Le festività pasquali sono dunque terminate.

Giorni senza particolari giochi d’artificio, come mi aspettavo d’altronde,  ma almeno giorni tranquilli, sereni e perché no, spensierati. Il ritorno dei miei amici dalle loro varie residenze lavorative è sempre una gioia, ma non è che poi siamo riusciti a vederci tanto, giusto due sere. Addirittura con il mio carissimo amico Popov non siamo riusciti a vederci per nulla, ma ora lui è papà, ha ritmi e orari diversi, e come se non bastasse l’intera famiglia è stata dilaniata da un terribile virus influenzale allo stomaco. Niente da fare quindi.

Di contro però questa è stata sicuramente la Pasqua dei ritorni e dei ricordi con due carrambate davvero particolari. Ho incontrato casualmente un mio vecchio carissimo amico con cui ormai non mi sento praticamente più da anni. Abbiamo passato buona parte del sabato sera insieme, ad aggiornarci sulle nostre vite e su quelle degli altri amici del nostro storico gruppo, a ridere dei ricordi di un tempo. Ma soprattutto ho avuto il piacere di ritrovare dopo ben 15 anni (!!!) due mie amiche francesi, sorelle, tra le protagoniste della favolosa estate anno di grazia  2002. Ci siamo rivisti in spiaggia, seduti sulla sabbia, a raccontarci di noi e a rispolverare vecchi divertenti ricordi. In realtà soltanto dopo ho realizzato che con una di loro mi sono visto anche qualche anno dopo, sempre d’estate anche se per poco tempo, giusto un paio di sere, sufficienti però a farci sposare da un pazzoide che per anni è stato il personaggio più chiacchierato del paese. E’ stata una cerimonia molto breve finita la quale abbiamo avuto da lui in dono anche dei confetti. Il tutto per pochi spiccioli che se non ricordo male sono bastati anche per il divorzio. Quella sera anche Vanni si è sposato con un amico, ma loro non hanno divorziato mica!

Per vari motivi l’incontro in spiaggia non ha avuto un seguito nei giorni successivi  ma prima di partire mi hanno inviato su Facebook un paio di vecchie foto di quella incredibile estate. Vederle mi ha fatto venire un po’ i lucciconi agli occhi, non solo per il rivedermi cosi giovane e diverso ma anche per quegli sguardi così brillanti e felici che sanno così tanto di spensieratezza. Sguardi che adesso non abbiamo più.

Tempo che passi come una ruspa 

sul mondo e sulla mia pelle

tempo che non mi lasci il tempo

di capirci un bel niente

tempo che non hai pietà

ridi di noi soli e imperfetti 

Tempo che passi –  L. Carboni

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