La prima parte di questo racconto prende spunto da un’esperienza personale. La trama e le sensazioni sono le stesse, solo che al capo opposto della cornetta c’era una persona in carne ed ossa, mio zio, fratello di mio nonno, che non sentivo da circa venti anni. Non lo auguro a nessuno.

Il telefono cominciò a squillare.

Marco stava sonnecchiando davanti la tv e non udì subito il suono che gli giunse inizialmente ovattato dal suo stato di dormiveglia. Ebbe tutto il tempo di mettersi a sedere e scrollare un po’ la testa come per accelerare il risveglio. Il telefono continuava a squillare, chi chiamava doveva avere qualcosa di importante da dire.

Ricordò di essere rimasto solo a casa, i suoi genitori erano usciti un paio di ore prima per una visita, quindi raccolse tutte le forze, si alzò e si diresse verso il cordless senza neanche prima spegnere la TV.

Giunse nel corridoio, sollevò il ricevitore dalla base e premette il pulsante di risposta.

-Ciao Marco, ce ne hai messo di tempo!

Un’ondata di gelo pietrificò immediatamente il corpo del ragazzo che non riuscì a proferire parola. “Quella voce” pensò “non è possibile…lui…lui…non è possibile!”

-E allora? Non mi saluti neanche?

La ragione stava spasmodicamente cercando di trovare un senso, un appiglio ben saldo per non cadere nel baratro  della pazzia. Era veramente suo nonno quello al telefono? Lo stesso suo adorato nonno  che li aveva lasciati 4 anni fa? Non aveva dubbi, la voce era inconfondibile, ma non poteva essere vero.

Stava per iniziare a balbettare qualcosa di risposta quando sentì suonare alla porta. Come in uno stato di trance posò il ricevitore sul tavolo e si avviò verso di essa. Mentre percorreva a passo lento quei pochi metri riusciva a sentire quella voce continuare a gracchiare dal telefono:

-…pronto…Marco…pronto…mi senti?…

Giunto a destinazione afferrò la maniglia per aprire la porta proprio mentre da fuori il citofono suonò nuovamente. Lasciò la presa e guardò dallo spioncino, non c’era nessuno.

Cadde in ginocchio, gli occhi sbarrati,  poi si sedette poggiando la schiena alla porta e coprendosi le orecchie con le mani come per difendersi da un rumore assordante, non sapendo che tutte quelle voci urlanti stavano dentro la sua testa priva ormai di ogni cognizione.

I genitori al ritorno avrebbero faticato un bel po’ ad entrare.

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