Nicola era uno dei più bravi della classe e oggi è uno di quelli che forse può vantare  la miglior carriera nel suo curriculum. E’ anche per questo che la storia che sto per raccontare risulta più divertente, proprio perché inaspettata. Queste performance ce le potevamo aspettare da Michele che una volta festeggiammo in classe con tanto di dolci e bibite per il suo bellissimo quanto inaspettato quattro e mezzo in un compito di matematica. Eppure so benissimo che questi momenti possono accadere anche ai migliori, può darsi che per un attimo il suo cervello abbia deciso di non funzionare o chissà cosa altro, d’altronde è un mistero come giri il tutto e del resto anche a me è capitato di trovarmi improvvisamente in off senza poter venire fuori da situazioni apparentemente elementari.

Nicola è chiamato alla lavagna, proprio davanti a me che sono seduto al primo banco. La professoressa vuole iniziare con un bel problema di geometria, “Nicola, disegna un cono” gli dice.

Nicola la guarda un po’ stranito e si gira in contemplazione di quello spazio nero di ardesia, con la mano libera dal gesso a massaggiarsi il mento in cerca di ispirazione. Niente. Gira lo sguardo verso di me, gli occhi sono un libro aperto, cerca aiuto, e non bastasse questo mi fa un cenno con la mano di nascosto, un cenno che qui dalle mie parti vuol dire “cosa?”. Io gli sorrido, sono più basito di lui perché non riesco a capire cosa voglia da me, deve solo disegnare un cono! Allargo le braccia e gli sussurro “un cono Nicola”. Uno, due, tre volte.

Passa ancora un minuto, niente, è completamente in panne. La professoressa lo incalza un po’ infastidita: “avanti Nicola su, disegna questo cono”, ed ecco che viene fuori il genio. Nicola si lancia e con fare meno titubante di quanto possiate pensare disegna un bel cono, un cono geometrico capovolto e con una bella palla nella parte superiore. Si, insomma, un bel cono gelato!

Delirio!

Siamo solo alla prima ora ma tutto si  trascina fino alla quinta e ultima quando il professore di filosofia si arrende e decide di sospendere la lezione, è impossibile continuare con alunni che ogni cinque minuti scattano a ridere, con le lacrime agli occhi.

Nicola non ha mai commentato quell’episodio, non si è spiegato, non ha dato la sua personale versione dei fatti, non ha trovato una scusa, un’attenuante, tipo, che so,  la mente era ancora intorpidita dal sonno, ma soprattutto non ha mai risposto alla domanda lanciata da Rosario dall’ultimo banco: “ a che gusto è?”. Beh, forse aveva ragione Mariano, era meglio un Cucciolone.

Da quel giorno Nicola venne ribattezzato Foucono, un nome che per metà prende spunto dal pendolo di Foucault, ma non chiedetemi il perchè!

Annunci