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una vita non basta

Just hang on and suffer well

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Il gioco di Gerald

Non ci avrei mai scommesso un euro  che un giorno  avrebbero prodotto un film su Il gioco di Gerald. Tra i tanti libri del Re pensavo fosse uno di quelli meno indicati a diventare un film, anche per il solo fatto che il 90% del racconto è ambientato in un letto, con protagonista una donna, sola e ammanettata.

Ed invece, inosservato tra tutte le recenti uscite e l’attesa per il remake di IT, eccolo! E devo dire che il risultato è andato ben al di sopra delle mie  più rosee aspettative. E’ un gran bel film, lo studio della mente umana in situazioni estreme, cupo, spietato, angosciante, a tratti fin troppo angosciante,  e con una sequenza davvero molto cruda.

Una pellicola di qualità con una storia davvero ben raccontata, e non era facile, no davvero, con ottimi attori e soprattutto con una geniale trovata per rendere noto tutto il processo di introspezione psicologica della protagonista. Ah, c’è anche un piccolo omaggio a Cujo.

L’unica pecca? Il finale. No che non sia stato all’altezza, ma non è stato perfettamente fedele  al libro e sinceramente avrei preferito  la versione originale.

Sicuramente una delle migliori trasposizioni delle opere del Re.

Applausi.

Trama

Due coniugi, Jessie e Gerald, decidono di passare un weekend piccante nella loro casa di campagna per riaccendere il desiderio e cercare di salvare il matrimonio. La fantasia sessuale di Gerald di bloccare con delle manette i polsi della moglie al letto si rivela un’idea terribile quando viene colto da infarto morendole accanto. Jessie si ritrova quindi sola, ammanettata e quindi impossibilitata a muoversi, senza nessuno che la possa salvare, senza cibo, in balia dei propri ricordi, dei propri tormenti e di due pessimi ospiti….

Durata: 103 min

Voto: ● ● ● ● ○    bella sorpresa

gioco di gerald

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Enjoy the Depeche Mode

E così ho allungato la mano e toccato Dave (non la fede!) per la seconda volta. Che poi non l’ho toccato ma quasi,  nonostante avessimo in mano un biglietto prato, e non il tanto ambito prato gold, abbiamo facilmente trovato posto  vicino al palco.

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Parto dalla fine perché la differenza sta tutta qui. I Depeche Mode ci avevano abituato nei vari tour a terminare il concerto con una ballata. Anche nel 2009, ai tempi in cui andai a vederli per il Tour of the Universe, si congedarono con Waiting for the night.  Questa volta invece no. Questa volta il concerto è stato molto più rock,  ed il  saluto finale è stato eclatante con una potente e infinita versione di Personal Jesus che ha fatto cantare e impazzire tutti. Ancora oggi il mio cervello non fa che riprodurre quell’urlo, Reach out and touch faith, infinite volte al giorno. Un eco interminabile. Un mantra.

Non che gli altri pezzi siano stati inferiori come forza d’impatto. Cavolo! Anche Wrong mi ha conquistato, e di certo non è mai stata tra le mie preferite. E poi quelle chicche: Barrel of a gun, Stripped, la bellissima e sorprendente quanto ad arrangiamento A pain that I’m used to, l’emozionante cover di Heroes di David Bowie.

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Ho messo da parte la mia proverbiale apparente tranquillità per indossare i panni di un estremo invasato alle prime note di Everything counts terminata poi con una lunghissima coda intonata dal pubblico, sempre protagonista durante le due ore e mezza di concerto,  53000 persone che non aspettano altro che Dave gli porga il microfono per cantare a squarciagola di quelle mani che arraffano tutto quello che possono, perché anche nelle grandi quantità ogni minima cosa conta.

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Si Dave, più mefistofelico del solito con quel pizzetto infernale. Canta, balla, sculetta, si muove su e giù, avanti e dietro, da un piano all’altro, raffinato e al tempo stesso conturbante,  pochi come lui sanno gestire il palco in quel modo, con quell’autorità, con quella padronanza, quella capacità di coinvolgere il pubblico come nessun altro, quel carisma assoluto che conquista tutti, soprattutto il pubblico femminile.

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E a Dave fa il giusto contraltare il grande Martin Lee Gore, con la sua pacatezza ed eleganza, anche nel cantare quelle ballate ormai di sua esclusiva competenza come Somebody, A question of lust ma soprattutto la meravigliosa Home, da sempre uno dei momenti più emozionanti dei loro concerti, soprattutto quando il riff finale della sua chitarra viene declinato vocalmente da tutti i presenti per minuti e minuti, a canzone abbondantemente finita, anche dopo il rientro di Dave che incita il pubblico a continuare, e noi continueremmo all’infinito se non aspettassimo altre emozioni.

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Perché si sa, non c’è concerto dei Depeche Mode senza la poesia di Enjoy the Silence cantata in duetto Dave-fans e senza le paure rinfrancate  di Never let me down again, con quel gioco di braccia che tutti aspettano e sognano da mesi, da quando hanno comprato il biglietto, forse lo hanno comprato proprio per quello.

Il Global Spirit Tour miete consensi da plebiscito. Molti amici nelle tre date hanno partecipato a questo spettacolo musicale condividendone le intense emozioni ed il più grande soddisfacimento. Io e Tessa ne siamo usciti stanchi ma raggianti, colmi di felicità, sicuri di aver vissuto una notte che non scorderemo mai e che vorremmo presto ripetere, magari per qualche data invernale.

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Abbiamo aspettato un bel po’ prima di uscire dallo stadio. Intonando i versi della mancata Just can’t get enough siamo rimasti in attesa di una ulteriore apparizione che sapevamo già che non ci sarebbe mai stata, ma sapete come funziona a volte, delle catene invisibili ti tengono lì, fermo, ad assaporare ancora i momenti, restii a riprendere il normale corso delle cose.  Poi siamo finalmente scivolati via, in quella calda ma bellissima notte romana, e allora ci sono tornate in mente le parole di Martin e fiduciosi abbiamo alzato gli occhi al cielo:

Vedi le stelle, stanno brillando luminose. E’ tutto a posto stasera.

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Breaking Bad

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Penso sia doveroso iniziare a parlare di questa serie TV dando voce direttamente ai riconoscimenti ottenuti. Solo nel 2013 Breaking Bad  è stata  classificata dalla Writers Guild of America come la tredicesima serie meglio scritta di tutti i tempi  e dalla Guinness World Records   come la serie con la più alta valutazione di sempre. Ha vinto 16 Emmy (il più importante premio televisivo a livello internazionale) e  2 Golden Globe (riconoscimento annuale ai migliori film e programmi televisivi della stagione), e se ciò non bastasse anche 8 Satellite Award, 12 Saturn  Award e tanti altri premi minori. Detto questo, come potrei io descriverla  in modo più convincente?  Dovessi definirla con una sola parola direi COINVOLGENTE. Si, coinvolgente! Perché vi lascerete rapire completamente dall’intelligenza del sig. White, dal modo in cui riesce a risolvere i problemi più ostici, dalla sua parabola da umile e sottomesso insegnante di chimica colpito dal cancro e sull’orlo del lastrico economico a potente produttore e trafficante internazionale di metanfetamina , e  si, sembrerà strano ma resterete colpiti  anche dalla sua umanità.

In fondo, prima di prenderci gusto, prima di capire quanto sia bravo e quanto ciò lo faccia sentire vivo, prima di zittire quella frustrazione mai sopita per aver perduto soldi e gloria dopo aver lasciato l’azienda appena messa su con i due suoi migliori amici, prima di tutto questo, la finalità era delle migliori ovvero potersi permettere di pagare le cure per combattere il tumore. Tutto nasce quindi da una critica al sistema sanitario USA dove  non puoi curarti se non hai i soldi e quindi un’ottima assicurazione,  non chi è nelle condizioni del sig. White,  un comune insegnante di chimica con moglie disoccupata, un figlio adolescente affetto da paralisi cerebrale e una nuova figlia in arrivo. Un uomo che ama profondamente la famiglia, una famiglia allargata che comprende anche i due cognati, Marie e Hank, infermiera cleptomane lei, tostissimo capo della DEA lui, la legge incorruttibile, dura e spietata, totalmente ignara di bere, mangiare, chiacchierare e ridere continuamente con la sua nemesi, l’inafferrabile e temutissimo Heisenberg.  E per il sig. White è un membro di questa famiglia anche  Jesse Pinkman, suo alunno prima e socio poi,  che lo introduce nel mondo dello spaccio e che nonostante tutte le liti ed i fraintendimenti  considera come un figlio, prendendosene cura fino all’inevitabile fine.

E poi c’è il re del traffico dei narcotici, lo spietato quanto insospettabile  Gustavo Fring, ed il suo braccio destro, il durissimo Mike; l’originalissimo avvocato Saul Goodman con i suoi contatti e le sue consulenze;  Steve Gomez, il fidato collega di Hank; Krysten e Andrea, le due sfortunate  compagne di Jesse;  Hector Salamanca, ex capo del cartello, ora anziano, muto e sulla sedia a rotelle. Amici, amanti, conoscenti, guardie del corpo, contatti, killer, autolavaggi e altro ancora… tutti gli ingredienti per una serie tv impossibile da perdersi perché tocca tutte le corde emozionali dell’uomo. Una serie unica,  meravigliosa.

Trama

Per trovare i soldi necessari a pagare le cure per  il tumore appena diagnosticatogli, un professore di chimica inizia a produrre e spacciare metanfetamina insieme ad un suo ex alunno. Col tempo assumerà il controllo del traffico internazionale della sostanza. Intanto suo cognato, tosto capo della Dea, è completamente assorbito nella ricerca di un certo Heisenberg…

Stagioni:  5

Episodi:  62

Durata episodio:  45 min circa

Voto:   ●●●●●  imperdibile!!

 

Incubi & Deliri

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L’idea è davvero geniale:  riunire in un’unica serie TV le trasposizioni cinematografiche di alcuni racconti brevi del re. Il titolo, Incubi & Deliri, in realtà è fuorviante perché gli otto racconti contenuti sono estrapolati da diverse raccolte di racconti, non solo quindi da quella che dà il titolo alla serie TV ma anche da  A volte ritornano e Tutto è fatidico. Tutti gli otto racconti sono ben girati anche se alcuni potevano rendere molto di più. Il livello non è per nulla equilibrato e la bellezza dell’intero progetto è tenuta a galla quasi esclusivamente da tre racconti: Campo di battaglia, E hanno una band dell’altro mondo e Autopsia 4. Per il resto ( si ricordano soprattutto la bellezza della protagonista femminile in Crouch End, la disperazione paterna in L’ultimo caso di Umney ed il ritratto cangiante in Il virus della strada va a nord) si poteva certo scegliere di meglio potendo attingere da un numero indefinito di ottime storie.

 

Trame

Campo di battaglia  (tratto da:  A volte ritornano) ●●●●●

Un killer professionista uccide il presidente di una fabbrica di giocattoli. Al ritorno a casa si vede recapitare un pacco proveniente proprio dalla stessa fabbrica  contenente un set di soldatini. Inaspettatamente questi prendono vita e ben armati  cercano di vendicare il loro proprietario.

Crouch End  (tratto da:  Incubi & Deliri) ●●○○○

Due sposini si trovano a Londra in luna di miele quando, recandosi a cena da un amico, si perdono per strada nel quartiere di Crouch End rimanendo vittime di strani fenomeni e dimensioni parallele .

L’ultimo caso di Umney   (tratto da: Incubi & Deliri) ●●○○○

Uno scrittore disperato per la morte del figlio in un incidente nella piscina di casa si rifugia nella scrittura finchè, per reagire alle provocazioni della moglie, decide di catapultarsi all’interno dei suoi romanzi hard boiled prendendo il posto del suo protagonista  che si ritroverà invece a sostituirlo nella vita reale.

La fine del gran casino  (tratto da: Incubi & Deliri) ●●○○○

Un documentarista racconta della sua infanzia in compagnia del geniale fratello minore, della loro crescita, di come un giorno lui gli abbia rivelato di aver trovato l’antidoto alle violenze ed alle guerre nel mondo, di come abbia attuato il piano e come questo abbia portato a conseguenze ben più nefaste.

Il virus della strada va a nord   (Tratto da: Tutto è fatidico) ●●●○○

Un famoso romanziere horror, di ritorno da un tour promozionale, acquista in un mercatino privato un tetro quadro in cui è ritratto un ragazzo dal ghigno infernale alla guida di un’auto. Il romanziere porta quindi con se il nuovo acquisto capendo presto di aver fatto uno sbaglio: il ritratto cambia continuamente e  lascia lungo il tragitto una terribile scia di sangue.

Il quinto quarto  (Tratto da: Incubi & Deliri) ●●●○○

Appena uscito di prigione e ritrovata la moglie dopo sette anni Willie si ritrova coinvolto con un amico in una caccia al tesoro: dovranno impossessarsi degli altri tre pezzi di una mappa che indica il nascondiglio di un bottino milionario

Autopsia 4   (Tratto da:  Tutto è fatidico) ●●●●○

Sta per iniziare l’autopsia di un ricco imprenditore colto da infarto durante una partita di golf. I medici non sanno però che è vivo e cosciente  ma temporaneamente paralizzato per il morso di un serpente…

E hanno una band dell’altro mondo   ( Tratto da: Incubi & Deliri) ●●●●●

Una coppia in vacanza sbagliando strada in auto si ritrova in una strana cittadina chiamata Rock’n Roll Heaven tra i cui abitanti troveranno vecchie rockstar decedute come Elvis, Orbison, Buddy Holly, Hendrix etc…

 

Stagioni:  1

Episodi:  8

Durata episodio:  40 min

Voto medio:   ● ● ● ○ ○  occasione sprecata

Jackie

Doveva essere un omaggio ad una grande donna del novecento, icona di stile, eleganza e cultura, ed in parte lo è, solo che non ho riconosciuto nella Jackie del film la Jackie che avevo imparato a conoscere dai libri, da altri film e dai documentari.  Troppo marcate ad esempio le critiche sui soldi spesi  per gli eventi culturali alla Casa Bianca e per i cambiamenti portati al suo interno,  quando questi erano invece, anche leggendo gli articoli di quei giorni, ben visti sia dai cittadini che dalla stampa. Il fermento culturale che ha investito gli USA in quegli anni e che l’ha vista protagonista nelle vesti di grande mecenate è stato fatto passare invece come una serie di capricci personali di una ricca snob. Ma è anche per questo che, come ripiega il film negli ultimi minuti, si parla di una Camelot, una presidenza che ha portato lustro non soltanto politicamente (anche se gli effetti si sarebbero visti a posteriori) ma culturalmente, una nuova frontiera in tutto e per tutto. Per non parlare poi della ricostruzione dei filmati dell’epoca in cui la first lady, descrivendo alle telecamere le varie stanze della sua nuova residenza, appare terribilmente impacciata e insicura.

Il film è un po’ lento ma a mio avviso per nulla noioso, anzi, si lascia vedere con piacere.  Interessanti sono le problematiche poste in essere, come quella dell’organizzazione dei funerali, e poi i pensieri, le emozioni e la propria ricostruzione delle vicende, elementi attorno a cui gira l’intero film.

E’ un one woman show  con una Portman sempre protagonista in ogni inquadratura. L’attrice è davvero brava e molto simile fisicamente alla vera Jackie da cui riesce ad assorbire un po’ di quel suo splendente carisma che tanto faceva impazzire gli intellettuali ma soprattutto i cittadini in quello scorcio di primi anni 60. L’altro protagonista è invece  un Bobby, sempre vicino e sempre accondiscendente, stranamente più vecchio fisicamente del fratello maggiore Jack.

Un buon film comunque, un pezzo di storia rivisitato da un punto di vista diverso, era ora.

Trama

Pochi giorni dopo l’assassinio del marito Jackie rilascia un’intervista in cui racconta gli avvenimenti di quei giorni, dall’arrivo a Dallas al funerale, dal suo punto di vista, con le sue emozioni, i suoi pensieri  e le sue idee.

Durata: 95 minuti

Voto:  ● ● ● ○ ○

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Letture 2017

Da questo anno  le mie letture potrete seguirle live, passo dopo passo, semplicemente leggendo questo post che si andrà ad aggiornare di volta in volta (Lo trovate facilmente sul menù a tendina seguendo il percorso Recensioni –> Libri –> Letture–> 2017). Il mio intento, così come per quelle del 2016, è quello di farvi incuriosire, magari anche di convincervi a leggere qualcuno di questi libri, per poi poterne parlare insieme.

Ecco quindi le mie letture del 2017 con relativi commenti e metri di personale giudizio.

Come interpretare il giudizio

○○○○○  pessimo;  ●○○○○  deludente;  ●●○○○  godibile;   ●●●○○  bello;   ●●●●○ molto bello;  ●●●●●  must read!

Potrebbe capitarmi di tanto in tanto di tornare a rileggere vecchi libri, cosa che d’altronde ho in mente di fare al più presto in maniera sistematica. Per questo motivo dopo la data di lettura  di ognuno troverete la parola “new” se si tratta di un nuovo libro, 2 se si tratta di una seconda lettura, 3 e così via

 

Mr Mercedes – King  ● ● ● ● ○ (23/12/2016 – 09/01/2017) new

Il re torna agli antichi splendori e ci regala questo giallo davvero fantastico in quanto a suspense e ritmo e con una forte impronta psicologica.  Hodges è un detective in pensione che si rimette in azione per acciuffare Mr. Mercedes,  un pericoloso assassino ancora a piede libero.  Non sa però che il killer  è  più vicino di quanto lui creda e si sta preparando a compiere l’ennesima strage.  Veramente un gran  libro, il primo di una trilogia basata sul detective Hodges. Peccato per il finale un po’ sottotono, il resto però si legge in modo famelico.

La grande fame – J. Fante ● ● ● ○ ○     (09/01/2017 – 20/01/2017) new

Fante è un maestro. Non importa cosa scriva, se romanzi o short stories. Non importa se i soggetti sono sempre gli stessi, la sua infanzia, la sua famiglia, la fame, la dignità,  il Colorado, la discendenza italiana, i sogni, la fuga.  Riesce sempre a commuoverci. O anche a farci ridere, con un velo di malinconia finale, un po’ come nei migliori film di Verdone. E queste storie… così leggere, così semplici, ma anche così potenti da entrarti dentro e rivoltarti le budella, o a volte  prenderti il cuore e strizzarlo come un panno, se riesci a seguirle, a immedesimarti, a viverle. Che scrittore John Fante! Che orgoglio il suo essere italiano!

Pulp – Bukowski ● ● ● ● ○    (20/01/2017 – 25/01/2017) new

Ormai consapevole di essere vicino alla fine dei suoi giorni il grande Bukowski sforna questo grande libro, sarcastico, grottesco, surreale. Per la sua ultima avventura lascia in disparte il suo alter ego di sempre Henry Chinaski, rendendolo così immortale,  per dare vita al detective Nick Belane, l’investigatore privato più dritto di Los Angeles che si sbatte per risolvere i suoi assurdi casi commissionatigli da ancora più assurdi committenti. Alieni, coppie adultere, usurai, vecchi poeti francesi,  John Fante, Dante Alighieri  e la stessa Morte che gioca con lui accompagnandolo fino alla fine, sono tra i protagonisti di questo racconto dove tutto sembra girare attorno ad un Passero Rosso, di cui Belane è alla disperata ricerca e di cui tutti sembrano aver sentito parlare.  In mezzo le solite cose, l’alcol, le risse al bar, le discussioni sfrontate, il linguaggio sboccato, continui doppi sensi e il demone del sesso ormai  però sopito. E’ un Bukowski stanco che si racconta e che ci lascia in dono le sue considerazioni sulla vita, sull’esistenza ed il suo significato. E’ una lettera d’addio, che più originale non si può.

I pilastri della terra – K. Follett  ● ● ● ● ●   (25/01/2017 – 11/02/2017) new

Signori e signore ecco il romanzo totale! Un capolavoro assoluto di narrazione che riesce a tenere il lettore incollato in modo famelico per più di mille pagine.  Una lotta infinita tra il bene ed il male. Un tumulto di continue emozioni, di forti sentimenti e di avventure. Intrighi, lotte di successione, eredità, guerre, amori, tradimenti, speranze, sogni, gelosie, passioni, fame, paura, capacità,  non c’è una sfaccettatura dell’animo umano che viene risparmiata, tutto è elevato all’ennesima potenza. Più di cinquanta anni di storia all’ombra di una costruzione di una cattedrale in una Inghilterra caotica e dilaniata da guerre civili e dissidi interni. In una parola: il romanzo! Uno dei più belli mai letti!

Nel segno della pecora – H. Murakami ● ● ● ● ○   (11/02/2017 – 17/02/2017) new

Il solito libro in pieno stile Murakami dove la realtà e l’immaginario si fondono per dare vita ad una storia surreale quanto travolgente. Tutta la trama si dipana nella ricerca di una particolare pecora dagli strani poteri da cui dipende il destino politico ed economico del Giappone, ma è uno specchio per le allodole,in realtà il protagonista intraprende a sua insaputa un percorso individuale alla ricerca di sé, della sua vera natura, del senso della vita  di cui diviene completamente consapevole alla fine del tragitto. In questo lo aiutano i vari personaggi con cui entra in contatto: l’ex moglie, il suo gatto, il Maestro ed il suo braccio destro, la sua nuova ragazza dalle orecchie bellissime, il professore pecora e soprattutto il suo caro vecchio amico della giovinezza, il Sorcio. Il ritmo è incalzante, condito da bei dialoghi, alcuni assurdi, altri divertenti, per poi calare in un finale più lento, riflessivo e introspettivo in cui però emergono i micidiali incontri tra il protagonista e l’uomo pecora. Curioso il fatto che nessuno dei protagonisti del romanzo abbia un nome proprio, ad eccezione dell’amico barista Jay, forse perché l’unico che abbia già compreso il senso della propria vita. Davvero un gran bel libro, con un finale tra i più accessibili scritti dall’autore.

Piccola nota: Il Sorcio e l’Hotel Delfino saranno poi protagonisti anche di un altro celebre romanzo dello scrittore giapponese: Dance Dance Dance.

Alice nel paese delle meraviglie / Attraverso lo specchio – Carroll ● ○ ○ ○ ○  (18/02/2017 – 22/02/2017) new

Lo so. Con questa mia piccola recensione farò arrabbiare qualcuno e attirerò su di me imprecazioni varie, purtroppo però devo essere sincero e non posso non dire che sono rimasto tremendamente deluso da questa lettura che ho faticato davvero tanto a portare a termine. Ok, si, è vero,  questo libro rappresenta forse l’apoteosi della fantasia e del non- sense, e ne ero attratto anche per questo motivo. Purtroppo però, dopo un inizio incoraggiante, pagina dopo pagina mi sono smarrito in dialoghi a volte fin troppo  insignificativi, trame incomprensibili e una lettura a mio avviso non molto scorrevole e poco entusiasmante. Se il primo libro ha comunque degli spunti interessanti e può risultare anche piacevole (divertentissima la scena della duchessa in cucina), il secondo è davvero un supplizio  confusionario che neanche Humpty Dumpty ed il suo non-compleanno riescono a risollevare. Insomma, non ho trovato niente di stimolante, nessuna logica nascosta che qualcuno voleva farmi credere, ma piuttosto una elementare successione di  incontri della protagonista con bizzarri personaggi, molti dei quali purtroppo lasciano il tempo che trovano.

Vita di paese – A. Torre  ● ● ○ ○ ○ (22/02/2017 – 27/02/2017) new

Una bella quanto vissuta rivisitazione della propria storia familiare ma al tempo stesso un’accurata quanto interessante testimonianza della vita in un paesino siciliano intorno agli anni 50-60. Lo scrittore ne è un semplice abitante, senza aspirazioni letterarie se non quella di lasciare un ricordo ai figli, e infatti la prosa, per quanto passionale e scorrevole, spesso difetta in ripetizioni ed esagerazioni romantiche nelle descrizioni. Resta comunque una più che buona fonte storica dei tempi che furono.

Tutti i racconti – E. A. Poe  ○ ○ ○ ○ ○  (27/02/2017 – 11/03/2017) new

Per l’ennesima volta il mio impatto con i grandi classici della letteratura è risultato molto traumatico. Questa volta più del solito visto che a mio avviso questo è uno dei più brutti libri che io abbia mai letto, uno dei rarissimi casi in cui sono stato seriamente intenzionato a sospendere definitivamente la lettura prima della conclusione. Su 37 racconti della raccolta la stragrande maggioranza l’ho trovata pesante, prolissa, insignificante, incomprensibile, a volte persino illeggibile. Per fortuna ne ho trovato anche alcuni  interessanti, ben lungi dal definirli belli ma almeno leggibili:  Il gatto nero, La cassa oblunga, La sepoltura prematura e giusto un paio di altri.

Cattedrale – Carver  ● ● ● ○ ○    (11/03/2017 – 15/03/2017) new

Carver è uno dei mastri delle short- stories del 900. I suoi racconti sono originali  perché in essi non viene raccontato nulla, ovvero, vengono raccontati semplici momenti di vita, mai decisivi. In questi racconti il fatto importante è solo sfiorato, è già successo tempo fa o è ancora lungi dal succedere. A mio avviso Carver non ha l’anima di Fante, né la genialità di Murakami, ma nella loro semplicità i suoi racconti sono comunque piccole poesie, sono i pezzi del puzzle della nostra vita e sono scritti con superba maestria. Una piccola cosa ma buona, Da dove sto chiamando, Cattedrale, Febbre, Vitamine, Il treno… momenti della nostra esistenza da leggere tutti in un fiato.

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Murakami  ● ● ● ● ○    (15/03/2017 – 19/03/2017) new

Questa volta Murakami mette in soffitta la sua proverbiale prosa onirica per tuffarsi in una storia totalmente realistica come nel caso del suo più gran capolavoro Norwegian Wood. Anche questa volta si tratta di un romanzo di formazione, e soprattutto, anche questa volta il risultato è ottimo. Tazaki Tsukuru è un ragazzo che viene improvvisamente allontanato dalla sua stretta cerchia di amici. Privato senza un perché di quell’affetto così totalizzante e importante perderà ogni stima di se stesso passando periodi bui. Solo tanti anni dopo, spronato da una ragazza che potrebbe tirarlo fuori da quell’agonia, avrà la forza di affrontare finalmente il suo passato andando alla ricerca dei motivi di quell’allontanamento. E’ un libro davvero bello, magari un po’ triste, molto riflessivo, ma che si fa divorare voracemente. Peccato per il finale che lascia il lettore un po’ troppo col fiato sospeso e senza una importante risposta. Forse però questa volta la conclusione della storia non è tanto importante, per questo viene lasciata all’immaginazione del lettore che può articolarla secondo la sua sensibilità. In questo caso è il percorso che conta, la crescita, la maturazione e la presa di coscienza dei propri mezzi.  Ed è un percorso bellissimo.

Rock Bazar – Cotto  ● ● ●  ○ ○   (25/08/2016 – 26/03/2017) new

Bellissimo divertissement. In questo libro il celebre giornalista musicale raccoglie ben 575 storie del rock tra miti, leggende e storie vere. Ed ecco quindi Ozzy che sniffa le formiche o addenta un pipistrello vivo ad un concerto,  Keith Moon che suona la plancia di  comando di un aereo di linea come se fosse la sua batteria, le indimenticabili feste organizzate da Freddy Mercury, la famosa foto del fantasma di Jim Morrison, The shark episode e the octopus incident dei Led Zeppelin. E poi ancora Kurt Cobain, Patty Smith, Robert Smith, Sid Vicius, Brian Jones, Mike Jagger, Syd Barrett, Courtney Love e tanti, tantissimi altri. Davvero una piacevolissima lettura.

Battisti-Panella da Don Giovanni a Hegel – Ciarla  ● ● ● ● ●    (20/03/2017 – 06/04/2017) new

E’ un libro davvero importante questo, è unico! Il solo che offre una comprensibile chiave di lettura dei bianchi, i lavori del duo Battisti-Panella, dei singoli album, delle singole canzoni, tra gli album, tra le canzoni, delle copertine, tra le copertine. Ne avevo già parlato qui al momento dell’acquisto ma solo leggendolo ho compreso la grandezza di brani prima per me insignificanti. Un percorso davvero illuminante che si snoda in tanti altri significati posti su piani diversi. Davvero fantastico. Un libro che ogni fan dovrebbe avere. Unica pecca è quella di non riuscire a volte a chiarire in modo semplice le tematiche. In alcuni casi si fa un po’ fatica a stare dietro alla spiegazione, come nel caso di parte dei brani di L’apparenza, ma certi argomenti hanno riferimenti così intellettualmente elevati…magari la mancanza è la mia.

L’arte della guerra – Sun Tzu  ● ○ ○ ○ ○  (27/03/2017 – 17/04/2017) new

Composto nel IV secolo a.C. è ancora oggi il trattato di strategia militare più studiato, una lettura obbligatoria nei corsi di management, marketing e tante altre discipline. Diviso in tredici piccoli capitoli fornisce delle sagge indicazioni per la gestione di una campagna militare, ma sono oggi soprattutto preziose riflessioni per emergere in ambito lavorativo e nella vita di tutti i giorni. Una lettura semplice, leggera ma intelligente, riflessiva e soprattutto utile.

Fine turno – S. King  ● ● ○ ○ ○ (06/04/2017 – 23/04/2017) new

Fine turno è la degna chiusura della trilogia del Re che ha come protagonista il detective Hodges ed i suoi fidi collaboratori. Questo terzo capitolo si collega direttamente al primo in quanto è uguale la nemesi: il sadico Brady Hartsfield (non ho letto il secondo capitolo ma so che in quel caso i nostri combattono altra gentaglia). Questa volta però Brady è apparentemente immobile nel suo letto d’ospedale, ancora convalescente dal primo scontro, e non è facile collegarlo a tutte le strane e sanguinarie vicende che si susseguono. A mio avviso si tratta di un buon libro ma non paragonabile al primo che è superiore in pathos e fluidità della trama. Un gradino sotto le aspettative che noi fedeli lettori riponiamo nel Re.

Ossessione – S. King  ● ● ● ● ○    (24/04/2017 – 28/04/2017) old 2°

Uno dei primi romanzi del Re, scritto ancora prima di Carrie (sua prima pubblicazione) e poi edito successivamente sotto lo pseudonimo di Richard Bachman (come altri suoi romanzi prima di essere scoperto). Ossessione è però un titolo che oggi non è più possibile trovare  in commercio, l’unica speranza di averlo è quella di trovarlo di seconda mano da qualche pazzo che vuole disfarsene, un po’ come è successo a me, se non per il fatto che mi è stato regalato. Questo libro è stato messo al bando parecchi anni fa dallo stesso King, non voleva avere sulla coscienza altri tentativi di emulazione. La trama è infatti tristemente comune nelle cronache degli Stati Uniti: un ragazzo entra armato in un liceo e prende in ostaggio la sua classe. Ovviamente questo sarebbe stato troppo scontato per un genio come lui,  quindi il Nostro ci va giù pesante con la psicologia trasformando la “detenzione” in una catarsi collettiva, un’esperienza costruttiva dove ognuno riesce a liberarsi dei propri segreti e tabù più reconditi. Le conseguenze non saranno uguali per tutti.  A mio avviso un gran libro.

Tropico del Cancro – H. Miller  ● ● ● ○ ○    (28/04/2017 – 13/05/2017) new

Ne è passato di tempo dagli anni 60 ed il mondo non è più come allora, la stessa nostra esistenza così come la viviamo è totalmente diversa da quegli anni, eppure c’è ancora chi, nei commenti riportati in vari siti e blog, definisce indecente questo libro. E’ vero, nei primi capitoli c’è qualche frase forse un po’ troppo hard, ma a fine lettura tirando le somme non riesco a definirlo un libro osceno, anzi. E’ un flusso di ricordi della vita bohemien dell’autore nella Parigi degli anni 30. E’ un affresco pittorico della ville lumiére, dei suoi abitanti, delle sue strade, della vita che scorre per queste strade. E poi gli incontri, le persone con cui Miller fa amicizia, per goderne le virtù o più frequentemente soltanto per bisogno, per spuntarla, da squattrinato, giorno dopo giorno. Parla di prostitute, di donne, di finti letterati, di aspiranti artisti, di raggiri, di espedienti, di alcol, di lunghe sognanti riflessioni, ma fondamentalmente parla di libertà. E’ come quel film di Woody Allen, Midnight in Paris, solo che non rivivi la gente che ha fatto la storia dell’arte e della letteratura, i Picasso e gli Hemingway, ma gli umili, i sognatori, gli aspiranti Picasso, gli aspiranti Hemingway. Un libro vero, un pilastro del novecento, che ha ispirato la beat generation e che ha dato i natali a scrittori memorabili come Bukowski e Fante.

Correndo con le forbici in mano – A. Burroughs  ● ● ● ● ○    (13/05/2017 – 18/05/2017) old 2°

Un libro  stupefacente, osceno, folle, assurdo… e la cosa più sconvolgente è che si tratta di una storia vera. E’ l’adolescenza dello scrittore stesso, figlio di una coppia separata e lasciato dalla madre a vivere a casa del suo psichiatra, una specie di comune dove ogni buona norma è sovvertita così come ogni logica di comportamento, un posto dove accade tutto ed il contrario di tutto, dove l’albero di Natale resta montato per quasi tutto l’anno e dove se vuoi bucare il soffitto puoi farlo, senza problemi, senza dover preoccuparti di essere rimproverato. E’ un libro che non può annoiare, che stupisce pagina dopo pagina, e le nostre emozioni fanno le montagne russe leggendo dell’amicizia di Augusten con i vari componenti della famiglia, del suo amore gay con un uomo molto più grande, delle sue passioni, dei suoi sogni, della vita di tutti i protagonisti. Una vera sorpresa, un libro che si legge tutto d’un fiato, che fa ridere e riflettere, disgusta e sorprende.

Duma Key – S. King  ● ● ● ○ ○   (18/05/2017 – 09/06/2017) new

Ed ecco qui finalmente un ennesimo titolo del Re portato in cascina. Duma Key è un bel libro, con una trama che si dipana in maniera abbastanza semplice dall’inizio alla fine ma che a mio avviso raggiunge il suo apice nella prima parte. L’importanza di questo libro sta infatti nel messaggio, quello di combattere, di rialzarsi e ricominciare da capo dopo che un avvenimento ti ha sconvolto la vita. Edgar Freemantle ci riesce a fatica, a suon di “ce la posso fare”, e l’incidente in cantiere che l’ha privato prima di un intero braccio e poi della sua famiglia, si tramuta in un’opportunità di rinascita lontano da casa. Lì, in una baia della Florida, Duma Key, troverà due nuovi cari amici, un’anziana donna,  ed una nuova passione, la pittura. Grazie a loro riuscirà a sconfiggere delle vecchie oscure forze maligne che infestano quel luogo magico. Non tra i migliori del re ma di  certo consigliabile.

On writing – S. King  ● ● ● ○ ○   (18/04/2017 – 13/06/2017) old 2°

Questo non è il solito romanzo del Re. Non è una storia, né un racconto. E’ semplicemente un saggio sul mestiere dello scrittore nel quale il Nostro ci fornisce indicazioni e consigli di buona scrittura “rispondendo alle domande più frequenti che gli rivolgono ai seminari e alle conferenze e aggiungendo le risposte alle domande che vorrebbe gli ponessero”. Il risultato è che anche uno come me che non ha in mente di diventare uno scrittore ma che si limita per diletto e per catarsi a qualche scritto su questo blog può trovare le giuste dritte per migliorare il suo stile ed il suo approccio, anche se in realtà il talento è ben altra cosa e non ci sono seminari o libri che possono insegnartelo. E’ un libro interessante anche se a tratti abbastanza noioso, soprattutto quando appaiono evidenti le difficoltà di traduzione per esempi riconducibili soltanto alla grammatica inglese. E’ però un’opera davvero importante che non può mancare nelle librerie dei Fedeli Lettori in quanto non soltanto è possibile trovare all’interno diverse chicche sulla nascita e sulla scrittura di molte sue opere ma c’è tutta una parte, quella iniziale, che non è altro che una sua autobiografia che va dall’infanzia fino alla pubblicazione di Carrie, e un’altra, quella finale, che racconta del suo incidente del 1999 e di tutta la riabilitazione che ne seguì.

 Ora sei una stella – L. Garlando   ● ● ○ ○ ○   (13/06/2017 – 20/06/2017) old 2°

Questo è un libro sul calcio. Ma non il comune libro in cui vengono sciorinate statistiche, palmares e rose con la stessa passione di un professore che di prima mattina fa l’appello dei suoi alunni. Questo è un libro che trasuda di passione. Un anziano signore che indirizza il nipote al calcio e al tifo di una squadra di calcio raccontandone la storia, i protagonisti, gli aneddoti, e come questi abbiano interferito con la sua vita e la metamorfosi della sua città, Milano. E’ un’educazione sentimentale al calcio antico, quando la fede contava più dei soldi, e alla vita. E poco importa se i colori in questione sono quelli nerazzurri dell’Inter. E’ un bel libro, che appassiona, diverte e commuove. Certo, la trama è un po’ surreale, con questo 84enne ed i suoi due amici coetanei che conoscono tutti i protagonisti, o che fanno cose che certo a quell’età non potrebbero permettersi (uno di loro va fino a Kiev in auto!), soprattutto nelle ultime pagine quando si verificano eventi davvero impensabili. Per il resto però è un buon libro, leggero ma ricco di sentimenti e di battute geniali. Un must have per ogni tifoso nerazzurro a mio parere.

Identikit di un ribelle – P. Pelù   ● ● ○ ○ ○   (20/06/2017 – 28/06/2017) old 2°

Questo secondo libro del rocker fiorentino inizia da dove è finito il precedente, Perfetto Difettoso, ricoprendo quindi in maniera autobiografica tutti gli anni che vanno dall’inizio della carriera da solista all’ultimo album, sempre da solista, Identikit, con in mezzo la reunion con Renzulli e quindi la rinascita dei Litfiba con l’uscita dell’album Grande Nazione. Non mancano però aneddoti sull’infanzia e sui Litfiba  anni 80 e 90. E’ stato molto piacevole leggere questo libro, sia perchè molte parti sono davvero interessanti, da fan ma anche da comune lettore, sia perchè altre sono davvero divertenti, ma soprattutto perché certe avventure le ho vissute in prima persona. E’ anche vero  però che l’ho trovato molto meno coinvolgente e avvincente rispetto al precedente. Le vicende autobiografiche sono infatti intervallate da moltissimi capitoli di riflessioni, pensieri di natura politica, di denuncia sociale, di avvertimenti, che a volte rendono la lettura un po’ tediosa o anche deprimente, soprattutto perché traspare in maniera evidente la totale sfiducia del cantante nel nostro sistema sociale: la  mancanza di giustizia e di onestà,  e tutto quello che rende oggi davvero difficile vivere degnamente in questo Paese. Per veri fans.

The Following

Questa serie TV mi ha destabilizzato, in tutti i sensi.  Mi ha rapito, poi mi ha angosciato, elettrizzato, esaltato. A volte mi ha fatto anche storcere un po’ il naso, ma mi ha incollato alla TV fino alla fine, fino alla mezza delusione finale. I commenti sul web erano unanimi,  la serie non ha entusiasmato tutti, e ci saranno stati validi motivi per cui non si è andati oltre la terza stagione. I detrattori danno la colpa alla seconda serie,  a loro avviso sottotono e colpevole di essersi fatta sfuggire le redini di una bellissima idea iniziale che ha però  ben presto preso il galoppo verso altri lidi. La verità? Io non ho avvertito questo calo. E’ vero, la serie durante le tre stagioni cambia pelle più volte, ma nonostante alcuni errori, alcune situazioni inspiegabili (come la “resurrezione” finale in stile zombie di una delle nemesi del protagonista), o incomprensibili o comunque poco realistiche da un punto di vista del modus operandi di una forza dell’ordine come l’FBI, tutti particolari che a volte fanno storcere un po’ il naso e che spesso fanno sembrare alcuni agenti dei supereroi e molti altri dei veri sprovveduti quando non corrotti o traditori,   a me, dicevo, la serie è piaciuta, e pure tanto. Davvero! Certo, forse anche un po’ troppo violenta, ma piena di colpi di scena, di belle intenzioni e di bei sentimenti. E’ il finale che mi ha spiazzato e che mi ha lasciato l’amaro in bocca, non perché dopo tanto patimento mi aspettavo finalmente una redenzione per Ryan Hardy, il protagonista interpretato da un grande Kevin Bacon, non perché mi aspettassi un lieto fine, ma perché più che un finale di serie sembra clamorosamente più un finale di stagione, come se fosse previsto un seguito, sempre più articolato, che in realtà però non c’è.

Trama

Ryan Hardy è un ex agente dell’FBI che è costretto a tornare in servizio per dare la caccia a Joe Carroll, un assassino seriale da lui arrestato anni prima che è adesso evaso e tornato al comando di un numeroso gruppo di follower, una  setta che sotto il suo comando scatena il panico uccidendo con modalità ispirate dai racconti di Edgar Allan Poe.

Stagioni: 3

Episodi: 45

Durata episodio: 41 minuti

Voto: ●●●○○  angosciante

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L’impossibile non c’è

Se l’utopia rappresenta un’idea irrealizzabile al contrario l’eutòpia è il luogo dove si materializzano benessere e felicità. E proprio la ricerca di questa terra promessa, nonostante una società che va sempre più a rotoli, è il tema principale dell’intero ultimo lavoro dei Litfiba. Il loro è un invito a tenere duro e continuare a lottare per uscire da questo pantano perché l’impossibile non c’è, tutto è possibile e l’Eutòpia è l’isola che c’è per chi la cerca e non si arrende mai.

Dopo aver passato in rassegna i mali che affliggono la nostra società, nelle ultime due canzoni (le dieci tracce non sono disposte a caso) prende infatti corpo un messaggio di speranza e redenzione.

Oltre è un invito a superare i propri limiti, spesso soltanto blocchi mentali dovuti ad un’educazione forse un po’ troppo matriarcale  e protettiva e ad un ambiente che ci fa credere di non essere all’altezza e ci deprime.  Una canzone  che ci invita a esplorare il mondo al di fuori dalla nostra percezione quotidiana, a prenderci i nostri rischi, a saltare il fosso,  perché solo così è possibile trovare il nostro vero posto nel mondo e diventare protagonisti della nostra vita.

“Oltre sai che c’è? La cosa che fa nascere ogni cosa, e passo dopo passo rompi il ghiaccio e giorno dopo giorno stai nel mondo”

E’ solo andando oltre tutti gli ostacoli che è possibile raggiungere  l’Eutòpia,  la canzone che segue e che chiude, alla grandissima direi, il cd.

La title- track è a mio avviso la  canzone più bella, una No frontiere dei nostri tempi, un bellissimo testo che si poggia su un gran bel tappeto musicale condito da una coda  favolosa che da sola vale l’intero prezzo del cd. E’ la canzone dove tutte le altre vanno a convergere. E’ chiudere gli occhi e immaginare un mondo migliore dove  il lavoro non è più un ricatto,  dove la realtà di ogni cosa sia come appare, dove chi merita vincerà.  Poi li riapri e ti accorgi che era solo un sogno, ma un sogno così bello che ti vien voglia di continuare a sognare, sbagliare e lottare per esso.

Ma  quali sono i mali che affliggono la nostra società? Sono sempre gli stessi che i Litfiba denunciano da decenni: la mafia, l’inquinamento, l’estraneità dell’essere, le guerre, i fanatismi,  la tv e i media in generale, la politica. Cambiano solo i protagonisti.

Se negli anni 90 i Nostri erano dei Maudit, maledetti che da dentro la stanza dei bottoni riuscivano a denunciare tutte le malefatte del potere, oggi sono solo il Dio del tuono e il dio del suono, nati per cavalcare i mostri della mente, ma soprattutto sono Santi di Periferia, sbandati, rintanati, affamati e dimenticati, riottosi, rabbiosi, disillusi e assetati. Sono la canaglia che presenta il conto,   mostri creati dallo stato che qui fuori non c’è. Sono la voce del popolo quindi, un popolo stanco di uno Stato assente che non fa che negare la dignità ai cittadini ridotti ormai sul lastrico dall’assenza di lavoro e servizi. E così questi Santi di Periferia  in L’impossibile, primo singolo estratto,  dichiarano guerra ai potenti della terra, padroni delle banche e della guerra. Non conteranno molto ma l’impossibile è solo benzina per la mente, è una bestia da combattere  e non si sa mai che un giorno il piccolo Davide riesca a sconfiggere il gigante Golia e dare vita ad una società eutòpica . Rivoluzione!  Ma del pensiero.

Intossicato è la canzone con l’anima ambientalista. Gli uomini stanno distruggendo il pianeta ma noi non facciamo nulla per fermare questo scempio in quanto da loro programmati a concentrare i nostri sforzi su cose più futili e insignificanti. Io penso sempre all’ultimo dei prati quando saremo tutti asfaltati, penso anche all’ultimo dei fiumi quando saremo tutti prosciugati, ci vogliono intossicati, gli piacerai intossicato, lobotomizzato, omologato.  E’ l’interesse di pochi che distrugge il bene comune, è la terra dei fuochi, Piero la cita esplicitamente nel finale.

Gorilla- Go, forse la traccia meno ispirata, si basa su un gergo calcistico (vi ricordate Diavolo illuso?) per denunciare  lo sporco lavoro della TV e dei media in generale.  Pilotare il mondo è pilotare l’attenzione con esperimenti dove la cavia sei tu che fermi la tua mente dentro la tua telebalilla. Più esplicito di così…

Straniero  è invece la canzone più introspettiva dell’album. Il senso di estraneità dell’uomo che oggi non riesce a sentirsi a proprio agio neanche a casa sua. Un uomo che deve lottare per emergere nel suo stesso nido  ma che per farlo deve omologarsi ai comuni canoni di bellezza e comportamento per non essere emarginato.

Ovviamente in un contesto del genere non potevano mancare riferimenti al terrorismo e alle guerre in generale. In nome di Dio si scaglia contro la terribile deriva fanatico-religiosa di questi ultimi anni, la terza guerra mondiale combattuta a pezzi con talebani in festa che bombardano la storia, bimbi  kamikaze sull’altare del potere e nuove crociate per spacciar democrazia fatta di bombardamenti e puzza di petrolio, ma anche con pecore di un gregge senza lana né ricotta e carne da macello per un dio che se ne fotte.

L’altro vertice del  disco si raggiunge con Maria coraggio, che non è altro che Lea Garofalo, la donna che collaborando con la giustizia denunciò i suoi familiari, esponenti della ndrangheta, e per questo fu da loro stessi uccisa insieme alla figlia. Un esempio di coraggio, una luce che risplende abbagliante  in una società di pecore. Una canzone che parte con un fischiato stile western, stile Tex insomma, per poi prendere derive più rockettare.

E’ un album duro e crudo ma mai volgare. Ci si indigna, ci si arrabbia, ma tutto è canalizzato verso energie positive. Il suono è rock, molto rock. La sezione ritmica pompa alla grandissima: Martelli alla batteria picchia come un forsennato, Li Causi (ex Negrita) al basso  è potente e avvolgente. Don Aiazzi alle tastiere è la solita garanzia di alto livello, ogni aggettivo su di lui è superfluo.  La chitarra di Ghigo non ha bisogno di presentazioni, suona come al solito, graffia,  ed è ispiratissima. Piero invece ci mette il vocione duro da Terremoto anche se a volte si perde in vocalizzi da caricatura, soprattutto nel primo singolo. Sono i Litfiba quasi versione  primi anni 90.

Rispetto al lavoro precedente (Grande Nazione) il disco è meno istantaneo, non ha pezzi che rimangono in mente al primo ascolto, non ha una potenziale hit nazional-popolare come La mia valigia e neanche ritmi alla Brado, ma se è per questo non cade in banali scivolate come Squalo. Certo, Gorilla-go e Santi di periferia  forse avrebbero avuto bisogno di più tempo a mio avviso,  non sono immuni da critiche, ma  Eutòpia e Maria Coraggio possono tranquillamente essere annoverati tra i lavori più ispirati, almeno da Spirito in poi. E’ un lavoro più omogeneo,  più impegnato, qualitativamente superiore, potente in tutte le sue 10 tracce. E’ denuncia sociale, è speranza, è ROCK, sono i LITFIBA, il dio del suono con la chitarra elettrica e l’ampli a 10 e 10.

Tracklist: 1) Dio del tuono, 2) L’impossibile, 3) Maria coraggio, 4) Santi di periferia, 5) Gorilla go, 6) In nome di Dio, 7) Straniero, 8) Intossicato, 9) Oltre, 10) Eutòpia

Voto: ● ● ● ● ○  garanzia

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Letture 2016

Adoro leggere. Non posso farne a meno ad esempio la notte, prima di addormentarmi, o nei momenti di pausa. Sono uno di quelli convinti che leggere faccia vivere mille altre vite, non solo la propria. Sono anche abbastanza selettivo nella scelta dei libri e spesso anche controcorrente rispetto ai gusti maggioritari. Non amo i  grandi classici, non mi entusiasmano. Amo invece gli scrittori contemporanei e i romanzi di formazione. Non so quanti libri ho letto, o meglio, quanti ne ho comprati, quando avrò un po’ di tempo e voglia mi piacerebbe anche contarli e perché no, catalogarli. Fanno tutti bella mostra tra le mensole della mia stanza e del soggiorno, ordinati in maniera perfetta, in ordine rispettivamente di altezza, edizione e autore. Ci sono libri che ho letto una sola volta, altri che ho letto e riletto, ma solo da quest’anno ho preso la buona iniziativa di scrivere a matita le date di inizio e fine lettura in ognuno di essi. Ed è quindi da questo momento che posso riuscire con facilità a stilare l’elenco di tutti i libri letti durante l’anno (quelli terminati nei 12 mesi) in ordine di lettura e farne delle piccole recensioni a vostro uso e consumo.

Ecco quindi le mie letture del 2016 con relativi commenti e metri di personale giudizio.

Come interpretare il giudizio

○○○○○  pessimo;  ●○○○○  deludente;  ●●○○○  passabile;   ●●●○○  godibile/bello;   ●●●●○  molto bello;  ●●●●●  must read!

Potrebbe capitarmi di tanto in tanto di tornare a rileggere vecchi libri, cosa che d’altronde ho in mente di fare al più presto in maniera sistematica. Per questo motivo dopo la data di lettura  di ognuno troverete la parola “new” se si tratta di un nuovo libro, 2 se si tratta di una seconda lettura, 3 e così via

 La grande storia di Roma – Spinosa  ● ● ● ○ ○   (01/12/2015 – 13/01/2016) new

Ho comprato questo libro per sopperire alle mie insufficienti reminescenze scolastiche su questo periodo storico tanto importante per noi italiani. Il libro è chiaro, completo, si legge davvero con piacere e stimola la curiosità. Peccato per l’ultima parte forse un po’ troppo confusionaria anche se magari sono proprio le vicende ad essere tali.

 Il gran sole di Hiroshima – Bruckner ● ● ● ● ●  (14/01/2016 – 17/01/2016) 2

Un grande classico che dopo aver commosso il mondo  ha attraversato il confine della letteratura per diventare cultura e costume. Ancora oggi i bambini di Hiroshima creano le gru per non dimenticare. Ho già pubblicato una piccola recensione su questo libro, potete leggerla qui

 Ci rivediamo lassù  – Lemaitre    ● ● ● ● ○   (17/01/2016 – 06/02/2016) new

E’ un libro davvero bellissimo questo. Due commilitoni usciti a pezzi dalla prima guerra mondiale che per rifarsi una vita decidono di organizzare una mega truffa nei confronti dello Stato, lo stesso Stato che glorifica i caduti sul campo e si dimentica totalmente dei sopravvissuti all’ecatombe.  Ma non c’è solo questo. All’interno si affronta il problema dell’incomunicabilità tra un padre ed un figlio ed il desiderio di rivalsa dell’ultimo, c’è l’arrivismo  vergognosamente brutale di un ufficiale, la vera nemesi del protagonista, e c’è l’amore. Soltanto il finale mi ha un po’ deluso, mi aspettavo ben altro dopo tanta bellezza, per questo solo quattro stelle. Un libro comunque consigliatissimo

Il processo – Kafka  ● ● ○ ○ ○ (07/02/2016 – 16/02/201) new

Non vado matto per i grandi classici e in verità neanche questo mi ha particolarmente entusiasmato. Nonostante ciò devo però ammettere  che si tratta di un gran libro. La disperazione del protagonista, accusato di chissà cosa e chissà perchè, è tangibile, ed a niente serviranno i suoi tentativi di dimostrare la sua innocenza, sia perché non sa neanche di cosa discolparsi sia perché trova davanti a se il muro delle istituzioni che sono sorde ai suoi appelli.  L’intero romanzo nella sua narrazione e descrizione dei luoghi  aumenta questo senso di angoscia e via via anche di rassegnazione.  La cosa tragica è che Kafka in questo libro ha anticipato molti temi moderni così come attuali grandi problemi a volte così  vergognosi come la corruzione, lo strapotere di pochi eletti ed il macigno della burocrazia. E’ soprattutto questo libro a dare vita all’aggettivo kafkiano per descrivere qualcosa di assurdo, paradossale e angosciante.

 A tu per tu con Vincent Van Gogh  ● ● ○ ○ ○ new  (24/02/2016)

Una piccola ma completa guida all’opera pittorica del grande artista con inclusa biografia. Ho comprato questo libro al Van Gogh Museum di Amsterdam e l’ho letto per intero durante il viaggio di ritorno in aereo.

La strada per Los Angeles  – Fante  ● ● ○ ○ ○  (16/02/2016 – 06/03/2016) new

L’Arturo Bandini più sprezzante, insopportabile, razzista, attaccabrighe, egocentrico, megalomane, fastidioso. Il Bandini  che fa disperare la madre, litiga con la sorella bigotta, cerca di tener testa allo zio che vorrebbe fargli mettere la testa a posto, vorrebbe che lavorasse per mantenere la famiglia invece che stare chiuso in casa a scrivere stupidi e disgustosi romanzi che nessuno leggerà mai. E Arturo ci prova, prova molti duri e fetidi lavori ma non dura poi tanto, lui è destinato a ben altro, alla grandezza, e da grande uomo si comporta, fino a quando non capisce che la gloria non passerà mai da lì. Il primo e quindi anche il più acerbo, a mio parere il meno bello della saga ( il meno bello di tutta la bibliografia del grande scrittore italo-americano) ma imprescindibile per caratterizzare la personalità del mitico Arturo Bandini.

 La ragazza dello Sputnik – Murakami   ● ● ● ○ ○  (07/03/2016 – 17/03/2016) new

Classico romanzo alla Murakami che soprattutto nella seconda parte tende a diventare molto onirico confondendo così la realtà col sogno. E’ la storia di un triangolo amoroso: lui, insegnante, è innamorato di lei, la giovane e originale quanto strana Sumire, sua amica e confidente oltre che aspirante scrittrice che vive nel mito di Kerouac e della Beat Generation. Sumire a sua volta è innamorata dell’altra, Myu, quarantenne di gran classe e imprenditrice di successo, che sembra non ricambiare ma intanto l’assume come segretaria portandola con se in Europa per un viaggio di lavoro.  Lì  Sumire scompare misteriosamente. E’ così che i loro tre destini si uniscono.  Come per tutti i romanzi di Murakami, non è tanto importante il finale quanto la bellezza della prosa che ti abbraccia e ti culla in un dolce sogno dal quale ogni tanto ti svegli per non perdere il filo della realtà.

Cronache Furnaresi  – Chiofalo     ● ● ○ ○ ○   (18/03/2016 – 02/04/2016) new

Un piccolo libro che racconta la storia del piccolo paese nel periodo compreso tra la  fine dell’800 e l’inizio della seconda guerra mondiale. Una memoria storica per i cittadini dove è possibile però riscontrare usi,  costumi e tradizioni di un’epoca che fu.

Il ritratto di Dorian Gray  – Wilde  ● ● ○ ○ ○  (03/04/2016 – 17/04/2016) new

E’ un grande classico della letteratura, una storia originale che sicuramente tutti conoscerete già e che conserva la sua grandiosità col passare del tempo. Semplicemente non mi prende lo stile della scrittura, troppo  lontana dai miei gusti e quindi per me poco appassionante, purtroppo.  De gustibus…

 Sogni di Bunker Hill – Fante  ● ● ● ○ ○   (18/04/2016 – 22/04/2016)  new

L’ultimo libro della saga di Arturo Bandini, l’ultimo libro di John Fante che ormai sconfitto dal diabete, cieco e senza una gamba, detta il testo alla moglie. Arturo è adesso a Los Angeles, a Bunker Hill precisamente, lontano dai lussi e dalla ricchezza ma vicino a quel mondo, quello cinematografico dove riesce a trovare i primi lavori come sceneggiatore. Non tutto però fila come lui vorrebbe e tra colleghi, agenti letterari di vario tipo e strane effimere star, nonostante anche il discreto successo  Arturo non è contento e vaga alla ricerca del suo giusto posto nel mondo. Bellissimo ultimo atto di un personaggio ma soprattutto di uno scrittore che solo postumo verrà celebrato in tutta la sua grandezza, meritatamente.

Lui è tornato – Vermes  ● ● ● ○ ○   (22/04/2016 – 10/05/2016) new

Hitler si risveglia nel suo covo di Berlino e si ritrova catapultato ai nostri giorni conservando  però la sua ars oratoria e la sua visione del mondo. Dapprima spaesato, sostenuto dalla curiosità della gente e spinto da clamorosi e talvolta divertenti equivoci  riesce ben presto a trasformarsi in personaggio pubblico, popolare volto della tv e infine politico di successo.  L’idea è geniale, infatti è un bestsellers. Il libro nel complesso  lascia un po’ a desiderare, mi aspettavo di meglio,  anche se molti dialoghi sono davvero irresistibili e molti spunti fanno davvero riflettere molto. In appendice tutta una sezione di approfondimenti storici su quel periodo storico.

 Il grande libro del Rock e non solo – Cotto  ● ● ● ○ ○ (maggio 2014 – maggio 2016) new

Adoro leggere le pillole di Massimo Cotto nei momenti di stanca. In questo “calendario” ad esempio vengono riproposti  e ricordati giorno per giorno tutti i protagonisti e le storie del mondo del rock, dove la parola rock questa volta ha un senso più ampio, alla Celentano oserei dire. Ci troveremo quindi storie di cantanti, canzoni, dischi, concerti, ma anche scrittori, attori, film, poesie e tanto altro, tutto  rigorosamente dal mood rock. Un ottimo passatempo che non può che accrescerci culturalmente.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Jonasson  ● ● ○ ○ ○ (10/05/2015 – 28/05/2016) new

Allan è un anziano svedese che fugge dalla sua casa di riposo solo poche ore prima dell’inizio dei festeggiamenti per il suo centesimo compleanno. Senza un perché e senza averlo preventivato di scatto ruba una valigia rimasta per un attimo incustodita alla stazione dei pullman dal suo proprietario e scappa dando così vita ad una importante vicenda poliziesca ma soprattutto ad  sequenza di  equivoci ed episodi tanto surreali quanto fantastici, non quanto però il passato dell’anziano protagonista che rivive in parallelo alla storia attraverso numerosi flashback. Storia leggera, leggerissima, di piacevole lettura. Da molti è stato definito una stregua di Forrest Gump, in realtà questo libro è molto più improbabile (molti degli eventi rasentano l’assurdità più assoluta) e fantasioso.

Dago Red – Fante  ● ● ● ○ ○ (28/05/2016 – 06/06/2016)  new

Fante riesce a farci ridere e allo stesso tempo commuovere in ogni cosa che scrive, sia esso un romanzo od un più breve racconto. Dago Red non è solo il vino rosso bevuto dai Dago, il termine dispregiativo con cui venivano indicati gli italoamericani, è anche una raccolta di questi racconti che vedono protagonista la famiglia Toscana, la solita famiglia Fante style con padre burbero, ubriacone e iracondo e la sua umile e devota moglie. Ovviamente i racconti sono meravigliosi, ma che ve lo dico a fare? Fante non si discute, si compra a scatola chiusa.

Kafka sulla spiaggia – Murakami   ● ● ● ● ○  (07/06/2016 – 31/07/2016) new

Nakata è un anziano signore rimasto un po’ stupido dopo un incidente avuto da bambino. Riesce a comunicare con i gatti ed è cercando quelli smarriti che si guadagna da vivere finché non è costretto a fuggire dopo una terribile esperienza vissuta con Johnny Walker, si proprio lui, quello del whisky.  Tamura Kafka è invece un quindicenne che scappa da casa per sfuggire alla profezia del padre “ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre e tua sorella”. I destini dei due viaggiano in parallelo, concatenandosi, o forse no, fino a ritrovarsi, o forse anche no. In mezzo tanti fatti e personaggi assurdi: piogge di animali, il colonnello Sanders (si, proprio quello della catena  KFC), un bibliotecario androgino di una biblioteca molto speciale diretta da un’affascinante signora dal passato misterioso ma riconducibile ai due protagonisti (forse),   un bosco incantato, una ragazza sveglia ed un camionista in cerca di emozioni, ah si, certo, e i gatti. Che bellezza lasciarsi trasportare dallo scrittore giapponese dentro al surreale, all’onirico, all’inconscio, lontani da ogni logica ma dentro la grande bellezza della sua prosa.

L’imperatrice Sissi – Bestenreiner  ● ● ● ○ ○ (31/07/2016 – 18/08/2016) new

Si parte dal presupposto di  approfondire dal punto di vista storico la vita della celebre principessa, il suo rapporto con la corona, con il marito, con la suocera, la sua morte.  In realtà è un pretesto per conoscere la storia di tutta la sua famiglia e quindi al contempo la situazione storica dell’Europa a cavallo tra fine 800 e inizi del 900. Interessantissimo. Consigliato

Pleased to meet you  – Cotto  ● ● ● ○ ○ (27/05/2016 – 24/08/2016) new

Non è un’autobiografia questa ma un insieme di piccole esperienze di vita vissuta in giro per il mondo sempre a contatto con le grandi star, della musica soprattutto. E’ da questi incontri, durante le sue interviste, gli eventi da lui organizzati o presentati, o semplicemente davanti a una birra, a casa di un amico o seduti ad un ristorante,  che prendono vita situazioni a volte comici, a volte indecorosi e paradossali,  altre volte ancora commoventi o riflessivi. Succulente curiosità sulle star che Cotto ci racconta come solo lui sa fare.

I fratelli Karamazov – Dostoevskij    ● ● ● ○ ○  (18/08/2016 – 17/10/2016) new

E’ universalmente riconosciuto come un capolavoro della letteratura, non sarò certo io a dire il contrario. Ed in effetti il libro è molto bello. Non vedevo l’ora di leggerlo e non me ne sono pentito nonostante la lunghezza, la lentezza (e secondo me anche l’inutilità) di certe parti, soprattutto all’inizio del romanzo, e i nomi dei protagonisti che non solo sono già difficili da memorizzare ma cambiano di continuo.  Una storia appassionante, piena di pathos, dove le grandi emozioni dei personaggi vengono vissute anche dal lettore, un gran libro davvero insomma. Perché quindi solo tre stelle? Semplicemente non mi ha entusiasmato o emozionato come altri libri. Tutto qua. Questione di gusti o anche del momento personale in cui viene letto.

L’analfabeta che sapeva contare – Jonasson   ● ● ● ● ○    (12/11/2016 – 04/12/2016) new

Surreale e fantasioso come il primo libro dello scrittore svedese, ma anche molto più divertente, lineare, appassionante, coinvolgente e divertente. Le avventure di Nombeko, dei gemelli Holger, di Celestine e dei loro “amici”, i loro tentativi di sbarazzarsi di una bomba atomica e di sovvertire la monarchia,  sono veramente altamente consigliati per una lettura leggera e rilassante.

L’elefante scomparso e altri racconti – Murakami  ● ● ● ● ○   (04/12/2016 – 22/12/2016) new

La bellezza della scrittura dello scrittore giapponese colpisce anche nei racconti brevi. Bellissimi quelli di questa raccolta, 17 racconti originali, poetici, malinconici, riflessivi, con alcune escursioni verso generi meno congeniali come il giallo ed il thriller che non sfigurano davanti a mostri sacri come King in quanto ad originalità e pathos. L’unica pecca il fatto che spesso il finale dei racconti forse delude un po’.  Tra i migliori segnalo Il secondo assalto ad una panetteria, Affari di famiglia, Gli uomini TV ed Il nano ballerino. Ma è difficile sceglierne alcuni, in realtà sono tutti belli.

Just like heaven

Ho iniziato ad ascoltare assiduamente i Cure da poco tempo. Li ho amati alla follia fin da subito e sempre di più approfondendo la loro discografia. E poi il loro essere così dark, così new wave, così decadenti, profondi, new romantic  e malinconici… non c’erano dubbi, non potevano non piacermi. Poi succede una cosa strana che mi era già successa qualche anno fa con i Depeche Mode, una volta legatomi in maniera indissolubile al gruppo…TAC…mi esce il tour, peraltro non atteso visto che non era in uscita nessun nuovo lavoro. Un segno insomma. E le occasioni si devono prendere al volo. L’occasione in realtà stava per sfuggirmi visto che le tre date italiane sono andate subito sold-out.  Fortunatamente però (e questo è un altro segno) poco tempo dopo, vista la grandissima richiesta, esce  un’altra data, sempre a Milano, il giorno dopo della prima, il 2 novembre. Biglietti presi, era fatta! Era il 2 febbraio.

Esattamente nove mesi di attesa. Nove mesi di paura che a causa della mia precaria stabilità lavorativa alla fine non avrei potuto essere lì. Non è accaduto, fortunatamente.

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Per una volta non mi  sono documentato, non ho studiato su internet le scalette delle date precedenti, anche perché è risaputo che ogni concerto dei Cure è diverso. Soltanto la mattina stessa  ho dato un’occhiata alla scaletta del giorno precedente. Il fatto di assistere alla seconda data di una stessa città a distanza di un giorno mi aveva fin da subito lasciato un po’ perplesso. Temevo di assistere ad un concerto un po’ più particolare. Non mi sbagliavo.  Lo spettacolo a cui ho assistito è durato tanto per un normale concerto, due ore e un quarto, ma molto meno rispetto agli standard della band, ad esempio alle quasi tre ore della sera prima. Non ho avuto la fortuna di sentire dal vivo pezzi come A night like this, Hot hot hot!!!,  Doing the unstuck, The hungry ghost , Trust, The walk, Open, ma soprattutto quel capolavoro di High, tutti cantati la sera precedente.  Mi è dispiaciuto tanto.

Poco male! Davvero!

E’ stata una serata memorabile.

La mia prima volta al Forum Assago. Un palazzetto fantastico così come eccezionale è l’organizzazione, con la metro che ti accompagna fino a davanti ai cancelli. Un edificio gremito di pubblico adorante.  Gente di tutti i tipi scongelata direttamente dagli anni 80, dark, con lunghi cappotti neri di pelle, famiglie con prole tutti vestiti a tema, rockettari, insomma…ogni tipo di colori, acconciature, stili… i Cure mettono d’accordo tutti.

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Arrivo un’ora e mezza prima, faccio la fila e riesco a prendere i posti secondo me migliori nel mio secondo anello non numerato. Un po’ mi pento quando vedo che scegliendo il parterre sarei potuto essere proprio sotto il palco. Vedrò benissimo comunque e riuscirò a godermelo al meglio, comodamente.

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Arriva il gruppo spalla The thilight sad ma il forum è ancora mezzo vuoto. Cantano, non dispiacciono, alcune canzoni si fanno apprezzare tanto. Ringraziano e vanno via. L’attesa cresce, ed io, bandana alla testa, ammazzo il tempo bevendomi una birra con un mio caro amico mentre le ragazze parlano di altro.  Più di mezz’ora dopo, pochi minuti prima delle otto e mezza, le luci si spengono. Il palazzetto intanto si è riempito in ogni ordine di posto.

Eccoli.

Robert Smith non è più quello di una volta, ma solo fisicamente. E’ più appesantito, i capelli sono più radi ma il look è sempre quello che ha ispirato Edward mani di forbice e This must be the place di sorrentiana memoria (quello con un grandissimo Sean Penn).  Il suo carisma però è intatto, tutti pendono dalla sua voce, dalle sue chitarre, da ogni suo gesto. Il pubblico impazzisce quelle poche volte che improvvisa piccoli passi di danza.

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Smith è ovviamente i Cure, ma i Cure sarebbero i Cure senza Simon Gallup? Il basso che ha ammaliato gli anni 80 è il contraltare rock al decadentismo di Robert. Ecco le prime parole della recensione dell’autorevole testata  Rolling Stone uscita il giorno successivo: Simon Gallup galoppa da una parte all’altra del palco. Cavallo pazzo, è eccezionale nel suo personalissimo tributo a Paul Simonon dei Clash con gli stivaloni da biker, la bandana rossa che ciondola dai jeans e il ciuffone esagerato a tagliare l’aria. Il bassista dei Cure è davvero uno spettacolo nello spettacolo: indossa una t-shirt smanicata degli Iron Maiden e si diverte a citarli alla fine di A Forest, suonando una sera il giro di The Trooper e la sera successiva quello di Phantom of the Opera.”

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Smith inizia a cantare Out of this world  ed io ho già la pelle d’oca, continua con Pictures of you  e sembra che al posto dell’epidermide io abbia ormai delle squame.  Salto come un razzo alla prima nota di basso di Just like heaven che quasi faccio morire di paura chi mi sta attorno, mi stupisco della bellezza live di A forest e ballo come un pazzo insieme a tutti i diecimila e rotti paganti sulle note di Friday I’m in love. E’ solo mercoledì ma è comunque una serata di grande passione.  Non ci saranno le hit della sera precedente ma ci sono delle chicche a me prima sconosciute ma che dal giorno dopo saranno in loop continuo nei miei dispositivi musicali oltre che nella mia testa: The perfect girl, All I want  ma soprattutto Push e Play for today il cui ritornello cantato da tutti i fan della prima ora presenti al concerto mi ha impressionato (una volta a casa scoprirò anche la meravigliosa The loudest sound, l’”Enjoy the silence” dei Cure che mi ha sconvolto i sentimenti) . Non ci saranno le hit sopra citate ma ci sono The lovecats e soprattutto forse la mia preferita in assoluto: The last day of summer. Sapevo che era un titolo poco suonato dal vivo, non ci speravo nemmeno,  ascoltarlo mi ha davvero emozionato, quasi alle lacrime, e quindi chissenefrega delle sopra citate?

Il suono è pulito, perfetto, quasi riprodotto da un cd se non fosse per le diversità degli arrangiamenti. Riporto ancora alcuni passi della recensione di Rolling Stone: “La prima sera al Forum Robert Smith non aveva tanta voce: forse risparmiata all’inizio del concerto (prima canzone il primo novembre: Open), persa verso la fine (chiusura, questa sì ormai di rito, con Why Can’t I Be You?). “Push va urlata”, si lamentava deluso un fan……. Lo show del due novembre è stato strepitoso: più breve – solo due blocchi di bis – ma decisamente più intenso. I Cure hanno stravolto la scaletta, partendo con Out of This World e liberandosi di qualche hit ingombrante nella prima mezz’ora di concerto. Poi hanno sparato Kyoto Song – sicuramente il momento più alto della due giorni a Milano – un pezzo nuovo digeribilissimo (Step Into The Light), Play for Today e, strada facendo, The Lovecats: miao/miao!”

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Ripeto, machissenefrega delle hit non ascoltate? Era importante esserci! Sarei stato contento di ascoltare anche soltanto Just Llike heaven.

Notti come queste sono notti da ricordare e tramandare. Sono notti da raccontare ai nipotini. Già mi vedo dirgli “sai, una volta c’era la Musica, e io l’ho vissuta sulla mia pelle”.

Quando guarderemo indietro a tutto ciò

Come so che faremo

Tu ed io, ad occhi aperti

Mi chiedo…ricorderemo veramente

Cosa si prova ad essere vivi?

                                               Out of this world

 

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SETLIST:  Out of this world, Pictures of you, Closedown, Lullaby, The perfect girl, All I want, The baby screams,  Push, In between days, Boys don’t cry, Kyoto song, Lovesong, Just like heaven, The last day of summer, From the edge of the deep green sea, Bloodflowers, Step into the light, Want, Never enough, Burn, Three imaginary boys, Play for today, A forest, The lovecats, Friday I’m in love, Closet to me, Why can’t I be you?

Thirteen days

Un paio di anni fa lessi un libro che come spunto di partenza  ipotizzava le condizioni del nostro pianeta  se in quella famosa elezione  alla presidenza  degli Stati Uniti del 1960 l’avesse spuntata Nixon e non Kennedy. Descriveva paesaggi senza vita, aridi, con poche persone che si affannavano a ricostruire una civiltà distrutta da una furiosa ed incosciente guerra nucleare. Ovviamente esagerava e comunque non si può mai dire cosa sarebbe successo, la storia non si costruisce con i se e con i ma. E’ importante però conoscerla la storia, soprattutto quella del 900. Ho già affrontato l’argomento in un vecchio post ma perdonatemi se mi ripeto. Io ritengo che non è possibile capire il mondo di oggi senza conoscere bene i fatti del secolo scorso,  soprattutto quelli che hanno caratterizzato la guerra fredda tra USA e URSS ed i loro paesi satelliti, ma la scuola è molto carente in questo, penso addirittura quasi totalmente assente. Chiedete ai ragazzi usciti da poco dalla maturità, quanti di loro hanno conoscenza dell’argomento? Pochi, troppo pochi. E le cose non migliorano molto ponendo le stesse domande ad un neolaureato in materie umanistiche. Fortunatamente ci viene incontro  la cinematografia che a volte dà il suo contributo importante come in questo bellissimo film che sembra un thriller uscito dalla penna di un grande visionario scrittore quando in realtà è una storia assolutamente vera. E’ la descrizione dettagliata dei 13 giorni che tennero il mondo col fiato sospeso. E’ la storia di una partita  tra JFK e Kruscev su una scacchiera cubana. E’ la storia di un uomo, JFK, che con l’aiuto del fratello Robert, del consigliere O’Donnell (grande Kevin Costner), di McNamara e  pochi altri,  lottando contro tutti e tutto,  prendendo decisioni pesanti e impopolari,  riesce alla fine nella grande impresa di evitare una ormai sicura escalation militare che avrebbe portato immediatamente USA e URSS ad una guerra nucleare ed  il mondo alla rovina. E’ la storia di pochi eroi illuminati che hanno avuto la forza di anteporre il bene comune  alle lobby e ai poteri forti che influenzano pesantemente i paesi. E’ la prova che l’uomo quando vuole esce dai binari e rinsavendo, con  slanci unici, effettua colpi di coda che lasciano il segno. E’ la dimostrazione che  il bene tende a vincere sempre. E’ il grande lascito di Kennedy al mondo. E’ la nostra storia, perché se siamo quelli che siamo oggi buona parte dipende da quei 13 giorni.

Trama

Ottobre 1962. Gli Stati Uniti scoprono l’installazione di missili nucleari a Cuba da parte dell’URSS. Ne nasce un braccio di ferro che porta il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Durata: 139 min

Voto: ● ● ● ● ○   bello

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Hart of Dixie

La verità è che ho cominciato a guardare questa serie TV casualmente, senza aspettarmi granché, anzi, non mi aspettavo proprio nulla. La mia enorme  diffidenza iniziale è stata però fugata subito. Con mia grande sorpresa mi sono presto ritrovato in una sorta di dipendenza tale da poter senza dubbio oggi inserire Hart of Dixie  tra le mie esperienze più positive in ambito di serie tv.

I personaggi sono adorabili e profonde sono le loro trasformazioni, quasi come se fosse un telefilm di formazione. Si parla di sogni, di lavoro, di rapporti umani ma principalmente di amore e di amicizia e delle difficili conseguenze del sovrapporsi di questi due sentimenti.

Bluebell è una piccolo paesino dell’Alabama molto radicato nelle sue antiche tradizioni, un paesino dove tutti  conoscono tutti  ma in realtà nessuno conosce se stesso, riuscirà a farlo solo alla fine dopo un lungo percorso catartico che prende inizio dall’arrivo in paese del nuovo medico, la ricca newyorkese Zoe Hart (la bellissima Rachel Bilson), che con la sua mentalità metropolitana ed il suo prorompente quanto genuino carattere crea scompiglio sin da subito nella sonnolenta vita del paese scatenando  ogni genere di passione.

Fresco, leggero, ironico, romantico, divertente e commovente, Hart of Dixie non è di certo un telefilm dalle grandi pretese, ma nella sua semplicità il  compitino lo svolge al meglio e lo spettacolo è ben più che godibile, così come il suo finale, nella forma tra i più belli che ricordi.

Consigliatissimo.

Trama

La dottoressa Zoe per una serie di vicissitudini è costretta ad accettare per un anno un lavoro come medico generico in un piccolo paese dell’Alabama, Bluebell, ovvero quanto di più lontano e diverso ci possa essere dalla sua frenetica e modaiola vita newyorkese. Il suo arrivo sconvolgerà la tranquilla vita del paese e dei suoi abitanti.

Stagioni:  4

Episodi: 76

Durata episodio:  41 minuti

Voto: ● ● ● ● ○   adorabile

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Manhattan

Sono uno di quei tipi che se iniziano una cosa la portano a termine, lo fanno nonostante tutto, ci provano davvero fino allo sfinimento. Sono più unici che rari i casi in cui ho lasciato a metà qualcosa, un film  o un libro ad esempio. L’ho fatto però con questa serie TV, Manhattan. No, non ho resistito e ho mollato all’inizio della seconda serie. Le premesse in realtà erano ottime, si racconta (in un modo molto romanzato e non so quanto veritiero, forse poco, non sono riuscito a documentarmi bene su questo punto)  del celebre progetto Manhattan, quello che ha dato vita alle bombe atomiche poi sganciate su Hiroshima e Nagasaki con il contributo dei maggiori fisici del tempo. E anche la serie TV era iniziata bene, forse un po’ lenta ma ricca di intrighi e colpi di scena. Con il passare del tempo però,  nonostante l’ottima fotografia,  ho avuto sempre più difficoltà nel seguirlo fino a quando mi sono ritrovato ad addormentarmi sistematicamente ad ogni puntata, a quel punto  non ho potuto far altro che alzare bandiera bianca. Mi dispiace in realtà, perché di spunti buoni ne ho trovati un bel po’, ma a mio avviso si sono tutti esauriti nella prima stagione, tanto che, anche adesso, non ho la minima curiosità su come possa essere il finale.

Trama:

A Los Alamos, in pieno deserto, sorge una cittadella nascosta e coperta dal segreto militare  dove due gruppi di scienziati lavorano in parallelo a due progetti diversi per il raggiungimento dello stesso obiettivo, la costruzione di una nuova arma che possa mettere fine alla seconda guerra mondiale: il Gadget. I componenti di questi due gruppi, uno ufficiale e governativo e l’altro alternativo e quindi con minori possibilità a livello economico e di autorizzazioni,  sono in lotta tra loro per dimostrare la superiorità del proprio progetto sull’altro.

Stagioni: 2

Episodi: 23

Durata episodio: 45 minuti

Voto:  ●○○○○ deludente

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Friends

Bando alle ciance, ci sono casi in cui è inutile e forse anche irrispettoso perdersi in lunghi giri di parole.

Cercare di spiegare i motivi per cui Friends è la sitcom più bella di sempre è un esercizio senza senso, è così e basta, chi non lo crede è solo perché non ha mai visto una puntata, o l’ha vista ma con pregiudizio, che poi una serie tv va giudicata  nella sua interezza e non dopo aver magari beccato l’unica puntata in cui si tira il fiato.

I sei protagonisti, Rachel, Ross, Chandler, Joy, Phoebe e Monica, ma anche gli altri, Gunther, Janis & co, con i loro difetti, le loro ossessioni, la loro simpatia e si, anche la loro stupidità,  nelle 10 stagioni realizzate hanno dato vita ad uno spettacolo unico, perfetto, incomparabile.

Le loro battute, i loro tormentoni, le loro vicende imbarazzanti, le loro storie, sono rimaste nell’immaginario collettivo, sono patrimonio inestimabile per chi è cresciuto a pane e televisione, Friends ha saputo coinvolgere e mettere d’accordo  tutti nel segno della risata e del romanticismo.

Si, romanticismo, avete capito bene, perché Friends non è solo risate a crepapelle, è fondamentalmente una storia d’amore (veramente sono due), con tutti gli alti e bassi, le problematiche del caso, e momenti di alto sentimentalismo che in alcuni casi sfiorano il poetico.

Ci sarà un motivo se dopo ormai tanti anni dalla messa in onda dell’ultima puntata non uno ma più canali tv, free e pay, continuano a mandarlo ininterrottamente in onda  con sempre un così grande successo. Te ne accorgi quando, nonostante tu l’abbia visto svariate volte, nonostante tu ormai conosca tutti i dialoghi e le battute a memoria, non puoi fare comunque a meno di ridere come se fosse la prima volta.

Un difetto? Forse le prime puntate della prima serie ed in generale l’ultima sono molto al di sotto dello standard, ma nel mezzo, cioè in pratica in ben nove stagioni, si raggiungono  livelli irraggiungibili per qualsiasi altra sit-com, The Big Bang Theory compresa.

Trama:

In un appartamento di New York si snodano le storie di sei amici: una ex obesa ora chef maniaca della pulizia, un paleontologo dal divorzio facile, una bizzarra massaggiatrice dal passato difficile, uno stupido attore dall’incredibile appetito, una ex figlia di papà affermatasi nel mondo della moda ed un sarcastico….non si è mai capito che lavoro faccia Chandler!

Stagioni: 10

Episodi:  236

Durata episodio: 20 minuti

Voto: ●●●●●  Culto

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We will rock you

Massimo Cotto è un tuttologo della musica, lo definirei quasi un  onnisciente del settore. Lavora in questo campo da sempre, per la RAI, per le maggiori testate giornalistiche, curando le autobiografie di tanti grandi artisti e scrivendo numerosi piacevoli libri tra cui questo che consiglio a tutti gli appassionati delle sette note. In We Will Rock You vengono raccontati i segreti, le bugie, i miti, la genesi e le curiosità di ben 709 canzoni che, dopo aver letto il libro, ascolterete in maniera diversa perché saranno diventate storie che vi apparterranno un po’ e delle quali custodirete dei piccoli segreti che in questo caso sarà un piacere rivelare, perché no, avrete infatti l’occasione di fare bella figura in molte conversazioni raccontando prelibate chicche, come ad esempio che in Another Brick in the Wall dei Pink Floyd il coro era composto da 23 ragazzini  le cui  voci furono sovrapposte ben 12 volte per dare l’impressione che fossero molto più numerose; che la Mandy di Barry Manilow non era una donna bensì il suo cane; che Come Togheter fu scritta da Lennon con il fine di farne lo slogan per la campagna elettorale di Timothy Leary candidato a governatore della California; che quando il presidente dell’etichetta Atlantic ascoltò per la prima volta I Want To Know What Love Is dei suoi Foreigner scoppiò a piangere; che What a Wonderful World, il capolavoro di Armstrong, fu un grande flop con solo 1000 copie vendute per poi diventare un grandissimo classico soltanto alla morte del cantante. Queste e tantissime altre curiosità, anche molto più interessanti, da leggere e fare proprie perché, come canta Bruce Springsteen, “abbiamo imparato più da un disco di tre minuti che da tutto quello che ci hanno trasmesso a scuola”.

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Lunghi giorni e piacevoli notti

A proposito di libri, mi sono accorto solo qualche giorno fa che sto leggendo esattamente il cinquantunesimo libro del re, dove il re è ovviamente Stephen King  il cui cognome ne ha anticipato il destino.  Inizialmente sono  rimasto un attimo impressionato dal numero, cinquanta libri sono davvero tanti, chi l’avrebbe mai detto che avrei un giorno letto ben 50 libri di uno stesso autore? (in realtà tra poco saranno 52 perché oltre a questo in corso di lettura cioè “La leggenda del vento”, nel mio scaffale giace in attesa anche “Mr. Mercedes” ). Penso che questa ricorrenza sia da festeggiare o comunque da celebrare, e l’unico modo per farlo mi sembra sia quello di tirare un po’ le somme qui nel mio blog.

Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui acquistai il suo primo libro, era l’1 maggio del 2002, al mio primo anno di università. Stavo passeggiando per il lungomare, solo, in mezzo ai tanti turisti che in queste ricorrenze si riversano a fiotti qui nella mia città, quando decisi all’improvviso di acquistare un libro, c’è da dire che fino a quel momento non potevo considerarmi certo un grande lettore. Entrai nell’unica libreria e tra i minibook in offerta  ad un prezzo davvero concorrenziale scelsi Cuori in Atlantide, sia perché avevo una grande curiosità di leggere finalmente qualcosa  del famoso Stephen King di cui tanto avevo sentito parlare, sia perché mi ricordavo di un servizio al tg proprio su questo libro. L’impatto è stato devastante, non riuscivo a smettere, avevo difficoltà pure a concentrarmi nello studio, poi però piano piano l’interesse è scemato fino ad esaurirsi del tutto ritrovandomi ad arrancare stancamente verso la fine. Qualche tempo dopo, complice una bancarella all’interno dell’università, decisi di riprovarci e acquistai Carrie alla modica cifra di 1000 lire. Era fatta! Da quel momento è iniziato quel lungo cammino da fedele lettore che mi ha portato ultimamente a percorrere la lunga strada verso la Torre Nera, la summa di tutti i suoi romanzi, il contenitore di tutte le sue storie.

E’ impossibile parlare di ogni libro letto vista la quantità. Innanzitutto è importante dire che scegliendo  Stephen King si va sul sicuro, raramente mi sono ritrovato ad odiare un suo libro (per quanto mi riguarda il peggiore è La storia di Lisey), ma bisogna dire che ce ne sono un bel pò che s’innalzano oltre il pur altissimo livello medio di qualità raggiungendo picchi vertiginosi di bellezza. IT  ad esempio, la storia del terrorizzante clown che ogni 25 anni torna a Derry per far incetta di bambini è una vera droga, da cui è impossibile staccarsi,  è impossibile dirsi “ok, per oggi basta” senza continuare per almeno un altro paio di pagine. E che dire di L’Ombra dello Scorpione? Quella fantastica eterna lotta tra il bene ed il male negli Stati Uniti ridotti a lande desolate da una terribile epidemia? Due libri di più di 1000 pagine ciascuno che avrei potuto tranquillamente continuare per altrettante ancora senza cedere per un momento alla stanchezza. E Pet Semetary? Meraviglioso, a mio avviso il libro più macabro, forse il mio preferito.

E’ sbagliato catalogare Stephen King come un gran scrittore di horror, non è solo uno scrittore di genere, non scrive solo romanzi violenti e bui, egli è innanzitutto un gran romanziere che riuscirebbe a mandare in visibilio i suoi lettori anche scrivendo semplicemente il contenuto di un elenco telefonico, ha una capacità di far entrare il lettore dentro la storia che non ha eguali, i protagonisti dei suoi libri prendono forma e diventano gente reale, amici che conosciamo da una vita. Per non parlare delle trasposizioni cinematografiche…King è, dopo Shakespeare, lo scrittore che ha avuto più trasposizioni teatrali e cinematografiche nella storia, i suoi libri hanno ispirato film di grande successo come Shining, Il Miglio verde, Misery non deve morire, Stand by me,  Le ali della libertà e tanti altri.

Mi piacerebbe continuare col presentarvi qualche altro bellissimo libro come 22/11/63 o il geniale Cose Preziose, ma non vorrei dilungarmi troppo col rischio di annoiarvi, penso che le cose già dette siano sufficienti per invogliarvi alla lettura di almeno una delle sue opere in modo che possiate trascorrere anche voi lunghi giorni e piacevoli notti.  Vi lascio dunque citando direttamente una frase del re, pescata direttamente tra le pagine di presentazione di un suo libro, una frase che a mio avviso potrebbe considerarsi come manifesto dei sui lavori:

“La sera, quando mi corico, sento ancora il bisogno di assicurarmi che le mie gambe siano sotto le coperte, una volta spenta la luce. Non sono più un bambino ma… non mi va di dormire con una gamba che sporge dal letto. Perché se una mano gelida si protendesse per caso da sotto il letto ad afferrarmi la caviglia, potrei anche urlare. Sì, potrei cacciare un urlo da svegliare i morti. Sono cose che non succedono, naturalmente, e lo sappiamo tutti. Nei miei racconti incontrerete esseri notturni di ogni genere: vampiri, amanti di demoni, una cosa che vive nell’armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.”

Il gran sole di Hiroshima

Ci sono momenti in cui la storia si piega ad un particolare evento che finisce per diventare un nuovo riferimento temporale, quel momento diventa la linea di demarcazione tra ciò che è avvenuto prima e ciò che accade dopo.

La grande folgore, come la chiama chi l’ha vissuta, o meglio chi è sopravvissuto ad essa, divide la storia in un prima e un dopo,  è l’inizio di un mondo in cui l’uomo ha portato a termine con esito positivo il primo tentativo di distruggere se stesso.

La grande folgore è ovviamente la bomba atomica sganciata su Hiroshima, l’inizio del nuovo mondo è il 6 agosto 1945.

Shigeo e Sadako sono fratello e sorella, due bambini che vivono l’Hiroshima ante folgore, due bambini che, col papà nell’esercito e la madre impegnata a lavoro in una fabbrica di armi, girano per la città, si mettono in fila per la settimanale distribuzione dei viveri, vivono piccole avventure, ascoltano con molta referenza i sogni, i racconti,  i consigli dei più anziani ed in generale soffrono la fame.

Dopo la grande folgore però la loro vita cambia.

Hanno avuto la fortuna di sopravvivere  senza riportare segni evidenti sul corpo, sono riusciti incredibilmente a riunirsi con i genitori, un miracolo.

Pian piano la nuova Hiroshima prende forma, con la ricostruzione, gli sciacalli, il mercato nero, e grazie ad un casuale incontro con un ex costruttore di aquiloni proprio quando pensava di aver perso tutto, il sig. Sasaki, padre di Shigeo e Sadako, ha l’opportunità di riavviare la sua vecchia bottega da barbiere.

Gli anni passano, Shigeo e Sadako crescono, sono ormai due adolescenti belli e robusti, Hiroshima sta finalmente tornando alla normalità, in giro si intravedono i primi segni della modernità, non solo palazzi nuovi costruiti con materiali diverso dal legno ma anche macchine in giro per le strade, negozi, abiti americani o comunque abiti prodotti in serie, primi cenni di capitalismo.

Un giorno si corre la tanto attesa staffetta scolastica da Tokio a Hiroshima e Sadako è stata scelta dalla sua squadra per effettuare l’ultimo tratto della corsa, è carica e fiduciosa, si è allenata tanto sotto la supervisione del fratello, ed in effetti  è protagonista di un’ottima gara, riesce a superare ben nove concorrenti tra cui anche alcuni maschi. Ma all’arrivo Sadako si accascia a terra, sfinita.

Passano i giorni ma Sadako non si riprende ed i medici non riescono a dare una diagnosi certa. E’ il sig. Sasaki che, memore dei racconti di altra gente,  convince la moglie a portarla all’ospedale americano, nonostante sia americano, nonostante sia un centro specializzato per la cura delle vittime della grande folgore.

Lì non hanno dubbi, i raggi gamma hanno avvelenato il sangue della piccola Sadako nonostante siano passati 10 anni da quel 6 agosto 1945, nonostante Sadako non abbia  presentato bruciature (o forse si?),  e l’avanzamento della malattia è tale che non ci sono più possibilità di guarigione.

Su idea di Shigeo, nonostante le energie sempre minori, Sadako comincia a ritagliare le 1000 gru di carta per poi appenderle al suo capezzale, le 1000 gru che le permetterebbero di guarire, e non importa se il suo vicino di stanza, il coetaneo Shigetomo, non ce l’ha fatta, lui è riuscito a realizzarne solo 400…

Il capolavoro di Bruckner è un libro semplice, piccolo, quasi leggero ma che suscita emozioni incredibili. Oggi a Hiroshima le gru di carta sono il simbolo della speranza e del ricordo, i protagonisti di ogni evento.

Assolutamente da leggere

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La Siberia dei sentimenti

Nei primi anni 80 Firenze è una città che può vantare una scena musicale di tutto rispetto, un ambiente in pieno fermento  da cui uscirà fuori il meglio delle band underground locali, su tutti Diaframma e Litfiba. I Litfiba diventeranno fenomeno di massa, la più celebre rock band italiana degli anni 90, i Diaframma, anche per volere del suo leader, il carismatico Federico Fiumani, resteranno un fenomeno di nicchia a cui non mancherà un certo seguito di fan e ammiratori continuo nel tempo. Saranno proprio i Diaframma, nel 1984, ad incidere il loro primo album anticipando tutti gli altri aspiranti gruppi fiorentini, e che esordio il loro!  Siberia, sconosciuto al grande pubblico, è un capolavoro osannato ancora oggi da tutta la critica, tanto che nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre la rivista Rolling Stones  lo piazza alla posizione numero 7. Siberia non è un album da tormentoni estivi, non contiene pezzi da fischiettare né da pogare, al contrario contiene pezzi freddi (<< I nostri occhi impauriti nelle stanze gelate al chiarore del petrolio bruciato,  e oltre il muro il silenzio, oltre il muro solo ghiaccio e silenzio>>), tormentati, da ascoltare mentre fuori piove o dopo una cocente delusione d’amore. E’ new wave o meglio ancora è profonda dark-wave, ma è attraverso la tensione e la disperazione che coprono l’intero album che si cerca di raggiungere la salvezza, o almeno intravedere un’ uscita, una speranza, come nella canzone più rappresentativa,  la title-track, manifesto dell’intero album, che negli ultimi versi recita <<poi in un momento diverso dagli altri coprirò il peso di queste distanze>>. La cupezza musicale caratterizzata da un basso mangiatutto e opprimente, la straordinaria poeticità dei testi di un ispiratissimo Fiumani e  la voce di Sassolini (uscirà dal gruppo dopo il terzo album) sono i tre ingredienti principali  che trovano massimo splendore nel capolavoro Amsterdam con il suo celebre verso  <<dove il giorno ferito impazziva di luce>>, il mantra finale che insieme ad un evocativo accordo di chitarra fa da contraltare all’insostenibile tensione iniziale. Da letteratura. Amsterdam verrà riarrangiata l’anno successivo in coppia con i Litfiba (amici e accumunati dalla stessa etichetta discografica, l’IRA), stravolgendone la versione iniziale ma dando vita ad una cover amatissima dai fan dei due gruppi e ultimamente riproposta live dagli stessi Litfiba proprio in coppia con Fiumani. Non passano inosservati pezzi come Delorenzo,  la canzone più nichilista dell’album << e la noia di un giorno diventa la noia di sempre. La mia sola alleata che mi ha seguito ovunque …Fra i minuti scanditi dai colpi di una telescrivente qualcuno scrive la mia storia  prima che finisca… >>; Memoria, una Siberia più intimista in cui si intravede una presa di coscienza sulla possibilità di conquistare finalmente un oceano di luce per la propria esistenza << Vivendo per qualcuno io moriro’ per me stesso. Che cosa mi attira allora nei suoi passi fantasma, che cosa mi spinge a seguirli. Se non il filo che mi lega alle cose, se non il suono della sua voce? >>. E poi Elena, Desiderio del nulla, Neogrigio, Specchi d’acqua per concludere con l’incalzante quanto malinconica Ultimo boulevard. Un album ovviamente non per tutti, consigliato a chi vuole crogiolarsi in un momentaneo auto compatimento per un periodo storto, a chi è stato lasciato,  a chi è metereopatico e attende con ansia l’arrivo dell’inverno e rimane alla finestra a contemplare la pioggia che viene giù,  a tutti quelli che hanno un’anima, meglio ancora se dark.

Tracklist: 1) Siberia;  2) Neogrigio;  3) Impronte;   4)  Amsterdam;   5) Delorenzo;  6) Memoria;   7) Specchi d’acqua;  8) Desiderio del nulla;  9) Elena;   10) Ultimo boulevard

Voto: ● ● ● ● ●   Pietra miliare!

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Alta fedeltà – Hornby

Pochi sono i libri che mi hanno emozionato come questo, forse perchè, come tantissimi del mio stesso genere, il genere maschile intendo, nel libro rivedo me stesso, le mie ansie, le mie paure, le mie delusioni, i miei sogni, i miei rimorsi. Alta Fedeltà è un lungo percorso nell’universo maschile, dai primi amori, dalle prime delusioni, all’età adulta, quando ormai trentenne (oggi più quarantenne, i tempi cambiano) ci si guarda indietro, ci si chiede se tutto è andato come avremmo voluto, si pensa a cosa sarebbe potuto essere se…., si rimugina su quei puntini di sospensione, ma se….se quella volta avessi detto questo o avessi fatto altro. Alta Fedeltà è un percorso karmico. Per capire veramente cosa vogliamo, o più semplicemente chi siamo, dobbiamo superare diversi ostacoli, alcuni davvero difficili. Rob Fleming è stato lasciato. Si strugge per questo, richiama le sue vecchie fiamme per capire il perché dei suoi fallimenti amorosi. Ripassa al rallentatore tutta la sua storia con Laura, cerca di capire dove ha sbagliato, pensa di saperlo, mette sotto processo se stesso, le sue ossessioni, le sue gelosie, i suoi comportamenti. Rob non è cambiato molto negli anni ma Laura si, adesso è una donna in carriera e forse la sua vecchia vita le sta stretta, lui le sta stretto. E intanto noi peniamo con lui, per le strade di una Londra underground (altra protagonista del racconto), per i pub, nel suo negozio di vinili di nicchia con i suoi due simpatici e assurdi dipendenti. Ragioniamo con lui, soffriamo con lui quando Laura comincia a vedersi con  il vicino di casa, ci troviamo in accordo o disaccordo con le sue continue classifiche, perché per Rob tutto si riduce ad una classifica, le 5 migliori canzoni d’amore, le 5 migliori canzoni per un funerale, le 5 migliori canzoni per affrontare meglio il lunedì, le 5 peggiori delusioni amorose e via dicendo. Tutto questo è un processo di formazione e tra incontri, concerti, nuove conoscenze, funerali, cantanti, vinili, telefonate della madre, cene con le amiche della ex, sorprese e sbattimenti, alla fine Rob si ritrova a rivestire i suoi vecchi panni da dj e stavolta è sicuro di aver capito che canzoni inserire nel nastro che registrerà quella sera. Il bello di questo libro è che Rob Flaming sono io, siamo tutti noi.

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L’uomo in nero fuggì nel deserto e il cavaliere lo seguì

Comincia così la saga della Torre Nera, la spina dorsale di tutta la produzione Kinghiana, l’opera che al suo interno contiene tutte le altre e che può definirsi la summa della sua bibliografia. I sette volumi che formano l’intera storia sono stati scritti nell’arco di trent’anni e traggono ispirazione dalla saga del Signore degli Anelli di Tolkien, da cui è stato ripreso il tema della ricerca, e dal film western di Sergio Leone Il buono, il brutto, il cattivo dal quale è stata ripresa l’ambientazione. Il protagonista è infatti un pistolero, Roland di Gilead, l’ultimo cavaliere sopravvissuto, che avanzando nel Medio-Mondo (uno dei tanti mondi paralleli al nostro) va alla ricerca della Torre Nera. Per raggiungerla dovrà superare notevoli difficoltà e mille peripezie insieme al suo ka-tet ovvero un gruppo di persone che si uniscono a lui e che lo aiutano nella ricerca condividendone il destino. Il primo volume intitolato proprio L’ultimo cavaliere è più un libro di presentazione, soprattutto del personaggio. Ad alcuni potrebbe apparire noioso (a me è piaciuto), in realtà King non fa altro che gettare le fondamenta per tutto ciò che succederà in seguito. Da qui infatti parte tutto, anche se in realtà si capisce come Roland sia in viaggio da molto più tempo. Si comincia a conoscere il misterioso pistolero, qualcosa del suo passato, fa la sua apparizione Jack, un bambino proveniente dalla New York del nostro mondo,  un personaggio che in seguito riapparirà per diventare membro del ka-tet, si superano tante difficoltà e si raccontano ancor più avventure per concludersi con lo scontro con la sua nemesi, l’uomo in nero.

Che dire…il viaggio è solo all’inizio e il costo del biglietto ci vale tutto.

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L’America di Bukowski

L’America delle strade, dei bassifondi, delle catapecchie e dei bar. L’America che non vedi nelle serie TV, nei telefilm, al massimo la scorgi nelle riprese di un notiziario di cronaca nera. L’America di chi vive di espedienti, di chi si lascia vivere e di chi vive di duro lavoro. L’America di chi non riesce a tenersene uno di lavoro o anche di chi non vuole tenersene uno, di chi non si reca in ufficio in giacca ma in canottiera o, se è fortunato, in camicia di infima qualità. L’America di chi vive di mille avventure, di chi puzza di alcol e cammina barcollando stringendo in mano la sua birra o il suo whisky, di chi sopravvive senza un soldo, l’ultimo lo ha speso all’ippodromo puntando sul cavallo meno quotato, di chi non vuole un amore ma ne preferisce tanti, tantissimi, anche se di soli 10 minuti. L’America di chi aspira a fare il postino perchè “Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare”. Il sesso, l’alcol ovviamente, ma in realtà forse la sua vera passione è la stessa vita. Una vita mai schiava di qualcuno o di qualcosa, se non una bottiglia. Bukowski, o meglio il suo alter ego Chinaski, è questo e altro ancora, è spietata realtà ma a volte, stenterete a crederlo, è anche poesia e sentimento. Alcuni di voi storceranno il naso ma è indubbio che nel profondo, almeno per un giorno,  ognuno di noi desidererebbe essere Charles Bukowski.

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1933 un anno terribile – John Fante

Ovviamente il 1933 è un anno che ad un attento amante della storia non ricorda molto, forse giusto l’ascesa al potere di Hitler in Germania. E infatti il titolo è un po’ fuorviante in quanto il 1933 è stato sì un anno terribile, ma poi neanche tanto, ma per Dominic, o comunque per la famiglia Molise, protagonista di questo grande seppur breve romanzo di John Fante. Così come in tutti i romanzi del grandissimo scrittore e sceneggiatore italoamericano protagonista del romanzo è una famiglia, ovviamente di origini italiane, caratterizzata da un capo famiglia zotico, burbero, ma  gran lavoratore e capace di slanci sorprendenti seppur rari, quasi unici; una moglie succube dedita alla casa e ai figli, una donna del sud dell’inizio del secolo scorso insomma, quando il femminismo era ancora un’utopia; una suocera che certo non le manda a dire, e dei figli con i loro  bisogni da soddisfare. Una tipica famiglia di emigranti italiani che all’inizio del secolo scorso dal sud dello stivale salpa verso il sogno di un futuro più luminoso in America,  che poi non è altro che la storia della vera famiglia Fante. Ma stavolta il destino sembra illuminare uno dei suoi componenti e il piccolo Dominic sogna già una folgorante carriera nella Major League grazie al suo mancino della potenza e precisione di un cannone, almeno secondo le sue convinzioni. E Dominic non dorme mica sugli allori, è consapevole di quel dono, di quella sua dote, e la cura con meticolosità, passa le giornate a parlare al suo braccio sinistro come fosse una persona vera, lo cura con abbondanti dosi giornaliere di balsamo, lo esalta, e sogna carriere folgoranti e soldi a palate. Ma la famiglia Molise non ha certo le possibilità economiche per sostenere tali sogni, non ha neanche la possibilità di poter acquistare un biglietto del bus per un provino con la più vicina squadra professionista, e figuratevi se quel bifolco del padre concepisce una simile idiozia. Tra sogni, liti, dispetti, amicizie, passioni e amori tutto in uno stile che definirei alla John Fante, quindi al contempo divertente e tragico, a noi  non  resta che leggere, appassionarci, ridere, per poi farci straziare il cuore e commuoverci per il finale. Grazie mitico Fante, paladino dei poveri emigranti, romanziere dei più disperati, giocoliere con le nostre emozioni.

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