Ho scritto di getto col tablet questo piccolo racconto per un piccolo concorso su Facebook nella pagina italiana dedicata a Stephen King. Dovevo raccontare un sogno terrificante ed io ho sognato questa stessa situazione più volte, sempre uguale, con lo stesso evasivo  finale,  me lo ricordo bene.

Sono nascosto, rannicchiato nell’angolo del mio balcone in muratura che affaccia sulla strada, fuori raffiche di mitra, colpi isolati di fucili, scalpiccio ritmico di stivali, urla strazianti, voci straniere. Mi stanno cercando, lo so. Li sento avvicinarsi, l’ansia cresce, sempre di più, sto impazzendo. Vorrei urlare tutta la mia paura ma non posso, mi troverebbero subito, posso solo piangere, in silenzio, lacrime amare di solitudine, paura, tristezza, non so neanche che fine abbiano fatto i miei. Eccoli, passano correndo sotto il mio balcone con i loro cani, pastori tedeschi,  sono a un metro da me ma loro non lo sanno, oppure si? Girano l’angolo a passi sicuri verso l’ingresso del mio palazzo, i citofoni, le buche delle lettere e la porta a vetri,  io abito al piano terra, la mia è la prima porta sulla sinistra. Un colpo sordo in lontananza, un altro ravvicinato che mi scuote,  mi sposto, mi affaccio in salotto, ora sono sicuro, bussano alla mia porta, è finita, non mi resta che pregare. Non ho fatto nulla di male, non meritavo, non meritavamo tutto questo, non ce lo siamo andati a cercare. Una piccola esplosione ed eccoli qui, la porta è stata fatta saltare, un caos di voci invade la mia casa, chiudo gli occhi, manca poco ormai.

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