Amsterdam non aveva mai fatto tanto presa tra i miei periodici pensieri di fuga dal grigiore italiano, non so perché, tra l’altro ho sempre celebrato le  ragazze olandesi come esempio di bellezza femminile e la casa di Anna Frank era una di quelle cose che proprio non volevo farmi sfuggire. E che dire poi del capolavoro dei Diaframma la cui cover cantata insieme ai Litfiba è il mio pezzo preferito in assoluto? Quante volte ho cantato di quel giorno ferito che impazziva di luce proprio lì in Amsterdam?

Questa volta la scelta della meta è stata tanto casuale quanto travagliata, nel senso che inizialmente non ne avevamo una  precisa, in ballo c’erano soprattutto Berlino, Vienna e Bratislava, ma per il sommarsi di varie coincidenze, tra cui l’offerta economica, alla fine la scelta è caduta proprio, finalmente aggiungerei, sulla capitale olandese.

Solo successivamente, in fase di scrittura della mia immancabile guida, ho scoperto che Amsterdam non è solo vetrine ed erba, è ben di più, è cultura con i suoi infiniti musei, è architettura con le sue caratteristiche case sull’acqua che io ho adorato, ma non solo, perché è anche la semplicità e l’eleganza delle infinite biciclette,  è tolleranza e rispetto, e ovviamente, come ogni altro paese al di fuori dai nostri confini, è civiltà.

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La visita alla casa di Anna Frank è l’esperienza che più mi è rimasta dentro al ritorno da questa vacanza, e questo lo immaginavo, ne ero sicuro. Camminare per quelle stanze è stato un continuo tuffo al cuore, mi sono ritrovato  a fissare vecchie foto o testimonianze anche per più di 10 minuti, fermo, apparentemente inoperoso, con la mente che in realtà percorreva circuiti inesplorati di commozione, un Auschwitz 2.0, più personale. E’ il must see di Amsterdam, non date peso alla lunga fila da fare all’ingresso che vi attende ad ogni ora del giorno, l’attesa sarà ripagata al meglio.

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Ora invece vi voglio parlare di quelle che a mio avviso sono le due più importanti caratteristiche di Amsterdam, folate di marijuana lungo le strade e coffee shop a parte. Le due immagini che sceglierei per  rappresentare questa città nel mondo sono infatti le vetrine e le biciclette. E’ vero, Amsterdam è rinomata nel mondo per il suo quartiere a luci rosse, le vetrine con dentro queste ragazze, pressoché nude e molto ammiccanti, bellissime ma anche no, si ritrovano  sparse per un bel tratto di centro storico, tra un negozio di alimentari ed un bar, tra una chiesa ed un sexy shop, nelle vie principali come nei più piccoli anfratti. E’ un’esperienza nuova, forse assurda per le nostre abitudini sociali, anche divertente volendo. Io però preferisco le biciclette, e vi prego evitate le battutine. Le biciclette sono ovunque. Le biciclette girano per la città, ragazzi e ragazze, anziani, madri con bambini, manager e operai,  in vestito, in tuta, in jeans, con l’impermeabile, col sole, con la pioggia, con la neve ed il vento freddo del nord,  di giorno, di notte. Sono in ogni dove, hanno una corsia apposita, parcheggiate riempiono i ponti dando vita a delle cartoline davvero incantevoli. Ho sempre sostenuto che il grado di civiltà di un Paese è direttamente proporzionale all’utilizzo delle biciclette nella vita di tutti i giorni e dopo le esperienze alsaziane Amsterdam sembra confermare questa mia ipotesi.

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Monumento per il rispetto della prostituzione

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I musei dicevamo, infiniti. Non posso citarli tutti, molti non sono neanche riuscito a vederli. Il punto di partenza è il Rijksmuseum, non fosse altro per fotografarsi in tutte le posizioni possibili, più strane e meglio è, lungo la famosa scritta rossa e bianca  IAMSTERDAM divenuta ormai uno dei simboli della città. Poi certo, ovviamente il meraviglioso Van Gogh Museum  (anche se in città è Rembrandt il protagonista tra statue, musei e piazze a lui dedicate) e lo Stedelijk dedicato all’arte moderna. Questi tre musei si affacciano nella stessa piazza, la suggestiva e bellissima Museumplein. Ma non è finita perché l’Amsterdam Museum, che ripropone la storia della città, è davvero incantevole (è anche possibile vedere un cortometraggio sull’Ajax dagli spalti di una piccola tribuna), e l’Hermitage, si, proprio la più importante succursale del celebre museo di San Pietroburgo, oltre a fornire un’esperienza museale di gran classe con tanto di spiegazioni interattive e cuffie con cui godersi diversi brani classici scelti in base ai quadri presenti nelle varie sale, associando così il piacere della vista a quello dell’udito, fornisce una gran bella disamina della casa reale olandese, soprattutto sulla grande vicinanza e la parentela tra questa e i vecchi zar russi.

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Rijksmuseum
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Particolare dell’Amsterdam Museum
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Stedelijk Museum

Altri due gioielli ma di stampo moderno sono il NEMO e l’EYE. Il primo è un museo della scienza di ben cinque piani dedicato ai bambini. All’interno se ne trovano a centinaia, accompagnati dai genitori, intenti a giocare e giocando a scoprire i principi della scienza, divertendosi. L’edificio poi non passa inosservato, è una grande nave verde progettata dall’italico e onnipresente Renzo Piano. Il secondo è invece una specie di grande club dedicato al cinema, la definirei una multi sala di alta classe, con un’ enorme sala centrale ad anfiteatro che funge da ristorante ma dove puoi anche sorseggiare un aperitivo parlando di Fellini o Kubrick ammirando attraverso le grandi vetrate un bellissimo skyline della città. Ai piani inferiori sono presenti dei laboratori davvero geniali dove poter creare dei propri film animati, dei personali cortometraggi mimici o anche visualizzare centinaia di scene cult di famosi film.

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EYE
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NEMO

Certo, sono cari questi musei, casa di Anna Frank a parte (9 €) in media i biglietti sono sui 16-17 €, per fortuna che esiste la Museumkaart, un abbonamento annuale alla maggior parte dei musei non solo di Amsterdam ma di tutta l’Olanda. Costa 60€ ma fatevi due conti e vi renderete conto del notevole risparmio!

Costa 16 € e non è compreso nella Museumkaart (caso raro) l’ingresso alla fabbrica dell’Heineken, l’esperienza più divertente da vivere ad Amsterdam. Il tour parte con le nozioni storiche  sull’azienda e sul fabbisogno olandese di birra, e successivamente, tramite anche un fantastico video in 4 D, con la spiegazione di tutto il processo produttivo, con la possibilità  anche di sorseggiare il primo stadio della bevanda, quello antecedente la fermentazione. Dopo… dopo potete  dare libertà alla vostra euforia, tornerete bambini tra postazioni PS4 con cui giocare a FIFA, biliardini, giochi virtuali di rugby, la possibilità, sempre virtuale, di alzare la Champions League o di consegnare la birra in bici per le strade di Amsterdam cantando una popolare canzone olandese, gustare un’Heineken in un bel salone tecnologico  con un brindisi collettivo, imparare a spillarla virtualmente e anche dal vivo con tanto di diploma, e poi i gadget, tanti, e ai prezzi più accessibili sul mercato (ho anche acquistato una bottiglia da 33 cl da me personalizzata).

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Fabbrica Heineken

Il centro nevralgico della città è Piazza Dam con il suo splendido Palazzo Reale. Da qui a piedi è possibile girare  tutto il centro storico, le lunghe vie piene di negozi che arrivano fino al bellissimo edificio architettonico della stazione,  il quartiere a luci  rosse, quello degli artisti, tutto tranquillamente, senza tanta fatica. Per una birra in un ambiente più easy e giovanile invece il must è Leidseplein, tanto più che il tram (che servizio splendido!) ci si ferma proprio in mezzo.

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Piazza Dam

Amsterdam è tenuta su da migliaia di travi di legno,  è costruita sull’acqua con un numero di canali e ponti inferiore solo a Venezia, forse meno pittoresca  ed elegante dei gioielli alsaziani Strasburgo e Colmar ma sicuramente più affascinante con quell’aspetto così decadente che io adoro. E’ possibile riuscire a catturare dei panorami memorabili, degli scorci suggestivi che creano dipendenza, basta stare attenti e godersi il cammino, ogni singolo passo, con quelle case così caratteristiche, così strane con la loro quasi assente simmetria, con le loro finestre di dimensioni nettamente diverse le une dalle altre, con quei  prospetti che pendono lateralmente o frontalmente e in maniera anche vistosa, è stata una delle poche volte che ho amato l’irregolarità delle cose. Già mi manca. Per fortuna  ho portato con me una decina di confezioni di Stroopwafel, una goduria incredibile per il palato. E’ molto difficile trattenersi ma razionando con cura e parsimonia le porzioni credo di poter portare con me il gusto dell’Olanda per ancora qualche settimana.

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Stroopwafel
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