Per oggi avevo pensato di ritagliarmi un po’ di tempo per completare almeno uno dei potenziali post già iniziati ma mai finiti in modo da pubblicare qualcosa su questo mio blog, non lo faccio da tanto Tag a parte e anche quelli risalgono ormai a diversi giorni fa. Poi ieri sera è successo quello che è successo, qualcosa che mi ha talmente impressionato da farmi rimanere incollato davanti la tv fino alle tre del mattino facendo zapping tra tutti i notiziari e le loro edizioni straordinarie. Come potrei quindi oggi pensare di concludere un post su Budapest e Eindhoven, o su Stephen King, o su nuove scoperte musicali, o sull’evoluzione dei social in questi ultimi 10 anni? No, non è possibile, non me la sento,  l’unica cosa che mi riesce fare è pensare a ciò che è successo a Parigi, e sono pensieri confusi, crudeli, tristi, sono pensieri di rabbia, di impotenza, di riflessione ma anche di orgoglio per la reazione della gente. E si, purtroppo sono anche pensieri impopolari, pensieri che sicuramente faranno storcere il naso o arrabbiare diverse persone, ma una cosa io non sono, un ipocrita.

E quindi Je pense que quello che è successo è indescrivibile, è un orrore, è spaventoso, è inumano, è contro ogni forma di civiltà;

Je pense que non è possibile essere uccisi mentre si cena al tavolo di un ristorante, o mentre si va ad una partita di calcio, o si assiste ad un concerto, soprattutto non è possibile morire per una religione (che poi è per quello? );

Je pense que Parigi non è assolutamente la capitale dell’ abominio e della perversione, Parigi è la ville lumière, la città del romanticismo e dell’eleganza, dell’arte e della cultura;

Je pense que non tutti i musulmani ovviamente sono terroristi;

Je pense que siamo sotto assedio, che questa è veramente la terza guerra mondiale a pezzi come ha affermato papa Francesco, e Je pense que dovremmo iniziare a prenderla più seriamente, combatterla, fare in modo che al più presto il bianco copra il nero, la pace cancelli l’odio e la violenza, anche se questo vorrà dire usare altra violenza almeno inizialmente;

Je pense que tutto questo è figlio di politiche occidentali sbagliate che per soddisfare meri fini economici hanno sconvolto equilibri politici in Paesi delicati;

Je pense  aussi que spesso la politica può solo piegarsi a certe condizioni imposte da potenti lobby, che sono poi forse quelle che governano realmente l’Occidente;

Je pense que, se non mi ricordo male, tutto questo terrore è nato dopo la caduta di atroci dittature in Iraq, Libia, e altri paesi arabi, e da ciò mi domando, ma è questa la libertà che volevamo concedere a quelle popolazioni oppresse? La libertà di venire a uccidere i nostri fratelli in casa nostra? La libertà di poter venire in casa nostra e farci vivere nel terrore? La libertà di venire da noi a imporre i loro costumi? La libertà di venirci a precludere la nostra di libertà?

Je pense que forse Oriana Fallaci in molte cose ci aveva azzeccato, e si è dimostrata pure tristemente profetica;

Je pense que  nonostante si possa loro criticare la non efficacia nella sicurezza per l’11 settembre, per Charlie Hebdo, per ieri sera, USA e Francia hanno  saputo reagire con orgoglio, l’orgoglio di cui prima accennavo. Una nazione che ancora grondante di sangue si compatta e reagisce decisa, UNITA. Hollande che prima di prendere decisioni per la sicurezza anche impopolari ma efficaci come la chiusura delle frontiere,  alla fine del  suo primo discorso recita perentoriamente “viva la democrazia, viva la Francia”, la gente che uscendo dallo stadio intona la Marsigliese, l’hashtag porteouvert in cui ogni parigino da la possibilità ai fuggitivi della strada di trovare riparo dai terroristi dentro la propria casa, la gente che getta le proprie lenzuola dalle finestre per coprire le vittime per strada, l’abbozzo di marcia pacifica contro la violenza tentata da molti cittadini proprio durante gli attentati, sfidando anche gli ordini delle forze dell’ordine, per dire io sono qui, non ho paura. Questi sono solo alcuni dei gesti che rendono forte una Nazione.

Je pense que prima o poi purtroppo saremo vittime anche noi di questa immensa tragedia, lo penso perché lo hanno affermato, ci hanno già minacciato, siamo nella loro lista.

Ed il problema è che Je pense que noi non abbiamo la stessa unità, lo stesso orgoglio francese e americano.

Siamo un paese dove l’illegalità è la prassi, dove non c’è uno stato di diritto, dove conta solo il proprio torna conto, dove mors tua vita mea, dove i delinquenti diventano eroi (e capita che sia lo stesso Stato a farli diventare tali), dove i politici non riescono a essere concordi anche nelle più mere questioni, dove l’onesto che è stato colpito va in carcere e deve pure risarcire il malvivente che l’ha offeso, dove tutto è possibile perché c’è troppo buonismo e non c’è certezza della pena se non che per la gente che non la merita neanche una pena, del resto chiedetevi che fine ha fatto l’organizzatore dell’attentato terroristico al museo di Tunisi arrestato qualche settimana fa a Milano… Questo mi fa paura perché non so quanto forte possa essere la nostra reazione di fronte a tali avvenimenti. Poi però Je pense aussi que che in quanto a solidarietà, ad aiuto reciproco, a comunità non siamo secondi a nessuno,  e allora un po’ mi rincuoro. Al momento non ci resta che pregare, pregare e piangere le vittime di Parigi, pregare perché questo non accada mai più, in nessun luogo.

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