Il ritrovo è alla stazione. E’ da lì che parte l’autobus. Tra i ragazzi in attesa ne conosco ben pochi, giusto un paio di buoni vecchi compagni della scuola elementare più un ragazzo che conosco di vista, che io sappia  l’unico mio futuro compagno di classe. Prendiamo posto a sedere  con estrema cautela tra quei tanti ragazzi più grandi di noi e sicuri di sè. Non passa molto tempo che comincia una specie di mercato della matricola. I ragazzi più grandi cercano il giovane imberbe da mettere sotto la propria ala. Noi siamo incuriositi da quella baraonda, ma per lo più siamo terrorizzati, cosa ci accadrà?  Non chiedetemi come ma alla fine della giornata, senza aver fatto nulla di particolare, o meglio, senza aver neanche aperto bocca, io avrò ben due “protettori”, i mitici Pio & Piero.

Pio & Piero erano i “capi” dell’autobus, cioè i ragazzi con più carisma a cui tutti davano ascolto. Sedevano sempre verso la fine, nei due posti giusto dietro la bussola posteriore, era quello il centro decisionale. Quando uno dei due mancava, o mancavano entrambi, i ragazzi rimasti in piedi non si permettevano mica di sedersi, rimanevano alzati per tutto il viaggio con i posti liberi ad un metro da loro.  Pio & Piero avevano (hanno) solo due anni in più di me. Si, era una specie di nonnismo, ma fatto con gran classe. Erano più dei comici che degli aguzzini, e tutti li amavamo per questo. Non ho mai visto Pio & Piero alzare le mani a nessuno. E mai nessuno le alzò a me visto che ero un loro protetto, ovvero un intoccabile.

Arriviamo in classe in ritardo ovviamente. Siamo davanti la porta d’ingresso, io, quel ragazzo, Vanni, che imparerò ad amare anche così com’è, ed un ragazzo di un paesino vicino al nostro che da lì a poco verrà ribattezzato Beatles, e Beatles per sempre rimarrà fino a quando, qualche mese dopo, deciderà di ritirarsi. Troppo stancante per lui quell’interminabile viaggio tra tre città ogni giorno.

E’ proprio Beatles che senza neanche un cenno  bussa ed apre la porta. Entriamo. Tutti ci guardano con grandissima curiosità. Ecco i pendolari si saranno detti. Ovviamente è rimasto vuoto il primo banco, è lì che ci sediamo io e Vanni, proprio davanti la cattedra. Beatles prende posto in quello più laterale accanto ad un ragazzo di un altro paese vicino, Patrizio, l’inventore del nome Beatles.

Tutto è iniziato così

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