Lucia fu subito entusiasta di quella sua nuova realtà. La città era per lei un nuovo fantastico mondo da esplorare, e malgrado la voglia matta di scoprire da subito tutte le sue delizie si rendeva conto che forse era meglio non affrettare le cose cercando di gustarsi al massimo ogni piccolo nuovo particolare che scopriva giorno per giorno.

La zia le fece trovare una piccola scatola di scarpe abbellita con della carta regalo.

– Zia, e questa?cos’è?

– È per te, da oggi inizierai una nuova fase della tua vita, dentro questa scatola metterai i        ricordi e tutto ciò che ti tiene legata al paese, non puoi andare avanti se prima non archivi    il tuo passato.

Era strana la zia, aveva un modo tutto suo per tenere a bada la nostalgia, non per niente era sempre stata definita la più stravagante della famiglia.

  • Vedrai, quando ti coglierà sarai impreparata, io ho fatto così per superare la voglia di tornare indietro e con me ha funzionato, funzionerà anche con te, ne sono sicura.

Lucia, anche se titubante, prese la scatola ed andò in camera sua, più per far contenta la zia che per convinzione personale decise di ascoltare il consiglio, scelse con cura il nascondiglio e cosa metterci dentro. Frugò nel portafoglio e pescò il post-it di Marco, lo guardò un attimo con aria riflessiva e pensò che poteva essere quello il primo ricordo della scatola, così, più facilmente di quanto avesse mai pensato, lo ripose dentro.

Erano passati solo due giorni.

Sistemò i vestiti e scelse di andare a fare una passeggiata, sembrava una bella giornata, tra quelle mura grigie e quegli alti palazzoni di città pareva intravedere un cielo azzurro, avrebbe sicuramente trovato un parco dove fare quattro passi, la scuola sarebbe iniziata l’indomani.

Riuscì presto a fare amicizia, soprattutto con i ragazzi del quartiere suoi coetanei e compagni di classe, del resto aveva sempre legato facilmente con l’altro sesso, e poi le sue nuove compagne erano così snob, quasi insopportabili. Correvano e si divertivano, non la discriminavano se a scuola arrivava con delle semplici scarpe da ginnastica e se il sabato sera non indossava i tacchi.

Poco a poco però il suo carisma venne fuori anche tra le ragazze riuscendo a conquistarsi la loro amicizia o quantomeno il rispetto di molte che adesso non la vedevano più come la “campagnola con i jeans da maschio”. Anche Lucia però col passare del tempo cambiò, trasformandosi poco a poco in una tipica ragazza di città, con i suoi vestiti alla moda, le uscite con le amiche, le confidenze a denti stretti. A volte, ripensando ai vecchi tempi delle medie, si rendeva conto di essere cambiata tanto, di essersi trasformata in una di quelle tipiche ragazze che aveva sempre disprezzato, ma non si commiserava per questo, lo considerava il naturale processo di crescita, il passaggio verso l’età adulta.

A Marco invece non ci aveva più pensato, ormai anche gli sms tra di loro si facevano molto più rari e pieni di parole di circostanza. Lucia non lo avvisava nemmeno più quando riusciva a scendere in paese nei weekend, occasioni ormai davvero remote visto che anche i suoi genitori si erano trasferiti in città con la promozione del padre ed il suo conseguente trasferimento alla sede centrale.

Gli anni del liceo  passarono tranquilli, felici, pieni di soddisfazioni. I voti a scuola erano ottimi, si era ormai perfettamente ambientata e aveva molti amici. Frequentava corsi di teatro, praticava la pallavolo a discreti livelli in una delle squadre giovanili della città, e poi il cinema, lo shopping con le amiche, che adesso, non poteva crederci, le chiedevano numerosi consigli su come vestirsi, un paio di amori passeggeri, molti pretendenti respinti.

Talvolta faceva capolino un po’ di  malinconia, in quei casi scriveva su di un diario tutto ciò che pensava, altre volte invece stava seduta su di una panchina al parco a rileggere ciò che aveva scritto in quei momenti, preferiva leggere le pagine più belle, quelle piene di speranze, sarebbe diventata una grande stilista di moda, era sempre stato quello il suo sogno, almeno in una cosa non era cambiata.

Le superiori stavano volgendo al termine e per Lucia era giunto l’anno della maturità.

Non era ancora iniziato quando lei e i suoi amici decisero, con il consenso dei genitori,  di partire per una vacanza subito dopo la fine degli esami, ma dopo l’eccitazione del momento non ci pensarono più molto, l’impegno nello studio si presentava davvero importante ed il pensiero andava spesso al futuro, all’università, a quale facoltà iscriversi.

Era in un parchetto dietro ai palazzi del suo quartiere quando ebbe l’idea di cosa portare come tesina per l’orale, stava leggendo il suo diario e pensò che alla maturità avrebbe potuto portare argomenti che la rappresentassero, lei che arrivava da un piccolo paese ma che sognava di diventare qualcuno di importante. Scelse quindi come argomento principale della sua tesina “Il sole”, il bel sole della sua terra, lo stesso sole sotto il quale si era divertita tutta l’infanzia a correre e giocare per i campi del suo piccolo paese con Marco e gli altri amici, il sole, così importante per i buoni raccolti nei campi, raccolti a cui spesso aveva partecipato con gioia. Il sole le dava anche diversi sbocchi per le altre materie, dai celebri Re francesi, e quindi lo stile architettonico di palazzi come Versailles, alla scissione nucleare, dalla teoria eliocentrica copernicana a “La città del Sole” l’opera filosofica del frate domenicano Campanella.

Buttando giù gli argomenti fu improvvisamente colta da un attimo di nostalgia e per la prima volta dopo molto tempo ripensò a Marco, chissà cosa stava facendo adesso? Chissà se anche lui era cambiato, così come era cambiata lei. Si riprese quasi subito però, non poteva perdere la concentrazione, non adesso.

L’esame fu un successo. Il Presidente della Commissione cercò di verificare la sua ostentata sicurezza chiedendole di parlare della guerra civile spagnola e della figura del generale Franco, una domanda di solito difficile, Lucia  però adorava la Spagna e la sua storia, non per niente il famoso viaggio che sarebbe iniziato tra qualche giorno sarebbe stato proprio un  tour dell’Andalusia.

Non poteva finire in modo migliore, il massimo dei voti e le porte spalancate su un radioso futuro.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri loquaci

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