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una vita non basta

Just hang on and suffer well

6 cose impossibili TAG

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E dopo tanto tempo eccomi qui a cimentarmi in un nuovo TAG creato per l’occasione da Cuore rotante e per il quale ho ricevuto ben due inviti, quello della stessa creatrice e quello del mio amicone Fabio di 2015 A.D. . Ecco, non potevo certo esimermi!

L’idea fa sognare ad occhi aperti, le regole sono semplici:

  • Inserire il logo di Alice’s in Wonderland
  • Descrivere sei cose impossibili
  • Nominare tutti i follower che volete

Sei cose impossibili…mmm vediamo:

  1. mi piacerebbe avere il teletrasporto, ovvero potermi muovere a piacimento da un posto all’altro istantaneamente, senza dover spendere montagne di soldi per gli aerei, senza dover fare tutta la trafila, senza aspettare, senza dover perdere le valigie chissà dove. Potrei lavorare qui a Varsavia e tornare a cena in Sicilia, la domenica pomeriggio a San Siro e d’estate un bel bagnetto alle Hawaii.
  2. La possibilità di avere con me tutto ciò che mi serve senza portarmelo dietro. Che leggerezza uscire senza il portafoglio, un momento, mi servono 10 euro…TAAAC…eccoli. E le chiavi! E poi, ops, mi sono vestito troppo leggero stasera, TAAAC, giacca.
  3. Possibilità di lavoro in Sicilia. Civiltà e onestà in Italia.
  4. Un radar interno, qualche congegno che mi faccia trovare in modo veloce tutto ciò che non riesco più a trovare! Ma dove l’ho messo???
  5. Una cura definitiva per tutte quelle malattie al momento ancora purtroppo definite mortali.
  6. Una costante felicità. Essere soddisfatti della propria situazione, della propria vita.

Nomino poche persone, per il resto chiunque si senta libero di farlo a proprio piacimento: Kikkakonekka , Il mondo delle paroleMy enchanted worLd , Pensieri loquaci

 

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2 anni!!!

WordPress mi ha appena ricordato che esattamente due anni fa mi iscrivevo in questa piattaforma!!

Ho 2 wordpressanni!!!

Quante cose sono cambiate in questo (relativamente) breve tempo!! Ed il cambiamento è tutto qui, testimoniato e registrato, pagina dopo pagina.

Due anni che vi tedio con le mie paranoie, i miei problemi, le mie cazzate….e voi, amici miei cari, sempre qui a seguirmi, sempre più numerosi!

Che dirvi….GRAZIE!!!

Assaggino

 

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Stare Miasto … coming soon!

Stay tuned!

Il conto corrente

Per poter ricevere lo stipendio qui in Polonia ovviamente è necessario avere un conto corrente polacco. Bene, anche io adesso ne ho uno.

Consigliato all’unanimità da chi abita qui ormai da anni, tra le tante opzioni ho scelto la banca Millennium, la migliore a detta di tutti (o quasi, una sparuta minoranza mi ha invece consigliato la ING).

Le sedi della banca Millennium a Varsavia le vedi ovunque. Una è addirittura al primo piano del grattacielo in cui lavoro, occasione da non perdere questa per aprire il conto proprio durante la pausa pranzo. C’è voluto davvero poco, una ventina di minuti, carta d’identità e codice fiscale alla mano.

Il conto Millennium non ha costi se al mese versi almeno 1000 zl  e fai anche solo un movimento con la carta, cosa davvero facilissima questa visto che qui si paga tutto con la carta, anche il pane, con  un giro di moneta liquida quindi davvero molto limitato.

In più direttamente dal tuo portale è possibile aprire anche un “secondo conto”, una specie di salvadanaio dove conservare i soldi con la valuta in euro. In questo modo i bonifici verso e da i conti italiani risultano semplici e quasi a costo zero. Ovviamente è possibile trasferire soldi dal conto in zl a quello in euro e viceversa in modo gratuito ed immediato.

Non vedo l’ora che mi versino il primo stipendio per poter così mettere da parte le mie carte italiane, almeno risparmierò anche sui costi dei prelievi.

Riferimento

Il Palazzo della Cultura e della Scienza è un punto di riferimento per la città.  Si trova in pieno centro, davanti alla stazione centrale, e lo riesci a vedere da ogni luogo in cui ti trovi, non a caso è stato per molto tempo il secondo edificio più alto d’Europa.

E’ come un faro che ti guida per ritrovare la strada giusta. Sempre.

Costruito dal 1952 al 1954, come regalo di Stalin alla città, oggi ospita al suo interno musei, sale congressi, uffici, cinema. Io non ci sono ancora entrato ma è il primo luogo di cui vi parlo perché è stata la prima attrazione che mi ha impressionato e che ho fotografato.

Ai suoi lati si erge un complesso di edifici e grattacieli di costruzione contemporanea che tuttavia non riescono ad intaccare minimamente la sua imponenza ed il suo fascino. E questo vorrà anche dire qualcosa.

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Prime impressioni

Le prime impressioni su Varsavia non possono che essere positive.

Si nota subito la differenza con le grandi città italiane, dalla tranquillità con cui si muovono le persone, dalla pulizia, dalla larghezza delle strade, dai parchi pensati per l’aggregazione, dall’educazione della gente e degli automobilisti, dall’organizzazione, dal senso di sicurezza confermato poi dai nostri connazionali residenti qui da anni che hanno i brividi al solo pensiero di tornare in Italia.

Grandi palazzi storici coabitano con grattacieli di ultima generazione, e questi, a volte, con derelitti edifici di stampo comunista ormai disabitati. Contrapposizioni interessanti.

Tutto però va verso il moderno. Senti proprio l’aria della modernità,  dello sviluppo, non solo edilizio e commerciale,  che corre incessante mettendo al centro l’uomo. E’ l’avanguardia che non interferisce con la vita delle persone se non per migliorarla, chiedendole quasi il permesso: “Scusa posso entrare? Voglio solo farti vivere meglio”.

E’ un esempio di civiltà che noi possiamo solo sognare. Sognare, non aspirare, non ne saremmo in grado, sarebbe una sfida persa in partenza.

Se solo non fosse così lontana.

Sono comunque solo prime impressioni, spero  vengano confermate nel tempo.

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Quest’affare di vivere

Cara mamma,

passo il mio tempo a scrivere fino a che la situazione prenderà una piega migliore. Ogni scrittore deve fare la fame per un pò prima di valere qualcosa. Deve sperimentare tanto le difficoltà quanto le cose facili, e in questo momento mi tocca la parte brutta di quest’affare di vivere. 

Non preoccuparti per me. In qualche modo me la cavo sempre.

Lettere 1932 – 1981   —  John Fante

Piccoli passi

Finalmente ho trovato casa.

Finalmente ieri ho potuto aprire le valigie e sistemare tutto il loro contenuto in armadi e cassetti.

Finalmente da questo momento posso iniziare a fare la spesa e condurre una vita più vicina alla normalità.

Finalmente posso lavarmi la roba sporca.

E’ in un bellissimo posto, in pieno centro, in una traversa del grande viale Marszalkowska. Non lontano dal lavoro che potrò raggiungere anche a piedi risparmiando sui mezzi. Non molto lontano da Stare Miasto, il centro storico, massimo approdo dei flussi turistici.

La casa è grande e molto accogliente, ha due stanze da letto che verranno presto occupate da due studenti francesi, una cucina abitabile e fornita di tutto il necessario, due bei bagni ed un salone luminoso adibito a camera da letto dove mi sono impiantato io.

Il prezzo? Presto detto, 1500 zl (353 euro al cambio attuale) compreso di tutto: bollette, internet, riscaldamento e anche tv via cavo.

Si può trovare qualcosa di più conveniente se hai fortuna, ma ho anche visto moltissime case allo stesso prezzo che erano delle vere e proprie bettole, piccole, sporche, invivibili.

Sono stato fortunato.

Spero che la fortuna non mi abbandoni per le cose più importanti

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Vista dalla mia stanza

Questa sera

Per parlarvi di Varsavia ci sarà tempo (purtroppo!).

Per ora sono sempre in questo bnb, disagiato, senza una scrivania, con una sistemazione “definitiva” che mi aspetta per sabato ma di cui non mi sento ancora sicuro. Manca ancora quella mail chiara e distinta che mi dica: ok, ti aspettiamo lì. Non ci dovrebbero essere problemi, è ormai tutto definito, però finchè non ci sono dentro…

Ho appena mangiato dal cinese qui vicino una mega porzione di riso, ho inviato qualche cv giusto per non perdere il ritmo, e ora sono qui, già in pigiama, con alle orecchie un vecchio album di Venditti, uno dei più ascoltati nei bei tempi dell’infanzia (In questo mondo di ladri), così, giusto per farmi ancora più male, a pensare a tutti i sogni che ho buttato nel cestino, ai desideri che sembrano ormai irrealizzabili, alla lontananza e alla solitudine, a tutti i soldi che sto spendendo che spero non siano un investimento buttato.

Inconsolabile.

 

“Sarà quel che sarà, questa vita è solo un’autostrada,
Che mi porterà alla fine di questa giornata,
E sono niente senza amore, sei tu il rimpianto e il mio dolore
Che come il tempo mi consuma
Lo sai o non lo sai, che per me sei sempre tu la sola,
Chiama quando vuoi, basta un gesto forse una parola”

Ricordati di me – Venditti

Settembre

Il mese più bello, se fossi ancora lì….

 

Stai con me per ogni lacrima,

che cade giù da questa nuvola

quando la notte piano piano finirà

chissà chi è il primo di noi due che parlerà.

Settembre poi ci prenderà,

coi suoi venti di pioggia vincerà.

Settembre – Venditti

 

Dove c’è Venditti c’è casa.

It’s still available?

Non faccio che scriverlo, dalla mattina alla sera, sui siti o sui gruppi Facebook.

It’s still available?

E’ ancora libera?

La camera ovviamente!

Sono a Varsavia da quasi una settimana e giro ancora da un bnb all’altro. Tra un bnb e due diversi residence i soldi stanno volando davvero via. Ora sono qui, in questa stanza con bagno in comune in un bel posto vicino al lavoro. Me l’ha trovato Tessa dall’Italia ieri sera, mentre ero in preda alla più nera disperazione dopo aver perso l’ennesima opportunità di trovare un alloggio e mentre il mio pc non mi faceva lavorare noncurante che l’indomani mi sarei potuto trovare sotto un ponte.

Perchè al danno si aggiunge la beffa, ovvero la mia futura collega, siciliana anch’essa, con cui è parso spontaneo cercare casa, non sapendo però a cosa andavo incontro. E’ una 37 enne abbastanza insignificante, pesante, non molto sveglia.  Non vuole spendere, fa i conti al centesimo, ma pretende le reggie. Eppure a volte si fa entusiasmare da topaie che costano quanto le reggie. Nonostante la casa di ieri sera fosse accogliente e ben rifinita, la migliore fino ad oggi vista, e anche ben collegata e vicina al lavoro, non c’è stato verso di convincerla, non le piaceva la zona. Che poi la zona non piaceva neanche a me ma ci sarebbe stato tutto il tempo per poter cambiare con calma in seguito.

Le case qui sono di tre tipi, o sono già occupate, o sono dei veri postriboli o costano troppo. Si trovano stanze da 200 euro  a 370 euro. Il prezzo non contraddistingue la bellezza o la posizione, è tutta fortuna, di solito comunque il prezzo include tutto: wi-fi, riscaldamento, luce, gas, acqua ecc…

Essendo in coppia, una vera coppia, un lui e una lei che dividono il letto, sarebbe molto più semplice, si trovano parecchie belle occasioni. Purtroppo Tessa è a migliaia di km di distanza….

Comunque…intanto sono coperto per un’altra settimana, spero di poter concludere nei prossimi giorni, almeno posso così svuotare la valigia!

Qui Varsavia

E quindi una volta qui lo sento come un dovere raccontarvi di questa città, Varsavia.

Lo farò in tre modi:

  • Raccontandovi di me, come sempre, con comuni post che verranno inseriti nella generale sezione “Diario”;
  • Raccontandovi della città e delle sue bellezze con piccoli diari che troverete nella sezione Viaggi –> Europa –> Polonia –> Varsavia, dove Varsavia non sarà un articolo ma una raccolta di questi che a mano a mano scriverò. Ovviamente il tono sarà diverso da quello usato per i precedenti diari di viaggio visto che non mi trovo qui come turista;
  • Raccontandovi della vita a Varsavia o più in generale in Polonia, e quindi usi e costumi, economia, lavoro, differenze con l’Italia e argomenti simili. Questi troveranno posto in Rubriche –> MylifeAbroad –> #QuiVarsavia. Anche in questo caso si tratterà di un insieme di post che scriverò nel tempo. Se qualcuno avesse intenzione di trasferirsi e/o volesse delle info sarò felice di essere d’aiuto per quanto è di mia possibilità.

Beh, è tutto per ora.

Spremuta di cuore

Varsavia.

Ci saranno occasioni per parlarne da oggi in poi qui sul mio blog. Le prime impressioni sembrano positive ma devo ancora trovare una sistemazione prima di poter iniziare ad ambientarmi. Per ora sto in un b&b, ben posizionato, in una bella camera ma con la restante parte della casa che lascia un po’ a desiderare. La verità è anche che mi viene pesante condividere la casa con sconosciuti. La verità è che ho tanta nostalgia di casa.

Gli ultimi giorni sono stati pesanti. Con la partenza alle porte il mio umore è andato sempre più peggiorando sfociando in una specie di mutismo selettivo. I saluti con i miei cari mi hanno spezzato il cuore. Non ho pianto, ci sono andato vicino molte volte, e forse sarebbe stato meglio che lo avessi fatto, mi sarei almeno sfogato un po’.

Alitalia ci ha messo del suo. Per colpa di un notevole ritardo mi ha fatto perdere la coincidenza da Roma riprogrammandomi l’intero itinerario con uno scalo ad Amsterdam per arrivare finalmente a Varsavia alle 22:30 anziché alle 12:00. Stanco, arrabbiato, depresso.

Almeno non mi hanno perso il bagaglio in stiva. Non me lo hanno perso ma me lo hanno danneggiato,  in un modo che non riesco neanche a capire, ci vuole veramente maestria per ottenere risultati simili.

Spero che una volta trovato un appartamento ed iniziato a lavorare la situazione migliori, anche se non penso possa migliorare molto.

Sogno con fervore di ritornare a casa, con un bel lavoro in mano, e vivere la mia vita così come ho sempre desiderato.

Sogno. Appunto.

 

New life

Questo è l’ultimo giorno della mia vita così come l’ho condotta fino ad adesso. Domani alle 8:00 prenderò il volo che dopo un brevissimo scalo a Roma mi porterà a Varsavia, lì dove inizierà questa nuova fase che spero possa darmi tante soddisfazioni e serenità.

Non è la prima volta che compio un passo del genere. L’avevo già fatto tanti anni fa trasferendomi a Roma per iniziare la laurea specialistica. Fu quella un’avventura breve, di pochi mesi, dopo i quali tornai a casa. Non vedevo le condizioni per proseguire, molte certezze erano state disattese, non mi ci trovavo e non volevo continuare a far uscire soldi ai miei.

Questa volta parto per riceverli i soldi, e con essi anche cultura, professionalità, nuovo know-how, ed un futuro dignitoso, tutto quello che la mia terra non offre più a nessuno.

Un grosso in bocca al lupo a me stesso allora, sperando che molti dei miei desideri si possano realizzare.

Possibilità

La soluzione non è l’Oriente

ma il poter scegliere di andarci a piacimento.

 

Zero – Bluvertigo

 

Fatta la VAR trovato l’inganno

E’ ricominciato il campionato e sono bastati pochi minuti per avere la prova evidente di come stavano le cose. Dopo più di 30 partite casalinghe finalmente è stato fischiato un rigore contro, ovviamente solo grazie alla VAR perchè l’arbitro come di consueto aveva lasciato proseguire.

Questo dovrebbe rallegrarci, ed in effetti felici lo siamo, almeno da oggi ci sarà una maggiore regolarità nelle partite, però siamo ancora lontani dalla trasparenza totale e ce ne siamo accorti poco dopo quando il secondo gol è arrivato dopo un evidente stop di braccio. Ma più che la disattenzione arbitrale, lì dove la VAR non è ammessa, a far pensare male è la mancanza di un chiaro replay in diretta da parte delle pay tv, quasi a voler nascondere il fattaccio, quando poi questa tecnica televisiva viene usata, abusandone, anche per verificare la correttezza di un fallo laterale.

La cosa  più grave è però il fatto che  il miglior opinionista italiano è stato allontanato dalle trasmissioni domenicali solo perchè abituato a dire la verità, solo perchè moralmente retto da dire le cose come stanno, come le vedono tutti, e non come ce le vorrebbero far passare. E questo solo pochi mesi dopo la confidenza strappata con l’inganno ad un illustre telecronista che spiegava i beceri contatti tra le testate giornalistiche ed una determinata squadra. Opinionista affermato è ormai chi afferma che il miglior calciatore del mondo, varie volte pallone d’oro, in quella squadra riscalderebbe solo la panchina.

Buon campionato a tutti.

 

Primi saluti

Tornare dalla settimana in giro per il messinese è stato più traumatico del previsto, forse perché la mia mente adesso è interamente proiettata alla prossima partenza che segnerà una svolta decisiva nella mia vita, una svolta al tempo stesso imprevedibile ma negli ultimi tempi assai immaginabile, una svolta che mi eccita e al contempo mi impaurisce, una svolta che spero possa ricompensarmi dei sacrifici a cui andrò incontro. Si, sto partendo, sto emigrando, me ne rendo sempre più conto adesso ed il countdown è già iniziato.

I sacrifici saranno quelli relativi alla lontananza delle persone care, è solo questo il mio cruccio, per il resto sono convinto della scelta, al momento l’unica possibile del resto.  Il viaggio nel messinese aveva come scopo principale quello di salutare una parte della mia famiglia, quella paterna, o quello che ne rimane. Di tanto in tanto tornare in quel paesino mi sembra qualcosa di naturale, di fisiologico, e mai come questa volta ho cercato di assaporarne ogni istante, ogni incontro, ogni abbraccio, ogni parola, ogni ricordo dei bei tempi andati della mia infanzia. Sono sicuro che i miei amati nonni da lassù mi proteggeranno, e del resto uno di loro ha già espresso la sua gioia a mio padre nell’unico modo che poteva.

Ho salutato un po’ tutti, gli amici, i cugini di mio padre, i suoi zii, così legati a noi. Ma soprattutto ho salutato mia zia, il mio caro zio giusto qui in vacanza dall’Argentina, ed il mio cuginetto che ho visto crescere e, in questo ultimo periodo, maturare ad una velocità impressionante.

Chissà quando li rivedrò, spero presto, per fortuna oggi la tecnologia ci offre mezzi importanti per sentirci “vicini” anche se così lontani.

Io e Tessa i primi due giorni di “vacanza” li abbiamo invece passati a Capo D’Orlando, tra relax, piscina, jacuzzi, mare, granite e ancora granite. Granite che non si sarebbero esaurite lì ovviamente, e tanti saluti alla mia dieta che in questo ultimo mese ho mandato letteralmente a quel paese.

Questa settimana ho invece salutato quello che è stato il mio inseparabile compagno per ben 9 anni esatti, il mio scooter, il mio Aprilia Sport City One. Ricordo ancora il giorno in cui l’acquistai, a ridosso della festa patronale del 2008, per sostituire il mio Sfera amaranto di seconda mano che nonostante mi abbia seguito fedelmente per qualche anno non ne voleva davvero proprio più. Nove anni sempre insieme, in simbiosi,  estate ed inverno, col sole e con la pioggia. Adesso l’ho parcheggiato in garage, con la batteria staccata, del resto non potevo certo rinnovargli l’assicurazione per due sole settimane.

Ho già il magone al pensiero dei prossimi saluti, quelli importanti, degli ultimi giorni.

Ritorno ad Android

Ho dovuto a malincuore mettere da parte il mio amatissimo Nokia Lumia 630.

Lo comprai nell’ottobre del 2014, su Amazon, solo pochi mesi dopo il fattaccio che avrebbe messo in ginocchio la mia azienda. Il contraccolpo economico in ambito lavorativo si fece subito sentire ma io non potevo più andare avanti col mio vecchio Samsung Galaxy W, non riuscivo quasi neanche più a telefonare.

Sono sempre stato una persona dai gusti alternativi e incuriosito dal sistema operativo Windows Phone decisi di dargli una possibilità comprando, con un sentimento di azzardo economico e tecnico, questo Nokia Lumia 630, modello base, senza neanche la fotocamera frontale ed il flash, al modico prezzo di 117 euro.

E’ stato amore a prima vista.

Ho amato, amo ancora, questo smartphone alla follia, così come ho amato il suo sistema operativo, semplice, leggero, veloce, intuitivo. Mai un impallamento, un crush, un problema, almeno fino ad un paio di settimane fa.

Col tempo però lo store di Microsoft, già dal principio molto limitato anche se comunque provvisto delle app più importanti, è caduto in un declino sempre più profondo, tanto che ad oggi molte delle app prima presenti sul mio menù sono state ritirate.

La vicina partenza per Varsavia mi ha quasi obbligato a munirmi di uno strumento più performante e completo e purtroppo non ho avuto scelta, sono dovuto ritornare ad Android, anche perché ormai Microsoft ha persino bloccato la produzione dei suoi devices.

Pochi giorni fa ho quindi messo da parte il mio Lumia verde, viste le tempistiche da me definito lo “smartphone del part-time”, sostituendolo con un nuovissimo Huawei P8 lite 2017, acquistato per me da mio cugino al modico prezzo di 180 € (il suo prezzo in tutti i rivenditori è di 250 €).

Un display da 5,2”, doppia fotocamera (quella principale da 12 mpx), un processore 8 core da 1,9 GHz e soprattutto aggiornato a Nougat,  la nuovissima versione Android. Non è che io ci faccia granchè con lo smartphone ma devo dire che il ritorno ad Android è stato più piacevole del previsto,  mi ci trovo davvero bene e la batteria dura giorni, questo Huawei sembra davvero un ottimo device. Tra l’altro la scelta è stata quasi naturale visto che Tessa ha acquistato lo stesso smartphone  giusto un mese fa .

Spero che questo feeling duri per un bel po’ di tempo, intanto porterò con me in Polonia anche il Lumia, dovrebbe essere destinato a rinascere con un cuore straniero.

 

 

Un look non basta

Chi mi segue da un pò avrà spesso notato dei cambiamenti nella struttura del mio blog. La via verso la perfezione (ahahaha)  è infinita e di tanto in tanto reputo opportuno apportare dei cambiamenti, soprattutto per assecondare le strade che in modo naturale si vanno a delineare in questo mio spazio personale.

Negli ultimi giorni ho quindi eliminato dal menù principale la voce “Racconti”. In compenso alla voce “Rubriche” ne troverete una nuova, “Scritti”, che contiene al suo interno la storia di Lucia e Marco (HCiL) scritta con la, al momento, newyorkese Marta Vitali,  tutti i racconti da me scritti e anche una sezione dedicata alle poesie da me prodotte…che poi vi prego di passarmi il termine poesie senza offendervi, non saprei come altro chiamarle.

Con l’imminente partenza per Varsavia sto invece studiando in che modo inserire una nuova sezione  per condividere questa mia  grande esperienza di vita, più da un punto di vista educativo che sentimentale, quindi raccontare la città, gli usi, i costumi, l’economia, il mercato del lavoro, ecc…

Altri due cambiamenti che ho in mente poi sono: nella sezione “Viaggi” dividere la voce “Europa” in più sottogruppi ognuno corrispondente ad una nazione, ed infine, ma meno probabile, cambiare la foto del profilo mettendone una più colorata, molto più colorata.

Vedremo.

Intanto ringrazio tutti i miei follower che in questo ultimo anno sono diventati sempre più numerosi.

Pisci stoccu

Il carretto attraversa la via,

è la mia sveglia.

Dal megafono

parole incomprensibili,

lente litanie,

musica alle mie orecchie.

E’ solo pesce,

per me è l’infanzia più bella.

#Mindflow – pt. 2 – Giovani Insieme

Categoria: amici

Fino a qualche anno fa l’estate nella mia piccola città era del tutto diversa. Era più bella, più emozionante, più ricca. Fino a qualche anno fa in estate prendeva vita una manifestazione fantastica chiamata Giovani Insieme o a volte semplicemente Giovani In.

L’aspettavamo tutti con ansia e se ne cominciava a parlare già da giugno, un mese prima del suo inizio, quando prendeva vita quello che può a tutti gli effetti definirsi un vero e proprio calciomercato. Si formava la squadra insomma. Si perché Giovani In era un torneo in cui tante squadre, ognuna composta da 18 ragazzi con un numero pari di ragazzi e ragazze dai 16 anni in su,  mettevano in subbuglio la vita dell’intera cittadina da metà luglio a fine agosto.

Queste squadre in quel mese e mezzo si scontravano nelle più disparate prove, dagli sport comuni (calcio, basket, pallavolo, tennis, atletica leggera, lancio del giavellotto ecc…) a quelli inventati (calcio balilla umano, palla a due quadrati, palla a base, ecc…), dal musical al semplice canto,  dagli scacchi ai doppiaggi dal vivo, dal teatro al cabaret, dalle prove culinarie, con i turisti avidi assaggiatori e giurati, al ballo, dalla produzione di videoclip  ai quiz di cultura, dalle prove acquatiche alle sfilate. Di tutto e di più insomma, per chiudersi poi con la mitica caccia al tesoro, giorno in cui l’intero paese  era letteralmente invaso da centinaia di scalmanati ragazzi a caccia di indizi, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata.

Ad ogni prova veniva stilata una classifica e ad ogni posizione venivano assegnati dei punti che andavano poi a sommarsi, prova dopo prova,  in quella generale per il piazzamento finale. Le squadre, premiate poi nella serata finale che costituiva sempre un grande evento per l’intera comunità, non concorrevano solo per la gloria, o per la coppa da portare a casa, ma anche per molto di più, per premi che,  secondo gli sponsor e la disponibilità economica di quell’edizione, potevano essere anche molto allettanti. Venivano premiati anche i ragazzi e le ragazze che riuscivano a distinguersi in qualche disciplina. Una volta Il Figlio, un mio carissimo amico che con me ed Ele formava il cervello delle nostre squadre, come personaggio maschile dell’anno vinse un viaggio a Malta per due.

E’ per questo che il torneo iniziava a Giugno, capite bene che  bisognava mettere giù una squadra che fosse competitiva in tutte le discipline. E quindi via con le telefonate, i messaggi, gli appostamenti, i discorsi, le mediazioni, le promesse, le amicizie, le antipatie, gli abboccamenti amorosi.

Ci si divertiva davvero. Ogni anno era una sfida nuova, anche contro noi stessi. Grazie a Giovani In ho vinto la mia grande timidezza mettendomi in gioco a rischio anche di figuracce plateali. E poi ho riso tanto, ho provato mille esperienze, ho fatto amicizia con una incredibile moltitudine di ragazzi ed adulti, mi sono divertito, sono cresciuto.

Questo appuntamento si è protratto per più di 25 anni, più di 25 estati. Ora è già qualche anno che non c’è più. E’ stato proprio Il figlio con un paio di altri amici ad organizzare, seppur con notevoli difficoltà, le ultime due edizioni. Nel tempo libero ho dato loro una mano accorgendomi però di come l’energia e la magia delle precedenti edizioni si fosse ormai irrimediabilmente persa.

Tutti noi ricordiamo con affetto e commozione quelle avventure, a volte ci ritroviamo a parlarne con malinconia. I tempi sono cambiati purtroppo. Oggi i ragazzi preferiscono fare altro. Poveracci, non sanno ciò che si perdono.

Domeniche d’agosto

Le domeniche estive sono giorni che sopprimerei volentieri. Il mio paese viene letteralmente invaso da una incredibile massa di “turisti”, in buona percentuale davvero maleducata e incivile, che riempiono le strade ma soprattutto la spiaggia. E’ impossibile uscire, ancora di più godersi il mare, e con questo caldo opprimente poi…

Non mi resta che chiudermi in casa, ma non è che le cose migliorino poi molto. Non c’è condizionatore che regga, il caldo è asfissiante, lo spazio è minimo ed il nervosismo sale a livelli preoccupanti. Non ci sono neanche le partite a distrarti.

Quando la domenica d’agosto va a coincidere con la festa del Santo Patrono poi si raggiunge il jackpot. Non sono mai riuscito a divertirmi in questa festa, anzi, ultimamente mi rende anche abbastanza scontroso. Ogni volta ci si aggrappa a delle aspettative che vengono sempre disilluse. Ci si riunisce in gruppi più o meno numerosi in cui ognuno porta avanti le sue idee: chi vuol andare a vedere i fuochi d’artificio in spiaggia, chi no, chi vuole fare il figo spendendo una notevole quantità di denaro per prenotare un tavolo in qualche nota discoteca del posto, chi no, chi vuol vedere il concerto, chi no, chi vuole una birra, chi il cocktail, chi vuole andare lì, chi là, e intanto si discute e si gira a vuoto o si aspetta invano qualcuno o qualcosa in mezzo alla folla incalzante. Uno stress inutile.

Io ormai da anni non partecipo più neanche alle vecchie tradizioni. N’tinna a mare? No, grazie. Mi limito a fare qualche centinaio di metri a piedi verso le otto di sera, vedere passare la processione e tornare a casa per uscire poi molto più tardi, aspettando con ansia che tutto passi presto per potermi finalmente godere l’estate come più mi piace. Come due giorni fa ad esempio, quando ho passato davvero una bella serata nel modo più semplice che si possa immaginare.

Domani con Tessa andremo a Capo D’Orlando per una due giorni di relax a mare lontani dalla quotidianità, poi raggiungeremo i miei al paese dei miei nonni che è non molto distante. Lì saluterò i parenti, mio cugino ma soprattutto mio zio che caso vuole sia appena tornato per un mesetto dalla sua nuova vita in Argentina. Ovviamente mi strafogherò di granite, of course!

E’ l’ultima settimana prima di mettermi sotto con la preparazione di tutto il necessario per la partenza. Ogni giorno che passa sono sempre più convinto della bontà della scelta, a volte persino mi rammarico di non essere riuscito a iniziare questo tipo di esperienza lavorativa prima, con qualche anno in meno, con più tempo a disposizione per sperimentare e godermi tutti i vantaggi della situazione,  ma in fondo per come si sono svolte le cose è stato questo il momento giusto.

Buone ferie a tutti

Chiedimi se sono felice

Sono felice?

Ni

Sono felice perché ho trovato un nuovo lavoro, finalmente, dopo tre anni di estenuanti ricerche e delusioni.

Sono felice di fare questa nuova esperienza che sono sicuro (spero) sarà bellissima, o comunque molto formativa.

Sono felice di rimettermi in gioco, così in grande.

Sono felice di avere l’opportunità di capire cosa voglio veramente guardando tutto in modo differente.

Sono felice di concedermi una possibilità di un futuro migliore.

Sono felice di arricchirmi culturalmente e professionalmente (e anche inglesemente).

Sono felice per le sorprese che mi riserverà il futuro, sperando che siano belle.

Sono felice di poter andare incontro a delle soddisfazioni.

Sono felice di fare anche io da esempio per chi continua ad arrancare senza speranza nel futuro.

Sono felice di non dover aver più a che fare con gente mafiosa.

 

Non sono felice di dover abbandonare i miei affetti: i miei genitori, mia sorella, Tessa, i miei parenti, Yves.

Non sono felice di non poter condividere con loro la felicità ed il futuro quotidianamente.

Non sono felice di abbandonare questa terra che però fa tutto per farsi abbandonare.

Non sono felice di dover influenzare la vita di Tessa in modo così importante.

Non sono felice perché mi mancheranno tutti i riti ormai abituali, come vedere l’Inter con mio padre.

Non sono felice di lasciare i miei amatissimi colleghi, o almeno i pochi rimasti.

Non sono felice perché devo abbandonare tutte le mie cose.

Non sono felice perché mi sono appena abbonato a Sky.

Non sono felice perché ciò che ho sempre sognato per me rischia seriamente di andare a puttane. E dire che chiedevo solo una vita tranquilla con un lavoro soddisfacente nella mia terra e una casa mia da poter arredare, arricchire e vivere al meglio.

Grazie cara italia*,

grazie cara sicilia*,

grazie a voi, “onorevoli”*.

Avrete poco da lucrarci tra qualche anno, quando i centri abitati si ridurranno a lande desolate e inabitate (un fenomeno che avanza già inarrestabile), quando tutti troveranno il coraggio di scappare via e lasciarvi a mani vuote. In fondo dalle mie parti si dice “cu niesci arriniesci” (chi va via fa carriera), e questo la dice lunga sul sentimento comune.

A me però “una vita non basta”, ricordate?

Ad maiora

*il minuscolo è voluto, e penso anche abbondantemente meritato

Fine di un’epoca

Non ci avrei mai creduto, davvero. Non avrei mai creduto che potesse finire così, ma ormai era inevitabile. Quasi dieci anni, anni intensissimi che mi hanno fatto crescere, maturare e incontrare persone meravigliose. Anni che mi hanno consentito di apprendere un lavoro e specializzarmi in un settore, uno di quelli delicati e di grande responsabilità, dove ho dovuto dare fondo a tutte le mie energie, la mia pazienza, la mia applicazione. Anni di risate, di abbracci, di grande comunione e sentimenti,  ma anche di feroci incazzature, momenti di profonda depressione o sconforto, e la consapevolezza finale che nessuno riuscirà mai a risollevare questa terra dal destino crudele in cui si è ormai indirizzata.

Che tristezza.

Ieri il mio direttore, l’ultimo tra quelli che si sono succeduti in questi difficili tre anni,  ha accettato la mia richiesta di aspettativa, sei mesi prolungabili a 12. Mi ha incoraggiato, sostenuto e fatto i migliori auguri.

Si, ho lasciato il mio caro vecchio lavoro.  Per ora temporaneamente ma in fondo so che sarà per sempre. D’altronde sono già iniziati i primi licenziamenti, e ai primi tre a breve ne seguiranno altri due. Io non sarei stato tra questi ma con undici mensilità arretrate che probabilmente non vedrò mai e la certezza di una imminente chiusura non potevo certo farmi sfuggire questa occasione. Anche perché la mia terra non offre nulla da questo punto di vista, solo amarezze e sfruttamento.

Si, ho trovato lavoro, all’estero, in una multinazionale americana dell’e-commerce che penso tutti conosciate, non il settore dal quale provengo ma in fondo mi è sempre piaciuto ampliare le mie capacità ed i miei interessi in più ambiti.

Il 4 settembre comincerà questa mia nuova avventura a Varsavia, in Polonia.

Un contratto di tre mesi con prolungamento di altri trentatré, ma in fondo al momento a me interessa soltanto reinserirmi nel mondo del lavoro, fare curriculum (ed un’esperienza all’estero penso possa essere una grande opportunità) e migliorare il mio inglese, poi si vedrà, in fondo al momento non ho nulla da perdere, lavorativamente parlando. Il sogno è comunque di poter ritornare al più presto dalle mie zone con un lavoro che possa darmi soddisfazioni.

Ovviamente non vi libererete di me così facilmente.

 

A riveder le stelle

Approfittando della temporanea presenza di buona parte dei miei amici ormai emigrati per lavoro verso altri lidi, ieri sera abbiamo visitato l’osservatorio astronomico sorto da poco tempo in un vicino paesino di montagna.

Ancora in fase di completamento e sorto in un posto scelto ad hoc per la sua fantastica posizione che ne favorisce le finalità, secondo i progetti il centro mira a diventare uno dei più importanti in Europa.

E’ stata davvero una bella esperienza, emozionante e formativa. Abbiamo assorbito come spugne tutte le spiegazioni degli esperti, abbiamo imparato a conoscere qualche costellazione, la via lattea, e tutti i fenomeni che riguardano le stelle, i pianeti ed i satelliti. Grazie a potenti cannocchiali abbiamo potuto osservare la Luna, Giove ed i suoi quattro satelliti scoperti da Galileo, una nebulosa, una particolare stella e soprattutto Saturno, a mio avviso l’esperienza più bella di queste due ore.

Ad avercene di serate così.

 

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