Certe volte per vivere la storia devi avere la fortuna di trovarti nel posto giusto al momento giusto, in questo caso il dove e il quando giusto è Berlino,  16 agosto 2009.

Mi trovavo con alcuni amici al famoso zoo della capitale tedesca  intento a girare tra la moltitudine di razze animali tra cui il famoso piccolo orso bianco Knut, quando Mariano, uno dei due miei migliori amici che quel pomeriggio aveva deciso di andare a zonzo in solitaria per soddisfare i suoi interessi di architetto, mi telefona per dirmi che è stato appena fermato da due splendide fanciulle del luogo  proprio sotto la porta di Brandeburgo con l’intento di vendergli i biglietti per lo stadio ad un costo davvero irrisorio, se non ricordo male sui 3,5 euro. Ovviamente gli dico di prenderli anche perché sappiamo benissimo che quella sera si sarebbe corsa la finale mondiale dei 100 metri piani maschili di atletica. Beh, questo veramente lo abbiamo saputo una volta in territorio tedesco perché in fase di organizzazione e prenotazione del viaggio, cioè mesi e mesi prima, non avevamo neanche lontanamente l’idea che potesse esserci proprio in quei giorni a Berlino una simile manifestazione.

Con Mariano ci ritroviamo quindi di corsa ad una fermata metro lungo la linea che porta all’Olympiastadion, teatro tre anni prima della vittoria italiana ai mondiali di calcio e simbolo dei giochi olimpici del 1936 ospitati dalla Germania nazista e ricordati per le vittorie dell’americano di colore Owens che mandò in frantumi il sogno di Hitler di mostrare al mondo la superiorità atletica della razza ariana.

Con queste premesse e questa  presentazione lo stadio si merita tutta la nostra emozione e felicità una volta arrivati sul luogo.

E’ un pomeriggio (che si è protratto fino a sera inoltrata) di gran festa sugli spalti, di risate, di gioia, di curiosità. Numerose sono le gare in programma, diverse le premiazioni con  inni nazionali e medaglie di rito, ma l’attesa, col passare del tempo sempre più incalzante, è tutta per la disciplina regina dell’atletica leggera, la finale dei 100 metri, e per lui, Usain Bolt, il favorito.

All’ingresso dei finalisti il pubblico si accende, corrono anche Tyson Gay e Asafa Powell, ma l’attenzione ed il tifo sembra essere solo per il giamaicano.

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Presentazione dei finalisti ai blocchi, Bolt ripreso dal maxischermo dell’Olympiastadion

Adesso sono sui blocchi, in posizione, pronti…via.

Io sono indeciso fino alla fine se vivere intensamente quei pochi attimi o dedicarmi alla ripresa con la fotocamera, opto per la seconda ma l’emozione ha il sopravvento e gli ultimi metri non saranno ripresi come  meriterebbero.

La corsa si svolge nel rettilineo opposto alla nostra tribuna (ah, eravamo magnificamente seduti in tribuna centrale) e una volta superata la linea di arrivo i corridoi in  fase di decelerazione vengono a fermarsi giusto sotto di noi, dispensandoci sorrisi e saluti.

Pensavamo di  vivere soltanto un grande momento di sport, solo pochi attimi dopo abbiamo compreso invece di essere stati partecipi di un evento storico, il tabellone recita infatti NEW WR 9’’58, Usain Bolt non ha soltanto vinto la medaglia d’oro ma ha anche stabilito il nuovo record del mondo con un tempo incredibile che difficilmente verrà eguagliato.

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La segnalazione del record del mondo

La serata termina fuori dello stadio con canti, abbracci e foto ricordo con gli atleti in gara ma soprattutto con  i tantissimi giamaicani presenti e al settimo cielo per la felicità, per non parlare del successivo ritorno in centro in una metro piena di giornalisti eccitatissimi per l’impresa. Un ottimo epilogo per un’esperienza  che non dimenticheremo mai.

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