Bello questo TAG, richiede una buona dose d’inventiva nello scrivere che a me obiettivamente manca o penso davvero di non avere (o comunque lo deciderete voi se è così o no) ed è quindi una buona opportunità per mettersi alla prova. Un appunto devo farlo però, visto che ogni partecipante può cimentarsi solo in una delle tre prove sarebbe stato più bello se queste avessero avuto lo stesso livello di difficoltà, in realtà due sono davvero semplici mentre l’altro è abbastanza proibitivo. Ovviamente io mi sono cimentato su quello più difficile, giudicherete voi con quali risultati.

Evoluzione TAG 2015, questo il titolo del TAG e queste sono le sue regole:

– Dichiarare chi ha inventato il TAG (https://cix79.wordpress.com/).
– Ringraziare chi vi ha nominato.
– Nominare ed avvisare UNA o PIU’ persone che ritenete adatte a far evolvere questo TAG in meglio. Che la fantasia e la creatività sia con voi!
– Cambiare totalmente uno dei prossimi 3 punti sottostanti a vostro piacimento, trasformandolo in qualcosa di vostro, di unico, indicando appunto chi ha inventato il nuovo punto in modo da capire che strani giri ci saranno.

Rinnovo i miei complimenti a Cix79 anche per la nuova impostazione data a questo TAG (nuova almeno per me) e ringrazio la sempre gentilissima Iris&Periplo, uno dei miei punti di riferimento in questo nuovo per me mondo di WordPress.

1. Arriva da voi una strega buona, che vi dice che siete in pericolo e per la vostra salvezza vi deve trasformare in un animale e dovete rimanere in quello stato per almeno un mese, però potete scegliere voi il tipo di animale… Quale scegliereste? (di Iris & Periplo Blog) Sarà una risposta un pò semplice, ma mentre scrivo guardo la mia gatta che dorme sulle mie gambe e penso “beata lei”. Strega, ho deciso, voglio essere un gatto! (questa risposta mi sta facendo venire un’idea per la seconda domanda!)

2.Inventate una storia di fantasia, di poche righe e con finale a sorpresa (di Neogrigio)

Il lungomare è deserto, del resto sono solo le nove di una mattina di novembre ed i turisti sono ormai andati tutti via, e anche gli abitanti del luogo, sazi dei bagordi o stanchi per la stagione di intenso lavoro appena trascorsa, preferiscono stare a casa per riposarsi e godersi, si, godersi la tranquillità della nuova stagione. Il mare d’inverno ha sempre affascinato Colette e averlo tutto per sé la appaga ancora di più, ma non abbastanza, deve scendere in spiaggia, vuole camminare sulla battigia, sentire il massaggio dell’acqua tra i suoi piccoli piedi anche se siamo in pieno novembre, anche se fa freddo, ma figuriamoci, dove abita, nel nord della Francia, è abituata a temperature ben più rigide. Cammina Colette, scarpe da tennis alla mano, caviglie scoperte dai jeans arricciati fino a sotto le ginocchia, è sola, ma da dove arrivano quelle voci? E non le sembrano conosciute? Sono suoni familiari, lo sa, ne è sicura, sono voci che derivano dalla sua infanzia, ma di chi sono? Continua a camminare Colette, ma più lentamente,  non sta più godendo del paesaggio, non sente nemmeno più il massaggio delle onde tra le dita, la mente ormai è altrove, deve cercare di risalire a quelle voci, deve per forza riuscirci ormai, ed è solo dopo un po’ che scorge un po’ più avanti una sagoma agitarsi, ma non sta salutando? Colette si guarda attorno, è sola, ma è possibile? Sta salutando davvero lei? Come può essere? Nessuno la conosce in quel luogo, è in vacanza da sola, nessuno dei suoi amici sa dov’è, un giorno, tornata da lavoro ha detto basta, doveva ripartire da zero, e da dove cominciare se non da un viaggio in solitaria alla ricerca di sé stessa? Ha acceso il pc, ha comprato i biglietti, tre giorni dopo era lì, senza aver detto nulla a nessuno. “Colette”. Si l’ha sentito chiaramente, qualcuno la chiama, forse la sagoma che continua a salutare? Ma è una voce familiare, ne è sicura. E perché nonostante lei continui a camminare la sagoma non sembra mai avvicinarsi? “Basta, è tutto un sogno”. Colette, si ferma, chiude gli occhi, si accomoda sulla sabbia, la testa tra le mani, un calore improvviso, una luce abbagliante non le consente di aprire gli occhi, un raggio di sole forse, uno solo, in mezzo al grigio di novembre, dritto su di lei, l’orizzonte si apre, adesso può guardare, vede tante sagome, la salutano, la chiamano, Colette ha paura, non vede più nulla.  Qualcosa la disturba, qualcosa di soffice e umido, Colette apre gli occhi e blocca un urlo di spavento, è solo un gattino che le sta leccando la guancia, ma che strano, a guardarlo bene non sembra proprio la copia di Church? Si proprio lui, Church, il suo vecchio micino che tanto le aveva tenuto compagnia durante l’infanzia, il gattino che aveva tanto amato. Ma da dove è spuntato? E cosa mi è successo?  Colette si guarda intorno, è sempre sola ma non ha più paura, si alza, sorride, le scende una lacrima, si piega sulle ginocchia,  “Salta su Church”  gli dice amorevolmente, Church non se lo fa ripetere due volte. Al suo ritorno in Francia Colette non sarebbe più stata sola.

 3. Fatevi una domanda e datevi una risposta.(di Cix79) Come stai Sara? Non te lo chiede mai nessuno sul serio ma a me puoi dirlo. Sono stata meglio, mille piccoli problemini di salute mi stanno buttando giù il morale.Spero di tirarmi su al più presto.

NOMINO:

Bitesofvision

La pulciona vagabonda

Giorgia Penzo

Almeno tu

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