Anche nel 2018, come per i due anni precedenti, avrete la possibilità di seguire passo dopo passo le mie letture. Ovviamente al momento ci sono delle difficoltà logistiche in quanto abitando ormai lontano da casa non ho i miei libri a  mia completa disposizione, però non mi arrendo. Ho appena portato con me una scorta che dovrebbe essermi sufficiente per qualche mese, dopodiché penso che passerò al Kindle, ormai non ne posso più fare a meno anche perché non ho la possibilità di tornare a casa spesso e comunque i libri in valigia pesano e occupano spazio vitale.

Le varie recensioni porteranno da oggi in poi informazioni aggiuntive come ad esempio il numero di pagine e il tipo di supporto (digitale o cartaceo), per il resto non dovrebbe cambiare nulla. Potrete leggere le mie mini recensioni seguendo il solito percorso dal menù a tendina : Recensioni –> Libri –> Letture–> 2018.

I giudizi personali espressi seguono la medesima interpretazione:

 ○○○○○  pessimo;  ●○○○○  deludente;

●●○○○  godibile;   ●●●○○  bello;

●●●●○ bellissimo;  ●●●●●  MUST READ!

Quindi, buona lettura e lasciatevi ispirare!

———————————————————————————-

1Q84 

H. Murakami

● ● ● ○ ○

20/11/2017-29/01/2018   new

Cartaceo – pagine 1157

Anno 1° edizione: 2010

Rimango sempre convinto del fatto che l’amore più bello sia quello non consumato, semplicemente per il fatto che lo abbiamo sofferto, lo abbiamo sognato, ma soprattutto lo abbiamo idealizzato. Altro punto a suo favore è che non potrà mai deluderci, perché non lo abbiamo vissuto e quindi non è stato soggetto agli scontri e alle normali incomprensioni della vita di tutti i giorni. E’ per questo che tutti ne abbiamo uno, o più di uno, a cui ci capita a volte di ripensare… che so, una vecchia amica o una compagna di scuola, quest’ultima è un classico  poi. E’ questo il sentimento, elevato ai massimi livelli, su cui si fonda questo romanzo, l’amore tra due compagni di scuola. Due ragazzi con una storia familiare simile, difficile per entrambi,  uniti per sempre da una sfuggente stretta di mano, l’unica interazione mai avuta. Uniti per sempre ma solo nei ricordi, e chissà se il sogno di incontrarsi si realizzerà in un altro mondo, l’1Q84, uguale in tutto al nostro se non per la presenza di ben due lune, una, quella che noi conosciamo e che siamo abituati a vedere, l’altra più piccola, un po’ deforme, verde. Tutto per colpa di un libro, un bestseller la cui pubblicazione mette in moto strani, misteriosi e pericolosi scenari che uniscono tutti i protagonisti di questo romanzo e intrecciano le loro vite che improvvisamente acquistano interesse, avventura e brivido. Ovviamente il tutto orchestrato dalle sapienti mani del maestro Murakami che come sempre  più che scrivere sembra dipingere facendoci vivere dentro un sogno. Questa volta però, forse per la lunghezza, forse per colpa mia, ho avvertito un po’ di stanchezza in alcuni passaggi, forse con cento pagine in meno il lavoro sarebbe stato più fluido, ma in quel caso avrei dovuto dare 5 stelle, voto pieno.

 

Cose preziose 

S. King

● ● ● ○ ○

30/01/2018 – 02/04/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 768

Anno 1° edizione: 1991

Una delle più spiccate caratteristiche del Re è sicuramente quella di descrivere al meglio i personaggi dei suoi romanzi, la loro psicologia,  e soprattutto la vita nella piccola provincia americana. Questo libro, un classico molto amato dai fedeli lettori anche se non tra le opere migliori, non fa eccezione. L’idea su cui si basa il racconto è così semplice da essere davvero geniale: un nuovo negozio che apre i battenti in una piccola cittadina, la curiosità degli abitanti ed un proprietario alquanto strano. All’interno del negozio non c’è  nulla ma allo stesso tempo c’è tutto, le vetrine sono spoglie ma facendo attendere il cliente davanti al bancone, il signor Gaunt, uno dei “cattivi” più inquietanti partoriti dalla mente di Stephen King,  dal ripostiglio pesca incredibilmente l’oggetto del desiderio, che per qualcuno è una rara figurina di baseball, per un’altra è una foto di Elvis con dedica e così via… tutto è in vendita, compresa l’anima, anche se nessuno se ne accorge.  La cosa più incredibile è però che il signor Gaunt non chiede chissà quanto in cambio nonostante gli acquirenti siano disposti a svenarsi pur di esaudire finalmente i loro sogni, gli sono sufficienti i pochi spiccioli che si ritrovano in tasca ed un piccolo favore, uno scherzo da fare ad un’altra persona del posto, una cosa da niente,  scherzi innocenti ma ben studiati che porteranno ad una serie di eventi incatenati ma soprattutto ad un’escalation di vendette da cui non si farà più ritorno…

La città in questione non è poi una qualunque ma la mitica Castle Rock, si, proprio la città in cui sono ambientati molti romanzi del Re, diversi dei quali citati più volte tanto da diventare parte integrante della storia: si ricorda più volte il cane Cujo, i protagonisti di quella storia ed il posto dove avvenne il tutto, ricompare il cattivo Asso Marrill che venne superato tempi addietro da quattro ragazzini nel ritrovamento di un corpo, si cita Pop Merrill così come altri noti personaggi.

Peccato per il finale, a mio avviso deludente e sottotono, resta però una gran bella storia da leggere.

 

Donne

Bukowski

● ● ● ● ○

02/04/2018 – 13/04/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 303

Anno 1° edizione: 1978

Bukowski è un po’ un enigma per la maggior parte delle persone, per quelle che ne hanno sentito parlare almeno. C’è chi pensa che sia un vecchio porco ubriacone, chi invece, conoscendolo per le sue frasi postate ripetutamente sui social, un grande poeta profondo conoscitore dell’animo umano. In realtà Bukowski è un po’ tutte e due le cose, e anche molto di più.

Questo è uno dei suoi libri più belli a mio avviso, quello in cui più di tutti gli altri si evidenzia il suo rapporto con il sesso femminile. Lui, ex postino, ormai vecchio e sfatto, schiavo dell’alcol e delle scommesse ippiche, sempre alle prese con la donna di turno, sempre molto più giovane di lui.

Il sesso ovviamente è presente e descritto in maniera diretta, senza fronzoli, così come i pensieri osceni del protagonista, il suo alter ego Chinaski, che nonostante tutto in realtà è solo succube della situazione, succube delle pazzie delle sue donne, ed a ben vedere sembra quasi che si lasci trasportare dai fatti passivamente, come un aquilone in balia del vento, senza pensieri. Forse in fondo è lui la preda, il giocattolo delle donne, e tanti saluti agli ipocriti moralisti medioevali.

La cosa che più mi piace del Bukowski scrittore è la sua prosa, diretta, senza fronzoli, come un buon vecchio amico che ti sta parlando, raccontandosi,  davanti ad una birra. Una prosa  ironica, a volte comica, e molto più profonda e romantica di quanto si possa immaginare, e tu non riesci a smettere di leggere, di divorare pagine su pagine, chiedendoti quale altra razza di pazza furiosa entrerà nella sua vita, a quali altre storie paradossali andrà incontro, non sapendo che il finale sarà davvero sorprendente.

 

L’amore e la violenza 

F. Guglielmi

● ● ○ ○ ○

14/04/2018 – 28/04/2018   new

Cartaceo – pagine 207

Anno 1° edizione: 2017

Era anche l’ora che uscisse un libro sui Baustelle, che magari non hanno alle spalle episodi epici o stadi sold-out  ma rappresentano comunque l’unico esempio di musica cantautorale italiana di alta qualità di questa generazione e come tali è anche bello, soprattutto per i fan, conoscerne la storia.

A riempire questa mancanza ci ha pensato Federico Guglielmi, noto giornalista musicale il cui nome è legato a doppio filo al famoso periodico Mucchio Selvaggio.

La ricostruzione è completa e strutturata in maniera originale, costruita direttamente sulle interviste e i racconti dei protagonisti (non solo i tre Baustelle ma anche ex membri del gruppo, tra cui Massara, discografici, manager, produttori e collaboratori) che ci raccontano gli aneddoti in forma colloquiale, come se ci stessero parlando dal vivo. E’ così possibile attraverso queste pagine ripercorrere la storia del gruppo, dalla genesi, con l’incontro tra Bianconi e Brasini, all’addio di Massara, dall’ingresso di Rachele al capolavoro sinfonico di Fantasma,  dalle difficoltà ad emergere, nonostante l’ottima critica ricevuta sin dagli esordi, al successo ed alla reputazione attuale. I ricordi, le storie, i retroscena di questo lungo percorso che nel libro si esaurisce col tour di L’amore e la violenza.

Un buon libro, sicuramente da leggere, immancabile nello scaffale di ogni fan, ma che a mio avviso presenta diverse pecche che mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca. Bella l’idea finale di dedicare un capitolo ad ognuno dei tre membri per raccontare di sé in prima persona, ma in quello di Claudio si parla soltanto di chitarre con un noioso, per i più almeno, elenco di sigle e marche degli strumenti da lui acquistati nel corso degli anni. Gli interventi di Guglielmi, che hanno il compito di guidare il lettore,  li ho trovati di dubbio gusto, non dicono nulla di nuovo se non riassumere, con un linguaggio ed un tono quasi infantile, ciò che è stato già detto. La  pecca più grave del libro è però quella di non soffermarsi sulle singole canzoni. Mi sarebbe piaciuto leggere della loro genesi, di curiosità a loro collegate,  del loro significato, di cosa hanno rappresentato per loro, invece, tranne qualche rara eccezione, tutto è  stato trattato in modo generale, a livello di album.

E’ come se alla fine della lettura mancasse qualcosa, o forse sono io troppo avido di notizie. Peccato comunque.

 

La confraternita dell’uva 

J. Fante

● ● ● ● ●

28/04/2018 – 04/05/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 228

Anno 1° edizione: 1977

Il romanzo totale del grande Fante. Non il suo libro più famoso ma universalmente considerato l’opera della maturità, forse il più bello, sicuramente il più importante da molti punti di vista. Un libro che è un percorso, una catarsi che risolve una volta per tutte l’eterno conflitto tra padre e figlio. Perché di questo si tratta, dello scontro finale a singolar tenzone tra un padre che padre forse non lo è mai stato, ed un figlio che un padre forse non lo ha mai avuto, non il padre che avrebbe voluto comunque.

Ed è meraviglioso assistere a questo brutale avvicinamento, questa reciproca tardiva comprensione, l’accettazione di una vita fino a quel momento ripudiata, il comprendere di non essere poi così dissimile, la disperazione per ciò che si è perso e non è più possibile recuperare.

Ma c’è ben altro. C’è la famiglia, la madre, così “italiana”, così imbarazzante ma con una dignità incommensurabile, i fratelli, la sorella, gli amici del padre, l’iconico Angelo Musso. E poi c’è lui, l’altro grande protagonista del romanzo, sua maestà il vino.

E’ un’altalena di emozioni convogliate insieme, si ride, si piange, ci si emoziona. Fante ci prende il cuore e ce lo strizza ben bene. Il finale è qualcosa di indimenticabile.

 

Ranocchio salva Tokio 

Murakami

● ● ○ ○ ○

04/05/2018 – 04/05/2018   new

Cartaceo – pagine 60

Anno 1° edizione: 2017

E’ un raccontino di sole 60 pagine e neanche visto che quasi la metà sono occupate dalle illustrazioni grafiche del racconto. Ovviamente lo stile di Murakami è anche qui presente, forte come negli altri romanzi, o anche di più, quel galleggiare tra sogno e realtà che tanto lo caratterizza è qui componente fondamentale.

Un insignificante seppur validissimo agente di recupero crediti di una banca, Katagiri, uomo di gran cuore ma nonostante ciò emarginato  dalla società, aiuta un Ranocchio gigante a sconfiggere il Gran Lombrico che dal suo rifugio sotterraneo sta per dar vita ad un terremoto che distruggerebbe tutta Tokio.

E’ la rivincita, seppur personale, di un uomo che crede di essere inutile ma che, dopo essersi convinto di poter riuscirci, si rivela eroico, e non è un caso che la battaglia finale avvenga all’interno della sua mente, nell’immaginazione…parte tutto da lì.

La morale è proprio questa, la possibilità di riscatto, la dignità di ogni uomo, e tutto ciò è spiegato tramite varie citazioni, soprattutto due: “La saggezza più grande è non aver paura” di Nietzsche e “Il valore definitivo della nostra vita non sarà determinato da come avremo vinto, ma da come avremo perso” di Hemingway.

Una mezz’oretta di piacevole compagnia.

 

Libra

DeLillo

● ● ○ ○ ○

04/05/2018 – 25/05/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 423

Anno 1° edizione: 1988

DeLillo in questo suo romanzo non ci fornisce soltanto un’ipotetica quanto credibile ricostruzione dei fatti di ciò che successe a Dallas in quel triste quanto famoso 22/11/63 ma anche la fotografia di un Oswald nella sua intimità raccontato in maniera passionale dalla sua stessa madre Margherita, quasi come se essa, nelle vesti dell’avvocato difensore del figlio,  si rivolgesse ad un fantomatico giudice di un tribunale divino con l’intento di discolparlo o al peggio dimostrarne le attenuanti. Si alternano così, raccontati in parallelo, i vari intrecci che avrebbero portato a quel giorno: la vita di Oswald, dalla sua più tenera  età al suo periodo da militare in Giappone, dal suo trasferimento in Russia al suo ritorno in America con Marina, dai suoi contatti con i federali  al suo assassinio, i problemi economici di Jack Ruby, le ossessioni di David Ferrie, i piani dei cospiratori, le ricerche del curatore che in una stanza piena zeppa di documentazione studia il caso cercando di risolvere l’intricata matassa e trovare finalmente tutte le risposte.

L’ipotesi a cui si appoggia DeLillo è quella in parte già dimostrata da Jim Garrison, ovvero di un Oswald marionetta all’interno di un disegno organizzato a livelli superiori, qui è la novità, da un piccolo gruppo di ex agenti dell’agenzia che alla causa cubana ed ai suoi interessi economici avevano dedicato la parte migliore della loro carriera prima di essere traditi alla Baia dei Porci. Interessante, anche se poi avrebbe dovuto spiegare come si arrivò alla farsa della commissione Warren.

Purtroppo lo stile di scrittura  molto ricercato  rende il libro  discontinuo e difficilmente digeribile, e questo va ad incidere sull’esperienza di lettura che risulta abbastanza pesante. Resta comunque un buon libro, sicuramente un must per tutti gli interessati all’argomento

 

Disintegration. Una favola dark

J. Apter

● ● ● ● ○

31/05/2018 – 16/06/2018   new

Cartaceo – pagine 335 + appendici

Anno 1° edizione: 2006

E’ forse il più grande autore che ha musicato in maniera magistrale i sentimenti più cupi dell’animo umano. E’ la malinconia e la tristezza incarnata. E’ l’alfiere del dark, idolo assoluto di tutti i decadenti con i cappotti neri lunghi ed il cuore a pezzi. Con il suo stile, caratterizzato da un’improbabile capigliatura, l’eyeliner e l’immancabile rossetto sbaffato, è un’icona di stile che ha segnato un ventennio di costume mondiale (pensate al film Edward mani di forbice) arrivando fino ad oggi. Tutto questo e molto altro è Robert Smith ossia i Cure, e questo meraviglioso libro rende omaggio a questo memorabile gruppo raccontandone la storia, il contesto, i protagonisti, i fatti, in tutti i particolari.

Dall’infanzia ai primi gruppi: i Malice e poi gli Easy Cure, sempre loro, Smith, Tolhurst e Dempsey, dopo la cacciata del talentuosissimo chitarrista Porl Thompson che però tornerà nel gruppo nel periodo commercialmente migliore della band, prima di essere chiamato da Page e Plant, non gli ultimi due arrivati. Poi il primo album, Three Imaginary Boys, l’addio di Dempsey sostituito dall’amico Gallup che col suo basso avrebbe caratterizzato gli ’80 e i ‘90, i primi successi (A forest su tutti), le cupe atmosfere di Seventeen second, Faith e Pornography, la svolta pop, il memorabile successo di Kiss me kiss me kiss me, il capolavoro Disintegration, il “declino” (solo commerciale, se di declino si può parlare) degli ultimi album. In mezzo i tour, i produttori, gli amici, gli incontri,  le liti (celebre la causa intentata da Tolhurst che fece perdere due anni alla band),  il fanatismo dei fan, famosi e non,  ma soprattutto i problemi, droga e alcol su tutti, che hanno causato grandi crisi sia sul piano artistico che personale ai vari membri della band.

Un libro veramente completo ed appassionante, alla stregua di un romanzo, completo di varie appendici e di una ricca raccolta fotografica,  per capire davvero il fenomeno Cure. Poche le pecche: mi sarebbe piaciuto che avesse approfondito anche gli ultimi due album: ma se per Bloodflowers la descrizione può risultare sufficiente (e che bello condividere l’idea che si sia trattato di un album sottovalutato, perché anche io lo trovo fantastico, uno dei migliori), nessun accenno viene fatto sulle canzoni del lavoro successivo, l’omonimo The Cure. E comunque Push, a mio avviso, è una canzone fantastica.

E’ un viaggio nel dark,  lì dove prendono forma le emozioni più intense. E’ un libro per inguaribili romantici, meglio se col cuore a pezzi, per quelli che amano la pioggia e pensano al passato con malinconia, alle occasioni mancate, ad un futuro che va a pezzi, brindando alla propria disintegrazione.

 

After dark

Murakami

● ● ○ ○ ○

16/05/2018 – 20/05/2018   old 2°

Kindle – pagine N.A. (breve)

Anno 1° edizione: 2004

Murakami è questo: onirico, sfuggente, a volte inconcludente, come in questo libro, ma sempre poetico, ed è per questo che anche nei mezzi passaggi a vuoto il risultato non è mai scadente.

Questa volta ci racconta di una notte, una sola notte scandita da precisi orari in cui i vari personaggi interagiscono tra loro, direttamente o indirettamente, facendo presagire qualcosa di bello, di emozionante. C’è Mari che legge un  libro in un locale, Takahasci che suona il trombone col suo gruppo, una ragazza cinese picchiata e derubata dal suo cliente in un love hotel, Kaoru, la responsabile di quella struttura, e le sue due attendenti, un esperto di computer dalla personalità oscura, un magnaccia in moto. E poi c’è Eri, bellissima sorella di  Mari e vecchia conoscenza di Takahasci, immersa in un sonno profondo quanto volontario.

Il racconto procede lento, quasi a voler ricreare l’atmosfera notturna, ed essenzialmente possiamo dividerlo in due parti: quella  reale dove prendono vita tutti gli avvenimenti, e quella prettamente onirica che vede protagonista la sola Eri e che grava come un macigno sull’andamento del racconto, altrimenti godibile, appesantendolo.

Procedendo con le pagine pregustiamo amore, passione, sesso, vendetta, emozioni,  ma tutto rimane sospeso e alla fine ci rimane “soltanto” la riscoperta di un sentimento fraterno. Pochino rispetto a quanto costruito.

Annunci