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una vita non basta

Just hang on and suffer well

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Diario

Portami fuori a cena Baustelle

L’amore e la violenza – F. Guglielmi

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14/04/2018 – 28/04/2018   new

Cartaceo – pagine 207

Anno 1° edizione: 2017

Era anche l’ora che uscisse un libro sui Baustelle, che magari non hanno alle spalle episodi epici o stadi sold-out  ma rappresentano comunque l’unico esempio di musica cantautorale italiana di alta qualità di questa generazione e come tali è anche bello, soprattutto per i fan, conoscerne la storia.

A riempire questa mancanza ci ha pensato Federico Guglielmi, noto giornalista musicale il cui nome è legato a doppio filo al famoso periodico Mucchio Selvaggio.

La ricostruzione è completa e strutturata in maniera originale, costruita direttamente sulle interviste e i racconti dei protagonisti (non solo i tre Baustelle ma anche ex membri del gruppo, tra cui Massara, discografici, manager, produttori e collaboratori) che ci raccontano gli aneddoti in forma colloquiale, come se ci stessero parlando dal vivo. E’ così possibile attraverso queste pagine ripercorrere la storia del gruppo, dalla genesi, con l’incontro tra Bianconi e Brasini, all’addio di Massara, dall’ingresso di Rachele al capolavoro sinfonico di Fantasma,  dalle difficoltà ad emergere, nonostante l’ottima critica ricevuta sin dagli esordi, al successo ed alla reputazione attuale. I ricordi, le storie, i retroscena di questo lungo percorso che nel libro si esaurisce col tour di L’amore e la violenza.

Un buon libro, sicuramente da leggere, immancabile nello scaffale di ogni fan, ma che a mio avviso presenta diverse pecche che mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca. Bella l’idea finale di dedicare un capitolo ad ognuno dei tre membri per raccontare di sé in prima persona, ma in quello di Claudio si parla soltanto di chitarre con un noioso, per i più almeno, elenco di sigle e marche degli strumenti da lui acquistati nel corso degli anni. Gli interventi di Guglielmi, che hanno il compito di guidare il lettore,  li ho trovati di dubbio gusto, non dicono nulla di nuovo se non riassumere, con un linguaggio ed un tono quasi infantile, ciò che è stato già detto. La  pecca più grave del libro è però quella di non soffermarsi sulle singole canzoni. Mi sarebbe piaciuto leggere della loro genesi, di curiosità a loro collegate,  del loro significato, di cosa hanno rappresentato per loro, invece, tranne qualche rara eccezione, tutto è  stato trattato in modo generale, a livello di album.

E’ come se alla fine della lettura mancasse qualcosa, o forse sono io troppo avido di notizie. Peccato comunque.

Portami fuori a cena, Baustelle
Fammi vedere il centro
La tua pelle odora d’oleandro
Scortami gentilmente
In una discoteca
Sulle stelle

Arriva lo Ye Ye – Baustelle

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

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Happy sad

Ormai è follemente innamorato. Il fratello, il suo guru musicale, lo ha capito benissimo dal discorso che gli sta facendo, è per questo che gli mostra quello che ci vuole per lui e la sua band. Lo tira fuori dalla sua collezione, lo alza per mostrarglielo bene e glielo indica con l’altra mano:

–  loro, sono felici tristi!

dice con orgoglio e reverenza come se parlasse di qualcosa di mistico, in realtà è “solo” il vinile di The head on the door dei Cure. Subito dopo partono le note di In betweend days, primo pezzo di questo grande album.

Il film in questione è Sing Street, visto per la prima volta pochissimo tempo fa dopo imbeccata di un mio grande amico universalmente riconosciuto come “Il figlio”,  e la scena appena descritta è una delle mie preferite in assoluto. E’ molto carino, ve lo consiglio, c’è tanta buona musica e tanto sentimento.

Ma che vuol dire essere felici tristi?

Beh, può dire tante cose. Pensando anche alla musica dei Cure ad esempio potrebbe voler dire trovare la bellezza nella tristezza, o comunque stare bene nella tristezza.

Devo dire che io mi ci sento proprio felice-triste. A volte, direi anzi spesso,  mi ci butto a pesce  nel grande mare della malinconia,  ne ho proprio bisogno, me la vado a cercare, e quando mi sento giù  mi lascio crogiolare nel suo brodo pensando ai bei vecchi tempi andati o alle persone care lontane. Poi una volta raggiunta la cottura sto meglio e posso ritornare a fare ciò che dovevo con più energia anche se con le  idee ancora poco chiare, ma quelle non le avrò chiare mai. E’ questione di sensibilità che è un po’ il sentimento che distingue le persone collocandole nei vari livelli della sua scala graduale di cui io penso di occupare i livelli più alti.

E’ per questo che scrivendo questo post ascolto Eternal flame  delle The Bangles, le stesse che camminavano come gli egiziani.

 

Sulle serie TV

E’ da un pò di anni che seguo assiduamente serie TV ed è da quando ho aperto questo blog che mi diverto a recensirle una volta completate. Ne potete trovare un bel pò: Friends, Romanzo Criminale, Breaking Bad, Hart of Dixie ed altri ancora.

Ovviamente non ho visto solo quelli. Ci sono serie TV che ho già completato ma che penso non recensirò mai (ad esempio Alias), altre per le quali aspetto di avere  tempo e memoria per farlo (ad esempio How I Met Your Mother), e altre ancora che sto cercando stancamente di completare (Malcolm in the middle)

E poi ci sono quelle di cui ho visto tutte le puntate ma che non sono ancore complete. Per queste ho pensato di darvi qualche veloce feedback:

  • The Big Bang Theory

Le disavventure di quattro simpatici ma soprattutto strambi nerd alle prese con il genere femminile. Fantastica sit-com, l’unica che raggiunge, e per certi aspetti supera anche,  i vertici di Friends. Migliore presentazione di questa penso non possa esserci.

  • Stranger Things

Una serie TV di Stephen King che non è di Stephen King. Fantasticamente anni 80 trae ispirazione soprattutto dallo spielberghiano ET e da molti racconti del re del brivido. Io ci ho trovato chiari riferimenti a IT, L’ombra dello scorpione, Stand by me (c’è una scena totalmente uguale al famoso film tratto dal romanzo), Carrie, L’incendiaria… e lo scrittore viene anche nominato in alcuni dialoghi. La serie tv è davvero meravigliosa, ricca di pathos, di emozioni, con una bravissima Winona Ryder e soprattutto una fantastica Millie Bobby Brown, ovvero Undici,  l’ormai iconica bambina protagonista della storia. Da vedere assolutamente se amate la fantascienza (ma anche no visto che io non la amo), le storie misteriose e l’atmosfera eighty

  • Il Trono di Spade

La serie TV che è diventata fenomeno di massa che, tratta dai racconti di George R. R. Martin, racconta delle guerre e delle trame di potere delle varie famiglie che vogliono conquistare il trono di spade, ovvero il trono che rappresenta il governo di tutti e sette i regni. Tra i tre è quello che mi è piaciuto di meno anche se devo dire che è godibile.

In attesa di porre fine a queste tre ho già individuato i prossimi titoli: Black Mirror e American Crime Story di cui mi appresto ad iniziare la visione.

Intanto aspetto con trepidazione che esca anche in lingua italiana Mr Mercedes (si, perchè per me guardare un  telefilm vuol dire rilassarmi e per questo non riesco a seguirli in lingua originale e sottotitolati, preferisco aspettare)

 

Donne

Donne – Bukowski

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02/04/2018 – 13/04/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 303

Anno 1° edizione: 1978

Bukowski è un po’ un enigma per la maggior parte delle persone, per quelle che ne hanno sentito parlare almeno. C’è chi pensa che sia un vecchio porco ubriacone, chi invece, conoscendolo per le sue frasi postate ripetutamente sui social, un grande poeta profondo conoscitore dell’animo umano. In realtà Bukowski è un po’ tutte e due le cose, e anche molto di più.

Questo è uno dei suoi libri più belli a mio avviso, quello in cui più di tutti gli altri si evidenzia il suo rapporto con il sesso femminile. Lui, ex postino, ormai vecchio e sfatto, schiavo dell’alcol e delle scommesse ippiche, sempre alle prese con la donna di turno, sempre molto più giovane di lui.

Il sesso ovviamente è presente e descritto in maniera diretta, così come i pensieri osceni del protagonista, il suo alter ego Chinaski, che nonostante tutto in realtà è solo succube della situazione, succube delle pazzie delle sue donne, ed a ben vedere sembra quasi che si lasci trasportare dai fatti passivamente, come un aquilone in balia del vento, senza prendere una posizione, senza neanche pensarci. Forse in fondo è lui la preda, il giocattolo delle donne, e tanti saluti agli ipocriti moralisti medioevali.

La cosa che più mi piace del Bukowski scrittore è la sua prosa, diretta, senza fronzoli, come un buon vecchio amico che ti sta parlando, raccontando di se,  davanti ad una birra. Una prosa  ironica, a volte comica, e molto più profonda e romantica di quanto si possa immaginare, e tu non riesci a smettere di leggere, di divorare pagine su pagine, chiedendoti quale altra razza di pazza furiosa entrerà nella sua vita, a quali altre storie paradossali andrà incontro, non sapendo che il finale sarà davvero sorprendente.

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Fotografie parlanti

Vi ho già raccontato della mia periodica attività di mettere da parte alcune foto, quelle più belle esteticamente, quelle meno belle ma che hanno un ricordo o un significato particolare. Le custodisco tutte in una cartella del pc fino a che arriva il momento di fare un’ulteriore selezione per scegliere quelle da stampare.

Adesso ho deciso di passare ad una fase successiva. Ho intenzione di riprendere tutti i miei album fotografici, riselezionare tutte le foto, e soprattutto scrivere sul retro di ognuna di esse, accanto alla data che sono già solito inserire, una piccola frase che mi faccia ricordare l’evento, l’atmosfera, i pensieri, i sentimenti di quel determinato momento.

Fotografie parlanti per l’appunto.

E’ solo un’idea al momento, che non potrò portare avanti in questo stato comunque di instabilità. Spesso sento proprio il bisogno di averla questa stabilità, una casa mia, da poter arredare come voglio, viverla come meglio credo, secondo le mie passioni e i miei orari. Non pensare al domani con un punto interrogativo.

E’ una conquista che al momento vedo lontana, spero solo di raggiungerla non troppo tardi.

 

Le lusinghe del male

Cose preziose – S. King

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30/01/2018 – 02/04/2018   old 2°

Cartaceo – pagine 768

Anno 1° edizione: 1991

Una delle più spiccate caratteristiche del Re è sicuramente quella di descrivere al meglio i personaggi dei suoi romanzi, la loro psicologia, soprattutto la vita nella piccola provincia americana. Questo libro, un classico molto amato dai fedeli lettori anche se non tra le opere migliori, non fa eccezione. L’idea su cui si basa il racconto è così semplice da essere davvero geniale: un nuovo negozio che apre i battenti in una piccola cittadina, la curiosità degli abitanti ed un proprietario alquanto strano. All’interno del negozio non c’è  nulla ma allo stesso tempo c’è tutto, le vetrine sono spoglie ma facendo attendere il cliente davanti al bancone, il signor Gaunt, uno dei “cattivi” più inquietanti partoriti dalla mente di Stephen King,  dal ripostiglio pesca incredibilmente l’oggetto del desiderio, che per qualcuno è una rara figurina di baseball, per un’altra è una foto di Elvis con dedica e così via… tutto è in vendita, compresa l’anima, anche se nessuno se ne accorge.  La cosa più incredibile è però che il signor Gaunt non chiede chissà quanto in cambio nonostante gli acquirenti siano disposti a svenarsi pur di esaudire finalmente i loro sogni, gli sono sufficienti i pochi spiccioli che si ritrovano in tasca ed un piccolo favore, uno scherzo da fare ad un’altra persona del posto, una cosa da niente,  scherzi innocenti ma ben studiati che porteranno ad una serie di eventi incatenati ma soprattutto ad un’escalation di vendette da cui non si farà più ritorno…

La città in questione non è poi una qualunque ma la mitica Castle Rock, si, proprio la città in cui sono ambientati molti romanzi del Re, diversi dei quali citati più volte tanto da diventare parte integrante della storia: si ricorda più volte il cane Cujo, i protagonisti di quella storia ed il posto dove avvenne il tutto, ricompare il cattivo Asso Marrill che venne superato tempi addietro da quattro ragazzini nel ritrovamento di un corpo, si cita Pop Merrill così come altri noti personaggi.

Peccato per il finale, a mio avviso deludente e sottotono, resta però una gran bella storia da leggere.

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

 

Disillusione

Noi, i pugni in tasca ed i sogni fuori

Linea d’ombra – Litfiba

Lei malgrado te

Lei malgrado te

muore per me,

vive perché

non posso vivere lontano dall’amore.

Perché lei malgrado te

muore per me,

vive per me,

ma non sa niente della vita e  del dolore.

Lei malgrado te – Baustelle

 

BANG!!

Dritto al cuore, colpito e affondato!

Bandiera bianca

Sul ponte sventola bandiera bianca.

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Veronica n.2

Ecco il nuovo album dei miei amatissimi Baustelle. L’Amore e la violenza Vol. 2 sembra proprio essere la naturale continuazione del precedente lavoro uscito solo un anno fa, stesso titolo, simile art  concept e copertina, stesse tematiche, stesse sonorità….se sarà bello solo la metà sarà già un successo.

Ecco, magari il fatto di poterlo acquistare, scartare e inserire nel mio stereo, come da routine, questo si che mi mancherà, in questa occasione sentirò si la mancanza di casa.

Intanto ecco il nuovo singolo, Veronica n. 2 che già mi è entrato dentro e di cui riporto un passo che amo alla follia:

“Non voglio piangere sul tuo passato
Non ne so nulla degli affari tuoi
Di chi è venuto di chi se ne è andato
(e di chi ti ha toccato il culo)
Di chi ti ha detto di si
Di cosa pensa tua madre
Ma se il dolore che s’indossa d’inverno
E’ l’unica certezza di ogni amante mortale
Il fatto che mi manchi da star male
La mia unica nuovissima specialità
E il sangue scorre ancora nelle vene
Nel male e nel bene”

Colore su colore

Ho deciso di cambiare immagine del profilo.

Da quando ho aperto il blog ho già cambiato un pò di cose, compresa la foto dello sfondo, e questa immagine stile anni 60 in bianco e nero adesso stona proprio, non si adatta più a ciò che la circonda.

Inserisco colore su colore.

E’ sempre qualcosa di poco chiaro però rende di più l’idea e penso offra sensazioni migliori a chi mi segue.

 

me

Beati voi

Beati quelli che non si chiedono nulla, quelli che hanno le idee chiare, progetti precisi. Beato chi ha coraggio, chi osa, chi vive alla giornata, e sa farlo bene, chi se ne frega di tutti e pensa solo a se. Beato chi può seguire il cambiamento incondizionatamente, chi è nato con la camicia, chi ha inseguito e raggiunto i suoi sogni. Beato chi non si pone domande, chi non pensa oltremisura.

Beati gli insensibili alla malinconia
quelli che stanno brindando alla mia

Sogni – S. Bersani

Forza Capone, non mollare!

Sono  appena tornato dal cinema, con Alessia, Federica ed il sempre presente Domenico abbiamo visto The Post in lingua originale con i sottotitoli in polacco, e qualche sbadiglio ci è pure scappato,  forse ad Ale  anche qualcosa di più, quando mi arriva un messaggio whatsapp: “Ma Deborah non era tua amica? Ho saputo che ha avuto un aneurisma.”.

Panico!

Nonostante l’ora tarda chiamo “Il Figlio”, un mio grandissimo amico, lui sa sempre tutto di tutti, con lui vado sul sicuro. Mi conferma tutto o quasi anche se ancora non si sa molto se non  che è stata portata in elisoccorso al centro specializzato di Messina.

Io sto muto, mi scende qualche lacrima, sbiascico qualcosa sul tenermi informato e chiudo la comunicazione.

Io e Deborah non ci parliamo da anni, ci siamo pure bloccati a vicenda da tutti i possibili mezzi di comunicazione e non mi ricordo neanche perché, o meglio, il casus belli lo ricordo benissimo,  un mio commento su un suo post Facebook  interpretato male che ha portato ad un’escalation di insulti senza davvero motivazioni, la prova questa che sicuramente sotto c’era dell’altro, forse del rancore nascosto per tutte le liti dei precedenti due anni.

Prima era diverso, eravamo amici per la pelle io e lei, soprattutto in estate quando, anche grazie a  Giovani In, eravamo sempre insieme, dalla mattina alla sera. E quante risate ci facevamo! Si scherzava e si rideva di continuo, ogni giorno, ogni ora. Ci eravamo anche affibbiati un soprannome, unico per entrambi, uno di quelli così stupidi che davvero non ricordo da dove sia uscito, lei mi chiamava “capone”, io la chiamavo “capone”, gli altri ci chi chiamavano “capone”. Mi ricordo anche delle lunghe telefonate da Roma durante il mio periodo della specialistica di cui a breve leggerete un gran bel ricordo.  Insomma, come direbbe Forrest Gump eravamo come pane e burro io e Deborah, e lo siamo stati per anni  fino a quando ci siamo allontanati a poco a poco tra incomprensioni e liti.

Nei giorni successivi sono stato poi aggiornato delle condizioni, “fortunatamente”  è stata solo un’ischemia, cosa che le ha consentito di rimanere tra noi nonostante le condizioni iniziali sembrassero disperate. Adesso a quanto pare è uscita dal reparto di rianimazione ed è stata portata in reparto, non parla, ha un lato del corpo completamente paralizzato, con l’altro, o meglio con l’altra mano, con gli occhi e le lacrime sembra far intendere che capisce ciò che le sta intorno o comunque le condizioni in cui si trova. I medici comunque non si sbilanciano e non si hanno certezze sui tempi e soprattutto sulle possibilità di recupero. E’ tutto quello che so al momento.

Una ragazza di quasi trent’anni, alta, bella, in salute, una di quelle che ti giri a guardare quando la vedi passare, e magari sgrani pure gli occhi, in un attimo ridotta così. Ti fa pensare no? Ti fa dire…ma godiamocela questa vita finchè possiamo! Tutto il resto passa in secondo piano, gli stupidi problemi, le scocciature lavorative, le incomprensioni con gli altri.

Eleonora ed Il Figlio parlando mi hanno detto che questa potrebbe essere l’occasione buona per ritornare a parlarsi. Ci ho pensato e non credo sia la cosa giusta. O meglio, sarebbe inutile. Ognuno di noi ha la sua vita ormai, i suoi giri, abitiamo pure a migliaia di km di distanza, e comunque anche se dovesse succedere sarebbe un’amicizia infinitamente minore di quella che ci legava un tempo, siamo due persone totalmente diverse ormai. Sarebbe bello, ma sarebbe anche ipocrita. Preferisco ricordarla così, quest’amicizia. Mi basterebbe solo sapere che stia bene e al momento prego affinchè possa riprendersi al meglio e al più presto.

It’s so hard to think “It ends sometime 
And this could be the last 
I should really hear you sing again 
And I should really watch you dance” 
Because it’s hard to think 
“I’ll never get another chance 
To hold you… to hold you… ” 

But chilly Mr Dilly – Too much rush to talk to Billy 
All the tizzy fizzy idiot things must get done 
In a second – just hang on – all in good time – wont be long 
Until later… 

I should’ve stopped to think – I should’ve made the time 
I could’ve had that drink – I could’ve talked a while 
I would’ve done it right – I would’ve moved us on 
But I didn’t – now it’s all too late 
It’s over… over 
And you’re gone.. 

 

Cut here – The Cure

 

Goodnight lovers

Puoi prenderti il tuo tempo
Aspetterò in fila
Non devi nemmeno darmi
L’ora

Quando sei nato per amare
Sei nato per soffrire
Come tutte le sorelle di spirito
E  i fratelli di spirito

Goodnight lovers – Depeche Mode

Un amore da un’altro mondo

1Q84 – H. Murakami

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20/11/2017-29/01/2018   new

Cartaceo – pagine 1157

Rimango sempre convinto del fatto che l’amore più bello sia quello non consumato, semplicemente per il fatto che lo abbiamo sofferto, lo abbiamo sognato, ma soprattutto lo abbiamo idealizzato. Altro punto a suo favore è che non potrà mai deluderci, perché non lo abbiamo vissuto e quindi non è stato soggetto agli scontri e alle normali incomprensioni della vita di tutti i giorni. E’ per questo che tutti ne abbiamo uno, o più di uno, a cui ci capita a volte di ripensare… che so, una vecchia amica o una compagna di scuola, quest’ultima è un classico  poi. E’ questo il sentimento, elevato ai massimi livelli, su cui si fonda questo romanzo, l’amore tra due compagni di scuola. Due ragazzi con una storia familiare simile, difficile per entrambi,  uniti per sempre da una sfuggente stretta di mano, l’unica interazione mai avuta. Uniti per sempre ma solo nei ricordi, e chissà se il sogno di incontrarsi si realizzerà in un altro mondo, l’1Q84, uguale in tutto al nostro se non per la presenza di ben due lune, una, quella che noi conosciamo e che siamo abituati a vedere, l’altra più piccola, un po’ deforme, verde. Tutto per colpa di un libro, un bestseller la cui pubblicazione mette in moto strani, misteriosi e pericolosi scenari che uniscono tutti i protagonisti di questo romanzo e intrecciano le loro vite che improvvisamente acquistano interesse, avventura e brivido. Ovviamente il tutto orchestrato dalle sapienti mani del maestro Murakami che come sempre  più che scrivere sembra dipingere facendoci vivere dentro un sogno. Questa volta però, forse per la lunghezza, forse per colpa mia, ho avvertito un po’ di stanchezza in alcuni passaggi, forse con cento pagine in meno il lavoro sarebbe stato più fluido, ma in quel caso avrei dovuto dare 5 stelle, voto pieno.

 

Puoi leggere tutte le mie recensioni del 2018 qui

Frantumi

Non sono più sicuro
Di cosa sto cercando
So solo
Che sono più difficile da consolare
Non capisco chi sto cercando di essere
Invece di me (stesso)
Ma la chiave (di tutto)
È una questione di (auto-)controllo

A pain that I’m used to – Depeche Mode

 

Domande di percorso

E poi con quello che succede
In una vita come questa
Non è che ti puoi chiedere
Se sia la strada giusta
Ad ogni angolo, ogni semaforo che c’è

Ma che discorsi – D. Silvestri

Brain storming

Divano.

Cuffie.

Occhi chiusi.

Pensieri in libera circolazione.

Bran Van 3000, Drinking in L.A.

The best of 2017

Nel selezionare gli articoli riepilogativi dell’anno appena trascorso ho notato subito una grandissima differenza rispetto ai precedenti ovvero una moltitudine di post molto personali. E’ per questo che ho deciso di usare questo The best of 2017 per segnare il passaggio da una vita all’altra, dalla mia deprimente condizione di lavoratore sfruttato, umiliato e non pagato  a quello di lavoratore all’estero finalmente quasi pienamente soddisfatto di sè.  Ovviamente al centro c’è il trasferimento a Varsavia, fonte di, in ordine cronologico, speranza, rassegnazione, ansia, aspirazione  e infine  felicità mista a incertezza. E’ stata dura sceglierne solo cinque, questo è il risultato, in ordine puramente cronologico:

Un raggio di Sole

il post che è forse il simbolo della fraterna amicizia che unisce ancora oggi me ed i miei vecchi colleghi.

Galleggio

un post che meglio degli altri descrive il deprimente periodo durato circa tre anni di lavoratore umiliato e non pagato, tre anni della mia vita quasi buttati al vento.

La pioggia e gli arrivi

Pillole dell’estate appena trascorsa.

Chiedimi se sono felice

Sfoghi e riflessioni prima della partenza per Varsavia

Integrazia

Tutta la bellezza della mia nuova vita.

 

La classifica dei primi 5 post più letti del mio blog (TAG esclusi) è invece:

1. Lunghi giorni e piacevoli notti

2. Perchè una vita non basta

3. New life

4. Letture 2017

5. Avanti così

Il mio Sanremo all’estero

Sarò brevissimo.

Avete visto l’ultimo film di Checco Zalone? Quo Vado? Si, sicuramente…l’hanno visto tutti. Per chi non lo avesse in mente il buon protagonista trovatosi per vari vicissitudini a vivere all’estero ricomincia ad avere nostalgia dell’Italia vedendo per caso in tv Sanremo.

Io l’altro ieri ne ho visto mezz’ora, in streaming, e reputo il risultato abominevole in tutto, nella conduzione e soprattutto nelle canzoni, ma si sa ormai,  la musica italiana è morta anni or sono ed i pochi rimasti degni di tale nome si tengono ben lontani dal gareggiare in questa vetrina (anche se Gazzè merita). Anche gli Elii mi hanno davvero sorpreso in negativo, era meglio non partecipare piuttosto che rovinare un così bel curriculum in questo modo.

Mi hanno detto di Fiorello…ma lui non fa testo, è un fuoriclasse, e una mezz’ora non può salvare un’intera karmesse settimanale. Sono sicuro che venerdì Pelù non tradirà, a quanto pare presenterà un omaggio a Battisti (ah, i grandi cantautori di una volta…), ma lo vedrò successivamente, in qualche video della sua sola esibizione.

Ecco, ritornando al discorso iniziale….a me Sanremo la nostalgia di casa non l’ha fatta venire affatto, anzi…

L’orologio

Dovevo scrivere questo post tempo fa ma per vari motivi ho sempre rimandato. Poco male, rimedio ora. Uno dei momenti più belli dell’anno appena trascorso, durato pochi istanti e passato in sordina quasi per tutti, è stato per il mio compleanno, quando mio padre mi ha regalato l’orologio di mio nonno, di cui porto il nome, quello che indossava quotidianamente.

E’ stato come un piccolo passaggio di consegne e anche se ho tenuto, o almeno penso di aver tenuto, il mio solito aplomb, devo dire che mi sono molto emozionato.

Oggi l’orologio fa bella mostra di se nella mia stanza, esposto in un cofanetto da me messo su, un po’ come un trofeo. Ogni volta che lo guardo mi ricordo chi sono e da dove vengo.

Mio padre aveva un orologio 
Senza nessuna peculiarità
Eppure quando lo guardava mi sembrava che il mondo fosse più sicuro

L’orologio – D. Silvestri

Work in progress

Ebbene si, ho iniziato a scrivere un racconto un pò più lungo di quelli a cui sono abituato, ed il bello è che non ne avevo neanche intenzione, così come è anche vero che non so neanche se avrò nel tempo la voglia e la capacità di completarlo.

Dopo la lunga storia di Marco e Lucia scritta con la nostra amica blogger Marta e portata avanti per circa un anno avevo promesso a me stesso che non mi sarei più cimentato in una cosa del genere, così lunga intendo,  e che mi sarei dilettato di tanto in tanto solo in qualche brevissimo racconto, ogni volta che avessi avuto un’idea decente e l’ispirazione e la voglia necessaria per buttarlo giù.

Tutto è iniziato qualche giorno fa a lavoro. Pronti a tornare a casa ci siamo messi a scherzare, più che altro a prendere in giro Alessia che aveva appena rischiato di dare una capocciata in uno spigolo. Pasquale e Daniele hanno iniziato a immaginare scenari orribili quanto divertenti che finivano con noi che nascondevamo a calci il corpo esanime della poverina  sotto il suo desk fino a quando i capoccia se ne fossero accorti per il cattivo odore dovuto alla decomposizione. Vi sembrerà di cattivo gusto uno scherzo del genere ma il tutto è avvenuto in un’atmosfera di grande ironia e divertimento, con tante risate di contorno, comprese quella della protagonista.

Quella stessa sera scoppia la scintilla. Stavo affettando dei pomodori per aggiungerli alla mia mega insalatona con verdura, tonno, olive, salame e mozzarella quando improvvisamente la mia mente malata per associazione di idee ritorna ad un film con Cameron Diaz, un film molto dark ma anche molto carino che vi invito a guardare: Una cena quasi perfetta. Ora non sto qui a raccontarvi la trama anche perchè non vorrei fare spoiler ma ad un tratto il racconto si era già ben formato nella mia testa prendendo spunto da questi due episodi.

Finito di mangiare mi sono messo subito al lavoro facilitato dai vari racconti di Alessia sulla ricerca di un monolocale tutto per lei che ha finalmente trovato proprio in questi giorni e su altre varie cose, potendo quindi ridurre al minimo la fase di invenzione per concentrarmi sulla parte descrittiva, che è quella mi riesce molto meglio. Ne è così uscito fuori il primo capitolo lungo una pagina, molto di più di un mio normale racconto finito.

Soddisfatto del lavoro, come promesso, l’ho inviato via messenger alla protagonista. Il giorno dopo mi ritrovo in chat questi suoi messaggi.

Cattura

Provare a continuarlo mi sembra un obbligo ormai, potrebbe essere il “romanzo” che ho sempre pensato e desiderato di scrivere. L’unico problema è che adesso ho qualche dubbio su come continuarlo, la mia idea iniziale era un buon miscuglio di ansia e paura ma visto che la protagonista ha ormai i colori di una conoscente…magari penserò a qualcosa di più soft, mi sa che navigherò a vista in fase di scrittura.

L’unica cosa certa è che da questo punto in poi il racconto sarà fatto leggere solo quando sarà finito, con tanto di titolo. Solo allora lo pubblicherò qui prima a puntate con cadenza settimanale ed infine tutto completo in un’apposita voce del menù del mio blog.

 

Il sentimento è una cosa semplice

Se potessi io stare a un altro tavolo 
guarderei a te mentre sei al telefono
e mi chiederei chissà cosa si dicono
e mi ingelosirei senza averne titolo
mi innamorerei praticamente subito
come se
fosse urgentissimo
come se
fosse un miracolo 

Come se – D. Silvestri

 

Ascolto questa canzone in loop continuo da quando è stata pubblicata, quindi da circa due anni. Soprattutto adoro questa frase che descrive così bene i sentimenti e ci ricorda che questi stanno nei piccoli gesti, nelle piccole cose. Una descrizione simile, semplice ma potentissima, l’ho trovata anche in una canzone di Bugo & Viola (la meravigliosa Violante Placido) in un verso che recita così:

L’amore è quando mangi la brioche che ti ha scaldato la bambina,

ma ora è fredda ma la mangi uguale.

Amore mio infinito – Bugo & Viola

 

Volevo costruirgli sopra un piccolo racconto dei miei, almeno per una volta uno senza ansie. Ci ho pensato per giorni, ho riflettuto tanto, ma niente, non ho partorito nulla di pur lontanamente interessante… magari chissà, in futuro forse. Poi ho pensato che meritasse una profonda riflessione sociologica, ma anche qui non mi sono sentito in grado, in fondo perché arrovellarsi in cerca di frasi ad effetto e conturbanti voli pindarici se è già tutto chiaro in poche e semplici righe? Sta tutto lì, basta solo avere la sensibilità di coglierlo. Nessun fiore, nessuna scarpetta di cristallo, nessun principe azzurro, nessun cartone Disney, nessuna dimostrazione clamorosa, che poi si sa il tempo che trovano… basta un telefono ed il cuore del malcapitato che improvvisamente si strugge senza neanche un motivo. Capisce di essere geloso e quindi innamorato. Improvvisamente. Miracolosamente. E cosa c’è di più romantico di un cuore che si strugge di gelosia? Chiedete a Ian Curtis…

In pochissimi oggi sono capaci di scrivere canzoni dello stesso livello di Daniele Silvestri. Questa ne è la prova, e vi sfido ad affermare il contrario.

 

E’ un vero blue monday, ciao Dolores

Oggi è il blue monday, la giornata più deprimente dell’anno. E come non ci si può deprimere di fronte ad una notizia come questa!?  Le agenzie ci hanno appena informato della morte di Dolores O’Riordan, cantante dei Cranberries e voce simbolo degli anni 90. Aveva solo 46 anni.

L’impatto emotivo è così alto che ho la mia home page di Facebook intasata di post e canzoni su di lei. Del resto le abbiamo voluto tutti bene, con quella personalità che mette tutti d’accordo e quella voce trascinante nel rock e poetica nelle ballate.

I Cranberries hanno segnato la mia giovinezza. Zombie, Just my imagination, Animal istinct, Dreams, sono soli alcuni dei tantissimi titoli che abbiamo amato e ameremo per sempre.

Un  idolo della nostra generazione che ci lascia prematuramente. Non possiamo che dirle grazie e piangerne la perdita. Tristemente.

Rieccomi

Come saprete la mia settimana di vacanza è finita e sono già tornato a Varsavia.  Sono stati giorni davvero importanti perché mi hanno fatto capire che non ho più la testa per ritornare a casa e che avrei dovuto fare questa scelta già un paio di anni fa anziché riporre le mie speranze in gentaglia di infima lega. Sono ormai abituato alla mia “indipendenza”, a fare ciò che voglio quando voglio, a non sentire sempre le stesse storie, inutili discorsi, a starmene tranquillo. Sono ormai legato al mio lavoro, ai miei colleghi, alla bellissima atmosfera che si respira, quasi che non vorrei più andarmene. E poi quelli che erano i miei spazi a casa sono ormai già stati occupati  tanto che in tutta quella confusione stavo per avere un esaurimento nervoso.  Poi c’è sempre quel discorso dello spopolamento della città che sembra davvero ormai una landa desolata, quei pochi che sono rimasti sono disperati ormai e non fanno che lamentarsi della triste vita che conducono.

Ovviamente è però sempre bello tornare a casa, vedere i genitori e tutti gli altri, stare tra le tue cose, mangiare come si deve e riprendere due dei sei chili persi (ah, vi ricordate? Questa era una meta che mi ero prefissato e ci sono riuscito alla grande. Sono un figurino ormai anche se mi sa che dovrò presto mettere le mani al portafoglio per rifarmi il guardaroba visto che mi sta tutto grande adesso).

Ho deciso per vari motivi che eviterò da oggi in poi vari dettagli sulla mia vita privata, ma non tutti ovviamente, avrete sempre mie nuove in generale. Però voglio giusto descrivervi qualche bel momento passato in questi giorni: la grandissima accoglienza ricevuta dai miei amici al mio arrivo il 31 dicembre sera, si è girata mezza piazza a guardare, alcuni di loro non sarei riuscito a rivederli visto che sarebbero ripartiti il giorno dopo; la cena a Palermo con i miei due carissimi vecchi colleghi, Mary e Sandrino, con il piccolo Alberto grande protagonista; il mio coniglietto Yves che mi ha seguito ovunque ed in ogni momento cercando le mie attenzioni, incredibile, non lo avrei mai immaginato, più fedele e affezionato di un cane!; il matrimonio della sorella di Tessa; Vanni che parte per le Antille per lavoro ed il nanetto che tornato a casa da mesi ha messo su una pancia assurda; la serata con il mio migliore amico, erano anni che non se ne faceva una così, davanti una birra a raccontarci di tutto.

Adesso speriamo in questo 2018, chissà che sorprese ci riserverà.

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