Ci sono momenti in cui la storia si piega ad un particolare evento che finisce per diventare un nuovo riferimento temporale, quel momento diventa la linea di demarcazione tra ciò che è avvenuto prima e ciò che accade dopo.

La grande folgore, come la chiama chi l’ha vissuta, o meglio chi è sopravvissuto ad essa, divide la storia in un prima e un dopo,  è l’inizio di un mondo in cui l’uomo ha portato a termine con esito positivo il primo tentativo di distruggere se stesso.

La grande folgore è ovviamente la bomba atomica sganciata su Hiroshima, l’inizio del nuovo mondo è il 6 agosto 1945.

Shigeo e Sadako sono fratello e sorella, due bambini che vivono l’Hiroshima ante folgore, due bambini che, col papà nell’esercito e la madre impegnata a lavoro in una fabbrica di armi, girano per la città, si mettono in fila per la settimanale distribuzione dei viveri, vivono piccole avventure, ascoltano con molta referenza i sogni, i racconti,  i consigli dei più anziani ed in generale soffrono la fame.

Dopo la grande folgore però la loro vita cambia.

Hanno avuto la fortuna di sopravvivere  senza riportare segni evidenti sul corpo, sono riusciti incredibilmente a riunirsi con i genitori, un miracolo.

Pian piano la nuova Hiroshima prende forma, con la ricostruzione, gli sciacalli, il mercato nero, e grazie ad un casuale incontro con un ex costruttore di aquiloni proprio quando pensava di aver perso tutto, il sig. Sasaki, padre di Shigeo e Sadako, ha l’opportunità di riavviare la sua vecchia bottega da barbiere.

Gli anni passano, Shigeo e Sadako crescono, sono ormai due adolescenti belli e robusti, Hiroshima sta finalmente tornando alla normalità, in giro si intravedono i primi segni della modernità, non solo palazzi nuovi costruiti con materiali diverso dal legno ma anche macchine in giro per le strade, negozi, abiti americani o comunque abiti prodotti in serie, primi cenni di capitalismo.

Un giorno si corre la tanto attesa staffetta scolastica da Tokio a Hiroshima e Sadako è stata scelta dalla sua squadra per effettuare l’ultimo tratto della corsa, è carica e fiduciosa, si è allenata tanto sotto la supervisione del fratello, ed in effetti  è protagonista di un’ottima gara, riesce a superare ben nove concorrenti tra cui anche alcuni maschi. Ma all’arrivo Sadako si accascia a terra, sfinita.

Passano i giorni ma Sadako non si riprende ed i medici non riescono a dare una diagnosi certa. E’ il sig. Sasaki che, memore dei racconti di altra gente,  convince la moglie a portarla all’ospedale americano, nonostante sia americano, nonostante sia un centro specializzato per la cura delle vittime della grande folgore.

Lì non hanno dubbi, i raggi gamma hanno avvelenato il sangue della piccola Sadako nonostante siano passati 10 anni da quel 6 agosto 1945, nonostante Sadako non abbia  presentato bruciature (o forse si?),  e l’avanzamento della malattia è tale che non ci sono più possibilità di guarigione.

Su idea di Shigeo, nonostante le energie sempre minori, Sadako comincia a ritagliare le 1000 gru di carta per poi appenderle al suo capezzale, le 1000 gru che le permetterebbero di guarire, e non importa se il suo vicino di stanza, il coetaneo Shigetomo, non ce l’ha fatta, lui è riuscito a realizzarne solo 400…

Il capolavoro di Bruckner è un libro semplice, piccolo, quasi leggero ma che suscita emozioni incredibili. Oggi a Hiroshima le gru di carta sono il simbolo della speranza e del ricordo, i protagonisti di ogni evento.

Assolutamente da leggere

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