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una vita non basta

Just hang on and suffer well

10×10 TAG

Con colpevole ritardo ecco qui  finalmente un altro TAG, questa volta ideato da Oriana ,al quale rispondo con piacere. Ecco le regole.

  1. Citare il blogger che ha creato il tag taggando il suo 10×10 tag
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il 10×10 tag
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag
  4. Rispondere a LA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

Mi prendo la libertà di non osservare tutti i punti appena elencati, Oriana mi perdonerà, ne sono certo,  ovviamente però non posso non rispondere alla domanda: Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

Ovviamente penso che Oriana si riferisse a cose materiali e non a sogni, idee, speranze. Prima di cominciare però  mi piacerebbe fare presente che è tutta una questione di abitudine. Non essendo beni primari, una volta avuti meno avrei sì inizialmente delle difficoltà, anche delle crisi se volete, ma col tempo riuscirei a farne a meno. E’ tutta una questione di abitudine ripeto. Ma comunque, iniziamo:

1 – L’abbonamento ad una pay tv perché ormai non posso non guardare le partite della mia squadra in diretta, è un rito sacro.

2 – Un bel libro da leggere prima di andare a dormire, per ovvie ragioni, soprattutto per vivere altre 1000 vite oltre la mia.

3 – Un riproduttore musicale. Che sapore avrebbe la vita senza una buona colonna sonora?

4 – Un cellulare, anzi meglio, uno smartphone. Anche se mi piacerebbe (e a volte ci riesco anche) limitarne l’utilizzo resta comunque un elemento ormai indispensabile nella società odierna.

5 – Un pc dove poter scrivere, fare conti, mettere giù piccoli progetti ed informarmi.

6 – Le capsule per il caffè, chi lo avrebbe detto che ne sarei diventato dipendente?

7 – Un buon cocktail da sorseggiare con gli amici attorno ad un tavolino in riva al mare, o poco lontano da lì.

8 – Le vecchie foto di famiglia.

9 – Un piatto di spaghetti alle vongole che di tanto in tanto mi metta in pace col mondo.

10 – in estate il gelato in vaschetta della Carte d’Or….aaaa che goduria.

Nomino giusto un paio di voi, per il resto chi vuole cimentarsi è libero di farlo.

2015 A.D.  Kikkakonekka  Carezze di vento

La pioggia e gli arrivi

Stamattina sono stato svegliato da un violentissimo temporale. Non è durato tanto, circa un’ora, il tipico violento rovescio estivo insomma, che però ci ha sorpreso davvero. Oddio, ieri notte qualche pensiero ci era venuto vista la qualità del vento che d’improvviso si era levato, ma dopo il caldo opprimente di questi giorni, un caldo che ieri mi ha fatto persino scappare dalla spiaggia per la paura di prendere una potente insolazione, la pioggia di oggi è stata davvero una sorpresa. Graditissima.

Oggi è però soprattutto giorno di arrivi. Pomeriggio atterrerà il mio grandissimo amico Popov con la sua famiglia. Non ci vediamo da un pò e sono contento di passare del tempo con lui e soprattutto la sua piccolina. Stasera invece toccherà a me prendere in aeroporto quel disgraziato del mio migliore amico in arrivo dalla Cina. Porterà compagnia, femminile, non cinese però (lui odia i cinesi nonostante abiti a Shangai). La ragazza è americana (anche se dalle foto ha più l’aria di una francese), si chiama Claire (altro indizio) e lui afferma che non è la sua ragazza ….vabbè…. Lei resterà tre giorni, lui due settimane, così come Popov. Giovedì invece arriverà la mia (nostra) grande amicona Manu da Genova, anche lei resterà fino a fine luglio. Il gruppo si ricompone.

Quest’anno l’estate è dunque arrivata prima. Chissà invece cosa mi riserverà Agosto…arriveranno dei miei carissimi parenti tra cui il mio adorato zione dall’Argentina, ma io sono ormai quasi convinto ad accettare una proposta per l’estero se l’offerta economica sarà buona, lo saprò in settimana. Chissà se riuscirò a vederli, ci tengo molto.

E’ comunque ormai certo che il mio futuro sarà lontano da casa, proprio ora che tra l’altro mi sono abbonato a Sky….che tristezza, e vabbè! Non ho proprio alcuna  alternativa mi sa.

Buon Weekend a tutti

S. King e… S. King: nuove recensioni

Di leggere non ci si stanca mai, ecco a voi quindi altre due mini-recensioni.

Vi ricordo che potete leggere tutte le recensioni dei libri da me letti quest’anno qui .

Duma Key – S. King  ● ● ● ○ ○   (18/05/2017 – 09/06/2017) new

Ed ecco qui finalmente un ennesimo titolo del Re portato in cascina. Duma Key è un bel libro, con una trama che si dipana in maniera abbastanza semplice dall’inizio alla fine ma che a mio avviso raggiunge il suo apice nella prima parte. L’importanza di questo libro sta infatti nel messaggio, quello di combattere, di rialzarsi e ricominciare da capo dopo che un avvenimento ti ha sconvolto la vita. Edgar Freemantle ci riesce a fatica, a suon di “ce la posso fare”, e l’incidente in cantiere che l’ha privato prima di un intero braccio e poi della sua famiglia, si tramuta in un’opportunità di rinascita lontano da casa. Lì, in una baia della Florida, Duma Key, troverà due nuovi cari amici, un’anziana donna, ed una nuova passione, la pittura. Grazie a loro riuscirà a sconfiggere delle vecchie oscure forze maligne che infestano quel luogo magico. Non tra i migliori del re ma di  certo consigliabile.

On writing – S. King  ● ● ● ○ ○   (18/04/2017 – 13/06/2017) old 2°

Questo non è il solito romanzo del Re. Non è una storia, né un racconto. E’ semplicemente un saggio sul mestiere dello scrittore nel quale il Nostro ci fornisce indicazioni e consigli di buona scrittura “rispondendo alle domande più frequenti che gli rivolgono ai seminari e alle conferenze e aggiungendo le risposte alle domande che vorrebbe gli ponessero”. Il risultato è che anche uno come me che non ha in mente di diventare uno scrittore ma che si limita per diletto e per catarsi a qualche scritto su questo blog può trovare le giuste dritte per migliorare il suo stile ed il suo approccio, anche se in realtà il talento è ben altra cosa e non ci sono seminari o libri che possono insegnartelo. E’ un libro interessante anche se a tratti abbastanza noioso, soprattutto quando appaiono evidenti le difficoltà di traduzione per esempi riconducibili soltanto alla grammatica inglese. E’ però un’opera davvero importante che non può mancare nelle librerie dei Fedeli Lettori in quanto non soltanto è possibile trovare all’interno diverse chicche sulla nascita e sulla scrittura di molte sue opere ma c’è tutta una parte, quella iniziale, che non è altro che una sua autobiografia che va dall’infanzia fino alla pubblicazione di Carrie, e un’altra, quella finale, che racconta del suo incidente del 1999 e di tutta la riabilitazione che ne seguì.

 

A grande richiesta

Ecco a voi la famosa foto scattata da Hooters e descritta nell’ultimo episodio della mia rubrica Americanate (leggi qui).

Me l’avete chiesta in diversi e quindi ho deciso di accontentarvi apportando però qualche accorgimento per assicurare la privacy delle persone coinvolte (cancellazione dei visi maschili e sfocatura generale).

Penso che comunque renda bene l’idea, di certo non rende altrettanto bene la stupefacente bellezza delle ragazze.

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#Americanate pt VIII: Serata col killer

L’ultima mia settimana in America l’ho passata con Aldo, il mio carissimo (ormai ex) collega, e Simone, un nostro amico di Milano, più grande di noi ma alla sua prima esperienza in Wisconsin.

E’ stata una settimana che è passata veloce tra corsi e uscite varie.

A lezione eravamo in tanti, una trentina circa di persone provenienti da tutto il mondo, Aldo però era spaventato, quasi ossessionato, da un americano sulla quarantina abbondante, basso, tarchiato e vestito sempre allo stesso modo: un berretto sulla testa, jeans e felpa.  Sempre seduto al primo banco, proprio davanti la porta d’ingresso, sempre imbronciato, sempre sulle sue, mai un cenno di saluto … Aldo lo chiamava “Il killer”.

Una sera, l’ultima di Simone, alla fine decidiamo di mangiare da Hooters, il famoso locale dove vieni servito da belle ragazze formose in canottierina e mini shorts. Il menù è quello tipico del fastfood americano: birra e cosce di pollo. All’interno una bella atmosfera, molto americana, tra partite di football in tv e chiacchiere tra amici.

Stiamo per entrare quando la porta ci si apre davanti e sulla soglia, intento ad andare via, appare proprio lui, il Killer. Ci riconosce e inaspettatamente ci fa una gran festa abbracciandoci e tornando dentro con noi. Ci sediamo quindi in quattro in un tavolo laterale del secondo piano. Aldo è in bambola, paralizzato dal terrore, ma a poco a poco si scioglie, stappa tre birre e grattandone i tappi vince due magliettine che porge in dono alle cameriere, ma soprattutto è deliziato dalla posizione del suo posto, proprio accanto ad un palo da dove le graziose commesse, porgendogli il sedere a 20 cm, lanciano attraverso una specie di fune le comande direttamente in cucina.

La ricordo ancora adesso come una delle serate più divertenti mai passate, e ancora doveva accadere il meglio.

Tra battute, risate e gli sguardi angoscianti di Aldo ancora guardingo sul nostro “nuovo amico”,  ad un certo punto il killer, in uno stato di totale esaltazione,  ci propone di fare una foto ricordo con tutte le cameriere del locale.

Noi tergiversiamo, diciamo di no, prima perché non pensiamo che si possa fare e poi perché in effetti proviamo un bel pò di imbarazzo e vergogna solo a pensarci. Lui però insiste e, noncurante delle nostre reticenze, si alza e con un gran sorriso comincia a suonare una campanella che spunta penzolante dal tetto.

E’ un attimo.

A quel suono  tutte le cameriere del locale mollano le loro attività e si dirigono sorridenti verso di noi che esterrefatti ed eccitatissimi non possiamo far altro che metterci in posa con tutte loro, undici avvenenti ragazze americane, e sorridere verso il killer per una foto che rimarrà nella storia.

Sottotitoli

Ho sempre pensato al sottotitolo di questo blog come ad un messaggio in continuo divenire, ogni volta diverso secondo i periodi e le ispirazioni (e le aspirazioni anche). E’ per questo che da oggi (ri)troverete una nuova citazione, che poi in realtà è stata la prima di questo blog, ovvero “Just hang on and suffer well”, tratta dalla canzone Suffer well dei Depeche Mode, che va a rimpiazzare “Ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà”,  citazione invece tratta da Il vento  dei Litfiba.

Tieni duro e soffri bene!

E’ l’auspicio che faccio a me stesso in questo duro periodo di crisi emotiva.

Enjoy the Depeche Mode

E così ho allungato la mano e toccato Dave (non la fede!) per la seconda volta. Che poi non l’ho toccato ma quasi,  nonostante avessimo in mano un biglietto prato, e non il tanto ambito prato gold, abbiamo facilmente trovato posto  vicino al palco.

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Parto dalla fine perché la differenza sta tutta qui. I Depeche Mode ci avevano abituato nei vari tour a terminare il concerto con una ballata. Anche nel 2009, ai tempi in cui andai a vederli per il Tour of the Universe, si congedarono con Waiting for the night.  Questa volta invece no. Questa volta il concerto è stato molto più rock,  ed il  saluto finale è stato eclatante con una potente e infinita versione di Personal Jesus che ha fatto cantare e impazzire tutti. Ancora oggi il mio cervello non fa che riprodurre quell’urlo, Reach out and touch faith, infinite volte al giorno. Un eco interminabile. Un mantra.

Non che gli altri pezzi siano stati inferiori come forza d’impatto. Cavolo! Anche Wrong mi ha conquistato, e di certo non è mai stata tra le mie preferite. E poi quelle chicche: Barrel of a gun, Stripped, la bellissima e sorprendente quanto ad arrangiamento A pain that I’m used to, l’emozionante cover di Heroes di David Bowie.

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Ho messo da parte la mia proverbiale apparente tranquillità per indossare i panni di un estremo invasato alle prime note di Everything counts terminata poi con una lunghissima coda intonata dal pubblico, sempre protagonista durante le due ore e mezza di concerto,  53000 persone che non aspettano altro che Dave gli porga il microfono per cantare a squarciagola di quelle mani che arraffano tutto quello che possono, perché anche nelle grandi quantità ogni minima cosa conta.

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Si Dave, più mefistofelico del solito con quel pizzetto infernale. Canta, balla, sculetta, si muove su e giù, avanti e dietro, da un piano all’altro, raffinato e al tempo stesso conturbante,  pochi come lui sanno gestire il palco in quel modo, con quell’autorità, con quella padronanza, quella capacità di coinvolgere il pubblico come nessun altro, quel carisma assoluto che conquista tutti, soprattutto il pubblico femminile.

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E a Dave fa il giusto contraltare il grande Martin Lee Gore, con la sua pacatezza ed eleganza, anche nel cantare quelle ballate ormai di sua esclusiva competenza come Somebody, A question of lust ma soprattutto la meravigliosa Home, da sempre uno dei momenti più emozionanti dei loro concerti, soprattutto quando il riff finale della sua chitarra viene declinato vocalmente da tutti i presenti per minuti e minuti, a canzone abbondantemente finita, anche dopo il rientro di Dave che incita il pubblico a continuare, e noi continueremmo all’infinito se non aspettassimo altre emozioni.

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Perché si sa, non c’è concerto dei Depeche Mode senza la poesia di Enjoy the Silence cantata in duetto Dave-fans e senza le paure rinfrancate  di Never let me down again, con quel gioco di braccia che tutti aspettano e sognano da mesi, da quando hanno comprato il biglietto, forse lo hanno comprato proprio per quello.

Il Global Spirit Tour miete consensi da plebiscito. Molti amici nelle tre date hanno partecipato a questo spettacolo musicale condividendone le intense emozioni ed il più grande soddisfacimento. Io e Tessa ne siamo usciti stanchi ma raggianti, colmi di felicità, sicuri di aver vissuto una notte che non scorderemo mai e che vorremmo presto ripetere, magari per qualche data invernale.

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Abbiamo aspettato un bel po’ prima di uscire dallo stadio. Intonando i versi della mancata Just can’t get enough siamo rimasti in attesa di una ulteriore apparizione che sapevamo già che non ci sarebbe mai stata, ma sapete come funziona a volte, delle catene invisibili ti tengono lì, fermo, ad assaporare ancora i momenti, restii a riprendere il normale corso delle cose.  Poi siamo finalmente scivolati via, in quella calda ma bellissima notte romana, e allora ci sono tornate in mente le parole di Martin e fiduciosi abbiamo alzato gli occhi al cielo:

Vedi le stelle, stanno brillando luminose. E’ tutto a posto stasera.

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Episodio 33 – Contrazioni

Trovarlo non era stato difficile, uscendo da casa la sera precedente si era subito accorta di quel pezzo di carta poggiato sopra uno dei vasi che decoravano il corridoio del suo piano. La calligrafia l’aveva riconosciuta subito, la via ovviamente no, ma questo non sarebbe stato un problema, l’avrebbe consegnato così come era al tassista. Lo mise subito in tasca facendo in modo che Ferenc non se ne accorgesse.

L’indomani mattina uscì dunque a chiudere i conti col suo passato, così come il suo uomo le aveva consigliato. Il tragitto non fu lungo e la corsa non fu cara, uno scherzo rispetto agli standard italiani. Il tassista la lasciò proprio davanti l’ingresso dell’edificio ed in cambio ebbe una cospicua mancia, Lucia ancora non riusciva a orientarsi bene con la diversa valuta.

La porta del palazzo era solo socchiusa, era una fortuna, Marco si era scordato di inserire il nome del citofono nel foglietto. Entrò, ma si arrestò subito. Una donna era sdraiata sull’ultimo gradino, sofferente. Guardò meglio, la donna aveva un pancione e respirava in maniera compulsiva. Lucia capì subito, stava per partorire. Le si avvicinò, cercò di rincuorarla e chiamò subito Ferenc chiedendogli di far arrivare un’ambulanza in quel posto, gli lesse l’indirizzo dal foglietto che teneva ancora in mano.

– Fai presto! Poi ti spiego tutto.

Mise giù il cellulare e non sapendo come rendersi utile in attesa dell’ambulanza cominciò a suonare tutti i citofoni in cerca di aiuto. Solo al terzo tentativo rispose la voce di un uomo:

– Si?

Lucia non poteva crederci, un italiano?

– Ei ma sei italiano? Scendi subito, ti prego, c’è una ragazza che sta male, sta per partorire proprio qui davanti.

Sentì il brusco rumore del citofono che sbatteva contro il muro, e pochi minuti dopo anche un rumore di passi che scendevano a gran velocità la scala e una voce che urlava:

– Susannah! Susannah!

Mai Lucia si sarebbe aspettata di ritrovarsi davanti proprio lui, Marco.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Cambierà

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Erano previsti 44 gradi. In realtà il sole ieri non è mai spuntato e qualche goccia di pioggia è anche caduta. Ma io amo questa atmosfera, tipica di fine delle vacanze, così settembrina anche se era solo il primo di luglio, così malinconica anche se in compagnia di due grandissime amiche di solito cariche di entusiasmo, Mary (ve la ricordate Sole?) e Giuly, che sono venute a trovarmi  due giorni per una piccola rimpatriata.

D’altronde il weekend non è nato sotto i migliori auspici. Giovedì tre miei carissimi colleghi: il greco, il caldi e Mary appunto, hanno trovato nella loro buca della posta la lettera di licenziamento. Era nell’aria. Avevo sperato che arrivasse anche a me, invece no. Nonostante non abbiano perso granchè, secondo me ci hanno solo guadagnato in realtà, in soldi ed in salute, è stato comunque un brutto colpo, più sotto l’aspetto emotivo e sentimentale che altro. Il caldi soprattutto sembra prossimo alla disperazione.  E’ la fine di un’epoca. Per me adesso sarà ancora più dura tornare in ufficio, mi mancano già.

Il tempo ha forse deciso di lasciarsi trasportare da questo mood.  Il mare mosso non ha permesso le consuete nuotate, il vento ha tenuto lontane le persone dalla spiaggia. Noi non ci siamo fatti influenzare e abbiamo comunque preso posto in riva, mattina e pomeriggio, non lasciandoci sfuggire l’opportunità di parlare, ridere, scherzare, progettare e soprattutto ricordare. Chissà quando accadrà di nuovo. Anche le due serate passate insieme sono state positive, piene di sorrisi e di incontri, con la consapevolezza che quello che ci lega, che lega noi e gli altri, rimarrà indissolubile anche se sotto altra forma.

Da lunedì è previsto di nuovo il sole.  E’ un segno per tutti.

Ripubblicato

Ho appena scoperto che il mio diario di viaggio di Ragusa è stato ripubblicato in prima pagina da OnlineSicilia .

Ovviamente questo mi ha fatto molto piacere, vuol dire che il pezzo è piaciuto, così come sono piaciute le foto. Ne sono orgoglioso. Questo però va a mettere il dito su una ferita ancora aperta, un errore che ho commesso sul mio blog e che non ho ancora risolto (e penso che ormai non lo farò più), le foto appunto.

C’è da dire che in questo caso il blog in questione è stato più che corretto,  ha pubblicato il mio post inserendo anche la sua paternità, con tanto di link alla mia pagina. A volte però mi accorgo che i visitatori visualizzano esclusivamente le foto del mio blog, con la possibilità anche di scaricarle. Io certamente non ho velleità artistiche nè renumerative  però in generale mi piacerebbe esserne riconosciuto come l’autore. Le mie foto sul blog sono sprovviste di un segno di riconoscimento, una firma, qualcosa che dica che quella foto è di mia proprietà o che comunque è stata da me scattata, non ci ho pensato a farlo se non molto tempo dopo. Tutte le foto del mio blog che riguardano viaggi o storie personali sono mie (qualcuna di Tessa), le uniche che ho scaricato sono le copertine dei libri e qualche immagine per i vari TAG. Queste info sono anche riportate nella sezione About.

Perchè questo post vi chiederete adesso. In realtà non lo so neanche io, volevo solo condividere un pensiero che ho da qualche tempo e che da oggi in poi penso che non mi sfiorerà più.

Buon Weekend a tutti.

 

Nessun segnale

Viviamo in un paese così moderno e civilizzato che anche un gesto semplice e quotidiano come guardare la TV è diventato ormai quasi un lusso.

Soprattutto con l’arrivo dell’estate la schermata nera con la scritta “nessun segnale” è un must, a tutte le ore. Le alternative di comportamento sono due: o non prende nessun canale oppure solo quello che stai guardando. Il secondo caso è quello che ti fa più incazzare. Stai guardando un film, un programma, una partita, qualsiasi cosa (quando sei così fortunato da riuscire a vederla per mezzora di fila), magari sei nel finale di un film o durante un’azione da gol quando PUFF “nessun segnale”. Fai zapping e ovviamente tutti gli altri canali sono ben visibili. Dopo qualche minuto e parecchie maledizioni ti rassegni e concentri la tua attenzione su qualche altra cosa ma anche lì…PUFF. Il “nessun segnale” ti segue, come la nuvola di Fantozzi.

Ecco si, io ci scherzo anche su, ma in realtà è una cosa che mi fa impazzire perchè è inaudita, soprattutto quando ci paghi anche una tassa (a quanto pare anche incostituzionale) sull’utilizzo della TV.

Ma è mai possibile? Oggi? Nel 2017? In Italia?????? No, ditemi!!!!

VERGOGNA!!

Di ritorno

Rieccomi tornato quindi, dopo due giorni intensissimi iniziati alle tre di notte di domenica quando ho preso Tessa in macchina e ci siamo diretti in aeroporto. In realtà tra sabato e domenica non c’è stata alcuna discontinuità visto che non ho dormito neanche un minuto.

Una volta a Roma abbiamo macinato km su km sotto un sole che definire torrido è davvero riduttivo. Vedere l’Angelus del Papa per la prima volta è stata un’emozione incredibile. Poi abbiamo girato per una Roma blindata percorrendo tutta Via del Corso da Piazza del Popolo a Piazza Venezia per tornare indietro e riprendere la metro a Piazza di Spagna.

Mi ha colpito molto la presenza massiccia dell’esercito e delle altre forze di pubblica sicurezza per le strade, anche in Vaticano, dove tra le colonne del Bernini fanno capolino le postazioni dei Carabinieri con i metal-detector, stile tornelli allo stadio. E’ triste notare come nonostante tutto la nostra vita sia ormai comunque limitata dalla paura.

Un paio d’ore di riposo e poi dritti verso il concerto, straordinario, adrenalinico, di cui poi vi parlerò in un post a parte inserendo qualche foto.

Siamo tornati a casa ieri pomeriggio, distrutti dal sonno e dalla stanchezza ma felici. Ne è valsa sicuramente la pena. E’ stata un’ottima opportunità di tornare a “vivere”.

Uccellini e concerti

uccellino

 

Nel tardo pomeriggio di ieri ho trovato in giardino un piccolo uccellino. Sarà caduto dal nido, chissà, perché era piccolissimo e riusciva a malapena a spostarsi. Mia madre l’ha prontamente fatto suo ed insieme alla vicina ha messo su in poco tempo una piccola squadra di soccorso.

Alla fine hanno ritenuto che la migliore soluzione fosse quella di avvolgerlo nella bambagia per riscaldarlo visto che tremava come una foglia, e con l’ausilio di una siringa cercare di sfamarlo con del latte e delle mollichine di pane.

Nonostante questi accorgimenti sembravano dare buoni frutti la situazione ci è apparsa comunque disperata,  eravamo però d’accordo sul fatto di continuare a provarci piuttosto che lasciarlo libero in balia dei tanti gatti che si aggirano per la zona. Siamo andati quindi avanti così fino a sera tarda.

Purtroppo stamattina lo abbiamo trovato morto. Dispiace, ma d’altronde non nutrivamo grosse aspettative. Ci abbiamo provato, questo ritengo sia la cosa più importante.

Beh, passiamo ad altro.

Domani sarò a Roma, allo Stadio Olimpico,  per il concerto dei Depeche Mode. Andrò con Tessa visto che si tratta di parte di un regalo che le ho fatto a Natale. Voleva andarci da anni, sembra proprio che questa volta il suo desiderio si possa finalmente realizzare.

Beh, se magari qualcuno di voi sarà lì domani sera potremmo anche riunirci e andare insieme, che ne dite?

Verità nascoste (documentari)

Lo avevo previsto che a furia di guardare documentari sarei rimasto bloccato su qualche argomento. Per caso ieri ne ho visto uno della durata di ben 90 minuti  sull’11 settembre e…..

Molte volte mi è capitato di discutere su questo argomento, soprattutto in ufficio dove una volta mi impelagai in una lunga e accesa discussione con due miei colleghi molto inclini alle teorie complottiste. C’è da dire che io ho una grande passione per la storia del 900, soprattutto per  alcuni argomenti top tra cui JFK e tutto ciò che lo riguarda,  quindi anche il suo assassinio. I libri letti, il film capolavoro di Oliver Stone, il buon senso, mi hanno sempre convinto del fatto che la versione ufficiale sia stata solo una copertura, neanche poi montata  tanto bene. Mi sembra ovvio che non  si sia trattato del gesto di un pazzo bensì di un complotto. Nonostante questo però ho sempre ribattuto con forza queste teorie sovversive  sull’11 settembre. Più perché non volevo neanche crederci, pensare ad un’eventualità del genere, che perché riuscissi a dimostrare la falsità delle accuse.

La visione di questo documentario mi ha però veramente sconvolto, e ora un bel po’ di dubbi ce li ho anche io. Troppe cose non quadrano, la tesi ufficiale fa acqua da tutte le parti, alcune “prove” o tesi sono scientificamente inattendibili, altre lo sono per il buon senso. Anche per questo moltissimi familiari delle vittime da anni portano avanti una crociata contro il governo per conoscere la verità di quanto successo quel giorno.

Perché se le due torri sono state progettate per resistere all’evenienza di una collisione con un grande aereo e nonostante questo sono collassate  non é stato mai incriminato il progettista?

Perché sono collassate se la temperatura all’interno non era così alta da lasciare presupporre neanche ad una parziale perdita di durezza dell’acciaio?

Come hanno fatto a collassare su se stesse in quel modo? Come è possibile che si sia polverizzato tutto, persino telefoni, pc, tastiere e arredi e non sia rimasto nessun pezzo più grosso di un paio di cm?

Perché nessun caccia si è alzato in volo nonostante tra un attacco e l’altro siano passate ore? Di solito in pochi minuti sono già a lavoro…

Perché non ci sono immagini dello scontro dell’aereo contro il pentagono? Eppure si tratta di uno dei punti piu sorvegliati al mondo, con centinaia di telecamere perennemente puntate a coprire ogni angolazione.  E perché non é stato ritrovato in esso nessun resto di un aereo? Perché il foro di entrata è così piccolo e non contempla le ali? E come si dimostra la possibilità per un aereo di linea di colpire in quel modo, con quella angolazione, un edificio? Ipotesi che ogni pilota di aerei ritiene altamente improbabile. Forse non è stato un aereo?

Perché nessun resto di aereo è stato ritrovato nella fossa  (di ridicole dimensioni)  in cui si è schiantato il quarto volo ?

Ma soprattutto,

Come ha fatto a collassare su sé stessa la terza torre del WTC se non è stata neanche sfiorata dagli accadimenti? E perché di questa torre non se ne fa mai menzione? Forse perché è la più grande ed evidente testimonianza a confutazione della tesi ufficiale?

E quelle continue esplosioni testimoniate anche dai vigili del fuoco intervenuti nei soccorsi? La velocità di collassamento così elevata? E poi….

Voi? Cosa ne pensate? In fondo la più grande democrazia al mondo non è nuova a cose del genere, JFK e la commissione Warren ne sono un pericoloso precedente.

Documentari

In questo periodo ho “riscoperto” i documentari su Youtube.

Passo un bel pò di tempo libero a guardarli, ancora più comodamente in TV attraverso l’app dell’XBOX.

Cavolo! Si trova di Tutto!

Ultimamente ho visto soprattutto: i faccia a faccia Riina vs Mutolo e Marchese in tribunale, le confessioni di Buscetta, alcuni discorsi di JFK,  documentari storici su nazismo e fascismo (mi piace la storia), pillole calcistiche del tipo: i 10 gol più belli di…, prove scientifiche che confutano la tesi negazionista dello sbarco sulla luna dell’Apollo 11 e tanto altro ancora.

Mentre vi scrivo sto guardando la cattura di Eichmann da parte del Mossad.

Mah….forse farei meglio ad andare a mare, che dite?

Dal balcone

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Già l’anno scorso da queste pagine vi ho parlato dei tramonti. Cosa c’è di più bello di un bel tramonto sul mare? E quanto deve essere bello poterselo godere a casa, dal proprio balcone?

Per una volta la foto del post non è mia ma di Tessa, l’ha scattata dal balcone di casa sua. E’ fortunata lei, ogni sera può godersi questo spettacolo. E insieme a lei ne  godono anche tutte quelle persone che sono suoi ospiti visto che il piano superiore del suo appartamento è ormai da anni un apprezzato affitta camere. E come potrebbe non piacere? Una vista del genere, il mare a neanche un minuto di strada a piedi, un capolavoro dell’architettura a meno di cinque, sorrisi, salsedine, profumo di olio abbronzante, cannoli, cassate, tradizione.

What else?

 

Miller e Burroughs, nuove recensioni

Ecco qui per voi due mie nuove recensioni letterarie su libri letti di recente. Nonostante la mia mensola conti ancora dei libri nuovi di pacca  ho già iniziato con la rilettura di vecchi testi. Vi ricordo che potete trovare le recensioni di tutte le mie letture del 2017 qui

Tropico del Cancro – H. Miller  ● ● ● ○ ○    (28/04/2017 – 13/05/2017) new

Ne è passato di tempo dagli anni 60 ed il mondo non è più come allora, la stessa nostra esistenza così come la viviamo è totalmente diversa da quegli anni, eppure c’è ancora chi, nei commenti riportati in vari siti e blog, definisce indecente questo libro. E’ vero, nei primi capitoli c’è qualche frase forse un po’ troppo hard, ma a fine lettura tirando le somme non riesco a definirlo un libro osceno, anzi. E’ un flusso di ricordi della vita bohemien dell’autore nella Parigi degli anni 30. E’ un affresco pittorico della ville lumiére, dei suoi abitanti, delle sue strade, della vita che scorre per queste strade. E poi gli incontri, le persone con cui Miller fa amicizia, per goderne le virtù o più frequentemente soltanto per bisogno, per spuntarla, da squattrinato, giorno dopo giorno. Parla di prostitute, di donne, di finti letterati, di aspiranti artisti, di raggiri, di espedienti, di alcol, di lunghe sognanti riflessioni, ma fondamentalmente parla di libertà. E’ come quel film di Woody Allen, Midnight in Paris, solo che non rivivi la gente che ha fatto la storia dell’arte e della letteratura, i Picasso e gli Hemingway, ma gli umili, i sognatori, gli aspiranti Picasso, gli aspiranti Hemingway. Un libro vero, un pilastro del novecento, che ha ispirato la beat generation e che ha dato i natali a scrittori memorabili come Bukowski e Fante.

Correndo con le forbici in mano – A. Burroughs  ● ● ● ● ○    (13/05/2017 – 18/05/2017) old 2°

Un libro  stupefacente, osceno, folle, assurdo… e la cosa più sconvolgente è che si tratta di una storia vera. E’ l’adolescenza dello scrittore stesso, figlio di una coppia separata e lasciato dalla madre a vivere a casa del suo psichiatra, una specie di comune dove ogni buona norma è sovvertita così come ogni logica di comportamento, un posto dove accade tutto ed il contrario di tutto, dove l’albero di Natale resta montato per quasi tutto l’anno e dove se vuoi bucare il soffitto puoi farlo, senza problemi, senza dover preoccuparti di essere rimproverato. E’ un libro che non può annoiare, che stupisce pagina dopo pagina, e le nostre emozioni fanno le montagne russe leggendo dell’amicizia di Augusten con i vari componenti della famiglia, del suo amore gay con un uomo molto più grande, delle sue passioni, dei suoi sogni, della vita di tutti i protagonisti. Una vera sorpresa, un libro che si legge tutto d’un fiato, che fa ridere e riflettere, disgusta e sorprende.

Vota Antonio!

E così è terminata anche questa tornata elettorale per le comunali. Non  ricordo campagna elettorale più brutta e disperata ma sono stati comunque due mesi che hanno dato un senso alle giornate. Io non ho partecipato attivamente ma, con i miei amici, sono stato un appassionato quanto allegro osservatore.

Ecco qui le mie impressioni:

  • La novità principale è stata la nuova legge elettorale. Finalmente in Italia qualcosa di buono, non ci volevo neanche credere. Una legge che è si ancora migliorabile ma che determina un netto taglio col passato avendo il grande pregio di promuovere la governabilità senza prestare il fianco ai soliti inciuci di palazzo tipicamente italiani (e siciliani). Chi sale da adesso in poi non avrà più scuse per i suoi eventuali fallimenti ma al tempo stesso non sarà zavorrato da un’opposizione che spesso è stata lungi dal poter essere definita costruttiva per la città.
  • Cinque anni di lamentele, guerre mediatiche, accuse, segni di insofferenza, ma alla fine il sindaco uscente è stato bello che riconfermato. Non capirò mai le persone di questa città, non ci riuscirà nessuno, mai. E’ anche per questo che a mio avviso è totalmente ingovernabile, chiunque sia a capo.
  • E’ pure vero però che la sua lista era di gran lunga la migliore di tutte. Aveva si qualche membro impresentabile per vari motivi, ma rispetto alle altre ero sicuro che non avrebbe avuto rivali.
  • Le parole “giovani” e “libertà” sono state senza alcun dubbio le più usate, persino un mantra per uno dei candidati. Si è voluto cavalcare l’onda del futuro e delle facce nuove ma sono strasicuro che le attese sarebbero state disilluse immediatamente. Quella lista era si ricca di giovani, ma di giovani senza nessuna possibilità di riuscita, di dubbia capacità anche se colmi di buone intenzioni, buttati lì in campo più per disperazione che per altro. Credo che sia stata una fortuna che non siano saliti in consiglio, sarebbero stati sbranati, e bruciati.
  • I cinque stelle hanno perso. Si sono arenati al quarto posto a poca distanza da un ex sindaco e stimato medico. Era però una compagine troppo acerba, nata da poco, con una lista per metà composta da gente sconosciuta ai più, una lista che però ha condotto una campagna elettorale esemplare, magari un po’ sottotono e fin troppo semplice, ma lontana dalle arringhe colme d’odio, di vendetta, accuse e insulti, come quella portata avanti dal sindaco uscente e dal suo immediato rivale.
  • Si, gli insulti. Sono stati il principale segno distintivo di questa campagna elettorale. Si sono raggiunti picchi elevatissimi, vergognosi, ridicoli. Per un po’ è stato anche divertente, qualcuno ha fatto anche delle figure di merda colossali, alla lunga però la carenza di eleganza e di programmi ha pesato e diciamolo, disgustato.
  • E’ stata quindi assicurata la continuità di governo di un sindaco detestato da molti che da oggi avrà un bel po’ da fare per cercare di risolvere i gravissimi problemi sorti nell’ultimo periodo che rischiano davvero di far collassare la già gravissima situazione economica degli abitanti. Il primo effetto indiretto di questa elezione è stato intanto la chiusura del sito ufficioso del comune, quello che tutti gli abitanti fino a ieri hanno sempre consultato quotidianamente.

Io spero solo che da adesso, a giochi fatti, il sindaco abbia il coraggio di essere davvero il sindaco di tutti, di pensare al bene della città, di abbassare i toni, di sfruttare in pieno le enormi potenzialità fino a oggi mortificate di quello che miracolosamente nonostante tutto continua ad essere un piccolo angolo di paradiso.

Episodio 32 – Confessioni prima di cena

– Va bene, allora parto dalla quercia. La storia è iniziata così, noi due bambini che in bicicletta affrontavamo le curve del paese, io che sognavo in grande, lui che era stramaledettamente legato al suo metro quadrato di terra. Sono andata, anzi direi scappata in città per cambiare vita, e lui è ripiombato egoisticamente sul mio cammino proprio prima di stabilirmi qui. In realtà è proprio per colpa sua che sono finita qui, per dimenticarlo, per non vederlo sposarsi con la mia migliore amica. Certo che se fosse un film ci sarebbe da ridere, eppure è tutto vero. Lui lì davanti a me, promesso sposo dell’unica persona che è riuscita ad accogliermi in quell’ufficio. Non lo so cosa vuole oggi, non lo so perché è venuto qui. Io non so più niente. Non so se alla fine si sia più sposato, non ho sentito più nessuno da allora. In Sicilia me lo sono ritrovato in ospedale, come una zavorra da cui non riesci a staccarti. Ha provato a parlarmi più volte ma io non l’ho voluto mai ascoltare finchè l’ho pregato di andare via, poco prima che tu fossi dimesso. Suppongo che io abbia solo paura, paura di sentire ciò che ha da dirmi, paura di ripiombare nella confusione e nell’incertezza una volta che ho trovato la mia via qui con te.

– Forse dovresti parlargli, capire cosa vuole, perché è qui. Devi imparare ad affrontare le tue paure, se vuoi viverti il presente devi chiudere con il passato.

– Tu mi dici che dovrei far pace con il mio passato, io invece penso solo ad andare avanti. Marco è la mia bestia nera. Io non lo voglio nel mio presente. Sono stanca di confrontarmi con il mio passato. Godiamoci la vita, andiamo oltre. Usciamo, beviamoci qualcosa e non pensiamoci più. Adesso sai tutto e sai anche che l’unica cosa che voglio sei tu, siamo noi. Mi sembra di averlo dimostrato stasera.

– Ok, basta così, mi è tutto chiaro. Non posso obbligarti a farlo ma sappi che io non sarei d’ostacolo a questa ipotesi. Pensaci su, intanto  facciamo che usciamo a cena adesso, sto veramente morendo di fame.

Lucia rispose con un sorriso, in fondo anche a lei era venuta una gran fame. Si alzò dal divano e si incamminò verso la camera da letto con l’intento di indossare qualcosa di carino per la cena. Davanti l’armadio aperto non riusciva a concentrarsi su cosa indossare, pensava soltanto a quanto fosse fortunata ad avere accanto un uomo come Ferenc, e a come in realtà lui avesse avuto ragione anche quella volta. Forse doveva davvero chiudere definitivamente con il proprio passato per godersi totalmente il presente e pensare al futuro. Forse avrebbe davvero dovuto parlare con Marco e chiarire tutto. Magari l’avrebbe cercato l’indomani, sperando che non fosse già partito. Doveva farlo. Ora ne era sicura.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

#anni90 TAG

Saltando di blog in blog qualche tempo fa, un bel pò di tempo fa ormai, sono incappato in questo bellissimo TAG proposto da Dominella. Quello dei 90’s è stato uno dei periodi più belli della mia vita. E’ stato il decennio della mia giovinezza, e quindi della  spensieratezza, dell’allegria, degli affetti più importanti, della crescita. Non belli quanto gli 80’s della mia infanzia ma sicuramente vissuti in maniera molto più consapevole.

Ecco le domande a cui rispondere:

1- IL TUO CARTONE ANIMATO DISNEY PREFERITO?
2- LA TUA BAND PREFERITA?
3- CARAMELLA/DOLCIUME PREFERITO?
4- IL TUO GIOCO PREFERITO?
5- IL TUO LIBRO PREFERITO?
6- NEGOZIO DI VESTITI E/O FIRMA PREFERITO?
7- IL TUO PROGRAMMA TV PREFERITO?
8- COSA GUARDAVI IN TV TORNATO DA SCUOLA?
9- IL TUO TIPO DI ABBIGLIAMENTO PREFERITO?
10- UNA PUBBLICITÀ CHE RICORDI PARTICOLARMENTE?
11- PER QUALE PERSONAGGIO FAMOSO AVEVI UNA COTTA?
12- LE GRANDI MANCANZE….OVVERO QUELLO CHE HAI SEMPRE DESIDERATO, MA MAI AVUTO.

1-Era il periodo in cui li vedevo tutti, ma secondo me il più bello resta senza dubbio il Re Leone: bella trama, bella morale, ma soprattutto divertentissimo, quasi comico. Lo guarderei con piacere ancora adesso. Tra l’altro alcune battute sono diventate dei veri e propri mantra.

2-Gli anni 90 sono stati anni particolari che mi hanno visto passare dalle elementari al liceo. In un così lungo periodo di transizione è impossibile scegliere soltanto un gruppo o un cantante, ne indicherò quindi almeno tre: Battisti, nei primi anni 90 era ancora in piena attività e mio padre, grande fan, ci faceva ascoltare continuamente i suoi dischi, quelli scritti con Panella soprattutto; i Green Day, il gruppo a cui associo i miei anni liceali; i Litfiba, scoperti nel 97 in occasione dell’uscita di Mondi Sommersi  e da quel momento mai più abbandonati. Poi certo, anche REM, Afterhours, Aqua, Negrita e tanti altri.

3- Questa mi mette in difficoltà. Non ho ricordi precisi…l’ovetto Kinder lo associo più agli anni 80. Per i 90’s penso più alle barrette (sempre Kinder), al Mars e al Galak.

4- Negli anni 90 io e i miei vicini di casa eravamo soliti stare sempre fuori nello spiazzale, per lo più a giocare a calcio, a volte a nascondino, oppure ci limitavamo a girare in bici. Ci capitava comunque abbastanza spesso di giocare ai vecchi cari giochi di società che purtroppo adesso sono caduti nel dimenticatoio (e proprio per questo hanno oggi ancora più fascino). I nostri preferiti erano: Hotel, Monopoli, L’isola del fuoco, Risiko e Starquest, bellissimo quest’ultimo. Un bel po’ di tempo lo passavo a casa giocando anche col mio primo pc, il Commodore 64 a cassetta…che tempi!

5- In quegli anni non ero certo quell’avido lettore che sono adesso. Sicuramente il mio libro preferito di tutta quella decade è stato I ragazzi della via Pal. Per un mio compleanno, periodo di scuola elementare o media, ricevetti in dono due libri dai miei genitori, i miei primi veri libri,  questo e Oliver Twist. Del capolavoro di Dickens ne avevo già sentito parlare e ne avevo visto anche una bella trasposizione cinematografica in tv quindi decisi di leggerlo per ultimo, dulcis in fundo pensai. Iniziai così l’opera di Molnar e con mia grande sorpresa  ne rimasi così estasiato che da quel momento compresi la bellezza della lettura. Oliver Twist mi sembrò solo un ripiego  mentre il primo lo rilessi più e più volte tanto che sono strasicuro che quella lettura ha influenzato molto il mio modo di essere e di pensare.

6- In quegli anni non facevo proprio caso alle marche. A memoria la prima volta che provai orgoglio ad indossare un capo firmato fu per le due tute acetate Diadora regalatemi da mia madre. Fare educazione fisica alle medie diventò un’occasione di sfoggio. Diventato un po’ più grande, periodo liceo, è stata la Levi’s il must have.

7- In quel decennio penso che la TV abbia raggiunto il suo massimo splendore, è per questo che è difficile sceglierne uno o anche farne un elenco limitato. Non è la Rai, Beverly Hills 90210, Festivalbar, i video musicali su MTV, e soprattutto  Mai dire gol con quei personaggi irresistibili sono i primi che mi vengono in mente.

8- Alle due, quando tornavo con l’autobus dal paese in cui frequentavo il liceo, cercavo di fare il più in fretta possibile per giungere a casa, accendere la tv e guardare…i Simpson of course!!!

9- Ricordo con grande affetto una camicia a quadretti marroni e blu della Levi’s che indossavo tutte le volte che potevo. Era il mio indumento preferito, senza dubbio.

10- Bella questa! La scelta è davvero difficile ma penso di non avere dubbi al riguardo. Ho amato alla follia lo spot della Swacht con Breathe di Midge Ure come colonna sonora. Ripensandoci ho ancora i brividi, così come li ho ogni volta che ascolto quella stupenda canzone, colonna sonora di una gita liceale sulla costiera amalfitana. Ricordi bellissimi.

11- Strano! Non ricordo nessuna al momento, ma andandoci per logica la risposta ce l’ho, Jennifer Aniston ovviamente. La amo ancora adesso d’altronde.

12- Sono strasicuro che se a quei tempi avessi avuto un po’ più di personalità e carisma avrei potuto godermi ancora meglio quello già comunque stupendo periodo.

Penso sia tutto.

E voi? I vostri anni 90?

Nomino:

My enchanted world   Kikkakonekka   Il mondo delle parole  I discorsi dell’ascensore  2015 A.D.  Willy Wonka  Diario di un’eterna incompleta Pensieri loquaci e tutti quelli che hanno voglia di raccontarsi facendo un tuffo nei ricordi.

WordPress c6? Sei connesso?

E’ da più di una settimana che ho grandi difficoltà a leggere le notifiche della mia pagina WordPress. Ci clicco su come sempre ma si apre solo un abbozzo di finestra senza nulla di scritto. Provo, riprovo, più e più volte…niente. Faccio il refresh, chiudo e riapro la pagina…niente. E’ alquanto fastidioso, fa quasi venire voglia di toglierci mano e spegnere il pc.

Ma è un problema solo mio o capita pure a voi?

Rispondetemi, chissà se riuscirò a leggervi….

Mindflow

Quando ho aperto questo blog, quasi due anni fa ormai, due erano i principali obiettivi che mi ero prefissato: usarlo come valvola di sfogo raccontando pensieri, perplessità, paure e ansie che avrei trovato nel cammino della vita e fare un resoconto degli anni andati buttando giù ricordi ed aneddoti.

In parte penso di esserci riuscito.

Ho poi aggiunto altre sezioni per dare la giusta visibilità alle mie passioni parlando quindi di viaggi, di musica, di libri, di serie TV ed altro ancora.

Ultimamente però mi sono accorto che potevo fare di più, dovevo fare di più visto che ho limitato al massimo uno degli obiettivi principali. Ho così tanti ricordi da mettere giù che quelli del liceo e dei due mesi in America sono solo un misero antipasto. E’ per questo che prenderà presto vita qui sul mio blog una nuova rubrica che si chiamerà Mindflow. Attraverso questo flusso casuale dei miei pensieri e soprattutto dei miei ricordi raccoglierà aneddoti passati che travalicheranno ogni genere e ogni categoria.

Saranno ricordi divertenti e commoventi, o anche semplici pensieri e stati d’animo, piccole descrizioni…le forme sotto cui si presenteranno potranno essere le più disparate.

In fondo adoro tutto ciò che profuma di malinconia.

#RitornoalLICEO pt. 11 – L’appello

Il vero appello dei miei anni di liceo  non è stato quello di classe. L’appello per eccellenza, quello per cui il termine appello  si è trasformato in un’icona indimenticabile, l’ ”Appello” appunto, era quello che si faceva in autobus.

Al mattino, una volta saliti a bordo, preso posto e cominciato il tragitto, il brusio generale, un po’ assonnato in verità, veniva ridotto al silenzio dalla parola d’ordine gridata da Pio & Piero (ve li ricordate?) che tutti noi aspettavamo quasi con trepidazione: “APPELLOOO”.  Non era altro che una lista di nominativi non scritta e neanche completa dei passeggeri abituali dell’autobus, di noi pendolari insomma. Le regole erano semplici: una volta chiamato dovevi alzare la mano e gridare: “PRESENTE!”, pena un “cappotto” (una razione di botte) che sarebbe stato perpetrato dai giustizieri (di solito un paio di ragazzi) agli ordini dei due capi dell’autobus. In realtà era un gioco che direttamente e indirettamente divertiva tutti, autista compreso che partecipava attivamente al gioco in quanto inserito in elenco.

Nessuno è stato mai picchiato…tranne Vanni!

Di solito il suo nome veniva proferito piano piano, quasi sussurrato, per evitare che alzasse la mano, ma in realtà ognuno conosceva perfettamente il suo turno in lista e in questi casi lui la alzava lo stesso, con sicurezza. Certo, questo non voleva dire niente, un giorno il malcapitato accompagnò il suo “Presente” con un pugno alzato, non un dito o la mano, un pugno, che poi era lo stesso. Non per Pio & Piero che a quella vista risposero subito “PUGNO!”, e la punizione venne subito eseguita.

Io invece mi distinguevo per la velocità con cui rispondevo alla chiamata, velocità che faceva divertire da matti Pio & Piero. Del mio tempo di reazione non potevo certo lamentarmi anche come portiere di calcio d’altronde.

Non era violenza ma solo un gioco per addolcire il tragitto. In realtà era un altro il gioco di cui Vanni doveva aver paura…

Disconnesso

Forse qualcuno (mi piace pensarlo, spero di si)  avrà notato la mia assenza in questi giorni qui su WordPress. E’ presto detto, sono rimasto senza linea internet a casa per quattro giorni. Quattro! Ed essendo il pc l’unico luogo da cui interagisco con voi mi è stato impossibile scrivere e soprattutto leggervi.

Ora ho si di nuovo (finalmente) la linea a casa ben funzionante ma purtroppo penso che per forza di cose rimarrò comunque disconnesso per tutta la settimana, sapete…per citare il Joker di Jack Nicholson, ho  infinite cose da fare in così poco tempo….

Spero lo stesso però di riuscire a leggervi di tanto in tanto. Nel frattempo, se non riuscirò davvero a pubblicare nulla, vi esorto a non dimenticarvi di me.

A presto

Episodio 31 – A tu per tu

Lucia fece entrare Marco accompagnandolo in cucina dove prese posto sulla sedia disposta sul lato lungo del tavolo. Con un po’ di imbarazzo Lucia si sedette invece a capo tavola.

-Non mi offri nemmeno un caffè?

-Devo?

-No non devi, però se lo metti su lo prendo volentieri.

-No, non mi va di offrirti un caffè e nemmeno un bicchiere d’acqua. Vorrei solo che andassi via velocemente, non abbiamo niente di cui parlare.

-E così per te non abbiamo niente da dirci? Quello che è successo in Sicilia quindi per te non ha nessun significato?

-Marco, è stato uno scherzo del destino, quel birbante me ne fa di continuo! Non pensare che sia qualcosa di più di una coincidenza.

-Dai scema! Sei più bella quando sorridi…

-Non sto sorridendo, anzi, penso che mi metterò ad urlare se non vai via. Ti prego, vattene.

-Lucia sono venuto fin qui a parlarti, me li merito almeno cinque minuti della tua attenzione? O no?

Il campanello della porta rispose al suo posto.

-E’ sicuramente Ferenc! Come la mettiamo adesso? Sei contento di avermi creato questo casino?

Non gli diede neanche il tempo di rispondere, si alzò ed andò ad aprire la porta. Lucia lo travolse subito di tante informazioni e così velocemente che Ferenc non riuscì a capirci nulla, ne intuì il senso quando, una volta appeso il soprabito, si ritrovò un uomo davanti. Capì subito, del resto ne aveva sentito parlare e aveva saputo della sua presenza in ospedale in Sicilia.

-Lei è Marco vero?

-E lei è Ferenc immagino, piacere.

Si strinsero la mano e Lucia rimase a guardarli in silenzio, erano così diversi, ma li aveva amati entrambi.

-Mi scusi, sono arrivato senza preavviso, dovevo giusto scambiare due parole con Lucia.

-Saranno questioni importanti visto che l’hanno portata fino a qui.

E così dicendo Ferenc si avvicinò a Lucia, passandole un braccio dietro la schiena. Lei trasalì, aveva paura di quello che poteva accadere, di dove avrebbe portato quella conversazione tra i due, e quell’abbraccio servì a rassicurarla. Guardò Ferenc con gratitudine.

-Beh, si, una questione importante di cui vorrei parlarle in privato.

Quel braccio dietro la schiena fu però una mossa da abile scacchista. Lucia interruppe la conversazione rivolgendosi perentoria verso Marco:

-No Marco, non ho tempo né voglia. Scusami adesso ma devo invitarti ad andare. Mi spiace.

Marco accusò il colpo ma non le diede ulteriori soddisfazioni. Con freddezza e dignità salutò entrambi e si diresse verso l’uscio.

-Salutami tanto Carla.

Riuscì a dirgli in maniera altezzosa Lucia prima che lui si richiudesse la porta alle spalle. Ora però doveva raccontare tutto a Ferenc. Lo avrebbe già dovuto fare da un po’, ora non poteva più rimandare. Si girò verso di lui e subito gli sembrò più distante, con un sorriso tirato in viso.

-Adesso però voglio sapere tutto.

Le disse.

Si sedettero sul divano in posizione comoda, come se già sapessero che ne avrebbero parlato per un po’, e Lucia cominciò a raccontare…

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

 

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