ve lo sappia spiegare bene cosa sia la disco polo, per farlo quindi mi farò aiutare da Wikipedia:

La disco polo è un genere di musica elettronica derivato dalla musica disco e dall’ Eurodisco che si originò negli anni ottanta, incorporando elementi di pop e folk polacche. Molte composizioni euro son caratterizzate da testi cantati in polacco….I brani musicali presentano il classico stile disco, con schemi armonici semplici  melodia semplice (a volte rapida),  che spesso si rifà alla tradizione della musica popolare di paese, ritmo costante accoppiato con sincopato campioni di batteria e suoni delicati associati al sintetizzatore  o strumenti a tastiera.  L’argomento delle canzoni create solo in lingua polacca sono di solito testi melodrammatici sull’amore infelice e spesso i testi sono di natura ludica.”

I disco pub qui impazzano di disco polo e impazziscono pure i ragazzi quando il dj di turno mette le canzoni più amate, soprattutto questa.

 

Ma anche questa

 

Ei, vi dirò, piacciono molto anche a me!

Beati voi

Beati quelli che non si chiedono nulla, quelli che hanno le idee chiare, progetti precisi. Beato chi ha coraggio, chi osa, chi vive alla giornata, e sa farlo bene, chi se ne frega di tutti e pensa solo a se. Beato chi può seguire il cambiamento incondizionatamente, chi è nato con la camicia, chi ha inseguito e raggiunto i suoi sogni. Beato chi non si pone domande, chi non pensa oltremisura.

Beati gli insensibili alla malinconia
quelli che stanno brindando alla mia

Sogni – S. Bersani

Forza Capone, non mollare!

Sono  appena tornato dal cinema, con Alessia, Federica ed il sempre presente Domenico abbiamo visto The Post in lingua originale con i sottotitoli in polacco, e qualche sbadiglio ci è pure scappato,  forse ad Ale  anche qualcosa di più, quando mi arriva un messaggio whatsapp: “Ma Deborah non era tua amica? Ho saputo che ha avuto un aneurisma.”.

Panico!

Nonostante l’ora tarda chiamo “Il Figlio”, un mio grandissimo amico, lui sa sempre tutto di tutti, con lui vado sul sicuro. Mi conferma tutto o quasi anche se ancora non si sa molto se non  che è stata portata in elisoccorso al centro specializzato di Messina.

Io sto muto, mi scende qualche lacrima, sbiascico qualcosa sul tenermi informato e chiudo la comunicazione.

Io e Deborah non ci parliamo da anni, ci siamo pure bloccati a vicenda da tutti i possibili mezzi di comunicazione e non mi ricordo neanche perché, o meglio, il casus belli lo ricordo benissimo,  un mio commento su un suo post Facebook  interpretato male che ha portato ad un’escalation di insulti senza davvero motivazioni, la prova questa che sicuramente sotto c’era dell’altro, forse del rancore nascosto per tutte le liti dei precedenti due anni.

Prima era diverso, eravamo amici per la pelle io e lei, soprattutto in estate quando, anche grazie a  Giovani In, eravamo sempre insieme, dalla mattina alla sera. E quante risate ci facevamo! Si scherzava e si rideva di continuo, ogni giorno, ogni ora. Ci eravamo anche affibbiati un soprannome, unico per entrambi, uno di quelli così stupidi che davvero non ricordo da dove sia uscito, lei mi chiamava “capone”, io la chiamavo “capone”, gli altri ci chi chiamavano “capone”. Mi ricordo anche delle lunghe telefonate da Roma durante il mio periodo della specialistica di cui a breve leggerete un gran bel ricordo.  Insomma, come direbbe Forrest Gump eravamo come pane e burro io e Deborah, e lo siamo stati per anni  fino a quando ci siamo allontanati a poco a poco tra incomprensioni e liti.

Nei giorni successivi sono stato poi aggiornato delle condizioni, “fortunatamente”  è stata solo un’ischemia, cosa che le ha consentito di rimanere tra noi nonostante le condizioni iniziali sembrassero disperate. Adesso a quanto pare è uscita dal reparto di rianimazione ed è stata portata in reparto, non parla, ha un lato del corpo completamente paralizzato, con l’altro, o meglio con l’altra mano, con gli occhi e le lacrime sembra far intendere che capisce ciò che le sta intorno o comunque le condizioni in cui si trova. I medici comunque non si sbilanciano e non si hanno certezze sui tempi e soprattutto sulle possibilità di recupero. E’ tutto quello che so al momento.

Una ragazza di quasi trent’anni, alta, bella, in salute, una di quelle che ti giri a guardare quando la vedi passare, e magari sgrani pure gli occhi, in un attimo ridotta così. Ti fa pensare no? Ti fa dire…ma godiamocela questa vita finchè possiamo! Tutto il resto passa in secondo piano, gli stupidi problemi, le scocciature lavorative, le incomprensioni con gli altri.

Eleonora ed Il Figlio parlando mi hanno detto che questa potrebbe essere l’occasione buona per ritornare a parlarsi. Ci ho pensato e non credo sia la cosa giusta. O meglio, sarebbe inutile. Ognuno di noi ha la sua vita ormai, i suoi giri, abitiamo pure a migliaia di km di distanza, e comunque anche se dovesse succedere sarebbe un’amicizia infinitamente minore di quella che ci legava un tempo, siamo due persone totalmente diverse ormai. Sarebbe bello, ma sarebbe anche ipocrita. Preferisco ricordarla così, quest’amicizia. Mi basterebbe solo sapere che stia bene e al momento prego affinchè possa riprendersi al meglio e al più presto.

It’s so hard to think “It ends sometime 
And this could be the last 
I should really hear you sing again 
And I should really watch you dance” 
Because it’s hard to think 
“I’ll never get another chance 
To hold you… to hold you… ” 

But chilly Mr Dilly – Too much rush to talk to Billy 
All the tizzy fizzy idiot things must get done 
In a second – just hang on – all in good time – wont be long 
Until later… 

I should’ve stopped to think – I should’ve made the time 
I could’ve had that drink – I could’ve talked a while 
I would’ve done it right – I would’ve moved us on 
But I didn’t – now it’s all too late 
It’s over… over 
And you’re gone.. 

 

Cut here – The Cure

 

Varsavia, scatti. Vol.4

dav

 

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Goodnight lovers

Puoi prenderti il tuo tempo
Aspetterò in fila
Non devi nemmeno darmi
L’ora

Quando sei nato per amare
Sei nato per soffrire
Come tutte le sorelle di spirito
E  i fratelli di spirito

Goodnight lovers – Depeche Mode

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