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Just hang on and suffer well

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Europa

Chiesa del Santo Salvatore

Ad un’estremità del lungo viale Marszalkowska, l’estremità che sento mia perché è la zona che ho bazzicato sin dai primissimi giorni a Varsavia e che continuo a vivere ancora, si trova la bellissima chiesa del Santo Salvatore.

Ideata dai migliori artisti della città ad inizio del secolo scorso, bombardata dai tedeschi e successivamente  ricostruita, è posizionata in una trafficata piazza circolare e  con le sue due torri è un punto di riferimento per l’intera zona.

La chiesa è davvero bella, la migliore per quanto ad oggi di mia conoscenza, ti ammalia facilmente, la guarderesti per minuti interi. L’interno invece lascia un po’ a desiderare, come tutte le chiese che fino ad ora ho visitato.

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Palazzo Staszic

Passeggiando per  Nowy Swiat, il bellissimo ma ancor più elegante viale di Varsavia che, colmo di negozi, ma soprattutto locali, diurni e notturni, conduce dritto al cuore turistico del centro storico, ci si ritrova ad ammirare questo splendido palazzo, oggi sede dell’Accademia Polacca delle Scienze.

Procedendo verso Stare Miasto ce lo si ritrova sulla destra, improvvisamente, e questo ti costringe a girarti, sostare per ammirarne la struttura e poter così godere della sua bellezza.

Il Palazzo Staszic domina la sua piazza,  insieme alla statua di Copernico, ed è un antipasto di ciò che il turista visiterà poco più avanti.

Beh, quel palloncino rosso, casualmente ritratto in foto, lo voglio vedere come un omaggio all’uscita del remake di IT e quindi al genio del Re. Purtroppo da qui mi sarà impossibile vederlo, cercherò comunque di rimediare il prima possibile con ogni mezzo a disposizione.

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Palazzo Staszic e statua di Copernico

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Stare Miasto … coming soon!

Stay tuned!

Riferimento

Il Palazzo della Cultura e della Scienza è un punto di riferimento per la città.  Si trova in pieno centro, davanti alla stazione centrale, e lo riesci a vedere da ogni luogo in cui ti trovi, non a caso è stato per molto tempo il secondo edificio più alto d’Europa.

E’ come un faro che ti guida per ritrovare la strada giusta. Sempre.

Costruito dal 1952 al 1954, come regalo di Stalin alla città, oggi ospita al suo interno musei, sale congressi, uffici, cinema. Io non ci sono ancora entrato ma è il primo luogo di cui vi parlo perché è stata la prima attrazione che mi ha impressionato e che ho fotografato.

Ai suoi lati si erge un complesso di edifici e grattacieli di costruzione contemporanea che tuttavia non riescono ad intaccare minimamente la sua imponenza ed il suo fascino. E questo vorrà anche dire qualcosa.

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Prime impressioni

Le prime impressioni su Varsavia non possono che essere positive.

Si nota subito la differenza con le grandi città italiane, dalla tranquillità con cui si muovono le persone, dalla pulizia, dalla larghezza delle strade, dai parchi pensati per l’aggregazione, dall’educazione della gente e degli automobilisti, dall’organizzazione, dal senso di sicurezza confermato poi dai nostri connazionali residenti qui da anni che hanno i brividi al solo pensiero di tornare in Italia.

Grandi palazzi storici coabitano con grattacieli di ultima generazione, e questi, a volte, con derelitti edifici di stampo comunista ormai disabitati. Contrapposizioni interessanti.

Tutto però va verso il moderno. Senti proprio l’aria della modernità,  dello sviluppo, non solo edilizio e commerciale,  che corre incessante mettendo al centro l’uomo. E’ l’avanguardia che non interferisce con la vita delle persone se non per migliorarla, chiedendole quasi il permesso: “Scusa posso entrare? Voglio solo farti vivere meglio”.

E’ un esempio di civiltà che noi possiamo solo sognare. Sognare, non aspirare, non ne saremmo in grado, sarebbe una sfida persa in partenza.

Se solo non fosse così lontana.

Sono comunque solo prime impressioni, spero  vengano confermate nel tempo.

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Siviglia in 7 scatti

Non ero mai stato in Spagna e la cosa iniziava a pesarmi.  In realtà erano gli altri a farmelo pesare  visto che non sono mai stato particolarmente attratto dalla penisola iberica, Lisbona a parte. Avevo comunque intenzione di andarci prima o poi, ma non per visitare le principali mete turistiche, che so, Barcellona, o Madrid, bensì per scoprire la vera essenza della Spagna  che ho sempre pensato fosse  l’Andalusia.  L’occasione è finalmente capitata potendo partire da Milano dove ci saremmo trovati per il concerto dei Cure: maggiore disponibilità di voli e  prezzi contenuti, ecco sotto quali condizioni è nato il viaggio a Siviglia. Giusto tre giorni, ma sufficienti a visitare le attrazioni più significative e a respirare l’atmosfera del luogo.

Devo dire che Siviglia mi è piaciuta. Non è tra i miei luoghi preferiti, forse perché personalmente amo  altri tipi di atmosfere e panorami, ma sono molto contento di esserci stato, e non solo per mettere un’altra bandierina (calamita) nel mio frigo.

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Architettura  – Siviglia

Abbiamo preso un buon albergo economico proprio in centro, ad  un minuto a piedi dal Metropol Parasol e ad  una decina dalla cattedrale. La moderna opera architettonica diventata uno dei simboli della città mi ha però deluso.  E’ bella, tenuta benissimo ed è anche utile per difendersi dal caldo torrido del luogo o anche dalla pioggia che ci ha sorpresi un pomeriggio, ma non mi ha impressionato quanto mi aspettavo.

Sono rimasto invece deliziato dall’Alcazar, il palazzo reale, con i suoi splendidi giardini, i suoi porticati, i suoi interni, le sue maioliche. Tutto così arabeggiante, tutto così sfarzoso, da mille e una notte.  E’ stata una vera sorpresa, una bella sorpresa, la migliore.

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Alcazar – interni

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Alcazar – i giardini

Così come ovviamente mi ha impressionato nella sua maestosità Piazza di Spagna, immensa e regale nella sua  forma semicircolare a rappresentare l’abbraccio della Spagna alle sue colonie.  E’ il trionfo delle ceramiche che ornano i ponti e risplendono nelle quarantotto panche ognuna di esse rappresentante una provincia spagnola.  E’ bellezza e pace. E’ divertirsi cercando le città preferite dove scattarsi foto “ceramicose”, è la possibilità di affittare una barchetta e remare romanticamente al suo interno.

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Piazza di Spagna

Il fulcro della città si sviluppa però attorno alla cattedrale,  la più grande chiesa gotica del mondo ed il terzo edificio religioso per dimensione dopo la basilica di San Pietro in Vaticano e la cattedrale di Saint Paul a Londra.  La Cattedrale fiancheggia una delle principali strade della città ed è il punto di riferimento  per i turisti, grazie anche alla sua torre, la Giralda, che svetta alta su tutto il centro storico.  I suoi interni sono davvero splendidi, ed è così particolare con le sue diverse cappelle laterali con ingressi indipendenti dall’esterno. Dalla sommità della Giralda poi è possibile godere di un panorama stupendo su tutta la città, o almeno credo, visto che ho preferito rinunciare alla scalata fino in cima.

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La cattedrale
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La cattedrale – interno

Tutto attorno è un brulicare di piccoli vicoli caratteristici, stradine da percorrere, palazzi da ammirare, musei da visitare, gente da incontrare, ma anche tapas da mangiare e sangria da bere.

Essì, le tapas… abbiamo subito fatto proprie le abitudini del posto e così ci è capitato di assaggiare una tapas qui, una là, accompagnate da una cerveza lì, una sangria qua, finchè non abbiamo trovato il nostro locale di riferimento ed in esso le nostre tapas preferite: guanciale di maiale, insalata di baccalà, risotto ai funghi e la prelibatissima coda di toro, così squisita da mangiarne tre  nel giro di poche ore.

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La Giralda vista dall’Alcazar

Poi certo, girando per la città  abbiamo anche ammirato da fuori la Torre dell’Oro, la Plaza de Toros con la sua arena e la Reale Fabbrica del Tabacco. Abbiamo attraversato il Guadalquivir  e fatto un giro nel quartiere di Triana. Abbiamo visto per ben due volte gli attori di Games of Thrones,  facendoci coinvolgere da una marea di fans in adorazione (tra cui Tessa!),  e abbiamo  incontrato tanti giovani italiani ormai residenti in Spagna.

Tre giorni in tutto, pochi ma davvero piacevoli, che mi hanno fatto conoscere una città ricca di storia e bellezze architettoniche, dove vivere penso sia un piacere quotidiano.

 

Monaco di Baviera in 23 scatti

Monaco di Baviera è la Germania. Lo so, non  ne è la capitale, è vero, ma è la città che più la rappresenta, quella che più incarna i suoi valori e le sue tradizioni. Berlino è una città meravigliosa, affascinante, decadente, è la vetrina del secolo appena trascorso, ma è anche una metropoli, una città cosmopolita che ha barattato la tradizione con l’avanguardia, soprattutto culturale.  Monaco di Baviera invece no, vive ancora di passato con la sua architettura, la sua atmosfera, i suoi palazzi, il suo cibo, i suoi abitanti che non si fanno scrupolo di vestirsi come se fossero appena usciti da una puntata di Heidi.

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Marienplatz

I palazzi, i monumenti, i musei da vedere sono innumerevoli, le piazze ed i viali da vivere e godere non si riescono a contare, così come le caratteristiche birrerie, per non parlare poi dei luoghi nelle vicinanze. Uno dei ricordi più belli di tutti i miei viaggi è stato senz’altro il tragitto in treno da Monaco a Fussen attraversando la Baviera ed i suoi caratteristici paesini di una bellezza indescrivibile, mi è venuta quasi voglia di scendere ad una stazione a caso e trasferirmici in pianta stabile.

Monaco di Baviera è una città moderna ma al tempo stesso in essa è come se il tempo si fosse fermato ad un secolo fa. Potrei scrivere per ore sulle emozioni vissute, su come mi sia sentito bene tra le sue strade, in fondo era una delle città in cima alla mia personale lista dei posti da visitare quando ho iniziato a viaggiare.

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Uno dei cortili interni della Residenz

In questo mio diario di viaggio questa volta vorrei iniziare dal cibo e da un locale in particolare, uno dei più rinomati e caratteristici al mondo: l’ Hofbrauhaus. Non è soltanto un edificio storico, uno dei teatri principali della politica tedesca del primo dopoguerra, quando ancora di politica si combatteva nei locali, il luogo in cui emerse l’arte oratoria di Hitler nella celebre Schlacht (battaglia) im Hofbrauhaus del 1921 e dove lo stesso diramò i 25 punti programmatici del suo partito e tenne moltissimi altri discorsi prima di passare a platee ben più ampie.  Prima di essere un ristorante dove poter gustare le meravigliose prelibatezze tipiche del luogo (che scorpacciate di stinchi di maiale e di kartoffel, queste ultime divine gratin) è soprattutto una birreria, o meglio, è la birreria più famosa del mondo, dove si produce la celebre HB sin dal 1589. Inutile dire che era per me l’attrazione più importante. Entrare, sedersi in una delle tante tavolate condividendo il pasto con una persona del luogo o un altro turista, e mangiando fare conoscenza, scambiarsi racconti, il tutto mentre una tipica orchestra bavarese tiene alto l’umore dei clienti che si dimenano tra brindisi, alcuni piuttosto rumorosi, urla, risate, calici in alto e foto ricordo. E che dire delle cameriere, ovviamente rigorosamente vestite in modo tradizionale, che riescono a  servire in un solo viaggio una decina di calici di birra da un litro con il solo uso delle loro due mani? Ma come faranno mai? e di quella che passa tenendo in grembo un megacestino colmo di pretzel? L’ Hofbrauhaus è il must see di Monaco, è la cartolina più bella della Baviera,  impossibile perderselo.

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Hofbrauhaus

Camminando per le strade  della città si respira aria di storia, dai Wittelsbach, la grande famiglia regnante in Baviera, a Hitler. Molti sono infatti i luoghi che rimangono in modo indelebile legati al nazismo, in fondo Monaco è stata la culla del movimento ed un appassionato di storia come me non può far finta di niente.

Odeons Platz, uno dei luoghi più belli della città a mio avviso, è dominata dalla Feldherrnhalle, ovvero la copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze, e dalla vicina Theatinekirche, chiesa seicentesca, primo esempio di barocco italiano in Baviera. In questa piazza venne represso nel sangue il celebre Putsch di Monaco, il fallito colpo di Stato di Hitler. Proprio davanti la Feldherrnhalle i nazisti in marcia vennero fermati dalla polizia subendo perdite rilevanti tra morti e feriti (tra cui lo stesso Goring) e per questo motivo dopo il 1933 la piazza diventò un luogo sacro del Reich. Tra i tanti palazzi attorno, al numero 13, sorge anche l’Herzog Max Palais, ora sede di una banca ma prima palazzo del duca Max, luogo dove nacque la principessa Sissi.

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Feldherrnhalle

Più distante dal centro sorge invece  Konigsplatz,  una grande piazza ai cui lati si affacciano tre splendidi edifici di stile classico: il Proppylaen, la Staatliche e la Glyptothek. Ques’ultima è una meta irrinunciabile per tutti gli studiosi e amanti dell’arte classica in quanto espone una collezione di marmi di periodo greco e romano appartenuti ai reali di Baviera.

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Glyptothek

Anche in questo caso il rimando al nazismo è diretto, Konigsplatz non solo fu usata da Hitler per le parate ed i comizi, ma si trova proprio accanto a tutti quelli che furono gli edifici amministrativi del partito nazista, oggi sopravvissuti e ovviamente adibiti ad altro (l’edificio principale è adesso sede del conservatorio e lo studio di Hitler è stato trasformato in una comune aula).

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Vecchia sede del partito nazista in Konigsplatz

Testimonianze di quel  periodo storico sono ben visibili anche all’interno del bellissimo Stadtmuseum, il museo civico che ripercorre la storia della città, al cui interno un intero settore è dedicato proprio all’avvento del nazionalsocialismo.

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Stadtmuseum

Monaco però deve gran parte della sua bellezza ai suoi storici abitanti reali, i  Wittelsbach appunto, che hanno lasciato alla città almeno due capolavori,  la Residenz ed il castello di Nymphenburg.

La Residenz, situata in pieno centro, fu abitata dai reali fino al 1918, ovvero fino alla caduta della monarchia, e si presenta come uno dei palazzi reali più grandi d’Europa. Anche qui si può trovare un po’ d’Italia, dalla facciata principale ispirata a Palazzo Pitti di Firenze a, sorpresa delle sorprese, un intero salone adornato da enormi quadri raffiguranti panorami di città siciliane, e che emozione vedere tra questi anche il  mio paese!

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Residenz

La Residenz è un palazzo sontuoso con i suoi interni eleganti e maestosi tra cui spicca l’Antiquarium, ovvero la più grande sala rinascimentale a nord delle alpi, e l’elegantissimo Cuvillies Theater, il piccolo teatro di corte gioiello del rococò.

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Antiquarium

Il castello di Nymphenburg, la principale residenza estiva dei reali bavaresi, si trova invece in quella che era prima aperta campagna e adesso  periferia della città. Arrivati dinnanzi lo splendido edificio si viene accolti da stormi di cigni che abitano il bel parco frontale. Sul retro c’è un ulteriore parco ma di dimensioni molto più estese dove è possibile perdersi per i sentieri imbattendosi di tanto in tanto in diversi padiglioni come   l’Amalienburg che contiene all’interno una sontuosa sala degli specchi in cui riposò anche la futura regina di Francia Maria Antonietta, ed il Badenburg che conserva la prima piscina coperta e riscaldata dell’Europa moderna (inizio 700).

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Nymphenburg
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Nymphenburg

Non inferiore è l’interno dell’edificio le cui eleganti stanze sono state testimoni della nascita e del battesimo di Ludwig II, il re delle favole, e della prima esibizione di Mozart alla tenera età di sei anni davanti ad un reale. Il castello contiene al suo interno anche due musei, quello delle porcellane e quello delle carrozze, queste ultime davvero sbalorditive.

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Nymphenburg – interni

Direi che di storia e di birra ho scritto già troppo, ma dovrete pazientare ancora un po’ perché Monaco è anche molto altro.

Marienplatz è il centro nevralgico della città, la piazza principale, il ritrovo di tutti i turisti oltre che di tutti gli abitanti. Dominato dai due splendidi palazzi, l’Alte ed il Neue Rathaus, al centro spicca  la Mariensaule, un’alta colonna di marmo che sostiene all’estremità la statua in bronzo dorato della Madonna patrona della Baviera. Se poi doveste ritrovarvi lì alle ore 11 o alle 12, o in alcuni periodi anche alle 17,  non dimenticate di alzare il naso verso l’alto (ma non lo scorderete perché lo vedrete fare a tutti), potrete assistere al celebre Glockenspiel, il più grande carillon della Germania in azione.

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Marienplatz

L’elegante strada principale del centro storico di Monaco nella quale si affacciano chiese e negozi unisce Marienplatz ad un’altra importante piazza della città, Karlsplatz, o più comunemente detta Stachus, insieme alla prima la più conosciuta e frequentata e dominata da una grande fontana dove in molti in estate cercano refrigerio.

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Stachus

Proprio su un  lato di questa strada si affaccia la cattedrale di Monaco, la Frauenkirche, che con il suo inconfondibile aspetto ed i suoi due campanili gemelli alti 99 metri con la punta a forma di cipolla  è  uno dei simboli della città.

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Frauenkirche

E che dire poi dei musei?

La Neue Pinakothek contiene opere  di Manet, Monet, Renoir, Cezanne, Klimt, Van Gogh (I girasoli) e tanti altri.

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Neue Pinakothek

L’Alte Pinakothek, che gli sta di fronte, porta avanti invece l’eredità della politica artistica e culturale dei Wittelsbach con una gran quantità di quadri di pittori famosi come gli italiani Leonardo, Giotto e Tiziano.

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Alte Pinakothek – interni

Da non perdere neanche il museo della tecnica e della scienza, il più grande del mondo con più di un milione di visitatori ogni anno, ed il BMW Museum che presenta in oltre 5000 mq la storia ed i modelli che hanno reso celebre (e continueranno a farlo) nel mondo la casa automobilistica bavarese.

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BMW museum
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Museo della tecnica e della scienza

A pochissima distanza dalla sede BMW sorge poi  il parco olimpico (con il mitico Olympiastadion) con quelle sue caratteristiche costruzioni collegate tra loro da quella copertura a rete dall’andamento ondulante che lo rendono unico nel suo genere, anche se il parco per eccellenza a Monaco è sicuramente il Giardino Inglese. Si tratta di uno dei parchi cittadini più grandi del mondo dove gli abitanti ed i turisti sono soliti passeggiare, andare in bici, giocare o bersi una birra sotto la torre cinese. Di solito è qui che i bavaresi usano anche prendere il sole, vestiti o anche, questo è il bello, nudi. Purtroppo le mie aspettative qui sono state illuse visto che le nudità presenti non erano certo quelle che mi auguravo di vedere.

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Torre cinese al Giardino Inglese

Nella mia settimana a Monaco, come già accennato, ho trovato anche il tempo per due gite fuoriporta usufruendo dell’efficienza e puntualità, nonché delle offerte, della linea ferroviaria tedesca. In fase di prenotazione, acquistando il Bayer Ticket, un biglietto valido giornalmente da utilizzare in libertà in tutta la Baviera, ho ricevuto un foglio con tutte le combinazioni possibili dei treni da poter prendere per raggiungere la mia meta sia all’andata che al ritorno. Vorrei sottolineare che le varie coincidenze  erano a volte anche inferiori ai cinque minuti, ma io mi sono comunque fidato e non ho mai perso un treno per un ritardo o altro motivo! Abbiamo tanto da imparare!

Fussen e Norimberga quindi. Lo so, il primo luogo non vi dice nulla, ma se vi dicessi Ludwig II? Ok, neanche….allora, chiudete gli occhi e pensate alla vostra infanzia, ai cartoni della Disney, alle favole, ai loro castelli, ecco! Ci siamo, i castelli. A Fussen si trovano due dei castelli più importanti che riportano al re Ludwig:  Hohenschwangau, in cui trascorse la sua infanzia,  che però viene da tutti snobbato (anche da me) per il ben più importante, il meraviglioso, castello di Neuschwanstein, questo si fatto costruire dal re delle favole. Non solo l’edificio ma anche tutto l’ambiente che lo circonda è veramente qualcosa di magico. Di castelli ne ho visti tanti in giro per l’Europa ma nessuno può paragonarsi in bellezza ed eleganza,  sia negli interni che nell’aspetto esteriore.

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Neuschwanstein

La visuale più bella del castello si ha dal vicino ponte di Maria, un lungo ponte di legno sospeso a chissà quante centinaia di metri dal vuoto. Una volta raggiunto attraverso un sentiero il ponte non promette niente di buono ma in quell’istante sarete così rapiti dall’estasi del momento che farete senza neanche rendervi conto ciò che in condizioni normali non avreste mai avuto il coraggio di fare ovvero intraprendere il cammino sulla stretta passerella per farvi fotografare con il castello alle spalle.

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Neuschwanstein visto dal Ponte di Maria

Per un gioco di naturali associazioni Norimberga nel nostro immaginario collettivo è la città del famoso processo ai gerarchi nazisti e delle grandi annuali adunate del Reich nell’ancora presente e visitabile (io ci sono stato) “stadio” realizzato appositamente da Speer. In realtà Norimberga è anche una bellissima città medioevale con un centro storico davvero incantevole ed una piazza che non passa inosservata. E’ sicuramente un posto che merita una visita, ancor più nel periodo natalizio quando ospita i più importanti mercatini.

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Norimberga

Beh, che dire di più, forse mi sono anche dilungato troppo questa volta, sicuramente la mia passione per la storia in molti punti ha preso il sopravvento e di questo non posso che scusarmi, spero che almeno le foto abbiano reso meno tedioso il racconto. Mi piace pensare di essere riuscito nonostante tutto ad incuriosire qualcuno di voi, di aver spinto qualcuno a pensare: “mmm Monaco, perché no?!”, sono sicuro che al vostro  ritorno penserete: “Neogrigio aveva proprio ragione”, ne sarà valsa la pena.

Amsterdam in 17 scatti

Amsterdam non aveva mai fatto tanto presa tra i miei periodici pensieri di fuga dal grigiore italiano, non so perché, tra l’altro ho sempre celebrato le  ragazze olandesi come esempio di bellezza femminile e la casa di Anna Frank era una di quelle cose che proprio non volevo farmi sfuggire. E che dire poi del capolavoro dei Diaframma la cui cover cantata insieme ai Litfiba è il mio pezzo preferito in assoluto? Quante volte ho cantato di quel giorno ferito che impazziva di luce proprio lì in Amsterdam?

Questa volta la scelta della meta è stata tanto casuale quanto travagliata, nel senso che inizialmente non ne avevamo una  precisa, in ballo c’erano soprattutto Berlino, Vienna e Bratislava, ma per il sommarsi di varie coincidenze, tra cui l’offerta economica, alla fine la scelta è caduta proprio, finalmente aggiungerei, sulla capitale olandese.

Solo successivamente, in fase di scrittura della mia immancabile guida, ho scoperto che Amsterdam non è solo vetrine ed erba, è ben di più, è cultura con i suoi infiniti musei, è architettura con le sue caratteristiche case sull’acqua che io ho adorato, ma non solo, perché è anche la semplicità e l’eleganza delle infinite biciclette,  è tolleranza e rispetto, e ovviamente, come ogni altro paese al di fuori dai nostri confini, è civiltà.

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La visita alla casa di Anna Frank è l’esperienza che più mi è rimasta dentro al ritorno da questa vacanza, e questo lo immaginavo, ne ero sicuro. Camminare per quelle stanze è stato un continuo tuffo al cuore, mi sono ritrovato  a fissare vecchie foto o testimonianze anche per più di 10 minuti, fermo, apparentemente inoperoso, con la mente che in realtà percorreva circuiti inesplorati di commozione, un Auschwitz 2.0, più personale. E’ il must see di Amsterdam, non date peso alla lunga fila da fare all’ingresso che vi attende ad ogni ora del giorno, l’attesa sarà ripagata al meglio.

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Ora invece vi voglio parlare di quelle che a mio avviso sono le due più importanti caratteristiche di Amsterdam, folate di marijuana lungo le strade e coffee shop a parte. Le due immagini che sceglierei per  rappresentare questa città nel mondo sono infatti le vetrine e le biciclette. E’ vero, Amsterdam è rinomata nel mondo per il suo quartiere a luci rosse, le vetrine con dentro queste ragazze, pressoché nude e molto ammiccanti, bellissime ma anche no, si ritrovano  sparse per un bel tratto di centro storico, tra un negozio di alimentari ed un bar, tra una chiesa ed un sexy shop, nelle vie principali come nei più piccoli anfratti. E’ un’esperienza nuova, forse assurda per le nostre abitudini sociali, anche divertente volendo. Io però preferisco le biciclette, e vi prego evitate le battutine. Le biciclette sono ovunque. Le biciclette girano per la città, ragazzi e ragazze, anziani, madri con bambini, manager e operai,  in vestito, in tuta, in jeans, con l’impermeabile, col sole, con la pioggia, con la neve ed il vento freddo del nord,  di giorno, di notte. Sono in ogni dove, hanno una corsia apposita, parcheggiate riempiono i ponti dando vita a delle cartoline davvero incantevoli. Ho sempre sostenuto che il grado di civiltà di un Paese è direttamente proporzionale all’utilizzo delle biciclette nella vita di tutti i giorni e dopo le esperienze alsaziane Amsterdam sembra confermare questa mia ipotesi.

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Monumento per il rispetto della prostituzione

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I musei dicevamo, infiniti. Non posso citarli tutti, molti non sono neanche riuscito a vederli. Il punto di partenza è il Rijksmuseum, non fosse altro per fotografarsi in tutte le posizioni possibili, più strane e meglio è, lungo la famosa scritta rossa e bianca  IAMSTERDAM divenuta ormai uno dei simboli della città. Poi certo, ovviamente il meraviglioso Van Gogh Museum  (anche se in città è Rembrandt il protagonista tra statue, musei e piazze a lui dedicate) e lo Stedelijk dedicato all’arte moderna. Questi tre musei si affacciano nella stessa piazza, la suggestiva e bellissima Museumplein. Ma non è finita perché l’Amsterdam Museum, che ripropone la storia della città, è davvero incantevole (è anche possibile vedere un cortometraggio sull’Ajax dagli spalti di una piccola tribuna), e l’Hermitage, si, proprio la più importante succursale del celebre museo di San Pietroburgo, oltre a fornire un’esperienza museale di gran classe con tanto di spiegazioni interattive e cuffie con cui godersi diversi brani classici scelti in base ai quadri presenti nelle varie sale, associando così il piacere della vista a quello dell’udito, fornisce una gran bella disamina della casa reale olandese, soprattutto sulla grande vicinanza e la parentela tra questa e i vecchi zar russi.

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Rijksmuseum
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Particolare dell’Amsterdam Museum
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Stedelijk Museum

Altri due gioielli ma di stampo moderno sono il NEMO e l’EYE. Il primo è un museo della scienza di ben cinque piani dedicato ai bambini. All’interno se ne trovano a centinaia, accompagnati dai genitori, intenti a giocare e giocando a scoprire i principi della scienza, divertendosi. L’edificio poi non passa inosservato, è una grande nave verde progettata dall’italico e onnipresente Renzo Piano. Il secondo è invece una specie di grande club dedicato al cinema, la definirei una multi sala di alta classe, con un’ enorme sala centrale ad anfiteatro che funge da ristorante ma dove puoi anche sorseggiare un aperitivo parlando di Fellini o Kubrick ammirando attraverso le grandi vetrate un bellissimo skyline della città. Ai piani inferiori sono presenti dei laboratori davvero geniali dove poter creare dei propri film animati, dei personali cortometraggi mimici o anche visualizzare centinaia di scene cult di famosi film.

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EYE
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NEMO

Certo, sono cari questi musei, casa di Anna Frank a parte (9 €) in media i biglietti sono sui 16-17 €, per fortuna che esiste la Museumkaart, un abbonamento annuale alla maggior parte dei musei non solo di Amsterdam ma di tutta l’Olanda. Costa 60€ ma fatevi due conti e vi renderete conto del notevole risparmio!

Costa 16 € e non è compreso nella Museumkaart (caso raro) l’ingresso alla fabbrica dell’Heineken, l’esperienza più divertente da vivere ad Amsterdam. Il tour parte con le nozioni storiche  sull’azienda e sul fabbisogno olandese di birra, e successivamente, tramite anche un fantastico video in 4 D, con la spiegazione di tutto il processo produttivo, con la possibilità  anche di sorseggiare il primo stadio della bevanda, quello antecedente la fermentazione. Dopo… dopo potete  dare libertà alla vostra euforia, tornerete bambini tra postazioni PS4 con cui giocare a FIFA, biliardini, giochi virtuali di rugby, la possibilità, sempre virtuale, di alzare la Champions League o di consegnare la birra in bici per le strade di Amsterdam cantando una popolare canzone olandese, gustare un’Heineken in un bel salone tecnologico  con un brindisi collettivo, imparare a spillarla virtualmente e anche dal vivo con tanto di diploma, e poi i gadget, tanti, e ai prezzi più accessibili sul mercato (ho anche acquistato una bottiglia da 33 cl da me personalizzata).

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Fabbrica Heineken

Il centro nevralgico della città è Piazza Dam con il suo splendido Palazzo Reale. Da qui a piedi è possibile girare  tutto il centro storico, le lunghe vie piene di negozi che arrivano fino al bellissimo edificio architettonico della stazione,  il quartiere a luci  rosse, quello degli artisti, tutto tranquillamente, senza tanta fatica. Per una birra in un ambiente più easy e giovanile invece il must è Leidseplein, tanto più che il tram (che servizio splendido!) ci si ferma proprio in mezzo.

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Piazza Dam

Amsterdam è tenuta su da migliaia di travi di legno,  è costruita sull’acqua con un numero di canali e ponti inferiore solo a Venezia, forse meno pittoresca  ed elegante dei gioielli alsaziani Strasburgo e Colmar ma sicuramente più affascinante con quell’aspetto così decadente che io adoro. E’ possibile riuscire a catturare dei panorami memorabili, degli scorci suggestivi che creano dipendenza, basta stare attenti e godersi il cammino, ogni singolo passo, con quelle case così caratteristiche, così strane con la loro quasi assente simmetria, con le loro finestre di dimensioni nettamente diverse le une dalle altre, con quei  prospetti che pendono lateralmente o frontalmente e in maniera anche vistosa, è stata una delle poche volte che ho amato l’irregolarità delle cose. Già mi manca. Per fortuna  ho portato con me una decina di confezioni di Stroopwafel, una goduria incredibile per il palato. E’ molto difficile trattenersi ma razionando con cura e parsimonia le porzioni credo di poter portare con me il gusto dell’Olanda per ancora qualche settimana.

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Stroopwafel

Eindhoven in 5 scatti

Fotograficamente parlando non ho qualcosa di bello da offrirvi su Eindhoven. Ci sono stato una settimana per impegni lavorativi e quelle poche foto che ho riportato con me in Italia sono state scattate distrattamente, svogliatamente, sono foto insomma che non hanno nessuna pretesa. Nonostante questo però ho deciso di dedicare un post a questa città che mi ha dato tanto da diversi punti di vista, non ultimo il fatto che è il luogo a cui associo una delle immagini più belle di tutti i miei viaggi, anche se di questa non ho testimonianza in pixel da condividere con voi.

Ma andiamo per ordine. Atterro ad Amsterdam nel primissimo pomeriggio dell’ultima domenica di Marzo del 2012, ritiro i miei bagagli e scendo al piano sottostante dove si trova la stazione ferroviaria. Ecco, se c’è una cosa che non ho capito in Olanda è come riconoscere i treni, le informazioni sono davvero confusionarie o almeno concepite in modo antitetico al nostro. Fatto sta che una volta fatto il biglietto non riesco davvero a capire quale sia il mio treno per Eindhoven. Lo spirito di sopravvivenza mi suggerisce di accodarmi a qualche altro viaggiatore ma tutte le persone da me intervistate vanno, ma guarda un po’ che fortuna, verso la parte opposta, tutte tranne una coppia, marito e moglie sulla sessantina che fermano solo qualche stazione prima della mia. Decido di esagerare in sicurezza e mi unisco a loro  condividendone il posto sul treno anche se non spiccico una parola di olandese. Il viaggio è bellissimo da un punto di vista paesaggistico: campi coltivati, girasoli, mulini a vento, canali e città da cartolina (mi è rimasta ad esempio impressa Utrecht, deve essere davvero una bella città). Per di più i miei compagni di viaggio, forse vedendomi un po’ spaesato, dopo qualche sorriso per rompere il ghiaccio, pensano bene di aprire una carta con dentro una grossa forma di formaggio di un colore davvero insolito appena  comprata a Cophenagen (questo l’ho capito) offrendomene un pezzetto che accetto volentieri (altro che non accettare nulla dagli sconosciuti), insomma,  la mia ennesima avventura in terra straniera da raccontare agli amici .

E’ proprio a pochi passi dal mio albergo, all’inizio della via che avrei poi chiamato la via dei pub, che vedo quella scena, un pub con i tavolini fuori in cui sostano, seduti o in piedi in piccoli gruppi, ragazzi ma soprattutto ragazze, alte, bionde, tutte con indosso la maglietta del PSV, la famosa squadra di calcio della città. Sicuramente stanno festeggiando una vittoria perché i loro animi sono davvero colmi di euforia e le risa e i brindisi si sprecano. Ecco, potrete dire: “ma che minchiata (e scusate il francesismo)!!! Chissà cosa mi aspettavo”. E invece no. Questa scena mi ha davvero deliziato, sia come tifoso sia come sportivo, forse perché di sportivo nel nostro paese non c’è più nulla, forse perché questi piccoli gesti di civiltà da noi sono solo sogni, forse per il modo di vivere lo sport e la vita in generale, forse per tutte quelle belle ragazze vestite di bianco e rosso che, insolitamente rispetto ai nostri costumi, gioiscono per una vittoria della propria squadra del cuore proprio come noi maschi, non lo so, sta di fatto che è una delle scene che più mi hanno deliziato tra i miei viaggi.

Eindhoven è una città non molto grande dove moltissimi camminano in bici, dove i negozi aprono tardi e chiudono prestissimo (alle 17) tant’è che non ne ho mai visto uno aperto visto che dalle 9 proprio fino alle 17 ero impegnato al corso. E’ una città pulita, tranquilla, vivibile (almeno per quello che ho potuto vedere durante la settimana) e che mi ha dato l’impressione di avere tante potenzialità sfruttate. Ma soprattutto Eindhoven è la città della Philips (e io proprio per la Philips ero lì). Non c’è un angolo dove non ci sia un poster, un’ insegna, una qualunque cosa che ricordi la multinazionale olandese. Penso ad esempio alla piazza principale della città, piazza Markt, che tra le case storiche  al centro ha come monumento la statua del fondatore dell’azienda, il sig. Philips appunto. E’ in questa piazza che seduto proprio sotto il sig. Philips scorgo da lontano una figura conosciuta, non mi sembra possibile ma alla fine è vero, è proprio lui, un mio carissimo amico palermitano che non vedevo da anni…davvero penso che aveva ragione quella specie di pappagallo del Re Leone quando cantava “è un mondo piccolo”.

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Il sig. Philips
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Scorcio di piazza Markt

La calma e la tranquillità fanno pensare ad una città noiosa, beh…se lo pensate è perché non avete avuto l’occasione di trascorrere un giovedì sera in quella che, come già accennato, chiamano la via dei pub.

La Stratumseind è una via che parte dalla centrale chiesa gotica di Santa Caterina ed è caratterizzata dalla presenza quasi esclusiva di pub, locali di vario genere e piccoli centri di ristoro, per l’esattezza ben 54 pub in soli 200 metri! Ma la cosa bella è che tutti questi locali il giovedì sera si trasformano in disco-pub o ospitano concerti live attraendo una folla clamorosa di ragazzi che dalle ore 23 in poi si riversa al loro interno e per la via dando luogo ad una incredibile festa.

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Stratumseind, la via dei pub, con sullo sfondo la chiesa di S. Caterina

Ovviamente Eindhoven non può definirsi una città d’arte, davvero poche sono infatti le attrattive di rilievo, basti pensare che se cercate su internet tra le principali cose da vedere vengono segnalati i “Flying pins” in pratica un’opera raffigurante dei birilli da bowling gialli. Essendo situati proprio all’uscita della stazione centrale è stata la prima cosa che ho visto e che non ho fotografato.

Nel centro città sorge invece la cosiddetta “Piazza” dove sorge il Blob, una particolare struttura di vetro e ferro opera dell’architetto italiano Fuksas. E’ davvero un posto particolare questo, che sa di modernità, avanguardia ma anche di freddezza e impersonalità così come molte opere di stampo moderno.

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Blob

Artisticamente forse l’opera più importante da visitare è il Van Abbemuseum, un museo di arte moderna con opere inestimabili di Picasso e Kandinsky tra gli altri. Per mancanza di tempo non sono riuscito a visitarlo anche se si trovava proprio davanti l’uscita del mio albergo.

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Van Abbemuseum

Due parole sul cibo. Beh, ho evitato il tipico cibo olandese, non ho avuto il coraggio di assaggiare la tipica frikkandella, un misto di scarti di carne modellate a forma di sigaro venduta anche per strada attraverso delle particolari macchinette automatiche. Grazie a degli altri italiani conosciuti sul luogo ho invece scoperto la cucina dello zio Mimmo, un italiano trapiantato in Olanda da decenni, tra i primi importatori di cibo nostrano in quei luoghi. Lo zio Mimmo ci ha fatto sentire a casa, ci ha dato da mangiare prelibatezze della cucina italiana in porzioni più che abbondanti, si è seduto con noi raccontandoci i suoi aneddoti, i suoi mille impegni (è anche uno stimatissimo procuratore calcistico e i muri del suo locale sono adornati di foto e dediche di grandi campioni come ad esempio il brasiliano Romario) e litigando amorosamente con la moglie (che italiana non è). Se vi capita di essere in zona quindi e non sapete dove andare a mangiare ecco la soluzione, il ristorante Terra Mia.

La mia settimana ad Eindhoven è quindi volata così, tra i corsi a Best al training center Philips (in aula oltre al prof. eravamo in tre, io, un polacco ed un tedesco, ma non è l’inizio di una barzelletta anche se di cose comiche ne potrei raccontare),  le cene dallo zio Mimmo, le passeggiate con i negozi chiusi, un giovedì sera micidiale, tanta tanta civiltà respirata e un viaggio in treno di ritorno ad Amsterdam  con annesso guasto e cambio vettura  in compagnia di una bella modella francese.

 

Budapest in 16 scatti

Tra le tante città visitate all’estero Budapest è tra le mie preferite, sicuramente è quella che più mi ha sorpreso visto che inizialmente non mi aspettavo certo così tanta bellezza. In questo blog potete già trovare un appassionato resoconto della mia settimana trascorsa nella capitale ungherese ma è una  testimonianza di sole parole scritta qualche tempo fa ad uso e consumo dei lettori del sito di Turisti per caso. Budapest però è così bella, così elegante, così affascinante e così romantica da non avere niente da invidiare a città ben più blasonate ed è per questo che il fine di questo post è proprio quello di rimediare alla mancanza del precedente e quindi condividere finalmente con voi alcune foto del mio viaggio, non per forza le più belle, magari le più particolari, sicuramente un numero esiguo rispetto a quello che meriterebbe.

Metto subito in gioco l’artiglieria pesante per chiarire  le cose, Budapest è un vero gioiello, e se avete dubbi a riguardo penso che questa foto con il Danubio, il Ponte delle Catene,  il Parlamento e l’isola Margherita in primo piano dovrebbe fugarli tutti. Una foto che a mio avviso non ha bisogno di ulteriori commenti.

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Budapest

La foto  è stata scattata dalla cima della collina Gellert, la collina che sovrasta la città dalla parte di Buda. Scalarla è costato un bel po’ di fatica ma penso che ne è valsa la pena non solo per il meraviglioso paesaggio precedente ma anche per come si è presentato l’arrivo, con il monumento della liberazione visibile dagli ultimi gradini della salita.

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Monumento della Liberazione in cima alla collina Gellert

Il mio primo giorno a Budapest è iniziato così, al cospetto del famoso Ponte delle Catene (Szechenyi Lanchid),  pronto ad attraversarlo per tuffarmi nelle meraviglie di Buda. Tra i tanti bei ponti che uniscono le due parti della città,  Buda (la più antica) e Pest, il Ponte delle Catene è il più vecchio, il più  importante, il più famoso ed il più bello, anche se in realtà si gioca quest’ultimo fregio con il Ponte della Libertà.

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Ponte delle Catene

Ed eccole le meraviglie di Buda. Il castello o Palazzo Reale, vecchia dimora dei sovrani ungheresi e inserito dall’ UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. Al suo interno si trovano chiese, musei, monumenti, vari edifici di diverso genere, un teatro e piazze di discreta importanza. Durante la mia visita ho potuto visitare una bellissima mostra di arte contemporanea oltre che passeggiare per i suoi viali barricati da cui è possibile godere di splendidi panorami. Il castello di Budapest l’ho amato soprattutto la notte, osservandolo durante la mia solita passeggiata sulle rive del Danubio dalla parte di Pest, questo maestoso edificio splendidamente illuminato che mi sembrava quasi di poter toccare semplicemente allungando la mano….magnifico.

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Castello di Buda
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Castello di Buda visto da Pest

Altri imperdibili mete di Buda sono la Chiesa di San Mattia, dove furono incoronati Francesco Giuseppe I d’Austria e Carlo IV, ma soprattutto la manna per i fotografi in visita alla città,  il Bastione dei Pescatori, un sistema di bastioni neoromanici e neogotici situato sul colle del castello da cui si presenta una vista indimenticabile sul Danubio e su Pest tanto che tale panorama (così come quello di altri punti della città, vedi prima foto ad esempio) è stato inserito dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale.

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Bastione dei Pescatori
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Bastione dei Pescatori

A Pest la Basilica di Santo Stefano è il fulcro della parte di città più vicina al Danubio, quindi della zona più turistica. La basilica, che si affaccia su una bellissima piazza, è la più grande chiesa della città con una capienza di 8000 fedeli e conserva al suo interno il Santo Destro, ovvero il braccio mummificato di re Stefano, il primo re fondatore.

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Basilica di Santo Stefano e Ponte delle Catene visti dal Castello di Buda

All’interno della Sinagoga Grande, il più grande edificio ebraico d’Europa ed il secondo del Mondo, più precisamente alle sue spalle, si trova il Cimitero degli Eroi dove riposano gli Ebrei ungheresi morti nel ghetto durante l’inverno 1944-45, ma soprattutto si trova l’Albero della Vita, un monumento all’olocausto opera di Imre Varga che raffigura un salice piangente su ognuna delle cui foglie è impresso il nome di quei martiri.

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Albero della Vita

Piazza degli Eroi (Hosok tere), la più grande piazza di Budapest, si trova alla fine di viale Andrassy, il grande ed elegante boulevard che attraversa Pest. Alle sue spalle il grande parco civico, il parco Varosliget, uno dei più antichi parchi pubblici del mondo, frequentatissimo dagli abitanti e dai turisti grazie anche a diverse attrazioni: statue, zoo, lunapark, circo, mercatino delle pulci (davvero bellissimo e particolare quest’ultimo), le terme di Szechenyi e soprattutto il bellissimo  castello Vajdahunyad che sorge al centro del lago percorribile anche attraverso deliziose barchette a noleggio.

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Piazza degli Eroi
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Ingresso Castello Vajdahunjad

All’interno del castello Vajdahunyad si trova quella che ritengo la statua più bella ed affascinante di Budapest (e Budapest  è colma di belle statue soprattutto nella zona del centro tra la basilica di Santo Stefano ed il ponte delle Catene), la cosiddetta Statua dell’Anonimo, il notaio di re Bela III rimasto tuttora anonimo (ed infatti il volto della statua è indefinito) che scrisse Gesta Hungarorum, il primo libro scritto in latino che racconta la storia degli Ungheresi. Leggenda vuole che se si sfrega o semplicemente si tocca la punta della sua penna si diventerà scrittori di successo. Io l’ho fatto. Resto sempre in paziente e fiduciosa attesa della fama letteraria.

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Statua dell’Anonimo

Una cosa che mi ha molto entusiasmato è stata la possibilità di vedere scorazzare tranquillamente per le strade numerose Trabant. Per un amante della storia del 900 come me osservare dal vivo una vettura mitica come quella è davvero un’emozione indescrivibile, è stato come fare un improbabile quanto inaspettato tuffo in un passato mai  vissuto ma sempre studiato e immaginato.

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Trabant

Il primo libro di un certo spessore che ho letto nella mia vita è stato i Ragazzi della via Pal regalatomi dai miei genitori nel giorno di un mio compleanno. Ho letteralmente amato il capolavoro di Molnar, è stato un libro che ho letto e riletto, che ha condizionato anche in maniera inconscia la mia visione del mondo, e per questo non potevo non andare alla ricerca di questa via una volta trovatomi a Budapest. Che emozione arrivare lì davanti e riuscire finalmente a dare un’immagine reale ad una strada che ho immaginato sin da bambino. Ma non è finita lì perché nella vicina e famosa per lo stesso motivo via Maria c’è persino una statua che ritrae una delle scene più importanti del libro, la razzìa delle biglie dei terribili fratelli Pasztor ai danni di Nemecsek e compagni. Un luogo assolutamente da visitare per tutti gli amanti della letteratura.

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Via Pal
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Statua della razzìa in Via Maria

Concludo malvolentieri con il simbolo di Budapest nel mondo, il suo Parlamento. Anche in questo caso penso sia sufficiente far parlare direttamente le immagini, eccovi dunque una foto del bellissimo edificio scattata durante un giro notturno in battello lungo il Danubio.

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Parlamento

L’Alsazia in 10 scatti

Fino all’anno scorso non avevo mai preso in considerazione la Francia come possibile meta turistica, a parte la bellissima Parigi ovviamente (comunque  già ampiamente visitata), ma alcune foto trovate casualmente su internet mentre ero in cerca di una nuova meta per le prossime vacanze mi hanno fatto ricredere e mi sono così convinto ad organizzare una settimana in giro per la regione dell’Alsazia. Ovviamente come meta principale è stata scelta Strasburgo con successive tappe a Selestat, Colmar e una capatina in Germania, a Rust, per una giornata di sano divertimento all’Europa Park. Con un’organizzazione più accurata avrei potuto, e forse dovuto, visitare altri luoghi  rappresentativi della regione come Mulhouse con i suoi bellissimi musei, i caratteristici paesini di Riquewihr ed Eguisheim, seguire la via del vino con le sue cantine, una capatina alla linea Maginot e perché no, una bella escursione nella vicina Germania, a Friburgo, in piena foresta nera.

L’Alsazia è una ragione bellissima, ricca di storia e di posti davvero incantevoli  dove è  chiaro che la qualità della vita sia molto elevata. E’ un luogo di incrocio tra la cultura francese e tedesca, dal cibo alla birra, dal modus vivendi a, soprattutto, quelle caratteristiche case a graticcio che sanno tanto di Baviera a tal punto che  a volte non si capisce in quale parte del Reno (che fa da confine tra i due Paesi) ci si trovi. La sua posizione al centro dell’Europa, questo suo essere cosmopolita con protestanti e cattolici che pregano insieme nella stessa cattedrale, questa sua capacità di prendere il meglio di queste due grandi culture, fa di Strasburgo la città europea per eccellenza, e  non è un caso che sia sede tra gli altri del Parlamento Europeo e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Strasburgo è una città bellissima che è turisticamente conosciuta soprattutto per la sua cattedrale, una delle chiese più conosciute al mondo che per due secoli fu anche l’edificio più alto fino ad allora costruito e che al suo interno conserva il famoso orologio astronomico con il suo calendario perpetuo (imperdibile la dimostrazione del suo funzionamento).  Il centro storico che si sviluppa attorno è davvero invidiabile, ben curato,  dove si respira veramente aria d’Europa, così come è impossibile evitare di sedersi ad un tavolino di un bar della piazza principale o anche sulle scale della cattedrale e rilassarsi osservando il continuo passeggio delle persone e ammirando Casa Kammerzell, gioiello architettonico medievale, uno degli edifici più importanti di tutta l’Alsazia.

Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo
Cattedrale di Notre Dame a Strasburgo

A mio avviso l’esperienza più bella è però passeggiare per la cosiddetta Petite France con le sue case a graticcio, i suoi ponti, i suoi canali e le sue stradine fiorate. Con i suoi Ponts Couverts e la diga Vauban è senza dubbio la zona più pittoresca di Strasburgo.

Scorcio Petite France Strasburgo
Scorcio Petite France Strasburgo
Petite France Strasburgo
Petite France Strasburgo

Il vero gioiello alsaziano è però sicuramente Colmar, una piccola cittadina da cartolina. Passeggiare per il suo centro storico, la Petite Venise (la piccola Venezia), vuol dire essere costretti a fermarsi ad ogni passo, troppo forte l’impulso di fotografare ogni scorcio, ogni veduta, ogni canale, ogni particolare, ogni colore che si mostra agli occhi, possibilmente anche via mare da sopra una piccola barchetta. Colmar è  sicuramente uno dei posti più incantevoli che io abbia visto in giro per l’Europa.

Petite Venise a Colmar
Petite Venise a Colmar
Gita in barca a Colmar
Gita in barca a Colmar
Colmar
Colmar

Sempre in treno da Strasburgo una meta è il castello di  Haut-Koenigsbourg, uno dei monumenti più visitati in Francia, situato in cima ad una montagna che sovrasta la cittadina di Selestat. Qui ho notato la prima differenza sostanziale tra la Francia e la Germania in quanto la visita al castello non è poi così ben organizzata, soprattutto per quanto riguarda i mezzi che dalla stazione portano al castello che sono attivi solo pochi giorni alla settimana. Un costoso viaggio in taxi  all’andata e una passeggiata di ben 19 km a piedi al ritorno è stata la soluzione da me adottata. Il castello è davvero bello, con molte memorabilia all’interno, ma la disavventura dei trasporti ed il freddo glaciale una volta in cima non mi hanno lasciato un bel ricordo.

Castello Haut-Koenigsbourg a Selestat
Castello Haut-Koenigsbourg a Selestat

I 19 km di strada a piedi fino al primo centro abitato, Kintzheim, e da questo, sempre a piedi tramite stradine fino a Selestat,  hanno permesso però di apprezzare la bellissima natura attorno curata in maniera impeccabile. La quiete dei borghi attraversati è quasi irreale e il mezzo più usato per spostarsi tra un paesino ed un altro è la bicicletta, molte sono infatti le vie riservate alle due ruote con propulsione a quadricipite dove a volte è possibile ritrovarsi improvvisamente faccia a faccia con una delle innumerevoli cicogne del luogo, non per nulla questo volatile è il simbolo dell’Alsazia, terra in cui abbonda e circola liberamente, anche a Strasburgo.

Il ritorno a piedi dal castello
Il ritorno a piedi dal castello

Come ultima escursione abbiamo optato, come già accennato, ad una piccola incursione in Germania, a Rust, per una giornata di divertimento, relax ma anche tanta adrenalina all’Europa Park. Si tratta di un enorme parco di divertimenti che unisce la scenografia ricercata di Eurodisney ad una forte temerarietà delle giostre. Il parco è diviso in nazioni dove ogni zona è costruita in modo tale che l’ambiente e le stesse giostre siano ispirate al Paese rappresentante. Il comodo viaggio in bus con il bellissimo paesaggio ammirato, l’emozione di attraversare il Reno e la bellezza delle giostre tra cui spiccano il Blue fire e il Timburcoaster in Islanda, l’Euro-Mir in Russia, l’Atlantica Supersplash in Portogallo ma soprattutto le incredibili montagne russe targate Mercedes, con tanto di esposizione di prototipi della famosa casa automobilistica, rendono imperdibile la visita al parco.

Padiglione Grecia - Europa Park
Padiglione Grecia – Europa Park

Un buon motivo per visitare l’Alsazia è anche la cucina del luogo, anche qui un miscuglio tra la tradizione francese e tedesca. Il piatto principale è lo choucroute composto da ben cinque tagli di carne conditi con abbondante porzione di crauti. Io in realtà per una settimana  mi sono abbuffato di tarte flambée (flammkuchen) in una brasserie di fiducia in cui ho anche bevuto boccali di ottima birra on made. La tarte flambée  ricorda molto una pizza ma è molto più sottile e croccante e ricoperta tradizionalmente di cipolle, pancetta, crauti e una crema a base di panna acida ed erbe. L’Alsazia è anche una terra di vini, tanto da dare vita ad una via, la via dei vini appunto, un percorso che da un borgo ad un altro tocca tutte le migliori cantine della ragione.

Choucroute
Choucroute

Devo dire che tra tutti i posti visitati Strasburgo, insieme a Monaco di Baviera,  è quello in cui più mi piacerebbe andare a vivere, inoltre  adesso, memore della lezione,  ho già puntato altri luoghi francesi, un bel tour tra Bretagna e Normandia sicuramente non me lo farò scappare in futuro.

Cracovia in 5 scatti

Cracovia è una piccola gemma. Passeggiare per il suo centro storico patrimonio UNESCO  godendo delle sue bellezze architettoniche vuol dire calarsi in un’atmosfera irreale, un po’ come essere catapultati indietro nel tempo. Il perimetro murario e floreale del Planty, che separa il centro dal resto della città, contiene al suo interno tutte le bellezze, la collina Wavel col suo complesso castello-cattedrale, la bellissima ed enorme piazza del mercato, edifici storici, viali imponenti ed eleganti, chiese di rara eleganza, e un silenzio, una pulizia, una cura dei particolari da fare invidia. E poi è anche economicissima, il che non dispiace affatto. Rynek Główny, la Piazza del mercato (una delle più grandi piazze d’Europa) con al centro il Sukiennice e la bellissima basilica di Santa Maria, forse la più bella chiesa che io abbia mai visto, è, considerando anche la sua posizione centrale e la sua grandezza, il naturale fulcro della vita turistica e cittadina. E’ veramente piacevole girare attorno al Sukiennice  (famoso per ospitare al suo interno un bellissimo mercato di tessuti ma dove in realtà si può trovare un po’ di tutto) per scoprire ogni piccolo particolare della piazza, ammirare la bellezza della Torre dell’antico municipio (inclinata di ben 50 cm), della piccola chiesetta di San Adalberto (una delle più antiche chiese della Polonia) e delle varie statue,  visitare la basilica al suo interno, sedersi al tavolino di uno dei tanti bar e godersi il passeggio della gente e delle carrozze (unico mezzo di trasporto all’interno del centro storico), o lo spettacolo di tanti caratteristici artisti di strada. Non per niente nel 2005 la piazza è stata votata dal Project for Public Spaces come la migliore del mondo.

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Uno scorcio della Piazza del mercato: Basilica di Santa Maria e Sukiannice

Il complesso castello – cattedrale, situato in cima alla collinetta di Wavel è forse il punto di maggior interesse turistico di Cracovia, soprattutto dal punto di vista religioso, visti anche i trascorsi di Giovanni Paolo II. Il complesso contiene al suo interno musei e numerose opere d’arte tra cui spicca la cappella funeraria di Sigismondo dalla cupola dorata.

Particolare del castello
Particolare del castello

Tutto il centro storico di Cracovia come già detto è godibilissimo, con le sue chiese ed i suoi viali ed edifici eleganti come quello che ospita la curia, quindi antica dimora di Giovanni Paolo II

Uno dei bellissimi viali di Cracovia
Uno dei bellissimi viali di Cracovia

Anche al di fuori dal centro storico comunque non è difficile trovare luoghi interessanti da visitare. Ovviamente il più importante è il famoso quartiere ebraico Kazimierz dove fu girato buona parte di Schindler’s List, il capolavoro di Spielberg (la fabbrica di Schindler, visitabile, è proprio in zona). Passeggiare per le strade del quartiere è davvero un’esperienza da provare, sembra di passeggiare per una città diversa, un ambiente un po’ degradato ma sicuro e particolarissimo con tutti quei locali caratteristici. Si respira aria di una storia diversa, dimessa, dove i simboli ebraici vengono mostrati con orgoglio.

Una piazza del quartiere ebraico
Una piazza del quartiere ebraico

Per quanto riguarda il cibo, beh, non è stato dei migliori che io abbia provato. Regnano ovviamente le zuppe, con le barbabietole a fare da padrone. Uno dei piatti tipici sono i Pierogi, in pratica i nostri comuni ravioli con all’interno  un ripieno che può variare dalla carne alla verdura alla…ebbene si… frutta.

Zuppa di barbabietole
Zuppa di barbabietole

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