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Ho scolpito sulla pelle che chi piange riderà

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Viaggi

Siracusa in 9 scatti

Lasciata Ragusa ci siamo diretti  a Siracusa per l’ultima breve tappa della nostra vacanza.

Dai tesori barocchi siamo passati quindi alle splendide testimonianze di antiche civiltà e all’eleganza dell’isola di Ortigia. La differenza tra i due posti è risultata subito evidente: diversa la confusione, diversi i colori.

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Anfiteatro romano

Siamo arrivati nella tarda mattinata e dopo aver parcheggiato,  sistemato  i bagagli in camera e ascoltato le dritte del simpaticissimo Giuseppe, il proprietario del b&b, ci siamo subito attivati per quella che sarebbe stata una lunga giornata, fisicamente probante ma allo stesso tempo piacevolissima.

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Teatro greco

La prima tappa è stata il Parco Archeologico. Al prezzo di 10 euro di ingresso abbiamo potuto ammirare splendide antiche testimonianze  come  l’orecchio di Dioniso, il teatro  greco e l’anfiteatro romano. Il parco è veramente ben mantenuto ed è un piacere girare tra i suoi verdi sentieri nonostante l’inaspettato clima torrido. Tessa ne è stata deliziata, la sua passione per l’archeologia è stata stavolta ben ripagata.

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Tessa in giro per il Parco archeologico

Dopo un piccolo pit-stop in stanza per lasciare qualche indumento di troppo abbiamo subito ripreso il cammino stavolta dirigendoci verso l’isola di Ortigia. Due ponti collegano l’isola al resto della città, è sempre Siracusa ma sembrano due mondi differenti. Subito ci si ritrova davanti una bellissima piazza dominata dai resti del Tempio di Apollo. Da lì ci siamo diretti a sinistra, verso il mercato. Non siamo andati lì a caso e non abbiamo aspettato di pranzare alle due per nulla, noi volevamo il panino di Borderi.  La coda allo stand è durata un’ora ma ne è valsa davvero la pena. Il sig. Borderi è uno spettacolo. Guardarlo condire quei panini con quella sua incredibile maestria è stato veramente fantastico. Lui intanto parla, racconta, insegna,  filosofeggia, scherza, si indigna e di tanto in tanto tira qua e là sugli avventori qualche fetta di mortadella appena affettata, o qualche mozzarella appena legata. Cinque euro per un chilo di bontà alta una quindicina di centimetri che ci è servita da pranzo e cena.

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Orecchio di Dioniso

Pieni e felici ci siamo avventurati quindi per le vie dell’isola. Non è grande, si gira in poche ore, ma è bella, pulita, solare, con splendidi luoghi.  Un vero gioiellino.

Piazza del Duomo è davvero fantastica. Si estende in grandezza con la sua pianta rettangolare e ti viene quasi voglia di correre a perdifiato in tutte le direzioni. Libertà. La cattedrale è decentrata su un lato lungo ma attira su di se l’attenzione con le sue dimensioni e lo splendore della sua facciata.

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Piazza Duomo con la cattedrale sulla destra

Prendendo  una via che scende dal lato corto opposto costeggiando la bella chiesa di Santa Lucia alla Badia si giunge al papireto e alla piazza adiacente esposta al sole da cui si può ammirare una splendida vista della costa. E’ da qui che partono le due passeggiate sul mare: sulla sinistra lo stretto lungomare Alfeo, con i suoi locali, e, ad un livello più basso, sulla destra,  il nuovo Foro Vittorio Emanuele II  che con le sue dimensioni sono sicuro che in estate si trasformi in un vero e proprio luogo di attrazione e ritrovo per migliaia di persone (li conterrebbe tutti senza problemi).

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Chiesa di Santa Lucia alla Badia in Piazza Duomo

Il pomeriggio è stato allietato dall’incontro con due dei ragazzi conosciuti l’anno scorso alle Eolie. E’ stato davvero bello rivedersi. Insieme abbiamo passeggiato per le caratteristiche strade, poi abbiamo preso posto davanti ad un gazebo parlando e  ridendo tanto davanti ad un irresistibile bicchiere rinfrescante di un intruglio a base  di sciroppo alla menta, succo di limone, Schweppes e granita al limone. Ne ho bevuti tre bicchieri almeno.

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Lungomare Alfio

La serata finisce con un ultimo giro insieme per godere del tramonto sul mare, un selfie  di gruppo da inviare agli altri due ragazzi dell’avventura della scorsa estate, i saluti e la promessa di rivedersi presto, poi  il rientro a piedi verso il b&b.

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Veduta di Siracusa dalla piazza accanto al Papireto

Il mattino dopo è il momento della ripartenza. Prima di metterci  in marcia per attraversare quasi per intero la Sicilia c’è un’ultima cosa ancora da vedere, in fondo l’abbiamo ad appena qualche metro. E’ il santuario della Madonna delle lacrime, con la sua pianta circolare e la sua cupola che è un punto di riferimento per tutta la città. Una chiesa diversa, particolare,  moderna ma comunque affascinante.

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Santuario Madonna delle lacrime – interno

Finisce così il nostro breve soggiorno nella costa orientale della Sicilia. Di questi giorni ricorderò soprattutto le persone che abbiamo incontrato e conosciuto, persone affabili, gentili, a volte strane ma tutti innamorati pazzi della loro terra, un attaccamento che raramente ho visto in altri posti.

 

Ragusa in 7 scatti

Ed è così che finalmente siamo partiti alla scoperta del nostro tanto celebrato barocco siciliano. Il tempo limitato non ci ha consentito di  girare l’intera valle in lungo e largo (non siamo riusciti a visitare Noto ad esempio) ma questo non ci ha impedito di colmare questa grave lacuna in maniera soddisfacente.

La nostra base è stata ovviamente Ragusa, in un comodo b&b proprio nel cuore di  Ibla. La città infatti si divide in due, la parte più antica, Ragusa Ibla appunto, dove si concentrano i capolavori del barocco, ed in alto, la parte più nuova, Ragusa, che a sua volta si divide in altre due zone.

Ragusa Ibla è davvero una bomboniera. Piccolissima, si gira in un paio d’ore,  il tempo necessario per perdersi tra i vari bellissimi  vicoletti scoprendo suggestivi scorci e ammirando le splendide chiese ed i magnifici palazzi, o perché no, anche per  rilassarsi nel verde dei suggestivi giardini Iblei.  E’ questo il modo migliore  per godersi il barocco e tutto il suo patrimonio UNESCO in completa serenità vista la tranquillità, forse anche eccessiva, del luogo.

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Veduta di Ragusa Ibla

Il duomo di San Giorgio ovviamente è l’attrazione principale. E’ uno dei simboli del barocco siciliano la cui bellezza così ammaliante non è soltanto data dalla sua struttura architettonica ma anche dal modo in cui  è incastonato nel tessuto urbano.

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Duomo di S. Giorgio

La sua cupola è un punto di riferimento ed è un piacere giocare a fotografarla da vedute sempre differenti.

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Cupola del duomo

Altra suggestiva attrazione è la piccola chiesa barocca di San Giuseppe, con un prospetto frontale che ricorda tantissimo il duomo situato a pochi metri.

Dopo venti minuti di strada a piedi da Ibla si giunge a Ragusa. Il tragitto a qualcuno potrebbe risultare un po’ faticoso, anche per via di tutte quelle scale da salire, ma non è una fatica sprecata in quanto lungo questo percorso si possono ammirare panorami davvero fantastici.

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Ragusa ovviamente ha ben poco da condividere con Ibla.  E’ una città quasi anonima, senza  particolari  punti interessanti eccezione fatta per l’edificio delle Poste, qualche vecchio palazzo baronale e la bella cattedrale situata nella suggestiva piazza San Giovanni. E’ proprio in cattedrale che abbiamo fatto la fortuita conoscenza del sig. Giovanni, un arzillo ottantacinquenne conosciuto da tutti che ci ha spiegato fin nei minimi dettagli ogni particolare della chiesa per poi accompagnarci per un bel pezzo di centro storico facendoci da Cicerone, raccontandoci la storia, le tradizioni e gli aneddoti della città, e facendoci scoprire la bellezza di alcuni punti che senza la giusta presentazione sarebbero passati inosservati. Che fortuna averlo incontrato ed aver potuto godere della sua compagnia e dei suoi racconti.

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Particolare di un palazzo baronale

L’ultimo pomeriggio lo abbiamo passato in giro, visitando prima Marina di Ragusa e poi Modica. Il primo è un piccolo paese costruito lungo la costa, con un bel lungomare e ad abitazione prevalentemente estiva, e nonostante fossimo a marzo l’atmosfera che si respirava era proprio quella, la spensieratezza della bella stagione. Modica invece è una città ben più grande, anche essa tra le mete turistiche più rinomate della zona. Ci siamo arrivati nel tardo pomeriggio ed il tempo a disposizione per girarla è stato davvero poco. Ci siamo inoltrati sul calar della sera per le vie in salita che portano al castello fermandoci davanti la casa natale di Quasimodo. Poi, anche un po’  scoraggiati, abbiamo fatto un giro per il corso principale,  visitato  la chiesa di San Pietro e acquistato un po’ di quel famoso cioccolato per il quale la città è rinomata. Purtroppo non siamo riusciti invece a vedere il duomo di San Giorgio, una grande mancanza, una cosa piuttosto mortificante,  ma anche un’opportunità per un futuro ritorno.

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Scorcio di Modica

Siviglia in 7 scatti

Non ero mai stato in Spagna e la cosa iniziava a pesarmi.  In realtà erano gli altri a farmelo pesare  visto che non sono mai stato particolarmente attratto dalla penisola iberica, Lisbona a parte. Avevo comunque intenzione di andarci prima o poi, ma non per visitare le principali mete turistiche, che so, Barcellona, o Madrid, bensì per scoprire la vera essenza della Spagna  che ho sempre pensato fosse  l’Andalusia.  L’occasione è finalmente capitata potendo partire da Milano dove ci saremmo trovati per il concerto dei Cure: maggiore disponibilità di voli e  prezzi contenuti, ecco sotto quali condizioni è nato il viaggio a Siviglia. Giusto tre giorni, ma sufficienti a visitare le attrazioni più significative e a respirare l’atmosfera del luogo.

Devo dire che Siviglia mi è piaciuta. Non è tra i miei luoghi preferiti, forse perché personalmente amo  altri tipi di atmosfere e panorami, ma sono molto contento di esserci stato, e non solo per mettere un’altra bandierina (calamita) nel mio frigo.

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Architettura  – Siviglia

Abbiamo preso un buon albergo economico proprio in centro, ad  un minuto a piedi dal Metropol Parasol e ad  una decina dalla cattedrale. La moderna opera architettonica diventata uno dei simboli della città mi ha però deluso.  E’ bella, tenuta benissimo ed è anche utile per difendersi dal caldo torrido del luogo o anche dalla pioggia che ci ha sorpresi un pomeriggio, ma non mi ha impressionato quanto mi aspettavo.

Sono rimasto invece deliziato dall’Alcazar, il palazzo reale, con i suoi splendidi giardini, i suoi porticati, i suoi interni, le sue maioliche. Tutto così arabeggiante, tutto così sfarzoso, da mille e una notte.  E’ stata una vera sorpresa, una bella sorpresa, la migliore.

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Alcazar – interni

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Alcazar – i giardini

Così come ovviamente mi ha impressionato nella sua maestosità Piazza di Spagna, immensa e regale nella sua  forma semicircolare a rappresentare l’abbraccio della Spagna alle sue colonie.  E’ il trionfo delle ceramiche che ornano i ponti e risplendono nelle quarantotto panche ognuna di esse rappresentante una provincia spagnola.  E’ bellezza e pace. E’ divertirsi cercando le città preferite dove scattarsi foto “ceramicose”, è la possibilità di affittare una barchetta e remare romanticamente al suo interno.

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Piazza di Spagna

Il fulcro della città si sviluppa però attorno alla cattedrale,  la più grande chiesa gotica del mondo ed il terzo edificio religioso per dimensione dopo la basilica di San Pietro in Vaticano e la cattedrale di Saint Paul a Londra.  La Cattedrale fiancheggia una delle principali strade della città ed è il punto di riferimento  per i turisti, grazie anche alla sua torre, la Giralda, che svetta alta su tutto il centro storico.  I suoi interni sono davvero splendidi, ed è così particolare con le sue diverse cappelle laterali con ingressi indipendenti dall’esterno. Dalla sommità della Giralda poi è possibile godere di un panorama stupendo su tutta la città, o almeno credo, visto che ho preferito rinunciare alla scalata fino in cima.

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La cattedrale
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La cattedrale – interno

Tutto attorno è un brulicare di piccoli vicoli caratteristici, stradine da percorrere, palazzi da ammirare, musei da visitare, gente da incontrare, ma anche tapas da mangiare e sangria da bere.

Essì, le tapas… abbiamo subito fatto proprie le abitudini del posto e così ci è capitato di assaggiare una tapas qui, una là, accompagnate da una cerveza lì, una sangria qua, finchè non abbiamo trovato il nostro locale di riferimento ed in esso le nostre tapas preferite: guanciale di maiale, insalata di baccalà, risotto ai funghi e la prelibatissima coda di toro, così squisita da mangiarne tre  nel giro di poche ore.

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La Giralda vista dall’Alcazar

Poi certo, girando per la città  abbiamo anche ammirato da fuori la Torre dell’Oro, la Plaza de Toros con la sua arena e la Reale Fabbrica del Tabacco. Abbiamo attraversato il Guadalquivir  e fatto un giro nel quartiere di Triana. Abbiamo visto per ben due volte gli attori di Games of Thrones,  facendoci coinvolgere da una marea di fans in adorazione (tra cui Tessa!),  e abbiamo  incontrato tanti giovani italiani ormai residenti in Spagna.

Tre giorni in tutto, pochi ma davvero piacevoli, che mi hanno fatto conoscere una città ricca di storia e bellezze architettoniche, dove vivere penso sia un piacere quotidiano.

 

Isole Eolie in 9 scatti

Quest’anno abbiamo deciso per una vacanza diversa. Considerato il poco tempo a disposizione ed un budget molto limitato abbiamo infatti optato per una meta vicina e soprattutto estiva. Per una volta niente caldo opprimente senza possibilità di refrigerio, basta al solito lungo peregrinare tra musei, chiese e castelli, niente più metro, né bus né aerei. Che estate sia questa volta! E infatti il mezzo più usato è stata la barca, il posto più vissuto il mare. Ecco le isole Eolie, profumano d’estate.

E’ stata una piccola vacanza ma intensa, con tante esperienze vissute, tanti nuovi amici da ricordare con affetto, tanti bei panorami e sensazioni da togliere il fiato. Non me l’aspettavo davvero.

Come base abbiamo scelto l’isola più grande dell’arcipelago, Lipari, da lì abbiamo poi fatto visita a quasi tutte le altre.

Lipari è un’isola dove l’atmosfera della vacanza ti entra dentro, la respiri ad ogni angolo, ad ogni passo, con quella miriade di uffici turistici che ti offrono le più disparate escursioni, con tutta quella gente che ti cammina intorno vestita di vacanza, negli abiti come nella serenità dipinta in volto, tutti quei sorrisi, le tovaglie da mare sotto il braccio, i sopra-costumi, tra una granita e l’altra così buone da creare dipendenza (ma io soffro di dipendenza da granita già dall’infanzia). E poi le passeggiate, i negozi, il castello e la zona archeologica, ma soprattutto la marina piccola che per me è l’immagine simbolo dell’estate, una cartolina.

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Sulla banchina della Marina Piccola di Lipari
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Veduta di Lipari

Lipari si vive ovviamente pure la notte, quando il corso principale e le strade limitrofe  si riempiono delle sedie e dei tavoli dei vari locali, ognuno dei quali intrattiene i propri avventori con un gruppo che suona dal vivo, e quell’infinità di persone, di ragazzi che  si ritrovano a gruppi in un determinato angolo, in attesa di chi li porti a ballare in una particolare spiaggia o addirittura in un’altra isola, ogni sera un party diverso.

Abbiamo fatto due escursioni in tre giorni, Panarea e Stromboli prima, il giorno dopo Vulcano, tre luoghi ed un grande comune denominatore, il mare, azzurro, pulito, meraviglioso.

Da Lipari a Stromboli c’è un’ora e mezza di barca ma nel mezzo ci sono  Panarea e varie fermate nei posti più caratteristici, per riposarsi ma soprattutto per godere di quello splendido mare,  facendo un tuffo in quello scenario fantastico, tra macchine trasformate in barche e gelatai itineranti tra le imbarcazioni, e trovando anche il tempo per un salvataggio a tre ragazze rimaste alla deriva con il loro canotto preso in affitto. Le soste in realtà sono servite anche a far riprendere chi soffriva il mal di mare,  qualcuno ci ha fatto anche un po’ preoccupare, e mentre al ritorno recuperavano le forze dormendo in plancia si sono perse uno degli spettacoli più belli, ovvero un cielo stellato che lontano da ogni luce artificiale si è mostrato in tutto il suo splendore bloccandomi estasiato col naso all’insù per tutto il tragitto.

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Panarea
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Autonauti

La cosa più bella delle escursioni è sicuramente la possibilità di poter fare amicizia, senza questi incontri sicuramente la vacanza non sarebbe stata così bella. Per Panarea e Stromboli eravamo sedici in barca e alla fine si è creata anche un bella atmosfera, anche se il gruppo si è sempre diviso in gruppetti più piccoli durante le soste. Panarea l’abbiamo visitata da soli. Una bella isola, con dei punti davvero paesaggistici, le stradine strette strette in cui scorazzano macchinine elettriche che fungono da taxi. Si nota una certa nobiltà, non solo per la moltitudine di lussuosi yacht, quasi navi, ormeggiati davanti al porto.  Di gran lunga però ho preferito Stromboli, più a misura d’uomo, più “povera”, più caratteristica e tranquilla, meno turistica. Stromboli è stata più divertente, l’abbiamo girata con due coppie dello stesso gruppo, simpaticissimi davvero. Insieme abbiamo deciso di avviarci su per il vulcano con l’obiettivo di raggiungere i 400 metri in modo da avere una veduta privilegiata della sciara del fuoco, ovvero il ripido pendio formato da lava e lapilli che dal cratere scende fino al mare. Il percorso è stato lungo, faticoso e impegnativo, con alcuni tratti anche abbastanza pericolosi visto il nostro equipaggiamento non idoneo, ma ne è valsa la pena. Ci è mancato davvero poco per raggiungere i 400 metri  ma la sciara l’abbiamo vista e anche molto bene, e comunque un panorama mozzafiato ci ha accompagnato per tutto il tragitto. La discesa poi, quasi al buio e in notevole ritardo,  ci avrebbe causato non pochi problemi se non avessimo incredibilmente trovato un aiuto tempestivo quanto fortunato da un camioncino che ci ha tirati su al volo. Lunghi discorsi al molo sotto le stelle in attesa della barca ed un bagno notturno sulla spiaggia sono le altre cose che ricordo di una giornata lunga, anzi lunghissima, stancante ma ricca di emozioni.

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Murales a Stromboli
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La sciara del fuoco a Stromboli

Il giorno dopo altro giro altra corsa. Avevamo previsto una tranquilla giornata al mare nelle vicine spiagge dell’isola quando alla fine decidiamo per un tour in barca a Vulcano. E’ proprio nella piazza della Marina Piccola che in attesa del nostro skipper (“lo riconoscerete subito, è alto e biondo, sembra un modello” ci avevano detto in agenzia) facciamo conoscenza degli altri quattro ragazzi che ci avrebbero fatto compagnia per tutta la giornata. In barca ci siamo solo noi ed il mitico Giuseppe, lo skipper appunto,  che al ritorno  diventerà il nostro eroe quando cederà alle nostre supplichevoli richieste e si fermerà nella stessa bellissima baia dell’andata per un ultimo bagno. Basta poco per diventare amici, giusto un paio di tuffi e qualche battuta per rompere il ghiaccio, Vulcano la si girerà quindi insieme, con un motorino ed una mitica Citroen Mehari verde, diretti verso la cima, destinazione Capo Grillo, per una fantastica vista di tutto l’arcipelago. Una passeggiata, una granita, un bel bagno nelle caratteristiche sabbie nere, la puzza dei fanghi, risate,  prese in giro, il ritorno a Lipari nel tardo pomeriggio. Una giornata meravigliosa, divertente, spensierata. Con i quattro ragazzi di Siracusa ci rivediamo un po’ dopocena, ci sentiamo ancora oggi.

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In barca verso Vulcano
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In barca verso Vulcano

Per noi la vacanza finisce lì, o meglio la mattina dopo. Sono stati tre giorni inaspettatamente belli che hanno un po’ mutato il mio ideale di vacanza estiva. E’ stata la prima volta a mare, la prima senza musei, con il costume, e mi è proprio piaciuta. A volte non c’è bisogno di superare i confini per divertirsi e godere di tante bellezze, per stare bene, insieme, senza spendere tanto. Le Eolie valgono la Grecia, Santorini a parte. Poi certo, la compagnia è importante, ma io sono sempre stato fortunato in questo.

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Isole Eolie viste da Capo Grillo, Vulcano

Monaco di Baviera in 23 scatti

Monaco di Baviera è la Germania. Lo so, non  ne è la capitale, è vero, ma è la città che più la rappresenta, quella che più incarna i suoi valori e le sue tradizioni. Berlino è una città meravigliosa, affascinante, decadente, è la vetrina del secolo appena trascorso, ma è anche una metropoli, una città cosmopolita che ha barattato la tradizione con l’avanguardia, soprattutto culturale.  Monaco di Baviera invece no, vive ancora di passato con la sua architettura, la sua atmosfera, i suoi palazzi, il suo cibo, i suoi abitanti che non si fanno scrupolo di vestirsi come se fossero appena usciti da una puntata di Heidi.

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Marienplatz

I palazzi, i monumenti, i musei da vedere sono innumerevoli, le piazze ed i viali da vivere e godere non si riescono a contare, così come le caratteristiche birrerie, per non parlare poi dei luoghi nelle vicinanze. Uno dei ricordi più belli di tutti i miei viaggi è stato senz’altro il tragitto in treno da Monaco a Fussen attraversando la Baviera ed i suoi caratteristici paesini di una bellezza indescrivibile, mi è venuta quasi voglia di scendere ad una stazione a caso e trasferirmici in pianta stabile.

Monaco di Baviera è una città moderna ma al tempo stesso in essa è come se il tempo si fosse fermato ad un secolo fa. Potrei scrivere per ore sulle emozioni vissute, su come mi sia sentito bene tra le sue strade, in fondo era una delle città in cima alla mia personale lista dei posti da visitare quando ho iniziato a viaggiare.

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Uno dei cortili interni della Residenz

In questo mio diario di viaggio questa volta vorrei iniziare dal cibo e da un locale in particolare, uno dei più rinomati e caratteristici al mondo: l’ Hofbrauhaus. Non è soltanto un edificio storico, uno dei teatri principali della politica tedesca del primo dopoguerra, quando ancora di politica si combatteva nei locali, il luogo in cui emerse l’arte oratoria di Hitler nella celebre Schlacht (battaglia) im Hofbrauhaus del 1921 e dove lo stesso diramò i 25 punti programmatici del suo partito e tenne moltissimi altri discorsi prima di passare a platee ben più ampie.  Prima di essere un ristorante dove poter gustare le meravigliose prelibatezze tipiche del luogo (che scorpacciate di stinchi di maiale e di kartoffel, queste ultime divine gratin) è soprattutto una birreria, o meglio, è la birreria più famosa del mondo, dove si produce la celebre HB sin dal 1589. Inutile dire che era per me l’attrazione più importante. Entrare, sedersi in una delle tante tavolate condividendo il pasto con una persona del luogo o un altro turista, e mangiando fare conoscenza, scambiarsi racconti, il tutto mentre una tipica orchestra bavarese tiene alto l’umore dei clienti che si dimenano tra brindisi, alcuni piuttosto rumorosi, urla, risate, calici in alto e foto ricordo. E che dire delle cameriere, ovviamente rigorosamente vestite in modo tradizionale, che riescono a  servire in un solo viaggio una decina di calici di birra da un litro con il solo uso delle loro due mani? Ma come faranno mai? e di quella che passa tenendo in grembo un megacestino colmo di pretzel? L’ Hofbrauhaus è il must see di Monaco, è la cartolina più bella della Baviera,  impossibile perderselo.

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Hofbrauhaus

Camminando per le strade  della città si respira aria di storia, dai Wittelsbach, la grande famiglia regnante in Baviera, a Hitler. Molti sono infatti i luoghi che rimangono in modo indelebile legati al nazismo, in fondo Monaco è stata la culla del movimento ed un appassionato di storia come me non può far finta di niente.

Odeons Platz, uno dei luoghi più belli della città a mio avviso, è dominata dalla Feldherrnhalle, ovvero la copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze, e dalla vicina Theatinekirche, chiesa seicentesca, primo esempio di barocco italiano in Baviera. In questa piazza venne represso nel sangue il celebre Putsch di Monaco, il fallito colpo di Stato di Hitler. Proprio davanti la Feldherrnhalle i nazisti in marcia vennero fermati dalla polizia subendo perdite rilevanti tra morti e feriti (tra cui lo stesso Goring) e per questo motivo dopo il 1933 la piazza diventò un luogo sacro del Reich. Tra i tanti palazzi attorno, al numero 13, sorge anche l’Herzog Max Palais, ora sede di una banca ma prima palazzo del duca Max, luogo dove nacque la principessa Sissi.

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Feldherrnhalle

Più distante dal centro sorge invece  Konigsplatz,  una grande piazza ai cui lati si affacciano tre splendidi edifici di stile classico: il Proppylaen, la Staatliche e la Glyptothek. Ques’ultima è una meta irrinunciabile per tutti gli studiosi e amanti dell’arte classica in quanto espone una collezione di marmi di periodo greco e romano appartenuti ai reali di Baviera.

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Glyptothek

Anche in questo caso il rimando al nazismo è diretto, Konigsplatz non solo fu usata da Hitler per le parate ed i comizi, ma si trova proprio accanto a tutti quelli che furono gli edifici amministrativi del partito nazista, oggi sopravvissuti e ovviamente adibiti ad altro (l’edificio principale è adesso sede del conservatorio e lo studio di Hitler è stato trasformato in una comune aula).

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Vecchia sede del partito nazista in Konigsplatz

Testimonianze di quel  periodo storico sono ben visibili anche all’interno del bellissimo Stadtmuseum, il museo civico che ripercorre la storia della città, al cui interno un intero settore è dedicato proprio all’avvento del nazionalsocialismo.

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Stadtmuseum

Monaco però deve gran parte della sua bellezza ai suoi storici abitanti reali, i  Wittelsbach appunto, che hanno lasciato alla città almeno due capolavori,  la Residenz ed il castello di Nymphenburg.

La Residenz, situata in pieno centro, fu abitata dai reali fino al 1918, ovvero fino alla caduta della monarchia, e si presenta come uno dei palazzi reali più grandi d’Europa. Anche qui si può trovare un po’ d’Italia, dalla facciata principale ispirata a Palazzo Pitti di Firenze a, sorpresa delle sorprese, un intero salone adornato da enormi quadri raffiguranti panorami di città siciliane, e che emozione vedere tra questi anche il  mio paese!

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Residenz

La Residenz è un palazzo sontuoso con i suoi interni eleganti e maestosi tra cui spicca l’Antiquarium, ovvero la più grande sala rinascimentale a nord delle alpi, e l’elegantissimo Cuvillies Theater, il piccolo teatro di corte gioiello del rococò.

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Antiquarium

Il castello di Nymphenburg, la principale residenza estiva dei reali bavaresi, si trova invece in quella che era prima aperta campagna e adesso  periferia della città. Arrivati dinnanzi lo splendido edificio si viene accolti da stormi di cigni che abitano il bel parco frontale. Sul retro c’è un ulteriore parco ma di dimensioni molto più estese dove è possibile perdersi per i sentieri imbattendosi di tanto in tanto in diversi padiglioni come   l’Amalienburg che contiene all’interno una sontuosa sala degli specchi in cui riposò anche la futura regina di Francia Maria Antonietta, ed il Badenburg che conserva la prima piscina coperta e riscaldata dell’Europa moderna (inizio 700).

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Nymphenburg
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Nymphenburg

Non inferiore è l’interno dell’edificio le cui eleganti stanze sono state testimoni della nascita e del battesimo di Ludwig II, il re delle favole, e della prima esibizione di Mozart alla tenera età di sei anni davanti ad un reale. Il castello contiene al suo interno anche due musei, quello delle porcellane e quello delle carrozze, queste ultime davvero sbalorditive.

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Nymphenburg – interni

Direi che di storia e di birra ho scritto già troppo, ma dovrete pazientare ancora un po’ perché Monaco è anche molto altro.

Marienplatz è il centro nevralgico della città, la piazza principale, il ritrovo di tutti i turisti oltre che di tutti gli abitanti. Dominato dai due splendidi palazzi, l’Alte ed il Neue Rathaus, al centro spicca  la Mariensaule, un’alta colonna di marmo che sostiene all’estremità la statua in bronzo dorato della Madonna patrona della Baviera. Se poi doveste ritrovarvi lì alle ore 11 o alle 12, o in alcuni periodi anche alle 17,  non dimenticate di alzare il naso verso l’alto (ma non lo scorderete perché lo vedrete fare a tutti), potrete assistere al celebre Glockenspiel, il più grande carillon della Germania in azione.

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Marienplatz

L’elegante strada principale del centro storico di Monaco nella quale si affacciano chiese e negozi unisce Marienplatz ad un’altra importante piazza della città, Karlsplatz, o più comunemente detta Stachus, insieme alla prima la più conosciuta e frequentata e dominata da una grande fontana dove in molti in estate cercano refrigerio.

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Stachus

Proprio su un  lato di questa strada si affaccia la cattedrale di Monaco, la Frauenkirche, che con il suo inconfondibile aspetto ed i suoi due campanili gemelli alti 99 metri con la punta a forma di cipolla  è  uno dei simboli della città.

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Frauenkirche

E che dire poi dei musei?

La Neue Pinakothek contiene opere  di Manet, Monet, Renoir, Cezanne, Klimt, Van Gogh (I girasoli) e tanti altri.

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Neue Pinakothek

L’Alte Pinakothek, che gli sta di fronte, porta avanti invece l’eredità della politica artistica e culturale dei Wittelsbach con una gran quantità di quadri di pittori famosi come gli italiani Leonardo, Giotto e Tiziano.

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Alte Pinakothek – interni

Da non perdere neanche il museo della tecnica e della scienza, il più grande del mondo con più di un milione di visitatori ogni anno, ed il BMW Museum che presenta in oltre 5000 mq la storia ed i modelli che hanno reso celebre (e continueranno a farlo) nel mondo la casa automobilistica bavarese.

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BMW museum
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Museo della tecnica e della scienza

A pochissima distanza dalla sede BMW sorge poi  il parco olimpico (con il mitico Olympiastadion) con quelle sue caratteristiche costruzioni collegate tra loro da quella copertura a rete dall’andamento ondulante che lo rendono unico nel suo genere, anche se il parco per eccellenza a Monaco è sicuramente il Giardino Inglese. Si tratta di uno dei parchi cittadini più grandi del mondo dove gli abitanti ed i turisti sono soliti passeggiare, andare in bici, giocare o bersi una birra sotto la torre cinese. Di solito è qui che i bavaresi usano anche prendere il sole, vestiti o anche, questo è il bello, nudi. Purtroppo le mie aspettative qui sono state illuse visto che le nudità presenti non erano certo quelle che mi auguravo di vedere.

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Torre cinese al Giardino Inglese

Nella mia settimana a Monaco, come già accennato, ho trovato anche il tempo per due gite fuoriporta usufruendo dell’efficienza e puntualità, nonché delle offerte, della linea ferroviaria tedesca. In fase di prenotazione, acquistando il Bayer Ticket, un biglietto valido giornalmente da utilizzare in libertà in tutta la Baviera, ho ricevuto un foglio con tutte le combinazioni possibili dei treni da poter prendere per raggiungere la mia meta sia all’andata che al ritorno. Vorrei sottolineare che le varie coincidenze  erano a volte anche inferiori ai cinque minuti, ma io mi sono comunque fidato e non ho mai perso un treno per un ritardo o altro motivo! Abbiamo tanto da imparare!

Fussen e Norimberga quindi. Lo so, il primo luogo non vi dice nulla, ma se vi dicessi Ludwig II? Ok, neanche….allora, chiudete gli occhi e pensate alla vostra infanzia, ai cartoni della Disney, alle favole, ai loro castelli, ecco! Ci siamo, i castelli. A Fussen si trovano due dei castelli più importanti che riportano al re Ludwig:  Hohenschwangau, in cui trascorse la sua infanzia,  che però viene da tutti snobbato (anche da me) per il ben più importante, il meraviglioso, castello di Neuschwanstein, questo si fatto costruire dal re delle favole. Non solo l’edificio ma anche tutto l’ambiente che lo circonda è veramente qualcosa di magico. Di castelli ne ho visti tanti in giro per l’Europa ma nessuno può paragonarsi in bellezza ed eleganza,  sia negli interni che nell’aspetto esteriore.

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Neuschwanstein

La visuale più bella del castello si ha dal vicino ponte di Maria, un lungo ponte di legno sospeso a chissà quante centinaia di metri dal vuoto. Una volta raggiunto attraverso un sentiero il ponte non promette niente di buono ma in quell’istante sarete così rapiti dall’estasi del momento che farete senza neanche rendervi conto ciò che in condizioni normali non avreste mai avuto il coraggio di fare ovvero intraprendere il cammino sulla stretta passerella per farvi fotografare con il castello alle spalle.

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Neuschwanstein visto dal Ponte di Maria

Per un gioco di naturali associazioni Norimberga nel nostro immaginario collettivo è la città del famoso processo ai gerarchi nazisti e delle grandi annuali adunate del Reich nell’ancora presente e visitabile (io ci sono stato) “stadio” realizzato appositamente da Speer. In realtà Norimberga è anche una bellissima città medioevale con un centro storico davvero incantevole ed una piazza che non passa inosservata. E’ sicuramente un posto che merita una visita, ancor più nel periodo natalizio quando ospita i più importanti mercatini.

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Norimberga

Beh, che dire di più, forse mi sono anche dilungato troppo questa volta, sicuramente la mia passione per la storia in molti punti ha preso il sopravvento e di questo non posso che scusarmi, spero che almeno le foto abbiano reso meno tedioso il racconto. Mi piace pensare di essere riuscito nonostante tutto ad incuriosire qualcuno di voi, di aver spinto qualcuno a pensare: “mmm Monaco, perché no?!”, sono sicuro che al vostro  ritorno penserete: “Neogrigio aveva proprio ragione”, ne sarà valsa la pena.

Amsterdam in 17 scatti

Amsterdam non aveva mai fatto tanto presa tra i miei periodici pensieri di fuga dal grigiore italiano, non so perché, tra l’altro ho sempre celebrato le  ragazze olandesi come esempio di bellezza femminile e la casa di Anna Frank era una di quelle cose che proprio non volevo farmi sfuggire. E che dire poi del capolavoro dei Diaframma la cui cover cantata insieme ai Litfiba è il mio pezzo preferito in assoluto? Quante volte ho cantato di quel giorno ferito che impazziva di luce proprio lì in Amsterdam?

Questa volta la scelta della meta è stata tanto casuale quanto travagliata, nel senso che inizialmente non ne avevamo una  precisa, in ballo c’erano soprattutto Berlino, Vienna e Bratislava, ma per il sommarsi di varie coincidenze, tra cui l’offerta economica, alla fine la scelta è caduta proprio, finalmente aggiungerei, sulla capitale olandese.

Solo successivamente, in fase di scrittura della mia immancabile guida, ho scoperto che Amsterdam non è solo vetrine ed erba, è ben di più, è cultura con i suoi infiniti musei, è architettura con le sue caratteristiche case sull’acqua che io ho adorato, ma non solo, perché è anche la semplicità e l’eleganza delle infinite biciclette,  è tolleranza e rispetto, e ovviamente, come ogni altro paese al di fuori dai nostri confini, è civiltà.

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La visita alla casa di Anna Frank è l’esperienza che più mi è rimasta dentro al ritorno da questa vacanza, e questo lo immaginavo, ne ero sicuro. Camminare per quelle stanze è stato un continuo tuffo al cuore, mi sono ritrovato  a fissare vecchie foto o testimonianze anche per più di 10 minuti, fermo, apparentemente inoperoso, con la mente che in realtà percorreva circuiti inesplorati di commozione, un Auschwitz 2.0, più personale. E’ il must see di Amsterdam, non date peso alla lunga fila da fare all’ingresso che vi attende ad ogni ora del giorno, l’attesa sarà ripagata al meglio.

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Ora invece vi voglio parlare di quelle che a mio avviso sono le due più importanti caratteristiche di Amsterdam, folate di marijuana lungo le strade e coffee shop a parte. Le due immagini che sceglierei per  rappresentare questa città nel mondo sono infatti le vetrine e le biciclette. E’ vero, Amsterdam è rinomata nel mondo per il suo quartiere a luci rosse, le vetrine con dentro queste ragazze, pressoché nude e molto ammiccanti, bellissime ma anche no, si ritrovano  sparse per un bel tratto di centro storico, tra un negozio di alimentari ed un bar, tra una chiesa ed un sexy shop, nelle vie principali come nei più piccoli anfratti. E’ un’esperienza nuova, forse assurda per le nostre abitudini sociali, anche divertente volendo. Io però preferisco le biciclette, e vi prego evitate le battutine. Le biciclette sono ovunque. Le biciclette girano per la città, ragazzi e ragazze, anziani, madri con bambini, manager e operai,  in vestito, in tuta, in jeans, con l’impermeabile, col sole, con la pioggia, con la neve ed il vento freddo del nord,  di giorno, di notte. Sono in ogni dove, hanno una corsia apposita, parcheggiate riempiono i ponti dando vita a delle cartoline davvero incantevoli. Ho sempre sostenuto che il grado di civiltà di un Paese è direttamente proporzionale all’utilizzo delle biciclette nella vita di tutti i giorni e dopo le esperienze alsaziane Amsterdam sembra confermare questa mia ipotesi.

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Monumento per il rispetto della prostituzione

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I musei dicevamo, infiniti. Non posso citarli tutti, molti non sono neanche riuscito a vederli. Il punto di partenza è il Rijksmuseum, non fosse altro per fotografarsi in tutte le posizioni possibili, più strane e meglio è, lungo la famosa scritta rossa e bianca  IAMSTERDAM divenuta ormai uno dei simboli della città. Poi certo, ovviamente il meraviglioso Van Gogh Museum  (anche se in città è Rembrandt il protagonista tra statue, musei e piazze a lui dedicate) e lo Stedelijk dedicato all’arte moderna. Questi tre musei si affacciano nella stessa piazza, la suggestiva e bellissima Museumplein. Ma non è finita perché l’Amsterdam Museum, che ripropone la storia della città, è davvero incantevole (è anche possibile vedere un cortometraggio sull’Ajax dagli spalti di una piccola tribuna), e l’Hermitage, si, proprio la più importante succursale del celebre museo di San Pietroburgo, oltre a fornire un’esperienza museale di gran classe con tanto di spiegazioni interattive e cuffie con cui godersi diversi brani classici scelti in base ai quadri presenti nelle varie sale, associando così il piacere della vista a quello dell’udito, fornisce una gran bella disamina della casa reale olandese, soprattutto sulla grande vicinanza e la parentela tra questa e i vecchi zar russi.

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Rijksmuseum
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Particolare dell’Amsterdam Museum
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Stedelijk Museum

Altri due gioielli ma di stampo moderno sono il NEMO e l’EYE. Il primo è un museo della scienza di ben cinque piani dedicato ai bambini. All’interno se ne trovano a centinaia, accompagnati dai genitori, intenti a giocare e giocando a scoprire i principi della scienza, divertendosi. L’edificio poi non passa inosservato, è una grande nave verde progettata dall’italico e onnipresente Renzo Piano. Il secondo è invece una specie di grande club dedicato al cinema, la definirei una multi sala di alta classe, con un’ enorme sala centrale ad anfiteatro che funge da ristorante ma dove puoi anche sorseggiare un aperitivo parlando di Fellini o Kubrick ammirando attraverso le grandi vetrate un bellissimo skyline della città. Ai piani inferiori sono presenti dei laboratori davvero geniali dove poter creare dei propri film animati, dei personali cortometraggi mimici o anche visualizzare centinaia di scene cult di famosi film.

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EYE
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NEMO

Certo, sono cari questi musei, casa di Anna Frank a parte (9 €) in media i biglietti sono sui 16-17 €, per fortuna che esiste la Museumkaart, un abbonamento annuale alla maggior parte dei musei non solo di Amsterdam ma di tutta l’Olanda. Costa 60€ ma fatevi due conti e vi renderete conto del notevole risparmio!

Costa 16 € e non è compreso nella Museumkaart (caso raro) l’ingresso alla fabbrica dell’Heineken, l’esperienza più divertente da vivere ad Amsterdam. Il tour parte con le nozioni storiche  sull’azienda e sul fabbisogno olandese di birra, e successivamente, tramite anche un fantastico video in 4 D, con la spiegazione di tutto il processo produttivo, con la possibilità  anche di sorseggiare il primo stadio della bevanda, quello antecedente la fermentazione. Dopo… dopo potete  dare libertà alla vostra euforia, tornerete bambini tra postazioni PS4 con cui giocare a FIFA, biliardini, giochi virtuali di rugby, la possibilità, sempre virtuale, di alzare la Champions League o di consegnare la birra in bici per le strade di Amsterdam cantando una popolare canzone olandese, gustare un’Heineken in un bel salone tecnologico  con un brindisi collettivo, imparare a spillarla virtualmente e anche dal vivo con tanto di diploma, e poi i gadget, tanti, e ai prezzi più accessibili sul mercato (ho anche acquistato una bottiglia da 33 cl da me personalizzata).

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Fabbrica Heineken

Il centro nevralgico della città è Piazza Dam con il suo splendido Palazzo Reale. Da qui a piedi è possibile girare  tutto il centro storico, le lunghe vie piene di negozi che arrivano fino al bellissimo edificio architettonico della stazione,  il quartiere a luci  rosse, quello degli artisti, tutto tranquillamente, senza tanta fatica. Per una birra in un ambiente più easy e giovanile invece il must è Leidseplein, tanto più che il tram (che servizio splendido!) ci si ferma proprio in mezzo.

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Piazza Dam

Amsterdam è tenuta su da migliaia di travi di legno,  è costruita sull’acqua con un numero di canali e ponti inferiore solo a Venezia, forse meno pittoresca  ed elegante dei gioielli alsaziani Strasburgo e Colmar ma sicuramente più affascinante con quell’aspetto così decadente che io adoro. E’ possibile riuscire a catturare dei panorami memorabili, degli scorci suggestivi che creano dipendenza, basta stare attenti e godersi il cammino, ogni singolo passo, con quelle case così caratteristiche, così strane con la loro quasi assente simmetria, con le loro finestre di dimensioni nettamente diverse le une dalle altre, con quei  prospetti che pendono lateralmente o frontalmente e in maniera anche vistosa, è stata una delle poche volte che ho amato l’irregolarità delle cose. Già mi manca. Per fortuna  ho portato con me una decina di confezioni di Stroopwafel, una goduria incredibile per il palato. E’ molto difficile trattenersi ma razionando con cura e parsimonia le porzioni credo di poter portare con me il gusto dell’Olanda per ancora qualche settimana.

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Stroopwafel

Eindhoven in 5 scatti

Fotograficamente parlando non ho qualcosa di bello da offrirvi su Eindhoven. Ci sono stato una settimana per impegni lavorativi e quelle poche foto che ho riportato con me in Italia sono state scattate distrattamente, svogliatamente, sono foto insomma che non hanno nessuna pretesa. Nonostante questo però ho deciso di dedicare un post a questa città che mi ha dato tanto da diversi punti di vista, non ultimo il fatto che è il luogo a cui associo una delle immagini più belle di tutti i miei viaggi, anche se di questa non ho testimonianza in pixel da condividere con voi.

Ma andiamo per ordine. Atterro ad Amsterdam nel primissimo pomeriggio dell’ultima domenica di Marzo del 2012, ritiro i miei bagagli e scendo al piano sottostante dove si trova la stazione ferroviaria. Ecco, se c’è una cosa che non ho capito in Olanda è come riconoscere i treni, le informazioni sono davvero confusionarie o almeno concepite in modo antitetico al nostro. Fatto sta che una volta fatto il biglietto non riesco davvero a capire quale sia il mio treno per Eindhoven. Lo spirito di sopravvivenza mi suggerisce di accodarmi a qualche altro viaggiatore ma tutte le persone da me intervistate vanno, ma guarda un po’ che fortuna, verso la parte opposta, tutte tranne una coppia, marito e moglie sulla sessantina che fermano solo qualche stazione prima della mia. Decido di esagerare in sicurezza e mi unisco a loro  condividendone il posto sul treno anche se non spiccico una parola di olandese. Il viaggio è bellissimo da un punto di vista paesaggistico: campi coltivati, girasoli, mulini a vento, canali e città da cartolina (mi è rimasta ad esempio impressa Utrecht, deve essere davvero una bella città). Per di più i miei compagni di viaggio, forse vedendomi un po’ spaesato, dopo qualche sorriso per rompere il ghiaccio, pensano bene di aprire una carta con dentro una grossa forma di formaggio di un colore davvero insolito appena  comprata a Cophenagen (questo l’ho capito) offrendomene un pezzetto che accetto volentieri (altro che non accettare nulla dagli sconosciuti), insomma,  la mia ennesima avventura in terra straniera da raccontare agli amici .

E’ proprio a pochi passi dal mio albergo, all’inizio della via che avrei poi chiamato la via dei pub, che vedo quella scena, un pub con i tavolini fuori in cui sostano, seduti o in piedi in piccoli gruppi, ragazzi ma soprattutto ragazze, alte, bionde, tutte con indosso la maglietta del PSV, la famosa squadra di calcio della città. Sicuramente stanno festeggiando una vittoria perché i loro animi sono davvero colmi di euforia e le risa e i brindisi si sprecano. Ecco, potrete dire: “ma che minchiata (e scusate il francesismo)!!! Chissà cosa mi aspettavo”. E invece no. Questa scena mi ha davvero deliziato, sia come tifoso sia come sportivo, forse perché di sportivo nel nostro paese non c’è più nulla, forse perché questi piccoli gesti di civiltà da noi sono solo sogni, forse per il modo di vivere lo sport e la vita in generale, forse per tutte quelle belle ragazze vestite di bianco e rosso che, insolitamente rispetto ai nostri costumi, gioiscono per una vittoria della propria squadra del cuore proprio come noi maschi, non lo so, sta di fatto che è una delle scene che più mi hanno deliziato tra i miei viaggi.

Eindhoven è una città non molto grande dove moltissimi camminano in bici, dove i negozi aprono tardi e chiudono prestissimo (alle 17) tant’è che non ne ho mai visto uno aperto visto che dalle 9 proprio fino alle 17 ero impegnato al corso. E’ una città pulita, tranquilla, vivibile (almeno per quello che ho potuto vedere durante la settimana) e che mi ha dato l’impressione di avere tante potenzialità sfruttate. Ma soprattutto Eindhoven è la città della Philips (e io proprio per la Philips ero lì). Non c’è un angolo dove non ci sia un poster, un’ insegna, una qualunque cosa che ricordi la multinazionale olandese. Penso ad esempio alla piazza principale della città, piazza Markt, che tra le case storiche  al centro ha come monumento la statua del fondatore dell’azienda, il sig. Philips appunto. E’ in questa piazza che seduto proprio sotto il sig. Philips scorgo da lontano una figura conosciuta, non mi sembra possibile ma alla fine è vero, è proprio lui, un mio carissimo amico palermitano che non vedevo da anni…davvero penso che aveva ragione quella specie di pappagallo del Re Leone quando cantava “è un mondo piccolo”.

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Il sig. Philips
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Scorcio di piazza Markt

La calma e la tranquillità fanno pensare ad una città noiosa, beh…se lo pensate è perché non avete avuto l’occasione di trascorrere un giovedì sera in quella che, come già accennato, chiamano la via dei pub.

La Stratumseind è una via che parte dalla centrale chiesa gotica di Santa Caterina ed è caratterizzata dalla presenza quasi esclusiva di pub, locali di vario genere e piccoli centri di ristoro, per l’esattezza ben 54 pub in soli 200 metri! Ma la cosa bella è che tutti questi locali il giovedì sera si trasformano in disco-pub o ospitano concerti live attraendo una folla clamorosa di ragazzi che dalle ore 23 in poi si riversa al loro interno e per la via dando luogo ad una incredibile festa.

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Stratumseind, la via dei pub, con sullo sfondo la chiesa di S. Caterina

Ovviamente Eindhoven non può definirsi una città d’arte, davvero poche sono infatti le attrattive di rilievo, basti pensare che se cercate su internet tra le principali cose da vedere vengono segnalati i “Flying pins” in pratica un’opera raffigurante dei birilli da bowling gialli. Essendo situati proprio all’uscita della stazione centrale è stata la prima cosa che ho visto e che non ho fotografato.

Nel centro città sorge invece la cosiddetta “Piazza” dove sorge il Blob, una particolare struttura di vetro e ferro opera dell’architetto italiano Fuksas. E’ davvero un posto particolare questo, che sa di modernità, avanguardia ma anche di freddezza e impersonalità così come molte opere di stampo moderno.

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Blob

Artisticamente forse l’opera più importante da visitare è il Van Abbemuseum, un museo di arte moderna con opere inestimabili di Picasso e Kandinsky tra gli altri. Per mancanza di tempo non sono riuscito a visitarlo anche se si trovava proprio davanti l’uscita del mio albergo.

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Van Abbemuseum

Due parole sul cibo. Beh, ho evitato il tipico cibo olandese, non ho avuto il coraggio di assaggiare la tipica frikkandella, un misto di scarti di carne modellate a forma di sigaro venduta anche per strada attraverso delle particolari macchinette automatiche. Grazie a degli altri italiani conosciuti sul luogo ho invece scoperto la cucina dello zio Mimmo, un italiano trapiantato in Olanda da decenni, tra i primi importatori di cibo nostrano in quei luoghi. Lo zio Mimmo ci ha fatto sentire a casa, ci ha dato da mangiare prelibatezze della cucina italiana in porzioni più che abbondanti, si è seduto con noi raccontandoci i suoi aneddoti, i suoi mille impegni (è anche uno stimatissimo procuratore calcistico e i muri del suo locale sono adornati di foto e dediche di grandi campioni come ad esempio il brasiliano Romario) e litigando amorosamente con la moglie (che italiana non è). Se vi capita di essere in zona quindi e non sapete dove andare a mangiare ecco la soluzione, il ristorante Terra Mia.

La mia settimana ad Eindhoven è quindi volata così, tra i corsi a Best al training center Philips (in aula oltre al prof. eravamo in tre, io, un polacco ed un tedesco, ma non è l’inizio di una barzelletta anche se di cose comiche ne potrei raccontare),  le cene dallo zio Mimmo, le passeggiate con i negozi chiusi, un giovedì sera micidiale, tanta tanta civiltà respirata e un viaggio in treno di ritorno ad Amsterdam  con annesso guasto e cambio vettura  in compagnia di una bella modella francese.

 

L’Egitto in 10 scatti

Ho avuto la fortuna di visitare l’Egitto qualche anno fa, giusto poco prima di quella rivoluzione che non ha soltanto reso insicuro il luogo ma  ha anche distrutto buona parte dei tesori presenti.   La mia settimana in Egitto, in pieno gennaio, ha avuto come base un resort a Sharm El Sheik con diversi tour in tutto il territorio.

Non ero mai stato in un resort, a dire il vero non avevo nemmeno mai preso in considerazione questo tipo di vacanza, in questo caso però non avevamo alternative, sia perché il territorio non lo consente (a dire il vero ci sarebbe anche l’opzione crociera sul Nilo) sia perché il motivo principale del nostro viaggio era quello di rivedere mia sorella che da mesi lavorava proprio in un resort di Sharm, precisamente in quel resort ovviamente, altrimenti probabilmente non avrei preso mai in considerazione l’Egitto come destinazione per una vacanza. Devo dire che in realtà mi sono proprio divertito e rilassato allo stesso tempo, ho anche mangiato molto, ad ogni ora del giorno, ho fatto sport e nuove amicizie, ho vinto tutti i giochi aperitivo, ho strabiliato tutti con il concorso quiz cultura generale arrivando primo e secondo (ho giocato anche per mia madre), ho sorpreso qualcun altro durante una partita di calcio e ho riso, ho davvero riso molto.

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Il mio resort, una piccola parte

Certo che la compagnia di mia madre non era quella adatta ad un divertimento giovanile, e questo un po’ ha pesato, ma indaffarato com’ero nelle molteplici attività non ho patito poi tanto la mancanza di una compagnia di coetanei, considerando il fatto che grazie all’appoggio di mia sorella mi è stato più facile far amicizia con i ragazzi dello staff/animazione della struttura. Certo, sarebbe stato diverso se non fossi stato impegnato nei vari tour all’esterno (che considero fondamentali in un tipo di vacanza del genere anche per rompere la solita routine della vita da villaggio), ma anche all’interno mi sono dato da fare giocando a beach volley, leggendo, nuotando e facendo snorkeling, andando in giro a scoprire un po’ la struttura, guardando e partecipando ai vari spettacoli e interagendo con gli altri ospiti .

La bellezza di posti come Sharm  sta soprattutto nel mare cristallino abitato da decine e decine di varietà di pesci tropicali che si spingono fino a riva.

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Tratto di spiaggia del resort

In giro per Sharm ho avuto anche l’occasione di visitare un negozio specializzato  in cui ho assistito ad una esauriente e coinvolgente lezione sulle modalità di produzione dei papiri e sulle loro diverse qualità, una bellissima moschea (sempre con guida al seguito per spiegarci il necessario) ma soprattutto uno dei più bei tramonti mai visti.

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Moschea di Sharm
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Tramonto a Sharm

Una tappa obbligatoria una volta in Egitto è sicuramente Il Cairo ed i suoi tesori ed io non me la sono persa anche se ciò mi è costato ben 16 ore di autobus con l’attraversamento dell’Egitto in tutta la sua lunghezza. La capitale egiziana mi ha trasmesso sentimenti contrastanti. Sin dall’arrivo sono subito stato colpito dallo stato di enorme degrado della città, degrado che sembra risparmiare soltanto le due rive del Nilo dove si respira un minimo di aria occidentale. Per le strade di Il Cairo ho visto invece la povertà più assoluta, ho guardato la gente vivere nel cimitero costruendosi la propria “casa” tra un loculo e l’altro, ho visto cammelli a terra, morti e con le gobbe tagliate in modo che la gente del posto potesse succhiare l’acqua in esse contenuta. Anche l’aria sembrava diversa, pesante, irrespirabile, sporca, sembrava così densa da poterla quasi affettare con le mani.

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Il Cairo
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Il Cairo – Il fiume Nilo

Dopo aver visitato l’enorme moschea di Muhammad Ali ci siamo recati a visitare le piramidi e la sfinge che si trovano proprio in città. Descrivere queste immense opere millenarie è davvero impossibile, troppo grande l’emozione e l’estasi una volta giunti ai loro piedi. Anche qui però purtroppo ho vissuto diverse situazioni che non hanno reso la visita piacevole come mi aspettavo. A parte la solita sporcizia veramente indecente da trovare in un posto del genere, tesoro dell’umanità, la vera seccatura sono la gente del luogo che motorizzata a cammello gira per il luogo inserendosi a sorpresa dietro i turisti in posa per le foto, rovinandole e soprattutto chiedendo insistentemente soldi in cambio solo per il fatto di essere stati fotografati, e non solo sono in tanti  ma sono pure molto abili in questo photobombing.

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Moschea Muhammad Ali – Il Cairo
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Tesori dell’umanità a Il Cairo

Inaspettatamente bella, anzi oserei dire fantastica, è stata invece per me la visita al Museo Egizio con i suoi tesori di Tutankhamon. Grandissima è stata l’emozione di poter passeggiare tra oggetti così studiati, famosi e soprattutto così ben conservati. Il pezzo più pregiato a mio avviso è  la celebre maschera del giovane faraone, ma come non citare le bighe (su una delle quali morì), i gioielli, gli ornamenti, persino il suo profilattico, il tutto reso ancora più bello dalla semplice e chiara descrizione della guida che ci ha fornito una vasta panoramica della vita di Tutankhamon e dell’utilità di tutto ciò che gli apparteneva e che vedevamo esposto. In una sala più piccola con ingresso a pagamento è stato possibile vedere anche le mummie di altri faraoni egizi che mi hanno particolarmente colpito per la loro statura, fin troppo bassa. Purtroppo non è stato possibile fotografare nulla all’interno di questo museo perché vietato, ma che tristezza sentire ai tg qualche mese dopo delle razzie e dei danneggiamenti al suo interno durante la primavera araba.

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Piramide – Il Cairo

La giornata più divertente e avventurosa è stata invece quella della gita nel deserto. Dopo un abbastanza lungo rally in jeep tra le dune del deserto abbiamo fatto una sosta nell’accampamento berbero dove abbiamo assaggiato il famoso thè reso così gustoso da una particolare foglia, al tempo stesso siamo invece rimasti interdetti durante i racconti delle varie usanze di questo popolo, abbastanza primitive per non dire barbare. Dopo un altro piccolo tragitto abbiamo lasciato la jeep  per salire sopra dei cammelli che avanzando in riva al mare per qualche chilometro ci hanno portato dritti fino al punto più bello per ammirare la barriera corallina. Una volta giù, sistemati gli effetti personali e indossata la muta ci siamo tuffati in una piccola gola e una volta riaperti gli occhi….che meraviglia! Una delle sensazioni più belle mai provate! Vedere attorno a me questi scogli così colorati con centinaia di pesci di diversa forma e colore che mi nuotavano attorno. Non avrei mai creduto che potesse essere così bello.

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Una pausa durante il tragitto

Di questo viaggio mi porto dentro la grande simpatia della gente incontrata, una natura sfavillante, visioni emozionanti, un po’ di tristezza e la consapevolezza che, se mista a dei tour avventurosi e culturali, anche una vacanza in un resort può essere un’idea da non sottovalutare.

 

Budapest in 16 scatti

Tra le tante città visitate all’estero Budapest è tra le mie preferite, sicuramente è quella che più mi ha sorpreso visto che inizialmente non mi aspettavo certo così tanta bellezza. In questo blog potete già trovare un appassionato resoconto della mia settimana trascorsa nella capitale ungherese ma è una  testimonianza di sole parole scritta qualche tempo fa ad uso e consumo dei lettori del sito di Turisti per caso. Budapest però è così bella, così elegante, così affascinante e così romantica da non avere niente da invidiare a città ben più blasonate ed è per questo che il fine di questo post è proprio quello di rimediare alla mancanza del precedente e quindi condividere finalmente con voi alcune foto del mio viaggio, non per forza le più belle, magari le più particolari, sicuramente un numero esiguo rispetto a quello che meriterebbe.

Metto subito in gioco l’artiglieria pesante per chiarire  le cose, Budapest è un vero gioiello, e se avete dubbi a riguardo penso che questa foto con il Danubio, il Ponte delle Catene,  il Parlamento e l’isola Margherita in primo piano dovrebbe fugarli tutti. Una foto che a mio avviso non ha bisogno di ulteriori commenti.

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Budapest

La foto  è stata scattata dalla cima della collina Gellert, la collina che sovrasta la città dalla parte di Buda. Scalarla è costato un bel po’ di fatica ma penso che ne è valsa la pena non solo per il meraviglioso paesaggio precedente ma anche per come si è presentato l’arrivo, con il monumento della liberazione visibile dagli ultimi gradini della salita.

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Monumento della Liberazione in cima alla collina Gellert

Il mio primo giorno a Budapest è iniziato così, al cospetto del famoso Ponte delle Catene (Szechenyi Lanchid),  pronto ad attraversarlo per tuffarmi nelle meraviglie di Buda. Tra i tanti bei ponti che uniscono le due parti della città,  Buda (la più antica) e Pest, il Ponte delle Catene è il più vecchio, il più  importante, il più famoso ed il più bello, anche se in realtà si gioca quest’ultimo fregio con il Ponte della Libertà.

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Ponte delle Catene

Ed eccole le meraviglie di Buda. Il castello o Palazzo Reale, vecchia dimora dei sovrani ungheresi e inserito dall’ UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. Al suo interno si trovano chiese, musei, monumenti, vari edifici di diverso genere, un teatro e piazze di discreta importanza. Durante la mia visita ho potuto visitare una bellissima mostra di arte contemporanea oltre che passeggiare per i suoi viali barricati da cui è possibile godere di splendidi panorami. Il castello di Budapest l’ho amato soprattutto la notte, osservandolo durante la mia solita passeggiata sulle rive del Danubio dalla parte di Pest, questo maestoso edificio splendidamente illuminato che mi sembrava quasi di poter toccare semplicemente allungando la mano….magnifico.

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Castello di Buda
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Castello di Buda visto da Pest

Altri imperdibili mete di Buda sono la Chiesa di San Mattia, dove furono incoronati Francesco Giuseppe I d’Austria e Carlo IV, ma soprattutto la manna per i fotografi in visita alla città,  il Bastione dei Pescatori, un sistema di bastioni neoromanici e neogotici situato sul colle del castello da cui si presenta una vista indimenticabile sul Danubio e su Pest tanto che tale panorama (così come quello di altri punti della città, vedi prima foto ad esempio) è stato inserito dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale.

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Bastione dei Pescatori
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Bastione dei Pescatori

A Pest la Basilica di Santo Stefano è il fulcro della parte di città più vicina al Danubio, quindi della zona più turistica. La basilica, che si affaccia su una bellissima piazza, è la più grande chiesa della città con una capienza di 8000 fedeli e conserva al suo interno il Santo Destro, ovvero il braccio mummificato di re Stefano, il primo re fondatore.

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Basilica di Santo Stefano e Ponte delle Catene visti dal Castello di Buda

All’interno della Sinagoga Grande, il più grande edificio ebraico d’Europa ed il secondo del Mondo, più precisamente alle sue spalle, si trova il Cimitero degli Eroi dove riposano gli Ebrei ungheresi morti nel ghetto durante l’inverno 1944-45, ma soprattutto si trova l’Albero della Vita, un monumento all’olocausto opera di Imre Varga che raffigura un salice piangente su ognuna delle cui foglie è impresso il nome di quei martiri.

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Albero della Vita

Piazza degli Eroi (Hosok tere), la più grande piazza di Budapest, si trova alla fine di viale Andrassy, il grande ed elegante boulevard che attraversa Pest. Alle sue spalle il grande parco civico, il parco Varosliget, uno dei più antichi parchi pubblici del mondo, frequentatissimo dagli abitanti e dai turisti grazie anche a diverse attrazioni: statue, zoo, lunapark, circo, mercatino delle pulci (davvero bellissimo e particolare quest’ultimo), le terme di Szechenyi e soprattutto il bellissimo  castello Vajdahunyad che sorge al centro del lago percorribile anche attraverso deliziose barchette a noleggio.

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Piazza degli Eroi
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Ingresso Castello Vajdahunjad

All’interno del castello Vajdahunyad si trova quella che ritengo la statua più bella ed affascinante di Budapest (e Budapest  è colma di belle statue soprattutto nella zona del centro tra la basilica di Santo Stefano ed il ponte delle Catene), la cosiddetta Statua dell’Anonimo, il notaio di re Bela III rimasto tuttora anonimo (ed infatti il volto della statua è indefinito) che scrisse Gesta Hungarorum, il primo libro scritto in latino che racconta la storia degli Ungheresi. Leggenda vuole che se si sfrega o semplicemente si tocca la punta della sua penna si diventerà scrittori di successo. Io l’ho fatto. Resto sempre in paziente e fiduciosa attesa della fama letteraria.

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Statua dell’Anonimo

Una cosa che mi ha molto entusiasmato è stata la possibilità di vedere scorazzare tranquillamente per le strade numerose Trabant. Per un amante della storia del 900 come me osservare dal vivo una vettura mitica come quella è davvero un’emozione indescrivibile, è stato come fare un improbabile quanto inaspettato tuffo in un passato mai  vissuto ma sempre studiato e immaginato.

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Trabant

Il primo libro di un certo spessore che ho letto nella mia vita è stato i Ragazzi della via Pal regalatomi dai miei genitori nel giorno di un mio compleanno. Ho letteralmente amato il capolavoro di Molnar, è stato un libro che ho letto e riletto, che ha condizionato anche in maniera inconscia la mia visione del mondo, e per questo non potevo non andare alla ricerca di questa via una volta trovatomi a Budapest. Che emozione arrivare lì davanti e riuscire finalmente a dare un’immagine reale ad una strada che ho immaginato sin da bambino. Ma non è finita lì perché nella vicina e famosa per lo stesso motivo via Maria c’è persino una statua che ritrae una delle scene più importanti del libro, la razzìa delle biglie dei terribili fratelli Pasztor ai danni di Nemecsek e compagni. Un luogo assolutamente da visitare per tutti gli amanti della letteratura.

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Via Pal
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Statua della razzìa in Via Maria

Concludo malvolentieri con il simbolo di Budapest nel mondo, il suo Parlamento. Anche in questo caso penso sia sufficiente far parlare direttamente le immagini, eccovi dunque una foto del bellissimo edificio scattata durante un giro notturno in battello lungo il Danubio.

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Parlamento

L’Alsazia in 10 scatti

Fino all’anno scorso non avevo mai preso in considerazione la Francia come possibile meta turistica, a parte la bellissima Parigi ovviamente (comunque  già ampiamente visitata), ma alcune foto trovate casualmente su internet mentre ero in cerca di una nuova meta per le prossime vacanze mi hanno fatto ricredere e mi sono così convinto ad organizzare una settimana in giro per la regione dell’Alsazia. Ovviamente come meta principale è stata scelta Strasburgo con successive tappe a Selestat, Colmar e una capatina in Germania, a Rust, per una giornata di sano divertimento all’Europa Park. Con un’organizzazione più accurata avrei potuto, e forse dovuto, visitare altri luoghi  rappresentativi della regione come Mulhouse con i suoi bellissimi musei, i caratteristici paesini di Riquewihr ed Eguisheim, seguire la via del vino con le sue cantine, una capatina alla linea Maginot e perché no, una bella escursione nella vicina Germania, a Friburgo, in piena foresta nera.

L’Alsazia è una ragione bellissima, ricca di storia e di posti davvero incantevoli  dove è  chiaro che la qualità della vita sia molto elevata. E’ un luogo di incrocio tra la cultura francese e tedesca, dal cibo alla birra, dal modus vivendi a, soprattutto, quelle caratteristiche case a graticcio che sanno tanto di Baviera a tal punto che  a volte non si capisce in quale parte del Reno (che fa da confine tra i due Paesi) ci si trovi. La sua posizione al centro dell’Europa, questo suo essere cosmopolita con protestanti e cattolici che pregano insieme nella stessa cattedrale, questa sua capacità di prendere il meglio di queste due grandi culture, fa di Strasburgo la città europea per eccellenza, e  non è un caso che sia sede tra gli altri del Parlamento Europeo e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Strasburgo è una città bellissima che è turisticamente conosciuta soprattutto per la sua cattedrale, una delle chiese più conosciute al mondo che per due secoli fu anche l’edificio più alto fino ad allora costruito e che al suo interno conserva il famoso orologio astronomico con il suo calendario perpetuo (imperdibile la dimostrazione del suo funzionamento).  Il centro storico che si sviluppa attorno è davvero invidiabile, ben curato,  dove si respira veramente aria d’Europa, così come è impossibile evitare di sedersi ad un tavolino di un bar della piazza principale o anche sulle scale della cattedrale e rilassarsi osservando il continuo passeggio delle persone e ammirando Casa Kammerzell, gioiello architettonico medievale, uno degli edifici più importanti di tutta l’Alsazia.

Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo
Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo

A mio avviso l’esperienza più bella è però passeggiare per la cosiddetta Petite France con le sue case a graticcio, i suoi ponti, i suoi canali e le sue stradine fiorate. Con i suoi Ponts Couverts e la diga Vauban è senza dubbio la zona più pittoresca di Strasburgo.

Scorcio Petite France Strasburgo
Scorcio Petite France Strasburgo
Petite France Strasburgo
Petite France Strasburgo

Il vero gioiello alsaziano è però sicuramente Colmar, una piccola cittadina da cartolina. Passeggiare per il suo centro storico, la Petite Venise (la piccola Venezia), vuol dire essere costretti a fermarsi ad ogni passo, troppo forte l’impulso di fotografare ogni scorcio, ogni veduta, ogni canale, ogni particolare, ogni colore che si mostra agli occhi, possibilmente anche via mare da sopra una piccola barchetta. Colmar è  sicuramente uno dei posti più incantevoli che io abbia visto in giro per l’Europa.

Petite Venise a Colmar
Petite Venise a Colmar
Gita in barca a Colmar
Gita in barca a Colmar
Colmar
Colmar

Sempre in treno da Strasburgo una meta è il castello di  Haut-Koenigsbourg, uno dei monumenti più visitati in Francia, situato in cima ad una montagna che sovrasta la cittadina di Selestat. Qui ho notato la prima differenza sostanziale tra la Francia e la Germania in quanto la visita al castello non è poi così ben organizzata, soprattutto per quanto riguarda i mezzi che dalla stazione portano al castello che sono attivi solo pochi giorni alla settimana. Un costoso viaggio in taxi  all’andata e una passeggiata di ben 19 km a piedi al ritorno è stata la soluzione da me adottata. Il castello è davvero bello, con molte memorabilia all’interno, ma la disavventura dei trasporti ed il freddo glaciale una volta in cima non mi hanno lasciato un bel ricordo.

Castello Haut-Koenigsbourg a Selestat
Castello Haut-Koenigsbourg a Selestat

I 19 km di strada a piedi fino al primo centro abitato, Kintzheim, e da questo, sempre a piedi tramite stradine fino a Selestat,  hanno permesso però di apprezzare la bellissima natura attorno curata in maniera impeccabile. La quiete dei borghi attraversati è quasi irreale e il mezzo più usato per spostarsi tra un paesino ed un altro è la bicicletta, molte sono infatti le vie riservate alle due ruote con propulsione a quadricipite dove a volte è possibile ritrovarsi improvvisamente faccia a faccia con una delle innumerevoli cicogne del luogo, non per nulla questo volatile è il simbolo dell’Alsazia, terra in cui abbonda e circola liberamente, anche a Strasburgo.

Il ritorno a piedi dal castello
Il ritorno a piedi dal castello

Come ultima escursione abbiamo optato, come già accennato, ad una piccola incursione in Germania, a Rust, per una giornata di divertimento, relax ma anche tanta adrenalina all’Europa Park. Si tratta di un enorme parco di divertimenti che unisce la scenografia ricercata di Eurodisney ad una forte temerarietà delle giostre. Il parco è diviso in nazioni dove ogni zona è costruita in modo tale che l’ambiente e le stesse giostre siano ispirate al Paese rappresentante. Il comodo viaggio in bus con il bellissimo paesaggio ammirato, l’emozione di attraversare il Reno e la bellezza delle giostre tra cui spiccano il Blue fire e il Timburcoaster in Islanda, l’Euro-Mir in Russia, l’Atlantica Supersplash in Portogallo ma soprattutto le incredibili montagne russe targate Mercedes, con tanto di esposizione di prototipi della famosa casa automobilistica, rendono imperdibile la visita al parco.

Padiglione Grecia - Europa Park
Padiglione Grecia – Europa Park

Un buon motivo per visitare l’Alsazia è anche la cucina del luogo, anche qui un miscuglio tra la tradizione francese e tedesca. Il piatto principale è lo choucroute composto da ben cinque tagli di carne conditi con abbondante porzione di crauti. Io in realtà per una settimana  mi sono abbuffato di tarte flambée (flammkuchen) in una brasserie di fiducia in cui ho anche bevuto boccali di ottima birra on made. La tarte flambée  ricorda molto una pizza ma è molto più sottile e croccante e ricoperta tradizionalmente di cipolle, pancetta, crauti e una crema a base di panna acida ed erbe. L’Alsazia è anche una terra di vini, tanto da dare vita ad una via, la via dei vini appunto, un percorso che da un borgo ad un altro tocca tutte le migliori cantine della ragione.

Choucroute
Choucroute

Devo dire che tra tutti i posti visitati Strasburgo, insieme a Monaco di Baviera,  è quello in cui più mi piacerebbe andare a vivere, inoltre  adesso, memore della lezione,  ho già puntato altri luoghi francesi, un bel tour tra Bretagna e Normandia sicuramente non me lo farò scappare in futuro.

Millwaukee in 6 scatti

Io adoro Milwaukee. E di conseguenza adoro il Wisconsin.  E’ una città in cui si respira aria di libertà, dove i grattacieli e i grandi palazzi non mancano di certo ma non opprimono i passanti,  dove tutto è una cartolina, tutto è pulito e ordinato, dove è facile trovare un parco, una zona verde o un luogo adatto in cui rilassarsi e respirare, dove c’è sempre qualcosa da fare, dove le persone sono sorridenti e la vita scorre così tranquilla e “americana” che sembra quasi di vivere in un telefilm.  A Milwaukee ho visto ragazze in jeans e camicioni giocare a biliardo, gente passeggiare rilassata sulle rive del lago Michigan, studentesse in tuta e occhiali studiare di sera all’interno di un bar davanti ad una tazza di cioccolata, ho visto sorrisi e gentilezza,  ragazzini festeggiare il loro compleanno con la famiglia da Hooters, ho visto ragazze passeggiare nei centri commerciali in bigodini e tappine.  A Milwaukee ci sono grattacieli, palazzoni ma anche tante casette da telefilm, ville più o meno grandi, più o meno belle, affacciati sulla stradina  con il barbecue e la rimessa per le auto, quartieri più o meno esclusivi ma anche bassifondi di una dignità incredibile e una porta di casa con su scritto a caratteri importanti HOPE, speranza, con sullo sfondo l’immagine di Obama.

Il
Il cosidetto “matitone” del centro

Come la gran parte delle città americane anche Milwaukee non eccelle ovviamente in monumenti storici, la bellezza sta tutta nell’atmosfera, nella sensazione di ottima vivibilità. Il punto di interesse più importante per i turisti in centro è sicuramente la statua in bronzo di Fonzie, il protagonista del famoso telefilm Happy Days  ambientato proprio a Milwaukee, posizionato in un luogo strategico con alle spalle lo skyline del centro.

Statua di Fonzie
Statua di Fonzie

La più importante attrazione però si trova a solo pochi km dal centro, proprio in riva al lago Michigan. E’ il Milwaukee Art Museum, il più importante museo del Wisconsin,  dedicato all’arte Europea ed Americana dal XV secolo ai giorni nostri che conserva lavori, tra gli altri, di Miro, Rothko, Rodin, Degas, Monet, Picasso e Monet.  Iil museo è famoso a livello internazionale soprattutto per il suo complesso architettonico formato da tre edifici in cui spicca il celebre Quadracci Pavilion progettato dallo spagnolo Calatrava. Impossibile perderselo,  anche per godere del bellissimo quartiere che lo circonda che oltre al complesso museale propone anche un bel parco.

Millwaukee Art Museum - Quadracci Pavilion
Millwaukee Art Museum – Quadracci Pavilion
Juneau Park
Juneau Park

Ma Milwaukee non è solamente la città di Happy Days, è ben altro. All’interno di Milwaukee c’è una città nella città, un intero quartiere dalla gradazione alcolica, la Miller Valley. E’ proprio qui  infatti che si produce la famosa birra americana. Attraverso un tour guidato è possibile visitare la fabbrica, vedere e apprendere tutte le fasi della produzione, visitare il museo, addirittura interagire con l’ologramma del fondatore Mr. Miller e infine gustare gratuitamente ben tre pinte di birra dal gusto differente.

Ingresso Miller Valley
Ingresso Miller Valley

Milwaukee è soprattutto la capitale dei patiti delle due ruote, la città dell’Harley Davidson.  Anche qui è possibile visitare il museo, davvero imperdibile anche per i non appassionati. Moto di tutte le epoche, di tutti i tipi, per tutte le necessità e per tutti i gusti, ma anche carene, particolari, e tutto quanto può in qualche modo stupire il visitatore. Qualcosa di straordinario.

Una delle esposizioni dell'Harley Davidson Museum
Una delle esposizioni dell’Harley Davidson Museum

Happy days quelli trascorsi da me a Millwaukee che per me è stata anche: mangiare Jambalaya da Cheescake Factory, suonare uno strumento o giocare a guitar hero da Best Buy, girare per centri commerciali, mangiare hamburger da Fuddrucker’s , visitare il Miller Park (stadio di baseball), fare quattro salti al Victory’s, guardare dal vivo le partite di hockey sul ghiaccio degli Admirals  e dei Buick in NBA, e mangiare da Carini’s, il ristorante dello “zio” Pietro,  un mio conterraneo conosciuto casualmente  sul luogo che mi ha “adottato” per un paio di giorni facendomi sentire a casa. Niente di sconvolgente, me ne rendo conto,  ma una volta che vi trovate lì perché non provare a fare anche questo?

Cracovia in 5 scatti

Cracovia è una piccola gemma. Passeggiare per il suo centro storico patrimonio UNESCO  godendo delle sue bellezze architettoniche vuol dire calarsi in un’atmosfera irreale, un po’ come essere catapultati indietro nel tempo. Il perimetro murario e floreale del Planty, che separa il centro dal resto della città, contiene al suo interno tutte le bellezze, la collina Wavel col suo complesso castello-cattedrale, la bellissima ed enorme piazza del mercato, edifici storici, viali imponenti ed eleganti, chiese di rara eleganza, e un silenzio, una pulizia, una cura dei particolari da fare invidia. E poi è anche economicissima, il che non dispiace affatto. Rynek Główny, la Piazza del mercato (una delle più grandi piazze d’Europa) con al centro il Sukiennice e la bellissima basilica di Santa Maria, forse la più bella chiesa che io abbia mai visto, è, considerando anche la sua posizione centrale e la sua grandezza, il naturale fulcro della vita turistica e cittadina. E’ veramente piacevole girare attorno al Sukiennice  (famoso per ospitare al suo interno un bellissimo mercato di tessuti ma dove in realtà si può trovare un po’ di tutto) per scoprire ogni piccolo particolare della piazza, ammirare la bellezza della Torre dell’antico municipio (inclinata di ben 50 cm), della piccola chiesetta di San Adalberto (una delle più antiche chiese della Polonia) e delle varie statue,  visitare la basilica al suo interno, sedersi al tavolino di uno dei tanti bar e godersi il passeggio della gente e delle carrozze (unico mezzo di trasporto all’interno del centro storico), o lo spettacolo di tanti caratteristici artisti di strada. Non per niente nel 2005 la piazza è stata votata dal Project for Public Spaces come la migliore del mondo.

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Uno scorcio della Piazza del mercato: Basilica di Santa Maria e Sukiannice

Il complesso castello – cattedrale, situato in cima alla collinetta di Wavel è forse il punto di maggior interesse turistico di Cracovia, soprattutto dal punto di vista religioso, visti anche i trascorsi di Giovanni Paolo II. Il complesso contiene al suo interno musei e numerose opere d’arte tra cui spicca la cappella funeraria di Sigismondo dalla cupola dorata.

Particolare del castello
Particolare del castello

Tutto il centro storico di Cracovia come già detto è godibilissimo, con le sue chiese ed i suoi viali ed edifici eleganti come quello che ospita la curia, quindi antica dimora di Giovanni Paolo II

Uno dei bellissimi viali di Cracovia
Uno dei bellissimi viali di Cracovia

Anche al di fuori dal centro storico comunque non è difficile trovare luoghi interessanti da visitare. Ovviamente il più importante è il famoso quartiere ebraico Kazimierz dove fu girato buona parte di Schindler’s List, il capolavoro di Spielberg (la fabbrica di Schindler, visitabile, è proprio in zona). Passeggiare per le strade del quartiere è davvero un’esperienza da provare, sembra di passeggiare per una città diversa, un ambiente un po’ degradato ma sicuro e particolarissimo con tutti quei locali caratteristici. Si respira aria di una storia diversa, dimessa, dove i simboli ebraici vengono mostrati con orgoglio.

Una piazza del quartiere ebraico
Una piazza del quartiere ebraico

Per quanto riguarda il cibo, beh, non è stato dei migliori che io abbia provato. Regnano ovviamente le zuppe, con le barbabietole a fare da padrone. Uno dei piatti tipici sono i Pierogi, in pratica i nostri comuni ravioli con all’interno  un ripieno che può variare dalla carne alla verdura alla…ebbene si… frutta.

Zuppa di barbabietole
Zuppa di barbabietole

Budapest

Budapest è una perla che non ti aspetti, una città che ti delizia e ti rimane nel cuore con le sue bellezze artistiche e naturali, la cordialità della sua gente, la sua eleganza, la sua storia e la sua cucina. La nostra è una vacanza di otto giorni che sono appena sufficienti a visitare i luoghi ed i monumenti più rappresentativi, ma non ne basterebbero cento per potersi dire stanco di ammirare il panorama serale godibile passeggiando lungo le rive del Danubio. L’estrema facilità nell’uso dei mezzi, persino nel collegare l’aeroporto alla città (basta prendere il bus 200E che porta dritto alla metro), non riesce a dissuaderti dallo girare a piedi godendo delle sue vie e della sua gente, tanto più che è altrettanto semplice raggiungere camminando qualsiasi attrazione. Divise dal Danubio le due parti della città si dividono le ricchezze: Buda, la parte più antica, con il suo castello, la chiesa di San Mattia ed il Bastione dei Pescatori, e Pest, la più moderna, con il parlamento, la basilica di Santo Stefano ed il museo delle Belle Arti, in mezzo il ponte delle catene, il ponte della libertà e l’isola Margherita. Il castello di Buda, col suo splendido ingresso su cui campeggia il Turul, simbolo magiaro, col suo splendido giardino che gode di un’eccezionale vista su Pest e con i suoi eleganti interni che ospitano ricche mostre d’arte (bella quella contemporanea), è raggiungibile percorrendo a piedi una collinetta o più comodamente attraverso un’ economica funicolare. Tra viali alberati, antiche mura e palazzi, piccole chiese, statue e riproduzioni di soldati magiari a cavallo e qualche vecchia Trabant parcheggiata, si giunge alla chiesa di San Mattia che si erge in altezza in tutto il suo bianco splendore, ma soprattutto al Bastione dei Pescatori che con la sua vista, le sue terrazze e le sue sette torri (come le sette tribù magiare) è la location più fotografica di tutta Budapest. Ritorniamo a Pest e dal mercato coperto (dove è possibile acquistare molte primizie ungheresi, dal tokaj alla paprika, dai salumi ai souvenir più caratteristici) percorriamo Vaci utca che si estende parallelamente al Danubio in un turbinio di negozi, ristoranti, pub, pasticcerie e night. E’ impossibile resistere alla tentazione di gustarsi un assaggio dei piatti tipici ungheresi, dal tanto celebrato gulash al pollo alla paprika alle buonissime torte (ottima quella alla carota), tanto più che i prezzi sono quasi irrisori se confrontati ai nostri. La passeggiata termina in piazza Vorosmarty, regno dei giovani, dove non a caso troviamo un Hard Rock Cafè. Viale Andrassy non è trafficata né animata come via Vaci ma è pur sempre la strada principale di Budapest, gli Champs-Elysées della Parigi dell’Est. Con i suoi 2,5 km collega Piazza Deak (centro focale della rete metro) direttamente a piazza degli Eroi, la piazza principale, con il suo monumento del millennio che ne caratterizza l’aspetto. E’ proprio in questa piazza che si trova il museo delle Belle Arti con la sua grandiosa collezione di dipinti di artisti come Gauguin, Renoir, Cezanne, Manet, Raffaello e Leonardo, ma che io ricorderò sempre per avermi offerto una possibilità più unica che rara, toccare con le mie mani antichi reperti egizi. Su viale Andrassy si affaccia l’Opera, uno dei teatri più belli al mondo di cui è possibile visitare gli elegantissimi interni e al contempo godere di circa mezzora di concerto per poco meno di 20 €, ed il palazzo del Terrore, vecchio carcere e centro di tortura comunista trasformato in museo (caldamente consigliata l’audioguida). Alle spalle di piazza degli Eroi si estende il grande parco Varosliget dove è possibile affittare una bici d’epoca o meglio ancora una barca a remi, oppure visitare il castello di Vajdahunjad con all’interno palazzi, chiese e una delle più amate (anche per via della sua leggenda) tra le tante statue in bronzo di cui è piena la capitale ungherese,quella dell’anonimo scrittore. Il weekend, oltre allo zoo e ad un parco dei divertimenti, è possibile trovare qui anche un caratteristico mercatino delle pulci, posto da sogno per qualsiasi collezionista. Torniamo da Godollo dopo aver visitato lo splendido castello, il preferito di Sissi, che custodisce tanti oggetti, vestiti e memorabilie appartenuti alla celebre principessa (ne consiglio vivamente la visita nonostante il viaggio in treno), e ci rimettiamo in marcia per le vie di Budapest, sono ancora tanti i luoghi da vedere e da vivere. Attraversiamo il ponte della libertà in direzione Buda e ci ritroviamo subito alle pendici della collina Gellert. Aspettiamo un eventuale autobus che ci porti in cima dove ci attende la cittadella, un’antica fortezza degli Asburgo su cui troneggia il monumento della liberazione eretto dopo la fuga dei nazisti dalla città, ma dopo cinque minuti di vana attesa decidiamo di salire a piedi, per fortuna aggiungerei. La salita è abbastanza ripida, lunga e faticosa, ma è piacevole, sembra quasi un labirinto con tutti quei bivi da cui prendono vita tante diverse stradine, il paesaggio è fantastico e per strada ci imbattiamo anche in un’antica chiesetta costruita dentro la roccia. La sera decidiamo di ricompensarci delle fatiche concedendoci un giro in battello lungo il Danubio, immaginate soltanto di solcare per un’ora uno storico fiume, passare sotto il ponte delle catene lasciandovi a sinistra il castello per avvicinarvi al parlamento illuminato sotto un cielo stellato… sapreste spendere meglio di così appena 6 euro? La mattina dopo di nuovo in marcia, per chi ama la letteratura Pal utca è un must. Giusto il tempo di sfidare Nemecsek con le biglie un attimo prima che i fratelli Pasztor ne faccino razzia e si riprende il cammino. Il museo nazionale non è visitabile all’interno, stanno girando un film sull’antica Roma proprio all’ingresso, ma lo è la Sinagoga Grande, la seconda al mondo per dimensioni. Il costo del biglietto, un po’ elevato per gli standard del luogo, dà accesso non solo alla sinagoga ma anche al cimitero degli eroi, con le tombe degli ebrei di Budapest uccisi dai nazisti, e all’albero della vita, un monumento all’olocausto rappresentante un salice piangente sulle cui foglie è impresso il nome di quei martiri. La basilica di Santo Stefano con la sua altezza è il punto di riferimento per la città. Abbiamo attraversato tante volte la sua splendida piazza dal pavimento decorato gustando un buon gelato a forma di fiore e procedendo verso piazza Deak, altro punto di ritrovo per i giovani col suo parco, la piscina ed i particolari pub all’aperto, ma questa volta entriamo e non ne rimaniamo delusi anche se non ci mettiamo in fila per vedere il Santo Destro né per salire fin su in cima alle due torri. Prossima meta, tra una statua e l’altra (Reagan e Imre Nagy su tutti ma come non ricordare le Scarpe sul Danubio, altro memoriale all’olocausto), il bellissimo parlamento. La fila per il biglietto gratuito è lunga e la visita dedicata agli italiani è alle 17:30. L’interno è lussuoso, la guida è una ragazza bruna che parla bene l’italiano, ci spiega tutto il necessario, curiosità comprese, e ci fa ammirare la sacra corona ungherese, passata da re in re (o regine) e custodita in una teca piantonata da due soldati. L’ isola Margherita è a due passi e si raggiunge percorrendo l’omonimo ponte, è un tripudio di fiori, alberi, parchi, sentieri, bambini e genitori, ragazzi e ragazze che prendono il sole o si bagnano ai piedi delle fontane o ancora passeggiano in bici, attività quest’ultima a cui ci dedichiamo anche noi. E’ ormai sera, giusto il tempo di un ultimo piatto di gulash, un’ultima passeggiata lungo il Danubio osservando ma soprattutto ascoltando un artista di strada che suona dei bicchieri come se avesse davanti un pianoforte e scattare un’ ultima foto abbracciato alla statua della principessina (sembra più un elfo in verità, chissà perché) con il castello sullo sfondo. Si lo so, ho dimenticato qualcosa. Vi chiederete “E le terme per le quali Budapest è rinomata nel mondo?” Noi ci siamo limitati a guardarle dall’esterno nonostante la convinzione che anche quella sarebbe stata una fantastica esperienza (davvero molto bello poi il complesso Szechenyi all’interno del parco Varosliget), troppo smaniosi di gustarci la città attraversando le sue vie, troppo incantati dalla bellezza dei suoi paesaggi per pensare di privarcene anche se per solo un paio d’ore… in due parole, Absolute Budapest.

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