La mia terza volta negli USA non la ricordo come un’esperienza eccitante, se paragonata alle altre almeno.   Unico straniero in una classe di americani, tutta gente di una certa età, nessun italiano incontrato nel training center o comunque nessun ragazzo con cui abbia potuto allacciare rapporti di amicizia. Sono state due settimane un po’ noiose ma comunque costruttive e appaganti, in cui ho approfittato della palestra free del building per tenermi in forma.

Ricordo però bene e con disgusto il viaggio di andata.

Il tragitto in aereo è stato tranquillo tra film, libri, pasti, e sonnellini. Non potevo certo immaginare che dall’atterraggio in poi sarei stato protagonista di una serie di disavventure davvero spiacevoli.

Atterriamo  in quel di Chicago e con l’aereo ormai fermo mi alzo (per fortuna) per sgranchirmi un po’ e cominciare a prendere i due bagagli a mano sistemati nella cappelliera. Faccio  giusto in tempo a prenderne uno e poggiarlo sul sedile che il ragazzo seduto dietro di me pensa  bene di alzarsi all’improvviso, affacciarsi e vomitare l’anima…tutta sul mio bagaglio.

Non volevo crederci!

La madre non accenna neanche una scusa nei miei confronti, come se niente fosse successo, al contrario del figlio che con gli occhi pieni di orrore per quello appena fatto, una mano a tapparsi la bocca e l’altra protesa verso di me in segno di preghiera, gorgoglia un perdono quasi pietoso.

Dopo qualche imprecazione, incazzato nero e disgustato, pulisco il possibile e  mi avvio verso l’uscita per svolgere le attività di sempre:  dogana, ritiro bagaglio e noleggio auto.

Il secondo misfatto arriva un paio di ore dopo.

Qualche settimana prima mi aveva colpito un resoconto del  mio collega Aldo, ve lo ricordate? Quello del biglietto sbagliato. Aveva raccontato della sua disavventura col navigatore Neverlost (ribattezzato Everlost!) che lo aveva fatto perdere dopo avergli consigliato un’uscita sbagliata.

Arrivato quasi a destinazione e ricordatomi di questa storia decido quindi di non seguire più i suggerimenti  del navigatore per fare di testa mia e prendere un’uscita che ero sicuro fosse quella giusta, per quanto ricordavo dalle precedenti due  esperienze in quelle strade.

Risultato: mi sono perso davvero! Vagando per ore attraverso luoghi sconosciuti, con le lacrime agli occhi ed il groppo in gola, fino a quando decido di dare nuovamente ascolto al  navigatore che magicamente mi conduce facilmente a destinazione.

Ognuno ne tragga la morale che vuole.

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