Lezione di italiano, quinto anno. Improvvisamente la porta si apre con violenza, sbatte sul muro, boom! Mariano, il mio migliore amico, un anno più piccolo, adesso in Cina per lavoro,  entra tenendo per il colletto Vanni che aveva chiesto di andare in bagno ma non era più rientrato. Lo tiene davanti a sé strattonandolo, come un rozzo piedipiatti che ha appena acciuffato un delinquente, poi gli molla un bel calcio nel sedere e gli urla: “adesso vatti a sedere al tuo posto e segui la lezione”, si strofina le mani come se si fosse disfatto di qualcosa di sporco, gira i tacchi e se ne va chiudendosi la porta dietro, non prima di averci regalato un bel sorriso complice e soddisfatto.

Noi restiamo di sasso, increduli. Vanni si siede, ride imbarazzato, come se fosse stato tutto organizzato. Il prof scuote la testa tra il divertito ed il rassegnato, e poi ricomincia spiegare. In fondo Mariano è suo nipote.

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