Lucia fece entrare Marco accompagnandolo in cucina dove prese posto sulla sedia disposta sul lato lungo del tavolo. Con un po’ di imbarazzo Lucia si sedette invece a capo tavola.

-Non mi offri nemmeno un caffè?

-Devo?

-No non devi, però se lo metti su lo prendo volentieri.

-No, non mi va di offrirti un caffè e nemmeno un bicchiere d’acqua. Vorrei solo che andassi via velocemente, non abbiamo niente di cui parlare.

-E così per te non abbiamo niente da dirci? Quello che è successo in Sicilia quindi per te non ha nessun significato?

-Marco, è stato uno scherzo del destino, quel birbante me ne fa di continuo! Non pensare che sia qualcosa di più di una coincidenza.

-Dai scema! Sei più bella quando sorridi…

-Non sto sorridendo, anzi, penso che mi metterò ad urlare se non vai via. Ti prego, vattene.

-Lucia sono venuto fin qui a parlarti, me li merito almeno cinque minuti della tua attenzione? O no?

Il campanello della porta rispose al suo posto.

-E’ sicuramente Ferenc! Come la mettiamo adesso? Sei contento di avermi creato questo casino?

Non gli diede neanche il tempo di rispondere, si alzò ed andò ad aprire la porta. Lucia lo travolse subito di tante informazioni e così velocemente che Ferenc non riuscì a capirci nulla, ne intuì il senso quando, una volta appeso il soprabito, si ritrovò un uomo davanti. Capì subito, del resto ne aveva sentito parlare e aveva saputo della sua presenza in ospedale in Sicilia.

-Lei è Marco vero?

-E lei è Ferenc immagino, piacere.

Si strinsero la mano e Lucia rimase a guardarli in silenzio, erano così diversi, ma li aveva amati entrambi.

-Mi scusi, sono arrivato senza preavviso, dovevo giusto scambiare due parole con Lucia.

-Saranno questioni importanti visto che l’hanno portata fino a qui.

E così dicendo Ferenc si avvicinò a Lucia, passandole un braccio dietro la schiena. Lei trasalì, aveva paura di quello che poteva accadere, di dove avrebbe portato quella conversazione tra i due, e quell’abbraccio servì a rassicurarla. Guardò Ferenc con gratitudine.

-Beh, si, una questione importante di cui vorrei parlarle in privato.

Quel braccio dietro la schiena fu però una mossa da abile scacchista. Lucia interruppe la conversazione rivolgendosi perentoria verso Marco:

-No Marco, non ho tempo né voglia. Scusami adesso ma devo invitarti ad andare. Mi spiace.

Marco accusò il colpo ma non le diede ulteriori soddisfazioni. Con freddezza e dignità salutò entrambi e si diresse verso l’uscio.

-Salutami tanto Carla.

Riuscì a dirgli in maniera altezzosa Lucia prima che lui si richiudesse la porta alle spalle. Ora però doveva raccontare tutto a Ferenc. Lo avrebbe già dovuto fare da un po’, ora non poteva più rimandare. Si girò verso di lui e subito gli sembrò più distante, con un sorriso tirato in viso.

-Adesso però voglio sapere tutto.

Le disse.

Si sedettero sul divano in posizione comoda, come se già sapessero che ne avrebbero parlato per un po’, e Lucia cominciò a raccontare…

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

 

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