Ovviamente il viaggio in autobus non era gratuito, dovevi fare il biglietto, o meglio, l’abbonamento. Lo pagavi tu ma a fine anno scolastico il comune ti rimborsava il tutto. L’abbonamento di solito si faceva il primo giorno utile del mese. Era un giorno di gran festa perché voleva dire arrivare in ritardo a scuola, di solito era regola saltare almeno la prima ora. Una volta chiuse le bussole e ingranata la marcia l’autista Michele con voce stridula urlava: “ABBONAMENTO PUTTANA DEI GUAI!!!” scatenando il delirio generale. Si arrivava quindi fino al capolinea dove nel suo piccolo ufficio ci attendeva lo zio Nino, un impiegato prossimo alla pensione. Lo zio Nino era simpatico ma anche irascibile, non reagiva sempre bene a quell’orda di studenti che si accalcava davanti al suo banchetto, e a volte qualche santo l’ha pure fatto volare. Una volta preso il nuovo cartoncino giallo dove lo zio Nino era andato a bucare il mese e l’anno relativi al pagamento, ci si avviava con tutta calma verso la scuola. La scusa era pronta per il professore di turno: “abbiamo fatto l’abbonamento”, la formula magica per evitare il provvedimento disciplinare. Certi sacri privilegi dei pendolari erano  duri a morire.

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