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una vita non basta

Just hang on and suffer well

1000 ore

Per quanto ancora posso ululare in questo vento?
Per quanto tempo ancora posso piangere così?

Mille ore sprecate al giorno
Solo per sentire il mio cuore per un secondo
Mille ore appena buttate via
Solo per sentire il mio cuore per un secondo

Per quanto ancora posso ululare in questo vento?

 

A thousand hours – The Cure

 

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In vacanza (e come ci si è arrivati)

Ebbene, quando leggerete questo post io sarò già in viaggio verso casa per le mie meritate vacanze estive, una pausa questa volta lunghe ben 3 settimane.

Come ci sono arrivato.

La più grossa novità di questi ultimi giorni è stata sicuramente quella di aver cambiato i coinquilini. Mehdi e Valentin, i due francesi, hanno lasciato il posto alle mie due amicone Stefania e Martina. Abbiamo passato insieme solo pochi giorni, visto che loro sono già tornate in Italia per qualche giorno di vacanza, ma già posso dire che la mia vita a Varsavia è nettamente migliorata. Non sono più un prigioniero in casa, non devo più rintanarmi nella mia stanza per la sporcizia, per la continua invasione di gente che urla fino a notte, la cucina non è più off-limits ma un posto pulito ed invitante dove poter avere convivialità. Adesso è tutto pulito, tutto profumato, ci si trova a meraviglia ed avendo amici in comune i loro ospiti sono anche i miei, e questo è importante. Abbiamo già fatto anche la Parapetowka, ovvero l’inaugurazione della casa con dell’ottimo cibo messicano cucinato da Stefania e gli amici più cari a farci compagnia, chi discutendo, chi guardando Croazia – Inghilterra, la semifinale del Mondiale.

A proposito di Mondiali. Domenica (N.B. vi sto scrivendo giovedì 12/07 alle ore 21:30) ci sarà l’ultimo atto, la finalissima, Francia-Croazia. Purtroppo i francesi sono i grandi favoriti e sicuramente vinceranno ma la Croazia ha il supporto della maggior parte dei tifosi del globo, non solo mia (e non solo per la presenza di Perisic e Brozovic, che Tuttosport si è “dimenticato” in una delle sue quotidiane cadute di dignità) e di Riccardo (per i suoi trascorsi Erasmus). Riccardo poi. Questi sono i suoi ultimi giorni qui. Forse Martina è riuscita a trovargli un’opportunità di lavoro, spero tanto, come tutti, che si possa concretizzare perchè la sua sarebbe una grave perdita per il gruppo.

Ah si, la Juve ha comprato Cristiano Ronaldo. Vi dico la verità, non rosico per niente. Con lui vinceranno l’ennesimo scudetto, che avrebbero vinto comunque illecitamente con i loro squallidi mezzucci, sta volta magari gli costerà di più.

Cosa farò

Ho tante cose da fare in queste tre settimane. Ho già l’appuntamento dal dentista per una bella pulizia dei denti che ritengo necessaria dopo tanto tempo. Devo rinnovare il passaporto; devo comprare un nuovo abito per il matrimonio di fine mese di Alessia, mia amica d’infanzia; devo dimettermi dalla mia vecchia azienda e provvedere subito ad un pignoramento per non dover poi aspettare per forza di cose che il TFR mi venga pagato in futuro dall’INPS (tra pochi giorni riceverò i miei primi crediti, i primi di tre); con Tessa avremmo anche in progetto  un piccolo viaggetto. E poi due giorni in provincia di Messina con i miei a trovare i parenti, rivivere i vecchi cari luoghi d’infanzia e fare scorpacciate di granite. E poi il pesce, finalmente, spaghetti alle vongole in primis, un pò di mare, gli amici.

Il blog

Da oggi alla seconda metà di Agosto, considerata la mia prevista difficoltà nello scrivere, i post settimanali saranno ridotti da tre a due, anche perchè non penso che voi  avrete tutto questo tempo per leggerli, per gli stessi motivi.  In quest’ultimo periodo ho scritto davvero molto, tanto che ho già post programmati fino a settembre. In più nello stesso periodo ho anche letto molto, moltissimo direi, grazie anche al Kindle,  e per questo nelle prossime settimane troverete diverse recensioni letterarie. Spero vi piacciano. Ovviamente cercherò di accedere ogni tanto, e che so, magari anche di scrivere qualcosa. Sicuramente vi racconterò tutto al mio ritorno.

BUONE FERIE A TUTTI quindi. Spero ve li possiate godere, io avrò bisogno di poco per sentirmi soddisfatto.

 

Immeritato

Quello che avevamo tanto temuto è purtroppo accaduto. La Francia è campione del Mondo. Immeritatamente a mio avviso visto che a livello di gioco è stata messa sotto da una bellissima Croazia, squadra per cui tutti facevamo il tifo. Non sono serviti a nulla il predominio di gioco, il miglior giocatore del mondiale, Modric, un altro gioiello di Perisic…alla fine ci si è dovuto arrendere, alla sfortuna, a decisioni arbitrali discutibili, alla bravura di Mbappè e, consentitemelo, soprattutto alla giornataccia di Subasic, a mio avviso responsabile di 3 gol su 4. La favola è quindi così finita e adesso mi tocca da ore ascoltare i canti e le urla dei francesi in totale delirio.

Ma non è finita solo la favola della Croazia, purtroppo si chiude anche l’avventura di Riccardo qui a Varsavia. In realtà lui partirà giovedì ma noi ci siamo già salutati visto che domattina tornerò a casa per le ferie estive. Abbiamo visto la partita insieme, io, lui e l’immancabile Domenico. Abbiamo prima pranzato (spaghetti con funghi e pancetta per i più curiosi) qui da me, abbiamo parlato del più e del meno e poi ci siamo accomodati sul divano davanti la tv facendo un tifo sfegatato per la Croazia e facendo fuori birre, patatine e salatini (durante l’intervallo si è  aggiunto anche Daniele).

Non so se l’ho già detto o lo ripeterò in un prossimo post già scritto e programmato, ma il suo ritorno a casa è una brutta perdita per il gruppo, ci mancherà tanto e Varsavia non sarà più la stessa al mio ritorno. La vita però mi ha abituato a questo, quanti amici con cui ho passato momenti bellissimi ho “perso”, non vedendoli ormai da tempo immemore. Io spero sempre che lui possa tornare comunque qui, anche perchè è questo che vorrebbe.

Intanto qui piove, da giorni, e per giorni continuerà dice il meteo. E anche se siamo in pieno luglio io sono contento, adoro questo tempo stile settembre, adoro il rumore della pioggia, l’odore che si respira dopo una burrasca, l’atmosfera, il riveder la gente, le ragazze,  fare capolino fuori. L’idea di dover sopportare i 30 e passa gradi all’ombra della Sicilia non mi attrae per niente.

Tutto in una notte

After dark

Murakami

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16/05/2018 – 20/05/2018   new

Kindle – pagine N.A. (breve)

Anno 1° edizione: 2004

Murakami è questo: onirico, sfuggente, a volte inconcludente, come in questo libro, ma sempre poetico, ed è per questo che anche nei mezzi passaggi a vuoto il risultato non è mai scadente.

Questa volta ci racconta di una notte, una sola notte scandita da precisi orari in cui i vari personaggi interagiscono tra loro, direttamente o indirettamente, facendo presagire qualcosa di bello, di emozionante. C’è Mari che legge un  libro in un locale, Takahasci che suona il trombone col suo gruppo, una ragazza cinese picchiata e derubata dal suo cliente in un love hotel, Kaoru, la responsabile di quella struttura, e le sue due attendenti, un esperto di computer dalla personalità oscura, un magnaccia in moto. E poi c’è Eri, bellissima sorella di  Mari e vecchia conoscenza di Takahasci, immersa in un sonno profondo quanto volontario.

Il racconto procede lento, quasi a voler ricreare l’atmosfera notturna, ed essenzialmente possiamo dividerlo in due parti: quella  reale dove prendono vita tutti gli avvenimenti, e quella prettamente onirica che vede protagonista la sola Eri e che grava come un macigno sull’andamento del racconto, altrimenti godibile, appesantendolo.

Procedendo con le pagine pregustiamo amore, passione, sesso, vendetta, emozioni,  ma tutto rimane sospeso e alla fine ci rimane “soltanto” la riscoperta di un sentimento fraterno. Pochino rispetto a quanto costruito.

 

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Cartoline da Varsavia, 7

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Il Kindle arricchisce il blog

Oltre a tutti i vantaggi elencati in un mio precedente post, il Kindle mi permetterà anche di arricchire il mio blog. Come vi chiederete. Semplice. Userò uno dei suoi strumenti per salvare i passi più caratteristici dei libri e riportarli in un post. Ad ogni libro recensito seguirà anche, possibilmente, un successivo post con tutte le frasi selezionate durante la lettura. Questi post troveranno poi spazio in una sezione apposita del mio blog nella sezione Rubriche -> Scritti -> Estratti. Questo dovrebbe dare un’idea migliore dell’opera, semmai la mia recensione non fosse sufficiente.

Inizierò dal secondo libro, Opus pistorum, una delle opere più scandalose di H. Miller, visto che After Dark di Murakami l’ho già terminato in soli quattro giorni.

Scrivo per me

Ho aperto questo blog con varie finalità: valvola di sfogo, soddisfare la mia voglia di scrittura, tenere un diario da rileggere nel futuro cercando così di capire come cambiano le cose, la vita in generale, ricordare fatti ed emozioni passate. E posso dirvi che funziona davvero sotto questo punto di vista.

Solo ad una cosa non ho pensato quando lo progettavo nella mia mente: piacere agli altri, o meglio, attirare più visitatori possibili.

Ovviamente ogni volta che faccio l’accesso al mio profilo dò una sbirciata alle statistiche, e non nascondo che sono contento quando vedo le visualizzazioni spiccare in alto raggiungendo vette non abituali. Dopo qualche anno posso affermare di sapere cosa piace al lettore ma nonostante questo poche volte mi piego a scrivere di determinati argomenti a meno che non ne senta proprio il bisogno. Poi c’è anche il mistero di come molti blogger raggiungono costantemente numeri per me impossibili nonostante la qualità dei loro post sia, lasciatemelo dire, pessima.

Io sono fiero del mio blog, dei miei poveri 450 accessi mensili e poco più. E’  molto personale come un blog per eccellenza deve essere, molto sentito e vissuto, vero. Impegnandomi a pubblicare i miei tre post settimanali ci sono periodi in cui non cavo un ragno dal buco, altri in cui sforno articoli giornalmente come un blogger di professione, programmandoli per il futuro. Ci sono periodi in cui magari non riesco a mantenere questa costanza, in estate per esempio, altri in cui rifletto sul fatto che potrei vedere il blog in modo diverso, dedicandomi in maniera molto più soft.

Sono comunque sempre qui, per voi, ma soprattutto per me.

 

Una favola dark

Disintegration. Una favola dark

J. Apter

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31/05/2018 – 16/06/2018   new

Cartaceo – pagine 335 + appendici

Anno 1° edizione: 2006

E’ forse il più grande autore che ha musicato in maniera magistrale i sentimenti più cupi dell’animo umano. E’ la malinconia e la tristezza incarnata. E’ l’alfiere del dark, idolo assoluto di tutti i decadenti con i cappotti neri lunghi ed il cuore a pezzi. Con il suo stile, caratterizzato da un’improbabile capigliatura, l’eyeliner e l’immancabile rossetto sbaffato, è un’icona di stile che ha segnato un ventennio di costume mondiale (pensate al film Edward mani di forbice) arrivando fino ad oggi. Tutto questo e molto altro è Robert Smith ossia i Cure, e questo meraviglioso libro rende omaggio a questo memorabile gruppo raccontandone la storia, il contesto, i protagonisti, i fatti, in tutti i particolari.

Dall’infanzia ai primi gruppi: i Malice e poi gli Easy Cure, sempre loro, Smith, Tolhurst e Dempsey, dopo la cacciata del talentuosissimo chitarrista Porl Thompson che però tornerà nel gruppo nel periodo commercialmente migliore della band, prima di essere chiamato da Page e Plant, non gli ultimi due arrivati. Poi il primo album, Three Imaginary Boys, l’addio di Dempsey sostituito dall’amico Gallup che col suo basso avrebbe caratterizzato gli ’80 e i ‘90, i primi successi (A forest su tutti), lo shock del suicidio di Ian Curtis,  le cupe atmosfere di Seventeen second, Faith e Pornography, la svolta pop, il memorabile successo di Kiss me kiss me kiss me, il capolavoro Disintegration, il “declino” (solo commerciale, se di declino si può parlare) degli ultimi album. In mezzo i tour, i produttori, gli amici, gli incontri,  le liti (celebre la causa intentata da Tolhurst che fece perdere due anni alla band),  il fanatismo dei fan, famosi e non,  ma soprattutto i problemi, droga e alcol su tutti, che hanno causato grandi crisi sia sul piano artistico che personale ai vari membri della band.

Un libro veramente completo ed appassionante, alla stregua di un romanzo, completo di varie appendici e di una ricca raccolta fotografica,  per capire davvero il fenomeno Cure. Poche le pecche: mi sarebbe piaciuto che avesse approfondito anche gli ultimi due album: ma se per Bloodflowers la descrizione può risultare sufficiente (e che bello condividere l’idea che si sia trattato di un album sottovalutato, perché anche io lo trovo fantastico, uno dei migliori), nessun accenno viene fatto sulle canzoni del lavoro successivo, l’omonimo The Cure. E comunque Push, a mio avviso, è una canzone fantastica.

E’ un viaggio nel dark,  lì dove prendono forma le emozioni più intense. E’ un libro per inguaribili romantici, meglio se col cuore a pezzi, per quelli che amano la pioggia e soffrono di malinconia pensando al passato, alle occasioni mancate e ad un futuro che va a pezzi, certi della propria disintegrazione interiore.

Memories of children’s dreams, 

lie lifeless,

fading lifeless. 

Hand in hand with fear and shadows

Crying at the funeral party

 

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Harakiri

Ieri un sorprendente Giappone si è suicidato calcisticamente facendosi rimontare in pochi minuti ben due gol di vantaggio sul favoritissimo Belgio. Sarebbe stato un trionfo per i nipponici, una pagina di storia sportiva da celebrare per anni e anni.

La stessa cosa è successa a me.

Un paio di settimane fa sono stato contattato a sorpresa per un colloquio da una grossissima multinazionale dell’elettronica, forse la più grande. Mi sono presentato eccitato (vista anche la sede, un grattacielo ultramoderno sotto tutti i punti di vista!) e con buone speranze considerando che i requisiti richiesti non erano poi molto selettivi ed io sembravo rientrarci, non fosse altro che era richiesta la lingua italiana. Il colloquio si è svolto senza particolari cadute, non si è parlato di problematiche tecniche nello specifico, anzi, sono stato spiazzato da domande del tipo: “come pensi che si svolga una normale giornata lavorativa in questo team?”  a cui sinceramente avrei trovato difficoltà a rispondere anche in italiano. Ovviamente penso che nella mia madrelingua avrei potuto fornire un’impressione migliore ma anche in inglese non è che abbia tanto sfigurato.

Fatto sta che oggi ho avuto la notizia che non sono stato scelto, e questo mi ha buttato nello sconforto. Ero in un periodo in cui pensavo di poter arrivare ovunque ma questo rifiuto mi ha fatto tornare con i piedi per terra. Intendiamoci, io sono soddisfatto del mio attuale lavoro, è tranquillo, sono ben pagato, e faccio pur sempre parte di una nota multinazionale dell’e-commerce con un’atmosfera lavorativa davvero ottima e dove ormai ho tanti amici. E’ pur vero però che questa era un’occasione che mi avrebbe reso ancora più orgoglioso, ed il lavoro si preannunciava più eccitante e penso gratificante. E quanto peso avrebbe dato al mio cv per un futuro ritorno in Italia!

Ho ricominciato a pensare che nonostante i successi ottenuti nella mia attuale azienda alla fine non ho trovato nessun altro che abbia riposto fiducia nelle mie qualità, nonostante le decine e decine di colloqui fatti negli ultimi anni. Chissà se riuscirò a salire un altro bel gradino nella mia carriera, lo vorrei tanto ma ci spero sempre di meno. Almeno in questo momento.

La caduta dei giganti

All’inizio del Mondiale partecipai ad un gioco on-line sul sito della FIFA. Era fatto proprio bene, bisognava pronosticare la classifica di ogni girone e poi gli ottavi, i quarti e così via fino al vincitore. Mi divertii a farlo e secondo le mie previsioni avrebbe dovuto vincere la Germania.

Ma questo, lo ribadiamo, è il torneo delle grandi sorprese e la Germania ha chiuso il suo girone all’ultimo posto perdendo con un netto 2-0 la partita decisiva contro..la Corea del Sud (!!!), i cui giocatori sono stati accolti in patria tra insulti e pomodori, rei di aver chiuso il girone al terzo posto! (Ma sentite un pò che assurdità!).

Sabato ci ha lasciati l’Argentina, schiantata da un mostruoso Mbappè e perdendo 4-3 con la Francia. Ho goduto come un riccio vedendo la delusione di Maradona, che ha avuto anche l’ardire di criticare tutto e tutti quando in pratica la rosa è stata scelta da lui. Sampaoli poi si è rivelato una vera delusione, zero carisma, formazioni completamente sbagliate, addirittura è stato pescato dalle telecamere a chiedere a Messi quali sostituzioni fare. Sono contento che Icardi sia rimasto a casa, ha evitato di bruciarsi facendo parte di questa pagliacciata.

Fuori anche Cristiano Ronaldo col suo modesto Portogallo, sconfitto dall’Uruguay di Suarez e Cavani, e che doppietta quest’ultimo. Fuori la Spagna, ai rigori (e ne siamo contenti, avevano stufato) contro la modesta Russia che però ha grinta da vendere, oltre ad un Paese a spingerli, e stava per uscire anche una scialba Croazia contro una tostissima Danimarca, anche qui si è deciso tutto ai rigori dopo che Modric ne ha sbagliato uno al 114° minuto.

Adesso manca solo che il Messico batta il Brasile e l’Uruguay si ripeta con la Francia per avere un tabellone di soli outsider. Intanto martedì c’è in programma uno scoppiettante Colombia-Inghilterra, con questi ultimi che, senza clamori,  vincendo potrebbero ambire ad una inimmaginabile finale, Croazia permettendo.

Un Mondiale davvero gustoso, anche senza l’Italia.

I segreti di Oswald

Libra

DeLillo

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04/05/2018 – 25/05/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 423

Anno 1° edizione: 1988

DeLillo in questo suo romanzo non ci fornisce soltanto un’ipotetica quanto credibile ricostruzione  di ciò che successe a Dallas in quel triste quanto famoso 22/11/63 ma anche la fotografia di un Oswald nella sua intimità raccontato in maniera passionale dalla sua stessa madre Margherita, quasi come se essa, nelle vesti dell’avvocato difensore del figlio,  si rivolgesse ad un fantomatico giudice di un tribunale divino con l’intento di discolparlo o al peggio dimostrarne le attenuanti. Si alternano così, raccontati in parallelo, i vari intrecci che avrebbero portato a quel giorno: la vita di Oswald, dalla sua più tenera  età al suo periodo da militare in Giappone, dal suo trasferimento in Russia al suo ritorno in America con Marina, dai suoi contatti con i federali  al suo assassinio; i problemi economici di Jack Ruby; le ossessioni di David Ferrie; i piani dei cospiratori; le ricerche del curatore che in una stanza piena zeppa di documentazione studia il caso cercando di risolvere l’intricata matassa e trovare finalmente tutte le risposte.

L’ipotesi a cui si appoggia DeLillo è quella in parte già dimostrata da Jim Garrison, ovvero di un Oswald marionetta all’interno di un disegno organizzato a livelli superiori, qui è la novità, da un piccolo gruppo di ex agenti dell’agenzia che alla causa cubana ed ai suoi interessi economici avevano dedicato la parte migliore della loro carriera prima di essere traditi alla Baia dei Porci. Interessante, anche se poi avrebbe dovuto spiegare come questi riuscirono a montare una farsa come la  commissione Warren.

Purtroppo lo stile di scrittura  molto ricercato  rende il libro  discontinuo e difficilmente digeribile, e questo va ad incidere sull’esperienza di lettura che risulta abbastanza pesante. Resta comunque un buon libro, sicuramente un must per tutti gli interessati all’argomento

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Adieu mes amis

I patti erano chiari dal principio.

“Ragazzi sappiate che se dovessi trovare un lavoro torno in Italia. Ovviamente ve lo dirò in anticipo e vi lascerò la caparra”.

Sono passati dieci mesi ed io non solo sono ancora qui ma erediterò pure la casa mentre i miei due coinquilini francesi stanno per andare via.  Valentin in realtà è già partito ieri mattina, in macchina, con la sua nuova ragazza, la graziosa Valentine, che da un paio di mesi in pratica è stata la nostra quarta coinquilina, Mehdi invece andrà via la prossima settimana, dopo un viaggio a Budapest con i suoi, ma stamattina è partito per il weekend, destinazione Torun,  quindi si può dire che sono ufficialmente rimasto solo in attesa che Martina e Stefania prendano possesso delle loro camere.

Me lo ricordo ancora il giorno in cui arrivarono. Era una domenica pomeriggio di inizio settembre del 2017, nelle battute finali di Inter contro non ricordo chi. Scesi in garage a fare conoscenza e ad aiutarli a portare su le valigie, giusto in tempo per vedere il gol vittoria. La sera la mia prima uscita a Varsavia, insieme, al vicino Piw Paw dove gli offrii una birra.

Certo con il passare del tempo la differenza di età si è fatta sentire,  il mio essere un lavoratore con il loro essere studenti Erasmus, diversi scopi, diverse visioni ed i nostri ritmi di vita hanno presto preso vie diverse. Non mi mancheranno i loro party fino a notte fonda che non mi facevano chiudere occhio, la cucina sporca lasciata da Valentin, i loro amici nella mia stanza a giocare all’xbox, l’avere sempre gente a casa, anche se Justine era un bellissimo vedere quanto un simpatico interloquire, e nei mesi successivi avrei messo speso il dito nella piega di Mehdi. Posso dire però che è nata una bella amicizia, e anche se so che difficilmente ci rivedremo in futuro non li scorderò mai e cercherò sempre di avere loro notizie di tanto in tanto.

Ieri mattina con Valentin ci siamo abbracciati, a lungo, e ci siamo augurati buona fortuna. Lo stesso accadrà con Mehdi tra qualche giorno, soprattutto con lui con cui ho avuto un miglior feeling.

Non è la prima volta che saluto un amico, probabilmente per sempre, non sarà l’ultima, altri piccoli pezzi di me che si spargono del mondo,  ma nonostante tutto, ripensando all’anno vissuto insieme, un pò di malinconia mi assale, una malinconia che ha un pò i colori di questa canzone.

 

Niente più materassi

Ho appena finito di vedere l’esultanza di Maradona al vantaggio, soffertissimo e casuale, dell’Argentina…un vero signore veramente, perfettamente in linea con la sua parabola umana. Ma comunque, non è di questo che volevo parlare bensì del mondiale in Russia giocato fino ad oggi seppur senza la nostra Italia.

Ho visto quasi tutte le partite, alcune attentamente, altre molto meno, ma una cosa mi è parsa evidente, una bella sorpresa, ovvero il fatto che non ci siano più le squadre materasso di un tempo. La Nigeria, qualificata fino a quattro minuti dal termine in un girone di ferro potrebbe non essere una notizia ma, seppur senza clamorose novità, le “grandi” hanno sofferto maledettamente ad avere la meglio sulle molto più modeste squadre riempi-gironi. Mi ha impressionato moltissimo l’Iran ad esempio, che ha perso in maniera immeritata contro la Spagna ed ha rischiato di buttare fuori il Portogallo all’ultimo minuto. Sarebbe stata l’apoteosi e non sarebbe stato un furto.

Poi ci sono squadre che si sono imposte in maniera sorprendente, penso al Messico, vittorioso con la Germania e a punteggio pieno, al Giappone che vince e convince, e anche la Svezia sta dicendo la sua tanto che stava quasi per eliminare la Germania se non fosse stato per quella magia di Kroos allo scadere (a proposito, che bel giocatorino questo Forsberg!)

La più grande delusione a mio avviso invece è stata la Polonia ed è un peccato visto che mi trovo proprio qui. Due sconfitte ma soprattutto un gioco davvero mediocre e sterile per una squadra che poteva contare su buoni elementi.

La Spagna sembra in fase discendente, la Francia può contare su una rosa giovane e stellare ma non convince, così come il Portogallo che tolto Ronaldo è davvero mediocre. La Croazia è la squadra che mi ha convinto di più, con quel centrocampo poi…. Vi dirò, mi piacerebbe una finale Croazia-Belgio, due nazionali in forte ascesa e che più fin’ora hanno impressionato insieme all’Inghilterra dell’uragano Kane.

In attesa della fine dei gironi in cui il Brasile rischia nel confronto diretto con la Serbia si formano le prime coppie per gli ottavi e sabato ci sarà una succulenta Francia-Argentina che promette già spettacolo.

 

Cartoline da Varsavia, 6

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Riscatto

Ranocchio salva Tokio – Murakami

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04/05/2018 – 04/05/2018   new

Cartaceo – pagine 60

Anno 1° edizione: 2017

E’ un raccontino di sole 60 pagine e neanche visto che quasi la metà sono occupate dalle illustrazioni grafiche del racconto. Ovviamente lo stile di Murakami è anche qui presente, forte come negli altri romanzi, o anche di più, quel galleggiare tra sogno e realtà che tanto lo caratterizza è qui componente fondamentale.

Un insignificante seppur validissimo agente di recupero crediti di una banca, Katagiri,  uomo di gran cuore ma nonostante ciò emarginato  dalla società, aiuta un Ranocchio gigante a sconfiggere il Gran Lombrico che dal suo rifugio sotterraneo sta per dar vita ad un terremoto che distruggerebbe tutta Tokio.

E’ la rivincita, seppur personale, di un uomo che crede di essere inutile ma che, dopo essersi convinto di poter riuscirci, si rivela eroico, e non è un caso che la battaglia finale avvenga all’interno della sua mente, nell’immaginazione…parte tutto da lì.

La morale è proprio questa, la possibilità di riscatto, la dignità di ogni uomo, e tutto ciò è spiegato tramite varie citazioni, soprattutto due: “La saggezza più grande è non aver paura” di Nietzsche e “Il valore definitivo della nostra vita non sarà determinato da come avremo vinto, ma da come avremo perso” di Hemingway.

Una mezz’oretta di piacevole compagnia.

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

 

Strange days. Tutto fila liscio ma…

Sono strani giorni.

A volte penso  che, da quando mi sono trasferito qui in Polonia, le cose vanno tutte per il verso giusto. Davvero! Qualsiasi cosa faccia o mi proponga di fare si realizza, facilmente, qualsiasi problema si supera, senza troppi affanni.

A lavoro va tutto bene. Mi sono insediato nel mio nuovo, nuovissimo, team recuperando immediatamente la prima settimana di lavoro persa per il mio ritorno in Italia. Certo, l’ostacolo dell’inglese (perché adesso faccio parte di un team internazionale e non più italiano) si fa sentire, le difficoltà le incontro ma sono dovute più al fatto di non potermi esprimere come vorrei  non riuscendo quindi a far emergere appieno le mie qualità. Di contro però penso anche che questa è la migliore opportunità che potrei avere per migliorare la lingua.

Il team è composto da sette persone: io e l’altra italiana Martina, i polacchi Alexandra, Piotr ed Adrian (mio trainer quando sono entrato in azienda), lo spagnolo Guillermo e l’olandese Tom, che però lavora stabilmente ad Amsterdam. La squadra è poi completata dal nostro Team Leader Marek e dai dirigenti di Chicago con i quali siamo sempre in contatto via chat. Ci siamo sistemati al più tranquillo sesto piano occupando una fila di scrivanie ed io ho preso posto tra Piotr e Martina.

Ecco un esempio di come le cose scorrano lisce. Per questa posizione (per la quale non volevo neanche candidarmi, è stata Federica a convincermi dicendomi: “che ti costa?”) ho dovuto fare soltanto un colloquio, anche piuttosto breve. La mia cara collega Stefy invece, per coronare il suo sogno di entrare al dipartimento di  Risk, un paio di settimane dopo di me, ha dovuto far fronte a ben due colloqui ed una prova tecnica di Excel, prendendo tra l’altro un aumento di stipendio ben inferiore al mio nonostante una mole di lavoro maggiore.

Qualche giorno fa scrivevo proprio qui del grosso problema legato alla casa. I miei due cari coinquilini hanno ormai terminato il loro Erasmus e stanno tornando in Francia. Questo era un problema perché la proprietaria  non affitta la singola stanza ma l’intera casa. Dopo qualche settimana di disperata ricerca di altri due coinquilini attraverso vari post in tutti i gruppi FB del caso, ricerca che comunque non ha raggiunto lo scopo sperato visto anche il costo dell’affitto, e dopo aver contemporaneamente cercato, anche se controvoglia, una nuova sistemazione, non trovandone una minimamente soddisfacente, sono riuscito a far abbassare il prezzo alla proprietaria. Fatto sta che dal primo luglio avrò due nuovi coinquilini, le mie due amicone Stefania e Martina, con buona pace di Tessa.  Da un lato la cosa un po’ mi inquieta perché questo andrà ad interferire molto con il mio animo solitario, diciamo che avrò meno tempo per le mie attività personali, ed in più, lavorando in tre, la mattina magari ci sarà un po’ di ingorgo per il bagno. Di contro però ho la sicurezza di abitare con persone che conosco, con gente pulita e per bene di cui posso fidarmi ciecamente, e la nostra amicizia, che porterà a casa frequentemente anche altra gente come Daniele, Kamila e Domenico (che si trasferirà a poche decine di metri da noi) renderà meno pesante l’inverno.

Le ferie poi. Questa volta è stato facilissime chiederle ed averne conferma. Tornerò in Italia il 17 Luglio per ben tre settimane ed il biglietto aereo mi è costato solo 175 euro, davvero poco rispetto agli abituali standard.

Un’altra notizia positiva è quella riguardante i miei crediti verso la vecchia azienda, alla quale nei giorni scorsi ho chiesto il prolungamento dell’aspettativa. Sembra che qualcosa si sia sbloccato e, avvocati e ricevute di ritorno permettendo, nei prossimi mesi il mio portafoglio potrebbe gonfiarsi sensibilmente.

Nonostante tutto questo non mi sento felice, fondamentalmente perché non mi sento completo. Sto pensando ultimamente al mio stato e sento molto la forte necessità di sistemarmi in maniera, non dico definitiva, ma quasi. Il mio obiettivo è quello di ritornare in Italia a fine anno, non troppo prima per vari motivi, con un lavoro ben retribuito e stimolante, ricongiungendomi a Tessa. Tornare in Sicilia sarebbe un sogno ma penso purtroppo che rimarrà tale.

Il mio umore è un po’ così quindi, un po’ cupo, un po’ malinconico, molto Cure. E’ forse anche per questo che da giorni  non riesco a cacciare dalla mia mente questa canzone.

Kindle

Ebbene si! Mi sono munito di Kindle!

Sono sempre stato restìo alla lettura in digitale ma ultimamente mi sono dovuto ravvedere, tutto mi ha spinto verso questa direzione fino a non riuscirne proprio più a farne a meno.

I motivi sono diversi:

  • Praticità ed organizzazione: vivendo ormai fuori casa, lontano migliaia di km, con i voli che hanno prezzi esorbitanti e la possibilità di scendere a casa poche volte, è impossibile fare affidamento ai bei vecchi libri cartacei. Questi infatti hanno un loro peso e occupano uno spazio (preziosissimo!) non indifferente in valigia, e se il mio ritorno dovesse subire ritardi e/o finissi le letture prima del previsto, rimarrei senza letture, rischiando così la pazzia. All’interno del kindle posso portare quanti libri voglio e praticamente non pesa e non occupa spazio in valigia.
  • Reperibilità: collegato a cui sopra, qui è impossibile trovare libri in italiano. Il kindle mi dà la possibilità di rifornirmi direttamente via pc;
  • Costi: a parte il costo iniziale, comunque non stratosferico, la lettura col kindle si può ritenere economica: i titoli costano meno e ne entri in possesso immediatamente. Internet poi è pieno di titoli gratuiti da scaricare, io ne ho raccolti già una trentina, tutti libri che volevo leggere a costo praticamente nullo. Il costo del Kindle l’ho già completamente ammortizzato;
  • Logistica: non ho più spazio a casa per i libri. Davvero! Negli scorsi mesi i miei hanno imbiancato casa e mi hanno lasciato l’onere di risistemare, una volta tornato, tutti i libri portati temporaneamente giù in garage. Col poco tempo a disposizione non ho potuto organizzare tutto in maniera perfetta ma ho riempito tutte le mensole della mia stanza e gran parte di quelle del salone, e quasi un altro centinaio di libri mi sono rimasti in garage, sistemati in un altro paio di mensole.

Questo però non vuol dire che ho abbandonato il cartaceo, ho ancora un nuovo libro da leggere e altri che col tempo voglio rileggere, ne ho già qualcuno qui con me. Ho tra l’altro in mente una nuova rubrica che ha l’obiettivo di dar voce a tutti gli altri titoli che hanno ben poca probabilità di essere rispolverati dalla mia personale biblioteca.

Si parte quindi, con questa mia nuova avventura di lettore 2.0. Il primo libro è After dark, di Murakami.

 

N.B. :dopo un paio di giorni di utilizzo aggiungo anche un altro vantaggio, la comodità di lettura, visto che è possibile farlo comodamente con una sola mano.

N.B.2 : le funzioni del kindle mi potrebbero permettere di selezionare e tenere a memoria parti di testo che più mi hanno colpito durante la lettura. Potrei decidere di  inserire queste frasi di volta in volta all’interno delle recensioni. Penso sia una buona idea che potrebbe aiutare a far comprendere meglio l’atmosfera del libro in questione.

Ci sei solo tu

Non ci posso fare niente! Quando ascolto il riff finale di basso del grande Marok in questa versione di questa canzone, che di arrangiamenti ne conta a bizzeffe, tutti diversi, tutti bellissimi, niente…impazzisco…è energia pura!!!

Padre e figlio

La confraternita dell’uva – J. Fante

● ● ● ● ●

28/04/2018 – 04/05/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 228

Anno 1° edizione: 1977

Il romanzo totale del grande Fante. Non il suo libro più famoso ma universalmente considerato l’opera della maturità, forse il più bello, sicuramente il più importante da molti punti di vista. Un libro che è un percorso, una catarsi, che risolve una volta per tutte l’eterno conflitto tra padre e figlio. Perché di questo si tratta, dello scontro finale a singolar tenzone tra un padre che padre forse non lo è mai stato, ed un figlio che un padre forse non lo ha mai avuto, non il padre che avrebbe voluto comunque.

Ed è meraviglioso assistere a questo brutale avvicinamento, questa reciproca tardiva comprensione, l’accettazione di una vita fino a quel momento ripudiata, il comprendere di non esserne poi così dissimile, la disperazione per ciò che si è perso e non è più possibile recuperare.

Ma c’è ben altro. C’è la famiglia, la madre, così “italiana”, così imbarazzante ma con una dignità incommensurabile, i fratelli, la sorella, gli amici del padre, l’iconico Angelo Musso. E poi c’è lui, l’altro grande protagonista del romanzo, sua maestà il vino.

E’ un’altalena di emozioni convogliate insieme, si ride, si piange, ci si emoziona. Fante ci prende il cuore e ce lo strizza ben bene. Il finale è qualcosa di indimenticabile.

 

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Ho sete di Ritmo

Il mio cantante, o meglio il mio gruppo preferito, quello di riferimento che ascolto da anni ed anni, quello di cui ho tutti i cd, alcuni anche autografati, quello che più mi fa sentire bene e più mi contraddistingue nonostante la mia apparente tranquillità, sono i Litfiba. Che volete farci, in fondo sotto sotto ho un’anima rock.

La mia passione nasce nel 1997 quando in pieno periodo di apertura verso nuove forme musicali che sostituissero quelle da sempre ascoltate in famiglia, rimango folgorato da un singolo che spopola dappertutto, in tv (da programmi e reti musicali come ad esempio Festivalbar e MTV, agli spot, ricordo soprattutto quello della nuova Opel Corsa) come in radio: è Ritmo #2, trascinante canzone che rappresenta benissimo l’innovativa musicalità del rock italiano portata dal nuovo e fortunatissimo  cd del gruppo, Mondi Sommersi, dove il rock si mischia con la più nuova elettronica ammiccando l’occhio ai Garbage.

E’ nato tutto lì, con una cassetta fattami registrare dal mio caro compagno Nicola che consumai per la quantità di ascolti. Il cd arriverà dopo, regalatomi da mia sorella per il mio diciottesimo compleanno, nel mezzo tutti gli altri lavori, comprati poco per volta per assorbirne l’essenza, i libri, i concerti.

 

Citazionale Romantico Love

Se fossi te
Sarei magnifico
Un’orchidea
L’Oceano Atlantico
Brigitte Bardot
Capelli di pensieri neri.

Se fossi uguale a te
Sarei Venere di Milo
Avessi la bellezza classica
Che vive in te
Avessi un giorno o due
L’eternità
Della tua immagine nervosa

Per le tue palpebre
Per le piccole vene scure
Per sua santità Eyeliner
E per il cabernet sauvignon
Cioè le labbra tue

Ecco perchè
Per Jackie Kennedy
E per Marylin
Per chiunque 
Ma solo per te

EN – Baustelle

Una nuova via

Si è insediato il nuovo governo. Finalmente! Un governo  scelto dai cittadini, un esito che rende il popolo sovrano. Questo dà fastidio, lo si vede chiaramente, un governo di siffatta specie è una spina nel fianco di molti, dell’Europa che non potrà più abusare di noi a suo piacimento, delle classiche forze di governo ormai implose sotto la propria inefficienza, dà così fastidio che  in un primo momento rischiava di essere bloccato per un candidato ministro poi comunque entrato nella squadra di governo.

E poi lo spread, questo “carneade” che rimane sempre più o meno costante ma che viene usato da chi tira le fila da dietro per sollevare al momento opportuno governi popolari o guidare le scelte di gente facilmente impressionabile e con la memoria corta.

Un governo Lega e M5S,  quasi a sottolineare il fallimento di un PD davvero miserevole che verrà ricordato per aver distrutto decadi di conquiste sindacali e rimpolpato le casse delle banche svuotate dai compagni di partito, per aver reso l’Italia un Paese ancora più povero e soprattutto insicuro. E quanto veleno in questi giorni su questo nuovo esecutivo, accuse che hanno il sapore del ridicolo vedendo dal pulpito da cui partono.

Io sono ottimista. Io sono sicuro che questo governo farà bene, ma soprattutto perchè fare peggio non è proprio possibile, ed il discorso di insediamento del neo Presidente del Consiglio Conte è stato un ottimo incipit, chiaro, perentorio, preciso, autorevole e soprattutto lontano anni luce dall’ipocrisia renziana.

“Ci prendiamo la responsabilità di affermare che ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini: le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”.

“Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la class action, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà”.

“Cambia il fatto che la prima preoccupazione del governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti”.

Questi a mio avviso i passi più importanti per quel poco che ho sentito, soprattutto il secondo con quel “sotto il mantello di una finta solidarietà” che era ormai un sapere comune…quanta ipocrisia!

Non so se riusciranno a portare a compimento tutti i punti in programma nel loro accordo di governance ma, anche se riusciranno a finirne solo un terzo, ci lasceranno sicuramente un Paese migliore.

E’ una nuova strada da percorrere, è il cambiamento,  è una nuova repubblica, era l’unica via, l’ultima speranza in effetti, e speriamo porti bei frutti.

Sempre più dura

Tornare a Varsavia è sempre più dura!

E’ vero, qui ormai ho un lavoro che mi gratifica e degli amici con cui passare il tempo libero, ma oltre alla possibilità di avere finalmente una discreta casa tutta per me che qui non riesco proprio a trovare (non riesco a trovare  neanche una stanza decente in realtà) sento troppo la mancanza degli affetti, e si, anche di quell’Italia a cui comunque non riesco a guardare con positività.

La settimana a casa è passata troppo velocemente. Ho mangiato tanto pesce, ho rivisto vecchi amici, ho passato più tempo possibile con la mia famiglia e Tessa, abbiamo festeggiato tutti insieme gli 88 anni di mia nonna ed ho conosciuto i miei cugini argentini, Josè e la figlia Florentia, con cui abbiamo passato insieme una bella giornata.

Il problema casa mi sta angustiando e io non vedo l’ora che passino questi due mesi per ritornare in Sicilia, almeno per 15 giorni.

Quanto mi piacerebbe trovarmi un bel lavoro lì….

Il problema di chi beve

Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.

Donne – Bukowski

Risposte

«I miei genitori hanno divorziato quando avevo cinque anni. Ho visto mio padre circa tre volte all’anno da allora… e quando ha scoperto di avere il cancro ha deciso di portarmi qui, e mi ha dato una bella conchiglia rosa e mi ha detto: “Figliuolo, le risposte sono tutte qui dentro” e io ho pensato “è matto!”. Ma poi mi sono reso conto che la conchiglia è vuota e niente ha senso…La vita è una grande lotteria di inutili tragedie e una serie di scampati pericoli. Così mi godo i dettagli. Un bel hamburger al formaggio, è una goduria; guardare il cielo dieci minuti prima che cominci a piovere… il momento in cui la risata ti toglie il fiato… e io me ne sto a fumare le mie Camel senza filtro… e la musica me la suono io. »

Dal film Giovani, carini e disoccupati, di Ben Stiller, con Ethan Hawke ed una meravigliosa Winona Ryder. Film cult, film bellissimo, con tante scene davvero indimenticabili.

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