Vicini di casa, compagni di giochi dalla culla, compagni di scuola, amici per la pelle. Marco e Lucia erano cresciuti insieme per le vie del loro paesino di poche migliaia di anime dove tutti li conoscevano ed in molti li immaginavano già adulti, insieme, come sempre del resto, come quella volta che la nonna di Marco partecipò alla sagra del Paese preparando un piatto tipico, le polpette ripiene, il cibo preferito del suo dolce nipotino, coinvolgendo nella preparazione anche le due piccole pesti. Quella volta arrivarono secondi e furono proprio loro due, spinti dalla nonna, a ritirare insieme il premio sul palco montato per l’occasione in una piazza gremita di gente.

Chi però ha qualche anno sulle spalle ed una buona esperienza di come va la vita sa che è difficile per due ragazzi così giovani, anche se così uniti, percorrere lo stesso cammino insieme.

Ognuno presto o tardi inizia a sviluppare la propria indole, le proprie passioni, ed è così che dopo la scuola media i due ragazzi intrapresero una via diversa, Lucia, la più ribelle dei due, quella che aveva sempre mostrato una maggiore intraprendenza e negli ultimi anni anche accennato di tanto in tanto una certa insofferenza alla lenta vita del borgo, decise di intraprendere gli studi classici in città,  approfittando anche dell’appoggio logistico della zia materna lì residente, Marco invece, il più calmo della “coppia” ma al tempo stesso il più saggio, il pilastro a cui Lucia amava aggrapparsi nei momenti di difficoltà, scelse di non allontanarsi da casa sua andando a frequentare il locale liceo scientifico, anche perché, in verità, l’ipotesi della città gli era stata preclusa dalle ansie materne e dalla disponibilità, o meglio indisponibilità, economica della sua famiglia.

I giorni passavano volgendo al termine dell’estate, l’ultima della loro adolescenza, scorrendo tranquilli, come sempre. Il pensiero del distacco non li toccò mai, anzi si, solo una volta, ma venne liquidato velocemente con un concorde “ci sentiremo comunque, non cambierà nulla”, e poi in fondo non erano mica fidanzati. Ci avevano sempre riso su al solo pensiero, ad ogni battutina di un compagno o di un amico dei genitori incontrato per strada, la sola idea di scambiarsi un bacio li faceva ridere a crepapelle, versi sguaiati e guance rosse di vergogna. La loro amicizia però era sacra e andava suggellata simbolicamente, così, una settimana prima della partenza di Lucia, tornarono alla grande quercia all’ingresso del paese ed incisero le iniziali dei loro nomi.

L’ avevano già fatto per scherzo molti anni prima, questa volta invece  si trattava di una cosa seria, e proprio lì, davanti all’imponenza del grande albero simbolo del paese, luogo di ritrovo e di giochi per i ragazzini del luogo, sancirono  una promessa che sarebbe durata una vita, la loro eterna  amicizia.

– Nulla e nessuno ci dividerà! Promettimelo Polpetta!

– Si! Te lo prometto Cavalletta

Il muso lungo di Lucia si aprì in un largo sorriso, Marco sapeva che lei detestava gli insetti, le cavallette in particolare, ma se l’era cercata riportando alla memoria la storia delle polpette e della sua ingordigia.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri loquaci

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