Fotograficamente parlando non ho qualcosa di bello da offrirvi su Eindhoven. Ci sono stato una settimana per impegni lavorativi e quelle poche foto che ho riportato con me in Italia sono state scattate distrattamente, svogliatamente, sono foto insomma che non hanno nessuna pretesa. Nonostante questo però ho deciso di dedicare un post a questa città che mi ha dato tanto da diversi punti di vista, non ultimo il fatto che è il luogo a cui associo una delle immagini più belle di tutti i miei viaggi, anche se di questa non ho testimonianza in pixel da condividere con voi.

Ma andiamo per ordine. Atterro ad Amsterdam nel primissimo pomeriggio dell’ultima domenica di Marzo del 2012, ritiro i miei bagagli e scendo al piano sottostante dove si trova la stazione ferroviaria. Ecco, se c’è una cosa che non ho capito in Olanda è come riconoscere i treni, le informazioni sono davvero confusionarie o almeno concepite in modo antitetico al nostro. Fatto sta che una volta fatto il biglietto non riesco davvero a capire quale sia il mio treno per Eindhoven. Lo spirito di sopravvivenza mi suggerisce di accodarmi a qualche altro viaggiatore ma tutte le persone da me intervistate vanno, ma guarda un po’ che fortuna, verso la parte opposta, tutte tranne una coppia, marito e moglie sulla sessantina che fermano solo qualche stazione prima della mia. Decido di esagerare in sicurezza e mi unisco a loro  condividendone il posto sul treno anche se non spiccico una parola di olandese. Il viaggio è bellissimo da un punto di vista paesaggistico: campi coltivati, girasoli, mulini a vento, canali e città da cartolina (mi è rimasta ad esempio impressa Utrecht, deve essere davvero una bella città). Per di più i miei compagni di viaggio, forse vedendomi un po’ spaesato, dopo qualche sorriso per rompere il ghiaccio, pensano bene di aprire una carta con dentro una grossa forma di formaggio di un colore davvero insolito appena  comprata a Cophenagen (questo l’ho capito) offrendomene un pezzetto che accetto volentieri (altro che non accettare nulla dagli sconosciuti), insomma,  la mia ennesima avventura in terra straniera da raccontare agli amici .

E’ proprio a pochi passi dal mio albergo, all’inizio della via che avrei poi chiamato la via dei pub, che vedo quella scena, un pub con i tavolini fuori in cui sostano, seduti o in piedi in piccoli gruppi, ragazzi ma soprattutto ragazze, alte, bionde, tutte con indosso la maglietta del PSV, la famosa squadra di calcio della città. Sicuramente stanno festeggiando una vittoria perché i loro animi sono davvero colmi di euforia e le risa e i brindisi si sprecano. Ecco, potrete dire: “ma che minchiata (e scusate il francesismo)!!! Chissà cosa mi aspettavo”. E invece no. Questa scena mi ha davvero deliziato, sia come tifoso sia come sportivo, forse perché di sportivo nel nostro paese non c’è più nulla, forse perché questi piccoli gesti di civiltà da noi sono solo sogni, forse per il modo di vivere lo sport e la vita in generale, forse per tutte quelle belle ragazze vestite di bianco e rosso che, insolitamente rispetto ai nostri costumi, gioiscono per una vittoria della propria squadra del cuore proprio come noi maschi, non lo so, sta di fatto che è una delle scene che più mi hanno deliziato tra i miei viaggi.

Eindhoven è una città non molto grande dove moltissimi camminano in bici, dove i negozi aprono tardi e chiudono prestissimo (alle 17) tant’è che non ne ho mai visto uno aperto visto che dalle 9 proprio fino alle 17 ero impegnato al corso. E’ una città pulita, tranquilla, vivibile (almeno per quello che ho potuto vedere durante la settimana) e che mi ha dato l’impressione di avere tante potenzialità sfruttate. Ma soprattutto Eindhoven è la città della Philips (e io proprio per la Philips ero lì). Non c’è un angolo dove non ci sia un poster, un’ insegna, una qualunque cosa che ricordi la multinazionale olandese. Penso ad esempio alla piazza principale della città, piazza Markt, che tra le case storiche  al centro ha come monumento la statua del fondatore dell’azienda, il sig. Philips appunto. E’ in questa piazza che seduto proprio sotto il sig. Philips scorgo da lontano una figura conosciuta, non mi sembra possibile ma alla fine è vero, è proprio lui, un mio carissimo amico palermitano che non vedevo da anni…davvero penso che aveva ragione quella specie di pappagallo del Re Leone quando cantava “è un mondo piccolo”.

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Il sig. Philips
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Scorcio di piazza Markt

La calma e la tranquillità fanno pensare ad una città noiosa, beh…se lo pensate è perché non avete avuto l’occasione di trascorrere un giovedì sera in quella che, come già accennato, chiamano la via dei pub.

La Stratumseind è una via che parte dalla centrale chiesa gotica di Santa Caterina ed è caratterizzata dalla presenza quasi esclusiva di pub, locali di vario genere e piccoli centri di ristoro, per l’esattezza ben 54 pub in soli 200 metri! Ma la cosa bella è che tutti questi locali il giovedì sera si trasformano in disco-pub o ospitano concerti live attraendo una folla clamorosa di ragazzi che dalle ore 23 in poi si riversa al loro interno e per la via dando luogo ad una incredibile festa.

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Stratumseind, la via dei pub, con sullo sfondo la chiesa di S. Caterina

Ovviamente Eindhoven non può definirsi una città d’arte, davvero poche sono infatti le attrattive di rilievo, basti pensare che se cercate su internet tra le principali cose da vedere vengono segnalati i “Flying pins” in pratica un’opera raffigurante dei birilli da bowling gialli. Essendo situati proprio all’uscita della stazione centrale è stata la prima cosa che ho visto e che non ho fotografato.

Nel centro città sorge invece la cosiddetta “Piazza” dove sorge il Blob, una particolare struttura di vetro e ferro opera dell’architetto italiano Fuksas. E’ davvero un posto particolare questo, che sa di modernità, avanguardia ma anche di freddezza e impersonalità così come molte opere di stampo moderno.

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Blob

Artisticamente forse l’opera più importante da visitare è il Van Abbemuseum, un museo di arte moderna con opere inestimabili di Picasso e Kandinsky tra gli altri. Per mancanza di tempo non sono riuscito a visitarlo anche se si trovava proprio davanti l’uscita del mio albergo.

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Van Abbemuseum

Due parole sul cibo. Beh, ho evitato il tipico cibo olandese, non ho avuto il coraggio di assaggiare la tipica frikkandella, un misto di scarti di carne modellate a forma di sigaro venduta anche per strada attraverso delle particolari macchinette automatiche. Grazie a degli altri italiani conosciuti sul luogo ho invece scoperto la cucina dello zio Mimmo, un italiano trapiantato in Olanda da decenni, tra i primi importatori di cibo nostrano in quei luoghi. Lo zio Mimmo ci ha fatto sentire a casa, ci ha dato da mangiare prelibatezze della cucina italiana in porzioni più che abbondanti, si è seduto con noi raccontandoci i suoi aneddoti, i suoi mille impegni (è anche uno stimatissimo procuratore calcistico e i muri del suo locale sono adornati di foto e dediche di grandi campioni come ad esempio il brasiliano Romario) e litigando amorosamente con la moglie (che italiana non è). Se vi capita di essere in zona quindi e non sapete dove andare a mangiare ecco la soluzione, il ristorante Terra Mia.

La mia settimana ad Eindhoven è quindi volata così, tra i corsi a Best al training center Philips (in aula oltre al prof. eravamo in tre, io, un polacco ed un tedesco, ma non è l’inizio di una barzelletta anche se di cose comiche ne potrei raccontare),  le cene dallo zio Mimmo, le passeggiate con i negozi chiusi, un giovedì sera micidiale, tanta tanta civiltà respirata e un viaggio in treno di ritorno ad Amsterdam  con annesso guasto e cambio vettura  in compagnia di una bella modella francese.

 

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