L’America delle strade, dei bassifondi, delle catapecchie e dei bar. L’America che non vedi nelle serie TV, nei telefilm, al massimo la scorgi nelle riprese di un notiziario di cronaca nera. L’America di chi vive di espedienti, di chi si lascia vivere e di chi vive di duro lavoro. L’America di chi non riesce a tenersene uno di lavoro o anche di chi non vuole tenersene uno, di chi non si reca in ufficio in giacca ma in canottiera o, se è fortunato, in camicia di infima qualità. L’America di chi vive di mille avventure, di chi puzza di alcol e cammina barcollando stringendo in mano la sua birra o il suo whisky, di chi sopravvive senza un soldo, l’ultimo lo ha speso all’ippodromo puntando sul cavallo meno quotato, di chi non vuole un amore ma ne preferisce tanti, tantissimi, anche se di soli 10 minuti. L’America di chi aspira a fare il postino perchè “Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare”. Il sesso, l’alcol ovviamente, ma in realtà forse la sua vera passione è la stessa vita. Una vita mai schiava di qualcuno o di qualcosa, se non una bottiglia. Bukowski, o meglio il suo alter ego Chinaski, è questo e altro ancora, è spietata realtà ma a volte, stenterete a crederlo, è anche poesia e sentimento. Alcuni di voi storceranno il naso ma è indubbio che nel profondo, almeno per un giorno,  ognuno di noi desidererebbe essere Charles Bukowski.

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