Mi rendo conto di essere un privilegiato. Almeno sotto certi aspetti.

Abito in un angolo di paradiso, un angolo di paradiso che sta purtroppo letteralmente cadendo a pezzi, un po’ come tutti i comuni italiani, ma forse, mi spiace dirlo, molto più rovinosamente, ma molto di più.

Che peccato! Che rabbia!

Di amici ne sono rimasti pochi. Il lavoro è inesistente, sempre se non ti va di essere indegnamente sfruttato. Le strade sono desolate, i negozi ed i locali chiudono, i ragazzi scappano via, tant’è che a volte, conoscendosi più o meno tutti, mi capita di pensare a questo o quel ragazzo o ragazza, a quanto tempo è che non mi capita di incontrarli, salvo poi scoprire che si sono trasferiti a Milano o ancora meglio, sempre di più, all’estero.

Ma non è sempre stato così. Fino a circa otto anni fa d’estate sembravamo vivere in un posto magico, un ombelico del mondo, e anche in inverno c’era un certo movimento.

Nonostante tutto ancora oggi mi sento a volte comunque un privilegiato.

Ho il mare a due passi. Ma veramente. Solo perché abito un po’ in periferia per andarci devo prendere il motore ma in meno di due minuti sono già lì. Quelli che abitano in centro ci vanno a piedi impiegando lo stesso tempo.

E già la gente mi invidia per questo.

L’invidia si trasforma in rabbia, e a volte la gente non mi insulta solo per buona educazione, quando confesso di non essere ancora andato in spiaggia quest’anno.

Lo so, è vergognoso.

In realtà non è colpa mia, è che al momento il bagno a mare per me è off-limits ancora per almeno un paio di settimane a causa dei postumi di quel piccolo intervento di quasi un mese fa.

Il fatto grave è che comunque questa situazione non mi pesa più di tanto.

Diversi erano i tempi in cui ci ritrovavamo in tanti in spiaggia, ogni giorno,  dal primo pomeriggio fino a dopo il tramonto,  tra scherzi, nuotate, partite di beach volley, discorsi, progetti, magari anche di tanto in tanto godendo della vista e a volte anche della compagnia di quella che i Baustelle definiscono YE-YE, ovvero la calata delle turiste dal nord Europa, anche se storicamente sono sempre stati i francesi a colonizzare le nostre strade nei mesi estivi, e di fatti ancora oggi di amicizie oltre le Alpi ne abbiamo un po’.

Oggi, al massimo, tranne uno-due giorni la settimana, posso godere della compagnia di un buon libro, che non è neanche male, o dello spettacolo naturale del tramonto nella nostra scenografica spiaggia (sfido a trovarne una migliore, almeno come panorama),  visto che odiando la confusione e la sempre presente volgarità e inciviltà di alcuni, preferisco andare a mare nel tardi pomeriggio, il momento più adatto per goderselo al meglio.

Certo, chi mi legge da un luogo che è lontano dal mare, chi fa dei massacranti viaggi toccata e fuga la domenica o va incontro a spese non indifferenti per una piccola vacanza sui litorali in questo momento sicuramente mi odierà, e lo capisco anche.

L’estate è ancora alle porte e sicuramente, con tutto il tempo libero a disposizione tra l’altro, tra un po’ starò qui a farmi odiare nella maniera opposta, ovvero raccontandovi dell’abbronzatura (sempre appena accennata, ma in questo caso è colpa della melanina), dei bagni al tramonto o, perché no, a mezzanotte, degli aperitivi in riva al mare, delle danze scatenate sugli scogli, di discoteche sotto le stelle,  di bionde trecce e occhi azzurri e poi…, di scollature che feriscono mortalmente,  di sigarette Copenaghen, schiene spogliate che profumano di Stoccolma, di minigonne pallide.

Non odiatemi, almeno come io non vi odio in inverno.

 

 

 

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