-Lucia?

-Si buongiorno, Lei è?

– Sono Sissi.

-Mmh..si.. Sissi. Mi scusi, ma non riesco a collocarla…lei mi cerca per…

-Oh si certamente! Ora le spiego tutto. Le va di fare colazione insieme? Ho come l’ impressione di averla buttata giù dal letto…però so dove alloggia, potremmo vederci in hotel per la colazione, tanto è aperta al pubblico esterno.

-Beh, si, va bene, per la sveglia non si preoccupi, ci ha già pensato una telefonata da casa…

Sissi le stava simpatica, così a pelle, aveva una voce cordiale e allegra, ma cosa voleva da lei? E poi chi era? Come faceva ad avere il suo numero di telefono? Insomma…da dove diavolo saltava fuori? E poi…quante persone a Budapest parlavano italiano?

Il passo felpato ma ancora un po’ dormiente di Lucia stonava al fianco dell’ eleganza di quella donna. Lucia cercava di decifrarne i movimenti per poter carpire qualche informazione in più, ma nulla, ogni tentativo risultava vano, se solo non si fosse alzata con il piede sbagliato…

Mentre scaldava i suoi toast, ancora non sveglia del tutto, pensava al fatto che doveva imparare a spegnere il telefono prima di coricarsi la sera, solo così avrebbe potuto riposare decentemente.

-Mi scusi… signora… I suoi toast…

-Mmmhh sì?!? Sono i miei, un attimo…

-Sì sì ho capito che sono i suoi, ma stanno bruciando…

-Ecco. Mi scusi. Mi scusi…Grazie.

Tornò al tavolo con due toast dalla crosta nera.

-Eccomi. Sono tornata. Mi scusi se sono troppo diretta. Posso chiederle il perché di questo incontro?

-Certo… Ha ragione, avrei potuto raggiungerla in ufficio, ma sa, è una questione un po’ delicata. E  poi non vorrei metterla in imbarazzo, so che è appena arrivata.

Per Lucia quelle parole ebbero lo stesso effetto di due caffè. Una questione delicata. Per lei che progettava campagne pubblicitarie e ridisegnava la moda. Oddio. Questa cosa si stava dimostrando solo una scocciatura.

-Senta, venga dritta al sodo. Così risolviamo la questione il prima possibile.

-Va bene. Come vuole, anzi posso darti del Tu?

-Certo. Dimmi.

-Il dr. Nemecsek è stato il mio compagno fino a qualche giorno fa.

Eccola là. Un copione già visto, una scena già vissuta che si stava ripresentando, il sogno della notte scorsa.

-Ehm. Sì. E da me di preciso, cosa vuoi?

-Siamo donne adulte, parliamoci chiaro… Era già da un po’ di tempo che io e Ferenc non andavamo più d’accordo o perlomeno  i nostri sentimenti erano un po’ scemati, un po’ troppo forse. Avevamo pensato di sposarci solo per provare a riaccendere la vecchia passione ma alla fine abbiamo capito che era la cosa più sbagliata che potessimo fare, sarebbe stato come prenderci in giro. E poi a complicare tutto si è aggiunta la sua situazione familiare, e la mia lavorativa, insomma…ci siamo accorti che le nostre strade si stavano inesorabilmente dividendo. Comunque siamo e spero che resteremo buoni amici. Io sono in partenza, sono stata trasferita nella sede centrale di Londra della mia azienda.

-Mi dispiace, ma continuo a non capire cosa c’entri io in tutto questo…

Mentre pronunciava queste parole vide il presagio di scenari apocalittici, lei che tirava brioches e caffè allungato addosso alla sua rivale, la quale, in preda ad una eccitazione hulkaniana, reagiva alzando il tavolo e scaraventandoglielo addosso. Una normalissima scenata di gelosia all’italiana.

E invece no.

-Hai ragione, posso immaginare la tua confusione, ma lasciami finire…

-Certo, certo… scusami…

-Sono qui, per dirti che hai carta bianca. Che da quando Ferenc ti ha conosciuta è come rinato. Ha ritrovato la voglia di vivere e di combattere, si è riavvicinato alla famiglia.
Insomma hai innescato in lui un potere catalizzante nei confronti dei sentimenti, mi verrebbe quasi osare dire di vederlo innamorato. Mi ha anche parlato molto di te ed è per questo che, senza che lui ne sappia niente, sono venuta qui. Io non voglio farlo soffrire, tra noi il fuoco è ormai spento. Io sto partendo e per quanto può valere volevo solo darti la sicurezza che non mi sentirei tradita nel caso nascesse qualcosa tra voi.

Passò almeno un minuto prima che Lucia, allibita, rispondesse. Forse si prese giusto il tempo di pesare le parole.

-Senti, io non so cosa ti abbia detto lui. Ti ringrazio di queste belle parole ma io non ho al momento nessuna intenzione di intraprendere una storia con qualcuno. Sono fuggita dall’Italia anche per questo. Il dr. Nemecsek non è poi un pacco postale. Comunque, ti ripeto, apprezzo il tuo gesto ma ora devo andare, il lavoro mi chiama.

-Certo, scusami per il disturbo. Buona Giornata! E’ stato un piacere conoscerti.

Rientrando in camera per prendere la borsa Lucia si rese conto che sì, è proprio vero che ogni Paese ha la propria cultura. In Italia mai e poi mai le due rivali in amore si sarebbero incontrare per un colloquio tanto surreale. Mai si sarebbe aspettata di trovarsi di fronte  una donna come Sissi. Questo Paese iniziava proprio a piacerle.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

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