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una vita non basta

Just hang on and suffer well

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Diario

E’ un vero blue monday, ciao Dolores

Oggi è il blue monday, la giornata più deprimente dell’anno. E come non ci si può deprimere di fronte ad una notizia come questa!?  Le agenzie ci hanno appena informato della morte di Dolores O’Riordan, cantante dei Cranberries e voce simbolo degli anni 90. Aveva solo 46 anni.

L’impatto emotivo è così alto che ho la mia home page di Facebook intasata di post e canzoni su di lei. Del resto le abbiamo voluto tutti bene, con quella personalità che mette tutti d’accordo e quella voce trascinante nel rock e poetica nelle ballate.

I Cranberries hanno segnato la mia giovinezza. Zombie, Just my imagination, Animal istinct, Dreams, sono soli alcuni dei tantissimi titoli che abbiamo amato e ameremo per sempre.

Un  idolo della nostra generazione che ci lascia prematuramente. Non possiamo che dirle grazie e piangerne la perdita. Tristemente.

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Rieccomi

Come saprete la mia settimana di vacanza è finita e sono già tornato a Varsavia.  Sono stati giorni davvero importanti perché mi hanno fatto capire che non ho più la testa per ritornare a casa e che avrei dovuto fare questa scelta già un paio di anni fa anziché riporre le mie speranze in gentaglia di infima lega. Sono ormai abituato alla mia “indipendenza”, a fare ciò che voglio quando voglio, a non sentire sempre le stesse storie, inutili discorsi, a starmene tranquillo. Sono ormai legato al mio lavoro, ai miei colleghi, alla bellissima atmosfera che si respira, quasi che non vorrei più andarmene. E poi quelli che erano i miei spazi a casa sono ormai già stati occupati  tanto che in tutta quella confusione stavo per avere un esaurimento nervoso.  Poi c’è sempre quel discorso dello spopolamento della città che sembra davvero ormai una landa desolata, quei pochi che sono rimasti sono disperati ormai e non fanno che lamentarsi della triste vita che conducono.

Ovviamente è però sempre bello tornare a casa, vedere i genitori e tutti gli altri, stare tra le tue cose, mangiare come si deve e riprendere due dei sei chili persi (ah, vi ricordate? Questa era una meta che mi ero prefissato e ci sono riuscito alla grande. Sono un figurino ormai anche se mi sa che dovrò presto mettere le mani al portafoglio per rifarmi il guardaroba visto che mi sta tutto grande adesso).

Ho deciso per vari motivi che eviterò da oggi in poi vari dettagli sulla mia vita privata, ma non tutti ovviamente, avrete sempre mie nuove in generale. Però voglio giusto descrivervi qualche bel momento passato in questi giorni: la grandissima accoglienza ricevuta dai miei amici al mio arrivo il 31 dicembre sera, si è girata mezza piazza a guardare, alcuni di loro non sarei riuscito a rivederli visto che sarebbero ripartiti il giorno dopo; la cena a Palermo con i miei due carissimi vecchi colleghi, Mary e Sandrino, con il piccolo Alberto grande protagonista; il mio coniglietto Yves che mi ha seguito ovunque ed in ogni momento cercando le mie attenzioni, incredibile, non lo avrei mai immaginato, più fedele e affezionato di un cane!; il matrimonio della sorella di Tessa; Vanni che parte per le Antille per lavoro ed il nanetto che tornato a casa da mesi ha messo su una pancia assurda; la serata con il mio migliore amico, erano anni che non se ne faceva una così, davanti una birra a raccontarci di tutto.

Adesso speriamo in questo 2018, chissà che sorprese ci riserverà.

Le canzoni della mia vita

Anno nuovo, rubrica nuova.

Per le considerazioni di questo 2018 avremo tempo di riparlarne a breve, intanto vi presento questa mia nuova rubrica musicale molto personale, Le canzoni della mia vita, o come lo troverete qui sul mio blog nell’apposita sezione del menù, Songs of my life.

Di cosa si tratta vi chiederete….semplicemente posterò i testi o parti di essi delle canzoni che hanno segnato la mia vita, che mi tornano improvvisamente in mente facendo affiorare piacevoli ricordi, che descrivono un particolare momento. Leggerete post minimal, con solo il testo, o più vissuti, con la descrizione di un ricordo, un commento, una considerazione, una foto. Tutti però avranno un punto in comune, la possibilità di ascoltare la canzone attraverso il link di Youtube, in modo che la mia emozione venga condivisa con tutti voi.

Presto farò uscire anche un TAG su questo a cui sto lavorando da un pò, ma questa è un’altra storia.

 

Vi auguro un 2018 di sana allegria

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Penso che il migliore augurio che io possa fare a me stesso e a tutti voi sia quello di passare un 2018 sereno, allegro e spensierato. Ci spero tanto. E vorrei anche tanto divertirmi un po’ di più visto che il divertimento non è mai stato il mio forte.  Ecco, spero tanto che il 2018 mi porti tante risate.

E’ per questo che posto questa splendida foto pescata sul web. Una foto che racchiude tutta la comicità del mondo. I protagonisti delle due serie a mio avviso, ma scommetto che è un pensiero di quasi tutti, più comiche e allo stesso tempo romantiche di sempre, che posano insieme, come in un passaggio di consegne, anche se Friends nonostante sia finito da anni resta sempre nei nostri cuori e per questo  è continuamente trasmesso in tv anche oggi.

E’ vero, in foto manca qualcuno, come il mitico Chandler, e guardate poi Joy come è invecchiato, il tempo passa per tutti…ma non fa niente, rende lo stesso l’idea.

E allora il mio augurio per tutti è che questo  2018 vi porti:

amicizia, fraterna come quella tra Chandler e Joy;

amore, come quello tra Monica e Chandler;

cambiamento in meglio, come quello di Penny o di Howard;

sana pazzia, come quella di Phoebe;

progressi nel lavoro, così come per Rachel;

costanza nell’inseguire e realizzare un sogno, come quella di Ross;

pazienza, come quella di Leonard;

un pizzico di candore come quello di Raj;

e risate, tante risate ….come in tutte le loro storie.

Ah, se c’è ancora qualcuno di voi che non ha mai visto FriendsThe Big Bang Theory, che colmi  subito questa clamorosa lacuna. Può essere una nuova cosa da fare per il nuovo anno. Mi ringrazierà.

UN BUON 2018 A TUTTI VOI!!

The best of 2016

Per il 2016 mi è già difficile, molto più difficile, scegliere i 5 post più belli. Da questo punto di vista è stato un anno molto intenso, ho scritto tanto, ho scritto su tutto. Ho scritto molto di me, del mio deprimente stato da finto disoccupato visto che un lavoro l’avevo ma senza prospettive nè stipendio. Ho scritto dei miei viaggi, di cultura, di ricordi, di musica, di libri. Ho scritto racconti.

Ho cercato di inserire i post secondo me più belli, quelli a cui sono più affezionato e che mi rendono fiero di averli scritti, quelli che secondo me hanno avuto una visibilità inferiore rispetto al loro vero valore.

Eccoli dunque, in ordine (quasi) sparso di importanza:

Bando alle ciance, lo dico! E’ il mio post preferito del 2016. Racconta della mia educazione musicale, di caldi ricordi familiari, di suoni e profumi della mia infanzia. Lo leggo e quasi mi commuovo.

Il racconto appassionato del concerto dei Cure da me visto lo scorso novembre a Milano. Un piccolo sogno che si è realizzato.

Quando Bolt entrò nella storia frantumando il record dei 100 metri ai mondiali di Berlino io mi trovavo lì, in tribuna, a vivere la Storia. Questo post è la cronaca di quella serata indimenticabile.

Dovendo scegliere tra un diario di viaggio alla fine ho optato per questo. Sicuramente offre foto meno suggestive rispetto a quelle di Monaco di Baviera ma si fa preferire per la qualità dello scritto.

Ho sognato varie volte in diversi periodi della mia vita questa situazione. Sempre la stessa. Non so perchè, non ci riesco a leggere nulla di particolare. Poi un giorno me ne sono ricordato e ho pensato bene di trasformarlo in un racconto, in tutto e per tutto fedele al sogno. Per voi è quindi un racconto, per me è invece solo semplice descrizione. Penso che il risultato sia ottimo.

In realtà tra i 5 migliori avrei voluto inserire anche Io, ex ragazzo della via Pal un altro  bel post di vecchie esperienze e vecchi ricordi personali. Questa volta però la classifica mi è venuta in aiuto e potendolo già trovare lì ho pensato di dare spazio ad un altro post. Leggetelo comunque!

Ecco la classifica dei miei 5 post più letti nel 2016 (TAG esclusi):

  1. Perchè una vita non basta?
  2. Lunghi giorni e piacevoli notti
  3. Monaco di Baviera in 23 scatti
  4. L’altalena
  5. Io, ex ragazzo della via Pal   e Budapest in 16 scatti

 

 

Auguri

Tantissimi auguri di Buon Natale a tutti voi!

Spero che passiate un bellissimo giorno in compagnia dei vostri cari. Io purtroppo sono a migliaia di km di distanza dai miei ma spero di recuperare presto.

Un abbraccio a tutti voi.

Natale, lettere

Cari mamma e papà,

Siamo dispiaciutissimi di non essere potuti venire a Natale. Avevamo fatto piani per tutta l’estate, ma i soldi che avevamo bastavano appena per fare i regali ai bambini. […]

E’ stato uno strano Natale per Joyce e me. Non è stato come gli altri. Credo che l’unico modo per godersi il Natale sia di passarlo con la propria gente. Il fatto che non potevamo essere a Roseville ha levato un pò della gioia di quel giorno.

Ho pensato tantissimo  a voi ed ero molto infelice perchè ero così lontano. Ricordavo i Natali in Colorado […]. Vi abbiamo passato tanti bellissimi Natali. […]. Ho passato questo Natale a pensare a quei giorni e a desiderare di poterci tornare, tutti noi.

Lettere 1932-1981 – John Fante

E ho letto anche la Austen…

… ma non è che ne sia rimasto entusiasta. Ecco quindi la mia nuova fatica da perseverante lettore e puntuale recensore. Le altre fatiche di questo 2017 potete trovarle qui

 

Ragione e sentimento – J. Austen  ● ○ ○ ○ ○  (16/10/2017 – 20/11/2017) new

Niente, i grandi classici proprio non fanno per me, sempre se volete considerare questo un grande classico. Ho trovato questo libro in garage qualche mese fa e nonostante non mi ispirasse per niente ho pensato: beh, perché no? Perchè no! Uno stile di scrittura che non mi è piaciuto affatto e una trama davvero inconsistente in cui regnano sovrani il pettegolezzo fine a sé stesso, le trame per unire in matrimonio le coppie più assurde e  le paranoie amorose di giovani donne che soffrono per le loro stupide delusioni amorose, ne soffrono a tal punto da morirne quasi. Per fortuna il finale alquanto inaspettato, anche se non è che io mi aspettassi nulla visto quanto letto fino a quel momento, è riuscito a dare un senso, minimo ovviamente, alla lettura, che in definitiva non ti lascia granchè, anche se in verità ho  letto di peggio. E’ comunque un libro che sembra rispecchiare in toto il tipico stile di vita ottocentesco, e io voglio vederlo così, come una specie di saggio storico. Se vi piacciono le carrozze accomodatevi pure…

Non siamo niente

Nell’ultimo decennio ho purtroppo sviluppato una fortissima ipocondria, verso di me ma anche verso gli altri, ipocondria che spesso tende a diventare una vera ossessione e a tramutarsi in seria paura anche per i sintomi più stupidi e comuni. L’aver lavorato per anni in un servizio di medicina nucleare ovviamente ha avuto il suo grandissimo peso.

Per fortuna ultimamente sento di essere molto migliorato, ma è quando ti piombano sulle spalle giorni come questi che tutto riprende. E’ stata una settimana davvero tragica. Prima la notizia che una mia coetanea, madre di un bimbo, facendosi controllare per dei dolori alla pancia che le duravano da qualche giorno ha scoperto di avere un tumore. Le hanno dato sei mesi di vita. Stamattina mi arriva un messaggio da mio zio, in Argentina, è morta la sua compagna. Aveva dei dolori alla testa e agli occhi e quindici giorni fa hanno scoperto che aveva lo stesso male, questa volta alla testa. Se n’è andata subito. E io ho pensato all’ultima volta che l’ho vista quest’estate, alle belle parole di coraggio che mi ha dato per la mia nuova avventura qui in Polonia. Ho pensato ai suoi figli, e ovviamente a mio zio.

Queste storie, oltre all’immensa tristezza che ti lasciano dentro, oltre allo svuotarti di ogni linfa vitale, ti fanno riflettere. Cosa siamo? Cos’è la vita? A volte si è portati a pensare che sia solo un continuo combattere e soffrire, spesso così tanto da non riuscire neanche a godere dei pochi, pochissimi, momenti di gioia che si hanno. Dovremmo tenerlo sempre a mente, quando ci arrabbiamo per una discussione a lavoro, o durante un’incomprensione con una persona a noi cara, dovremmo ricordarci di dare il giusto peso ad ogni cosa, di godere di tutte le opportunità, di tutti i momenti di gioia che la fortuna, o chi per essa, ci vuole donare. Dovremmo cercare di vivere col sorriso il più possibile, anche nei momenti in cui proprio pensiamo di non farcela. Dovremmo tenere duro e soffrire bene, incanalando la tristezza in un’energia positiva. Lo so che è facile a dirsi ma bisogna provarci, non vedo altra via d’uscita per combattere questo mondo malato.

Integrazia pt 2

E’ una vela la mia mente,

prua verso l’altra gente,

vento magica corrente.

 

Due mondi – Battisti

Via tutti

Mi ha appena chiamato una mia amica, compaesana, felicissima. E’ stata appena presa in una grossissima multinazionale a Cracovia. In Italia non la chiamavano neanche per un colloquio per  uno  stage.

Tra 20 anni l’Italia sarà popolata solo dagli immigrati se continua così. Un pò come già predetto dalla mitica Boldrini in un’intervista che gira su youtube ed in alcune testate.

Avanti così.

 

3, scusami.

Poco tempo fa ho pubblicato un TAG sui 10 album musicali preferiti. L’ho scritto di corsa, per farlo rimanere dentro la discussione aperta da Vittorio, e la gatta frettolosa si sa, fa i gattini ciechi. Non ne vado  fiero sia per l’impostazione molto minimal e superficiale che per le scelte ovviamente, anche se citarne solo dieci era così arduo che sapevo già che sicuramente mi sarei pentito di qualcosa. Però, cavolo! Passi per Anima Latina di Battisti che secondo me è uno dei migliori album italiani di sempre, forse il migliore, ma che ho sostituito con La sposa Occidentale, sempre dello stesso autore, ma che rimanga fuori un cd come 3 dei Litfiba no! Non me lo perdono! Anche perchè è il mio gruppo preferito e non ha trovato posto tra i dieci.

Se chiedi ad un fan quale sia il miglior album dei Litfiba al 90% ti risponderà 17 Re. Io però penso che il successivo, per l’appunto, sia un gradino superiore. Brani come Santiago (che racconta lo storico viaggio di Giovanni Paolo II in Cile), Ci sei solo tu, Louisiana (meraviglioso testo contro la pena di morte di un album che in copertina riporta una foto di   Willie Jasper Darden, un nero giustiziato sulla sedia elettrica in Florida il 15 marzo 1988 nonostante i forti dubbi sulla sua colpevolezza), Cuore di vetro (il primo pezzo grunge italiano), Peste, Bambino sono dei veri capolavori, musicalmente, dove la presenza del grande Maroccolo al basso si fa sentire eccome (e non dimentichiamo Aiazzi alle tastiere), che a livello di testi. Un album che è già un ibrido tra new wave e rock, tra i classici Litfiba anni 80 e i futuri nuovi Litfiba anni 90, l’ultimo con la formazione originale compreso il compianto batterista Ringo De Palma,  il primo disco italiano realizzato interamente in digitale con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso (si parla del 1988), un album di una qualità artistica e di un’ispirazione che pochi possono vantare, e no, Vasco tu non sei proprio tra questi, non ti ci avvicini neanche!

Lo riascolto da giorni, per intero, e non me ne stanco mai.

Faccio ammenda qui quindi, in questo post, un giorno dopo i 37 anni di carriera del grande gruppo fiorentino.

 

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Retro

Lettere di vita vissuta

Con questo ho finito di leggere l’intera raccolta dei libri del mitico John Fante. Ne sono orgoglioso. Mi mancherebbe giusto un libricino minuscolo, Bravo Burro, più un divertissement che altro, non un vero e proprio libro, ma magari colmerò un giorno anche questa lacuna. Tra l’altro è stato il mio primo libro letto a Varsavia. Come sempre vi ricordo dove poter leggere le altre recensioni dei libri da me letti quest’anno link.

Lettere 1932-1981 – J. Fante  ● ● ● ○ ○    (09/09/2017 – 15/10/2017) new

E’ da queste lettere, da queste testimonianze dirette, che possiamo inquadrarne il personaggio.  John Fante. Il suo vivere sempre al limite, squattrinato, sempre vicino ai derelitti, le sue avventure, anche amorose, la sua malattia. Ma soprattutto  la sua infinita passione per la scrittura, un tarlo che ha occupato i pensieri di ogni singolo minuto della sua vita. Non c’era altro desiderio per Fante che scrivere il più grande romanzo italoamericano, e non americano, che è ben diverso. E quella seccatura di dover lavorare come sceneggiatore ad Hollywood, un male sopportabile solo perché considerato il mezzo di sostentamento per scrivere. Le lettere di John Fante sono epiche, fantasiose, dirette. In esse ha rispetto solo per i genitori, la cugina ed il suo anfitrione Carey McWilliams, e per quella persona a cui deve tutto, il grande Mencken, che credette in lui e gli diede la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico con i primi racconti. E poi certo, la moglie Joyce, che una volta entrata nella sua vita ne diviene la musa. Per tutti gli altri affetto si, ma anche sarcasmo, rabbia, sfottò, anche per il suo amico, il grande Saroyan, e persino per De Laurentiis padre. E per gli italiani, che non ne escono bene da ciò che descrive alla moglie durante il suo soggiorno nella nostra penisola per un progetto cinematografico. E’ triste pensare che Fante abbia raggiunto la vetta e sia entrato nell’olimpo della letteratura solo da morto. Magari non è stato troppo tardi, magari se la sta godendo da lassù raccogliendo finalmente i frutti del suo sudore e del suo infinito talento.

Desperation room

Per questo racconto ho tratto ispirazione direttamente dalle continue lamentele ed ossessioni della mia collega Beatrice. Se lo sapesse penso che proverebbe ad uccidermi. A quel punto potrei anche scrivervi un racconto basato su come proverebbe a farlo, se ne uscissi vivo. 

TUM- TUM-TUM

“Sono chiusa qui da due giorni già. Quei maledetti, non vogliono proprio fermarsi, non vogliono neanche uscire fuori per una passeggiata, lasciarmi un po’ di spazio.”

TUM – TUM-TUM

“Non voglio uscire da qui, da questa mia stanza. Non posso uscire da qui. Non posso più stare qui. Con la loro sporcizia, il fumo di marjuana che invade persino la mia stanza, con i loro discutibili amici buttati lì, da giorni,  scalzi, puzzolenti, in quel divano della cucina. Come faccio a uscire? A cucinare? A mangiare con questo schifo? “

TUM-TUM-TUM

“Ed il bagno poi, una vera latrina. Non sanno neanche cosa sia la pulizia questi qui. Questi porci schifosi! Non posso andare neanche lì! Mi viene il vomito solo al pensiero di dovermi sedere lì.”

TUM-TUM-TUM

“Sto male. Ne ho abbastanza. Non sarei mai venuta fin qui se avessi saputo tutto questo. Se avessi saputo che avrei dovuto condividere questa casa con questi zulù. Se avessi saputo di dover lavorare così duramente per così poco. Non avrei lasciato mai il mio paese, la mia terra, per questi pochi spiccioli e queste condizioni!”

TUM – TUM – TUM

TUM – TUM – TUM

“Basta! Sto male!! Non ce la faccio più!!! Voglio andare viaaaaaaa”

TUM – TUM – TUM

TUM – TUM – TUM

L’eco dei colpi dei pugni sulla porta echeggiano per la casa, vuota, pulita ed accogliente.

 

Ancora tu

Ancora tu, non mi sorprende, lo sai.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

E come stai?

………..

Ancora tu – Battisti

TAG: i 10 album

Da un’idea di Vittorio e soprattutto in seguito alle sue scelte che hanno suscitato un bel dibattito prende vita questo semplicissimo TAG musicale. Beh, semplicissimo lo è  solo per le modalità di risposta visto che necessita di scelte ben dolorose.

La domanda a cui rispondere è una:

Quali sono i 10 album/cd di cui non fareste proprio a meno?

Ecco i miei, i primi che mi vengono in mente, in ordine casuale e scegliendone uno solo per  ogni autore:

La sposa occidentale – L. Battisti

Dalla – L. Dalla

Il sussidiario illustrato della giovinezza – Baustelle

The head on the door – The Cure

The wall – Pink Floyd

Colpo di coda – Litfiba

Metallo non metallo – Bluvertigo

Monetine – D. Silvestri

Nimrod – Green Day

Nevermind – Nirvana

 

Nomino:

Lali1605

Indianalakota

Kikkakonekka

Elisa

Caduta fuori dal tempo

E tutti quelli che vogliono partecipare!!!!!!

Gratificazioni

Mi sono bastati due mesi e mezzo in questa nuova azienda, una nota multinazionale dell’e-commerce (esticazzi!!!) per ottenere quello che non ho mai avuto in nove faticosi e sudati anni di durissimo lavoro nella mia vecchia azienda.

Il mio team leader, un vero leader, uno di quelli che cementano il gruppo e che fanno di tutto per il bene della squadra e di ogni singolo elemento di essa (e non quei mafiosi che ho conosciuto in precedenza, bravi solo a impossessarsi del lavoro altrui, a umiliarti, e a mettere gli uni contro gli altri) oggi mi ha fissato un colloquio privato face-to-face da cui non sapevo cosa aspettarmi anche se pensavo fosse normale visto il periodo di prova ormai prossimo a scadere.

Poche ore dopo sono qui a raccontarvi di questo bellissimo colloquio programmato in buona sostanza per elargirmi complimenti ed elogi, per dirmi quanto piaccia il mio modo di lavorare,  la mia cura dei dettagli,  la professionalità mostrata, per informarmi dei feedback positivi ricevuti per me dai responsabili della qualità e dai partner stessi.

La discussione ha poi preso largo verso altri lidi. Mi ha chiesto cosa pensavo dell’azienda, del team, di cosa ho in programma per il futuro, del mio passato lavoro, della città e di tutto un pò. Sono stato onesto e gli ho detto che adoro lavorare in un’azienda del genere, con tutte le iniziative atte a migliore il lavoro di tutti e a cementare il gruppo, che ammiro come gestisca il team, che mi colpisce questa integrazione tra i vari elementi nonostante le continue partenze e i nuovi arrivi, e la disponibilità di tutti ad aiutare il prossimo (a proposito, sto già facendo da trainer ai nuovi arrivati). Gli ho detto che però lo stipendio non mi soddisfa del tutto e che visto il mio passato lavorativo tra qualche settimana o qualche anno, chi lo sa, potrei anche ricevere una nuova offerta  impossibile da rifiutare ma che nonostante questo andrei via a malincuore visto quello che lascerei.

E’ stata una chiacchierata molto bella da cui entrambi siamo usciti contenti e soddisfatti, lui lo era visibilmente, io probabilmente di più, e finalmente  ho capito una volta per tutte quanto tempo abbia perso in un posto che non mi meritava affatto.

 

The best of 2015

Volevo farlo già tanto tempo fa, ma non è mai troppo tardi per iniziare. Volevo, alla fine di ogni anno, ripercorrere un po’ il percorso dei 365 giorni appena trascorsi, mettendo in evidenza quelli che reputo essere i cinque migliori post, i più sentiti, quelli secondo me meglio riusciti, per ridargli nuova vita e condividerli nuovamente con voi semmai ve li foste persi.

Un the best ha sempre il suo fascino no?

Per recuperare il tempo perduto in questi ultimi due mesi pubblicherò i 5 migliori post del 2015 e del 2016, a Gennaio sarà invece la volta di quelli del 2017.

Sarà dura.

Non però per il 2015. Ho iniziato la mia avventura qui su WordPress proprio nel Settembre di quell’anno e, vuoi per il poco tempo, vuoi per la poca esperienza, indicare i cinque migliori post non mi è poi tanto complicato.

In ordine casuale:

Il mio primo concerto dei Depeche Mode, come ne sono diventato fan,  due miei carissimi amici ed il mio amatissimo nonno. C’è molto di me in questo post, forse uno dei pochi in cui alla fine mi sono lasciato travolgere dalle emozioni.

Sono molto orgoglioso di questo mio racconto. Così romantico e così inaspettatamente tragico. Mi piace molto tutta la parte relativa all’incontro,  come il protagonista lo rivive in modo così nitido.

Mi sono divertito tantissimo in questo gioco davvero geniale. Il risultato penso sia stato buono nonostante io non primeggi in fantasia. Vi invito a provarci, tanto li amate i libri vero?

E’ il post che presenta il mio blog, tanto che lo trovate sempre lì, in primo piano nella sezione About. E’ qui che spiego il titolo del mio blog, che ne descrivo gli intenti, che mi confesso con tutti voi, che mostro tutte le mie incertezze ed i miei sogni infranti. Questo post sono io. Ed è uno dei più letti, ancora oggi.

E’ questo un diario di viaggio in cui lascio chiaramente trasparire il mio amore per questa città. L’ho scritto col cuore. L’avevo pensato per sottoporlo a “Turisti per caso” sperando che venisse pubblicato. Non è successo, ma potete comunque trovarlo nel loro sito. Non ci sono foto in questo post, quelle le potete trovare nell’altro che ho scritto su questa città.

 

Per quanto riguarda le visualizzazioni invece ecco quelli che sono stati in quell’anno i cinque più letti, ovviamente non considerando i vari TAG. Questa volta ovviamente l’ordine non è casuale (al 5° posto un pari merito).

  1. L’Alsazia in 10 scatti
  2. Poesie dorsali
  3. Budapest in 16 scatti
  4. Cracovia in 5 scatti
  5. Elisa  e Budapest

 

 

 

 

 

 

L’esordio boom di Faletti nell’editoria

Ecco una mia nuova recensione dei libri da me letti in questo 2017. Si tratta dell’opera prima di Faletti che tanto successo ha avuto in Italia. Vi ricordo che potete leggere le altre mie recensioni letterarie di quest’anno qui .

Io uccido – G. Faletti   ● ● ● ○ ○   (28/06/2017 – 05/08/2017) old 2°

L’idea è bellissima. A Montecarlo un assassino annuncia i suoi delitti, tutti eccellenti, in diretta radio, durante un seguitissimo programma, sfidando le forze dell’ordine fornendo loro degli aiuti di natura musicale.  Geniale! E inaspettata è anche la risoluzione del giallo. Davvero bello quello che fu l’esordio letterario dell’ex comico e artista poliedrico Faletti. Anche la trama, nonostante la sua complessità, scorre abbastanza bene. Manca però a mio avviso di maturità nella narrazione in alcuni punti, ed in generale di quella costante e quasi reale sensazione di pathos che non tutti riescono a offrire ai loro lettori.

Il mio bunnydog

Ho scritto questo post qualche mese fa, prima di trasferirmi a Varsavia. Le cose non sono comunque cambiate tranne che per il fatto che io non posso godermelo ogni giorno e  che lui è diventato ancora più grosso.

Vi ricordate Yves? Ve lo avevo presentato appena portato a casa, quando era ancora così.

Da quel giorno sono passati un bel po’ di mesi ed il piccolissimo coniglietto impaurito che si rifiutava persino di muoversi all’interno della gabbia è oggi diventato un meraviglioso esemplare di coniglio nano testa di leone che scorazza per casa con grande sicurezza rimanendo in gabbia poco e niente.

Più che un coniglio a me in verità sembra un cane. Non ha in realtà quel livello di interazione ma ci va vicino, per questo lo definisco il mio Bunnydog, e quando dico mio intendo proprio mio, con buona pace di mia sorella, la vera padrona, quella che lo ha voluto, che lo pulisce, lo rifornisce di cibo, lo spazzola e gli compra tutto il necessario. Yves ha occhi solo per me, mi segue ovunque, si siede a fianco, quando sosto per un tempo più prolungato si rilassa stendendosi per lungo, e quando non lo accarezzo per un po’ lui me lo fa presente arrampicandosi sulle gambe. Mia sorella lo chiama, lui ci va, ma mi basta un cenno per fargli cambiare rotta verso di me. Non è molto simpatico nei suoi confronti, lo so, ma mi diverto troppo vederla arrabbiarsi così.

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E’ un animale molto abitudinario Yves, concentra le sue attività la mattina (quando qualcuno è a casa e lo si lascia libero)  quando dà fondo per lo più ai suoi bisogni fisiologici, e la sera, quando lo vedi scorazzare per il corridoio in lungo e largo ad alta velocità, a volte con salti davvero spericolati. Spesso ci gioco un po’, corro da una parte all’altra con lui subito dietro, quando invece sto al pc, chiuso in camera, lui viene dietro la porta e comincia a grattarla per farmi uscire.

All’ora di pranzo invece, come per magia, si accuccia nel solito punto della cucina accanto la finestra  e da lì non lo smuovi neanche con le bombe fino alle cinque del pomeriggio almeno. A volte si rianima un po’ ma è giusto il tempo di stiracchiarsi, come un bambino. Raramente invece esce nel giardino. Quelle poche volte che lo fa avanza piano piano, radente il muro, perlustrando con attenzione, ma poi torna subito indietro, di corsa.

E’ un animale davvero di compagnia. Mia sorella spesso lo prende in braccio tenendolo per il sedere e le zampe anteriori e lui assume una posa davvero buffissima, è troppo divertente. E poi è così riconoscente, non manca mai il momento  in cui ci  riserva le sue attenzioni, le sue coccole conigliesche che sono il girarci attorno ai piedi e leccarci la mano ogni volta che ne ha occasione.

Non pensavo che un coniglio potesse interagire così, potesse essere così di compagnia. E’ stata una gradevole sorpresa e adesso Yves è a tutti gli effetti un membro della nostra famiglia di cui tutti noi ci prendiamo cura con affetto.

 

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Splendido

E non sai più chi sei, che farai…                                                                                                        E non puoi nasconderti, no non puoi…                                                                                              Ti perderai per rinascere,  ma viviti tutto ora che puoi.                                                                Quando arriva l’amore a salvarti la vita. Viva la vita!                                                              Buona fortuna e sia… SPLENDIDO.                                                                                      SPLENDIDO.

Splendido – Negrita

Tessa is here

Oggi arriva Tessa.

Ha sfruttato la sua settimana di ferie per venirmi a trovare. Finalmente una faccia familiare dopo esattamente due mesi. Starà qui fino a domenica prossima e spero si possa anche divertire nonostante io lavori, ma per fortuna giorno 1 è vacanza anche qui ed è un giorno in più da poter passare totalmente insieme. E poi lei il 31 fa il compleanno…

Non abbiamo dei programmi fissati, anzi si, un paletto l’ho messo: domenica pranzo da Kompania Piwna. Per il resto le mostrerò la città e magari lei ne approfitterà per comprare qualcosa a poco prezzo.

Ovviamente non sarò attivissimo qui su WordPress, ma  ho avuto il tempo di lasciarvi qualche post, giusto per non farvi sentire troppo la mia mancanza. Siate contenti per me.

A presto.

 

Autobiografia di un rocker impegnato

Ecco la mia nuova mini recensione sui libri letti quest’anno.

Ovviamente, ormai lo sapete, le trovate tutte qui

Identikit di un ribelle – P. Pelù   ● ● ○ ○ ○   (20/06/2017 – 28/06/2017) old 2°

Questo secondo libro del rocker fiorentino inizia da dove è finito il precedente, Perfetto Difettoso, ricoprendo quindi in maniera autobiografica tutti gli anni che vanno dall’inizio della carriera da solista all’ultimo album, sempre da solista, Identikit, con in mezzo la reunion con Renzulli e quindi la rinascita dei Litfiba con l’uscita dell’album Grande Nazione. Non mancano però aneddoti sull’infanzia e sui Litfiba  anni 80 e 90. E’ stato molto piacevole leggere questo libro, sia perchè molte parti sono davvero interessanti, da fan ma anche da comune lettore, sia perchè altre sono davvero divertenti, ma soprattutto perché certe avventure le ho vissute in prima persona. E’ anche vero  però che l’ho trovato molto meno coinvolgente e avvincente rispetto al precedente. Le vicende autobiografiche sono infatti intervallate da moltissimi capitoli di riflessioni, pensieri di natura politica, di denuncia sociale, di avvertimenti, che a volte rendono la lettura un po’ tediosa o anche deprimente, soprattutto perché traspare in maniera evidente la totale sfiducia del cantante nel nostro sistema sociale: la  mancanza di giustizia e di onestà,  e tutto quello che rende oggi davvero difficile vivere degnamente in questo Paese. Per veri fans.

Occasioni perse

Ne parlavo nella presentazione del mio blog e potete sempre leggerlo nella sezione About.  Lo ribadisco oggi che ne ho un’esperienza ancora più diretta perché vissuta da vicino.

Si, avrei tanto voluto fare l’Erasmus. E’ stata la più grande mancanza della mia vita, senza dubbio.

L’altra sera mi sono ritrovato attorno al  tavolo della mia cucina con i miei due coinquilini francesi, due loro amici connazionali, ed una simpatica ragazza turca dagli occhioni verdi, Sena. Seduti in due gruppi, ogni gruppo col suo pc, hanno iniziato a programmare viaggi da qui a dicembre. Hanno prenotato biglietti e ostelli  per Vilnius, Praga, Danzica, Bratislava. E mi sono ritrovato a invidiarli di brutto,  veramente tanto.

Ma non solo per i viaggi, ho viaggiato tanto anche io d’altronde.  L’esperienza che stanno vivendo è fantastica. Il solo ritrovarsi fianco a fianco con gente proveniente da tutto il mondo, assorbirne la cultura, condividerne i giorni e le sere, e le notti, stringere amicizie così intense, vivere per un anno la vita al 100%, divertirsi everyday, in piena libertà, senza nessun pensiero oltre a quello di godersela, con criterio, perché non ho ancora visto nessun ragazzo sconsiderato fino ad oggi.

Riflettendoci nella mia vita non c’è stato un periodo  in cui me la sono goduta così. Da pochissime di tutte le esperienze  che ho fatto, e ne ho fatte così tante che quasi mi vergogno anche a lamentarmi, posso dire di avere tratto il massimo, il 100%. Per tanti motivi, di diversa natura.

Ho tanti rimpianti. Troppi treni, di tutti i tipi, mi sono passati davanti, ed io sono sempre rimasto fermo, seduto in quella panchina della stazione, stringendo in mano il mio biglietto (perché le possibilità le ho avute) e guardando con rammarico e rassegnazione l’ultimo vagone pieno di gente festante scomparire in lontananza,  pensando, illudendomi e sapendo di farlo,  che il prossimo sarebbe stato quello giusto.

 

Ciao Elii, e grazie di tutto.

Riccarduzzo ne era un fan-atico. Ma fu Vanni a farceli amare facendoceli ascoltare di continuo per un’intera estate. Li cantavamo tutti in coro, in macchina, sempre.

Io comunque li avevo già amati a Sanremo per  La terra dei cachi quando solo un voto truccato riuscì a togliergli la vittoria, e per le indimenticabili  sigle di Mai Dire Gol: Amico uligano, Il concetto di banana, Balla col Barlafus.

Elio e le Storie Tese si sciolgono.

Li ricorderemo sicuramente per le loro canzoni surreali ma dal grande contenuto neanche troppo velato, e anche per la loro grandissima tecnica musicale.

Ci hanno lasciato veri e propri capolavori come Tapparella, Carro, Il vitello dai piedi di balsa (in duetto con Ruggeri), Cassonetto differenziato per il frutto del peccato, John Holmes, ma soprattutto Cara ti amo e Servi della Gleba (con il mitico balletto annesso), veri e propri inni sulla condizione maschile nel rapporto uomo-donna.

Beh, io me li ricordo anche per Ti amo campionato, che ogni tifoso italiano onesto conosce bene e rispolvera quasi ogni domenica, almeno fino all’avvento del VAR.

 

L’occhio spento e il viso di cemento
lei e’ il mio piccione io il suo monumento

Servi della Gleba

 

Nel boschetto della mia fantasia
c’è un fottio di animaletti un pò matti inventati da me,
che mi fanno ridere quando sono triste,
mi fanno ridere quando sono felice,
mi fanno ridere quando sono medio;
in pratica mi fanno ridere sempre.

Il vitello dai piedi di balsa

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