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una vita non basta

Just hang on and suffer well

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Racconti

Episodio 34 – Tempismo

-Marco? Ma..ma…

-Si, hai capito bene

-Quindi….

-Si Lucia, io e Susannah..

-Come scusa?!? Puoi ripetere? No, aspetta, fammi capire…

Marco scoppiò in una fragorosa risata, una risata di evidente origine nervosa.Aveva cercato in tutti i modi di spiegare con calma la situazione a Lucia, era andato a trovarla pure a casa ma senza risultato.Ora invece ne aveva l’opportunità malgrado la situazione non fosse delle migliori, si trovava nell’altrio di un palazzo, con un figlio in arrivo, la compagna stesa a terra sofferente e la sua ex migliore amica d’infanzia inebetita ad assistere alla scena.

-Aspetta. Stai zitto e smettila di ridere, non ti sopporto quando ti comporti così. Spiegami tutto con calma! Che fine ha fatto Carla? E questa chi è? Da dove salta fuori? E’ incinta! Anzi è quasi arrivata allo step successivo! Marco! Cosa diavolo hai combinato??

Le sirene dell’ambulanza arrivarono in soccorso di Marco che riuscì a spostare l’attenzione sulla povera Susannah. La ragazza intanto respirava a fatica stesa a terra e impegnata com’era a sopportare il dolore quasi  non aveva fatto caso a loro.

-Non pensare di farla franca. Appena uscirai dalla sala parto mi dovrai spiegare tutto…

-Non vedo l’ ora Polpetta! Sono giorni che t’inseguo cercando di spiegarti tutto…

-Vai. Altrimenti ti prendo a sberle!

Marco salì in ambulanza con Susannah e partirono in tutta fretta per l’ospedale. Lucia invece rimase lì in balia dei suoi pensieri, confusa. Si sedette su un gradino della scala che portava al piano superiore, testa poggiata sui palmi delle mani, cercando di trovare il filo della storia. Non ci riuscì. Ritornò sulla terra quando si sentì toccare una spalla. Era una signora, sui cinquanta, che carica di borse della spesa non riusciva a passare. Lucia chiese scusa, si alzò liberando la scala e guardò l’orologio. Si accorse che aveva passato lì quasi un’ora e di getto uscì in strada e fermò un taxi.

– All’Ospedale, grazie.

Disse all’autista nel suo perfetto inglese senza lasciar trasparire nessuna emozione.

Giunta a desitnazione corse subito verso il reparto di ostetricia dove trovò Marco che passeggiava freneticamente avanti ed indietro per il corridoio, non gli avevano acconsentito di entrare forse, o forse lui non se l’era sentita.

-Eccoti. Ti va adesso di spiegarmi con calma cosa sta succedendo? E che fine ha fatto Carla?

Marco, finalmente fermo, la guardò rassegnato, sospirò, la invitò a sedersi accanto e cominciò a raccontarle tutto, questa volta per davvero, questa volta dall’inizio.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 33 – Contrazioni

Trovarlo non era stato difficile, uscendo da casa la sera precedente si era subito accorta di quel pezzo di carta poggiato sopra uno dei vasi che decoravano il corridoio del suo piano. La calligrafia l’aveva riconosciuta subito, la via ovviamente no, ma questo non sarebbe stato un problema, l’avrebbe consegnato così come era al tassista. Lo mise subito in tasca facendo in modo che Ferenc non se ne accorgesse.

L’indomani mattina uscì dunque a chiudere i conti col suo passato, così come il suo uomo le aveva consigliato. Il tragitto non fu lungo e la corsa non fu cara, uno scherzo rispetto agli standard italiani. Il tassista la lasciò proprio davanti l’ingresso dell’edificio ed in cambio ebbe una cospicua mancia, Lucia ancora non riusciva a orientarsi bene con la diversa valuta.

La porta del palazzo era solo socchiusa, era una fortuna, Marco si era scordato di inserire il nome del citofono nel foglietto. Entrò, ma si arrestò subito. Una donna era sdraiata sull’ultimo gradino, sofferente. Guardò meglio, la donna aveva un pancione e respirava in maniera compulsiva. Lucia capì subito, stava per partorire. Le si avvicinò, cercò di rincuorarla e chiamò subito Ferenc chiedendogli di far arrivare un’ambulanza in quel posto, gli lesse l’indirizzo dal foglietto che teneva ancora in mano.

– Fai presto! Poi ti spiego tutto.

Mise giù il cellulare e non sapendo come rendersi utile in attesa dell’ambulanza cominciò a suonare tutti i citofoni in cerca di aiuto. Solo al terzo tentativo rispose la voce di un uomo:

– Si?

Lucia non poteva crederci, un italiano?

– Ei ma sei italiano? Scendi subito, ti prego, c’è una ragazza che sta male, sta per partorire proprio qui davanti.

Sentì il brusco rumore del citofono che sbatteva contro il muro, e pochi minuti dopo anche un rumore di passi che scendevano a gran velocità la scala e una voce che urlava:

– Susannah! Susannah!

Mai Lucia si sarebbe aspettata di ritrovarsi davanti proprio lui, Marco.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Episodio 32 – Confessioni prima di cena

– Va bene, allora parto dalla quercia. La storia è iniziata così, noi due bambini che in bicicletta affrontavamo le curve del paese, io che sognavo in grande, lui che era stramaledettamente legato al suo metro quadrato di terra. Sono andata, anzi direi scappata in città per cambiare vita, e lui è ripiombato egoisticamente sul mio cammino proprio prima di stabilirmi qui. In realtà è proprio per colpa sua che sono finita qui, per dimenticarlo, per non vederlo sposarsi con la mia migliore amica. Certo che se fosse un film ci sarebbe da ridere, eppure è tutto vero. Lui lì davanti a me, promesso sposo dell’unica persona che è riuscita ad accogliermi in quell’ufficio. Non lo so cosa vuole oggi, non lo so perché è venuto qui. Io non so più niente. Non so se alla fine si sia più sposato, non ho sentito più nessuno da allora. In Sicilia me lo sono ritrovato in ospedale, come una zavorra da cui non riesci a staccarti. Ha provato a parlarmi più volte ma io non l’ho voluto mai ascoltare finchè l’ho pregato di andare via, poco prima che tu fossi dimesso. Suppongo che io abbia solo paura, paura di sentire ciò che ha da dirmi, paura di ripiombare nella confusione e nell’incertezza una volta che ho trovato la mia via qui con te.

– Forse dovresti parlargli, capire cosa vuole, perché è qui. Devi imparare ad affrontare le tue paure, se vuoi viverti il presente devi chiudere con il passato.

– Tu mi dici che dovrei far pace con il mio passato, io invece penso solo ad andare avanti. Marco è la mia bestia nera. Io non lo voglio nel mio presente. Sono stanca di confrontarmi con il mio passato. Godiamoci la vita, andiamo oltre. Usciamo, beviamoci qualcosa e non pensiamoci più. Adesso sai tutto e sai anche che l’unica cosa che voglio sei tu, siamo noi. Mi sembra di averlo dimostrato stasera.

– Ok, basta così, mi è tutto chiaro. Non posso obbligarti a farlo ma sappi che io non sarei d’ostacolo a questa ipotesi. Pensaci su, intanto  facciamo che usciamo a cena adesso, sto veramente morendo di fame.

Lucia rispose con un sorriso, in fondo anche a lei era venuta una gran fame. Si alzò dal divano e si incamminò verso la camera da letto con l’intento di indossare qualcosa di carino per la cena. Davanti l’armadio aperto non riusciva a concentrarsi su cosa indossare, pensava soltanto a quanto fosse fortunata ad avere accanto un uomo come Ferenc, e a come in realtà lui avesse avuto ragione anche quella volta. Forse doveva davvero chiudere definitivamente con il proprio passato per godersi totalmente il presente e pensare al futuro. Forse avrebbe davvero dovuto parlare con Marco e chiarire tutto. Magari l’avrebbe cercato l’indomani, sperando che non fosse già partito. Doveva farlo. Ora ne era sicura.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

Episodio 31 – A tu per tu

Lucia fece entrare Marco accompagnandolo in cucina dove prese posto sulla sedia disposta sul lato lungo del tavolo. Con un po’ di imbarazzo Lucia si sedette invece a capo tavola.

-Non mi offri nemmeno un caffè?

-Devo?

-No non devi, però se lo metti su lo prendo volentieri.

-No, non mi va di offrirti un caffè e nemmeno un bicchiere d’acqua. Vorrei solo che andassi via velocemente, non abbiamo niente di cui parlare.

-E così per te non abbiamo niente da dirci? Quello che è successo in Sicilia quindi per te non ha nessun significato?

-Marco, è stato uno scherzo del destino, quel birbante me ne fa di continuo! Non pensare che sia qualcosa di più di una coincidenza.

-Dai scema! Sei più bella quando sorridi…

-Non sto sorridendo, anzi, penso che mi metterò ad urlare se non vai via. Ti prego, vattene.

-Lucia sono venuto fin qui a parlarti, me li merito almeno cinque minuti della tua attenzione? O no?

Il campanello della porta rispose al suo posto.

-E’ sicuramente Ferenc! Come la mettiamo adesso? Sei contento di avermi creato questo casino?

Non gli diede neanche il tempo di rispondere, si alzò ed andò ad aprire la porta. Lucia lo travolse subito di tante informazioni e così velocemente che Ferenc non riuscì a capirci nulla, ne intuì il senso quando, una volta appeso il soprabito, si ritrovò un uomo davanti. Capì subito, del resto ne aveva sentito parlare e aveva saputo della sua presenza in ospedale in Sicilia.

-Lei è Marco vero?

-E lei è Ferenc immagino, piacere.

Si strinsero la mano e Lucia rimase a guardarli in silenzio, erano così diversi, ma li aveva amati entrambi.

-Mi scusi, sono arrivato senza preavviso, dovevo giusto scambiare due parole con Lucia.

-Saranno questioni importanti visto che l’hanno portata fino a qui.

E così dicendo Ferenc si avvicinò a Lucia, passandole un braccio dietro la schiena. Lei trasalì, aveva paura di quello che poteva accadere, di dove avrebbe portato quella conversazione tra i due, e quell’abbraccio servì a rassicurarla. Guardò Ferenc con gratitudine.

-Beh, si, una questione importante di cui vorrei parlarle in privato.

Quel braccio dietro la schiena fu però una mossa da abile scacchista. Lucia interruppe la conversazione rivolgendosi perentoria verso Marco:

-No Marco, non ho tempo né voglia. Scusami adesso ma devo invitarti ad andare. Mi spiace.

Marco accusò il colpo ma non le diede ulteriori soddisfazioni. Con freddezza e dignità salutò entrambi e si diresse verso l’uscio.

-Salutami tanto Carla.

Riuscì a dirgli in maniera altezzosa Lucia prima che lui si richiudesse la porta alle spalle. Ora però doveva raccontare tutto a Ferenc. Lo avrebbe già dovuto fare da un po’, ora non poteva più rimandare. Si girò verso di lui e subito gli sembrò più distante, con un sorriso tirato in viso.

-Adesso però voglio sapere tutto.

Le disse.

Si sedettero sul divano in posizione comoda, come se già sapessero che ne avrebbero parlato per un po’, e Lucia cominciò a raccontare…

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci  

 

Episodio 30 – Passato in sospeso

-Si zia! Si tutto bene… tranquilla… davvero…

-Da quando hai fatto quell’incidente in Sicilia ogni volta che non mi rispondi al telefono penso al peggio.

– Non devi preoccuparti zia, e poi lo sai no? Se mi dovesse capitare qualcosa verresti a saperlo immediatamente!

-Certo cara. Ma poi? Com’è proseguita la vacanza? Dai su racconta!

-Beh, Ferenc per fortuna si è ripreso prima del previsto, dopo una settimana siamo stati entrambi dimessi senza eccessive conseguenze, la decisione di rimanere è stata naturale. L’unico problema è stato chiedere ulteriori giorni di ferie, lui non ha avuto problemi in questo, io invece ho dovuto penare un po’ ma alla fine mi sono state accordate anticipando quelle non ancora maturate.

-Brava Lucia! E’ questo lo spirito con cui ho cercato di farti crescere, è così che voglio sentirti.

-Mi manchi zia. E poi  mi fai ripensare a quei momenti. Ero felice! Finalmente ho capito cosa si prova ad esserlo, è una sensazione bellissima. Pensa che usciti dall’ospedale siamo andati subito al B&B che avevamo prenotato, ci hanno accolti a braccia aperte, si sono presi cura di noi nonostante il paese fosse in fermento per la festa degli aquiloni, sono stati veramente ospitali e abbiamo trascorso dei giorni meravigliosi.

-Cos’è la festa degli aquiloni?

-E’ un evento che si tiene una volta l’anno, sta diventando una tradizione, richiama professionisti da tante parti del mondo e accoglie una moltitudine di turisti. Che bello zia! Guardavi il cielo e vedevi tante macchie colorate di tutte le forme possibili, come in un sogno. Siamo tornati bambini, camminavamo sempre con il naso all’insù. E poi non puoi neanche immaginare le prelibatezze che ho mangiato: pesce di ogni genere, ed i dolci: cassate, cannoli…

-E la colazione? Ricordo che anni fa, quando lo zio mi portò in Sicilia, la colazione era qualcosa di speciale!

-Oh si zia, ogni mattina una granita diversa: al limone, alla fragola, alla mandorla, all’anguria e a chissà cos’altro, e io ci inzuppavo anche quelle prelibate brioches. E poi i cornetti, qualche piccola pasta, che loro chiamano piccola ma non ha niente a che vedere con la nostra piccola pasticceria…

-Senti piccola, ma…

-Dimmi zia!

-Come mai mi ha chiamata Marco?

-Eh… zia…Scusa devo andare! Stanno suonando alla porta! Ci sentiamo presto…ah! Non dimenticarti che ti voglio bene.

“Prima o poi dovrò affrontare anche questa questione” pensò Lucia riattaccando la cornetta e correndo verso la porta di casa. La aprì con estrema sicurezza.

-Ferenc, amore!?? Sei tu??

-Ciao Lucia….

-Marco! Che…che ci fai tu qui? Come hai fatto a trovarmi?

-Pensi davvero che sia stato difficile? Ti prego adesso, fammi entrare e chiariamo tutto! Non hai ancora risposto a quella mia domanda. Non me ne andrò finchè non lo farai.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 28 – In partenza

“Allora vediamo…Un costume basta? O forse è meglio due?!? Oddio che dubbio…Un copricostume, un asciugamano che non si sa mai… che emozione, tra qualche ora saremo in partenza. Sarà la prima delle prime, la prima volta in Sicilia, il primo viaggio con Ferenc, la prima volta in vacanza al mare. Mi viene in mente quella frase di quella canzone, diceva “ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà”, sono sicura che sia proprio così”

-Ferenc! Sono pronta! Dove sei??

-Lucia…Sono qui sotto da dieci minuti, ti ho chiamata ma non hai risposto.

-Ah, mmm, scendo subito.

– dai sbrigati, si parte! Finalmente in vacanza,  io e te. Noi.

-Sto scendendo.

“Noi, Ferenc pensa già ad un Noi…”

-Hai preso tutto? Hai spuntato la lista che ti ho mandato ieri? Io la uso sempre. Per me è utilissima.

-No Ferenc, non l’ho fatto, a me piace partire così, preparare le cose all’ultimo, mettere la mente in modalità ferie e via.

-Speriamo che tu non abbia dimenticato qualcosa di essenziale, non vorrai mica rischiare di rovinarti la vacanza.

-Ah!ah!ah! No tranquillo, non potrei mai farlo! Non …

Lucia non fece in tempo a finire la frase che  Ferenc la baciò teneramente.

Scesero dal taxi e valigie alla mano s’incamminarono verso il check-in dell’aeroporto. L’imbarco ed il volo durarono davvero poco, o meglio, a loro sembrò così. D’altronde il tempo non è forse la distensione dell’anima?

-Caspita Ferenc, questo volo è volato.

Una risata fragorosa si alzò anche dalle postazioni dei loro vicini che pur non volendo ascoltarono l’  esternazione che nella sua testa non era certo nata come una battuta. La felicità rende iperattiva la mente, fa diventare tutto più semplice, fa miracoli.

Lucia arrossì di vergogna, ma tramutò l’imbarazzo in un sorriso che contagiò anche Ferenc.

“Certo che quando sorride è veramente affascinante” pensò.

Scesero dall’aereo, l’area fresca che li accarezzò sapeva già di mare. Presero i bagagli e uscirono dalla sala degli arrivi passando davanti ad un bar. Arancine, calzoni, cannoli…la loro vista metteva fretta a Lucia di mettersi subito all’opera.

-Bene, e ora?

-Usciamo da qui e prendiamo un taxi, che la vacanza abbia inizio.

 

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 27 – Stand-by Sicilia

-Ferenc? Ciao. Come stai? Hai già sentito la novità?

-Ho letto giusto qualcosa, ma di solito non dò molto credito a queste notizie, li conosco bene i media ungheresi…Posso solo immaginare cosa stai provando, ti senti al centro di un ciclone, però  devi mantenere la calma, avere pazienza e lasciare passare il tempo, vedrai che tutto si risolverà. Non rispondere mai alle domande che ti vengono fatte, lascia fare tutto agli avvocati della tua azienda. Non preoccuparti più del necessario, sono cose che possono facilmente accedere in questo ambiente. Fatti forza, e ricordati che io ci sono sempre per qualsiasi cosa.

Ferenc era riuscito a darle quello che sperava, un po’ di serenità.

Ma chi poteva esserci dietro a tutto questo? Che aveva fatto di male a questa sedicente blogger per essere trattata così?  E tutti quei giornalisti poi, sempre in cerca dello scoop, dello scandalo … bastava scavare un po’ nel suo passato per accorgersi che lei non amava le pellicce e aveva persino già partecipato ad una campagna contro questi allevamenti intensivi. Ma vabbè, la verità sarebbe presto venuta a galla.

Accese il pc ed iniziò a cercare informazioni in merito, voleva vedere fin dove si erano spinte le polemiche e le accuse. Leggendo riuscì a sorriderci sopra, ma in generale provò soprattutto rabbia per tutte quelle falsità.

Link dopo link un fastidioso  pop-up si impossessò del suo desktop, “Stacca la spina e vieni al mare” recitava la pubblicità.

Chiuse la pagina, una, due, tre volte, alla fine la curiosità la fece da padrona. Fu una foto ad attirarla più di tutto: la finestra che s’affacciava sul mare, una sedia lì accanto, quell’immagine, creata ad arte per attirare il visitatore, le faceva tanto pensare alla soffitta, a quando si chiudeva in soffitta con Marco giocando e scambiandosi promesse.

I ricordi dell’infanzia ricominciarono a tornarle in mente e Lucia si abbandonò ad essi, così tanto che non si accorse del tempo trascorso, dei colleghi che dopo averla inutilmente salutata si erano diretti verso casa. Lei era ancora davanti al pc con la mente lontana.

Un battere di nocche la riportò di colpo alla realtà.

– E’ permesso?

-Ehi Ferenc, sei tu. Ciao, cosa ci fai qui?

-Sono venuto a portarti via da qui, andiamo a cena a casa mia, io e te, ti va?

-Si dammi solo un minuto.

Mentre Lucia sistemava la scrivania e si apprestava a spegnere il pc, per l’ultima volta guardò quelle foto di un carinissimo B&B in Sicilia. “E se staccassimo la spina così?” pensò.

-Sono pronta, andiamo. Non vedo l’ora che questa giornata sia finita…

-Stasera ti farò assaggiare i miei spaghetti al ragù, spero che per te vada bene, la cucina tipica italiana per farti sentire a casa.

-Più che di sentirmi a casa in questo momento mi piacerebbe fuggire al mare, in una bella spiaggia. Sarebbe davvero l’ideale per rilassarmi e riacquistare le energie.

-Dove?? Al mare? Non ti sembra un po’ presto per organizzare le vacanze?

-Ho bisogno di staccare la spina. Partiamo! Anche solo tre giorni, andiamo in Sicilia, sole, mare, buon cibo e posti meravigliosi. Ti va? Guarda qui, che incanto!

Invitò Ferenc a girare dietro la scrivania e guardare quelle foto che tanto l’avevano meravigliata in quelle ultime ore.

-Ma si! Perché no? Pensandoci anche io ho bisogno di un po’ di relax, e poi ho così tante ferie arretrate…bene allora, è deciso. Il dopocena lo impegneremo nell’organizzazione e prenotazione di questa vacanza. Che ne dici?

-Dico che sarebbe proprio perfetto. Non sto già nella pelle.

E si avviarono verso casa.

Fu una serata speciale. Una cena deliziosa accompagnata da dell’ottimo vino, forse bevuto in quantità eccessive. Non fecero neanche in tempo a sparecchiare che passarono ad un bollente dessert. Solo dopo si preoccuparono con tutta calma di prenotare aerei e b&b, in fondo l’indomani era domenica.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Episodio 25 – Colazione in hotel

-Lucia?

-Si buongiorno, Lei è?

– Sono Sissi.

-Mmh..si.. Sissi. Mi scusi, ma non riesco a collocarla…lei mi cerca per…

-Oh si certamente! Ora le spiego tutto. Le va di fare colazione insieme? Ho come l’ impressione di averla buttata giù dal letto…però so dove alloggia, potremmo vederci in hotel per la colazione, tanto è aperta al pubblico esterno.

-Beh, si, va bene, per la sveglia non si preoccupi, ci ha già pensato una telefonata da casa…

Sissi le stava simpatica, così a pelle, aveva una voce cordiale e allegra, ma cosa voleva da lei? E poi chi era? Come faceva ad avere il suo numero di telefono? Insomma…da dove diavolo saltava fuori? E poi…quante persone a Budapest parlavano italiano?

Il passo felpato ma ancora un po’ dormiente di Lucia stonava al fianco dell’ eleganza di quella donna. Lucia cercava di decifrarne i movimenti per poter carpire qualche informazione in più, ma nulla, ogni tentativo risultava vano, se solo non si fosse alzata con il piede sbagliato…

Mentre scaldava i suoi toast, ancora non sveglia del tutto, pensava al fatto che doveva imparare a spegnere il telefono prima di coricarsi la sera, solo così avrebbe potuto riposare decentemente.

-Mi scusi… signora… I suoi toast…

-Mmmhh sì?!? Sono i miei, un attimo…

-Sì sì ho capito che sono i suoi, ma stanno bruciando…

-Ecco. Mi scusi. Mi scusi…Grazie.

Tornò al tavolo con due toast dalla crosta nera.

-Eccomi. Sono tornata. Mi scusi se sono troppo diretta. Posso chiederle il perché di questo incontro?

-Certo… Ha ragione, avrei potuto raggiungerla in ufficio, ma sa, è una questione un po’ delicata. E  poi non vorrei metterla in imbarazzo, so che è appena arrivata.

Per Lucia quelle parole ebbero lo stesso effetto di due caffè. Una questione delicata. Per lei che progettava campagne pubblicitarie e ridisegnava la moda. Oddio. Questa cosa si stava dimostrando solo una scocciatura.

-Senta, venga dritta al sodo. Così risolviamo la questione il prima possibile.

-Va bene. Come vuole, anzi posso darti del Tu?

-Certo. Dimmi.

-Il dr. Nemecsek è stato il mio compagno fino a qualche giorno fa.

Eccola là. Un copione già visto, una scena già vissuta che si stava ripresentando, il sogno della notte scorsa.

-Ehm. Sì. E da me di preciso, cosa vuoi?

-Siamo donne adulte, parliamoci chiaro… Era già da un po’ di tempo che io e Ferenc non andavamo più d’accordo o perlomeno  i nostri sentimenti erano un po’ scemati, un po’ troppo forse. Avevamo pensato di sposarci solo per provare a riaccendere la vecchia passione ma alla fine abbiamo capito che era la cosa più sbagliata che potessimo fare, sarebbe stato come prenderci in giro. E poi a complicare tutto si è aggiunta la sua situazione familiare, e la mia lavorativa, insomma…ci siamo accorti che le nostre strade si stavano inesorabilmente dividendo. Comunque siamo e spero che resteremo buoni amici. Io sono in partenza, sono stata trasferita nella sede centrale di Londra della mia azienda.

-Mi dispiace, ma continuo a non capire cosa c’entri io in tutto questo…

Mentre pronunciava queste parole vide il presagio di scenari apocalittici, lei che tirava brioches e caffè allungato addosso alla sua rivale, la quale, in preda ad una eccitazione hulkaniana, reagiva alzando il tavolo e scaraventandoglielo addosso. Una normalissima scenata di gelosia all’italiana.

E invece no.

-Hai ragione, posso immaginare la tua confusione, ma lasciami finire…

-Certo, certo… scusami…

-Sono qui, per dirti che hai carta bianca. Che da quando Ferenc ti ha conosciuta è come rinato. Ha ritrovato la voglia di vivere e di combattere, si è riavvicinato alla famiglia.
Insomma hai innescato in lui un potere catalizzante nei confronti dei sentimenti, mi verrebbe quasi osare dire di vederlo innamorato. Mi ha anche parlato molto di te ed è per questo che, senza che lui ne sappia niente, sono venuta qui. Io non voglio farlo soffrire, tra noi il fuoco è ormai spento. Io sto partendo e per quanto può valere volevo solo darti la sicurezza che non mi sentirei tradita nel caso nascesse qualcosa tra voi.

Passò almeno un minuto prima che Lucia, allibita, rispondesse. Forse si prese giusto il tempo di pesare le parole.

-Senti, io non so cosa ti abbia detto lui. Ti ringrazio di queste belle parole ma io non ho al momento nessuna intenzione di intraprendere una storia con qualcuno. Sono fuggita dall’Italia anche per questo. Il dr. Nemecsek non è poi un pacco postale. Comunque, ti ripeto, apprezzo il tuo gesto ma ora devo andare, il lavoro mi chiama.

-Certo, scusami per il disturbo. Buona Giornata! E’ stato un piacere conoscerti.

Rientrando in camera per prendere la borsa Lucia si rese conto che sì, è proprio vero che ogni Paese ha la propria cultura. In Italia mai e poi mai le due rivali in amore si sarebbero incontrare per un colloquio tanto surreale. Mai si sarebbe aspettata di trovarsi di fronte  una donna come Sissi. Questo Paese iniziava proprio a piacerle.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 24 – Una mattina qualunque

-Ciao Mamma! Si si qui tutto bene. No non ho ancora trovato qualcuno che voglia impalmarmi. Si si tranquilla mangio e dormo. No non ti preoccupare, è tutto apposto. Ok, mamma, ci sentiamo, ora devo scappare. Si mamma, mi copro così non prendo freddo. Ok mamma, ciao ciao cia cia.”

Al mattino è già dura digerire la sveglia, figurarsi la telefonata di una mamma apprensiva.

Basta poco però per riportare Lucia alla realtà. Sente in lontananza un susseguirsi di clacson, rumori che provengono dalla strada. “Oddio. Cosa diavolo sta succedendo?”.  Con non poca fatica si avvicina alla finestra dell’ hotel e “Caspita, è proprio vero, il caos cittadino regna sovrano in ogni luogo evoluto.”

Con non poca forza di volontà scende nella hall e con sua grande sorpresa si ritrova davanti Matòs.

-Ma buongiorno… Cosa ci fai qui?

-Volevo controllarti più da vicino…

-E perché avrei bisogno di essere controllata? No, fammi capire, io sono il tuo capo, non è il contrario…”

-Dai Lucia, non essere così fiscale…Anzi, Capo! Rilassati…Va beh, io vado eh! Ci vediamo più tardi in ufficio…”

Matòs non le da neanche il tempo di rispondere, raccoglie lo zaino che aveva poggiato a terra e se ne va.

Un brontolio allo stomaco le ricorda che è l’ora di mettere qualcosa sotto i denti. Nella sala della colazione non riesce a smettere di pensare al motivo per il quale Matòs fosse andato lì, la sta veramente controllando? E’ veramente interessato a lei? Crede che ci sia qualcosa di strano, c’è un qualcosa che stona… ma non riesce a capire cosa. L’odore di bruciato la riporta alla realtà, sta bruciando i toast. E’ lì intenta a toglierli dal tostapane quando si sente toccare la schiena e poi rivolgere in un traballante italiano:

-Lei è Lucia vero? Io sono la fidanzata del dott. Nemecsek e sono qui per informarla che il prossimo autunno convoleremo a nozze…”

“Oddio no ti prego, questa sceneggiatura l’ho già vissuta”. Cerca di non far trasparire nessuna emozione e risponde con un tono pacato che stupisce prima di tutto se stessa.

-Beh, e io cosa posso fare per lei? Vuole che venga in chiesa a spargere petali di fiori? Beh, se così fosse le chiedo la cortesia di dirmi in anticipo quali sceglierà perché purtroppo soffro di un’acuta allergia al polline…No aspetti, vuole forse che la aiuti con le bomboniere? Gli inviti? Il menù? Senti, parliamoci chiaro, da donna a donna. Io non voglio portarti via nessuno. Io non ho intenzione di rubarti l’uomo, ferirti, causarti crisi isteriche o chissà cos’altro. E’ stato un caso che mi trovassi lì ieri sera, se non ti ha cercata chiedi a lui il perchè e non a me. Detto questo, scusami ora devo andare. Buona Giornata.”

Lucia abbandona con non poca tristezza nel cuore la colazione, raggiunge la camera e si prepara in fretta e furia. Ufficio. Prossima destinazione ufficio. Per strada si sarebbe fermata alla pasticceria lì accanto e si sarebbe concessa una dose eccessiva di zucchero, era il minimo. Se queste erano le premesse la giornata non avrebbe offerto nulla di buono, anzi.

-Posso offrirti qualcosa?”

Lucia, intenta ad ordinare un tortino al cioccolato che sembra quasi chiamarla, è sorpresa di rivederlo lì:

-Grazie, sono in grado di badare alle mie necessità myself. Non mi serve il badante. Per favore. Stammi lontano, perché oggi ti scortico vivo, e non lo faccio in una sala disinfettata e con i guanti fino al gomito, lo faccio qui, per strada in mezzo alla gente. Levati di torno.”

DRIIIIIN!

“Diavolo! Cos’è tutto questo baccano adesso??”

Lucia si rigira, allunga la mano verso il comodino con gli occhi ancora chiusi cercando di trovare il telefono!  “Oddio..mamma?…ma che ora è?”

-Ciao Mamma! Si si qui tutto bene…

 

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

 

Episodio 23 – Una mamma difficile

“Ragazzi non riesco a raggiungervi, ci vediamo domani in ufficio.”

Lucia mandò un messaggio su Whatsapp a Matòs sperando che lui non rispondesse, cosa che invece fece dopo neanche un minuto:

“Ehi… Ci bidoni per il bel dottorino eh? Va bene, a domani, eh.. Divertiti…”

A Lucia parve che Matòs non fosse minimante infastidito per avergli dato buca, ma lasciò correre, non era tempo di preoccuparsi del proprio ego, non poteva e non voleva, e poi tutta quella confidenza che lui aveva preso in così poco tempo non le faceva poi tanto piacere, la infastidiva un po’ in realtà.

“Senti Ferenc, possiamo andare da lei? Adesso intendo.”

“Si… Non so se è il caso vista l’ora, però se proprio vuoi possiamo provarci”

La sua espressione non lasciava trasparire nulla di buono. Lui era un dottore affermato, era in grado di vivere con distacco le malattie dei pazienti, sicuramente sarebbe riuscito ad essere professionale anche in questo caso, anche adesso che la paziente era sua mamma.

“Vieni prendiamo la mia macchina, così arriveremo prima.”

Il percorso in macchina fu particolarmente imbarazzante. Ferenc non proferiva  parola e Lucia iniziò a pensare di essere stata fuori luogo con quella richiesta, pensò “Per me è solo una signora tanto dolce quanto simpatica, non siamo legate a doppio filo da nulla, chissà come mai me la sono presa tanto a cuore…certo che vederlo così triste…”

“Ehi…Mi racconti un tuo ricordo da bambino?”

“Perché mi fai questa domanda?”

“Perché quando sono triste vado a ricercare nella memoria un momento che mi ha reso felice, così solo per non dimenticare mai la sensazione che si vive quando si sta bene, quando siamo circondati dalle persone che ci amano.”

“Lucia, non so se la mamma supererà le quarantotto ore. La situazione è compromessa, l’ictus è stato davvero forte, la sua salute è precaria. Sono un medico, riesco a vedere la situazione in modo razionale. Fa male, ma la morte è parte integrante della vita…Sai perché ti sto portando da lei?”

“Beh,  te l’ho chiesto io… Forse perché… No non lo so…”

“Da quando vi siete incontrate mi ha parlato spesso di te, penso che abbia visto in te la figlia che non ha mai avuto ma che ha sempre desiderato. Da giovane, quando io ero ancora piccolo, la mamma ha avuto un esaurimento. Per un periodo di tempo, prima che gli ospedali diventassero parte integrante della sua giornata, si era convinta che io fossi una femmina, così mi vestiva da bambina, voleva che io mi comportassi da tale, non mi faceva giocare con gli amici a pallone…Ho solo un vago ricordo di quel periodo. Mia zia, la sorella di mia mamma, mi è stata accanto. Ricordo che per un periodo di tempo andai a vivere con lei ed i miei cugini mentre mio padre si occupava di mamma facendo spola tra le varie cliniche. Ci mise del tempo a riprendersi. Io ormai ero cresciuto ed in me si fece sempre più forte la convinzione che sì, da grande avrei fatto il dottore per curare le sofferenze degli altri. Ripeto, non mi ricordo molto ma so che inconsciamente quel periodo mi ha segnato per sempre.”

Erano giunti in ospedale e scesero dalla macchina, “Su forza entriamo.”

“Dottore, buonasera…”

Uno stuolo di infermiere  e dottorandi  accolsero il medico con grande reverenza, ma Lucia notò anche un pizzico di  compassione, sicuramente per via di quella situazione delicata.  Era il modo per fargli sentire la loro vicinanza. Dovevano volergli molto bene.

La clinica era ben tenuta,  ricca di decorazioni, non odorava di disinfettante, i muri non erano di quel verde tipico degli ospedali ma esplodevano dei vivaci colori dell’arcobaleno.  Non pensava che avrebbe potuto mai vedere cose del genere.

“Vieni Lucia, di qua…”

Entrarono in stanza. Una serie di tubi circondavano il viso della signora. Gli occhi chiusi ed i macchinari accanto al letto riportarono Lucia alla realtà. Si avvicinò e le prese la mano, accarezzandola sussurrando le disse:

“Signora, sono Lucia, si ricorda? Ci siamo conosciuti in aereo.”

Una debole stretta comunicò a Lucia che si, la signora l’aveva sentita e l’aveva riconosciuta, e Lucia si convinse che era felice di rivederla. Poi alzò gli occhi e si accorse che anche il sig. Nemecsek era lì, seduto in un angolo, angosciato,  a vegliare sulla moglie. Si avvicinò e lo abbracciò.

“Siamo qui, in attesa… Ferenc continua a dire di farmi forza, che lei non ce la farà, ma io ci spero ancora. Mia moglie ha avuto parecchi problemi di salute e li abbiamo sempre superati insieme, non voglio credere che non ce la faremo anche questa volta. Mio figlio è più duro,  ha un carattere molto simile a quello della madre, ha anche sofferto molto per il loro rapporto…io… io lo capisco.. però io…”

Lucia gli asciugò le lacrime, lo rincuorò e lo abbracciò per poi dirigersi verso l’uscita. Ferenc aveva assistito alla scena ma si era dileguato verso il corridoio prima che lei si voltasse verso di lui. Lucia lo trovò lì, mentre fumava pensieroso alla finestra.

“Eccoti, ti ho trovato… Certo che un dottore con la sigaretta tra le mani, stoni eh…Non entri? Non credi di essere nel posto sbagliato?”

“Facile per te. Mio padre ti ha convinta eh? Sono la pecora nera, quello che non fa altro che sbagliare.. La persona che mi ha fatto da madre è mia zia… Io considero lei come madre, non quella donna che…”

Una lacrima fece capolino su quei lineamenti duri.

“E’ inutile che fai il duro, fa male anche a te. Avrai pure sofferto in passato, puoi avere mille ragioni, ma lei è tua madre, la persona che ti ha messo al mondo, e tu non riesci a fregarmi, si vede lontano un miglio quanto stai soffrendo per lei, su dai, torna dentro.”

Ferenc  cominciò a singhiozzare, pronunciò qualcosa  di incomprensibile, ma prima di ripetere la frase in maniera chiara venne chiamato dall’infermiera giunta trafelata. Era molto agitata.

“Dottore!! Venga!”

Un rantolo, e la signora abbandonò ogni forza, i due uomini in piedi ai lati del letto le fecero una carezza.

“Addio mamma”

“Addio amore mio…”

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 22 -Naso di cioccolato

Sembravano più dei turisti che dei colleghi di lavoro in libera uscita. Discorsi urlati conditi da grasse risate, abbracci, sorrisi, indicazioni e quel continuo fermarsi davanti le vetrine, quasi in contemplazione. Soprattutto le ragazze, soprattutto Lucia, soprattutto davanti alle pasticcerie.

“Caspita…Certo che qui non si bada alle calorie eh…”

“Lucia, Lucia…qui il freddo la fa da padrona, non lo sai che uno dei modi migliori per combattere il freddo è quello di avere strati e strati di adipe?”

“No non lo sapevo.”

“E non potevi saperlo, me lo sono appena inventato, serve sempre una buona scusa per mangiare un ottimo dolce, e qui i dolci sono tutti ottimi. Cosa fai, entri? Mi dai il piacere di offrirtene uno?  O ti basta rimanere qui fuori a guardare la vetrina?” Nemecsek le era stato accanto da quando si erano messi in marcia, parlando del più e del meno erano rimasti un po’ attardati rispetto al gruppo.

“No Lucia, ti fermi ancora? Non vieni alla Dea?  Dai manca poco…”

“Ragazzi, faccio una pausa dolce con il sig. Nemecsek, vi raggiungo dopo…”

“Ok, noi intanto andiamo, ci vediamo lì…il sig. Nemecsek dovrebbe comunque conoscere il posto”

“Si si so dov’è, vi raggiungiamo subito”.

“Finalmente soli..” si fece scappare Nemecsek con un sorriso imbarazzato.

“Eh già…Oddio soli… Io, lei e i dolci… Diciamo che siamo ben accompagnati, dai!”

“Allora dimmi, come ti trovi qui? Posso darti del tu, vero?”

“Certo che può, a patto che anche io possa farlo…”

“Ferenc! Chiamami pure Ferenc.”

“Va bene, Ferenc” rispose sorridendo Lucia. Poi continuò “Sono arrivata da poco, lo sai, ma posso dirti che al momento mi trovo bene, sono stata accolta al meglio. Il mio primo lavoro sembra aver avuto il gradimento del committente …”  sorrise guardandolo “ non me ne sono ancora resa conto, ma tutto sommato va bene, certo, ci sono ancora alcune cose da sistemare, ma al momento sono felice della scelta, sono sempre più sicura che era quello che mi serviva.”

“Non posso che esserne contento. Forse era quello che serviva anche a me” disse sorridendo Ferenc, poi continuò “Speravo di incontrarti stasera, sono uscito di proposito e sono stato fortunato”

Gli occhi di Lucia diventarono fissi, tutti i sensi erano pronti a captare la fregatura, no non è possibile che ci stia provando, no, ti prego, lasciamo i problemi di cuore ad un altro momento, adesso non posso, devo e voglio dedicarmi al lavoro…e poi neanche mi conosce.

“Ah si? E dimmi, perché mi stavi pedinando, ehm scusa, cercando? Non potevi telefonare in azienda? Mi avrebbero riferito, non c’era bisogno che tu sprecassi del tempo per…”

” No, non ti ho pedinato, e si, ho telefonato in azienda ed un tuo collaboratore mi ha riferito che stavate uscendo, così vi ho raggiunto, un pizzico di fortuna ed eccomi qui.”

Lucia decise di non tergiversare ulteriormente e dopo aver azzannato una fetta di torta ed averla masticata con calma scelse la risposta corretta. Il tutto durò circa dieci secondi mentre Ferenc  in  attesa provava un certo piacere osservandola mangiare con foga quella montagna di cioccolato e pan di spagna.

Era sempre così quando mangiava un dolce,  famelica, non riusciva a concentrarsi su altro, se Ferenc pensava di conquistarla portandola in una pasticceria aveva sbagliato tutto, e poi, dopo la storia con Marco e Carla aveva deciso di non mischiare il lavoro con veri o presunti affari di cuore.

“Lucia.. Mi stai ascoltando?”

“Oddio, ma questa torta è buonissima…ah, tu non la mangi? Scusa.. Stavi dicendo?”

“Si si adesso la mangio, ne vuoi un pezzetto? La mia è diversa dalla tua, io preferisco i dolci alla frutta, vuoi assaggiare?”

“No dai…”

“Non preoccuparti, dai assaggiala la stai mangiando con gli occhi…”

“Ok grazie, non mi faccio pregare perché le persone che fanno le preziose non mi sono mai piaciute, e poi una fetta di dolce, seppur piccola ed invisibile, non si rifiuta mai, o meglio, non la rifiuto mai”

“ahahah Davvero?? ”. Ferenc era davvero divertito “ allora potresti prima finire di mangiare quella finita sul naso” aggiunse ridendo.

“Mmm…non è carino prendersi burla di una bella signora!”

“Touché, colpito ed affondato.”

“Bene, ora che abbiamo la pancia piena, dimmi, perché ci tenevi ad incontrarmi? Ci siamo lasciati solo qualche ora fa in ufficio”

“Beh vedi, non è facile, è che in questo periodo ho bisogno di circondarmi di gente divertente e positiva come te, quindi mi sono detto, beh, è appena arrivata, non conosce la città, è sola…”

“Hai perso la testa per me? Vuoi rapirmi e trattarmi da principessa nel tuo castello in cima alla montagna? Vuoi servirmi e riverirmi portandomi con te a corte? No? Niente di tutto questo? Ok, perché al momento le porte del mio cuore sono chiuse….”

“Lucia fermati, niente di tutto questo, neanche per me è il momento. Ti sto solo offrendo la mia amicizia”

“Ed io ne sono felice” rispose, azzardandosi a prenderlo sottobraccio. Avevano appena ripreso il cammino. “E allora dimmi, come stanno i tuoi?”

“La mamma è in ospedale.”

Poche parole, l’ espressione del visto tramutata, Lucia non sapeva cosa dire.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 21 – Tutti alla Dea

“Successo!successo!successo! Ripetilo per tre volte  quando ti senti un po’ giù, ogni volta che guardandoti intorno ti accorgi di quante cose ti mancano e non noti quante qualità hai. Matòs, ragazzi, vi ringrazio, senza di voi non ci sarei mai riuscita, il merito non è mio, è nostro!  Vorrei che questo sia il primo successo di una lunga serie. Ma adesso basta, godiamoci la serata, altro giro???”

Aiutata dal suo ormai fido Matòs nel farsi capire da tutti, finalmente Lucia era riuscita a lasciarsi andare, una boccata d’aria fresca e un paio di cocktail  bevuti in buona compagnia erano proprio quello che ci voleva.

“Esco a fumare, qualcuno mi fa compagnia?”

“Io”  Matòs sempre in prima linea.

Il tramonto faceva capolino tra i palazzi di nuova costruzione.

“Quindi anche tu fumi, un’altra cosa in comune…”

“Eh si, ma non ne dovremmo andare fieri…Il fumo fa male, e no, non è solo un dato di fatto…e poi qui fuori fa veramente freddo”

“Si Matòs, hai ragione, io stavo pensando di orientarmi verso la sigaretta elettronica, ma poi un sacco di avvenimenti mi hanno fatto spostare l’attenzione e… niente, fumo quasi per abitudine ormai…”

Beh, almeno per oggi non ci pensare, anzi, dovresti essere felice, è il tuo primo giorno di lavoro e hai già  raggiunto un traguardo piuttosto importante, non credi? E poi hai conquistato tutti qui.”

Gli occhi di Lucia diventarono lucidi.

“Matòs forse è meglio se torno in hotel. Ho ancora alcune cose da sistemare…”

La sigaretta era finita da un pezzo ma Lucia e Matòs parvero non accorgersene tanto erano presi nei loro discorsi. Gli altri ragazzi uscirono dal locale.

“Scusate, ma quante sigarette avete fumato?  Comunque state tranquilli, abbiamo pagato noi, ma il prossimo giro lo offrite voi. Ah! Mentre voi non c’eravate abbiamo deciso di continuare la festa su alla Dea, la nuova discoteca. Forza andiamo!”

Lucia non poteva certo tirarsi fuori adesso, avrebbe rovinato la serata agli altri ed aveva anche dei cocktail a suo carico. E poi, insomma,  lei era il capo del team, aveva l’obbligo di tenere unita la squadra, ed era abbastanza adulta da poter evitare quelle prediche fatte da un pallone gonfiato. Si, perché Matòs era solo un pallone gonfiato. Cosa pensava? Di averla forse conquistata? Di muoverla come una pedina a suo piacimento? Detestava farsi compatire, e da un ragazzo più giovane e appena conosciuto poi. Sfoderando uno dei sorrisi più belli che aveva si mise davanti a tutti e come un capogruppo di tutto rispetto…

“Dai! Andiamo!!! Ma niente cena??? Ho perso tempo qui fuori e ho saltato tutti gli stuzzichini…”

“Io conosco un bel posto per mettere qualcosa sotto i denti”

Tutti si girarono nella direzione di quella voce.

“Dottore buonasera.” Matòs scandì ogni singola lettera, sembrava un bambino alle prese con le prime sillabe. Ottenne l’effetto desiderato.

Come in una moviola tutti si voltarono verso di lui e in coro si aggiunsero al saluto.

“Buon sera ragazzi, dove andate di bello?”

“Buonasera Signor Nemecsek” rispose Lucia, imbarazzata ma allo stesso tempo sicura di sè,  “E’ sicuro di volersi unire a noi? Potrebbe sembrare un po’ fuori luogo considerando il nostro rapporto di lavoro”

“ahahah dai, non ci vedo niente di male, vorrà dire che ne approfitteremo per buttare giù un po’ di idee…siete miei ospiti, offro io”.

In realtà di lavoro non si sarebbe parlato affatto.

 

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 20 – Carisma

Alto leggermente abbronzato, un maglioncino di lanetta che poco lasciava all’immaginazione, occhiali eleganti, Lucia si accorse di ammirare la camminata sicura del suo collega mentre si dirigeva verso di lei.

“Per me è gay”. Lucia s’immaginò la scena vissuta in terza persona, immaginò la voce fuori campo della sua vecchia barista preferita che spesso azzeccava i gusti sessuali dei papabili single: “Dai Lucia, questo è troppo curato, guarda le sopracciglia, no ti prego! Ha il lucidalabbra? Dai! Ci manca il rimmel e la cipria…Sicuramente dopo il lavoro va a fare il travestito in qualche locale di periferia…”

“Allora sig. Weisz. Come ben sa sono Lucia Saetta, la vostra nuova responsabile, ma non abbiamo il tempo per le presentazioni adesso, abbiamo un compito da portare a termine nel più breve tempo possibile. Mi raduni la squadra entro quindici minuti. Ne parleremo tutti insieme.”

Dieci minuti dopo Lucia stava già spiegando al gruppo il lavoro da svolgere. In inglese, aiutata a volte dal poliglotta Matos. “Dovete entro le 14.30 consegnare i bozzetti in modo da essere io pronta alle 15.00 per la riunione. Tutto chiaro? Bene, mettiamoci al lavoro!”

La squadra tornò alle proprie postazioni. Ognuno iniziò a lavorare a capo chino sulla propria idea, a volte si consultavano in piccoli gruppi, sempre silenziosamente, solo Lucia non riusciva a concentrarsi. Immersa nei propri pensieri si ritrovò a guardare il brulicare di persone che camminavano lungo il marciapiede trenta metri sotto di lei.

“Accidenti! Mancano dieci minuti e non ho nemmeno un’idea…”

Il suo interesse fu catturato da una moto che stava parcheggiando sul marciapiede esattamente davanti all’ingresso della ditta.

“Certo che anche qui l’educazione è un optional…No alt! E questo? Da dove diavolo salta fuori?” Capello sbarazzino, occhiali da sole e mascella marcata, era proprio sicura non fosse Ridge Forrester? In fondo anche lui si occupava di moda. Eccolo entrare proprio in azienda…

“Idea!”

Lucia si fiondò al pc cercando immagini che raffigurassero l’ingresso dell’ ospedale del cliente. Notò che in ogni foto c’era un simbolo, una colomba.

“Una colomba…” pensò ad alta voce, e proprio in quel momento si accorse che Matos stava avvicinandosi alla scrivania, aveva in mano tutti i bozzetti, le idee partorite dal team in quel poco tempo.

“Perfetto! Questo mi piace! Verde, colore della speranza, la colomba, simbolo della struttura ospedaliera. Questo lo tengo di scorta.Questo no, non mi piace.” Lucia spulciò tra le varie proposte del team. Appena finì di ringraziare la squadra sentì nuovamente quel fastidioso ronzio emesso dal cassetto.

“Lu…grrrrr è pro….grrr….a??”

“Si, sto arrivando!”

Lucia entrò nella sala azzurra guardinga, con le bozze ben strette in mano. Il direttore la vide e le fece subito cenno di avvicinarsi. Il cliente intento a parlare al cellulare davanti la finestra le dava le spalle. Riattaccò girandosi.

“Dott. Puscas, Le presento la nostra nuova responsabile marketing, Lucia Saetta, è appena arrivata dall’Italia”

“Dott.ssa Saetta! Che piacere rivederla…” disse sorridendo il dottor Puscas.

“Nemecsek?!? Pardon, signor Nemecsek?”

“Si, non si preoccupi mi chiami pure per nome…”

Il direttore rimase perplesso, non capiva cosa stesse succedendo e soprattutto se fosse opportuno intervenire prima che la nuova arrivata, che non stava certo trasmettendo grande sicurezza, facesse qualcosa che avesse potuto far perdere un cliente tanto importante.

“Va bene allora, Nemecsek, permettimi di illustrarti la nostra idea… Abbiamo pensato che la tradizione è parte indispensabile per costruire nuove fondamenta. Ecco perché siamo partiti dal simbolo della tua azienda cercando di evolverci verso raffigurazioni più moderne. Mi spiego meglio. Teniamo la colomba come elemento dominante, utilizziamo il verde smeraldo come colore primario in quanto simbolo di speranza ed inseriamo sullo sfondo la struttura stilizzata, così da non avere uno stemma troppo ricco, ma cerchiamo piuttosto di mantenerlo semplice e d’impatto…Per la divisa delle infermiere soprattutto abbiamo pensato a…”

“Lucia, fermati. Mi stai dando tantissime informazioni ed ancora non ci siamo seduti…”

Lucia era partita in quarta. Eccome trasmetteva sicurezza!

Si sedettero e la presentazione continuò in maniera più approfondita servendosi anche di diversi esempi raffigurativi buttati giù dal team in fretta e furia.

La riunione terminò un’ora dopo. Uscirono dalla sala tutti molto soddisfatti. Il dottor Puscas si congratulò con Lucia e prima di andare via fissò con lei la data del successivo incontro quando gli avrebbero mostrato l’avanzamento del progetto in base alle idee concordate in riunione.

Il direttore prese sotto braccio Lucia e la scortò fino all’ingresso del suo ufficio, si fermò un passo dopo la porta e rivolto a tutti i dipendenti, intanto alzatisi in segno di saluto e rispetto, disse: “Ragazzi, posso adesso finalmente presentarvi la vostra nuova responsabile, la dottoressa Lucia Saetta, arrivata dall’Italia. Oggi ha dimostrato ciò che può portare la sua esperienza alle nostre attività, vi prego di seguire le sue indicazioni e apprendere dai suoi insegnamenti”

Sorrisi e un piccolo applauso spontaneo accolsero Lucia. Era già finita per quel giorno.

“Un aperitivo di benvenuto? Vi va?” disse a Matos.

Lui guardò gli altri e si girò verso di lei con un sorriso. Era un si. Benvenuta a Budapest.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 19 – Panorama ed incombenze

Il direttore era stato sintetico ma chiaro. Lucia aveva subito capito cosa voleva da lei, e aveva anche capito quanto fosse pragmatico, sarebbe stato meglio tenerlo a mente.

“Adesso vada, buon lavoro.”

Il primo ostacolo era stato superato per fortuna, adesso poteva tuffarsi nel nuovo lavoro. Un sospiro di sollievo l’accompagnò uscendo dall’ufficio.

“Non farci caso, sembra burbero ma è come un padre per tutti noi dipendenti, lo scoprirai anche tu.” Disse la segretaria incaricata di accompagnarla nel suo nuovo ufficio.

“Vedremo!” rispose mentalmente Lucia. “Certo, del resto è il suo ruolo…” Furono invece le parole che pronunciò.

“Eccoci arrivate.”

“Questo?” Lucia non riuscì a nascondere la sua delusione. In Italia aveva lasciato un ufficio spazioso che condivideva con una sola collega, Carla. Non si immaginava di certo di trovare un open-space. La segretaria le indicò la sua scrivania, poi salutò,  girò i tacchi e tornò alla sua postazione.

La sua postazione era la più spaziosa, posizionata un po’ in disparte, sembrava la cattedra dell’insegnante in un aula scolastica. Era questo che dimostrava che fosse la responsabile dell’ufficio.

Lucia restò ferma dinanzi la porta a vetri, indecisa se entrare o meno. Di fronte a lei lo scenario era da Apocalisse, una confusione bestiale tra tutti quei colloqui telefonici che si sovrapponevano e le confidenze che si scambiavano i  vicini di postazione senza per questo interrompere il loro lavoro. Mostravano tutti una tale disinvoltura da far paura. Che avrebbe potuto insegnargli lei?

In mezzo a quel caos Lucia aveva subito avvistato la sua ancora di salvezza,  una grande finestra lunga qualche metro che regalava un panorama splendido: il Danubio, il castello di Buda, il bastione dei pescatori, la cittadella. Da mozzare il fiato.

Bene. Ora doveva organizzarsi e iniziare a mostrare di che pasta era fatta.

Raccolse dal bagno una quantità spropositata di  carta igienica e prelevò, ma solo in prestito, un detergente che non sapeva se fosse tale, ovviamente non conosceva la lingua ed era inutile applicarsi sulle didascalie del carrello delle pulizie. Il colore era vivace e la profumazione gradevole, si! Doveva essere il detergente per le scrivanie!

Entrò così in ufficio e tutti quelli che poterono si alzarono in piedi come segno di saluto, per poi risedersi ad un esplicito cenno di Lucia, come a dirgli “continuate pure ci conosceremo tra un po”.

Riuscì in men che non si dica a pulire e personalizzare la sua postazione di lavoro. Ora si che poteva ricominciare! Che fare come prima cosa? Aveva appena finito il pensiero che il suo telefono cominciò a squillare. Interferenze. “Nel ggrrrrr gggrrr …cio. Tra d…eci mi grrrrr.” Andò per ipotesi, del resto era molto brava a viaggiare con la fantasia, più di una volta si era convinta che lei e solo lei detenesse il record mondiale di viaggi mentali. Era in quello stabile da meno di quattro ore e stava per avere il secondo incontro ravvicinato con l’arpia. Oramai l’aveva soprannominato così.

“Permesso? Posso entrare?”

“Signora Saetta, si accomodi.”

“Questo pomeriggio avremo un incontro formale con un nuovo cliente. E’ un primario molto in vista, qui a Budapest. Ci ha chiesto di ridisegnare tutto il profilo ospedaliero compreso il logo ed i camici dei dipendenti. Alle 15.00 ci troveremo nella sala azzurra, si faccia spiegare dov’è da Monica. Mi raccomando puntuale, beh, ha qualche ora per abbozzare qualcosa, chieda ai suoi colleghi, loro hanno già informazioni sul cliente, li ha già conosciuti? E’ il suo capitale umano, sarà sua cura far uscire da loro il meglio”

Uscendo Lucia si recò verso la distributrice automatica. Zuccheri! Cibo! Aveva bisogno di cibo! Come diavolo faceva adesso? Era appena arrivata e aveva già una scadenza così repentina.

Ora però almeno sapeva cosa avrebbe dovuto fare prima. Entrò in ufficio e passando tra le varie scrivanie per arrivare alla sua cercò di capire chi potesse essere tra quelli il suo referente. Eccolo, potrebbe essere lui, distinto, serio, professionale…riuscì a sbirciarne il nome dal cartellino, Matòs”

Si sedette. Riprese in mano un elenco trovato prima nel secondo cassetto. Era la lista dei dipendenti di quell’ufficio. Cercò tra le righe…Matòs…Matòs…eccolo! Matòs Weisz!

Si alzò col foglio in mano, e dopo aver attirato l’attenzione di tutti chiamò: “Weisz”, sperando dentro di se che parlasse italiano.

“Si, sono io” rispose, in un italiano scolastico. Lucia ne fu sollevata e affascinata.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Episodio 18 – TAXIII !!

Lucia fu subito entusiasta del suo primo approccio in terra magiara. “Devo dire che l’azienda non ha badato a spese per l’albergo, se avessi saputo che avrei dormito in una suite con  letto a baldacchino avrei scelto di trasferirmi molto prima”, disse scherzando su Skype ad una vecchia collega.

La mattina dopo l’arrivo alzarsi fu un po’ più complicato. Al suono della sveglia  ci mise qualche secondo a capire dove fosse e perché si trovasse lì.

In un attimo però ritornò in sé ed un largo sorriso le disegnò il  volto: “nuova vita Lucia, hai un’altra possibilità, sfruttala al meglio”.  Con questo pensiero preparò i documenti e scese a fare colazione, non dopo aver ben riposto la filastrocca nel piccolo dizionario acquistato in aeroporto, era ormai convinta che quel foglietto le portasse fortuna.

“Signorina Saetta, buongiorno. Si accomodi nella stanza a fianco per la prima colazione, sbrigheremo le pratiche per il suo soggiorno in un secondo momento.”

L’italiano sgrammaticato di una hostess  la fece sorridere, era questo l’ approccio che doveva usare per imparare la lingua, provare e buttarsi. Finita la colazione si diresse subito verso l’uscita. Non volle chiedere alla reception quanto distava la sede della sua agenzia né si era informata in anticipo tramite le diverse applicazioni del suo smartphone. Non poteva quindi neanche utilizzare la metro, avrebbe chiamato un taxi che l’avrebbe portata subito a destinazione.

Trovare un taxi si rivelò un’impresa ardua ma dopo qualche minuto riuscì a fermarne uno libero. Si accomodò sul sedile posteriore e dopo aver salutato  mostrò al tassista il foglio con su scritto l’indirizzo, lui la guardò un po’ sorpreso, poi, sorridendo, in un perfetto inglese le disse:

“Signorina, io l’accompagnerei, ma non mi sembra il caso. Vede quell’insegna rossa all’angolo della strada? Ecco. L’indirizzo che mi ha dato corrisponde a quel palazzo. E’ un’agente di moda?”

Il tassista non attese risposta e proseguì nel suo monologo che agli occhi di Lucia stava passando dal divertente al fastidioso.

“Questa mattina siete in molti a chiedermi questo indirizzo. A quanto pare è un’azienda nuova, italiana, ma si sa, gli italiani sono casinisti e non eccellono in senso dell’orientamento.”

” Sono sicura invece che voi ungheresi abbiate una bussola interiore… grazie mille e arrivederci, anzi anche no.”

Con un moto di collera Lucia scese dal taxi, insomma, era a Budapest da neanche ventiquattro ore e già si era fatta prendere in giro con stereotipi di bassa lega.

Non le ci volle molto però a ritornare di buonumore  e s’incamminò con disinvoltura  verso il passaggio pedonale. Aveva fatto solo pochi passi ma le furono sufficienti per avere un’ottima impressione della città. Attraversò, si fermò un attimo davanti l’ingresso dell’edificio, fece un respiro profondo ed entrò, tagliando il nastro inaugurale immaginario della sua nuova vita.

“Buongiorno. Sono Saetta Lucia, e devo incontrare il signor …..”

“Buongiorno, attenda pure qui, la annuncio e le faccio strada.”

Quanto bon ton! Anche la hall sembrava più un hotel extra lusso che la sede di uffici. La receptionist, italiana anche lei,  tornò ed accompagnò la nuova collega dal responsabile. Una piccola anticamera accolse gli ultimi minuti di attesa di Lucia.

“Avanti!”

“Permesso, buongiorno, sono Lucia Saetta ed arrivo dall’ Italia. Ho deciso di trasferirmi qui per aiutarvi nello sviluppo del settore marketing di questa sede e  personalmente per fare un’esperienza all’estero che mi  permetta una crescita non solo professionale ma anche umana. Intendo fermarmi solo pochi mesi, così come previsto dalle mie disposizioni d’ufficio che a breve Vi consegnerò.”

Il discorso era pronto. Ancora qualche minuto e l’avrebbe pronunciato.

“Lei è?”

“Buongiorno sono Lucia Saetta ed..”

“Si sieda, so tutto di lei,  non perdiamo altro tempo e cominciamo a pianificare le attività inerenti la sua mansione  , sono i numeri che contano non le parole. Mi aspetto molto da lei”

Il grande capo pronunciò queste parole su una sedia di pelle nera rivolta verso la grande vetrata da cui si ammirava la bellissima mattinata ed uno skyline sul lungo Danubio da far invidia a qualsiasi altra grande città europea. Lucia restò inebetita ed ebbe solo il riflesso di sedersi sulla piccola poltrona posta di fronte alla scrivania di legno massiccio, “anni ottanta” l’avrebbero definita in Italia.

“Mi dica Direttore, non vedo l’ora di iniziare…”

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 17 – La filastrocca ungherese

“Ecco, giusto  il giorno del compleanno di Marco, il 12 Aprile”. Si rende conto che non ha ancora superato quella fase, ci sarebbe voluto del tempo. “Basta non ci devo più pensare…”

“Hernest! 12! Noi siamo nella fila 12!”

“Signorina! Eccoci nuovamente qui.”

“Che sollievo ritrovarvi…”

Sul viso di Lucia si accende un sorriso spontaneo.

Una voce inizia a gracchiare dall’altoparlante e dopo i saluti di rito il comandante informa i passeggeri della temperatura che avrebbero trovato una volta rimessi i piedi a terra, in Ungheria.

“Neanche uno stewart degno di nota!”  Con aria sognante  Lucia guarda le hostess  indicare le uscite di sicurezza e spiegare come indossare la maschera dell’ossigeno, ma in realtà  è persa nei suoi pensieri, poi scuote il capo, stringe la cintura e via…

Qualche minuto dopo il decollo Lucia si ricorda del biglietto che la signora seduta accanto a lei le aveva dato. Lo prende tra le mani e inizia a leggere.

Esküt a Barátság/Giuramento dell’amicizia


Minden egy Egy mindenkiért / Tutti per uno, uno per tutti

Ez az a szövetség, hogy esküszünk /E’ questo il patto che noi giuriamo

A szép nap a rossz években /Nei giorni belli, negli anni brutti

Minden a levelek egy ág /Tutte le foglie da un unico ramo

És az összes folyók egy tengert/ E tutti I fiumi in un solo  mare

Az összes erők egyik karja /Tutte le forze in un solo braccio

És ez a kar is meg tudja csinálni /E questo braccio ce la può fare

Akkor elég, hogy ha csinálom/ Voi ce la fate se io ce la faccio

Miért nem maradnak hosszabb ideig senkit mögött/  Perché non resti più indietro nessuno:

Egy mindenkiért, mindenki egyért /Uno per tutti, tutti per uno

Una lacrima le riga il viso appena capisce il senso di quella filastrocca. Ma era così evidente che stava scappando dai dolori del cuore? Si volta verso la signora e accenna un debole sorriso.

“ Grazie”,  dice a mezza voce per non disturbare il riposo di quella simpatica vecchietta.

L’aereo atterra puntuale. Lucia cercando di sdebitarsi per le emozioni regalatele in volo aiuta i suoi nuovi amici a sbarcare, attende con loro l’arrivo delle valige al nastro e li accompagna all’ uscita.

“Ora? Con cosa andate in centro?Vi fermo un taxi?”

“No grazie, sta per arrivare…Eccolo!… Nemecsek!” grida la donna sbracciandosi verso un ragazzo alto e ben vestito.

Anche Lucia si gira in quella direzione e vede quel ragazzo  incamminarsi frettolosamente verso di loro. Giunto a destinazione abbraccia subito l’anziana donna, poi, dopo aver salutato anche Ernest, si gira verso di lei, fissandola. Lucia arrossisce all’instante.

“Piacere sono Nemecsek, lei invece è?”

Lucia è come inebetita.  Era appena sbarcata in terra ungherese e già aveva perso il comando del suo cuore. No no. Doveva crescere. Riprende il comando dei suoi pensieri  per un decimo di secondo e…

“Lucia, scusi. Piacere io sono Lucia. Ho avuto la fortuna di conoscere i suoi genitori in viaggio, mi hanno fatto compagnia. Ore glieli affido, mi raccomando…”

E con un sorriso Lucia si congeda dai suoi primi amici ungheresi.

“Signorina! Se ha bisogno d’aiuto conti su di noi!”

“Grazie, davvero. Grazie!”

Raggiunge un taxi e cartina alla mano indica il nome del suo albergo.

Chissà cosa voleva dire la signora, e poi, come avrebbe potuto ritrovarla? Non le aveva lasciato nessun recapito, non aveva modo di rintracciarla.

Solo in albergo Lucia si accorge che sul retro del foglio, in un angolino, la signora aveva scritto anche un numero di telefono.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 16 – Due simpatici vecchietti

Una luce rossa riflette sul soffitto l’orario. Le sei.

E’ ora di alzarsi, sistemare le ultime cose in valigia e partire.

La prima tappa è l’ ufficio  per risolvere la burocrazia degli ultimi documenti, poi in agenzia  a ritirare il biglietto aereo e  via, taxi ed aeroporto. Sbrigare tutte queste commissioni la mattina stessa è stata un’idea di Lucia, un’idea forse azzardata ma utile, le tante cose da fare non l’avrebbero fatta pensare troppo all’ennesimo stravolgimento della sua vita.

Questa volta non poteva fallire.

Cara Carla.

Scusami se non te ne parlo di persona, ma non  riesco…

Sono in partenza, devo essere in aeroporto per il primo pomeriggio.

Mi spiace per tutto quello che è successo, è stata una reazione istintiva a cui forse sia io che tu abbiamo dato fin troppa importanza.

Ci tengo alla tua amicizia e mi dispiace non essere parte attiva nella preparazione di questo evento, ma no, non posso rischiare di rovinare ulteriormente questo tuo, VOSTRO momento.

Scelgo di partire, con la coda tra le gambe. Non pensare che io stia scappando, parto perché è meglio per tutti. Per me, per riprendere in mano la mia vita, per te che così potrai dedicarti completamente al tuo matrimonio con Marco senza eccessivi pensieri.

Buona fortuna. Spero che un giorno potremo andare oltre questo problema e ritrovarci complici come qualche tempo fa.”

Lasciare la lettera sulla scrivania di Carla è l’ultima cosa che fa prima di uscire.

“Dove vai tutta di corsa? Cosa c’è? Adesso non ti degni neanche di dire ciao?”

Lucia riconosciuta all’istante la voce si gira lentamente e con un sorriso teatrale risponde.

“Sto partendo. Ciao Carla, ti voglio bene”

E va via chiudendosi dietro la porta, senza mai voltarsi. Era fatta. Che il tempo possa sistemare tutto.

Addio città di provincia, una capitale europea la stava ora aspettando. Da questo punto di vista per lei era una crescita professionale. Durante il tragitto in taxi verso l’aeroporto  sfoglia distrattamente un opuscolo fornitole in agenzia. Resta colpita da questa foto raffigurante una piazza enorme, pare sia Piazza degli Eroi. Eccola Budapest! L’idea iniziava ad eccitarla, stava già cominciando a dimenticare tutto il resto.

Al terminal in attesa dell’imbarco acquista un piccolo dizionario, così giusto per iniziare ad imparare almeno le frasi di prima sopravvivenza una volta messo piede sul terreno ungherese. Si ritrova a ridere da sola guardando strani accenti e lettere ignorate fino al giorno prima. Nel suo delirio non si accorge di aver attirato l’attenzione dei passeggeri che accanto a lei aspettavano lo stesso aereo.

“Signorina, lei è veramente divertente, cosa sta leggendo?”

La voce proviene dalle sue spalle ma non si gira, non  ha voglia di emergere da quella bolla di felicità che si era appena creata.

“Signorina…”

Gira finalmente la testa e si accorge che un bizzarro vecchietto con un colbacco in testa la guarda sorridendo, accanto a lui una signora molto elegante gli cinge il braccio.

“Hernest, non disturbare”

“No mi scusi, non mi disturba affatto, è solo che ero immersa in questa specie di lettura, insomma, tra poche ore sarò in Ungheria e non so nemmeno pronunciare Buongiorno.”

“Si dice  köszönöm, però sarebbe meglio se lei imparasse come si dice Buona Sera, atterreremo nel tardo pomeriggio…”

“Certo…”

“Signorina, venga accanto a me, lasci perdere mio marito che la sta prendendo in giro. La parola di prima significa Grazie. Venga, l’ aiuto io, le insegno una filastrocca che la aiuterà ad ambientarsi.”

“Grazie, probabilmente la buona stella nei confronti del sesso opposto mi è avversa, ultimamente non fanno altro che prendermi in giro…”

“Non si preoccupi di mio marito, è un burlone… E poi l’ ultimo periodo è stato molto difficile per noi..Non gli dia peso..”

Una voce metallica informa i passeggeri che l’aereo è pronto per accoglierli. Lucia si congeda tenendo stretto un biglietto scritto per lei dalla signora, non lo apre per vedere cosa ci sia scritto, lo farà una volta a bordo, sarà un bel diversivo durante il volo. Qualsiasi cosa sia l’avrebbe comunque conservato con cura, è il primo ricordo di questa nuova avventura.

  Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 15 – Incontri e scontri

Marco era al bancone e aveva appena chiesto un caffè quando si sentì chiamare. Subito si voltò in direzione della voce, quindi del tavolino.

Lucia intanto era accovacciata alla ricerca di un qualcosa di inesistente all’interno della borsa. In quel momento avrebbe davvero voluto scomparire, ma tutte le prove per diventare la miglior illusionista della città in passato erano miseramente fallite, perché avrebbe dovuto andare a buon fine proprio quella?

“Andrea! Ma che bello! Cosa ci fai qui?”

“Marco ma tu e la tua Princess vi siete messi d’accordo? Stai avendo la sua stessa reazione vero Lucia? Lucia….Ma dov’è?”

Con uno scatto felino spiccato al momento giusto Lucia era riuscita ad allontanarsi rintanandosi nel bagno del bar.

Per una volta si congratulò con se stessa ma ora doveva capire cosa fare, come comportarsi, e non aveva molto tempo.

Da lì, infatti, poteva sbirciare senza essere vista anche se doveva stare attenta a non fare delle brutte figure con gli altri clienti del locale. La prima speranza era quella che Marco se ne andasse, e che questo avvenisse nel minor tempo possibile. Aveva deciso giusto la sera prima di affrontare le situazioni di petto, di non scappare, ma non pensava di doversi mettere alla prova così presto, tra l’altro voleva prima di tutto provare a riaffrontare Carla, studiare la sua reazione e poi… poi forse avrebbe affrontato anche Marco. Avrebbe avuto bisogno di qualche intensa lezione di interval trainig per scacciare le lacrime alla prima avvisaglia, ma ci sarebbe riuscita, un passo per volta.

Persa nei suoi pensieri non si accorse che Marco ed Andrea non c’erano più, forse si erano allontanati insieme. Era libera, di nuovo libera.

Uscì di fretta dalla toilette per sentirsi subito gelare il sangue nelle vene.

“Lucia! Ma dove eri fuggita????”

“Marco, Andrea, ciao. Sono andata un attimo in bag…beh, cose da donna”

Il rossore in viso si faceva sempre più evidente, ma Lucia riuscì a mantenere un aplomb degno di una donna di classe alla quale aspirava ma che ancora non era.

Con un sorriso sornione Andrea decise di affondare il coltello nella piaga: “ Marco mi ha appena detto che sta per sposarsi, cosa ne dici di ricomporre il trio? Vuoi essere la mia più uno? O vuoi che sia io il tuo, è lo stesso.”

“Sei un idiota! Andrea sei un’ idiota! Io non potrò esserci al matrimonio di Marco, sto partendo per Budapest!”

Lucia si rese conto che ancora una volta la sua reazione era stata esagerata.

Marco la guardò scioccato: ”Scusa, dov’è che vai??”

“Marco, vado a Budapest per lavoro. Non ho voglia di parlarne, non adesso, non con voi. Io vado, ho da fare.”

Lucia non lasciò il tempo per  nessuna risposta, furente si avviò verso il parcheggio e maledisse la malsana idea di non acquistare la guida su internet ma di recarsi direttamente in libreria.

Alla disperata ricerca delle chiavi della macchina Lucia si appoggiò alla portiera.

Amava queste borse grandi, capienti e colorate, avevano solo un piccolo difetto, faceva sempre una gran fatica a trovare ciò che le serviva.

“Devi stargli lontana. Cosa c’è che non capisci di questa frase?”

Inizialmente non fece caso alla voce dietro di lei, non capì subito che la persona che stava parlando era Carla.

Quando sentì qualcuno picchiarle nella spalla si girò, la vide, sorrise e sbiancò.

L’espressione della sua amica, anche se forse ormai era da considerare una ex amica, era al di là di ogni immaginazione.

“Carla ti prego. Non è come pensi!”

“Lucia, non è mai come penso, ma se ti becco fare gli occhioni dolci a Marco…”

Lucia ignorò le provocazioni di Carla e si congedò.

“Devo andare. Ci vediamo prossimamente.”

“Anche no, piccola stronza!”

Lucia si liberò dalla stretta, salì in macchina e si avviò verso l’uscita del parcheggio.

Una ics grande come una casa era da mettere sulla casella di quella giornata decisamente da dimenticare.

Arrivata a casa, nel suo nido, laddove pensava di essere al sicuro, trovò una lettera nella cassetta della posta.

Pensò che la cosa avesse un che di romantico, chi scriveva ancora lettere? Iniziò a fantasticare, immaginando chissà quale scenario mentre apriva la busta.

Uno sconto del supermercato della zona la riportarono con i piedi per terra, era chiaro, oramai per essere notati si doveva essere originali, e questo supermercato aveva scelto di pubblicizzare gli imminenti sconti in questo modo.

Niente, non c’era niente da fare.

Una tisana avrebbe forse allietato quel poco che restava della giornata.

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

 

Episodio 14 – Ritorno al presente

Le braccia di Lucia gli circondarono il collo, come se in quel caloroso abbraccio avesse voluto sfogare  tutto lo stress accumulato di recente, come se avesse finalmente trovato un appiglio sicuro a cui aggrapparsi con tutte le sue forze.

“Certo che la vita è proprio strana eh? Ritrovarti per caso in una libreria”

“Si, hai ragione. Ma dai, raccontami, come stai? Cosa ci fai qui? Da quanto tempo non ci vediamo?”

“Non so da dove cominciare… Ci prendiamo un caffè? Ti va? Ho un decennio di avventure da raccontarti”

“Certo, ho tutto il tempo che vuoi! Ma che bello… peccato non ci sia anche  Marco!”

Al solo nominare quel nome a Lucia le si riempirono  gli occhi di lacrime. Andrea si accorse di aver toccato un tasto dolente, ma stranamente si sentì  quasi  soddisfatto di quella sua reazione.

“Dai, Lucia, non fare così…”

“No, scusami, hai ragione, è una reazione esagerata, è solo che sto passando un periodo un po’ movimentato e questa cosa… insomma, non pensavo di ritrovarti, non pensavo di ritrovarti qui poi, cosa ci fai? “

“Beh, ci abito….ma dai su andiamo”

Uscirono dalla libreria con la guida di Budapest appena acquistata.

Nel tragitto verso il caffè della galleria Lucia appoggiò la testa sulla spalla di Andrea facendolo arrossire. Scelsero il tavolino di vetro posizionato all’interno del bar,  proprio davanti la vetrata che si affacciava sul corso, dove la serena stasi delle persone sedute era in contrasto con la frenesia di coloro che si affrettavano  alla ricerca di chissà cosa di  così indispensabile.

Mentre si gustavano una cioccolata calda Andrea non perse tempo ed iniziò a raccontare alla sua amica d’infanzia come mai avesse scelto la città, cosa lo aveva spinto fin lì. Raccontò della sua carriera universitaria e  delle sue trasferte come ricercatore. Rivangò a Lucia alcuni episodi dell’ infanzia riuscendo così a strapparle un sorriso, ricordarono quei momenti in cui lei, lui e Marco formavano il trio perfetto. Marco.

“Lo hai più visto?” domandò curioso  Andrea, pentendosi immediatamente di quella domanda.

“Si, l’ho ritrovato per caso poco tempo fa. Sta bene, sta per sposarsi.”

“Coooosaaa?? Marco si sposa?? E con chi? La conosci? Avevo sempre creduto che un giorno avrebbe sposato te.

“No. Non sono io la prescelta.”

“Forse se tu non fossi andata via… ”

“Tu non cambi mai eh? Fin da bambino ti divertivi a prendermi in giro,  sei cresciuto in altezza ma il cervello è rimasto uguale!”

“Dai Lucia… Non fare la bambina!!!”

“Cosa ne sai di cosa è successo? Come sempre sputi sentenze senza conoscere i fatti. Hai sempre fatto così! Idiota! Sei un idiota!”

Lucia furente si alzò dal tavolino e per poco non ribaltò la tazza di cioccolata quasi vuota in grembo al suo amico d’infanzia. Si avviò verso l’ uscita ma una volta giunta alla porta a vetri si girò e freneticamente  tornò a sedersi al tavolino.

“Senti Andrea, ora ti racconto brevemente la mia versione dei fatti, tu devi stare zitto ed ascoltare, ok?”

“Si padrona!” E sfoderò uno dei suoi sorrisi ebeti che  facevano strage di cuori  ma causavano in Lucia un istinto omicida difficile da gestire.

“Aaargh! Sei proprio un’ idiota!”

“Anche io ti voglio bene, Lucia!” rispose sarcastico.

“La mia collega, o meglio l’unica collega che mi abbia accolta in ufficio come un’amica, si sta per sposare…”

“Non dirmi che lo sposo è Marco!!”

Ed una fragorosa risata fece sobbalzare la signora bon ton seduta al tavolino di fronte.

“Zitto. Devi stare zitto ed ascoltare… Dicevo. Si, lo sposo è Marco, ma io non lo sapevo. Ho avuto una pessima reazione quando l’ho scoperto, insomma, è stato inaspettato. Ecco perché sto per partire per lavoro, voglio allontanarmi da questa situazione, ho già fatto abbastanza casini…”

Lucia pronunciò le ultime parole a testa bassa, non si accorse che Andrea non la stava più ascoltando,  guardava in un’altra direzione.

“Ma quello è… MARCOOOOO!”

“Non ci posso credere! Ma cosa ho fatto di male?!? Non lo chiamar….”

“MARCOOOOOOO!”

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 13 – Scuse e ripartenze

Lucia si rese conto che per l’ennesima  volta stava per scappare davanti ad un problema senza affrontarlo. No, questa volta non poteva andare così, questa volta avrebbe sistemato tutto prima di partire. Si rese conto anche che stava gesticolando mentre parlava tra se e se in libreria, nella sezione viaggi. Era la prova che doveva rimediare con Carla prima di impazzire definitivamente. Qualsiasi buona idea le si presentasse in mente non riusciva a non pensare a lei, ecco perché doveva prima di tutto risolvere la questione e solo dopo poteva pensare esclusivamente a questa nuova avventura che il destino le aveva riservato.

Forse il modo più corretto per affrontare Carla era iniziare a testare il terreno con una mail di scuse,  aprirsi il cuore in modo semplice e diretto,  e doveva farlo subito, prima di ripensarci e perdere l’ispirazione, benedetti smartphone!

Da:”Lucia” <LuciaSaetta@studiofashion.com>

Data: Oggi 08.32

A:  “Carla” <CarlaOttomani@studiofashion.com>

Oggetto: SCUSA

Non so davvero da dove iniziare.

Potrei partire raccontandoti per filo e per segno la mia infanzia, spiegarti perché sono piombata qui, dal giorno alla notte, ma no, non voglio tediarti.

Non ho giustificazioni, lo so, scusami per il mio comportamento.

Scusami se non sono stata in grado di supportarti e starti vicino,come del resto avrei voluto anche io. Scusami se ho tradito la tua fiducia.

Ho avuto una reazione improvvisa. Non sono mai stata capace a controllarmi, è un mio difetto, sono fatta così e spero di migliorare, non so se ci riuscirò, ma ti prometto che ci proverò.

Ho deciso di partire,  ho inviato la candidatura per la trasferta a Budapest, credo che non avermi davanti per i prossimi mesi sia per te motivo di sollievo, per me è invece una necessità di cambiare aria e ritrovare un equilibrio che è andato perso.

Questa faccenda con il TUO Marco mi ha destabilizzata, ma non ti preoccupare per me, mi rimetterò in piedi e tornerò più forte di prima.

Sono felice per te, lo sono davvero, in fondo al cuore mi fa piacere sapere che stai per coronare un sogno della vita.

Lo sono anche per Marco, non poteva trovare una persona migliore, devo solo accettarlo ed andare avanti.

Scusa.

La mail era pronta.

Lucia leggeva e rileggeva quelle parole forse troppo mielose, ma doveva scrivere un messaggio ad hoc per colpire la sua amica e farsi perdonare, solo così poteva mettersi il cuore in pace e voltare pagina.

Al diavolo Marco e tutto il resto, tutte le sue illusioni erano andate in frantumi.

I suoi sogni di bambina si sono sgretolati davanti ad un drink di un bar qualunque…aveva ragione il suo maestro di yoga quando le aveva consigliato di smettere con l’aperitivo dopo il lavoro, aveva bisogno di meditare e riequilibrare le bioenergie.

La porta scorrevole della libreria si aprì.

“E tu? Cosa ci fai qui?”

“Lucia, giusto?”

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 12 – Occasioni

La notte era passata ma purtroppo non aveva portato consiglio, anzi, si era svegliata ancora più confusa e triste, non riusciva a intravedere una via di uscita.

Sentiva il disperato bisogno di ritornare in se e ritrovare quell’energia, quell’entusiasmo ormai perso da diverso tempo. Una tazza di latte in compagnia di qualche video divertente su Youtube l’avrebbe forse aiutata a distrarsi per un po’.  Dopo essersi lavata, ancora in pigiama fece scaldare un po’ di latte nel microonde e dopo aver atteso  un paio di minuti lo posò vicino al pc, doveva solo rispondere ad una semplice  mail di lavoro, cosa che avrebbe dovuto già fare ieri,  poi poteva ritagliarsi una mezz’oretta di puro relax. Fu in quel momento, aprendo la sua casella di posta elettronica,  che l’occhio le si posò su una comunicazione interna di qualche giorno prima che era passata totalmente inosservata ai suoi occhi. Stava questa volta per cancellarla d’istinto quando riflettè sul fatto che quello era il primo giorno di un di un nuovo ennesimo inizio, e quel STAGE ESTERO 2016 scritto in grassetto nell’ oggetto della mail  adesso meritava tutta la sua attenzione. La aprì.

Da:  “Ufficio personale” <ufficiopersonale@newtrendmoda.com>

A:”Team design” <designteam@newtrendmoda.com>

Oggetto: STAGE ESTERO 2016

 Vi informiamo che a seguito della fusione con la International Design stiamo ampliando il nostro organico e la nostra rete commerciale. Chiediamo per tanto l’eventuale disponibilità ad un periodo di trasferta indefinito per la formazione del personale in altre sedi europee di nuova acquisizione….

 … e via dicendo.

L’occhio di Lucia andò a cercare direttamente il cuore dell’informazione, la lista delle filiali europee, e mentre leggeva sentì montare dentro di se una sicurezza sempre maggiore, era forse questa la soluzione a tutti i suoi problemi? Uno stage all’estero per fuggire via da quella imbarazzante e dolorosa situazione, per dare una sterzata alla propria vita, vedere le cose con occhi e prospettive diverse, arricchire il suo CV e ritrovare le vecchie ambizioni ultimamente ormai sopite, conoscere nuove persone, acquisire una nuova mentalità, non poteva che essere il destino, di solito era solita cancellare immediatamente questo tipo di mail, invece questa volta…

Il tempo trascorse rapidamente senza che Lucia si rendesse conto di nulla, il latte si era freddato, la pagina Youtube  era ancora in standby sullo schermo. Le ci vollero un paio di lunghi minuti di attenta lettura e studio ma alla fine riuscì ad avere tutto chiaro. La cosa positiva era che aveva tutte le carte in regola non solo per partecipare ma anche per essere selezionata, restava solo da capire che meta scegliere, non aveva molto tempo ma non voleva neanche pensarci troppo, e anche se poteva aspettare il lunedì successivo compilò subito la domanda allegando tutta la documentazione richiesta  per la meta che a prima vista la intrigava maggiormente e la inviò.

Ecco, era fatta! Non rimaneva che aspettare, sarebbe riuscita a ricominciare tutto daccapo in una nuova città? All’estero poi… Non era il momento di pensarci. Quel pomeriggio sarebbe passata in libreria e alla sezione viaggi  avrebbe acquistato una guida, voleva cominciare già a farsi un’idea della città  scelta, ambientarsi sulla carta. A questo punto anche l’inevitabile incontro con Carla la rendeva meno ansiosa, non sapeva ancora cosa dirle, come giustificarsi, ma passò oltre,  lo saprò quando l’incontrerò, pensò,  e spense il pc, bevve un sorso di latte oramai troppo freddo per essere gustato, posò la tazza nel lavello e con un sorriso beffardo sussurrò “chissenefrega”.

 Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 11 – E adesso?

-“ Dai Lucia fermati, aspetta! Non correre!”

-“ Non è niente Carla, ora scusami…ci vediamo domani”

Carla restò lì, ferma ad una trentina di metri dal locale, a guardare Lucia allontanarsi. Aveva provato a fermarla ma senza successo. Una mano le si posò sulla spalla dolcemente, era quella di Marco.

– “Scusami, non immaginavo che potesse accadere, è comunque una vecchia storia e non capisco neanche perché abbia reagito così, in fondo è stata lei ad allontanarsi da me”

-“Lo so, chi poteva saperlo? Spero comunque che tutto possa risolversi, ci tengo a lei”

Carla si girò e guardò negli occhi il suo fidanzato.

– “Ma tengo anche a te! Dimmi la verità, cosa hai provato nel rivederla? Non è che….”

– “No Carla, non lo dire neanche. Stiamo per sposarci, è te che voglio, Lucia è il passato. Torniamo dentro adesso”

Si strinsero la mano e tornarono insieme al locale per un ultimo bicchiere.

Lucia era arrivata a casa veloce come una furia, durante il tragitto non aveva pensato a niente, cominciò a metabolizzare l’accaduto soltanto a letto dove si era buttata ancora vestita.

Non ci poteva credere, Marco, quel Marco. Tutti quei pensieri dell’ultimo periodo, tutto quel suo sentirsi strana, incompleta, e poi lui che ritorna da un passato a cui aveva pensato troppo spesso nell’ultimo periodo. E che balzo al cuore vederselo davanti.

 Si, ne era sicura, stavolta si, aveva tutte le risposte. Aveva sbagliato ad allontanarsi in quel modo dal Paese, in fondo non è che fosse riuscita a soddisfare le sue ambizioni, e si, amava Marco, lo aveva sempre amato, e forse per questo non era mai riuscita a trovare un altro legame così forte e profondo.  Ma sapeva anche che ormai era passato troppo tempo, che era sbagliato, che lui stava per sposare un’altra donna, una sua cara amica, e non poteva fare stupidaggini. Doveva ingoiare il rospo, fare buon viso a cattivo gioco, doveva arrendersi, non aveva alternative, ci sarebbe riuscita, doveva riuscirci, così come era riuscita a mascherare la sua sorpresa e il suo batticuore quella sera, davanti a Carla, davanti a tutte le altre….era stata davvero brava. Ma Carla aveva capito lo stesso, lo aveva intuito, altrimenti non l’avrebbe seguita una volta uscita dal locale, non l’avrebbe rincorsa, e lei poi ha fatto quell’errore, quello di non fermarsi, un’ammissione di colpa che ha rovinato tutto.

Si ma adesso? Come sarebbe stato il rientro a lavoro? Carla avrebbe voluto spiegazioni, o almeno parlarne, in fondo aveva cercato di farlo anche quella sera. Cosa le avrebbe detto? Come l’avrebbe rassicurata? Sarebbe stata convincente? Carla ormai la conosceva bene, era brava a capire se mentiva o meno, e lei non era mai stata così brava a dissimulare gli affetti.

E poi, il matrimonio! Cosa fare? Era ancora sicura di andarci? Come avrebbe potuto dare buca in maniera elegante e senza suscitare sospetti? Di certo in quel momento il solo pensiero di essere lì presente la faceva sentiva male, così come l’aver lavorato a lungo per il matrimonio del suo Marco con un’altra

Lucia non riuscì a chiudere occhio, quel turbinio di pensieri le rovinarono il sonno, e chissà quanti ne avrebbe rovinati in futuro. Sarebbe stata davvero dura questa volta ma doveva reagire, trovare un modo per venirne fuori a testa alta. Doveva, poteva. Per sua fortuna aveva davanti a lei un intero weekend per riordinare i pensieri.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 10 – Sonni irrequieti

Il ritorno verso casa fu fonte di vari pensieri per Lucia, un turbinio di dubbi e speranze lottavano tra loro. Forse gli strascichi dell’alcool o forse quelle strane idee in testa, quello strano sesto senso, non le permisero di ammirare la luna piena mentre sola si avviava verso casa,  la luna piena, come quella che adorava guardare da piccola, nelle sere di inizio estate, con Marco  vicino l’amata quercia. Spesso negli ultimi anni la nostalgia la rapiva e non le permetteva di godere delle soddisfazioni professionali, capitava che a volte si sentisse inadeguata, come questa sera.

Il tragitto bar – casa fu faticoso. Improvvisamente lacrime amare cominciarono a rigare il suo bel viso, si sentiva sola e spaesata, sempre più spesso nell’ultimo periodo si era chiesta se avesse fatto la scelta giusta, se dividere la sua strada da quella di Matteo fosse stata la decisione migliore, ma il dubbio che ancor più la attanagliava era capire se lasciare il paese e rincorrere un sogno forse troppo grande fosse stata la cosa più corretta da fare.

Con la malinconia si abbandonò alle braccia di Morfeo. Un sonno disturbato ed affollato di incubi non tardò ad arrivare. Sognò uno stormo di uccellacci rapaci neri e con gli occhi gialli che la beccavano, nessun dolore reale ma un fastidio nell’anima che l’accompagnò fin dopo il risveglio quando si ricordò di quell’incubo appena concluso ed un malessere interiore si fece largo dentro di lei. Non si sentiva molto bene ma soprattutto non aveva voglia di andare in ufficio, però non poteva esimersi, era un giorno importante, Mr Right, alias il grande capo, sarebbe stato presente per verificare  l’evolversi di alcuni lavori, o meglio, voleva velatamente fare la predica a qualcuno, non era ancora chiaro a chi, ma era sicuramente questo il motivo. Di solito l’ apparizione di quella fantastica chioma color platino in ufficio era sinonimo di guai in vista per qualcuno, generalmente senza un motivo specifico, ma ovviamente nessuno osava contraddirlo se non voleva ritrovarsi in mezzo alla strada (letteralmente) con un cartone in mano contenente tutti gli indispensabili che generalmente una donna tiene in borsa.

Affidandosi all’onnisciente sapienza di internet cercò il significato dell’ incubo  appena fatto trovando come risposta semplicemente la necessità di ritrovare la giusta serenità. Pensò che non le era di grande aiuto, che questo lo aveva capito da sé, che non le serviva certo un sito internet per spiegarle che era irrequieta dentro, che non le andava mai bene niente, quindi spense il portatile sbuffando e si diresse verso l’ ufficio, per niente pronta ad affrontare la giornata. Si apprestava ad affrontare una possibile lavata di capo con un umore pessimo ed un senso d’inquietudine che le aveva tolto anche l’appetito, per certi aspetti anzi non aveva per niente timore di questa possibilità, che gliela facesse pure se era il caso, aveva ben altri problemi al momento.

Il briefing stava per iniziare quando Carla si sedette al suo fianco  nella sala riunioni e le passò furtivamente un post-it con su scritto “Stasera all’aperitivo ti presento il mio futuro marito!”. Il messaggio era contornato da cuoricini e faccine stilizzate tutte sorridenti. Un senso di nausea percorse Lucia che però fece buon viso a cattivo gioco, forse il suo pessimo umore era causato da questa cosa, dalle smancerie e dal sentimento che Carla si incaponiva ad ostentare con lei, paladina del “io le emozioni non le provo”, anche nei momenti meno opportuni. La riunione inaspettatamente filò liscia come l’ olio, nessuna lavata di capo, almeno in apparenza, Mr. Right era veramente passato in ufficio per fare il punto della situazione o forse solo per sfoggiare l’ ultima dama al suo fianco, subito soprannominata l’extraterrestre per via del colore dell’abito (un appariscente argento scintillante) e dell’altezza dei tacchi con cui stranamente riusciva anche a camminare con una discreta grazia.

La giornata lavorativa trascorse quindi senza particolari patemi fino al rompete le righe e all’annuncio di Carla, attesa protagonista della serata:

  • “Bene! Siete pronte? La giornata è stata intensa ma non è ancora finita! Forza prendete le vostre cose che stasera siete mie ospiti, non azzardatevi a controllare i prezzi, voglio che sia una bella serata e non dobbiamo farcela rovinare da niente e da nessuno, va bene?”

Con questa dichiarazione Carla diede inizio al festeggiamento. Dopo qualche minuto la porta  del locale si aprì ed entrò un ragazzo stupendo,  barba incolta al punto giusto, occhiali da sole ed un fisico atletico che non lasciava intravedere  neanche un accenno di pancetta sotto quel bel completo gessato indossato in maniera alquanto sportiva. Tutte si voltarono a guardarlo, lui fermo all’ingresso si guardò intorno e una volta individuata la meta si diresse verso di loro, Carla si alzò e, sorridente come non mai, gli andò incontro.

No non poteva essere vero.

  • “Piacere, io sono….”
  • Lucia non riuscì a proferire parole davanti a tanta grazia, era un uomo fantastico, con un nome che tanto le ricordava l’infanzia, la sua infanzia con… “MARCO”
  • “Princess”

Due nomi, pronunciati uno di seguito all’altro gelarono all’istante tutta l’aria dell’ intero pianeta.

  • “Cosa ci fai qui?”
  • “No no, cosa ci fai qui lo dico io!”

L’ imbarazzo delle altre collega faceva da contorno a questa scenetta che vista da fuori era tragi-comica mentre vissuta in prima persona era solo tragica.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 9 – Un matrimonio per tutti

Alla fine Carla  decise di informare anche tutte le altre colleghe che, sorprendendola, le fecero davvero una grande festa, paradossalmente più di quanta gliene abbia fatta Lucia,  tanto che, vuoi per il molto tempo libero a disposizione, vuoi per il fatto che, si sa, l’idea del matrimonio manda in visibilio la maggior parte delle ragazze, in età da marito o no, dotate di potenziale fedele compagno per la vita ma anche single con il sogno del principe azzurro, si  proposero tutte di darle una mano per qualsiasi cosa le fosse necessario.

Carla non se lo fece ripetere due volte e cominciò a stimolare la fantasia di molte sue colleghe così che non solo loro iniziarono a proporre idee originali  ma i preparativi si trasformarono quasi in un progetto comunitario.

Ogni giorno c’era sempre chi arrivava con qualche nuova proposta più o meno originale e spesso dopo il lavoro ci si riuniva tutti al bar dietro l’angolo per fare il punto della situazione, definire i dettagli e buttare giù i successivi obiettivi: riviste, applicazioni, siti specializzati ma anche semplici cartelloni pubblicitari, Pinterest e Instagram, furono fonti di  ispirazione, era un periodo felice.

Ad ogni aperitivo il brindisi era per la sposa, le colleghe stavano diventando amiche e questa situazione iniziava a piacere a Lucia, era bello lavorare in un clima armonioso, era bello arrivare in ufficio la mattina e vedere le altre con il sorriso stampato sul viso, con la creatività alle stelle, con la necessità di mettere nero su bianco le nuove idee.

Carla poi era raggiante, aveva sempre temuto il dover organizzare tutto da sola,  senza l’aiuto della sua famiglia che ora la vegliava da lassù. Per tutti questo evento stava diventando un momento d’unione e anche i superiori erano soddisfatti dell’atmosfera che si era creata in azienda, questo matrimonio aveva permesso alle dipendenti di fare gruppo e adesso portare a termine le diverse scadenze era diventato molto più semplice, era proprio vero il detto “l’ Unione fa la forza!”.

Intanto i mesi passavano, il fatidico giorno si avvicinava e per Carla era arrivato il momento di distribuire gli inviti tra le colleghe, adesso non poteva esimersi dall’estendere l’invito a tutto il team, capo compreso.

Restava solo una cosa da fare in realtà,  presentare il futuro marito alle colleghe.

Una sera, in un dopo lavoro come tanti, all’ ormai solito aperitivo post-ufficio  Carla fece una proposta:

  • “Ragazze, cosa ne dite se un giorno di questi usciamo a cena? Ho scoperto un giapponese davvero carino e non troppo costoso, qui in zona, a qualche isolato di distanza, vi va?”

In coro le colleghe si dissero entusiaste dell’ idea, molte immaginavano anche cosa le aspettasse.

Lucia, contagiata dal clima armonioso e festoso non si tirò indietro, del resto per lei ogni scusa era buona per cenare al giapponese e strafogarsi di hurumaki e tempura, però in lei c’era sempre quel non so che di strano che non la abbandonava, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in tutta quella storia, un qualcosa che di tanto in tanto le appesantiva lo stomaco. Ma cosa? Sembrava tutto così perfetto e chiaro, forse era solo un po’ di stress,  o la consapevolezza che il tempo avanzava anche per lei che intanto stava dedicando tutto il suo tempo esclusivamente al lavoro, forse quel matrimonio inconsciamente la faceva sentire incompleta, sola.

Non riusciva davvero a capire quel suo stato ansioso ma cercava comunque di fare buon viso a cattivo gioco, per Carla, lei se lo meritava davvero.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

Episodio 8 – Sposa al caffè

  • Lucia, hai già scaricato la posta questa mattina?
  • No Carla, sto finendo i bozzetti da consegnare per domani, la guardo dopo…

In una battuta Lucia era riuscita a smontare tutto l’entusiasmo della sua dirimpettaia di scrivania. Mentre riordinava i disegni tanto sudati però si chiese come mai la sua collega avesse quel sorriso stampato in faccia, di lunedì mattina poi. La curiosità ebbe la meglio, mise tutto da parte  ed andò a controllare. Tra le varie mail in posta ricevuta ne trovò una inviata proprio da lei.

—————————————

Da: “Carla” <CarlaOttomani@studiofashion.com>

Data: Oggi 08.32

A: “Lucia” <LuciaSaetta@studiofashion.com>

Oggetto: SONO FELICE

Cara Lucia,

Scriverti una mail nonostante tu sia davanti a me ti sembrerà strano, ma volevo dirti che… SONO FELICE!

Sei la prima in azienda a cui racconto ciò che mi è successo.

Sgancio la bomba!

Ieri sera Marco mi ha chiesto di sposarlo e l’ha fatto nel più classico dei modi, mi ha portata a cena in riva al lago, dopo il dolce si è alzato, si è inginocchiato e mi ha chiesto di diventare sua moglie!! E’ stato dolcissimo! E…

E’ stato un momento bellissimo.

Volevo condividerlo con te soltanto, l’unica qui dentro che sono sicura sarà realmente felice per me.

———————————————-

Lucia fece una smorfia leggendo tutto il miele che la sua collega aveva raccontato, in fondo è sempre stata un maschiaccio e tutte quelle romanticherie non l’avevano mai entusiasmata. Persa tra i suoi pensieri non si accorse che Carla la stava guardando con occhi pieni di speranza…speranza che sembrava trasformarsi in vergogna e rabbia attimo dopo attimo, si era aspettata ben altra reazione in realtà.

  • Allora? Hai letto?

Lucia si schiarì la voce, ricompose i suoi pensieri e si rese conto che in fin dei conti non era colpa della sua dirimpettaia di scrivania se lei ed il romanticismo viaggiavano su due strade parallele. Sorrise, si ricompose e le rispose

  • Complimenti Carla!Sono felice per te, per voi! Ti ringrazio per avermi reso partecipe di una notizia così importante, per la tua fiducia, ne sono orgogliosa. Festeggiamo con un bel caffè

Nel tragitto verso la macchinetta le sembrava di volare. Ecco, anche Carla si sposava, anche lei aveva conosciuto l’ uomo della sua vita, mentre lei non ne era nemmeno alla ricerca. Si rese conto che forse Carla aveva riposto in lei fin troppa fiducia. Si, era contenta di questa bella notizia, ma era anche un bel po’ invidiosa. Forse era un sentimento comune a tutte le ragazze in quella situazione, ma le capitò davvero di chiedersi se mai anche lei un giorno sarebbe stata così felice. Scrollò la testa per fugare quei pensieri e concentrarsi sull’unica collega che forse poteva davvero considerare un’amica, era stata la prima ad aiutarla in quell’ ufficio, la prima a porgerle una mano anziché un bastone.

  • Per me senza zucchero…
  • Lucia! Certo che sei strana! Passi che non sei per niente dolce e romantica, ma almeno un sorriso, sembra che anziché dirti che mi sposo ti sia passata sopra con un TIR!

Fu del tutto inutile Carla aveva colto la strana reazione e mostrava ora la sua delusione.

  • Scusami Carla, ma… Non so cosa mi è preso, sono felicissima per te, davvero credimi! Anzi…per qualsiasi cosa, qualsiasi bisogno, io sono qui per te.
  • Grazie Lucia, non è molto che ci conosciamo, ma credo di avere trovato in te un’amica vera.
  • Ti prego niente lacrime…

Le due tornarono in ufficio con il sorriso sulle labbra,  non prima che Carla si fosse ricomposta il viso, nessuno infatti notò niente, tutto era uguale, come sempre, tutto eccetto Lucia.

Scritto in collaborazione con Marta Vitali di Pensieri Loquaci

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