Il mio Sanremo è stato semplice, non ne ho visto neanche un minuto. Ieri sera per curiosità ho guardato su youtube il videoclip di Gabbani e mi è subito piaciuto, tanto da riascoltarlo più volte. Una canzone fresca, allegra, trascinante e con un testo molto serio e attuale furbescamente camuffato, un pò alla Silvestri. Lui poi non viene da nessun talent, ha fatto la sua dura gavetta, è simpaticissimo e capace, ha pure scritto recentemente per Celentano. Sono contento che abbia vinto, finalmente qualcosa di nuovo ma di qualità.

Sono invece rimasto inorridito dall’Arena di Giletti che nel tipico appuntamento post Sanremo del giorno dopo ha messo in onda uno spettacolo davvero osceno. Un intero pomeriggio a parlare dell’ eliminazione di Albano e Gigi D’Alessio, con tutti i presenti a manifestare la loro indignazione, tranne una, una giornalista che in entrambi i casi, mettendo da parte ogni ipocrisia, ha detto loro in faccia, chiaramente: le vostre canzoni facevano pena, altro che giuria composta male, altro che classifica a parte per i prossimi Sanremo! (esattamente accusa e proposta  sputate in modo velenoso dal neomelodico) .  In verità gli stessi pensieri sono stati espressi da Malgioglio che per questo è stato più volte attaccato e sbeffeggiato da Albano per la sua Gelato al cioccolato…evviva la sportività. E dulcis in fundo, al posto di dare spazio ai cantanti in gara, anche una lunga intervista alla Lecciso che ha raccontato il modo in cui Albano ha vissuto questo Sanremo e questa eliminazione, di come abbia avuto il coraggio di rimettersi in gioco nonostante l’operazione di qualche mese fa, di come, nonostante il non superbo stato di forma, abbia accettato di partecipare per il suo profondo legame e amore a questa competizione, per poi rivelare, solo qualche secondo dopo, che il cantante pugliese ha avuto la notizia dell’eliminazione da lei in quanto nei camerini si era addormentato guardando un film…alla faccia del profondo legame!

Il solito teatrino all’italiana insomma, che non fa per niente piacere. Che prendessero esempio dalla Mannoia, icona di stile ed eleganza, anche nella sconfitta.

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