Oggi è successa una cosa strana ma che mi ha riempito di piacere. Ho partecipato al TAG Evoluzione TAG 2015, dopo essere stato nominato da Iris&Periplo, scrivendo un piccolo racconto di fantasia. La storia mi è uscita così, di getto, e si è andata componendo nel mentre la scrivevo, non sono partito da nessuna idea, non avevo nessuno schema iniziale, mi sono seduto, ho aperto Word, ho iniziato a scrivere e…et voilà, la storia è servita. Beh…a quanto pare è piaciuta molto, mi sono arrivati complimenti da più parti, e io ho pensato tra di me che magari i racconti brevi possono essere una soluzione alle mie piccole velleità di scrittore. Quindi magari adesso ne scriverò altri di racconti, li pubblicherò qui sul mio blog,  magari li riunirò sotto un unico indice, e spero che abbiano lo stesso successo, spero che per qualcuno di voi possano essere un appuntamento periodico…sarebbe bello. Vediamo cosa ne esce fuori.

Intanto ripubblico quello appena scritto che ho intitolato Church:

Il lungomare è deserto, del resto sono solo le nove di una mattina di novembre ed i turisti sono ormai andati tutti via, e anche gli abitanti del luogo, sazi dei bagordi o stanchi per la stagione di intenso lavoro appena trascorsa, preferiscono stare a casa per riposarsi e godersi, si, godersi la tranquillità della nuova stagione. Il mare d’inverno ha sempre affascinato Colette e averlo tutto per sé la appaga ancora di più, ma non abbastanza, deve scendere in spiaggia, vuole camminare sulla battigia, sentire il massaggio dell’acqua tra i suoi piccoli piedi anche se siamo in pieno novembre, anche se fa freddo, ma figuriamoci, dove abita, nel nord della Francia, è abituata a temperature ben più rigide. Cammina Colette, scarpe da tennis alla mano, caviglie scoperte dai jeans arricciati fino a sotto le ginocchia, è sola, ma da dove arrivano quelle voci? E non le sembrano conosciute? Sono suoni familiari, lo sa, ne è sicura, sono voci che derivano dalla sua infanzia, ma di chi sono? Continua a camminare Colette, ma più lentamente,  non sta più godendo del paesaggio, non sente nemmeno più il massaggio delle onde tra le dita, la mente ormai è altrove, deve cercare di risalire a quelle voci, deve per forza riuscirci ormai, ed è solo dopo un po’ che scorge un po’ più avanti una sagoma agitarsi, ma non sta salutando? Colette si guarda attorno, è sola, ma è possibile? Sta salutando davvero lei? Come può essere? Nessuno la conosce in quel luogo, è in vacanza da sola, nessuno dei suoi amici sa dov’è, un giorno, tornata da lavoro ha detto basta, doveva ripartire da zero, e da dove cominciare se non da un viaggio in solitaria alla ricerca di sé stessa? Ha acceso il pc, ha comprato i biglietti, tre giorni dopo era lì, senza aver detto nulla a nessuno. “Colette”. Si l’ha sentito chiaramente, qualcuno la chiama, forse la sagoma che continua a salutare? Ma è una voce familiare, ne è sicura. E perché nonostante lei continui a camminare la sagoma non sembra mai avvicinarsi? “Basta, è tutto un sogno”. Colette, si ferma, chiude gli occhi, si accomoda sulla sabbia, la testa tra le mani, un calore improvviso, una luce abbagliante non le consente di aprire gli occhi, un raggio di sole forse, uno solo, in mezzo al grigio di novembre, dritto su di lei, l’orizzonte si apre, adesso può guardare, vede tante sagome, la salutano, la chiamano, Colette ha paura, non vede più nulla.  Qualcosa la disturba, qualcosa di soffice e umido, Colette apre gli occhi e blocca un urlo di spavento, è solo un gattino che le sta leccando la guancia, ma che strano, a guardarlo bene non sembra proprio la copia di Church? Si proprio lui, Church, il suo vecchio micino che tanto le aveva tenuto compagnia durante l’infanzia, il gattino che aveva tanto amato. Ma da dove è spuntato? E cosa mi è successo?  Colette si guarda intorno, è sempre sola ma non ha più paura, si alza, sorride, le scende una lacrima, si piega sulle ginocchia,  “Salta su Church”  gli dice amorevolmente, Church non se lo fa ripetere due volte. Al suo ritorno in Francia Colette non sarebbe più stata sola.

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