– Va bene, allora parto dalla quercia. La storia è iniziata così, noi due bambini che in bicicletta affrontavamo le curve del paese, io che sognavo in grande, lui che era stramaledettamente legato al suo metro quadrato di terra. Sono andata, anzi direi scappata in città per cambiare vita, e lui è ripiombato egoisticamente sul mio cammino proprio prima di stabilirmi qui. In realtà è proprio per colpa sua che sono finita qui, per dimenticarlo, per non vederlo sposarsi con la mia migliore amica. Certo che se fosse un film ci sarebbe da ridere, eppure è tutto vero. Lui lì davanti a me, promesso sposo dell’unica persona che è riuscita ad accogliermi in quell’ufficio. Non lo so cosa vuole oggi, non lo so perché è venuto qui. Io non so più niente. Non so se alla fine si sia più sposato, non ho sentito più nessuno da allora. In Sicilia me lo sono ritrovato in ospedale, come una zavorra da cui non riesci a staccarti. Ha provato a parlarmi più volte ma io non l’ho voluto mai ascoltare finchè l’ho pregato di andare via, poco prima che tu fossi dimesso. Suppongo che io abbia solo paura, paura di sentire ciò che ha da dirmi, paura di ripiombare nella confusione e nell’incertezza una volta che ho trovato la mia via qui con te.

– Forse dovresti parlargli, capire cosa vuole, perché è qui. Devi imparare ad affrontare le tue paure, se vuoi viverti il presente devi chiudere con il passato.

– Tu mi dici che dovrei far pace con il mio passato, io invece penso solo ad andare avanti. Marco è la mia bestia nera. Io non lo voglio nel mio presente. Sono stanca di confrontarmi con il mio passato. Godiamoci la vita, andiamo oltre. Usciamo, beviamoci qualcosa e non pensiamoci più. Adesso sai tutto e sai anche che l’unica cosa che voglio sei tu, siamo noi. Mi sembra di averlo dimostrato stasera.

– Ok, basta così, mi è tutto chiaro. Non posso obbligarti a farlo ma sappi che io non sarei d’ostacolo a questa ipotesi. Pensaci su, intanto  facciamo che usciamo a cena adesso, sto veramente morendo di fame.

Lucia rispose con un sorriso, in fondo anche a lei era venuta una gran fame. Si alzò dal divano e si incamminò verso la camera da letto con l’intento di indossare qualcosa di carino per la cena. Davanti l’armadio aperto non riusciva a concentrarsi su cosa indossare, pensava soltanto a quanto fosse fortunata ad avere accanto un uomo come Ferenc, e a come in realtà lui avesse avuto ragione anche quella volta. Forse doveva davvero chiudere definitivamente con il proprio passato per godersi totalmente il presente e pensare al futuro. Forse avrebbe davvero dovuto parlare con Marco e chiarire tutto. Magari l’avrebbe cercato l’indomani, sperando che non fosse già partito. Doveva farlo. Ora ne era sicura.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

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