Se l’utopia rappresenta un’idea irrealizzabile al contrario l’eutòpia è il luogo dove si materializzano benessere e felicità. E proprio la ricerca di questa terra promessa, nonostante una società che va sempre più a rotoli, è il tema principale dell’intero ultimo lavoro dei Litfiba. Il loro è un invito a tenere duro e continuare a lottare per uscire da questo pantano perché l’impossibile non c’è, tutto è possibile e l’Eutòpia è l’isola che c’è per chi la cerca e non si arrende mai.

Dopo aver passato in rassegna i mali che affliggono la nostra società, nelle ultime due canzoni (le dieci tracce non sono disposte a caso) prende infatti corpo un messaggio di speranza e redenzione.

Oltre è un invito a superare i propri limiti, spesso soltanto blocchi mentali dovuti ad un’educazione forse un po’ troppo matriarcale  e protettiva e ad un ambiente che ci fa credere di non essere all’altezza e ci deprime.  Una canzone  che ci invita a esplorare il mondo al di fuori dalla nostra percezione quotidiana, a prenderci i nostri rischi, a saltare il fosso,  perché solo così è possibile trovare il nostro vero posto nel mondo e diventare protagonisti della nostra vita.

“Oltre sai che c’è? La cosa che fa nascere ogni cosa, e passo dopo passo rompi il ghiaccio e giorno dopo giorno stai nel mondo”

E’ solo andando oltre tutti gli ostacoli che è possibile raggiungere  l’Eutòpia,  la canzone che segue e che chiude, alla grandissima direi, il cd.

La title- track è a mio avviso la  canzone più bella, una No frontiere dei nostri tempi, un bellissimo testo che si poggia su un gran bel tappeto musicale condito da una coda  favolosa che da sola vale l’intero prezzo del cd. E’ la canzone dove tutte le altre vanno a convergere. E’ chiudere gli occhi e immaginare un mondo migliore dove  il lavoro non è più un ricatto,  dove la realtà di ogni cosa sia come appare, dove chi merita vincerà.  Poi li riapri e ti accorgi che era solo un sogno, ma un sogno così bello che ti vien voglia di continuare a sognare, sbagliare e lottare per esso.

Ma  quali sono i mali che affliggono la nostra società? Sono sempre gli stessi che i Litfiba denunciano da decenni: la mafia, l’inquinamento, l’estraneità dell’essere, le guerre, i fanatismi,  la tv e i media in generale, la politica. Cambiano solo i protagonisti.

Se negli anni 90 i Nostri erano dei Maudit, maledetti che da dentro la stanza dei bottoni riuscivano a denunciare tutte le malefatte del potere, oggi sono solo il Dio del tuono e il dio del suono, nati per cavalcare i mostri della mente, ma soprattutto sono Santi di Periferia, sbandati, rintanati, affamati e dimenticati, riottosi, rabbiosi, disillusi e assetati. Sono la canaglia che presenta il conto,   mostri creati dallo stato che qui fuori non c’è. Sono la voce del popolo quindi, un popolo stanco di uno Stato assente che non fa che negare la dignità ai cittadini ridotti ormai sul lastrico dall’assenza di lavoro e servizi. E così questi Santi di Periferia  in L’impossibile, primo singolo estratto,  dichiarano guerra ai potenti della terra, padroni delle banche e della guerra. Non conteranno molto ma l’impossibile è solo benzina per la mente, è una bestia da combattere  e non si sa mai che un giorno il piccolo Davide riesca a sconfiggere il gigante Golia e dare vita ad una società eutòpica . Rivoluzione!  Ma del pensiero.

Intossicato è la canzone con l’anima ambientalista. Gli uomini stanno distruggendo il pianeta ma noi non facciamo nulla per fermare questo scempio in quanto da loro programmati a concentrare i nostri sforzi su cose più futili e insignificanti. Io penso sempre all’ultimo dei prati quando saremo tutti asfaltati, penso anche all’ultimo dei fiumi quando saremo tutti prosciugati, ci vogliono intossicati, gli piacerai intossicato, lobotomizzato, omologato.  E’ l’interesse di pochi che distrugge il bene comune, è la terra dei fuochi, Piero la cita esplicitamente nel finale.

Gorilla- Go, forse la traccia meno ispirata, si basa su un gergo calcistico (vi ricordate Diavolo illuso?) per denunciare  lo sporco lavoro della TV e dei media in generale.  Pilotare il mondo è pilotare l’attenzione con esperimenti dove la cavia sei tu che fermi la tua mente dentro la tua telebalilla. Più esplicito di così…

Straniero  è invece la canzone più introspettiva dell’album. Il senso di estraneità dell’uomo che oggi non riesce a sentirsi a proprio agio neanche a casa sua. Un uomo che deve lottare per emergere nel suo stesso nido  ma che per farlo deve omologarsi ai comuni canoni di bellezza e comportamento per non essere emarginato.

Ovviamente in un contesto del genere non potevano mancare riferimenti al terrorismo e alle guerre in generale. In nome di Dio si scaglia contro la terribile deriva fanatico-religiosa di questi ultimi anni, la terza guerra mondiale combattuta a pezzi con talebani in festa che bombardano la storia, bimbi  kamikaze sull’altare del potere e nuove crociate per spacciar democrazia fatta di bombardamenti e puzza di petrolio, ma anche con pecore di un gregge senza lana né ricotta e carne da macello per un dio che se ne fotte.

L’altro vertice del  disco si raggiunge con Maria coraggio, che non è altro che Lea Garofalo, la donna che collaborando con la giustizia denunciò i suoi familiari, esponenti della ndrangheta, e per questo fu da loro stessi uccisa insieme alla figlia. Un esempio di coraggio, una luce che risplende abbagliante  in una società di pecore. Una canzone che parte con un fischiato stile western, stile Tex insomma, per poi prendere derive più rockettare.

E’ un album duro e crudo ma mai volgare. Ci si indigna, ci si arrabbia, ma tutto è canalizzato verso energie positive. Il suono è rock, molto rock. La sezione ritmica pompa alla grandissima: Martelli alla batteria picchia come un forsennato, Li Causi (ex Negrita) al basso  è potente e avvolgente. Don Aiazzi alle tastiere è la solita garanzia di alto livello, ogni aggettivo su di lui è superfluo.  La chitarra di Ghigo non ha bisogno di presentazioni, suona come al solito, graffia,  ed è ispiratissima. Piero invece ci mette il vocione duro da Terremoto anche se a volte si perde in vocalizzi da caricatura, soprattutto nel primo singolo. Sono i Litfiba quasi versione  primi anni 90.

Rispetto al lavoro precedente (Grande Nazione) il disco è meno istantaneo, non ha pezzi che rimangono in mente al primo ascolto, non ha una potenziale hit nazional-popolare come La mia valigia e neanche ritmi alla Brado, ma se è per questo non cade in banali scivolate come Squalo. Certo, Gorilla-go e Santi di periferia  forse avrebbero avuto bisogno di più tempo a mio avviso,  non sono immuni da critiche, ma  Eutòpia e Maria Coraggio possono tranquillamente essere annoverati tra i lavori più ispirati, almeno da Spirito in poi. E’ un lavoro più omogeneo,  più impegnato, qualitativamente superiore, potente in tutte le sue 10 tracce. E’ denuncia sociale, è speranza, è ROCK, sono i LITFIBA, il dio del suono con la chitarra elettrica e l’ampli a 10 e 10.

Tracklist: 1) Dio del tuono, 2) L’impossibile, 3) Maria coraggio, 4) Santi di periferia, 5) Gorilla go, 6) In nome di Dio, 7) Straniero, 8) Intossicato, 9) Oltre, 10) Eutòpia

Voto: ● ● ● ● ○  garanzia

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