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una vita non basta

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#Mindflow

#Mindflow – pt. 2 – Giovani Insieme

Categoria: amici

Fino a qualche anno fa l’estate nella mia piccola città era del tutto diversa. Era più bella, più emozionante, più ricca. Fino a qualche anno fa in estate prendeva vita una manifestazione fantastica chiamata Giovani Insieme o a volte semplicemente Giovani In.

L’aspettavamo tutti con ansia e se ne cominciava a parlare già da giugno, un mese prima del suo inizio, quando prendeva vita quello che può a tutti gli effetti definirsi un vero e proprio calciomercato. Si formava la squadra insomma. Si perché Giovani In era un torneo in cui tante squadre, ognuna composta da 18 ragazzi con un numero pari di ragazzi e ragazze dai 16 anni in su,  mettevano in subbuglio la vita dell’intera cittadina da metà luglio a fine agosto.

Queste squadre in quel mese e mezzo si scontravano nelle più disparate prove, dagli sport comuni (calcio, basket, pallavolo, tennis, atletica leggera, lancio del giavellotto ecc…) a quelli inventati (calcio balilla umano, palla a due quadrati, palla a base, ecc…), dal musical al semplice canto,  dagli scacchi ai doppiaggi dal vivo, dal teatro al cabaret, dalle prove culinarie, con i turisti avidi assaggiatori e giurati, al ballo, dalla produzione di videoclip  ai quiz di cultura, dalle prove acquatiche alle sfilate. Di tutto e di più insomma, per chiudersi poi con la mitica caccia al tesoro, giorno in cui l’intero paese  era letteralmente invaso da centinaia di scalmanati ragazzi a caccia di indizi, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata.

Ad ogni prova veniva stilata una classifica e ad ogni posizione venivano assegnati dei punti che andavano poi a sommarsi, prova dopo prova,  in quella generale per il piazzamento finale. Le squadre, premiate poi nella serata finale che costituiva sempre un grande evento per l’intera comunità, non concorrevano solo per la gloria, o per la coppa da portare a casa, ma anche per molto di più, per premi che,  secondo gli sponsor e la disponibilità economica di quell’edizione, potevano essere anche molto allettanti. Venivano premiati anche i ragazzi e le ragazze che riuscivano a distinguersi in qualche disciplina. Una volta Il Figlio, un mio carissimo amico che con me ed Ele formava il cervello delle nostre squadre, come personaggio maschile dell’anno vinse un viaggio a Malta per due.

E’ per questo che il torneo iniziava a Giugno, capite bene che  bisognava mettere giù una squadra che fosse competitiva in tutte le discipline. E quindi via con le telefonate, i messaggi, gli appostamenti, i discorsi, le mediazioni, le promesse, le amicizie, le antipatie, gli abboccamenti amorosi.

Ci si divertiva davvero. Ogni anno era una sfida nuova, anche contro noi stessi. Grazie a Giovani In ho vinto la mia grande timidezza mettendomi in gioco a rischio anche di figuracce plateali. E poi ho riso tanto, ho provato mille esperienze, ho fatto amicizia con una incredibile moltitudine di ragazzi ed adulti, mi sono divertito, sono cresciuto.

Questo appuntamento si è protratto per più di 25 anni, più di 25 estati. Ora è già qualche anno che non c’è più. E’ stato proprio Il figlio con un paio di altri amici ad organizzare, seppur con notevoli difficoltà, le ultime due edizioni. Nel tempo libero ho dato loro una mano accorgendomi però di come l’energia e la magia delle precedenti edizioni si fosse ormai irrimediabilmente persa.

Tutti noi ricordiamo con affetto e commozione quelle avventure, a volte ci ritroviamo a parlarne con malinconia. I tempi sono cambiati purtroppo. Oggi i ragazzi preferiscono fare altro. Poveracci, non sanno ciò che si perdono.

#Mindflow – pt. 1 – Pizza a domicilio

Categoria: università

A Palermo, nella casa che condividevo  con altri tre ragazzi, ci  divertivamo con poco. L’ago della bilancia era sempre uno, Luca, il padrone di casa, di cinque anni più grande di noi e dalla vita sociale intensa quanto originale.

Una sera a settimana, di solito il giovedì, ci concedevamo un lusso mangereccio che poteva consistere in un pollo allo spiedo con un abbondante contorno di patate o una pizza familiare, prelibatezze di cui eravamo soliti rifornirci sempre negli stessi posti.

Una sera Luca si impossessa del cellulare di Riccardo, quello da cui siamo soliti chiamare in pizzeria,  e ordina un paio di familiari, le più costose, che fa recapitare a casa di alcuni suoi amici ignari di tutto. Uno scherzone insomma.

Quando Riccarduzzo lo viene  a sapere monta su tutte le furie, soprattutto perché la pizzeria ha memorizzato il suo numero come cliente affezionato.  Ne scaturisce quindi una lunga e furibonda lite in cui l’accusatore viene finalmente calmato più per stanchezza che per le promesse del sempre serafico imputato.

Gli animi sono stati placati da  un paio d’ore quando suona il cellulare del misfatto, Riccardo lo prende e lo  guarda preoccupato, è la pizzeria. La lite esplode più potente di prima ma questa volta non dura molto perché Luca si prende subito  la responsabilità di rispondere e chiedere scusa sistemando una volta per tutte la situazione.

Risponde dunque, ma più che scusarsi lo vediamo ascoltare, e di tanto in tanto annuire.

Noi lo guardiamo, studiamo attentamente ogni espressione del suo viso cercando  di capire l’andamento della discussione,  finchè lui conclude la telefonata con un:

-No no non si preoccupi non ci fa nulla, grazie comunque.

Insomma, per farla breve, il ragazzo addetto alla consegna della pizza era stato fermato e picchiato da alcuni delinquenti della zona che avevano pensato bene di cenare gratuitamente quella sera. La pizzeria ci aveva dunque richiamato per informarci dell’accaduto, scusarsi, e, se ne avevamo ancora voglia, consegnarci le pizze ordinate con in dono qualche arancina e panella per scusarsi del ritardo.

E’ finita bene. Ma solo per noi

 

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