E così si è spento uno degli ultimi grandi protagonisti del 900. Un simbolo, per molti un mito, per me un grande personaggio ricco di contraddizioni.

Cuba era il postribolo dell’America prima che Castro riuscisse a renderla un Paese libero. Era monopolio dalle grandi compagnie Americane (la United Fruit Company su tutte) che saccheggiavano i raccolti e le ricchezze e schiavizzavano la gente, ma soprattutto era la terra dei balocchi per la grande mafia italo-americana. Lansky, Giancana e tutti gli altri avevano spostato  a Cuba i loro affari e l’ isola era ormai rinomata a livello mondiale per i suoi casinò, le sue prostitute e per lo spaccio della droga, ma anche per il lusso portato dai milionari americani e non che vi si recavano per soddisfare in modo legale le proprie voglie.  Castro, a capo di un gruppetto di fedeli tra cui il fratello e il Chè, mise fine a tutto questo mettendo in fuga un presidente colluso come Fulgencio Batista e ridando libertà e dignità alla propria terra. Un mito, si, lo condivido per questo.

Purtroppo però Fidel si rivelò anche un atroce dittatore che traditi ben presto i suoi stessi ideali costrinse una moltitudine di suoi seguaci ormai disillusi e in pericolo all’esilio nella vicina Florida. E di per sé il suo celere sposare la causa comunista (e di questo Ike non fu esente da colpe) non può essere definita una condanna se per compiacere Kruscev non avesse dato vita ad un periodo di instabilità politica  che avrebbe potuto portare ad una terza guerra mondiale che combattuta con armi atomiche avrebbe detto bye bye al nostro mondo così come ora lo vediamo.

Fidel Castro. Per moltissimi simbolo di libertà e rivoluzione; per gli USA e i suoi presidenti una spina nel fianco, un neo intollerabile perchè situato solo a pochi km di distanza; per i suoi ex fedeli, i famosi anticastristri di Miami che non dormono ancora pensando a quella Baia dei Porci, un traditore da fare fuori; per la CIA un’ossessione. Si, un’ossessione se si contano tutti i progetti portati avanti dall’Agenzia per ucciderlo o screditarlo davanti al mondo: la suddetta Baia dei Porci, una trappola organizzata ad arte per fregare Kennedy e costringerlo a invadere l’isola, il veleno nel cibo, i sigari esplosivi, ma soprattutto la tanto famosa quanto fantasiosa Operazione Mangusta che aveva come fine il privarlo della barba in modo da azzerargli il carisma e annientarlo politicamente.

E’ per questo che da ieri notte molti cubani non fanno che piangere, molti altri invece invadono le strade con i loro caroselli traboccanti di felicità.

“La storia mi assolverà” ripeteva sempre Fidel.

Io attendo curioso questa sentenza.

 

“C’è una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta
e invece è l’unica certezza che ho
C’erano dei porci in una baia, armi contro la miseria
solo che quel giorno il vento cambiò
C’era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso
che milioni di bandiere guidò
e che diceva
Venceremos adelante
o victoria o muerte”

                      Cohiba – D. Silvestri

 

 

 

 

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