Cerca

una vita non basta

Just hang on and suffer well

Tag

Vanni

Rieccomi

Come saprete la mia settimana di vacanza è finita e sono già tornato a Varsavia.  Sono stati giorni davvero importanti perché mi hanno fatto capire che non ho più la testa per ritornare a casa e che avrei dovuto fare questa scelta già un paio di anni fa anziché riporre le mie speranze in gentaglia di infima lega. Sono ormai abituato alla mia “indipendenza”, a fare ciò che voglio quando voglio, a non sentire sempre le stesse storie, inutili discorsi, a starmene tranquillo. Sono ormai legato al mio lavoro, ai miei colleghi, alla bellissima atmosfera che si respira, quasi che non vorrei più andarmene. E poi quelli che erano i miei spazi a casa sono ormai già stati occupati  tanto che in tutta quella confusione stavo per avere un esaurimento nervoso.  Poi c’è sempre quel discorso dello spopolamento della città che sembra davvero ormai una landa desolata, quei pochi che sono rimasti sono disperati ormai e non fanno che lamentarsi della triste vita che conducono.

Ovviamente è però sempre bello tornare a casa, vedere i genitori e tutti gli altri, stare tra le tue cose, mangiare come si deve e riprendere due dei sei chili persi (ah, vi ricordate? Questa era una meta che mi ero prefissato e ci sono riuscito alla grande. Sono un figurino ormai anche se mi sa che dovrò presto mettere le mani al portafoglio per rifarmi il guardaroba visto che mi sta tutto grande adesso).

Ho deciso per vari motivi che eviterò da oggi in poi vari dettagli sulla mia vita privata, ma non tutti ovviamente, avrete sempre mie nuove in generale. Però voglio giusto descrivervi qualche bel momento passato in questi giorni: la grandissima accoglienza ricevuta dai miei amici al mio arrivo il 31 dicembre sera, si è girata mezza piazza a guardare, alcuni di loro non sarei riuscito a rivederli visto che sarebbero ripartiti il giorno dopo; la cena a Palermo con i miei due carissimi vecchi colleghi, Mary e Sandrino, con il piccolo Alberto grande protagonista; il mio coniglietto Yves che mi ha seguito ovunque ed in ogni momento cercando le mie attenzioni, incredibile, non lo avrei mai immaginato, più fedele e affezionato di un cane!; il matrimonio della sorella di Tessa; Vanni che parte per le Antille per lavoro ed il nanetto che tornato a casa da mesi ha messo su una pancia assurda; la serata con il mio migliore amico, erano anni che non se ne faceva una così, davanti una birra a raccontarci di tutto.

Adesso speriamo in questo 2018, chissà che sorprese ci riserverà.

Annunci

#RitornoalLICEO pt. 11 – L’appello

Il vero appello dei miei anni di liceo  non è stato quello di classe. L’appello per eccellenza, quello per cui il termine appello  si è trasformato in un’icona indimenticabile, l’ ”Appello” appunto, era quello che si faceva in autobus.

Al mattino, una volta saliti a bordo, preso posto e cominciato il tragitto, il brusio generale, un po’ assonnato in verità, veniva ridotto al silenzio dalla parola d’ordine gridata da Pio & Piero (ve li ricordate?) che tutti noi aspettavamo quasi con trepidazione: “APPELLOOO”.  Non era altro che una lista di nominativi non scritta e neanche completa dei passeggeri abituali dell’autobus, di noi pendolari insomma. Le regole erano semplici: una volta chiamato dovevi alzare la mano e gridare: “PRESENTE!”, pena un “cappotto” (una razione di botte) che sarebbe stato perpetrato dai giustizieri (di solito un paio di ragazzi) agli ordini dei due capi dell’autobus. In realtà era un gioco che direttamente e indirettamente divertiva tutti, autista compreso che partecipava attivamente al gioco in quanto inserito in elenco.

Nessuno è stato mai picchiato…tranne Vanni!

Di solito il suo nome veniva proferito piano piano, quasi sussurrato, per evitare che alzasse la mano, ma in realtà ognuno conosceva perfettamente il suo turno in lista e in questi casi lui la alzava lo stesso, con sicurezza. Certo, questo non voleva dire niente, un giorno il malcapitato accompagnò il suo “Presente” con un pugno alzato, non un dito o la mano, un pugno, che poi era lo stesso. Non per Pio & Piero che a quella vista risposero subito “PUGNO!”, e la punizione venne subito eseguita.

Io invece mi distinguevo per la velocità con cui rispondevo alla chiamata, velocità che faceva divertire da matti Pio & Piero. Del mio tempo di reazione non potevo certo lamentarmi anche come portiere di calcio d’altronde.

Non era violenza ma solo un gioco per addolcire il tragitto. In realtà era un altro il gioco di cui Vanni doveva aver paura…

#RitornoalLICEO pt. 10 – Boom!

Lezione di italiano, quinto anno. Improvvisamente la porta si apre con violenza, sbatte sul muro, boom! Mariano, il mio migliore amico, un anno più piccolo, adesso in Cina per lavoro,  entra tenendo per il colletto Vanni che aveva chiesto di andare in bagno ma non era più rientrato. Lo tiene davanti a sé strattonandolo, come un rozzo piedipiatti che ha appena acciuffato un delinquente, poi gli molla un bel calcio nel sedere e gli urla: “adesso vatti a sedere al tuo posto e segui la lezione”, si strofina le mani come se si fosse disfatto di qualcosa di sporco, gira i tacchi e se ne va chiudendosi la porta dietro, non prima di averci regalato un bel sorriso complice e soddisfatto.

Noi restiamo di sasso, increduli. Vanni si siede, ride imbarazzato, come se fosse stato tutto organizzato. Il prof scuote la testa tra il divertito ed il rassegnato, e poi ricomincia spiegare. In fondo Mariano è suo nipote.

Carrambate pasquali

Le festività pasquali sono dunque terminate.

Giorni senza particolari giochi d’artificio, come mi aspettavo d’altronde,  ma almeno giorni tranquilli, sereni e perché no, spensierati. Il ritorno dei miei amici dalle loro varie residenze lavorative è sempre una gioia, ma non è che poi siamo riusciti a vederci tanto, giusto due sere. Addirittura con il mio carissimo amico Popov non siamo riusciti a vederci per nulla, ma ora lui è papà, ha ritmi e orari diversi, e come se non bastasse l’intera famiglia è stata dilaniata da un terribile virus influenzale allo stomaco. Niente da fare quindi.

Di contro però questa è stata sicuramente la Pasqua dei ritorni e dei ricordi con due carrambate davvero particolari. Ho incontrato casualmente un mio vecchio carissimo amico con cui ormai non mi sento praticamente più da anni. Abbiamo passato buona parte del sabato sera insieme, ad aggiornarci sulle nostre vite e su quelle degli altri amici del nostro storico gruppo, a ridere dei ricordi di un tempo. Ma soprattutto ho avuto il piacere di ritrovare dopo ben 15 anni (!!!) due mie amiche francesi, sorelle, tra le protagoniste della favolosa estate anno di grazia  2002. Ci siamo rivisti in spiaggia, seduti sulla sabbia, a raccontarci di noi e a rispolverare vecchi divertenti ricordi. In realtà soltanto dopo ho realizzato che con una di loro mi sono visto anche qualche anno dopo, sempre d’estate anche se per poco tempo, giusto un paio di sere, sufficienti però a farci sposare da un pazzoide che per anni è stato il personaggio più chiacchierato del paese. E’ stata una cerimonia molto breve finita la quale abbiamo avuto da lui in dono anche dei confetti. Il tutto per pochi spiccioli che se non ricordo male sono bastati anche per il divorzio. Quella sera anche Vanni si è sposato con un amico, ma loro non hanno divorziato mica!

Per vari motivi l’incontro in spiaggia non ha avuto un seguito nei giorni successivi  ma prima di partire mi hanno inviato su Facebook un paio di vecchie foto di quella incredibile estate. Vederle mi ha fatto venire un po’ i lucciconi agli occhi, non solo per il rivedermi cosi giovane e diverso ma anche per quegli sguardi così brillanti e felici che sanno così tanto di spensieratezza. Sguardi che adesso non abbiamo più.

Tempo che passi come una ruspa 

sul mondo e sulla mia pelle

tempo che non mi lasci il tempo

di capirci un bel niente

tempo che non hai pietà

ridi di noi soli e imperfetti 

Tempo che passi –  L. Carboni

#RitornoalLICEO pt.7 – Celine Dion e amori in lingua francese

La nostra professoressa di francese era davvero simpatica oltre che brava ma aveva anche il difetto di interessarsi troppo alle vite sentimentali dei suoi alunni. Vanni era piuttosto bravo in francese ma per ben tre anni non rivolse mai la parola alla professoressa, se non ricordo male non fu neanche mai interrogato, e tutto questo solo perché si offese quando, durante una lezione al secondo anno, lei osò chiedergli se fosse fidanzato. Una battutina davvero carina, buttata lì senza malizia e nemmeno gratuitamente. Lui però mutò di colpo atteggiamento e si rinchiuse in un silenzio di protesta. Una lunga guerra silenziosa.

Dal quarto anno di liceo in poi le cose iniziarono a migliorare. Vanni cominciò a rivolgere la parola all’insegnante ma solo raramente e in occasioni a lui vantaggiose. Conoscendo la natura curiosa della prof, a volte, durante una lezione, improvvisamente si animava e senza chiedere il permesso di potere intervenire esordiva dicendo: “Professoressa lo sa che TIZIO si è fatto fidanzato?” per poi ricadere nel suo mutismo selettivo. L’obiettivo era però sempre raggiunto perché la professoressa  interrompeva immediatamente la spiegazione e concentrando tutte le sue attenzioni su TIZIO, che nel 99% dei casi ero io, dava inizio ad un vero e proprio interrogatorio portato avanti con un atteggiamento quasi materno, scatenando anche la curiosità delle mie compagne. Non era mai vero niente ma lui si divertiva così, e inoltre gli eravamo grati perchè svolgeva anche la pubblica funzione di far in pratica saltare l’ora, anche se a pagarne le spese ero solo io che a quei tempi ero piuttosto, direi fin troppo, timido e impacciato.
Questo scherzetto mi costò una volta anche una lunga linea a penna tirata su per tutta la lunghezza del mio braccio, ma questa è un’altra storia.

Un giorno la stessa professoressa, se non sbaglio al terzo anno, portò in classe uno stereo ed una cassetta di Celine Dion. Con la scusa di imparare il francese in maniera nuova e divertente, cosa che era anche vera, ci fece ascoltare la canzone Pour que tu m’aimes ancore. Vi dirò, una bella canzone, romanticissima ma bella. Le ragazze se ne innamorarono alla follia, noi maschietti reggemmo il gioco, fatto sta che in quell’ora consumammo quel tratto di nastro per tutte le volte che ascoltammo la canzone. Per non parlare dei giorni seguenti e dell’intero anno scolastico. Ci fu pure chi acquistò il cd.
Quella canzone è presente oggi all’interno della mia compilation di musica varia che tengo in auto dentro una pen-drive. La ascolto ancora con gran piacere, ci sono molto affezionato.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

Fifty shades of Reds

IF YOU LIKE IT, WEAR IT!

I tesori di Amleta

il mio mondo diverso

paola

Home S

Silenzio Fotografico

Fotografie che fanno rumore, in silenzio.

Evaporata

Non voglio sognare, voglio dormire.

Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

“Ships are safe in a harbour, but that’s not what ships are made for”

Atti effimeri di comunicazione

Collage poetici, prosa breve e oggetti sommersi.

Blog di Malvina Massaro

Diario ludico, pratico e poetico

Il vagone delle parole

A tutti gli incontri che cambiano la vita, agli errori di felicità.

Famiglia a Modo Mio

La Felicità è nella sua ricerca

....e adesso la pubblicita'

La vita e' un carosello

Family in trasferta

diario di bordo del nostro cambio vita

Chiara Palumbo blog

amarsi è l'arma più potente

Cose di Emme

Vivere pianificando

Sunday mood

·Don't look back. You are not going that way·

Argentoblu

Bon ton nella moda

Non sono ipocondriaco

Ma se il dottore non mi vede si preoccupa (by Kikkakonekka)

Exogino | Il Misterioso Alieno

Il peggio non ha mai fine

{Judith Laughs Loudest}

[Pensieri (tra parentesi) della Matrioska Madre]

Bad Girls

Camminare, costruire e, se necessario, combattere e vincere!

Doduck

Lo stagismo è il primo passo per la conquista del mondo.

Lupetta above all

...i miei pensieri...

- Radical Ging -

Tempo riposato Tempo guadagnato

@DG

`Fashion |Lifestyle |Beauty`

Creativity Station

la fermata giusta per la tua creatività...

A Place For My Head

C'è chi si gode la vita,c'è chi la soffre,invece noi la combattiamo.

Libero Emisfero

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

A glamour kiwi

Una vita libera

Salut(e)

☘Mangia sano, vivi bene 🌱

nondefinitivo

Under Construction

-In Valigia con Chicca-

living the american dream in my own italian way

Paroledipaola

sospesa tra finzione e realtà

Giancarlo Buonofiglio

manipolo paradossi

Non sono una brava mamma

...ma almeno sono simpatica

Mirea Gibilaro

Smile and travel

AndreaTaglio

Parole sospese - Memorie tagliate

Emanuela Falco

Lifestyle & Books

mylovelytrips

"Conoscere una sola lingua un solo lavoro un solo costume conoscere una sola logica è prigione" Ndjock

The bookcase of my mind

Writer. Blogger. Professional misfit.

Soffio di respiri

Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

Perché Varsavia?

Il blog per gli italiani e perché dovete venire qui.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: