Questa è la versione riveduta del racconto in una frase scritto per il FLASH AVVO TAG

Stringendo in mano una rosa rossa camminai  fino alla fine del vicolo non sapendo che il suo appartamento sporgeva al secondo piano della penultima palazzina verde sulla destra (Claudia e alle sue vaghe indicazioni!! ).

Ignoravo il fatto che lei fosse lì ad aspettarmi già da qualche ora, da dietro la tenda della finestra della sua camera che si affacciava proprio su quel vicolo, finestra dalla quale sbirciava di tanto in tanto con il desiderio di vedermi apparire di sotto, magari fantasticando chissà quale scena romantica.

Ma non sapeva mica se io fossi mai passato da lì o se ne avessi almeno avuto intenzione, era semplicemente sicura che lo avessi fatto, se lo sentiva dentro già dal suo ritorno a casa la sera precedente, quando ci eravamo conosciuti alla festa di Claudia complice uno scontro fortuito con conseguente disastro per i miei pantaloni che ancora oggi sanno di vino.

Era nato tutto così, i cocci di vetro del bicchiere a terra, le chiazze rosse sui miei pantaloni beige, le sue scuse da me accettate con un sorriso. Avevamo iniziato a parlare come se nessun altro fosse stato presente in quella casa oltre noi due fino a quando una ragazza dal vestitino a fiori la chiamò per andare via, si era già fatto tardi.

Era chiaro che non sarebbe finita lì, ed io questa volta non potevo sbagliare, non potevo far finta di nulla, sapevo che era ora di agire ed ero sicuro che sarebbe stata la volta buona.

Lì nel vicolo, in un momento di confusione e sconforto, feci la prima cosa che mi venne in mente in quel frangente, la più naturale, cercai di sfruttare al meglio l’unica informazione che avevo su di lei e gridai al cielo il suo nome “ELISAAAAAAAA” proprio nel momento in cui suo padre affondò il dito sul grilletto e  fece fuoco.

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