Dove potevo sentirmi ben accetto, dove potevo sedere tra persone che mi amassero, che si interessassero a me, che fossero fiere di me? Allora mi venne in mente. C’era un posto, e c’erano persone che mi amavano, e io sarei andato da loro. Così, ‘fanculo Los Angeles, ‘fanculo le tue palme, e le tue donne con i culi alti, e le tue strade alla moda, perché io me ne vado a casa, torno in Colorado, torno nella dannata migliore città degli Stati Uniti: Boulder, Colorado”

Da “Sogni di Bunker Hill” di John Fante

Ho ormai deciso di andare via. Non vedo sbocchi lavorativi decenti nella mia zona, nella mia regione, non ho proprio voglia di fare lo sguattero a 400 euro in nero per qualcuno e non riesco più ad accontentarmi del mio mortificante lavoro, delle sue 900 euro quando ce le danno, e fondamentalmente della sua instabilità, è possibile che da un momento all’altro si possano chiudere i battenti e per quel giorno vorrei essere già andato via. Non credo più nemmeno nei miracoli, nei discorsi dei soliti ottimisti, o dei soliti noti che vorrebbero solo prenderci in giro, nei marci sindacalisti buoni a nulla buoni solo a prendersi senza vergogna quella percentuale del tuo stipendio, il tempo ha smentito tutti e comunque non riesco più a digerire ormai nemmeno il luogo, la mia scrivania, le mie mansioni. Se resisto, se resistiamo, è per la fratellanza che accomuna noi dipendenti, i pochi rimasti ormai, una famiglia.

E dire che fino a due anni fa si lavorava alla grande, riconoscimenti a livello nazionale, soddisfazioni, sorrisi, preferivo andare a lavoro piuttosto che restare a casa. Poi la politica ha messo il suo immancabile  zampino e come ogni volta ha distrutto tutto, il giocattolo si è rotto, che vergogna, che schifo.

Non posso e non voglio aprirmi un’attività mia, con le tasse e la crisi fallirei prima ancora di iniziare, ho pochissime alternative ormai, forse nessuna. E una volta che ho deciso di andare via preferisco l’estero, preferisco la civiltà, perché se devo lasciare i miei affetti voglio il meglio: UK, Svezia, Danimarca in primis.

L’anno scorso in realtà avevo già trovato due lavori all’estero, ad Atene ed a Cracovia. In Polonia ci sarei pure andato con piacere ma in entrambi i casi la paga era davvero misera, sulle 700 euro al mese, che ok, in quei posti è lo stipendio medio e ci si riesce a vivere, ma non abbandono la mia famiglia per quei pochi spiccioli che non mi permetterebbero nemmeno di poter acquistare un volo di ritorno a Natale.

Ma è giusto secondo voi? Dover lasciare fratelli e sorelle,  i genitori,  proprio nel momento in cui comincerebbero forse loro ad aver bisogno di noi, come è possibile fare una scelta simile a cuor leggero? E’ possibile buttare tutta una vita così?

A guardare la situazione che mi circonda, beh, la risposta forse è si, qui non mi sono rimasti che un paio di amici ormai, sono tutti andati via, chi prima e chi dopo, per ultimo il mio migliore amico che da schiavo non pagato del suo professore di università da tre anni si è trasferito a Shangai dove adesso ricopre un ruolo di primo piano nella progettazione di alberghi di lusso in una mega azienda americana.

Qui non è rimasto più nessuno, a parte me giusto qualche ragazzo che porta avanti il mestiere dei genitori.

Emigrare quindi. Però poi a volte mi chiedo, ma che soddisfazioni avrei ad avere un bel lavoro e una bella vita se non posso condividerla con chi mi è più caro? Ne vale veramente la pena? Perché togliere la soddisfazione ai miei genitori di vedere crescere i loro futuri nipoti, loro che hanno paradossalmente cresciuto tutti i bimbi del vicinato?

Anche Arturo Bandini in “Sogni di Bunker Hill”  ha rinunciato ai suoi sogni di gloria, ha  messo nel cassetto la sua aspirazione di scrittore di successo ed è tornato a casa, nel desolato Colorado, dalla sua povera famiglia, non avrà di che vivere bene ma ha attorno chi lo capisce, chi gli vuole bene, volete mettere? I soldi non sono mica tutto!

E quindi? Cosa fare?

Non lo so. Al momento penso che se arriva l’occasione giusta, l’offerta irrinunciabile che sto cercando con insistenza attraverso le efficienti agenzie di recruitment stranieri, partire sia la scelta migliore, per se stessi, per il nostro futuro, per non sentirsi più continuamente inutile, demoralizzato o inferiore, per spiccare il volo, per i nostri figli che non dovranno più combattere contro i mulini a vento in questa terra che tutto ti prende e niente ti offre a parte la vergogna, perché anche i genitori lo vogliono perché sognano di vederci sistemati e realizzati, perché effettivamente così non si va lontano e c’è un livello limite di umiliazione che non è possibile oltrepassare.

Del resto alla fine anche Arturo Bandini dopo pochi giorni in famiglia ha rifatto fagotto ed è tornato a Los Angeles.

Vi terrò aggiornati, d’altronde spero ancora seppur irrazionalmente di restare qui, magari intanto ditemi la vostra.

 

 

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