Ovviamente il 1933 è un anno che ad un attento amante della storia non ricorda molto, forse giusto l’ascesa al potere di Hitler in Germania. E infatti il titolo è un po’ fuorviante in quanto il 1933 è stato sì un anno terribile, ma poi neanche tanto, ma per Dominic, o comunque per la famiglia Molise, protagonista di questo grande seppur breve romanzo di John Fante. Così come in tutti i romanzi del grandissimo scrittore e sceneggiatore italoamericano protagonista del romanzo è una famiglia, ovviamente di origini italiane, caratterizzata da un capo famiglia zotico, burbero, ma  gran lavoratore e capace di slanci sorprendenti seppur rari, quasi unici; una moglie succube dedita alla casa e ai figli, una donna del sud dell’inizio del secolo scorso insomma, quando il femminismo era ancora un’utopia; una suocera che certo non le manda a dire, e dei figli con i loro  bisogni da soddisfare. Una tipica famiglia di emigranti italiani che all’inizio del secolo scorso dal sud dello stivale salpa verso il sogno di un futuro più luminoso in America,  che poi non è altro che la storia della vera famiglia Fante. Ma stavolta il destino sembra illuminare uno dei suoi componenti e il piccolo Dominic sogna già una folgorante carriera nella Major League grazie al suo mancino della potenza e precisione di un cannone, almeno secondo le sue convinzioni. E Dominic non dorme mica sugli allori, è consapevole di quel dono, di quella sua dote, e la cura con meticolosità, passa le giornate a parlare al suo braccio sinistro come fosse una persona vera, lo cura con abbondanti dosi giornaliere di balsamo, lo esalta, e sogna carriere folgoranti e soldi a palate. Ma la famiglia Molise non ha certo le possibilità economiche per sostenere tali sogni, non ha neanche la possibilità di poter acquistare un biglietto del bus per un provino con la più vicina squadra professionista, e figuratevi se quel bifolco del padre concepisce una simile idiozia. Tra sogni, liti, dispetti, amicizie, passioni e amori tutto in uno stile che definirei alla John Fante, quindi al contempo divertente e tragico, a noi  non  resta che leggere, appassionarci, ridere, per poi farci straziare il cuore e commuoverci per il finale. Grazie mitico Fante, paladino dei poveri emigranti, romanziere dei più disperati, giocoliere con le nostre emozioni.

1933 un anno terribile

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