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una vita non basta

Ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà

Ok, il follower è giusto

Cento! Cento! Cento!

Kikkakonekka si è appena iscritto al mio blog diventandone il CENTESIMO follower.

Ebbene si, CENTESIMO!!!

Ovviamente lui non ha vinto nulla oltre a questa menzione, una cartolina che ho promesso di inviargli e la possibilità di poter leggere i miei fantastici post con più assiduità (e dopo questa minaccia sono certo che cancellerà l’iscrizione).

Ho festeggiato qualche giorno fa il mio primo anno su WordPress e già oggi festeggio il mio centesimo follower! Che dire se non …

… GRAZIE ! A tutti voi!

 

Isole Eolie in 9 scatti

Quest’anno abbiamo deciso per una vacanza diversa. Considerato il poco tempo a disposizione ed un budget molto limitato abbiamo infatti optato per una meta vicina e soprattutto estiva. Per una volta niente caldo opprimente senza possibilità di refrigerio, basta al solito lungo peregrinare tra musei, chiese e castelli, niente più metro, né bus né aerei. Che estate sia questa volta! E infatti il mezzo più usato è stata la barca, il posto più vissuto il mare. Ecco le isole Eolie, profumano d’estate.

E’ stata una piccola vacanza ma intensa, con tante esperienze vissute, tanti nuovi amici da ricordare con affetto, tanti bei panorami e sensazioni da togliere il fiato. Non me l’aspettavo davvero.

Come base abbiamo scelto l’isola più grande dell’arcipelago, Lipari, da lì abbiamo poi fatto visita a quasi tutte le altre.

Lipari è un’isola dove l’atmosfera della vacanza ti entra dentro, la respiri ad ogni angolo, ad ogni passo, con quella miriade di uffici turistici che ti offrono le più disparate escursioni, con tutta quella gente che ti cammina intorno vestita di vacanza, negli abiti come nella serenità dipinta in volto, tutti quei sorrisi, le tovaglie da mare sotto il braccio, i sopra-costumi, tra una granita e l’altra così buone da creare dipendenza (ma io soffro di dipendenza da granita già dall’infanzia). E poi le passeggiate, i negozi, il castello e la zona archeologica, ma soprattutto la marina piccola che per me è l’immagine simbolo dell’estate, una cartolina.

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Sulla banchina della Marina Piccola di Lipari
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Veduta di Lipari

Lipari si vive ovviamente pure la notte, quando il corso principale e le strade limitrofe  si riempiono delle sedie e dei tavoli dei vari locali, ognuno dei quali intrattiene i propri avventori con un gruppo che suona dal vivo, e quell’infinità di persone, di ragazzi che  si ritrovano a gruppi in un determinato angolo, in attesa di chi li porti a ballare in una particolare spiaggia o addirittura in un’altra isola, ogni sera un party diverso.

Abbiamo fatto due escursioni in tre giorni, Panarea e Stromboli prima, il giorno dopo Vulcano, tre luoghi ed un grande comune denominatore, il mare, azzurro, pulito, meraviglioso.

Da Lipari a Stromboli c’è un’ora e mezza di barca ma nel mezzo ci sono  Panarea e varie fermate nei posti più caratteristici, per riposarsi ma soprattutto per godere di quello splendido mare,  facendo un tuffo in quello scenario fantastico, tra macchine trasformate in barche e gelatai itineranti tra le imbarcazioni, e trovando anche il tempo per un salvataggio a tre ragazze rimaste alla deriva con il loro canotto preso in affitto. Le soste in realtà sono servite anche a far riprendere chi soffriva il mal di mare,  qualcuno ci ha fatto anche un po’ preoccupare, e mentre al ritorno recuperavano le forze dormendo in plancia si sono perse uno degli spettacoli più belli, ovvero un cielo stellato che lontano da ogni luce artificiale si è mostrato in tutto il suo splendore bloccandomi estasiato col naso all’insù per tutto il tragitto.

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Panarea
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Autonauti

La cosa più bella delle escursioni è sicuramente la possibilità di poter fare amicizia, senza questi incontri sicuramente la vacanza non sarebbe stata così bella. Per Panarea e Stromboli eravamo sedici in barca e alla fine si è creata anche un bella atmosfera, anche se il gruppo si è sempre diviso in gruppetti più piccoli durante le soste. Panarea l’abbiamo visitata da soli. Una bella isola, con dei punti davvero paesaggistici, le stradine strette strette in cui scorazzano macchinine elettriche che fungono da taxi. Si nota una certa nobiltà, non solo per la moltitudine di lussuosi yacht, quasi navi, ormeggiati davanti al porto.  Di gran lunga però ho preferito Stromboli, più a misura d’uomo, più “povera”, più caratteristica e tranquilla, meno turistica. Stromboli è stata più divertente, l’abbiamo girata con due coppie dello stesso gruppo, simpaticissimi davvero. Insieme abbiamo deciso di avviarci su per il vulcano con l’obiettivo di raggiungere i 400 metri in modo da avere una veduta privilegiata della sciara del fuoco, ovvero il ripido pendio formato da lava e lapilli che dal cratere scende fino al mare. Il percorso è stato lungo, faticoso e impegnativo, con alcuni tratti anche abbastanza pericolosi visto il nostro equipaggiamento non idoneo, ma ne è valsa la pena. Ci è mancato davvero poco per raggiungere i 400 metri  ma la sciara l’abbiamo vista e anche molto bene, e comunque un panorama mozzafiato ci ha accompagnato per tutto il tragitto. La discesa poi, quasi al buio e in notevole ritardo,  ci avrebbe causato non pochi problemi se non avessimo incredibilmente trovato un aiuto tempestivo quanto fortunato da un camioncino che ci ha tirati su al volo. Lunghi discorsi al molo sotto le stelle in attesa della barca ed un bagno notturno sulla spiaggia sono le altre cose che ricordo di una giornata lunga, anzi lunghissima, stancante ma ricca di emozioni.

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Murales a Stromboli
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La sciara del fuoco a Stromboli

Il giorno dopo altro giro altra corsa. Avevamo previsto una tranquilla giornata al mare nelle vicine spiagge dell’isola quando alla fine decidiamo per un tour in barca a Vulcano. E’ proprio nella piazza della Marina Piccola che in attesa del nostro skipper (“lo riconoscerete subito, è alto e biondo, sembra un modello” ci avevano detto in agenzia) facciamo conoscenza degli altri quattro ragazzi che ci avrebbero fatto compagnia per tutta la giornata. In barca ci siamo solo noi ed il mitico Giuseppe, lo skipper appunto,  che al ritorno  diventerà il nostro eroe quando cederà alle nostre supplichevoli richieste e si fermerà nella stessa bellissima baia dell’andata per un ultimo bagno. Basta poco per diventare amici, giusto un paio di tuffi e qualche battuta per rompere il ghiaccio, Vulcano la si girerà quindi insieme, con un motorino ed una mitica Citroen Mehari verde, diretti verso la cima, destinazione Capo Grillo, per una fantastica vista di tutto l’arcipelago. Una passeggiata, una granita, un bel bagno nelle caratteristiche sabbie nere, la puzza dei fanghi, risate,  prese in giro, il ritorno a Lipari nel tardo pomeriggio. Una giornata meravigliosa, divertente, spensierata. Con i quattro ragazzi di Siracusa ci rivediamo un po’ dopocena, ci sentiamo ancora oggi.

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In barca verso Vulcano
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In barca verso Vulcano

Per noi la vacanza finisce lì, o meglio la mattina dopo. Sono stati tre giorni inaspettatamente belli che hanno un po’ mutato il mio ideale di vacanza estiva. E’ stata la prima volta a mare, la prima senza musei, con il costume, e mi è proprio piaciuta. A volte non c’è bisogno di superare i confini per divertirsi e godere di tante bellezze, per stare bene, insieme, senza spendere tanto. Le Eolie valgono la Grecia, Santorini a parte. Poi certo, la compagnia è importante, ma io sono sempre stato fortunato in questo.

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Isole Eolie viste da Capo Grillo, Vulcano

Episodio 11 – E adesso?

-“ Dai Lucia fermati, aspetta! Non correre!”

-“ Non è niente Carla, ora scusami…ci vediamo domani”

Carla restò lì, ferma ad una trentina di metri dal locale, a guardare Lucia allontanarsi. Aveva provato a fermarla ma senza successo. Una mano le si posò sulla spalla dolcemente, era quella di Marco.

– “Scusami, non immaginavo che potesse accadere, è comunque una vecchia storia e non capisco neanche perché abbia reagito così, in fondo è stata lei ad allontanarsi da me”

-“Lo so, chi poteva saperlo? Spero comunque che tutto possa risolversi, ci tengo a lei”

Carla si girò e guardò negli occhi il suo fidanzato.

– “Ma tengo anche a te! Dimmi la verità, cosa hai provato nel rivederla? Non è che….”

– “No Carla, non lo dire neanche. Stiamo per sposarci, è te che voglio, Lucia è il passato. Torniamo dentro adesso”

Si strinsero la mano e tornarono insieme al locale per un ultimo bicchiere.

Lucia era arrivata a casa veloce come una furia, durante il tragitto non aveva pensato a niente, cominciò a metabolizzare l’accaduto soltanto a letto dove si era buttata ancora vestita.

Non ci poteva credere, Marco, quel Marco. Tutti quei pensieri dell’ultimo periodo, tutto quel suo sentirsi strana, incompleta, e poi lui che ritorna da un passato a cui aveva pensato troppo spesso nell’ultimo periodo. E che balzo al cuore vederselo davanti.

 Si, ne era sicura, stavolta si, aveva tutte le risposte. Aveva sbagliato ad allontanarsi in quel modo dal Paese, in fondo non è che fosse riuscita a soddisfare le sue ambizioni, e si, amava Marco, lo aveva sempre amato, e forse per questo non era mai riuscita a trovare un altro legame così forte e profondo.  Ma sapeva anche che ormai era passato troppo tempo, che era sbagliato, che lui stava per sposare un’altra donna, una sua cara amica, e non poteva fare stupidaggini. Doveva ingoiare il rospo, fare buon viso a cattivo gioco, doveva arrendersi, non aveva alternative, ci sarebbe riuscita, doveva riuscirci, così come era riuscita a mascherare la sua sorpresa e il suo batticuore quella sera, davanti a Carla, davanti a tutte le altre….era stata davvero brava. Ma Carla aveva capito lo stesso, lo aveva intuito, altrimenti non l’avrebbe seguita una volta uscita dal locale, non l’avrebbe rincorsa, e lei poi ha fatto quell’errore, quello di non fermarsi, un’ammissione di colpa che ha rovinato tutto.

Si ma adesso? Come sarebbe stato il rientro a lavoro? Carla avrebbe voluto spiegazioni, o almeno parlarne, in fondo aveva cercato di farlo anche quella sera. Cosa le avrebbe detto? Come l’avrebbe rassicurata? Sarebbe stata convincente? Carla ormai la conosceva bene, era brava a capire se mentiva o meno, e lei non era mai stata così brava a dissimulare gli affetti.

E poi, il matrimonio! Cosa fare? Era ancora sicura di andarci? Come avrebbe potuto dare buca in maniera elegante e senza suscitare sospetti? Di certo in quel momento il solo pensiero di essere lì presente la faceva sentiva male, così come l’aver lavorato a lungo per il matrimonio del suo Marco con un’altra

Lucia non riuscì a chiudere occhio, quel turbinio di pensieri le rovinarono il sonno, e chissà quanti ne avrebbe rovinati in futuro. Sarebbe stata davvero dura questa volta ma doveva reagire, trovare un modo per venirne fuori a testa alta. Doveva, poteva. Per sua fortuna aveva davanti a lei un intero weekend per riordinare i pensieri.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Il mio primo anno

Oggi WordPress mi ricorda che è passato esattamente un anno dal giorno in cui sono entrato a far parte di questa bella comunità.

Il mio blog ha un anno.

Non pensavo potessi durare tanto a lungo nonostante tutte le mie buone intenzioni iniziali. Penso che abbia già battuto il record di durata di tutti i miei blog precedenti. Ma la cosa bella è che so che davanti a me ho ancora una lunga strada da percorrere, con tante cose da scrivere, tante idee da sviluppare, tante emozioni da condividere.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i miei follower, grazie a voi ho imparato tanto, avete stimolato la mia creatività e ispirato nuove idee. Ringrazio in particolare Marta con la quale sto portando avanti questo piccolo progetto ancora senza nome.

Per festeggiare l’occasione ho anche rinnovato il vestito del mio blog, l’ho reso più colorato, più allegro. La parte superiore è un particolare di una mia foto scattata ad un bellissimo quadro di un museo di Monaco di Baviera (la potete vedere sotto per intero). Non so quanto durerà questa nuova mise, dipende anche da voi quindi fatemi sapere cosa ne pensate, spero comunque che vi piaccia.

Intanto….Tanti auguri a me!

Ci aggiorniamo presto, tra qualche ora.

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Come ti organizzo la vacanza…TAG

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E’ ormai finita l’estate, ma che vuol dire questo? E’ sempre tempo per un bel viaggetto.

Dopo il successo del mio “I POSTI CHE…TAG”, per il quale vi ringrazio molto,  ho pensato ad un nuovo capitolo in cui voi dal biglietto aereo facile, ma anche  voi che preferite il treno o l’auto (non pensiate che vi voglia snobbare… anzi), potrete raccontare le vostre esperienze. Questa volta però  più che sui luoghi  vorrei soffermarmi su un altro aspetto, forse ancora più importante, quello dell’organizzazione di un viaggio.

Questo TAG ha quindi la finalità di offrire preziosi consigli sulla programmazione e organizzazione di una vacanza e altre curiosità che potrebbero rivelarsi utili, aspetti pratici che magari per qualcuno saranno scontati ma che per altri potrebbero rivelarsi importanti.

Un TAG di pubblica utilità insomma, o almeno spero.

Le regole del TAG sono sempre le stesse:

  • Riportare la foto del TAG;
  • Citare l’ideatore del TAG Neogrigio;
  • Citare il blogger che vi ha nominato;
  • Rispondere alle domande;
  • Nominare 10 blog amici, preferendo chi ama viaggiare.

Ricordatevi che  Neogrigio è curioso delle vostre risposte quindi fate in modo che possa leggerle taggandolo o semplicemente avvisandolo!

LA SCELTA

In base a cosa scegliete la meta?

Di solito cerco di trovare il giusto compromesso tra budget, bellezza e civiltà del luogo e cose da fare e vedere. Generalmente evito i posti troppo caldi e “giovanili”,  tipo Ibiza per intenderci.

Quanto tempo prima organizzate la vacanza?

Inizio le ricerche 4-5 mesi prima, una volta individuata la meta comincio a monitorare i costi di voli e alloggi fino a trovare l’offerta migliore o presunta tale.

Prima di partire vi documentate sulle cose da fare e da vedere o andate all’avventura?

Normalmente studio la meta in tutti i suoi aspetti dal momento della prenotazione in poi. Questo mi offre  diversi vantaggi come ad esempio un più veloce ambientamento sul posto, un migliore orientamento e anche un risparmio economico oltre che ad un’ottimizzazione delle tempistiche delle varie attività.

Vi  fornite di una guida? Se si quale e perché?

Si, ma è una guida particolare, ovvero una guida fatta da me. In fase di studio raccolgo tutte le informazioni, la storia, le curiosità, la descrizione dei monumenti e degli edifici e riporto tutto in modo ordinato  creando una guida dalla facile consultazione. E poi è gratis!

DOVE DORMIRE

In vacanza  in che tipo di struttura  preferite alloggiare?

Albergo o appartamento

Qual è il servizio che non deve assolutamente mancare nel vostro alloggio?

Non deve MAI e dico MAI!!! mancare il bagno privato in camera. Importante nella scelta è anche la vicinanza ai mezzi o alle attrazioni e la presenza della rete wireless gratuita.

Come siete soliti  prenotare l’alloggio?

Attraverso i siti Booking e Venere, con cancellazione gratuita. Quest’ultima opzione è fondamentale in quanto diverse volte mi ha salvato dopo la cancellazione o lo spostamento di un volo da parte della compagnia.

TRASPORTI

Dove acquistate i biglietti?

Su internet, direttamente sul sito della compagnia

Che mezzo preferite per viaggiare?

L’aereo. Per me la vacanza è anche evitare lo stress della macchina quindi del parcheggio, delle code…

Per i voli quale compagnia siete soliti scegliere?

Di solito Ryanair o Volotea, ultimamente sempre di più  Alitalia, non ho ancora capito come poter fare un biglietto unico con più scali con le compagnie low cost.

In caso di scali  che tipo di biglietto acquistate? Unico o a tratte?

Tendo sempre a comprare il biglietto unico, offre maggiore comodità durante il viaggio  e più sicurezza in casi di ritardo e soprattutto in caso di cancellazione o spostamento di una tratta.

IN TASCA E IN VALIGIA

Cosa non deve mai mancare in valigia?

Ridete pure ma nella mia non manca mai un rotolo di carta igienica, di solito quello fornito in albergo non è mai sufficiente e rimanere senza è una disgrazia. Poi, oltre ovviamente al vestiario, porto sempre un paio di bustine di Gaviscon e fogli di carta per prendere appunti. Per finire faccio anche una lista delle cose messe in valigia in modo al ritorno di essere sicuro di aver preso tutto.

Come vi organizzate se visitate un paese con moneta diversa dall’euro?

Prelevo i soldi direttamente dai bancomat locali, anche in aeroporto, in questo modo non ho spese di commissione.

Dove siete soliti custodire i documenti ed i soldi?

Tendo a dividerli in più posti in modo da non tenerli insieme. Di solito porto in giro con me un documento e del cash, a volte il bancomat,  divisi tra portafoglio e tasca interna dello zainetto. Tutto il resto lo lascio in camera dentro la valigia chiusa a chiave.

Internet?

Le promozioni per l’estero sono diventate carissime. Ultimamente mi sono fatto bastare il wi-fi dell’albergo.

Una app da viaggio?

No, nessuna in particolare. Raramente utilizzo “Here”, il maps di Windows Phone

IN VACANZA…

… in cosa spendete maggiormente i soldi?

Prima in calamite, adesso non più visto che ho già occupato l’intera superficie del frigo. Purtroppo spendo molto  in pensierini da portare agli altri, un vizio che mi piacerebbe perdere perché oltre ai soldi   vanno in fumo anche tempo e serenità mentale: “cosa porto? Questo potrebbe piacere? Forse no? E allora cosa? Andiamo a vedere in altri negozi, vediamo se troviamo di meglio casomai torniamo domani ecc… In pratica perdo almeno un giorno di vacanza.

… dove e come preferite mangiare?

devo assolutamente provare almeno una volta tutte le tipiche pietanze del luogo. Poi street food low cost.

…il rituale che non manca mai

Compro sempre una copia del quotidiano più importante del Paese.

 

FORSE NON SAI CHE / CONSIGLI SPASSIONATI 

Sottolineo l’importanza di prenotare l’alloggio con l’opzione della cancellazione gratuita. E’ fondamentale quando si viaggia in aereo e si prenota molto tempo prima.

Io porto sempre dietro con me il passaporto anche se rimango all’interno della Comunità Europea, non si sa mai. Una volta a Londra mi ha proprio salvato visto che non volevano accettare la moderna carta d’identità elettronica emessa dal mio comune.

Prima di partire, soprattutto per mete culturali, è utile informarsi su eventuali abbonamenti per musei e mezzi, si possono risparmiare un bel po’ di soldi senza dover sacrificare nulla.

Al ritorno da ogni viaggio creo una carpetta nella quale conservo tutti i ricordi: guida, ogni tipo di biglietto, da quello aereo ai musei,  scontrini, volantini, mappe e tutto ciò che mi porto dietro (ovvero qualsiasi cosa) da quel luogo.

Nomino:

Giovanna’s travels

Her world

Viaggi di ritorno

Travelliamo

I discorsi dell’ascensore

Non sono ipocondriaco

Pensieri loquaci

Drive my car

Diario di una turista consapevole

Iris & Periplo

Manhattan

Sono uno di quei tipi che se iniziano una cosa la portano a termine, lo fanno nonostante tutto, ci provano davvero fino allo sfinimento. Sono più unici che rari i casi in cui ho lasciato a metà qualcosa, un film  o un libro ad esempio. L’ho fatto però con questa serie TV, Manhattan. No, non ho resistito e ho mollato all’inizio della seconda serie. Le premesse in realtà erano ottime, si racconta (in un modo molto romanzato e non so quanto veritiero, forse poco, non sono riuscito a documentarmi bene su questo punto)  del celebre progetto Manhattan, quello che ha dato vita alle bombe atomiche poi sganciate su Hiroshima e Nagasaki con il contributo dei maggiori fisici del tempo. E anche la serie TV era iniziata bene, forse un po’ lenta ma ricca di intrighi e colpi di scena. Con il passare del tempo però,  nonostante l’ottima fotografia,  ho avuto sempre più difficoltà nel seguirlo fino a quando mi sono ritrovato ad addormentarmi sistematicamente ad ogni puntata, a quel punto  non ho potuto far altro che alzare bandiera bianca. Mi dispiace in realtà, perché di spunti buoni ne ho trovati un bel po’, ma a mio avviso si sono tutti esauriti nella prima stagione, tanto che, anche adesso, non ho la minima curiosità su come possa essere il finale.

Trama:

A Los Alamos, in pieno deserto, sorge una cittadella nascosta e coperta dal segreto militare  dove due gruppi di scienziati lavorano in parallelo a due progetti diversi per il raggiungimento dello stesso obiettivo, la costruzione di una nuova arma che possa mettere fine alla seconda guerra mondiale: il Gadget. I componenti di questi due gruppi, uno ufficiale e governativo e l’altro alternativo e quindi con minori possibilità a livello economico e di autorizzazioni,  sono in lotta tra loro per dimostrare la superiorità del proprio progetto sull’altro.

Stagioni: 2

Episodi: 23

Durata episodio: 45 minuti

Voto:  ●○○○○ deludente

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Cristina

“Gli spettri abitano dimore gotiche, come succede in Edgar Allan Poe.

Ma quelli che fanno più paura sono qui a ricordare il tempo agli uomini.

Gli spettri agitano coscienze storiche, fatti epocali, stragi piccole, colpe, peccati, scie di cenere.

Ciò che ci fa paura siamo noi.”

Cristina – Baustelle (dal cd “Fantasma”)

Ho riascoltato questa bellissima canzone dal sapore un pò western e dai motivi sentimentali dopo molto tempo. Adoro la sua parte finale, forse perchè parla del tempo che scorre via, di occasioni mancate e obiettivi ancora da raggiungere,  un tema a me assai caro, o per la sua atmosfera così dark e introspettiva. Fatto sta che è ascoltando questa strofa che mi è venuto in mente di aprire questa nuova rubrica sul mio blog, Short, che non potevo quindi che iniziare così.

Short

Il menu del mio blog si arricchisce da oggi di una nuova rubrica.

L’ho chiamata Short, in inglese corto, piccolo, conciso, perchè queste caratteristiche avranno i post in essa contenuti, eccezioni a parte.

Ci troverete soprattutto citazioni da racconti, interviste, libri, canzoni e tanto altro, con eventualmente un approfondimento personale.

Spero via piaccia

 

Colloqui, statistiche e riflessioni

Sono passati già due anni dal giorno in cui il mio mondo lavorativo è andato a … fatemelo dire… “puttane”, quindi meno di due anni  in cui mi ritrovo continuamente impegnato alla ricerca di una nuova occupazione, tanto è che se un giorno  dovessi finalmente trovarne una penso che mi sentirei vuoto dentro.

Vorrei in questo mio post cercare di studiare ed analizzare questo mio cercare di reinserirmi nuovamente nel mondo del (non)lavoro presentando esperienze, statistiche,  e riflessioni.

Ovviamente si parte dal principio che, a meno che non voglia essere sfruttato, umiliato, sottopagato o proprio non pagato,  o anche  intellettualmente e/o moralmente succube, difficilmente dalle mie parti riuscirò a trovarne uno.

La mia ricerca ha attraversato varie fasi, secondo l’evolversi di idee, convinzioni e delusioni.

Ma partiamo dalle statistiche.

In tutto il 2015 sono stato protagonista di ben quattro colloqui.

Due di questi via Skype o telefono per lavori all’estero, precisamente uno in Grecia ed uno in Polonia. Entrambi mal pagati, o meglio, pagati con lo stipendio medio dei due Paesi, ma anche se quello in Polonia poteva essere interessante visto che l’azienda era la nota società di consulenza Capgemini e quindi poteva essere visto come un inizio in attesa di qualcosa di meglio, ho rifiutato e sono andato avanti.

Altri due colloqui sono stati de visu per due aziende del mio attuale settore ovvero l’healthcare.

Il primo è stato per una multinazionale, di cui eviterò di fare il nome,  leader nel settore, con la quale avevo collaborato durante la mia attività lavorativa (e collaboro tutt’ora) e nella quale avevo già svolto dei corsi direttamente nel loro training center in USA. Dopo un primo colloquio telefonico sono stato dunque invitato ad un incontro a Napoli dove sono stato liquidato in poco più di cinque minuti dal responsabile del servizio del Sud Italia, che mi conosceva già e infatti non aveva neanche letto il mio CV, spiegandomi che si trattava di un lavoro che richiedeva delle competenze non in mio possesso. Era vero. La domanda però sorge spontanea, visto che lo sapevi  già perché mi hai fatto salire fino a Napoli? In realtà ho reagito alla bocciatura con un sorriso quando ho scoperto di che tipo di lavoro si trattava, in pratica una prigione vera e propria e neanche  troppo dorata, una prigione tra l’altro anche itinerante, e diventare uno zingaro del lavoro non è la mia più alta aspirazione, soprattutto in quel tipo di settore. E’ inutile aggiungere che da quel giorno non ho più neanche guardato gli annunci lavorativi di quell’azienda.

Ancora peggiore per certi aspetti la seconda esperienza, il colloquio a Palermo in una ditta privata che avevo già deciso di rifiutare dopo i primi 10 minuti della chiacchierata. Ritengo inconcepibile oggi offrire ancora un lavoro del genere sfruttando la disperazione delle persone, basando tutto sull’improvvisazione in un settore così delicato. Sono tra l’altro rimasto basito davanti  all’affermazione “tutti i tecnici sono andati via”. Ma davvero non capisci il perché?

Passiamo adesso al 2016.

In questi primi otto mesi sono già arrivato a ben otto colloqui.

Due di questi potevano veramente segnare una grande svolta. Sono stato contattato infatti per ben due volte per un posto di Technical support rappresentative in lingua italiana all’estero. La prima da una multinazionale dell’healthcare, per un lavoro con sede a Francoforte e salario di partenza molto alto. Il colloquio telefonico va bene, mi vengono chiesti anche dei certificati che è mia premura inviare nel giro di qualche ora. Tutto sembra andare per il meglio fino alla mattina seguente quando attraverso una mail vengo avvisato che la mia candidatura si è arrestata per via del mio inglese non fluente.

La seconda dopo un mese circa, quando nientepocodimenoche la Mercedes-Benz mi contatta per un colloquio per il loro Customer Service di Maastricht. Stipendio iniziale non altissimo ma neanche da buttare via, non tantissimo per vivere in Olanda, ma volete mettere? La Mercedes! Il colloquio va abbastanza bene, qualche difficoltà per via della ricezione telefonica ma pensavo di avere grandi possibilità. Il giorno successivo invece, sempre via mail, vengo informato che la candidatura si è arrestata, per il mio livello d’inglese, di nuovo. Ok, questa volta l’ho presa con più filosofia, sono ormai quasi rassegnato.

Ora non pensate che il mio livello di inglese sia quello di Walter Mazzarri dopo un anno di studio full immersion in Inghilterra, ovvero ridicolo all’ennesima potenza, è che non avendolo mai studiato ho qualche problema nella comprensione ed un vocabolario limitato. Però me la cavo discretamente. Del resto ho già fatto numerose esperienze all’estero ed in Olanda, dopo una settimana di corso, mi sentivo già abbastanza sicuro nei dialoghi.

Ma non è finita qui. Ci sono stati anche altri sei colloqui come già accennato.

Uno a Palermo per un’azienda nel settore della telefonia-luce-gas per un ruolo da procacciatore. Assolutamente da scartare.

Un colloquio per un’azienda immobiliare, giocata in casa questa volta. Pensavo che potesse essere un’ottima idea come lavoro part-time, salvo poi scoprire che  tempo e denaro da investire erano superiori a quanto sperato. La chiacchierata comunque è stata davvero gratificante e costruttiva anche se non sono più stato richiamato. Niente su cui piangerci sopra comunque.

Due telefonate per un medesimo ruolo di Quality Assurance, uno in Svizzera e l’altro a Monza, possibilità precluse già alla prima telefonata. Così come per quel posto di Field Service Engineer in UK.

Ed infine, di nuovo, un’altra possibilità come Technical Support per una nota azienda di dispositivi elettronici in quel di Brno, Repubblica Ceca. Questa volta dopo un iniziale scambio di mail il colloquio avviene via Skype. Beh, questa volta a quanto pare il mio inglese non è  un problema visto che dopo il mio primo rifiuto per quello che è un salario medio del luogo, ovvero 750 euro circa, l’azienda mi ricontatta per offrirmi 100 euro in più. Ancora pochi per la mia attuale situazione.

Ora, un paio di riflessioni.

Non ho mai studiato inglese a scuola ed ho cercato di impararlo myself. Ovviamente non ho una conoscenza fluente della lingua ma questo non mi ha mai precluso alcune possibilità, come seguire dei corsi negli USA e in Europa. Il problema è il  non parlarlo sempre, non immergersi nella lingua, all’estero, dove scatta quell’istinto di sopravvivenza che accelera l’apprendimento. Capisco d’altronde che ci siano aziende che pretendono una conoscenza ottimale della lingua, ma questo non preclude l’ingresso ad altre aziende dello stesso livello per le quali il mio livello di inglese non sembra poi un grosso problema. Ovviamente per migliorare la mia capacità di conversazione mi sono anche iscritto ad un corso che dovrebbe iniziare tra poco.

Fa riflettere come la maggior parte, direi quasi la totalità, delle ditte che mi contattano sono estere, quelle poche italiane con cui ho avuto contatti o richiedono competenze altamente specializzate oppure offrono delle condizioni davvero umilianti. Questo la dice tutta sulla situazione del nostro Paese.

Da parte mia ritengo di essere colpevole solo di una cosa, di non essermi guardato intorno in questi anni, di non aver investito il mio tempo libero per specializzarmi in qualcosa di più spendibile, di non aver appreso l’inglese in maniera fluente. Ma il tempo a disposizione è stato veramente minimo  e nessuno aveva mai avuto l’ardire di mettere in discussione la sicurezza di un lavoro che solo gli sporchi giochi della politica hanno potuto affondare. Si, mi sono cullato nella presunta sicurezza di un lavoro che già da un pò non offriva comunque più gli stessi stimoli di un tempo.

Rimango quindi in attesa.

Settembre è appena iniziato, le aziende riaprono dopo le ferie e sono sicuro di ricevere qualche altra chiamata, avere qualche altra possibilità, non fosse altro per quella telefonata del 29 luglio ricevuta dalla Germania  proprio quando ero momentaneamente non rintracciabile per via del matrimonio di un mio caro amico, o per tutti quei CV inviati in questi ultimi due mesi.

Al momento continuo con serenità il mio attuale lavoro ma con la consapevolezza non solo di dovermi limitare strettamente a quanto di mia competenza  e nelle ore stabilite ma anche di andare incontro a qualche mese di relativa libertà, e intanto penso a quanto mi piacerebbe poter essere il capo di me stesso.

 

Episodio 10 – Sonni irrequieti

Il ritorno verso casa fu fonte di vari pensieri per Lucia, un turbinio di dubbi e speranze lottavano tra loro. Forse gli strascichi dell’alcool o forse quelle strane idee in testa, quello strano sesto senso, non le permisero di ammirare la luna piena mentre sola si avviava verso casa,  la luna piena, come quella che adorava guardare da piccola, nelle sere di inizio estate, con Marco  vicino l’amata quercia. Spesso negli ultimi anni la nostalgia la rapiva e non le permetteva di godere delle soddisfazioni professionali, capitava che a volte si sentisse inadeguata, come questa sera.

Il tragitto bar – casa fu faticoso. Improvvisamente lacrime amare cominciarono a rigare il suo bel viso, si sentiva sola e spaesata, sempre più spesso nell’ultimo periodo si era chiesta se avesse fatto la scelta giusta, se dividere la sua strada da quella di Matteo fosse stata la decisione migliore, ma il dubbio che ancor più la attanagliava era capire se lasciare il paese e rincorrere un sogno forse troppo grande fosse stata la cosa più corretta da fare.

Con la malinconia si abbandonò alle braccia di Morfeo. Un sonno disturbato ed affollato di incubi non tardò ad arrivare. Sognò uno stormo di uccellacci rapaci neri e con gli occhi gialli che la beccavano, nessun dolore reale ma un fastidio nell’anima che l’accompagnò fin dopo il risveglio quando si ricordò di quell’incubo appena concluso ed un malessere interiore si fece largo dentro di lei. Non si sentiva molto bene ma soprattutto non aveva voglia di andare in ufficio, però non poteva esimersi, era un giorno importante, Mr Right, alias il grande capo, sarebbe stato presente per verificare  l’evolversi di alcuni lavori, o meglio, voleva velatamente fare la predica a qualcuno, non era ancora chiaro a chi, ma era sicuramente questo il motivo. Di solito l’ apparizione di quella fantastica chioma color platino in ufficio era sinonimo di guai in vista per qualcuno, generalmente senza un motivo specifico, ma ovviamente nessuno osava contraddirlo se non voleva ritrovarsi in mezzo alla strada (letteralmente) con un cartone in mano contenente tutti gli indispensabili che generalmente una donna tiene in borsa.

Affidandosi all’onnisciente sapienza di internet cercò il significato dell’ incubo  appena fatto trovando come risposta semplicemente la necessità di ritrovare la giusta serenità. Pensò che non le era di grande aiuto, che questo lo aveva capito da sé, che non le serviva certo un sito internet per spiegarle che era irrequieta dentro, che non le andava mai bene niente, quindi spense il portatile sbuffando e si diresse verso l’ ufficio, per niente pronta ad affrontare la giornata. Si apprestava ad affrontare una possibile lavata di capo con un umore pessimo ed un senso d’inquietudine che le aveva tolto anche l’appetito, per certi aspetti anzi non aveva per niente timore di questa possibilità, che gliela facesse pure se era il caso, aveva ben altri problemi al momento.

Il briefing stava per iniziare quando Carla si sedette al suo fianco  nella sala riunioni e le passò furtivamente un post-it con su scritto “Stasera all’aperitivo ti presento il mio futuro marito!”. Il messaggio era contornato da cuoricini e faccine stilizzate tutte sorridenti. Un senso di nausea percorse Lucia che però fece buon viso a cattivo gioco, forse il suo pessimo umore era causato da questa cosa, dalle smancerie e dal sentimento che Carla si incaponiva ad ostentare con lei, paladina del “io le emozioni non le provo”, anche nei momenti meno opportuni. La riunione inaspettatamente filò liscia come l’ olio, nessuna lavata di capo, almeno in apparenza, Mr. Right era veramente passato in ufficio per fare il punto della situazione o forse solo per sfoggiare l’ ultima dama al suo fianco, subito soprannominata l’extraterrestre per via del colore dell’abito (un appariscente argento scintillante) e dell’altezza dei tacchi con cui stranamente riusciva anche a camminare con una discreta grazia.

La giornata lavorativa trascorse quindi senza particolari patemi fino al rompete le righe e all’annuncio di Carla, attesa protagonista della serata:

  • “Bene! Siete pronte? La giornata è stata intensa ma non è ancora finita! Forza prendete le vostre cose che stasera siete mie ospiti, non azzardatevi a controllare i prezzi, voglio che sia una bella serata e non dobbiamo farcela rovinare da niente e da nessuno, va bene?”

Con questa dichiarazione Carla diede inizio al festeggiamento. Dopo qualche minuto la porta  del locale si aprì ed entrò un ragazzo stupendo,  barba incolta al punto giusto, occhiali da sole ed un fisico atletico che non lasciava intravedere  neanche un accenno di pancetta sotto quel bel completo gessato indossato in maniera alquanto sportiva. Tutte si voltarono a guardarlo, lui fermo all’ingresso si guardò intorno e una volta individuata la meta si diresse verso di loro, Carla si alzò e, sorridente come non mai, gli andò incontro.

No non poteva essere vero.

  • “Piacere, io sono….”
  • Lucia non riuscì a proferire parole davanti a tanta grazia, era un uomo fantastico, con un nome che tanto le ricordava l’infanzia, la sua infanzia con… “MARCO”
  • “Princess”

Due nomi, pronunciati uno di seguito all’altro gelarono all’istante tutta l’aria dell’ intero pianeta.

  • “Cosa ci fai qui?”
  • “No no, cosa ci fai qui lo dico io!”

L’ imbarazzo delle altre collega faceva da contorno a questa scenetta che vista da fuori era tragi-comica mentre vissuta in prima persona era solo tragica.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

L’interpretazione dei “Bianchi”

Ho sempre vissuto con la musica in testa.  I miei più antichi ricordi sono di me bambino piccolo in adorazione davanti al giradischi rapito dalle musiche di The Wall dei Pink Floyd ma soprattutto da quel vinile che all’esterno era per me così insignificante ma bastava aprirlo per rimanere folgorato da tutti quegli strambi personaggi raffigurati. Penso che la mia passione per la musica si possa far risalire a quei momenti.

Mio padre durante la mia infanzia era un elemento abbastanza attivo nel portare avanti l’industria musicale in Italia. Erano i tempi della vera musica, dei veri artisti, delle musicassette e dei vinili che lui acquistava abbastanza spesso, soprattutto artisti italiani come Venditti e De Gregori, ma nel mobiletto dello stereo potevo trovare anche Dalla, Vanoni, Beatles, Ron, Alunni del Sole e Ruggeri (il cui vinile La parola ai testimoni fu il primo da me messo sul piatto e fatto accarezzare dalla testina) insieme a tanti altri.

In realtà l’unico vero  mito di mio padre è sempre stato  Lucio Battisti.

Ogni uscita era celebrata a casa come un evento, me lo ricordo ancora, e ogni disco veniva acquistato in tutte le forme disponibili, che poi erano le due suddette, vinile e musicassetta. E’ per questo che oggi ci ritroviamo una collezione completa che varrebbe un bel po’ se mio padre non avesse ceduto a diversi attacchi di pazzia che lo hanno portato a:  1) cimentarsi in una inutile quanto ridicola catalogazione dei suoi tesori musicali andando ad apporre su ogni copertina un adesivo con su scritto un numero che neanche so cosa voglia significare (e non lo voglio neanche sapere in realtà!). Me lo ricordo ancora quel pomeriggio di tanti anni fa, nel tavolo del soggiorno, io piccolino a guardare e lui intento a ritagliare, scrivere ed incollare, e già allora non ne capivo bene il motivo anche se penso che mi abbia impressionato a tal punto da influenzare la mia futura passione per il controllo, gestione e catalogazione delle cose; 2) usare alcune copertine di vinili come quadri da appendere nel suo studio in garage, con tanto di chiodi a rovinare irrimediabilmente delle chicche di gran valore.

Ovviamente, volente o nolente, conosco tutta la discografia di Battisti a memoria, e oggettivamente ne riconosco la grandezza, un disco come  Anima latina ad esempio è ancora oggi, dopo decenni, inarrivabile, ma questo a mio padre non lo dico, comincerebbe con la sua solita tiritera sulla differenza tra Lucio e gli altri per poi passare a denigrare i miei di idoli, non riuscirei più a fermarlo.

I dischi di Battisti a cui sono più affezionato però sono quelli scritti insieme a Panella, i cosiddetti “Bianchi”, e questo perché li ho vissuti totalmente e intensamente essendo usciti proprio nel periodo della mia infanzia. Ricordo ad esempio quei sabati di inverno dopo pranzo quando prima di accompagnarmi al campo per il calcetto mio padre mi faceva sorbire per ben due volte di fila l’ascolto del  bianco del momento.

Ora, i Bianchi li conoscono in pochi, sono sempre stati criticati per il loro significato ermetico (ma quale significato? Ce n’è davvero uno?), il loro non-sense, non hanno entusiasmato, non sono entrati nel cuore della gente, non hanno venduto, sono passati quasi inosservati. Eppure, dando oggi anche un’occhiata ai commenti su Youtube, anche in quel caso Battisti aveva guardato lontano. I bianchi adesso, dopo vent’anni, stanno pian piano risorgendo, vengono riscoperti, mi è capitato ultimamente di leggere (e quindi poi commentare) post su FB di ragazze che riportano versi di queste canzoni oppure che ne linkano i file audio, e c’è chi grida alla poesia, al capolavoro, addirittura alla superiorità di Panella rispetto a Mogol.

Dopo vent’anni!

Io li ho sempre amati, anche quando, per la maggior parte dei casi,  per non dire nella totalità, di quei testi non ci ho mai capito un tubo.

Ed ecco che alcuni giorni fa su Amazon ti becco questo libro, “Da Don Giovanni a Hegel” di Alexandre Ciarla, con recensioni altissime. E’ l’unico libro sui Bianchi che si pone come finalità quello di analizzare tutti i dischi e spiegarne il significato canzone per canzone, strofa per strofa. Non potevo lasciarmelo sfuggire e finalmente oggi l’ho ritirato. Per prima cosa ho fatto una foto e l’ho inviata a mio padre, che al momento si trova  in vacanza nel suo paese di origine, con sotto la proposta “10 € e te lo faccio leggere” . Ha subito risposto con una cascata di emoticons di cuori e sorrisi, a lui così indigesti di solito, e ha iniziato a tempestarmi di domande…penso che il suo ritorno a casa non sarà poi così traumatico.

Successivamente ho dato una sfogliata all’interno leggendo qua e là a caso e ho pensato a quanto sarà bello ed entusiasmante dare finalmente un significato, chiaro o recondito che sia perché sempre di interpretazione si tratta, a canzoni che fino ad oggi sono state per me per lo più cozzaglie di parole sistemate alla rinfusa e musicate.

Dalle poche righe lette mi si è aperto dentro un mondo nuovo,  ma non dirò neanche questo a mio padre.

Note

Con il termine “Bianchi” si intendono i cinque album di Battisti (gli ultimi prima della sua morte) scritti con il paroliere Pasquale Panella. Vengono chiamati “Bianchi” per via delle loro copertine, completamente bianche appunto con al centro un disegno (creazione dello stesso Battisti) o una lettera o un insieme di lettere. I cinque album in questione sono: Don Giovanni (1986), L’apparenza (1988), La sposa occidentale (1990), Cosa succederà alla ragazza (1992), Hegel (1994).

P.S. Questa non è una recensione del libro, che ancora non ho neanche letto, quanto un insieme di impressioni, ricordi e considerazioni personali. E’ per questo che il post verrà inserito nella sezione Diario e non in quella Libri

 

Rieccomi

Sono appena tornato, più abbronzato che mai, dalla mia piccola vacanza nelle isole Eolie…che dire…sono stati dei giorni fantastici tra granite, ottimo cibo, escursioni, natura e paesaggi mozzafiato, mare cristallino, gite in barca, scalate a piedi ma anche su due e quattro ruote, incontri e nuove amicizie. Non mi sono fatto mancare proprio nulla questa volta!

Non pensavo di potermi divertire così,  che mi potesse piacere tanto passare le mie ferie al mare piuttosto che in una città d’arte europea…questo viaggio ha praticamente rivoluzionato il mio concetto di vacanza.

Spero al più presto di riuscire a farvi vivere, per quanto possibile ovviamente,  le mie stesse emozioni attraverso il mio solito diario di viaggio completo di foto, ma sono già sicuro di non riuscirci, non sono così bravo nello scrivere e descrivere.

Intanto si va avanti, l’estate continua e non dobbiamo fermarci.

A presto

 

 

Finalmente

Finalmente in ferie!

Penso che mai come questa volta ho aspettato con tanta trepidazione l’inizio delle vacanze vere e proprie, vacanze lunghe visto che tornerò in ufficio il 22 agosto, se tornerò, forse, chissà, spero di no.

Le ultime sono state settimane particolari, ricche di tensione. Giorni che mi hanno visto protagonista a lavoro di una querelle che mi ha davvero fatto “sbarellare”  e che ha cambiato il mio modus operandi lavorativo, quando è troppo è troppo. Da adesso in poi basta concessioni, basta favori, niente più disponibilità illimitata che continuo ad offrire da ben due anni nonostante una condizione lavorativa davvero penosa. Da adesso in poi farò quello che mi tocca fare, negli orari in cui è previsto che lo faccia. Adesso sono più sereno e pronto a prendermi le mie soddisfazioni, e perché no anche le mie vendette e che cavolo! Tanto non ho più nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Ma non voglio scrivere di questo oggi.

L’estate entra nel vivo ed io mi sento pronto ad accoglierla nel miglior modo possibile. Mi sento bene, pieno di fiducia nel futuro e con tanta voglia di godermi la vita.

Sono in ferie solo da un paio di giorni  ma devo dire che sono già molto contento di come vanno le cose. Ho già rivisto in trasferta vecchi carissimi strambi protagonisti di una fase della mia vita con cui ho passato una davvero bella serata, per non parlare del matrimonio di uno dei miei più cari amici che è stato teatro di  gran divertimento fino a notte fonda tra buon cibo, bella compagnia, balli, alcol, musica e nuove conoscenze, una bellissima serata. Certo, nello stesso giorno avrei dovuto essere anche al matrimonio di un altro grande amico, un compagno di sventura lavorativa, il mio fratellino palermitano, ma non ho ancora ricevuto in omaggio il dono dell’ubiquità purtroppo,  mi dispiace tanto, davvero.

Il mare me lo sto già godendo da un po’ e a questo continuerò ad aggiungere i restanti componenti per le ferie perfette, ovvero amici, serate, o meglio ancora nottate, spensieratezza e libertà, intesa come libera concezione del tempo, in parole povere vivere senza l’assillo dell’orologio.

Dopo Amsterdam ecco poi un altro viaggetto, questa volta molto più low cost. Dall’uno al quattro agosto sarò a Lipari, la più grande isola delle Eolie, per godermi qualche giorno di relax e svago in una vera località estiva e non nelle solite afose capitali europee. Ovviamente non vi farò mancare il mio solito diario di viaggio corredato da foto, in previsione di questo ho anche inserito nel menù Viaggi del blog la sezione Italia.

Non ho messo in preventivo altro per ora, ho deciso di prendere ciò che mi si propone giorno per giorno, senza pensieri e senza programmi.

Intanto ne approfitto per raccontarvi qualcosa su questo ultimo mese che volge già al termine. In realtà ho fatto davvero ben poco a parte passare un weekend fuori, nella mia casa di famiglia del messinese in compagnia dei miei genitori, l’occasione giusta per rilassarmi un po’, ricaricare le pile, incontrare qualche parente, fare un tuffo nei bei ricordi del passato, soddisfare un ciclico bisogno di vivere un posto che porto nel cuore per tantissimi motivi e godere delle sue prelibate granite. Ho già chiuso invece il mio blog fratellino, mi sembrava ridondante e ovviamente non ho mai pensato di lasciare né di mettere in secondo piano voi, sono all’interno del vostro mondo, quello di WordPress, da quasi un anno e questo significa che mi ci trovo proprio bene.

Buona Estate a tutti!

 

Episodio 9 – Un matrimonio per tutti

Alla fine Carla  decise di informare anche tutte le altre colleghe che, sorprendendola, le fecero davvero una grande festa, paradossalmente più di quanta gliene abbia fatta Lucia,  tanto che, vuoi per il molto tempo libero a disposizione, vuoi per il fatto che, si sa, l’idea del matrimonio manda in visibilio la maggior parte delle ragazze, in età da marito o no, dotate di potenziale fedele compagno per la vita ma anche single con il sogno del principe azzurro, si  proposero tutte di darle una mano per qualsiasi cosa le fosse necessario.

Carla non se lo fece ripetere due volte e cominciò a stimolare la fantasia di molte sue colleghe così che non solo loro iniziarono a proporre idee originali  ma i preparativi si trasformarono quasi in un progetto comunitario.

Ogni giorno c’era sempre chi arrivava con qualche nuova proposta più o meno originale e spesso dopo il lavoro ci si riuniva tutti al bar dietro l’angolo per fare il punto della situazione, definire i dettagli e buttare giù i successivi obiettivi: riviste, applicazioni, siti specializzati ma anche semplici cartelloni pubblicitari, Pinterest e Instagram, furono fonti di  ispirazione, era un periodo felice.

Ad ogni aperitivo il brindisi era per la sposa, le colleghe stavano diventando amiche e questa situazione iniziava a piacere a Lucia, era bello lavorare in un clima armonioso, era bello arrivare in ufficio la mattina e vedere le altre con il sorriso stampato sul viso, con la creatività alle stelle, con la necessità di mettere nero su bianco le nuove idee.

Carla poi era raggiante, aveva sempre temuto il dover organizzare tutto da sola,  senza l’aiuto della sua famiglia che ora la vegliava da lassù. Per tutti questo evento stava diventando un momento d’unione e anche i superiori erano soddisfatti dell’atmosfera che si era creata in azienda, questo matrimonio aveva permesso alle dipendenti di fare gruppo e adesso portare a termine le diverse scadenze era diventato molto più semplice, era proprio vero il detto “l’ Unione fa la forza!”.

Intanto i mesi passavano, il fatidico giorno si avvicinava e per Carla era arrivato il momento di distribuire gli inviti tra le colleghe, adesso non poteva esimersi dall’estendere l’invito a tutto il team, capo compreso.

Restava solo una cosa da fare in realtà,  presentare il futuro marito alle colleghe.

Una sera, in un dopo lavoro come tanti, all’ ormai solito aperitivo post-ufficio  Carla fece una proposta:

  • “Ragazze, cosa ne dite se un giorno di questi usciamo a cena? Ho scoperto un giapponese davvero carino e non troppo costoso, qui in zona, a qualche isolato di distanza, vi va?”

In coro le colleghe si dissero entusiaste dell’ idea, molte immaginavano anche cosa le aspettasse.

Lucia, contagiata dal clima armonioso e festoso non si tirò indietro, del resto per lei ogni scusa era buona per cenare al giapponese e strafogarsi di hurumaki e tempura, però in lei c’era sempre quel non so che di strano che non la abbandonava, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in tutta quella storia, un qualcosa che di tanto in tanto le appesantiva lo stomaco. Ma cosa? Sembrava tutto così perfetto e chiaro, forse era solo un po’ di stress,  o la consapevolezza che il tempo avanzava anche per lei che intanto stava dedicando tutto il suo tempo esclusivamente al lavoro, forse quel matrimonio inconsciamente la faceva sentire incompleta, sola.

Non riusciva davvero a capire quel suo stato ansioso ma cercava comunque di fare buon viso a cattivo gioco, per Carla, lei se lo meritava davvero.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Fa caldo!

E’ la mia prima estate qui su WordPress, e nonostante tutte le mie buone intenzioni so già che non sarò in grado di tenere aggiornato il mio blog con una cadenza soddisfacente.

I motivi sono facilmente intuibili: il minor tempo a disposizione ma soprattutto il CALDO!

Come si fa a concentrarsi, a sedersi a scrivere qualcosa di senso compiuto, mentre ti stai letteralmente liquefacendo?

E’ impossibile!

E’ per questo che spero di riuscire ad aggiornarvi di tanto in tanto sulla mia estate  almeno con pillole di poche righe.

Di post più lunghi e seri ne ho già iniziati un bel pò, ma di questo passo non penso che vedranno la fine prima di settembre.

Un ovvio rallentamento lo subirà anche la storia di Lucia e Marco, anche perchè in questo caso gli impegni ed il caldo raddoppiano, colpiscono non solo me ma anche Marta.

I nostri fan e fedeli lettori se ne dovranno fare una ragione, vorrà dire che in vacanza porteranno il racconto di un altro scrittore eheh.

Ok, adesso vi devo salutare, passo il mocio sotto la sedia e scappo a mare.

Buona estate a tutti!

 

Il blog fratellino

Ciao a tutti amici,

vi scrivo solo per comunicarvi che da oggi questo mio blog avrà un fratellino gemello, non omozigote però. Ovvero, ho deciso di aprire un altro blog, con lo stesso nome ma in un’altra piattaforma, anche se in realtà sempre del buon vecchio WordPress si tratta.

I post saranno uguali  a parte qualcuno più personale che potrete continuare a leggere solo qui, in quello che resta il mio blog principale.

Comunque mi sembrava giusto dirvelo, se volete dargli un’occhiata potete farlo qui:

http://unavitanonbasta.altervista.org/

Un buon inizio settimana a tutti

Per una volta fieri del tricolore

Capisci di essere solo quando, durante un Europeo di Calcio, su quattro partite dell’Italia ben … QUATTRO!, cioè tutte, le guardi a casa, da solo, in un paio di occasioni con la compagnia di tuo padre.

Niente bandiere, niente magliette, niente birra, niente amici, niente urla, niente abbracci. E dire che fino a qualche tempo fa per queste partite ci riunivamo in un paio di decine di persone, quindi un paio di decine di allenatori e superstiziosi iettatori.

Altri tempi!

Anche in Paese, niente di organizzato, giusto un paio di locali hanno trasmesso la partita in TV, e dalle loro foto di Facebook non mi è parso di scorgere quella presenza e quell’entusiasmo che dovrebbero essere naturali in occasioni come queste, forse le uniche ormai dove ci sentiamo tutti accomunati da uno stesso sentimento, dove ci sentiamo davvero uniti e fieri, dove mettiamo da parte per qualche ora tutti  i problemi, le insoddisfazioni e le umiliazioni che quella stessa bandiera che sventoliamo  ci infligge con grande noncuranza nei restanti 350 giorni dell’anno.

Sono gli unici momenti in cui ci sentiamo di gridare FORZA ITALIA, con il cuore.

Speriamo quindi di andare avanti, tra mille difficoltà e contro ogni pronostico, anche perchè è in queste occasioni che diamo il meglio, ed è in queste condizioni che vincere è più bello.

“We can be Heroes just for one day”

 

About Brexit

Il buon vecchio mortadella disse alla gente : “Adesso lavorerete un giorno in meno e guadagnerete come se aveste lavorato un giorno in più”. E devo dire che nella prima parte di questa sua affermazione fu molto profetico, volando persino basso, perché non solo abbiamo lavorato un giorno in meno, non abbiamo lavorato proprio più!

Non ho studiato economia, non ne capisco i meccanismi, ma sono abbastanza scaltro per comprendere ciò in cui si è trasformata l’Unione Europea.

Le aspettative erano alte, altissime, e devo dire che effettivamente i vantaggi si sono rivelati enormi, a volte oserei persino dire incalcolabili.

La moneta unica però ha dato una mazzata alla vita degli italiani diminuendo in maniera spaventosa il loro potere d’acquisto. Se prima con 10 mila lire il sabato sera mi sentivo non dico ricco ma benestante, il giorno dopo, la domenica, con l’equivalente in euro  potevo improvvisamente considerarmi uno straccione.

Anche il lavoro è venuto tristemente a mancare, non se ne trova neanche a cercarlo col lumicino, per fortuna  adesso possiamo allargare le nostre ricerche all’estero con molta più facilità rispetto ai nostri nonni e bisnonni. Andare a lavorare a Berlino è come trasferirsi da Palermo a Milano, anzi meglio, si risparmia sui voli.

Oggi  è  evidente  che  al comando di tutto nella politica europea ci sono le solite lobby, in primis le banche, e soltanto successivamente  tutto il resto, con buona pace dei cittadini ultimi della lista (che vi ricorda Monti?).

E’ evidente che ci sono al suo interno Stati di serie A e di serie B (pensate al ruolo dell’Italia nell’accoglienza dei migranti mentre la Turchia per molto meno si riempie di soldi).

E’ evidente che ogni nazione ha perso la propria sovranità, e non mi riferisco solo alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi.

E’ anche evidente l’assurdità di molte decisioni imposte ai vari Paesi, non capisco ad esempio perché in Sicilia si debbano buttare centinaia e centinaia di tonnellate di arance autoctone, di elevatissima qualità tra l’altro,  per dover  importare quelle tunisine o spagnole, ed altre inconcepibili boiate.

E’ però anche vero che dei tanti fondi europei messi a disposizione per la crescita del territorio solo una minima parte vengono spesi, e anche in maniera oscena, dai nostri governatori, gli altri tornano al mittente, come se non ne avessimo bisogno. Noi stiamo bene così.

Cosa voterei in un eventuale referendum leave/remain come quello appena conclusosi in UK?

Sono convinto che questa comunità europea sia completamente da ristrutturare, partendo dalle fondamenta, ma è pur vero che l’alternativa non mi lascia neanche tanto più tranquillo. E poi a ben guardare di Paesi virtuosi all’interno della comunità europea se ne trovano, Germania esclusa.

Adesso sono ben curioso di capire le conseguenze di questa Brexit, cosa cambierà in campo economico, politico, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, solo il tempo può dircelo. Intanto mi piacerebbe sentire le vostre riflessioni, quindi avanti amici blogger, ditemi la vostra.

Episodio 8 – Sposa al caffè

  • Lucia, hai già scaricato la posta questa mattina?
  • No Carla, sto finendo i bozzetti da consegnare per domani, la guardo dopo…

In una battuta Lucia era riuscita a smontare tutto l’entusiasmo della sua dirimpettaia di scrivania. Mentre riordinava i disegni tanto sudati però si chiese come mai la sua collega avesse quel sorriso stampato in faccia, di lunedì mattina poi. La curiosità ebbe la meglio, mise tutto da parte  ed andò a controllare. Tra le varie mail in posta ricevuta ne trovò una inviata proprio da lei.

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Da: “Carla” <CarlaOttomani@studiofashion.com>

Data: Oggi 08.32

A: “Lucia” <LuciaSaetta@studiofashion.com>

Oggetto: SONO FELICE

Cara Lucia,

Scriverti una mail nonostante tu sia davanti a me ti sembrerà strano, ma volevo dirti che… SONO FELICE!

Sei la prima in azienda a cui racconto ciò che mi è successo.

Sgancio la bomba!

Ieri sera Marco mi ha chiesto di sposarlo e l’ha fatto nel più classico dei modi, mi ha portata a cena in riva al lago, dopo il dolce si è alzato, si è inginocchiato e mi ha chiesto di diventare sua moglie!! E’ stato dolcissimo! E…

E’ stato un momento bellissimo.

Volevo condividerlo con te soltanto, l’unica qui dentro che sono sicura sarà realmente felice per me.

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Lucia fece una smorfia leggendo tutto il miele che la sua collega aveva raccontato, in fondo è sempre stata un maschiaccio e tutte quelle romanticherie non l’avevano mai entusiasmata. Persa tra i suoi pensieri non si accorse che Carla la stava guardando con occhi pieni di speranza…speranza che sembrava trasformarsi in vergogna e rabbia attimo dopo attimo, si era aspettata ben altra reazione in realtà.

  • Allora? Hai letto?

Lucia si schiarì la voce, ricompose i suoi pensieri e si rese conto che in fin dei conti non era colpa della sua dirimpettaia di scrivania se lei ed il romanticismo viaggiavano su due strade parallele. Sorrise, si ricompose e le rispose

  • Complimenti Carla!Sono felice per te, per voi! Ti ringrazio per avermi reso partecipe di una notizia così importante, per la tua fiducia, ne sono orgogliosa. Festeggiamo con un bel caffè

Nel tragitto verso la macchinetta le sembrava di volare. Ecco, anche Carla si sposava, anche lei aveva conosciuto l’ uomo della sua vita, mentre lei non ne era nemmeno alla ricerca. Si rese conto che forse Carla aveva riposto in lei fin troppa fiducia. Si, era contenta di questa bella notizia, ma era anche un bel po’ invidiosa. Forse era un sentimento comune a tutte le ragazze in quella situazione, ma le capitò davvero di chiedersi se mai anche lei un giorno sarebbe stata così felice. Scrollò la testa per fugare quei pensieri e concentrarsi sull’unica collega che forse poteva davvero considerare un’amica, era stata la prima ad aiutarla in quell’ ufficio, la prima a porgerle una mano anziché un bastone.

  • Per me senza zucchero…
  • Lucia! Certo che sei strana! Passi che non sei per niente dolce e romantica, ma almeno un sorriso, sembra che anziché dirti che mi sposo ti sia passata sopra con un TIR!

Fu del tutto inutile Carla aveva colto la strana reazione e mostrava ora la sua delusione.

  • Scusami Carla, ma… Non so cosa mi è preso, sono felicissima per te, davvero credimi! Anzi…per qualsiasi cosa, qualsiasi bisogno, io sono qui per te.
  • Grazie Lucia, non è molto che ci conosciamo, ma credo di avere trovato in te un’amica vera.
  • Ti prego niente lacrime…

Le due tornarono in ufficio con il sorriso sulle labbra,  non prima che Carla si fosse ricomposta il viso, nessuno infatti notò niente, tutto era uguale, come sempre, tutto eccetto Lucia.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Buona fortuna. Ma a chi?

Mi hanno fatto sorridere ieri sera, di disgusto ovviamente, i commenti di alcuni esponenti dei vari partiti politici che, durante le maratone televisive per lo spoglio dei ballottaggi delle elezioni comunali, dopo essere stati umiliati al voto, anzi dal non voto (tra un paio d’anni presumo che i seggi accoglieranno solo palle di polvere), ironicamente auguravano buona fortuna ai cittadini romani dopo l’elezione a sindaco dalla grillina Raggi.

Io invidio questa gente, davvero, perché io non riuscirei mai ad avere una tale faccia da schiaffi da rendermi così ridicolo, soprattutto davanti una nazione intera.

Roma. Massacrata, deturpata, invivibile, pericolosa, senza più nessuna forma, seppur minima, di legalità e civiltà. Uno scempio totale. Una vergogna mondiale.

Ma chi l’ha ridotta Roma in questo stato?

La verità è che la Raggi sicuramente non potrà fare di peggio rispetto alle precedenti amministrazioni, neanche a volerlo.

Io sono anche sicuro che riuscirà anche a migliorare un po’ le cose portando un minimo di onestà e trasparenza, e non ci vuole poi tanto.

Sono anche sicuro che gliela faranno pagare. Perchè la vittoria dei grillini è pericolosa, potrebbe voler significare la fine degli inciuci. Perché il politico purtroppo da noi, ed i fatti di cronaca lo attestano,  non pensa al bene comune. In pochissimi  accettano la sconfitta, il loro unico intento è fare opposizione, strenua, insignificante, stupida, controproducente, così come molti di loro hanno già fatto intendere ieri sera, con l’eccezione di Milano che ha dato un grande segnale di civiltà, stile, correttezza e voglia di crescita. Quell’opposizione che rende le amministrazioni impotenti, che blocca tutto, che non consente di far nulla di buono.

Un pò come la campagna contro Renzi per il prossimo referendum che forse davvero potrebbe significare una piccola svolta, ma vabbè, questo è un altro discorso.

Poi con la Raggi sarà ancora più semplice visto che sicuramente il movimento non gestisce TV, giornali, né ha  legami con i poteri forti.

Penso che assisteremo ad un bel teatrino, sempre vergognoso, perché non dobbiamo mai rinunciare alle nostre prerogative.

E così l’Italia è ferma, anzi, regredisce.

E allora si, buona fortuna, ma a tutti noi.

La speranza è cenere

Non è la prima volta, ma mai la distruzione è stata tanta.

Sappiamo anche che non sarà nemmeno l’ultima nonostante tutte le parole dei rappresentanti delle istituzioni che abbiamo ben imparato ormai a non tenere in considerazione, del resto avevano parlato e fatto proclami anche nelle precedenti occasioni.

Sappiamo anche che l’autocombustione non esiste, che in passato i colpevoli sono stati presi e facevano parte di coloro che dovevano salvarci.

Malgrado ciò è successo, di nuovo.

Era quasi scontato ma nessuno ha vigilato o preso le opportune precauzioni.

Fatto sta che mezza isola è stata devastata e, nonostante lo spropositato numero di forestali in regione, tutto è andato in fumo.

Fatto sta che per gli inquirenti già è chiaro che si è trattato di un’azione dolosa ben organizzata, la nostra terra è stata nuovamente mortificata dai suoi stessi figli.

Che pena!

Le fiamme sono scese in paese, fino al lungomare, hanno raso al suolo case, chiese,  locali, alberghi, giardini, attività commerciali, hanno lambito le stazioni di servizio.

Le verdi colline madonite ora sono nere.

Il nostro bel cielo luminoso è ancora coperto dal fumo.

La gente piange, si dispera, ha perso tutto.

La gente esprime tutta la sua rabbia, tutta la sua indignazione, quasi medita vendetta nei confronti delle istituzioni locali e nazionali.

La gente è stanca, di tutto, ha perso anche quel poco lavoro che era rimasto, la stagione estiva è seriamente compromessa.

Io mi trovavo in ufficio, non ci ho pensato un  attimo e con un paio di colleghi abbiamo indossato le maschere e ci siamo uniti ai soccorsi, nel nostro piccolo abbiamo dato un contributo per  tenere lontane le fiamme dal nostro ospedale.

Alfano infierisce, dice che la macchina dei soccorsi ha funzionato bene. Forse non ha capito bene la situazione, o forse ci voleva prendere in giro, o  fare bella figura con chi è lontano e non conosce la situazione come è veramente,  secondo me non ha neanche visto le foto e i video del dopo.

Ma ci rialzeremo. Anche questa volta.

Non so se più forti di prima, ma purtroppo consapevoli che non cambierà mai nulla nonostante le indignazioni e le promesse di questi giorni.

Siamo in Italia, siamo in Sicilia.

Sunset

Sono convinto che il momento più bello in spiaggia sia il tramonto.

Forse questo risente un po’ eccessivamente della mia vena malinconica, da ultimo giorno di vacanza prima del ritorno a scuola, “The last day of summer never felt so old…”  direbbe Robert Smith,  però non si può negare che ci sono circostanze in cui ti senti improvvisamente in pace con te stesso e col mondo, come se tutto il resto non avesse importanza.

E’ l’ attimo in cui capisci che la vera bellezza della vita sta nelle piccole cose, quelle più semplici: una spiaggia, la compagnia di un amico o una ragazza, un drink ed un tramonto come questo.

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Privilegi estivi

Mi rendo conto di essere un privilegiato. Almeno sotto certi aspetti.

Abito in un angolo di paradiso, un angolo di paradiso che sta purtroppo letteralmente cadendo a pezzi, un po’ come tutti i comuni italiani, ma forse, mi spiace dirlo, molto più rovinosamente, ma molto di più.

Che peccato! Che rabbia!

Di amici ne sono rimasti pochi. Il lavoro è inesistente, sempre se non ti va di essere indegnamente sfruttato. Le strade sono desolate, i negozi ed i locali chiudono, i ragazzi scappano via, tant’è che a volte, conoscendosi più o meno tutti, mi capita di pensare a questo o quel ragazzo o ragazza, a quanto tempo è che non mi capita di incontrarli, salvo poi scoprire che si sono trasferiti a Milano o ancora meglio, sempre di più, all’estero.

Ma non è sempre stato così. Fino a circa otto anni fa d’estate sembravamo vivere in un posto magico, un ombelico del mondo, e anche in inverno c’era un certo movimento.

Nonostante tutto ancora oggi mi sento a volte comunque un privilegiato.

Ho il mare a due passi. Ma veramente. Solo perché abito un po’ in periferia per andarci devo prendere il motore ma in meno di due minuti sono già lì. Quelli che abitano in centro ci vanno a piedi impiegando lo stesso tempo.

E già la gente mi invidia per questo.

L’invidia si trasforma in rabbia, e a volte la gente non mi insulta solo per buona educazione, quando confesso di non essere ancora andato in spiaggia quest’anno.

Lo so, è vergognoso.

In realtà non è colpa mia, è che al momento il bagno a mare per me è off-limits ancora per almeno un paio di settimane a causa dei postumi di quel piccolo intervento di quasi un mese fa.

Il fatto grave è che comunque questa situazione non mi pesa più di tanto.

Diversi erano i tempi in cui ci ritrovavamo in tanti in spiaggia, ogni giorno,  dal primo pomeriggio fino a dopo il tramonto,  tra scherzi, nuotate, partite di beach volley, discorsi, progetti, magari anche di tanto in tanto godendo della vista e a volte anche della compagnia di quella che i Baustelle definiscono YE-YE, ovvero la calata delle turiste dal nord Europa, anche se storicamente sono sempre stati i francesi a colonizzare le nostre strade nei mesi estivi, e di fatti ancora oggi di amicizie oltre le Alpi ne abbiamo un po’.

Oggi, al massimo, tranne uno-due giorni la settimana, posso godere della compagnia di un buon libro, che non è neanche male, o dello spettacolo naturale del tramonto nella nostra scenografica spiaggia (sfido a trovarne una migliore, almeno come panorama),  visto che odiando la confusione e la sempre presente volgarità e inciviltà di alcuni, preferisco andare a mare nel tardi pomeriggio, il momento più adatto per goderselo al meglio.

Certo, chi mi legge da un luogo che è lontano dal mare, chi fa dei massacranti viaggi toccata e fuga la domenica o va incontro a spese non indifferenti per una piccola vacanza sui litorali in questo momento sicuramente mi odierà, e lo capisco anche.

L’estate è ancora alle porte e sicuramente, con tutto il tempo libero a disposizione tra l’altro, tra un po’ starò qui a farmi odiare nella maniera opposta, ovvero raccontandovi dell’abbronzatura (sempre appena accennata, ma in questo caso è colpa della melanina), dei bagni al tramonto o, perché no, a mezzanotte, degli aperitivi in riva al mare, delle danze scatenate sugli scogli, di discoteche sotto le stelle,  di bionde trecce e occhi azzurri e poi…, di scollature che feriscono mortalmente,  di sigarette Copenaghen, schiene spogliate che profumano di Stoccolma, di minigonne pallide.

Non odiatemi, almeno come io non vi odio in inverno.

 

 

 

Episodio 7 – Finalmente moda

Nulla di più complicato.

Trovare un posto di lavoro o anche uno stage in azienda che si avvicinasse anche solo lontanamente alle sue aspirazioni o comunque le permettesse di introdursi in quel mondo si stava rivelando complicatissimo.

Sembrava che non ci fosse posto per lei.

Lucia modificava il suo Curriculum Vitae quasi ogni giorno cercando di migliorarlo, e ne inviava tantissimi utilizzando i maggiori (ma anche i meno attendibili) siti di recruitment,  sembrava ormai essere diventata questa la sua prima occupazione.

A volte cadeva nello sconforto e pensava che forse Matteo non aveva tutti i torti.

Poco male, non era solo per quello che comunque si erano allontanati.

Quel giorno Lucia, tra il rassegnato ed il disperato, scelse di stampare il suo ultimo CV aggiornato impreziosendolo a modo suo. Andò nel suo negozio di stoffe preferito, scelse una stola con un ricamo arabesco che le ricordava le emozioni vissute durante quella vacanza di fine superiori, cucì le due pagine del CV su di una carta simil pergamena e rilegò il tutto con del nastro banlon, infine andò personalmente a consegnare il suo originalissimo CV ad una piccola azienda del circondario.

Fu grazie a questo colpo di genio che venne finalmente notata.

Il CV di Lucia purtroppo era povero di esperienze ma presentato in quel modo dimostrava creatività, gusto, coraggio, tutte qualità che stuzzicarono l’azienda e le permisero di ottenere l’opportunità di uno stage al momento non retribuito, però, beh, era già una cosa.

Convocata in sede, dopo un colloquio conoscitivo il suo nuovo responsabile l’accompagnò in un giro esplorativo della sede, la presentò ai colleghi, scelse una delle due scrivanie libere di un ufficio open-space e la fece accomodare:

“Da domani mattina tu lavorerai qui…”

Il primo giorno di lavoro passò velocissimo tra disegni, bozzetti, ago e filo, iniziò a prendere confidenza con l’ ambiente e conoscere meglio le colleghe.

Fin da subito notò astio da parte di una di loro che aveva conosciuto durante la  pausa caffè. Non le diede molto peso, finché lei un giorno le si avvicinò e le sussurrò:

  • E tu saresti il nuovo talento? La piccola mocciosa che scorazzava in bicicletta in mezzo alla campagna oggi vorrebbe diventare la nuova stilista della nostra casa? Piccola, ridimensionati!

Lucia restò basita e non rispose. Non era da lei restare senza parole, ma questa volta era stata colta impreparata e tanto meno poteva immaginare che la donna che aveva davanti fosse quella bambina sola e silenziosa che incontrava al paese quando giocava con Marco.

Caspita, era incredibile vedere come una persona potesse cambiare con il passare degli anni.

Mentre nella sua testa giravano questi pensieri Lucia restò con un sorriso di cortesia stampato in faccia, bevve il suo caffè e salutò educatamente senza dare adito a polemiche e senza controbattere a quella collega che doveva esserle la più vicina visti i trascorsi ma che invece sembrava davvero poter rappresentare un problema, un problema che comunque avrebbe superato lavorando con la solita passione, tenacia e sacrificio.

Lucia aveva appena capito cosa l’aspettava, cosa voleva dire sgomitare per riuscire ad emergere, non si sarebbe fatta trovare impreparata, avrebbe dato battaglia, ma era allo stesso tempo anche curiosa di capire  l’origine di tutto quell’astio nei suoi confronti, in fondo era passata una vita dalla sua infanzia in paese.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Friends

Bando alle ciance, ci sono casi in cui è inutile e forse anche irrispettoso perdersi in lunghi giri di parole.

Cercare di spiegare i motivi per cui Friends è la sitcom più bella di sempre è un esercizio senza senso, è così e basta, chi non lo crede è solo perché non ha mai visto una puntata, o l’ha vista ma con pregiudizio, che poi una serie tv va giudicata  nella sua interezza e non dopo aver magari beccato l’unica puntata in cui si tira il fiato.

I sei protagonisti, Rachel, Ross, Chandler, Joy, Phoebe e Monica, ma anche gli altri, Gunther, Janis & co, con i loro difetti, le loro ossessioni, la loro simpatia e si, anche la loro stupidità,  nelle 10 stagioni realizzate hanno dato vita ad uno spettacolo unico, perfetto, incomparabile.

Le loro battute, i loro tormentoni, le loro vicende imbarazzanti, le loro storie, sono rimaste nell’immaginario collettivo, sono patrimonio inestimabile per chi è cresciuto a pane e televisione, Friends ha saputo coinvolgere e mettere d’accordo  tutti nel segno della risata e del romanticismo.

Si, romanticismo, avete capito bene, perché Friends non è solo risate a crepapelle, è fondamentalmente una storia d’amore (veramente sono due), con tutti gli alti e bassi, le problematiche del caso, e momenti di alto sentimentalismo che in alcuni casi sfiorano il poetico.

Ci sarà un motivo se dopo ormai tanti anni dalla messa in onda dell’ultima puntata non uno ma più canali tv, free e pay, continuano a mandarlo ininterrottamente in onda  con sempre un così grande successo. Te ne accorgi quando, nonostante tu l’abbia visto svariate volte, nonostante tu ormai conosca tutti i dialoghi e le battute a memoria, non puoi fare comunque a meno di ridere come se fosse la prima volta.

Un difetto? Forse le prime puntate della prima serie ed in generale l’ultima sono molto al di sotto dello standard, ma nel mezzo, cioè in pratica in ben nove stagioni, si raggiungono  livelli irraggiungibili per qualsiasi altra sit-com, The Big Bang Theory compresa.

Trama:

In un appartamento di New York si snodano le storie di sei amici: una ex obesa ora chef maniaca della pulizia, un paleontologo dal divorzio facile, una bizzarra massaggiatrice dal passato difficile, uno stupido attore dall’incredibile appetito, una ex figlia di papà affermatasi nel mondo della moda ed un sarcastico….non si è mai capito che lavoro faccia Chandler!

Stagioni: 10

Episodi:  236

Durata episodio: 20 minuti

Voto: ●●●●●  Must see !!

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