Per un periodo, durante la ricreazione, abbiamo preferito rimanere in classe, chiuderci proprio dentro, non prima di aver allontanato tutte le ragazze. La nostra assenza dava forse un pò nell’occhio, nessuno capiva e da fuori non si sentivano rumori, nessun urlo, nessun botto. Cosa facevamo?  Semplice, le battaglie con il cancellino. Facevamo le squadre, lo sporcavamo e ce lo tiravamo di sopra, facendo attenzione a ripulirci per non destare sospetti alla ripresa delle lezioni.

Una volta Michele prese Luca in pieno volto con l’intera superficie, fu forse l’unica volta che il malcapitato mise da parte la sua pacatezza rincorrendo l’attentatore con fare furioso ed un viso interamente bianco, un mimo impazzito insomma.

Il gioco finì il giorno in cui il cancellino volò dalla finestra e finì nello spiazzale.  Fu Fabrizio a tirarlo e fu lui a rendersi disponibile per andarlo a riprendere. Solo che Fabrizio non tornava ed il ritardo si faceva sempre più grande e preoccupante. Ad un tratto ci accorgiamo di un brusio sempre crescente provenire dalle finestre, e subito dopo sentiamo una voce, chiara, provenire  dallo spiazzale. E’ lui, sta chiamando Vanni. Ci affacciamo, e non scorderò mai ciò che vidi: Fabrizio stava in piedi, al centro dello spiazzale su cui si affacciavano le finestre di tutte le classi dell’istituto da cui sporgevano infinite teste. Con aria soddisfatta  guardava verso di noi che stavamo all’ultimo piano e rideva, cancellino ancora in mano. A terra, a caratteri cubitali, col gesso era stata scritta questa frase: “VANNI SUCA”.

Memorabile!

Fabrizio non fu mai punito per quella goliardata. E sinceramente non lo meritava affatto.

 

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