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una vita non basta

Just hang on and suffer well

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film

1922

Ultimamente mi sto dedicando ai film, soprattutto alle tante nuove uscite che portano su pellicola i romanzi di Stephen King. Non potevo quindi lasciarmi scappare questo  tratto da uno dei quattro  racconti contenuti in una bellissima opera  del re,  Notte buia, niente stelle e prodotto e distribuito da Netflix. Tutti e quattro trattano tra l’altro lo stesso argomento di fondo,  ovvero la violenza sulle donne.

Mettiamola così, io odio i topi. Non è che proprio li odi, ne ho una paura viscerale, mi basta vederne uno per saltare sulla sedia e gridare come una bambina. Ognuno ha le sue fobie, vorrete mica biasimarmi? Ebbene, in questo film di topi ce ne sono a bizzeffe, più di quanto io potessi sopportare, non per questo però ho interrotto la visione. Il film è davvero bello, e nonostante i topi e alcune scene davvero disgustose, ti tiene incollato allo schermo. Magari qualche volta ti ritrovi a guardare attraverso le dita delle mani  portate istintivamente sul viso per proteggere gli occhi, ma che thriller sarebbe poi  senza?

Che poi non è neanche un thriller, niente di più lontano dal genere splatter,  è la semplice storia di un omicidio, di un contadino che irritato da alcune importanti decisioni prese dalla moglie coinvolge il figlio nel suo assassinio. Da quel momento niente sarà più lo stesso per loro e tante saranno le sventure che li perseguiteranno.

La dimensione è quella della campagna, degli inizi del 900, di duro lavoro sui campi, di vecchi ideali e dei nuovi che vengono ancora guardati con sospetto e nausea, la città…posto per effeminati, per gente viziosa. E’ uno scontro di ideali e di vecchie culture, per il femminismo ci sarebbero voluti almeno altri 40 anni.

Un bel film, da vedere e da consigliare, topi a parte.

Trama

Un contadino coinvolge il figlio nell’assassinio della moglie pur di non vendere un prezioso appezzamento di terra da lei ereditato. Da quel momento saranno perseguitati dalla sventura.

Durata: 101 min

Voto:  ● ● ● ○ ○  il pesante fardello  dei propri peccati

1922-poster

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IT

L’attesa era spasmodica, non fosse altro che nella mia home di Facebook per più di un mese il 95% dei post parlava proprio di questo, del ritorno al cinema di Pennywise, il clown ballerino, meglio conosciuto come IT.  Questa volta la trasposizione del capolavoro di King è stata  studiata in grande per l’uscita al cinema, differenziandosi già in questo dalla prima versione creata  invece per la tv e trasmessa in due puntate nel 1990. Ma nonostante ciò è naturale, parlando di questo film, confrontarlo al precedente.

Il film di Muschietti si è proposto il difficile intento di scalzare il pagliaccio magistralmente interpretato da Tim Curry che ha spaventato un’intera generazione di bambini e che  è entrato nell’immaginario collettivo nonostante la non eccelsa qualità della serie tv.

Ci è riuscito? Solo in parte a mio avviso.

Diciamocela tutta, era impossibile fin dal principio per Bill Skarsgård scalzare Tim Curry dall’adorazione dei fan, ma pur non riuscendoci il suo IT non sfigura affatto. Meno colorato, si, meno subdolo e accattivante, vero,  ma molto più cattivo e violento. Un IT che non si fa scrupolo di sporcarsi direttamente le mani colpendo i losers, un IT molto più  terrificante con quel suo modo vorticoso di attaccare la preda.

Ovviamente, ce lo aspettavamo tutti, il film supera la serie tv in qualità. Ottima la fotografia, ottimi i costumi,  ottimi gli effetti speciali, e poi tutti quei  bambini che galleggiano…bellissimo davvero. E la colonna sonora poi, i Cure, anche se solo in una scena, anche se solo con una canzone (Six different ways), sono un indice di altissima qualità.

I perdenti…niente da dire su di loro. Superano in bravura gli antecedenti  e Sophia Lillis (Beverly Marsh) si distingue di gran lunga tra tutti per bravura e bellezza, ce ne siamo innamorati tutti.  L’unico sottotono è a mio avviso Richie, meno “battutaro” e spigliato rispetto a quello che avevamo amato nella serie tv.

Ma la vera grande differenza sta nel fatto che mentre quest’ultima ricostruisce per intero il romanzo, fedelmente, il film si ferma alla prima parte, alla vittoria dei perdenti da bambini contro IT.  Per la battaglia finale da adulti dovremo aspettare il nuovo film che, si dice, dovrebbe uscire tra due anni. Ed è già partito il countdown.

Intanto il film  di Muschietti  ha già polverizzato ogni record al botteghino per un thriller, ma soprattutto  ha dato vita ad un incredibile fenomeno di costume ed ora corre già verso la conquista dei prossimi premi Oscar.

Il voto di questa mia recensione è viziato da due aspetti che mi hanno lasciato un po’ la bocca amara. Rispetto alla serie TV e al libro è a mio avviso  mancata, anche clamorosamente, la caratterizzazione dei personaggi. La cosa che più accomuna i perdenti è il loro essere  ultimi non solo nella vita sociale ma soprattutto in famiglia. Chi subisce abusi, chi le angherie dei cugini e pensa con tristezza alla morte del padre (clamorosamente assente questa parte nella descrizione di Ben), chi l’indifferenza dei genitori, chi  la super apprensione della madre…tutte storie soltanto sfiorate, a parte quella di Bev. Geniale la scritta sul gesso di Eddie che trasforma LOSERS in LOVERS ma mi aspettavo molto di più da questo punto di vista. Un altro vizio abbastanza grande del film è quello di prendersi fin troppe libertà narrative rispetto al libro, a partire dall’incontro con Ben a tutte quelle scene, geniali si, ma totalmente inventate, almeno per quanto io possa ricordare da una lettura di più di 10 anni fa.

Attendiamo comunque il seguito per una visione globale dell’intera opera. Intanto, beh, che dire, promosso!

Guardatelo!

Trama

Un notevole numero di bambini  scompare da qualche mese per le vie di Derry e non fa più ritorno. Gli adulti sembrano accettare il fatto con rassegnazione ma Bill, che ha perso il fratello minore, ed i suoi amici si interessano della vicenda. Torturati a scuola e accomunati da problemi familiari, i così chiamati perdenti, sfideranno Pennywise, il clown ballerino, che ogni 27 anni si risveglia dal suo sonno per placare la sua fame di vite umane.

Durata: 135 min

Voto:  ● ● ● ○ ○  nuova luce al capolavoro del re

 it

 

La Torre Nera

“L’uomo in nero fuggì nel deserto ed il pistolero lo seguì”

E’ l’incipit più amato dai fan del re, il più citato, quasi come un mantra,  uno dei più importanti  tra le saghe letterarie.  Quando lo senti storpiare già dai primi minuti capisci che il film è una farsa.  Io comprendo la buona intenzione, o meglio ancora la furbata per fare cassa con un prodotto di siffatta specie, ma avrei preferito rimanere con la speranza di una futura trasposizione piuttosto che vedere rovinato un capolavoro del genere.

Sette libri, SETTE!!!, e sappiamo tutti quanto il re sia prolisso nello scrivere, concentrati in appena più di 90 minuti. Una storia talmente rappezzata ed in alcuni punti anche inventata che non fornisce neanche lontanamente la complessità dell’opera, apparendo tra l’altro monotona e addirittura tragicomica in numerosi tratti. Almeno la metà dei protagonisti principali sono totalmente dimenticati, non parliamo quindi dei vari personaggi secondari, di tutti i flashback sulla giovinezza del pistolero, dello stesso King, dei vari luoghi.

Bocciato in toto.

Ora si facciano perdonare e ci diano in pasto una serie tv come si deve! L’hanno fatto con Le cronache del ghiaccio e del fuoco e ne è uscito Il trono di spade che è diventato un fenomeno di massa, non vedo perché non dovrebbero farlo per l’opera magna del Re. Chissà cosa ne verrebbe fuori, chissà che seguito!

Attendiamo fiduciosi. In compenso farò finta di non aver mai visto questo scempio.

Trama

Il giovane Jake catapultato nel Medio Mondo si unisce all’ultimo dei pistoleri per combattere l’uomo in nero e salvare quindi la Torre Nera, una mitica struttura da cui dipende la sopravvivenza della terra e di tutti i mondi paralleli ad essa.

Durata:  95 min

Voto:  ○ ○ ○ ○ ○  massima delusione

 la-torre-nera-1

Il gioco di Gerald

Non ci avrei mai scommesso un euro  che un giorno  avrebbero prodotto un film su Il gioco di Gerald. Tra i tanti libri del Re pensavo fosse uno di quelli meno indicati a diventare un film, anche per il solo fatto che il 90% del racconto è ambientato in un letto, con protagonista una donna, sola e ammanettata.

Ed invece, inosservato tra tutte le recenti uscite e l’attesa per il remake di IT, eccolo! E devo dire che il risultato è andato ben al di sopra delle mie  più rosee aspettative. E’ un gran bel film, lo studio della mente umana in situazioni estreme, cupo, spietato, angosciante, a tratti fin troppo angosciante,  e con una sequenza davvero molto cruda.

Una pellicola di qualità con una storia davvero ben raccontata, e non era facile, no davvero, con ottimi attori e soprattutto con una geniale trovata per rendere noto tutto il processo di introspezione psicologica della protagonista. Ah, c’è anche un piccolo omaggio a Cujo.

L’unica pecca? Il finale. No che non sia stato all’altezza, ma non è stato perfettamente fedele  al libro e sinceramente avrei preferito  la versione originale.

Sicuramente una delle migliori trasposizioni delle opere del Re.

Applausi.

Trama

Due coniugi, Jessie e Gerald, decidono di passare un weekend piccante nella loro casa di campagna per riaccendere il desiderio e cercare di salvare il matrimonio. La fantasia sessuale di Gerald di bloccare con delle manette i polsi della moglie al letto si rivela un’idea terribile quando viene colto da infarto morendole accanto. Jessie si ritrova quindi sola, ammanettata e quindi impossibilitata a muoversi, senza nessuno che la possa salvare, senza cibo, in balia dei propri ricordi, dei propri tormenti e di due pessimi ospiti….

Durata: 103 min

Voto: ● ● ● ● ○    bella sorpresa

gioco di gerald

Jackie

Doveva essere un omaggio ad una grande donna del novecento, icona di stile, eleganza e cultura, ed in parte lo è, solo che non ho riconosciuto nella Jackie del film la Jackie che avevo imparato a conoscere dai libri, da altri film e dai documentari.  Troppo marcate ad esempio le critiche sui soldi spesi  per gli eventi culturali alla Casa Bianca e per i cambiamenti portati al suo interno,  quando questi erano invece, anche leggendo gli articoli di quei giorni, ben visti sia dai cittadini che dalla stampa. Il fermento culturale che ha investito gli USA in quegli anni e che l’ha vista protagonista nelle vesti di grande mecenate è stato fatto passare invece come una serie di capricci personali di una ricca snob. Ma è anche per questo che, come ripiega il film negli ultimi minuti, si parla di una Camelot, una presidenza che ha portato lustro non soltanto politicamente (anche se gli effetti si sarebbero visti a posteriori) ma culturalmente, una nuova frontiera in tutto e per tutto. Per non parlare poi della ricostruzione dei filmati dell’epoca in cui la first lady, descrivendo alle telecamere le varie stanze della sua nuova residenza, appare terribilmente impacciata e insicura.

Il film è un po’ lento ma a mio avviso per nulla noioso, anzi, si lascia vedere con piacere.  Interessanti sono le problematiche poste in essere, come quella dell’organizzazione dei funerali, e poi i pensieri, le emozioni e la propria ricostruzione delle vicende, elementi attorno a cui gira l’intero film.

E’ un one woman show  con una Portman sempre protagonista in ogni inquadratura. L’attrice è davvero brava e molto simile fisicamente alla vera Jackie da cui riesce ad assorbire un po’ di quel suo splendente carisma che tanto faceva impazzire gli intellettuali ma soprattutto i cittadini in quello scorcio di primi anni 60. L’altro protagonista è invece  un Bobby, sempre vicino e sempre accondiscendente, stranamente più vecchio fisicamente del fratello maggiore Jack.

Un buon film comunque, un pezzo di storia rivisitato da un punto di vista diverso, era ora.

Trama

Pochi giorni dopo l’assassinio del marito Jackie rilascia un’intervista in cui racconta gli avvenimenti di quei giorni, dall’arrivo a Dallas al funerale, dal suo punto di vista, con le sue emozioni, i suoi pensieri  e le sue idee.

Durata: 95 minuti

Voto:  ● ● ● ○ ○

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Thirteen days

Un paio di anni fa lessi un libro che come spunto di partenza  ipotizzava le condizioni del nostro pianeta  se in quella famosa elezione  alla presidenza  degli Stati Uniti del 1960 l’avesse spuntata Nixon e non Kennedy. Descriveva paesaggi senza vita, aridi, con poche persone che si affannavano a ricostruire una civiltà distrutta da una furiosa ed incosciente guerra nucleare. Ovviamente esagerava e comunque non si può mai dire cosa sarebbe successo, la storia non si costruisce con i se e con i ma. E’ importante però conoscerla la storia, soprattutto quella del 900. Ho già affrontato l’argomento in un vecchio post ma perdonatemi se mi ripeto. Io ritengo che non è possibile capire il mondo di oggi senza conoscere bene i fatti del secolo scorso,  soprattutto quelli che hanno caratterizzato la guerra fredda tra USA e URSS ed i loro paesi satelliti, ma la scuola è molto carente in questo, penso addirittura quasi totalmente assente. Chiedete ai ragazzi usciti da poco dalla maturità, quanti di loro hanno conoscenza dell’argomento? Pochi, troppo pochi. E le cose non migliorano molto ponendo le stesse domande ad un neolaureato in materie umanistiche. Fortunatamente ci viene incontro  la cinematografia che a volte dà il suo contributo importante come in questo bellissimo film che sembra un thriller uscito dalla penna di un grande visionario scrittore quando in realtà è una storia assolutamente vera. E’ la descrizione dettagliata dei 13 giorni che tennero il mondo col fiato sospeso. E’ la storia di una partita  tra JFK e Kruscev su una scacchiera cubana. E’ la storia di un uomo, JFK, che con l’aiuto del fratello Robert, del consigliere O’Donnell (grande Kevin Costner), di McNamara e  pochi altri,  lottando contro tutti e tutto,  prendendo decisioni pesanti e impopolari,  riesce alla fine nella grande impresa di evitare una ormai sicura escalation militare che avrebbe portato immediatamente USA e URSS ad una guerra nucleare ed  il mondo alla rovina. E’ la storia di pochi eroi illuminati che hanno avuto la forza di anteporre il bene comune  alle lobby e ai poteri forti che influenzano pesantemente i paesi. E’ la prova che l’uomo quando vuole esce dai binari e rinsavendo, con  slanci unici, effettua colpi di coda che lasciano il segno. E’ la dimostrazione che  il bene tende a vincere sempre. E’ il grande lascito di Kennedy al mondo. E’ la nostra storia, perché se siamo quelli che siamo oggi buona parte dipende da quei 13 giorni.

Trama

Ottobre 1962. Gli Stati Uniti scoprono l’installazione di missili nucleari a Cuba da parte dell’URSS. Ne nasce un braccio di ferro che porta il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Durata: 139 min

Voto: ● ● ● ● ○   bello

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