Sono passati già due anni dal giorno in cui il mio mondo lavorativo è andato a … fatemelo dire… “puttane”, quindi meno di due anni  in cui mi ritrovo continuamente impegnato alla ricerca di una nuova occupazione, tanto è che se un giorno  dovessi finalmente trovarne una penso che mi sentirei vuoto dentro.

Vorrei in questo mio post cercare di studiare ed analizzare questo mio cercare di reinserirmi nuovamente nel mondo del (non)lavoro presentando esperienze, statistiche,  e riflessioni.

Ovviamente si parte dal principio che, a meno che non voglia essere sfruttato, umiliato, sottopagato o proprio non pagato,  o anche  intellettualmente e/o moralmente succube, difficilmente dalle mie parti riuscirò a trovarne uno.

La mia ricerca ha attraversato varie fasi, secondo l’evolversi di idee, convinzioni e delusioni.

Ma partiamo dalle statistiche.

In tutto il 2015 sono stato protagonista di ben quattro colloqui.

Due di questi via Skype o telefono per lavori all’estero, precisamente uno in Grecia ed uno in Polonia. Entrambi mal pagati, o meglio, pagati con lo stipendio medio dei due Paesi, ma anche se quello in Polonia poteva essere interessante visto che l’azienda era la nota società di consulenza Capgemini e quindi poteva essere visto come un inizio in attesa di qualcosa di meglio, ho rifiutato e sono andato avanti.

Altri due colloqui sono stati de visu per due aziende del mio attuale settore ovvero l’healthcare.

Il primo è stato per una multinazionale, di cui eviterò di fare il nome,  leader nel settore, con la quale avevo collaborato durante la mia attività lavorativa (e collaboro tutt’ora) e nella quale avevo già svolto dei corsi direttamente nel loro training center in USA. Dopo un primo colloquio telefonico sono stato dunque invitato ad un incontro a Napoli dove sono stato liquidato in poco più di cinque minuti dal responsabile del servizio del Sud Italia, che mi conosceva già e infatti non aveva neanche letto il mio CV, spiegandomi che si trattava di un lavoro che richiedeva delle competenze non in mio possesso. Era vero. La domanda però sorge spontanea, visto che lo sapevi  già perché mi hai fatto salire fino a Napoli? In realtà ho reagito alla bocciatura con un sorriso quando ho scoperto di che tipo di lavoro si trattava, in pratica una prigione vera e propria e neanche  troppo dorata, una prigione tra l’altro anche itinerante, e diventare uno zingaro del lavoro non è la mia più alta aspirazione, soprattutto in quel tipo di settore. E’ inutile aggiungere che da quel giorno non ho più neanche guardato gli annunci lavorativi di quell’azienda.

Ancora peggiore per certi aspetti la seconda esperienza, il colloquio a Palermo in una ditta privata che avevo già deciso di rifiutare dopo i primi 10 minuti della chiacchierata. Ritengo inconcepibile oggi offrire ancora un lavoro del genere sfruttando la disperazione delle persone, basando tutto sull’improvvisazione in un settore così delicato. Sono tra l’altro rimasto basito davanti  all’affermazione “tutti i tecnici sono andati via”. Ma davvero non capisci il perché?

Passiamo adesso al 2016.

In questi primi otto mesi sono già arrivato a ben otto colloqui.

Due di questi potevano veramente segnare una grande svolta. Sono stato contattato infatti per ben due volte per un posto di Technical support rappresentative in lingua italiana all’estero. La prima da una multinazionale dell’healthcare, per un lavoro con sede a Francoforte e salario di partenza molto alto. Il colloquio telefonico va bene, mi vengono chiesti anche dei certificati che è mia premura inviare nel giro di qualche ora. Tutto sembra andare per il meglio fino alla mattina seguente quando attraverso una mail vengo avvisato che la mia candidatura si è arrestata per via del mio inglese non fluente.

La seconda dopo un mese circa, quando nientepocodimenoche la Mercedes-Benz mi contatta per un colloquio per il loro Customer Service di Maastricht. Stipendio iniziale non altissimo ma neanche da buttare via, non tantissimo per vivere in Olanda, ma volete mettere? La Mercedes! Il colloquio va abbastanza bene, qualche difficoltà per via della ricezione telefonica ma pensavo di avere grandi possibilità. Il giorno successivo invece, sempre via mail, vengo informato che la candidatura si è arrestata, per il mio livello d’inglese, di nuovo. Ok, questa volta l’ho presa con più filosofia, sono ormai quasi rassegnato.

Ora non pensate che il mio livello di inglese sia quello di Walter Mazzarri dopo un anno di studio full immersion in Inghilterra, ovvero ridicolo all’ennesima potenza, è che non avendolo mai studiato ho qualche problema nella comprensione ed un vocabolario limitato. Però me la cavo discretamente. Del resto ho già fatto numerose esperienze all’estero ed in Olanda, dopo una settimana di corso, mi sentivo già abbastanza sicuro nei dialoghi.

Ma non è finita qui. Ci sono stati anche altri sei colloqui come già accennato.

Uno a Palermo per un’azienda nel settore della telefonia-luce-gas per un ruolo da procacciatore. Assolutamente da scartare.

Un colloquio per un’azienda immobiliare, giocata in casa questa volta. Pensavo che potesse essere un’ottima idea come lavoro part-time, salvo poi scoprire che  tempo e denaro da investire erano superiori a quanto sperato. La chiacchierata comunque è stata davvero gratificante e costruttiva anche se non sono più stato richiamato. Niente su cui piangerci sopra comunque.

Due telefonate per un medesimo ruolo di Quality Assurance, uno in Svizzera e l’altro a Monza, possibilità precluse già alla prima telefonata. Così come per quel posto di Field Service Engineer in UK.

Ed infine, di nuovo, un’altra possibilità come Technical Support per una nota azienda di dispositivi elettronici in quel di Brno, Repubblica Ceca. Questa volta dopo un iniziale scambio di mail il colloquio avviene via Skype. Beh, questa volta a quanto pare il mio inglese non è  un problema visto che dopo il mio primo rifiuto per quello che è un salario medio del luogo, ovvero 750 euro circa, l’azienda mi ricontatta per offrirmi 100 euro in più. Ancora pochi per la mia attuale situazione.

Ora, un paio di riflessioni.

Non ho mai studiato inglese a scuola ed ho cercato di impararlo myself. Ovviamente non ho una conoscenza fluente della lingua ma questo non mi ha mai precluso alcune possibilità, come seguire dei corsi negli USA e in Europa. Il problema è il  non parlarlo sempre, non immergersi nella lingua, all’estero, dove scatta quell’istinto di sopravvivenza che accelera l’apprendimento. Capisco d’altronde che ci siano aziende che pretendono una conoscenza ottimale della lingua, ma questo non preclude l’ingresso ad altre aziende dello stesso livello per le quali il mio livello di inglese non sembra poi un grosso problema. Ovviamente per migliorare la mia capacità di conversazione mi sono anche iscritto ad un corso che dovrebbe iniziare tra poco.

Fa riflettere come la maggior parte, direi quasi la totalità, delle ditte che mi contattano sono estere, quelle poche italiane con cui ho avuto contatti o richiedono competenze altamente specializzate oppure offrono delle condizioni davvero umilianti. Questo la dice tutta sulla situazione del nostro Paese.

Da parte mia ritengo di essere colpevole solo di una cosa, di non essermi guardato intorno in questi anni, di non aver investito il mio tempo libero per specializzarmi in qualcosa di più spendibile, di non aver appreso l’inglese in maniera fluente. Ma il tempo a disposizione è stato veramente minimo  e nessuno aveva mai avuto l’ardire di mettere in discussione la sicurezza di un lavoro che solo gli sporchi giochi della politica hanno potuto affondare. Si, mi sono cullato nella presunta sicurezza di un lavoro che già da un pò non offriva comunque più gli stessi stimoli di un tempo.

Rimango quindi in attesa.

Settembre è appena iniziato, le aziende riaprono dopo le ferie e sono sicuro di ricevere qualche altra chiamata, avere qualche altra possibilità, non fosse altro per quella telefonata del 29 luglio ricevuta dalla Germania  proprio quando ero momentaneamente non rintracciabile per via del matrimonio di un mio caro amico, o per tutti quei CV inviati in questi ultimi due mesi.

Al momento continuo con serenità il mio attuale lavoro ma con la consapevolezza non solo di dovermi limitare strettamente a quanto di mia competenza  e nelle ore stabilite ma anche di andare incontro a qualche mese di relativa libertà, e intanto penso a quanto mi piacerebbe poter essere il capo di me stesso.

 

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