Questo è uno dei racconti iniziati e mai finiti che doveva far parte di “Pillole di felicità”, una serie di racconti sulla felicità scritti con Marta. Ci stavamo lavorando ma poi, anche per le insistenze di alcuni di voi, abbiamo deciso di portare avanti la storia di Lucia e Marco, quindi è caduto nel dimenticatoio. Ora ho trovato il tempo di riprenderlo, sistemarlo e dargli un finale. Per farlo mi sono praticamente ispirato alla bellissima canzone TRANSEA dei Litfiba, una delle mie preferite. Maroccolo chiese a Pelù di scrivere una canzone per la sua ragazza, lui non conoscendola si inventò questa storia di un uomo, cieco ma che cerca di sentire la luce catturandone il calore. Io ho invece cercato di dare un senso positivo alla storia, spero vi piaccia. Buona lettura.

“… è facile essere felici, se sai come farlo”

Si addormenta con questa frase, quella finale del suo romanzo scritto in braille che aveva un attimo prima appoggiato lentamente ma con una discreta sicurezza sul comodino alla sua sinistra. Come tutte le sere si lascia trasportare dalla fantasia dopo aver trovato la sua posizione ideale per la notte, in diagonale, a ricoprire l’intero letto a due piazze tutto a sua disposizione.

Si, è vero, essere felici è facile se sai come farlo. Va bene, ma come si fa a sapere? Dove si può imparare?

Sovrappensiero continua a riflettere su queste domande l’indomani in istituto finché è interrotta da Piero, il suo taciturno compagno con cui non ha neanche tanta confidenza, in realtà lui non da confidenza a nessuno.

“Si Amanda, si può essere felici anche senza vedere perché noi non vediamo, è vero, non possiamo godere delle meraviglie che ci stanno attorno, va bene, ma a dispetto degli altri sentiamo altro, di più, percepiamo la bellezza nel calore delle persone e delle cose, quel calore che ci illumina dentro e che risplende nella nostra immaginazione … ti dirò, forse a volte questo è un dono ancora migliore della vista.”

Amanda rimane a bocca aperta. Piero l’ha sorpresa, non si sarebbe mai aspettata da lui una risposta del genere, così bella e così profonda, in verità non si sarebbe neanche mai aspettata una risposta, soprattutto a una domanda non rivolta a lui. Non l’aveva mai visto aprirsi, raramente era riuscita a imbastire un dialogo, e dire che si conoscevano già da un bel po’ di tempo e di  occasioni ce n’erano state. Lui così schivo, così irritante,  era una persona notoriamente autoritaria e severa, il peggiore dei compagni che adesso però si rivelava sotto una veste completamente diversa.

Da quel giorno la vita di Amanda cambia, riesce a sentire il calore delle persone, a conoscerle attraverso di esso. Comincia  anche a concedere più di una possibilità alle persone, perché ognuno porta dentro di se un tesoro nascosto, e scoprirlo è così bello…

… è così bello,  pensa ancora quella mattina, quando scesa dal letto e vestita soltanto di un largo sorriso si avvia  verso la cucina per la colazione, con passo sicuro, a memoria, le distanze ben collaudate in mente. E’ inverno e fa freddo, non tutte le pompe di calore sono spente in casa, una dorme ancora.

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