L’ultima mia settimana in America l’ho passata con Aldo, il mio carissimo (ormai ex) collega, e Simone, un nostro amico di Milano, più grande di noi ma alla sua prima esperienza in Wisconsin.

E’ stata una settimana che è passata veloce tra corsi e uscite varie.

A lezione eravamo in tanti, una trentina circa di persone provenienti da tutto il mondo, Aldo però era spaventato, quasi ossessionato, da un americano sulla quarantina abbondante, basso, tarchiato e vestito sempre allo stesso modo: un berretto sulla testa, jeans e felpa.  Sempre seduto al primo banco, proprio davanti la porta d’ingresso, sempre imbronciato, sempre sulle sue, mai un cenno di saluto … Aldo lo chiamava “Il killer”.

Una sera, l’ultima di Simone, alla fine decidiamo di mangiare da Hooters, il famoso locale dove vieni servito da belle ragazze formose in canottierina e mini shorts. Il menù è quello tipico del fastfood americano: birra e cosce di pollo. All’interno una bella atmosfera, molto americana, tra partite di football in tv e chiacchiere tra amici.

Stiamo per entrare quando la porta ci si apre davanti e sulla soglia, intento ad andare via, appare proprio lui, il Killer. Ci riconosce e inaspettatamente ci fa una gran festa abbracciandoci e tornando dentro con noi. Ci sediamo quindi in quattro in un tavolo laterale del secondo piano. Aldo è in bambola, paralizzato dal terrore, ma a poco a poco si scioglie, stappa tre birre e grattandone i tappi vince due magliettine che porge in dono alle cameriere, ma soprattutto è deliziato dalla posizione del suo posto, proprio accanto ad un palo da dove le graziose commesse, porgendogli il sedere a 20 cm, lanciano attraverso una specie di fune le comande direttamente in cucina.

La ricordo ancora adesso come una delle serate più divertenti mai passate, e ancora doveva accadere il meglio.

Tra battute, risate e gli sguardi angoscianti di Aldo ancora guardingo sul nostro “nuovo amico”,  ad un certo punto il killer, in uno stato di totale esaltazione,  ci propone di fare una foto ricordo con tutte le cameriere del locale.

Noi tergiversiamo, diciamo di no, prima perché non pensiamo che si possa fare e poi perché in effetti proviamo un bel pò di imbarazzo e vergogna solo a pensarci. Lui però insiste e, noncurante delle nostre reticenze, si alza e con un gran sorriso comincia a suonare una campanella che spunta penzolante dal tetto.

E’ un attimo.

A quel suono  tutte le cameriere del locale mollano le loro attività e si dirigono sorridenti verso di noi che esterrefatti ed eccitatissimi non possiamo far altro che metterci in posa con tutte loro, undici avvenenti ragazze americane, e sorridere verso il killer per una foto che rimarrà nella storia.

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