“Non credevo fosse possibile ma ancora una volta la vita mi sta prendendo alla sprovvista. Una sorpresa, una brutta sorpresa. Io mi ero immaginata tutt’altro. Nel mio film io e Ferenc correvamo lungo la spiaggia mentre degli aquiloni ci volavano accanto…Il blu del mare faceva da cornice a questo splendido ritratto”.

– Avevamo un sacco di progetti ed è andato tutto in frantumi. Quello stupidissimo animale che ha attraversato la strada!  Eravamo felici, stavamo vivendo un momento magico.

– Signora si calmi…Dobbiamo ricostruire l’accaduto, signora, abbiamo bisogno del suo aiuto.

– Portatemi in ospedale, voglio stargli vicino. Ho bisogno di lui. Ha bisogno di me.

Erano trascorse già due ore dall’incidente ma Lucia continuava a piangere, disperata. Nulla riusciva a tranquillizzarla.

– Signora…signora!signora! E’ svenuta… Presto, portate un bicchiere d’acqua e accompagniamola in ospedale.

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-Ferenc. Dove sei?

-Dottoressa,  si è svegliata?

-Mi dispiace.. Non ancora, credo che si sveglierà presto…Mi scusi, lei è?

-Sono un suo amico d’infanzia. Ho visto l’incidente, l’ho riconosciuta… Sono corso qui dopo la deposizione al commissariato, ora posso solo attendere… Come sta il ragazzo che era con lei?

-No guardi mi dispiace… Non posso per la privacy…

-Dottoressa la prego…

-E va bene… Faccio uno strappo alla regola… è piuttosto grave, lo trova nell’altra ala del reparto. Non è sotto la mia custodia quindi non posso darle i particolari, so solo che tra i due ha avuto la peggio. Noi occupiamoci di lei. Mi sa dire come si chiama?

-Lucia, Si chiama Lucia Saetta. Non la vedevo da un po’, si era trasferita all’estero…è stata una coincidenza incredibile.

La dottoressa non fece in tempo a rispondere che un allarme sonoro proveniente dal monitor paziente ruppe la già flebile serenità della stanza.

– Fuori! Fuori dalla stanza, subito!

La dottoressa azionò la procedura d’emergenza, la paziente era senza ossigeno, qualcosa le impediva il respiro.

– Cosa succede? Perché ha le convulsioni? Cosa sta succedendo?

Il ragazzo fu spinto con forza fuori, quasi urtando contro l’altro personale medico che era subito accorso dai locali adiacenti. La porta fu chiusa alle sue spalle, non gli rimase altro da fare che tornare in sala d’attesa e pregare sperando per il meglio.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

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