Berlino è la città delle mie prime volte: la mia prima volta in Europa, il mio primo viaggio con gli amici, il primo viaggio organizzato da me.

Sembra strano ma la prima volta che sono uscito fuori dai confini italiani è stato per il viaggio di fine anno al quinto liceo con destinazione Tunisia, una settimana in giro per il Paese tra le principali città del nord ed il deserto del Sahara. La seconda volta invece è stato per lavoro, direttamente negli Stati Uniti. Quindi Africa e poi America. Strano no?

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Ormai lanciato dall’esperienza statunitense e dall’indipendenza economica nei primi mesi del 2009 sono stato quindi promotore con gli amici di un viaggio estivo a Berlino riuscendo a mettere insieme un numeroso quanto eterogeneo gruppo di partecipanti, quattordici persone, molte delle quali sconosciuti gli uni agli altri, un gruppo troppo grande per poter girare la città in maniera efficace, ed infatti già dal secondo giorno in modo naturale ci dividemmo in tre sottogruppi indipendenti.

La scelta di Berlino non è stata casuale. Ho sempre amato la storia del 900 e Berlino a mio parere è stato il centro focale di quel secolo, dai primi del 900 alla guerra fredda passando per Hitler ed il Nazismo. Berlino è stato il simbolo della divisione, lo scontro sul campo tra URSS e USA, tanto che Kruscev amava paragonarla alle palle dell’occidente, quando aveva voglia di mettere un po’ di pressione o paura bastava strizzarle, e quindi  il blocco, il muro, ecc…. E come non ricordare i tentativi di fuga da est a ovest, Hans Conrad Shumann che in divisa supera il confine non sapendo che il suo salto immortalato in foto diventerà un simbolo per tutto il mondo, Reagan che invita Gorbaciov ad abbattere il muro, la Stasi, la DDR, e quello schieramento di carri armati sul Checkpoint Charlie che sono stati ad un niente dal dare vita ad un’escalation militare e nucleare di proporzioni incommensurabili. Non per niente Berlino è stata la musa di numerosi artisti e ha ispirato  tanti capolavori, a livello musicale come non ricordare ad esempio Futura di Dalla, Wind of change degli Skorpions e soprattutto Heroes di Bowie. Tutto questo può essere ottimamente descritto  in quel mitico discorso di JFK concluso con la stupenda frase “Ich bin ein Berliner”. Quindi no, non è stata una scelta casuale.

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Uno dei tanti affascinanti scorci di Berlino

Per tutti questi motivi Berlino mi è rimasta nel cuore e tra tutte le mete viste è quella in cui ritornerei, per viverla meglio, per scoprirla più a fondo, per rimediare a tutti quegli errori che per la poca esperienza della prima volta non hanno reso  la visita completa.

Ma adesso passiamo alla città. Questa volta, visto anche il tempo trascorso, ve la racconterò  attraverso la descrizione di alcune foto che mi suscitano i ricordi più vivi.

Comincerei da quella che è forse l’attrattiva più affascinante ovvero la visita al Reichstag e alla sua cupola di Foster in cui è possibile salire fino alla cima attraverso un percorso a spirale da dove poter ammirare a 360 gradi la città dall’alto e scattare bellissime foto attraverso il gioco di specchi che essa offre. Il Reichstag si trova proprio dietro la porta di Brandeburgo e presenta nella parte anteriore un bellissimo prato dove è possibile stendersi e rilassarsi in tutta tranquillità godendo dello spettacolo architettonico del contrasto tra classico e moderno della struttura, contrasto di cui Berlino è ricca.

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Reichstag

 

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Cupola di Foster

La porta di Brandeburgo  è il simbolo di Berlino e mi ha così colpito per la sua semplicità e per il suo fascino storico che l’avrei ammirato per molto tempo ancora. In realtà mi piacerebbe rivivere quelle sensazioni in inverno, con meno confusione, col cielo grigio e magari una spolverata di neve, un po’ come  se vivessi dentro Alexander Platz di Battiato. Sarebbe il momento giusto per godere al massimo della sua vista.

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Porta di Brandeburgo

Alexander Platz era la piazza principale di Berlino Est, il punto focale della città e quindi di una mentalità, di una ideologia. Questo lo si può dire anche oggi visto il fascino che ancora conserva e per la presenza della torre della tv che è il punto di riferimento per l’intera città visto che svetta in altezza su tutti gli altri edifici.

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Torre della tv

Superata la torre di Brandeburgo e dirigendosi verso sinistra troviamo prima il grande monumento in memoria di tutti gli ebrei uccisi in Europa, 2711 colonne di varie dimensioni che ricoprono un’intera piazza e all’interno del quale  è davvero curioso perdersi come dentro un labirinto, e ancora più avanti, Potsdamer Platz con il Sony Center, un grande complesso di moderni edifici del nostro Renzo Piano che di notte si illumina di colori sgargianti. E’ qui che nel 90 Roger Waters organizzò il leggendario concerto di The Wall per celebrare la caduta del muro.

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memoriale agli ebrei

 

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Sony Center

La zona più bella della città è però a mio avviso l’isola dei musei, un intero quartiere pieno di bellissimi edifici adibiti a musei, il più importante dei quali è il Pergamum con la ricostruzione dell’altare di Pergamo che comunque non mi ha entusiasmato più di tanto. Attraversato dallo Sprea il quartiere deve il suo fascino oltre che a questi edifici anche ai vari pub sulle rive del fiume ma soprattutto alla presenza del maestoso Duomo.

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Duomo

Un must see di Berlino è ovviamente l’Est Side Gallery. Situato nella vecchia Berlino Est la porzione di muro ancora rimasta intatta a imperitura memoria (si spera, ho sentito che vogliono abbatterlo per far spazio ad un centro commerciale) si estende per 1,3 km e offre solo emozioni, non solo per i bellissimi murales, tra cui il famosissimo bacio tra Breznev  e Honecker.

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East Side Gallery

Amo ad esempio questa semplice foto, per nessuna velleità artistica ovviamente ma per quello che rappresenta. Quante sofferenze per i tedeschi dell’Est che per decine di anni hanno sognato di oltrepassare quel muro, quanti morti nel tentativo di farlo, e adesso fotografarlo così sembra la cosa più semplice del mondo, come con un semplice passo adesso si possa passare da est a ovest e viceversa. Come cambia il mondo!

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muro

Berlino è una continua scoperta. Un affascinante misto tra classico e moderno, tra nuovo e vecchio, come già detto. E’ possibile passare dal bellissimo castello di Charlottenburg al modernissimo e simbolico museo ebraico, il più grande d’Europa, che da solo offre questo contrasto visto che durante la visita si passa dal Berlin Museum, dal quale si entra, al modernissimo blitz, fulmine, una struttura ricoperta da lastre di zinco a forma di stella di David destrutturata al quale si arriva tramite un passaggio sotterraneo. Davvero emozionante al suo interno l’installazione Shalechet, o delle foglie cadute, dove in un sempre più angusto corridoio sono posizionate 10000 facce tristi di acciaio rappresentanti le vittime della Shoah che,  sbattendo le une sulle altre sotto i nostri passi, producono un suono simile ad un lamento, ad un pianto. Suggestivo e commovente.

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Castello Charlottenburg
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Shalechet – museo ebraico

Tante altre cose ho visto durante quella settimana, dal parco del Tiergarten all’Olympiastadion in una serata diventata storia con il record mondiale di Bolt (ve ne ho già parlato), dal Checkpoint Charlie allo zoo  con il suo famoso orsetto bianco Knuth, ma tante altre cose avrei ancora da vedere, l’Orologio dei popoli ad esempio, o il museo della Stasi, ed è per questo che il mio è stato solo un arrivederci.

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Olympiastadion

 

 

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