Il 27 Gennaio del 1945 l’armata rossa varca i cancelli dei campo di concentramento di Auschwitz e Birkenau scoprendo al mondo intero l’incommensurabile orrore nazista. In realtà di questi orrori non se ne parlò subito, per molti anni infatti i due campi restarono alla mercé dei poveri polacchi sopravvissuti nelle vicinanze che non potevano far altro che raccogliere la legna delle baracche per scaldarsi con un buon fuoco, l’unico privilegio di cui godeva la loro vita. Tutto questo finché finalmente i media cominciarono a focalizzare l’attenzione sul luogo, tutelandolo dai vandalismi ed  ergendolo a simbolo della memoria di milioni di persone, non solo ebrei, perseguitati, spogliati, torturati e uccisi.

E’ ormai da molti anni che ogni 27 Gennaio il mondo si ferma e rivolge il suo cuore ad Auschwitz (il nome germanizzato del paesino polacco Oswiecim), anche se sappiamo tutti che non fu l’unico luogo in cui si fece scempio del genere umano.  Esistono anche altri altrettanto tristemente famosi campi come Bergen-Belsen, Dachau, Mauthausen, tutti sparsi tra Germania, Austria e Polonia soprattutto, e tra questi ce ne sono anche alcuni che furono veri e propri campi di sterminio, più piccoli ma progettati con l’unico scopo di uccidere il maggior numero di persone possibile, fabbriche di morte come Chelmno, Sobibor e Treblinka. Il nostro pensiero diretto ad Auschwitz in realtà è esteso a tutti questi luoghi, a tutte le vittime della ferocia nazista, anche ai primi ebrei sterminati in gruppo a fucilate da appositi battaglioni della morte lungo le linee del fronte in Ucraina e in Russia.

La commemorazione di questa data come “Giorno della Memoria” è stata istituita ufficialmente in Italia nel 2000, l’anno successivo, come ultima classe del liceo, per quella ricorrenza mettemmo in scena una manifestazione con tutte le restanti classi seduti in silenzio a vederci ed ascoltarci. Non ricordo molto di ciò che mettemmo in scena, ricordo però che io intervenni sul finale leggendo a tutti una lettera-testamento intitolata “Yossl Rakover si rivolge a Dio” di cui vi riporto qualche tratto:

“…Credo nel Dio di Israele, anche se ha fatto di tutto perché non credessi in lui. Credo nelle sue leggi, anche se non posso giustificare i suoi atti. Il mio rapporto con lui non è più quello di uno schiavo verso il suo padrone, ma di un discepolo verso il suo maestro. Chino la testa dinanzi alla sua grandezza, ma non bacerò la verga con cui mi percuote. Io lo amo, ma amo di più la sua Legge, e continuerei a osservarla anche se perdessi la mia fiducia in lui. Dio significa religione, ma la sua Legge rappresenta un modello di vita, e quanto più moriamo in nome di quel modello di vita, tanto più esso diventa immortale……

…Perciò concedimi, Dio, prima di morire, ora che in me non vi è traccia di paura e la mia condizione è di assoluta calma interiore e sicurezza, di chiederTi ragione, per l’ultima volta nella vita. Tu dici che abbiamo peccato? Di certo è così. Che perciò veniamo puniti? Posso capire anche questo. Voglio però sapere da Te: Esiste al mondo una colpa che meriti un castigo come quello che ci è stato inflitto? Tu dici che ripagherai i nostri nemici con la stessa moneta? Sono convinto che li ripagherai, e senza pietà, anche di questo non dubito. Voglio però sapere da Te: Esiste al mondo una punizione che possa espiare il crimine commesso contro di noi?…

Tra un’ora al massimo sarò con la mia famiglia, e con milioni di altri uccisi del mio popolo, in quel mondo migliore in cui non vi sono più dubbi e Dio è l’unico pietoso sovrano. Muoio tranquillo, ma non appagato, colpito, ma non asservito, amareggiato, ma non deluso, credente, ma non supplice, colmo d’amore per Dio, ma senza rispondergli ciecamente “amen”…”

Di certo quella manifestazione e queste forti parole da me lette davanti all’intero istituto in rigoroso silenzio mi hanno ulteriormente avvicinato emotivamente alla tragedia della Shoah. Ricordare è  importante, ogni film, ogni documentario, ogni manifestazione, ogni servizio dei vari TG, ogni singola iniziativa è fondamentale affinché tutto ciò non si verifichi mai più, ma nulla sarà mai così influente sulla nostra sensibilità come la possibilità di vederla da vicino quella tragedia, non attraverso uno schermo della TV ma visitando i campi di Auschwitz e Birkenau.  Io l’ho fatto e l’orrore l’ho provato davvero, sulla mia pelle. E’ un’esperienza che ti cambia per sempre, è un pugno nello stomaco impresso dal pugile più potente, è un dolore, una tristezza che sai bene che non puoi più scrollarti di dosso finché vivi. Quelle stanze colme di capelli, quegli occhiali intrecciati, quelle valigie con ancora scritti col gesso i nomi e gli indirizzi dei proprietari, quelle pentole, quelle scarpe, quelle baracche, quelle latrine, quei proiettili ancora sul muro, quei forni, quelle docce, quelle foto, ti cambiano la vita.

E’ per questi motivi che vivo sempre questo giorno con una spiccata emotività, davvero cerco di  immedesimarmi nel dolore anche se posso soltanto immaginarlo e solo molto lontanamente. Allo stesso tempo però penso anche a chi ha speso la propria vita per salvare quella gente, nel modo che gli era possibile, nella capacità che gli era consentita. La stessa Cracovia, il luogo da cui, senza neanche tra l’altro averlo in programma, sono partito per visitare quei luoghi di morte, presenta un esempio di vita come la fabbrica di Oskar Schindler, un uomo che partito con finalità non certo virtuose è finito col dedicarsi alla salvezza di centinaia e centinaia di ebrei del ghetto salvandoli da morte sicura, un giusto tra i giusti che Spielberg col suo film ha fatto conoscere al mondo.

Sono esempi come questo che ci fanno sperare nel futuro perché chi salva anche solo una vita salva il mondo.

N.B. le foto di questo post non hanno bisogno di didascalie, spero che non vi limitiate a guardarle per ciò che sono, semplici immagini,  ma per ciò che rappresentano e che testimoniano

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